Arpacal acquista radar mobile con i fondi del Por Calabria

È stata consegnata oggi a Catanzaro l’unità radar mobile che andrà a potenziare la strumentazione tecnologica del Multirischi Arpacal, diretto dall’ing. Eugenio Filice.

L’investimento dell’Arpacal per il potenziamento del Multirischi ha previsto, infatti, l’acquisizione del radar meteorologico mobile per il monitoraggio in tempo reale dei fenomeni meteorologici in aree con topografia complessa, a livello sia urbano che regionale.

L’intenzione dei tecnici del Multirischi Arpacal, infatti, è quella di dotarsi di una strumentazione in grado di andare sul campo per fornire dati ed informazioni meteorologiche sempre più di dettaglio al sistema di protezione civile eventualmente chiamato ad intervenire per qualsiasi tipo di evento naturale.

«Prosegue il nostro percorso di potenziamento tecnologico del Multirischi – ha dichiarato il Direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra –  come d’altronde abbiamo avuto modo di relazionare dettagliatamente qualche settimana fa al Rapporter FESR della DG Regio della Commissione Europea, Nicola Loi, e all’AdG del POR, Maurizio Nicolai».

«Lo stato di avanzamento dei lavori del progetto Multirischi 2.0 – ha concluso – prosegue a grandi falcate, a dimostrazione che la scommessa della Regione Calabria di investire sul Multirischi Arpacal è più che fondata, al fine di potenziare l’interoperabilità dei sistemi di comunicazione finalizzati a garantire l’informazione e i dati puntuali in caso di allerta meteo idrogeologica». (rcz)

L’Arpacal si dota di nuovi strumenti in ottica green

Prosegue, incessante, l’azione dell’Arpacal nel dotarsi di strumenti in ottica green: l’Ente, infatti, ha completato le procedure  per l’acquisizione in noleggio di nuove automobili con motore ibrido, termico ed elettrico, da assegnare ai centri e dipartimenti provinciali.

Ciò avviene nell’ottica di un piano di dismissione delle auto di servizio in dotazione di vecchia tecnologia, diesel o benzina, dove il Servizio Gestione tecnica e Patrimonio della Direzione Amministrativa, diretta dall’avv. Antonio Calli, ha aderito all’accordo quadro Consip sul Mercato elettronico per le pubbliche amministrazioni.

A queste si aggiungeranno altre vetture, sempre con tecnologia rispettosa dell’ambiente. Si tratta, infatti, di un passaggio intermedio nella visione che si è posta l’Agenzia nella gestione delle proprie dotazioni strumentali; nel rispetto dei principi contraddistinti anche nel Pnrr, infatti, Arpacal si è posto l’obiettivo di giungere ad un parco auto aziendale interamente elettrico, in parallelo all’evoluzione tecnologica.

«Il nostro impegno è di essere coerenti ai valori della protezione dell’ambiente con i nostri comportamenti – ha dichiarato in proposito il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – e non solo con le attività istituzionali di controllo e monitoraggio che la legge ci assegna»(rcz)

Arpacal: Nel Porto di Roccella Jonica nuova presenza di fioriture algali

Al Porto di Roccella Jonica è stata rilevata la presenza di fioriture algali. È quanto è emerso da una ricerca condotta dal Centro di Ricerche Marine di Cesenatico e delle Università di Bologna ed Urbino con la collaborazione del Dipartimento provinciale di Reggio Calabria dell’Arpacal, diretto dalla dr.ssa Giovanna Belmusto, e più precisamente dal Servizio tematico Acque, diretto dalla dr.ssa Francesca Pedullà.

Da questa ricerca, che sarà presentata nella conferenza internazionale di settore Harmful Algae, emerge che Roccella Ionica, in provincia di Reggio Calabria, può essere annoverata tra le aree ioniche italiane interessate da fioriture ricorrenti di Alexandrium minutum, un’alga appartenente alla specie dei dinoflagellati, presente anche sulle coste siciliane in provincia di Siracusa, dove si verificano dal 2000. Le fioriture di questa specie si verificano spesso in aree riparate e, come per diverse aree del Sud Italia, sono segnalate nei primi mesi primaverili.

