L’OPINIONE / Giusi Iemma: Alzare i decibel della discussione politica sul territorio su autonomia

di GIUSI IEMMA – Dopo il via libera in Consiglio dei ministri al Ddl sull’autonomia differenziata, è necessario alzare i decibel della discussione politica sul territorio per scongiurare il rischio che la Calabria, come le altre regioni del Sud, finisca per essere ulteriormente penalizzata rispetto a quanto già consumatosi negli ultimi decenni.

In tal senso, il mancato coinvolgimento, in questa fase preliminare, della Conferenza delle Regioni ha costituito un ulteriore motivo di preoccupazione.

Concedere maggiori autonomie su materie fondamentali come la scuola e la sanità, su cui si gioca la tutela dei diritti sociali, rappresenta un disegno molto pericoloso in assenza di un quadro normativo ben preciso che rappresenti una sorta di “clausola di salvaguardia” contro il rischio di gravi disuguaglianze e sperequazioni tra Nord e Sud Italia.

La determinazione dei livelli dei servizi da garantire a tutti e la distribuzione equa delle competenze non possono essere definiti a colpi di Dpcm e, su questo argomento, non possono nemmeno essere tollerabili delle forzature nei tempi e nei metodi per evidenti scadenze elettorali. L’autonomia differenziata rappresenta una rivoluzione che rischia di sconvolgere, a cascata, la vita e la sostenibilità anche dei Comuni e degli enti locali, che potrebbero trovarsi a fronteggiare ulteriori problemi finanziari in un quadro così incerto per le regioni del Mezzogiorno.

Da dirigente politico e amministratore, non posso che condividere, dunque, la preoccupazione già espressa a più alti livelli istituzionali e sollecitare la necessità di mettere in campo tutte le adeguate iniziative a tutela dei cittadini calabresi, in vista dei prossimi passaggi verso l’attuazione della riforma”. (gi)

[Giusi Iemma è vicesindaco di Catanzaro]

