La montagna calabrese e le aree sacre, un riuscito convegno a Camigliatello Silano

15 ottobre – Un bel tema, “Il sacro e la montagna calabrese” per parlare delle tracce monastiche tra Pollino, la SIla, le Serre e l’Aspromonte, un tema che ha appassionato i tanti presenti, studiosi, appassionati e semplici curiosi. A Torre Camigliati di Camigliatello SIlano il convegno organizzato dal Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, presieduto da Marilisa Morrone, ha confermato le attese e le aspettative: di montagna si può e si deve parlare, tanto da far diventare questo un appuntamento annuale.
Un’intera giornata dedicato allo studio degli insediamenti di monasteri e luoghi di culto nelle zone montuose della Calabria, fin dagli albori del cristianesimo: «I più importati rilievi calabresi, – ha detto la presidente Morrone – hanno registrato, sin dal medioevo grandi figure di monaci e Santi, importanti monasteri e venerati santuari meta di pellegrinaggi ancora oggi: S. Nilo, Gioacchino da Fiore, S. Brunone da Colonia, S. Nicodemo di Mammola, S. Leo di Africo, S. Fantino il Cavallaro; luoghi come l’abbazia Florense, la Certosa di Serra, il Convento domenicano di Soriano, l’abbazia di S. Nicodemo e il santuario di Polsi, il Santuario delle Armi, il Patirion, ne sono i più celebri».
La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo. È come un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo Zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all’orizzonte in cui  siamo immersi quotidianamente. Il monte con la sua cima, che sembra perforare il cielo, ricalca la posizione eretta dell’uomo che si è alzato dalla brutalità della terra. È una sorta di simbolo della vittoria sulla forza di gravità ed in tutte le culture si ritrova, nel profilo verticale della montagna, un’immagine della tensione verso l’oltre e l’altro rispetto al limite terrestre, ed in tutte le religioni, un segno dell’Oltre e dell’Altro divino.
A fare gli onori di casa è stata Mirella Stampa Barracco. Tra gli ospiti anche la sen. Margherita Corrado. A condurre i partecipanti del convegno alla scoperta del sacro nelle montagne calabresi sono state le relazioni ad iniziare dal docente Unical, Pietro Dalena, che, partendo dalla lettera di S. Bruno a Rodolfo il Verde, prevosto di Reims, ha delineato le motivazioni della scelta della montagna quale sede preferita dai religiosi del Medioevo. «Bellezza del paesaggio, pace, tranquillità, vicinanza al Cielo, solitudine. È così che le balze delle montagne calabresi pullulano di asceteri e laure; Gioacchino da Fiore, sulle orme del monachesimo italo-greco, si ritira nella profonda Silva Sila, S. Bruno alle sorgenti dell’Ancinale, S. Nilo nelle terrazze della Sila Greca. Sono sempre le montagne calabresi la meta preferita da monaci in fuga dall’oriente o dalla Sicilia conquistata dagli Arabi, come S. Vitale di Castronuovo che, dopo aver attraversato tutta la Regione, si insedia a Nord, nella zona dell’attuale S. Demetrio Corone».
La relazione di Enzo D’Agostino, Deputato di Storia Patria per la Calabria e storico della Chiesa, ha posto l’attenzione sull’occupazione monastica del versante jonico dell’Aspromonte nel medioevo che trova il momento clou nell’arrivo dei monaci greci dalla Sicilia verso la valle delle Saline, «Particolarmente significativo – ha detto D’Agostino – fu l’arrivo dei religiosi del monastero di S. Filippo di Agira  fondatori di ben tre monasteri in provincia di Reggio. Si possono definire tre zone monastiche greche nel versante jonico dell’Aspromonte: la vallata del Torbido, la zona di Gerace e la vallata del Bonamico dove domina nel cuore dell’Aspromonte, il grande Santuario della Madonna della Montagna di Polsi, sovrappostosi ad un antico monastero di Popsi, già menzionato nel XIII sec.»