La ricerca ha avuto inizio con le analisi eseguite dall’Arpacal su campioni di acqua di mare prelevati dalla Guardia Costiera di Roccella Jonica nel 2018, a seguito di segnalazioni su cambiamenti anomali della colorazione delle acque del Porto di Roccella Jonica.

Il primo fenomeno di scolorimento dell’acqua si era  verificato nel marzo 2018, seguito da un secondo nello stesso mese del 2020. Entrambi si sono verificati nella darsena portuale dove l’acqua è apparsa di colore giallo/marrone.

Il campione, analizzato presso il laboratorio Bionaturalistico Arpacal di Reggio Calabria, ha immediatamente evidenziato la fioritura di una specie fitoplanctonica tossica appartenente al genere “Alexandrium minutum”. La conferma è stata in seguito data dalla determinazione genetica effettuata presso il Centro di Ricerche Marine di Cesenatico che, in collaborazione con l’Università di Bologna e di Urbino, ha consentito la caratterizzazione  della specie e la tossicità correlata.

Secondo la professoressa Rossella Pistocchi, che ha guidato la ricerca, in Italia, ad eccezione della Sicilia, le fioriture possono essere considerate eventi rari e, di conseguenza, altrettanto raramente si sono verificati episodi con livelli di tossicità superiori al limite di legge per la commercializzazione dei mitili (in Adriatico, Sardegna e Sicilia). Il lavoro svolto con la collaborazione dei dati Arpacal, ha permesso di segnalare la presenza, per la prima volta, di estese fioriture di A. minutum nella costa ionica della Calabria.

Sempre secondo la ricerca della professoressa Pistocchi, nessuno ha sofferto di sintomi di PSP (paralisi sopranucleare progressiva, provocata da una intossicazione da molluschi paralizzanti, ndr) , anche per la mancanza di allevamenti di mitili nella stessa area, tuttavia è stata effettuata una corretta identificazione e valutazione della presenza di tossine alla prima comparsa della fioritura.

San Pietro Apostolo chiede supporto dell’Arpacal per monitoraggio presenza di gas radon

Il Comune di San Pietro Apostolo è, tra i primi in Italia, a chiede e a ottenere che, in occasione del progetto di risparmio energetico della scuola comunale, simile al più noto Ecobonus 110%, venga eseguito un monitoraggio della presenza di gas radon da parte dell’Arpacal.

Tale monitoraggio, infatti, deve essere effettuato sia prima che dopo le opere, al fine di garantire la salubrità dei locali in cui accedono alunni, assistenti e corpo docente.

Tale richiesta è stata formulata dal Sindaco di San Pietro Apostolo, Raffaele De Santis, aderendo alla proposta tecnico-scientifica che l’agenzia ambientale calabrese, anche coinvolgendo nei mesi scorsi gli ordini professionali della provincia di Catanzaro, ha voluto presentare per attenzionare su una criticità ambientale potenziale che potrebbe derivare proprio dalle opere rientranti nell’ecobonus.

L’Arpacal, infatti, ritiene che si debba fare una attenta valutazione dell’impatto che le tecniche usate in edilizia per l’efficientamento energetico, tra cui il cosiddetto “cappotto termico”, possono avere nei confronti della mitigazione del rischio dalla presenza del radon, gas radioattivo naturale che in Italia è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo.

Sulla base di questo impulso, il comune di San Pietro Apostolo ha chiesto quindi l’intervento del dr. Salvatore Procopio, fisico del Laboratorio “E. Majorana” del Dipartimento Arpacal di Catanzaro, che cura il monitoraggio e mappatura del gas radon a livello regionale, per posizionare i dosimetri al fine di misurare la presenza “ex ante” di radon e, quindi, seguire l’andamento delle opere per giungere, a conclusione delle stesse, alla consegna di un report che attesti l’eventuale variazione dei valori precedentemente misurati.

«Ciò conferma – ha concluso il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – che la nostra agenzia, come da ruolo istituzionale che è chiamata ad assolvere, garantisce la propria collaborazione tecnico-scientifica per guidare gli enti pubblici verso un corretto percorso di efficientamento che sia finalizzato anche alla prevenzione e protezione dell’ambiente». (rcz)

Il caso delle sorgenti radioattive rinvenute a Vibo agli ‘Incontri Mediterranei” di Siracusa

Il caso del rinvenimento da parte dei tecnici Arpacal di sorgenti radioattive occultate sotto il manto stradale dell’area industriale del Vibonese e procedure per la bonifica radiometrica messe in atto dai tecnici Arpacal, saranno discusse agli Incontri Mediterranei, in programma il 25 e 26 novembre a Siracusa.

