A Cosenza esperti a confronto sulle conseguenze dei cambiamenti climatici

Nei giorni scorsi, a Cosenza, si è svolto un convegno sugli impatti sull’agricoltura e sull’ambiente dovuti ai cambiamenti climatici, organizzato dall’Associazione Culturale Elettra.

La presidente dell’associazione, la professoressa Pina Falcone, ha coinvolto come relatori esperti nelle discipline del settore: la professoressa Daniela Biondi, ricercatrice dell’Università della Calabria, l’imprenditrice Paola Granata, presidente di Confagricoltura Cosenza, l’ingegnere Maria Pia Funaro, vicesindaca e assessora all’Ambiente del Comune di Cosenza e l’agronomo Giovanni Perri, già presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e Forestali della Calabria ed autore di numerosi saggi.

Quello che è emerso è come i cambiamenti climatici impattano sulla vita degli esseri viventi con sempre maggiore vigore, ne influenzano la qualità della vita e sono strettamente connessi ai fenomeni che riguardano l’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai e la siccità, con conseguenze importarti sull’agricoltura a causa della scarsità di acqua per le colture. Per ridurre gli impatti della siccità gli esperti hanno consigliato di indirizzare i consumi seguendo la stagionalità delle produzioni, piantare varietà precoci maggiormente resistenti rispetto alla penuria di acqua, in uno con misure idonee alla raccolta delle acque tramite laghetti collinari e piccoli invasi. 

Sono stati anche illustrati i contenuti dell’ultimo rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici che integra le analisi e i risultati riguardanti lo stato attuale, le proiezioni future e un focus sulle possibili azioni di mitigazione e adattamento. 

Non sono mancati i riferimenti al territorio calabrese, alla situazione attuale in cui versa l’agricoltura regionale e agli accordi internazionali sul clima, da Rio de Janeiro al Protocollo di Kyoto passando per l’accordo di Parigi. Secondo quanto previsto dalla normativa europea sul clima, i paesi dell’UE devono ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030Gli esperti intervenuti hanno evidenziato le teorie elaborate dagli scienziati secondo cui entro la fine del decennio occorrerà ridurre le emissioni di CO2, ma perché risultino efficaci servirà che “i tagli siano profondi, veloci e duraturi” come ha più volte ammonito l’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change. (rcs)

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