La relazione dell’archeologo Francesco Cuteri ha coinvolto con i racconti di eremiti e monaci nelle serre calabre «L’essenza della vita certosina, oltre le prove e le tentazioni sulle quali san Bruno si sofferma poco, le descrive in un passo famoso che paragona la montagna al deserto, dove gli uomini coraggiosi possono rientrare in se stessi quanto vogliono e dimorare nel loro cuore, coltivare intensamente i germi delle virtù e gustare con gioia i frutti del paradiso. La montagna – ha detto Cuteri – conserva le tracce storiche della fede delle popolazioni che hanno vissuto i diversi territori. Tracce ancora incontaminate e da scoprire». Per finire, il docente Unical, Mario Panarello si è soffermato sulle opere d’arte commissionate dai diversi monasteri nel tempo, e che rappresentano patrimonio ancora in gran parte sconosciuto e da valorizzare.
Al termine del convegno, un ampio e stimolante dibattito ha registrato gli interventi di Padre Bruno Macrì, Filippo Racco, Giacinto Marra, Luigi Morrone, Antonio Macchione, Vincenzo Naymo, Riccardo Allevato, Salvatore Spagnolo, Giulia Fresca, Salvatore Zurzolo e Maria Gabriella Morrone, presidente del Club per l’UNESCO di S. Giovanni in Fiore.
«Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, quando si tenne nella stessa sede un incontro di studi sul tema “La Sila: usi, paesaggi, risorse” – ha spiegato Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” – l’assemblea, su proposta del socio cultore arch. Pasquale Lopetrone, ha deliberato che l’evento di Torre Camigliati divenisse appuntamento annuale». Il prossimo appuntamento a Torre Camigliati sarà nel mese di settembre 2019 mentre continuano le giornate di incontro e studio del Circolo “Le Calabrie” come quella che si svolgerà il prossimo 28 ottobre nel borgo di Gallicianò.  Da segnalare anche l’uscita del numero 11 della rivista “Studi Calabresi. Storia Arte Archeologia”. (rcs)

REGGIO – La mostra “I colori dell’Aspromonte”

27 settembre – Sarà inaugurata oggi pomeriggio, a Reggio, alle 17.30, presso il Castello Aragonese, la mostra fotografica “I colori dell’Aspromonte” dell’Associazione “Calabria dietro le quinte”.
Patrocinata dall’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e dal Comune di Reggio, la mostra si potrà visitare fino al 5 ottobre.
Le foto, che immortalano le specie faunistiche e floreali dei territori del Parco Nazionale dell’Aspromonte, candidato per entrare a far parte della Rete Mondiale Unesco dei Geoparchi, sono a cura dei fotografi Antonello Diano, Domenico Timpano, Marina Mazzeo, Gianni Siclari, Libero Sottilotta, Giuseppe Filice, Longhetto Lavinia, Antonio Verduci, Melania Morabito, Aldo Fiorenza, Fabio Santoro, Francesco Truglia, Francesco Vizzone, Lorenzo Cantarella, Kristle Pons, Rocco Calogero, Bruno Caccamo, Gianni Vittorio, Raffaele Astorino, Antonio Macheda, Tony Mezzatesta e Tirso Ceazar Pons.
A seguire, è previsto l’incontro letterario “Camminando in Aspromonte”: conversazione con Domenico Minuto e Alfonso Picone Chiodo, autori del libro “Antichi passi”. L’evento è a cura di Città del Sole Edizioni. (rrc)