Come è noto, l’indagine relativa al ritrovamento delle sorgenti radioattive nella zona industriale del vibonese scattò grazie ad una procedura di contenimento del rischio radiologico potenziale, applicata alle attività di campionamento e sopralluogo in aree prive di conoscenze ambientali, conosciuta con l’acronimo Bonrad (Bonifica radiometrica) che i tecnici dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) mettono in azione sistematicamente  ogni qualvolta sono chiamati ad operare, appunto, in aree per le quali non ci sono dati ambientali chiari ed univoci sulla pericolosità radiologica.

La scoperta, in occasione di un controllo nell’area industriale di Vibo Valentia su un abbanco di rifiuti stoccati in un capannone per il quale era necessaria una complessiva opera di caratterizzazione, fu fatta dai tecnici dr. Salvatore Procopio, fisico del Laboratorio “E. Majorana” del Dipartimento Arpacal di Catanzaro e ing. Pietro Capone del Dipartimento di Vibo Valentia.

Con una comunicazione scientifica (“Il rinvenimento di 226Ra in un’area industriale con l’applicazione di una procedura preventiva di gestione del rischio radiometrico senza l’ausilio dei portali radiometrici o dei collaboratori di giustizia” – S. Procopio, P. Capone, F. Borrello, P. Chiodo, P. Casaburi, M. Iannone) l’Arpacal continuerà a tenere acceso un riflettore sulla necessità di procedere sempre a controlli radiometrici sui territori nei quali sono chiamati ad operare i tecnici delle Arpa, non solo per garantirne la salute ma soprattutto ai fini della ricerca di potenziali contaminanti nascosti

Negli Incontri Mediterranei organizzati dall’Aidii – dopo che nelle precedenti edizioni sono state dedicate ad argomenti monotematici – in questa edizione, prendendo spunto dalle recenti direttive europee 2019/130/Ce e 2019/983/Ce, si intende proporre alla comunità scientifica, un’occasione di approfondimento e confronto sulla tematica dell’esposizione a cancerogeni negli ambiti di lavoro e di vita, nell’intento di offrire spunti di riflessione e esperienze nell’ambito della valutazione dei rischi e del monitoraggio ambientale e biologico per tale tipologia di agenti, che hanno un impatto importante sulla salute dei lavoratori e della popolazione generale. (rrm)

Le microplastiche nei mari calabresi su una rivista scientifica internazionale

I risultati di una ricerca sulla presenza delle microplastiche nei mari che bagnano la Calabria sono stati oggetto di un articolo scientifico pubblicato dall’International Journal of Environmental Research and Public Health (Giornale internazionale di ricerca ambientale e salute pubblica), prestigiosa rivista internazionale della piattaforma open Mdpi.

La ricerca, realizzata con la collaborazione dell’Arpacal con i dati del Centro regionale strategia marina diretto dal dr. Emilio Cellini, è frutto di una efficace collaborazione con l’Università della Calabria – Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra ed il Dipartimento di Farmacia, scienze nutrizionali e Salute, confluito nella tesi di dottorato del dott. Alessandro Marrone.

«Abbiamo segnalato – riferiscono i ricercatori autori della pubblicazione – un confronto tra le due coste calabresi, fornendo la caratterizzazione di una grande differenza in concentrazione di microplastiche tra versante tirrenico e ionico (87% vs. 13%, rispettivamente), probabilmente per la complessa circolazione marina e atmosferica, che rendono il versante tirrenico un’area di accumulo di materiali provenienti anche da luoghi lontani».

«Dimostriamo – hanno proseguito – una grande differenza di concentrazione di microplastiche tra costa tirrenica e ionica calabrese, fornendo una caratterizzazione completa ed evidenziando che l’inquinamento da microplastiche è influenzato sia da rilascio locale e sia dall’idrografia delle aree».