Autonomia, Bombardieri (Uil): Priorità rimettere tutti sullo stesso piano

«Prima noi dobbiamo rimettere tutti sullo stesso piano, e poi possiamo parlare di autonomia». È quanto ha dichiarato Pierpaolo Bombardieri, segretario generale di Uil, nel corso del Consiglio Uil Calabria, svoltosi a Lamezia Terme.
«Siamo qui oggi – ha detto – per ricordare che c’è un tema che riguarda questa terra, il tema sul quale si era preso un impegno con il presidente della Regione per rivendicare nei confronti del governo una serie di risposte concrete su sanità, infrastrutture, su un piano di sviluppo. Mi sembra che nonostante il lavoro fatto dalle organizzazioni sindacali le risposte da parte della politica siano ancora un po’ tiepide».
«Quindi, siamo qui oggi a chiedere – ha detto ancora il sindacalista – che si riprenda quel tema e si ridiscuta di come chiedere al governo, nel momento nel quale si parla dell’autonomia differenziata, di come restituire alla Calabria e non levare».
«C’è bisogno di un piano di sviluppo per fare interventi mirati su sanità, infrastrutture e gli altri temi – ha proseguito – che richiedono un’attenzione concreta da parte del Governo, non solo chiacchiere. Quando ci viene detto che i soldi ci sono e non vengono spesi o che la mafia controlla il territorio, io ricordo che è vero. Ma la politica dov’è?».
«Noi siamo sempre in prima fila – ha ribadito Bombardieri –. Sempre pronti a batterci a sostegno di chi è in difficoltà, di chi ha bisogno, di chi non arriva a fine mese e di certo non può aspettare i tempi della manovra di bilancio. Siamo sempre pronti a lottare anche quando si parla di legalità. Non possiamo e non vogliamo abbassare la testa dinnanzi alla mafia e ai poteri forti».
«Continuiamo a mobilitarci per far capire alle persone che, anche grazie al nostro impegno quotidiano, le cose possono cambiare» ha detto ancora Bombardieri, sottolineando che «insieme possiamo rivendicare più diritti e meno disuguaglianze per la Calabria e per un Paese migliore».
Bombardieri, nel corso del suo intervento, ha parlato anche di infrastrutture e Ponte sullo Stretto: «Io continuo a dire che siamo favorevoli a qualsiasi tipo di investimento, soprattutto nelle infrastrutture, poi qualcuno mi dovrebbe spiegare come ci arriviamo al Ponte, sia da questa parte sia da parte della Sicilia, perché anche lì c’è una grande carenza di autostrade».
«Qui – ha proseguito Bombardieri – c’è un’autostrada che tutti conosciamo e se per caso si blocca questa terra è isolata. C’è una Statale 106 per quale abbiamo chiesto di avere risposte e ancora non ce ne sono, e c’è un sistema ferroviario assolutamente insufficiente. Quindi, va bene il Ponte, però tutto questo sia accompagnato da una serie di investimenti in infrastrutture che siano in grado di dare risposte a questa terra».
«C’è una vergogna nazionale che si chiama opzione donna, che pensiamo debba essere ripresa immediatamente com’era prima» ha detto poi Bombardieri, spiegando che «per risparmiare 90 milioni, si è vietato a migliaia di donne, che avevano le regole già fissate per andare in pensione, di fruire di questa opportunità. Noi, invece, pensiamo che sia opportuno ricominciare subito da qui e dare alle donne la possibilità di farlo».
Nel suo intervento, il segretario generale di Uil Calabria, Santo Biondo, ha spiegato come «a breve nella Vertenza Calabria, al fianco di problemi annosi e irrisolti come è quello della carenza di infrastrutture, ai deficit della sanità, al mancato potenziamento del porto di Gioia Tauro e della sua Zes, saremo chiamati ad aggiungere anche l’emergenza del settore forestazione che, in questi anni, è stato depauperato da scelte irrispettose verso il territorio ed i cittadini calabresi e, a breve, si troverà a corto di risorse utili ad affrontare non solo la sfida rappresentata dal dissesto idrogeologico ma anche la norma amministrazione».
«È necessario – ha sottolineato – liberare questo territorio, soprattutto in riferimento agli ambiti imprenditoriali e di sviluppo economico, dall’alibi della presenza della ‘ndrangheta. Una criminalità organizzata pervasiva, potente, che è diventata emergenza nazionale se non mondiale, la cui ombra non può e non deve fermare il possibile sviluppo economico e sociale di questa terra».
«Dalla Calabria le aziende scappano non solo per colpa della violenza mafiosa – ha proseguito – lo dimostra il fatto che uno dei più grandi processi imbastiti contro la ‘ndrangheta si sta svolgendo in Emilia Romagna: una regione dalla quale le imprese non sono scappate. In Calabria le imprese non attecchiscono perché non trovano l’humus normativo, politico e fiscale di sostegno».
«Quella sull’autonomia differenziata – ha detto poi Biondo – è una proposta confusa che mette in evidenza le difficoltà di un ministro che vuole portare a compimento una riforma identitaria che allargherà il divario territoriale, economico e sociale fra il Nord del Paese e il resto dell’Italia, di quella parte che ha bisogno di maggiore solidarietà, che ha bisogno della concreata applicazione della norma di finanza perequativa presente in Costituzione».
«Se si vuole vincere la sfida rappresentata dalla corretta spesa dei fondi stanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza – ha ribadito – è necessario che il Governo comprenda la necessità di rafforzare gli organici della pubblica amministrazione, avviando una nuova stagione concorsuale che dia nuova spinta professionale agli enti locali che saranno chiamati a gestire la programmazione di questi fondi e la concreta realizzazione delle opere progettate». (rcz)

Mercoledì a Palazzo Alvaro un convegno/dibattito su analisi e proposte per autonomia differenziata

Mercoledì 25 gennaio, a Reggio, alle 17.30, nella Sala Biblioteca “Gilda Trisolini” di Palazzo Alvaro, la Metrocity e le Associazioni reggine si interrogano sul disegno di riforma sull’autonomia differenziata proposta dal Governo, con il convegno No all’autonomia differenziata, contro la secessione dei ricchi. L’Italia riparta da Sud.

Ai lavori, coordinati dal Capo Ufficio Stampa della Città metropolitana Stefano Perri, prenderanno parte il Sindaco metropolitano facente funzioni Carmelo Versace, la presidente della “Condò” Maria Lucia Parisi, i docenti Unical Giancarlo Costabile e Walter Nocito, il coordinatore Anpi Calabria, Mario Vallone e le associazioni aderenti all’evento.

«La Sezione Anpi “Condò” di Reggio Calabria ha espresso netta contrarietà al testo della riforma, che produrrebbe – scrivono gli attivisti Anpi – una lunga serie di disuguaglianze sociali e territoriali».

«Le regioni meridionali – spiegano i rappresentanti della Sezione – vedrebbero mantenuto e non corretto il loro divario dalle regioni del Nord, che, come certifica il rapporto Svimez, continua ad aumentare. Il Governo ha cercato di rassicurare, ma si tratta di un gioco delle parti che evidenzia la contraddizione tra la necessità della Lega di riconquistare l’elettorato del Nord e il bisogno di FdI di riconfermare la sua linea di unità nazionale per non tradire uno dei capisaldi della propria identità e non scontentare il suo importante elettorato del Mezzogiorno».