LA SCUOLA NEGATA – Il caso di Roccaforte. Un contributo del prof. Guido Leone

22 settembre – L’immagine di copertina, una foto del 1948 di Tino Petrelli, di come funzionava la scuola nei comuni aspromontani nell’immediato dopoguerra rivela, in controluce, la voglia di studiare, ad ogni costo, dei bambini di una Calabria della Repubblica
L’episodio di Roccaforte del Greco, il piccolo comune aspromontano (550 abitanti) della Città Metropolitana di Reggio non fa che rendere attuale quella logora immagine, triste e decisamente disarmante. La scuola negata ai bambini (costretti a fare 50 km per frequentare le lezioni, dopo la chiusura del plesso primario, è un episodio che deve fare riflettere. Il sindaco di Roccaforte Domenico Penna ha scritto alla Presidenza del Consiglio, al ministro dell’Istruzione, al sindaco di Reggio: «Il diritto allo studio per ogni cittadino, sancito dalla Costituzione Italiana – ha scritto Penna – non viene più riconosciuto ai bambini di questo piccolo paese di montagna. Bambini anche in tenera età saranno costretti a percorrere circa 50 chilometri su strade con precaria manutenzione e soggette nel periodo invernale a frane e smottamenti, per poter frequentare le lezioni».
Negli anni passati, data l’appartenenza del Comune all’area della minoranza linguistica grecanica, era stata garantita una pluriclasse primaria anche in deroga alle normative nazionali. «È normale – si chiede il sindaco Penna – far aumentare l’isolamento e la marginalità di questo piccolo centro, alla cui comunità è riconosciuta la peculiarità di minoranza linguistica contribuendo a spopolarlo con pregiudizio per la propria identità linguistica e culturale?».
La dirigente scolastica della scuola “chiusa” si è detta pronta a istituire nuovamente una pluriclasse, ma attende disposizioni con un’assunzione di responsabilità dall’ufficio scolastico regionale: «Mi hanno lasciato sola» – si è sfogata Concetta Sinicropi che dirige l’Istituto comprensivo “Megali”. (rrc)

  • Sul problema dei dimensionamenti scolastici, pubblichiamo un intervento del prof. Guido Leone, Già Dirigente tecnico USR Calabria e memoria storica della scuola in Calabria.

 

Il prof. Guido Leone

«Roccaforte del Greco, Canolo, Careri, non saranno gli ultimi casi. – scrive il prof. Leone – La nuova politica scolastica sembra in effetti ritenere che le scuole dei piccoli centri aspromontani e preaspromontani siano dei rami secchi da tagliare, che contraddice peraltro le tanto insistite politiche della famiglia. Fino ai dodici anni il diritto alla scuola nel luogo dove si abita dovrebbe essere un diritto inalienabile. Fra l’altro la politica europea che tende a ripopolare le zone di montagna e i paesini dell’entroterra cozza contro questa preoccupazione tutta economica di chiudere ciò che a occhi miopi risulta non produttivo. Sto parlando della Calabria montana dove si stanno chiudendo o ridimensionando anno dopo anno le scuole con l’argomento che a servirsene sono in pochi.
Gli ultimi casi quelli di Roccaforte del Greco, Canolo e Careri. Ma è tutto l’entroterra collinare e aspro montano che negli ultimi anni ha subito un lento ma continuo processo di spopolamento con il venir meno dei servizi primari nei tanti paesini del territorio reggino. Senza considerare che almeno il 40% della popolazione scolastica della nostra provincia che non risiede sulla costa non gode pienamente dell’offerta formativa per via della mancanza di mezzi che consentano loro di poter essere presenti nelle ore pomeridiana per le attività scolastiche. Questa ossessione del risparmio che si esercita sui più deboli, sui più piccoli, a me pare insensata.
Mi auguro che i prossimi tavoli interistituzionali che saranno attivati per il nuovo dimensionamento operino con una visione innovativa prevedendo plessi polivalenti in grado di seguire il processo formativo dalle scuole dell’infanzia alla media di primo grado. Innovazione significa ripensare la scuola non più come singolo edificio ma come il nodo di una rete di formazione che si estende non solo alla singola comunità,ma ad aree intercomunali  al cui bacino d’utenza vanno forniti servizi in termini di qualità:dalla struttura,ai trasporti,alle mense,ai laboratori,nell’arco del tempo scuola.
Ma per una gestione consortile agli stessi comuni servono creatività e coraggio
È indispensabile un progetto integrato d’area del territorio per realizzare azioni comuni tra le diverse istituzioni sulla base di una regia organica rivolta a sostenere l’innovazione nei processi formativi e nelle strategie d’accoglienza agli studenti.
Quanto detto significa che il sistema educativo deve essere costruito a livello culturale – educativo, ma anche a livello politico e organizzativo.
A livello politico l’ente locale deve ancor più rappresentare il promotore del raccordo tra le risorse educative presenti nel territorio rivestendo il ruolo di promotore nella costruzione del sistema educativo integrato.
Bisogna passare dal Pof della singola scuola alla elaborazione di un Piano dell’offerta formativa territoriale come proposta educativa di un territorio  e nello spirito di una istituzione scolastica  intesa come comunità educativa permanente.
Certo, mi rendo conto che il panorama che si intravede all’orizzonte dal punto di vista economico imporrà dei sacrifici e delle scelte, ma proprio per questo occorre prepararsi a fronteggiare tali ristrettezze lavorando insieme enti locali e amministrazione nella individuazione delle scelte. (Guido Leone)