Questo studio ha analizzato, quindi, la composizione polimerica, la distribuzione granulometrica, la forma e il colore delle piccole particelle di plastica, raccolte dalla superficie del mare in sei stazioni nel centro del Mar Mediterraneo.

È stata descritta anche la diversa distribuzione di microplastiche dalle zone costiere fino a 12 miglia nautiche al largo. L’analisi della composizione delle microplastiche ha mostrato che il materiale più abbondante era il polietilene (69%), seguito dal polipropilene (24%).

Arpacal, con il suo Centro Regionale Strategia Marina effettua dal 2015 il campionamento delle microplastiche in sei transetti costieri regionali spingendosi sino a 6 miglia nautiche dalla costa. I dati acquisiti dall’Arpacal, infatti, sono periodicamente trasmessi nella banca dati del Ministero della Transizione Ecologica, già ministero dell’ambiente, ed interessano uno dei moduli con cui è composto il piano operativo d’azione del Programma Strategia Marina.

Gli studi si concentrano sui frammenti di plastica presenti in mare con dimensioni inferiori ai 5 mm, praticamente invisibili ad occhio nudo. Questa minaccia galleggiante viene prelevata con un retino chiamato “Manta Trawl”, costruito appositamente per navigare nello strato superficiale della colonna d’acqua e campionare quindi entro lo strato superficiale interessato dal rimescolamento causato dal moto ondoso. L’utilizzo della rete permette di campionare grandi volumi d’acqua, trattenendo le microplastiche.

I campioni prelevati vengono poi sottoposti ad analisi quali-quantitativa in osservazione allo stereo microscopio, suddividendo le microplastiche per colore e forma. La concentrazione di microplastiche viene espressa come numero di oggetti per metro cubo d’acqua di mare campionata. L’elaborazione dei dati è di estremo interesse nella fase valutativa dello stato di qualità dell’ambiente marino-costiero calabrese. (rrm)

Erosione costiera, Arpacal aderisce al tavolo tecnico della Regione Calabria

L’Arpacal ha aderito, formalmente, al Tavolo tecnico regionale permanente per il coordinamento dei soggetti istituzionalmente preposti alla mitigazione del fenomeno dell’erosione costiera in Calabria, istituito dalla Regione Calabria su proposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo.

L’istituzione del tavolo tecnico regionale si inserisce nel più ampio quadro nazionale regolamentato dal Protocollo d’intesa per la redazione di linee guida nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti climatici tra il Ministero della Transizione Ecologica (già Ministero dell’Ambiente) e le Regioni costiere, con il quale è stato istituito il Tavolo Nazionale sull’Erosione Costiera.

Il tavolo tecnico al quale ha aderito l’Arpacal, su delibera del direttore generale Domenico Pappaterra, è considerato uno strumento indispensabile per sviluppare un coordinamento tra la Regione, gli altri enti competenti e i principali portatori di interesse economico lungo le coste. Lo scopo è di individuare sistemi comuni per una corretta e sostenibile gestione della fascia costiera e per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Come è noto, l’intendimento della Regione è di procedere alla difesa del litorale dei comuni calabresi come obiettivo strategico, nell’ottica di fornire protezione e un grado sufficiente di sicurezza nel tempo alle strutture, alle infrastrutture ed ai beni storico-culturali e ambientali presenti a ridosso della linea di spiaggia.

Priorità alle aree attualmente classificate nel piano di Assetto idrogeologico della Regione Calabria a pericolosità elevata, puntando alla salvaguardia della spiaggia in quanto difesa naturale primaria dalle mareggiate, indicatore di qualità ambientale del territorio e motore per l’economia, fondata in prevalenza sull’attività turistica.

Nello specifico delle competenze riconosciute dalle legislazioni nazionali e regionali in materia, l’Arpacal intende proseguire nel proprio contributo di supporto tecnico-scientifico al sistema degli enti territoriali calabresi, in questo caso guidati dalla Regione Calabria, e nel dettaglio dall’assessorato alle Infrastrutture, Lavori pubblici e Mobilità. (rcz)

 

Incendi, l’Arpacal acquisisce le immagini satellitari dei roghi sull’Aspromonte

Sono devastanti, che fanno capire quanto sia grave la situazione degli incendi, le immagini acquisite dallo spazio dall’Arpacal sull’evoluzione dei roghi sull’Aspromonte nell’arco temporale che va da metà giugno fino alla metà di agosto, che è stata realizzata su richiesta dalla Direzione scientifica dell’Arpacal dal geologo Luigi Dattola del Centro Regionale Geologia e Amianto.

