;
Multiutility, Lo Schiavo: Un Ente che nasce già commissariato

Lo Schiavo spiega perché ha votato contro la Fusione dei Comuni

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo ha illustrato i motivi per cui ha votato contro la fusione dei Comuni di Cosenza, Rende e Castrovillari «pur essendo favorevole, in linea generale, all’istituto della Fusione dei comuni».

«Nel caso in esame è stato stravolto il senso delle norme – ha spiegato – perché è stato bypassato l’ascolto preventivo delle popolazioni interessate. Questa iniziativa legislativa infatti appare rovesciata, dal momento che parte dal Consiglio regionale e prescinde da ogni delibera dei Consigli comunali, degli enti coinvolti e dall’iniziativa popolare. Non è questo lo spirito della legge regionale del 1983 che regolamenta i referendum. C’è dell’altro, ed è ancora più rilevante sotto l’aspetto politico».

«Il referendum consultivo, così come disciplinato dalla nostra legge regionale – ha proseguito – non garantisce la democraticità e la reale partecipazione delle popolazioni con riguardo alla Fusione dei comuni. Nella legge regionale 13/1983 si prevede che il referendum passi non in base alla maggioranza dei voti espressi in ciascun comune ma in base alla maggioranza dei voti complessivamente indicati».

«Non a caso, il sottoscritto, insieme al collega Davide Tavernise – ha aggiunto – ha depositato una proposta di legge modificativa della 13/1983, la quale prevede che nei referendum sulla fusione, incorporazione di comuni, ecc., conti non il voto complessivo ma “la maggioranza dei voti favorevoli validamente espressi in ciascun comune”. Pertanto, senza reali correttivi alla legge nel senso indicato, si rischia di aprire il precedente di forme di annessione dei comuni più grandi nei confronti di quelli più piccoli demograficamente».

«In definitiva, con questo tipo di referendum – ha detto ancora – e con questa proposta legislativa, si introduce un precedente pericoloso nella regione Calabria: quello secondo cui ciascun consigliere regionale, di propria iniziativa e senza sentire le comunità locali, può promuovere fusioni tra comuni, per giunta demograficamente diversi tra loro».

«Il che rischia di sostanziarsi in forme di annessione – ha concluso – più che di reale partecipazione, tenendo in considerazione che non prevale la volontà del singolo comune, come dovrebbe essere, ma con ampia probabilità quella del comune più popoloso».