                                                                                     

                                                                       

TRIPODI (FI): A SAN LUCA I CARABINIERI PRESIDIO DI LEGALITÀ

In qualità di capogruppo di Forza Italia in Commissione Difesa di Montecitorio l’on. Maria Tripodi ha fatto visita nel cuore dell’Aspromonte a San Luca, al Presidio anti ‘ndrangheta dei Carabinieri attiguo al Santuario di Polsi, in provincia di Reggio Calabria.
L’on. Tripodi accolta dal Capitano Soriano e dai militari presenti in loco, ha manifestato vivo compiacimento per l’istituzione del Presidio emblema dello Stato e della legalità, e ha espresso rinnovata vicinanza delle Istituzioni all’Arma. La visita si è conclusa con la tappa al santuario della Madonna di Polsi, meta di migliaia di fedeli.
«Credo – ha detto l’on. Tripodi – di ottemperare con la mia costante presenza sul territorio, all’impegno assunto in campagna elettorale con gli elettori che mi hanno scelto quale loro rappresentante. Il legame con la mia terra è solido e sono convinta sia necessario, lavorare, lavorare e ancora lavorare, con grande umiltà, per essere interlocutore credibile dei calabresi. Se vogliamo colmare il gap tra politica e cittadini disgustati dalla cattiva gestione della cosa pubblica dobbiamo essere per primi noi eletti a dare l’esempio. In Calabria ci attendono grandi sfide elettorali. Con i colleghi Cannizzaro e Siclari, siamo in prima linea e continueremo ad esserlo, per ridare una speranza a questa terra vilipesa da gestioni fallimentari. I vertici nazionali del nostro Movimento dal Presidente Berlusconi ad Antonio Tajani hanno già avuto modo di testare il lavoro portato avanti, il coordinamento provinciale reggino, infatti ha da poco registrato sotto la regia del collega Cannizzaro, l’adesione di 150 validi e preparati amministratori locali, che si riconoscono nel nostro di Forza Italia. E’ un risultato che ci spinge a fare sempre meglio, a queste latitudini chiosa il cielo è più che mai azzurro». (rp)