«L’Anpi nazionale – si legge ancora – riconferma il proprio giudizio negativo su una riforma istituzionale che, poiché rischia di allargare le diseguaglianze tra cittadini e territori e di rompere l’unità nazionale diversificando i diritti sociali e civili dei cittadini, apre la strada ad uno stravolgimento della Costituzione antifascista. Pertanto, ribadisce che gli articoli 116 e 117 della Carta devono essere interpretati sulla base dell’articolo 5 della stessa che, nel riaffermare l’unità indivisibile della Repubblica, pone le basi per un regionalismo solidale e non competitivo».

«Né in tema di autonomia differenziata si può assumere a regola generale ciò che la Costituzione indica come possibilità – ha concluso la sezione Anpi – dunque, si ritiene si debba monitorare costantemente l’uso delle risorse del Pnrr affinché siano prioritariamente indirizzate a risolvere il divario di infrastrutture sociali ed economiche tra Nord-Centro e Sud del Paese; le risorse assegnate alle regioni debbano essere trasparenti e tracciabili; i livelli di prestazione debbano essere uniformi e universali e non semplicemente essenziali per tutto il territorio della Repubblica e debbano essere adeguatamente finanziati; il Parlamento, in quanto titolare del potere legislativo, debba essere pienamente investito della discussione sulle materie delegabili alle regioni annullando l’iter pattizio Stato-Regioni; si debba stabilire una clausola di supremazia della legge statale per la tutela dell’interesse nazionale». (rrc)

Autonomia differenziata, Anci Calabria chiede un Consiglio regionale aperto

Un Consiglio regionale aperto sull’autonomia differenziata. È quanto ha chiesto Anci Calabria in una lettera inviata al presidente della Regione, Roberto Occhiuto e al presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso.

La lettera, inviata dal presidente f.f. Gianni Papasso, sindaco di Cassano allo Ionio e consigliere nazionale Anci delegato a traghettare l’associazione regionale dei comuni verso nuove elezioni previste per il prossimo 10 febbraio 2023, è stata inviata anche al presidente ai presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro per gli Affari Regionali, ai parlamentari eletti in Calabria, alla Conferenza unificata, ai capigruppo regionali ed al presidente Anci Nazionale.

«Con l’attuazione del principio dell’autonomia differenziata – si legge nella missiva – le Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta conseguono la competenza legislativa esclusiva su materie che la Costituzione elenca come “concorrenti” e limitatamente a 3 casi in materia di “esclusiva” competenza statale: organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali».

«L’attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia – viene spiegato – deve essere stabilita con legge rinforzata formulata sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione, acquisito il parere degli enti locali interessati, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119 della Costituzione in tema di autonomia finanziaria, mentre, dal punto di vista procedurale è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti. Il problema – si specifica ancora – è la bozza di ddl “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’art. 116, terzo comma, della Costituzione” si costituisce di 9 articoli e un allegato. Molte prese di posizione di netta contrarietà, una levata di scudi che ha visto protagonisti tanti Presidenti di Regione e amministratori locali. In prima linea in questa battaglia i sindaci che costituiscono la rete del “Recovery Sud”».

«Non solo non si aggiunge – ha spiegato Papasso – ma al Sud, con l’approvazione del ddl si continuerà a togliere aumentando divario e disparità tra le diverse parti del Paese. La pandemia e le conseguenze della guerra Russo-Ucraina hanno ben sottolineato i limiti delle risposte frammentate a livello territoriale. Il Covid-19 ha fatto barcollare la leggenda dell’efficienza dei sistemi sanitari delle regioni del Nord e ha messo in luce quanto siano fondamentali strategie nazionali di programmazione. Inoltre, se si analizzano gli ambiti in cui le regioni del Nord chiedono l’autonomia come l’energia, i trasporti, l’istruzione e la ricerca, la politica industriale, solo per fare qualche esempio, ci si accorge dell’incompatibilità di fondo di tali richieste con il piano di ammodernamento del Paese, (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) finanziato dalla UE. L’incompatibilità è ancora più evidente se si prende in considerazione l’esigenza di un piano energetico nazionale».

«Pertanto – prosegue la lettera – è prioritaria la definizione dei Lep, sia a livello di dotazione economica che nella loro precisa individuazione, in maniera equa rispetto a tutti i cittadini prescindendo dalla loro provenienza, proprio perché si tratta di “livelli essenziali”. Tutto ciò è opportuno e necessario che avvenga prima che il ddl sia approvato e prima che il Consiglio dei Ministri deliberi le singole intese con le regioni. Strade differenti comporterebbero un’erosione dei fondamentali principi di eguaglianza e solidarietà».