Il report fotografico, sarà trasmesso alla Regione ed agli enti territoriali competenti come elemento conoscitivo utile per le pianificazioni territoriali future visto che, in base alla legislazione nazionale, i Comuni interessati dagli incendi, nella loro pianificazione territoriale, dovranno interdire da qualsivoglia attività urbanistica, per molti anni, le aree interessate dal fuoco. Ciò non solo per pianificare una riqualificazione del territorio incendiato, ma anche per evitare speculazioni urbanistiche future.

«Grazie alla visualizzazione di ampie porzioni di territorio con buona risoluzione spaziale – ha commentato il geologo Luigi Dattola – i satelliti sono ormai ampiamente utilizzati per il monitoraggio del territorio. Tali capacità hanno reso possibile, in tempi molto rapidi anche se non in tempo reale, la visualizzazione dell’evoluzione che hanno avuto gli incendi in Aspromonte nella prima metà di agosto. Utilizzando i satelliti Sentinel 2, facenti parte del progetto Copernicus, programma Esa per l’osservazione della terra, si è elaborata una sequenza di immagini che va dal 18 giugno al 12 agosto».

La sequenza mette in evidenza la rapida evoluzione degli incendi in particolare nella settimana che va dal 5 al 12 agosto, nella quale, oltre la perdita di vite umane, sono state devastate aree vegetate per una superficie stimata di circa 5400 ettari, considerando esclusivamente l’area più vasta interessata dal fuoco.

«Le immagini – ha concluso Dattola – raffigurano bene la tragica sequenza degli eventi e permettono una rapida visualizzazione del fronte reale del fuoco e della sua evoluzione nel tempo. Ulteriori elaborazioni, basate sulla bande dell’infrarosso, permettono una rapida visualizzazione delle aree percorse dal fuoco tramite il calcolo dell’indice “NBR (Normalized Burn Ratio)”, in tali rappresentazioni si può riconoscere, a primo colpo d’occhio, come gli incendi si siano propagati interessando aree sempre più ampie». (rcz)

I geometri di Catanzaro primi in Calabria a certificare la salute degli edifici dal Radon

Il Collegio dei geometri di Catanzaro ha avviato e concluso, in collaborazione con il dipartimento Arpacal di Catanzaro, la formazione di sessanta ore che ha certificato la competenza di 30 geometri del Collegio, i primi in Calabria e tra i pochi in Italia, alla verifica e agli interventi di risanamento dal radon di edifici pubblici e privati.

Docenti della formazione, che si è svolta in modalità mista e con sopralluoghi e rilievi dal vero, sono stati i fisici Salvatore Procopio e Fiorello Martire, l’ingegnere Pietro Capone, la dottoressa Valentina Nastro.

«Una prima parte della formazione si era conclusa a settembre 2020 – ha dichiarato il Presidente del Collegio, Nando Chillà – posizionando i nostri tecnici tra i primi ad essere autorizzati alla certificazione del radon presente negli edifici. Ad oggi, concludiamo la formazione diventando tecnici specializzati per il monitoraggio e la bonifica».

«Un traguardo importante – ha continuato Chillà – grazie alla rete virtuosa che coniuga le nostre competenze con quelle dei professionisti del dipartimento Arpacal di Catanzaro, dotata del più importante laboratorio del meridione per l’analisi del radon».

«La salubrità degli edifici – ha concluso il presidente dei geometri – ha una ricaduta diretta sulla salute personale e sociale ed è necessario un continuo processo di monitoraggio per innescare la cultura della prevenzione, grazie all’ analisi di dati e risultati, per questo proporremo di monitorare in forma gratuita almeno due edifici pubblici della nostra provincia».

La transizione ecologica passa anche per le professioni tecniche specializzate e per la bonifica degli edifici dal gas Radon.

La sostenibilità e la sicurezza sono canoni di riferimento che sempre più si accostano alla salubrità dei contesti urbani riconducibili alla salute degli edifici pubblici e privati e ai luoghi di vita e di lavoro.