AFRICO: INTELLETTUALI D’ASPROMONTE, GENTE DI CALABRIA

20 luglio – Dove poteva svolgersi il convegno “Gente in Aspromonte” se non ad Africo? Nel cuore dell’Aspromonte, cos’ caro ad Alvaro, pluricelebrato da Gioacchino Criaco. Questa tre giorni di incontri culturali – voluta dalla Giunta Regionale e dal presidente Mario Oliverio – vuole offrire una nuova narrazione della Calabria. Si sono ritrovati intellettuali, scrittori, editori nel rifugio Carrà, a poca distanza dalle rovine del vecchio paese abbandonato, per parlare delle problematiche, dei cambiamenti futuri e in corso, delle cose positive di una regione che cerca il suo riscatto, la sua crescita anche e soprattutto attraverso letteratura, cinema e giornalismo. E attraverso i suoi intellettuali, gente di Calabria in grado di stimolare il cambiamento, di creare attenzione, di ergersi a modello positivo di una terra che ancora mille storie da raccontare.
Un confronto  aperto – in uno spazio di discussione delimitato da un querceto – a chi voglia portare il proprio contributo intellettuale e di esperienza, che assume il simbolo, la sua suggestione, nella sua intestazione, del titolo del libro del grande Corrado Alvaro, tra gli autori ed intellettuali più importanti dell’Italia. Una Calabria, dunque, raccontata, ma della quale, ancora, sentire parlare attraverso le voci di quanti, scrittori, registi, giornalisti, tra gli altri, cogliendone percezioni, immagini, suoni, possono offrire stimoli, pensiero, così come testimonianze di una realtà che sta cambiando, che cambia. Un cambiamento che si intravede nel nuovo risveglio della sua letteratura, che rivela una rinnovata vivacità culturale, e nell’attenzione dei media nazionali ed esteri non più solo per episodi di ‘ndrangheta e malaffare, ma per la positività delle sue risorse naturali, artistiche, eno-gastronomiche, culturali. La cultura è la risorsa principe. attraverso di essa si rivitalizza il turismo, si creano condizioni di crescita e sviluppo per i giovani che vogliono restare nella propria terra, si favoriscono gli investimenti. Già, perché più cultura equivale a meno malaffare e meno tentazioni per i giovani senza lavoro di avvicinarsi a facili occasioni malandrine.
Cinque, i workshop in programma per l’iniziativa che si chiuderà nella mattina di domani con un intervento del presidente della Regione Mario Oliverio: ieri il confronto su “Scrittori calabresi e la Calabria raccontata” e su “Il ruolo dell’editoria calabrese”; oggi “La Calabria nel cinema” e “Il ruolo della Film Commission”; si chiuderà domani con “La Calabria nell’informazione”.
A dare avvio alla serie di incontri, per la Regione, presenti il vicepresidente Francesco Russo, l’assessore Franco Rossi e il consigliere regionale Sebi Romeo, è stata l’assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano, dopo i saluti del sindaco di Africo Francesco Bruzzaniti, del presidente del Parco dell’Aspromonte Giuseppe Bombino, rappresentanti delle due istituzioni che hanno dato collaborazione a “Gente in Aspromonte” ed ancora dei sindaci di Bova, Santo Casile e di Roghudi, Pierpaolo Zavettieri.
«Oggi  siamo tutti gente in Aspromonte, ognuno con il proprio punto di vista, maturato all’interno o all’esterno della Calabria, ma disposti ad accogliere la posizione dell’altro, nel  confronto. Siamo ad Africo – ha detto la Corigliano – luogo simbolico, che nella  nostra intenzione è oggi crocevia del pensiero meridiano, in cui ripensare consapevolezze e visioni. Non ci sentiamo avviliti dalla tendenza  a  rappresentare in senso negativo  la Calabria, assecondando pregiudizi. Siamo convinti che,  per sconfiggerli,  le ragioni debbano essere trovate all’interno, in noi. Ecco dunque il confronto, la sua necessità. Siamo un popolo abituato a subire, abbiamo  cicatrici come quella dell’emigrazione, portiamo il marchio della ‘ndrangheta. Occorre reagire e  riappropriarsi della nostra vera identità. C’è una Calabria  nuova e da raccontare – ha proseguito la delegata regionale alla cultura -. In questa direzione va la visione del presidente Oliverio,  che sta portando risultati. Ci sono state accelerazioni, parlano fatti e scelte. La Calabria ha imboccato la strada del progresso e della crescita  puntando su turismo, cultura, infrastrutture, sul non lasciare nessuno indietro sulla strada dei saperi, attraverso una attenzione  concreta alle università ed ai giovani che in esse si formano. La Calabria- ha detto ancora l’assessore Corigliano – va vista  come oggetto di un amore possibile da restituire non ai calabresi ma al mondo, come terra di pensiero, di azione, terra di uomini e donne onesti e capaci che vanno incontrati con sguardo libero. Per questo, la valorizzazione della storia, delle storie. Ma anche la visione ed una azione come quella del presidente Oliverio – ha sottolineato –  che è culturale, di chi recupera i borghi affinché non diventino non luoghi, di chi ha investito sui porti, recuperandone anche il significato di  crocevia di cultura. È  la regione che pensa alle  biblioteche, che vuole sollecitare spirito critico nei giovani.  È una Calabria rinnovata che investe sui beni culturali, che ha risultati inediti nel turismo. Continueremo  ad investire perché ci possa essere, da parte dei calabresi, la piena consapevolezza della propria identità perché mai più un calabrese debba vergognarsi di esserlo, come troppe  volte successo. Questo l’obiettivo. Maturiamo una forte identità e rendiamo la Calabria degna di essere guardata con gli occhi giusti.
«Il tema della narrazione – ha detto il vicepresidente Russo – viene fuori in maniera pressante, non solo in Calabria, tanto da venire segnalata l’esigenza di una nuova narrazione in Europa. Questo incontro, l’esigenza di vederci, è una sperimentazione lontana dagli incontri paludati: è un fatto particolarmente importante lo stare insieme, in questo spazio, lettori, scrittori, editori, la Regione. La letteratura sulla Calabria parla oggi una lingua importante, il romanzo che viene dalla Calabria si colloca a confronto di quello che viene  da tutto il bacino del Mediterraneo, dai suoi tanti autori; una struttura nuova che permette di leggere più che come in un saggio. La presenza oggi è importante come l’occasione che ha fornito tantissimi spunti, dai quali cercheremo di prendere più che possibile.»
Ampia, nella giornata, la discussione che, ruotando attorno ai temi scelti ha prevalentemente posto la questione se ci siano le condizioni, i fatti, dunque, per raccontare, in maniera differente,  la Calabria e se questa nuova narrazione possa servire a  superare i pregiudizi, di cui l’Aspromonte stesso è  metafora. Una discussione avviata e  non conclusa poiché pronta da accogliere ulteriori contributi, critica, vera, proficua, densa di proposte  che ha quale primo dato  evidenziato l’interessante stagione della letteratura calabrese, un intreccio felice di linguaggi, le molte voci che raccontano, buoni libri. Su  questo, le riflessioni approfondite, gli apporti di  Mimmo Gangemi, Anna Rosa Macrì, Maria Franco, Gianfrancesco Turano; Giuseppe Aloe; Carlo Macrì, Cataldo Perri, Santo Gioffrè, Walter Pellegrino, Paride Leporace, Filippo Veltri, Domenico Darà, Vincenzo De Angelis, Armando Vitale, Ettore Castagna, Nicola Fiorita, Alfredo Sprovieri, Olimpio Talarico, Franco Arcidiaco, Luigi Franco, Felice Foresta. Una discussione importante avviata e non conclusa, critica, sentita, proficua, densa di proposte che ha tuttavia quale primo dato  evidenziato una stagione interessante della  letteratura calabrese, che può contribuire, appunto, alla “nuova narrazione”. (rrc)

AFRICO: AL VIA LA CONVENTION GENTE IN ASPROMONTE

20 luglio – Ha preso il via ieri pomeriggio, ad Africo Antico, presso il Rifugio Carrà “Gente in Aspromonte”, la convention culturale di tre giorni organizzata dalla Giunta Regionale.
Nel corso della manifestazione, scrittori, saggisti, editori, registi e giornalisti nazionali e calabresi si confronteranno su come la Calabria viene rappresentata e raccontata nei mass media nazionali. L’obiettivo è quello di riflettere sulla necessità di una nuova narrazione della Calabria, che tenga conto dei cambiamenti in atto, delle iniziative positive in corso e delle potenzialità.
Si parte alle 13.30, con i saluti di Giuseppe Bombino, presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte, e del sindaco di Africo Francesco Bruzzaniti, a cui seguirà la presentazione dell’evento con l’Assessore regionale alla Cultura Maria Francesca Corigliano.
«Abbiamo voluto creare – ha dichiarato il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio – un’occasione di confronto per narrare la nuova Calabria insieme a giornalisti, scrittori e registi».
«Abbiamo inteso farlo – prosegue il presidente Oliverio – in un luogo suggestivo, un luogo che ha rappresentato quell’immagine della Calabria che in questi anni, passo dopo passo, sta cambiando. Soprattutto attraverso la cultura, nelle sue diverse e molteplici dimensioni, quale veicolo per la crescita della nostra terra e per l’affermazione della sua giusta immagine, liberata dagli stereotipi negativi». (rrc)