Secondo uno studio dell’Istituto superiore di Sanità, riportato dalla Fondazione Veronesi nel maggio 2021, il «Radon è responsabile del 10 per cento dei tumori del polmone che si registrano in Italia». Dalla stessa fonte si evince che «Studi effettuati in 11 Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno evidenziato un aumento di rischio di tumore del polmone pari a circa il 16 per cento ogni 100 Bq/m3 (Becquerel – unità di misura del radon – per metro cubo) di concentrazione di radon per un periodo di esposizione di 25-35 anni.

Se si è esposti a una concentrazione di circa 600 Bq/m3 si corre il doppio del rischio di tumore del polmone di una persona non esposta» e che «per abbattere la presenza di radon si possono effettuare diversi interventi di risanamento, come aumentare la pressione atmosferica nell’abitazione per contrastare la risalita del gas dal suolo oppure aspirare l’aria dal suolo per poi espellerla all’esterno, possibilmente sigillando le vie di ingresso. Tali azioni di bonifica vanno pianificate e seguite da persone esperte nel settore. Per le nuove costruzioni vanno utilizzati criteri antiradon con un’attenta progettazione dell’edificio per impermeabilizzare l’edificio al radon e favorire la ventilazione naturale del suolo».

Questo dato si incrocia con quello evidenziato grazie alle misure indoor dell’ Arpacal che dal 2008 ha iniziato a studiare e così classificare il territorio calabrese a rischio radon sopra la media nazionale e in linea con le regioni alpine, ricche di granito e rocce uranifere. (rcz)

Consumo del suolo, Arpacal: Nel 2020 in Calabria persi 86 ettari

In Calabria, nell’ultimo anno, «le coperture artificiali hanno sostituito il suolo per 86 ettari, con un incremento dello 0.11% rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, facendo registrare un totale di suolo consumato pari a 76116 ettari, corrispondente al 5.05% dell’intero territorio regionale».  È quanto è emerso dal Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia” del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, presentato da Arpacal, in cui viene segnalato che «dai dati risulta che la provincia con maggiore suolo consumato è quella di Cosenza con quasi 29.000 ettari al 2020, mentre la provincia con minore suolo consumato risulta Crotone con 6.461 ettari».

Il rapporto, pubblicato con cadenza annuale, rappresenta il quadro aggiornato delle trasformazioni della copertura del suolo, permettendo di valutarne l’impatto sul paesaggio e su quelli che vengono definiti “Servizi Ecosistemici”, ovvero quei servizi che gli ecosistemi possono fornire al genere umano come il supporto alla vita (formazione del suolo, produzione primaria ecc.), l’approvvigionamento (produzione cibo, acqua ecc.), la regolazione (clima) e i valori culturali.

Tornando ai dati calabresi, per quanto riguarda il suolo consumato a livello comunale al 2020, ossia la quantità complessiva di copertura artificiale che si sostituisce al suolo, nella Top3 si registrano Tropea con 35% sul totale, Villa San Giovanni 28% e Soverato +27%. In riferimento, invece, al consumo di suolo,  ossia l’incremento annuale di copertura artificiale che si sostituisce al suolo, la Top3 regionale vede San Ferdinando che ha registrato un aumento di 6 ettari, Lamezia terme 5 ettari e Crotone 4.

A livello nazionale, le colate di cemento non rallentano neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, e ricoprono quasi 60 chilometri quadrati, impermeabilizzando ormai il 7,11% del territorio nazionale. Ogni italiano ha a disposizione circa 360 mq di cemento (erano 160 negli anni ’50). L’incremento maggiore quest’anno è in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431). La Calabria registra un modesto incremento di +86 ettari.

«L’andamento del consumo del suolo – ha commentato il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – ci dà la restituzione plastica dell’emergenza che, nelle diverse matrici ambientali, stiamo vivendo e siamo chiamati ad affrontare. Sostituire il suolo con coperture artificiali, infatti, determina un effetto a cascata, penso all’impermeabilizzazione e quindi agli effetti prodotti sulle falde nonché sulla sicurezza idraulica, che ci sta pericolosamente portando ad un punto di  non ritorno».