«La determinazione dei Lep, da garantire per tutti i diritti civili e sociali spettanti ai cittadini – ha concluso – è una partita complessa perché riguarda la maggioranza delle funzioni pubbliche, e delicata, perché investe direttamente la fruizione di diritti assicurati dalla Costituzione».

Il Movimento 5 Stelle calabrese: Il ddl Calderoli presenta elementi di incostituzionalità

I parlamentari M5S Vittoria BaldinoAnna Laura OrricoElisa Scutellà, Riccardo Tucci e i consiglieri regionali Francesco Afflitto e Davide Tavernise hanno evidenziato come il «ddl Calderoli presenta elementi di incostituzionalità». Un appello, poi, rivolto al centrodestra: «ascolti l’appello dei sindaci».

Anci Calabria nel documento inoltrato a tutti i rappresentanti istituzionali calabresi, ha chiesto la convocazione di un Consiglio regionale aperto sull’autonomia differenziata.

«Da un lato rileva, infatti – hanno detto i 5Stelle – che già la riforma del titolo V della costituzione prevedeva l’istituzione dei Livelli essenziali di prestazione. La loro mancata individuazione ha rappresentato, in questi anni, una delle cause del divario tra le prestazioni offerte nelle regioni del nord e quelle offerte nelle regioni del sud. A tanto corrispondono, infatti, minori trasferimenti erariali a titolo di fondo di solidarietà comunale, per effetto del meccanismo di riparto basato sul criterio della spesa storica, a tutto favore di comuni collocati in aree del Paese più forti».

«A risultarne pregiudicati sono i diritti sociali – vanno avanti i pentastellati – come per esempio la sanità e l’istruzione. Regionalizzare la scuola significherebbe creare 21 sistemi diversi di reclutamento, retribuzione, organizzazione, contrattualistica, quindi didattica. Il progetto di autonomia differenziata dovrebbe, pertanto, partire dalla definizione precisa dei costi necessari per attuare i Lep, iniziando così a dare attuazione all’art. 119 della cost. che prevede, tra le altre cose, un fondo di perequazione per le regioni più svantaggiate».

«Una volta redistribuite le risorse a favore delle regioni più povere – hanno proseguito – allora si può pensare di come distribuire in modo più efficace anche le competenze. Vero è che la costituzione all’art. 5 promuove le autonomie locali, ma a condizione che sia garantita l’unità e l’indivisibilità della Repubblica. Il regionalismo per la nostra costituzione deve essere solidale, senza lasciare indietro nessuno».

«Dall’altro lato, del tutto anacronistico appare, poi – hanno spiegato ancora – la definizione dei Lep attraverso un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, cioè un atto amministrativo generale. La costituzione, infatti, prevede una riserva di legge, secondo autorevoli costituzionalisti, di tipo assoluta: questo vorrebbe dire che sui livelli essenziali delle prestazioni è solo il parlamento a potersi esprimere, non il governo con il supporto di organi tecnici».

«Come può una riforma che tocca i diritti sociali, come salute e scuola – hanno chiesto –, essere relegata ad un intervento tecnico privando della discussione i rappresentanti politici in parlamento? Sulla definizione dei Lep, attraverso Dpcm, infatti dovrebbe, poi, esprimersi il Tar piuttosto che la Corte Costituzionale, pur investendo la riforma i diritti fondamentali dei cittadini».

Garantire quell’uguaglianza sancita dall’art. 3 della costituzione, comporta, dunque, anzitutto definire i fabbisogni standard, per garantire i Livelli essenziali delle prestazioni a tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini – hanno concluso Baldino, Orrico, Scutellà, Tucci, Afflitto e Tavernise – specie in settori quali sanità, istruzione e mobilità, prevedendo, così, un fondo perequativo a copertura totale delle regioni più deboli. Se Calderoli non intende spaccare il Paese parta, dunque, dalle priorità del sud e abbandoni le mire secessioniste del suo partito». (rrm)

Il ministro Tajani: Trovato accordo politico su autonomia

Abbiamo trovato l’accordo politico sull’autonomia differenziata». È quanto ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ad Agorà su Rai 3.

«Nel prossimo Consiglio dei ministri – ha proseguito – sarà presentata la norma che garantisce l’autonomia differenziata per tutta Italia e che favorisca gli interessi dei cittadini».

«È giusto – ha spiegato – che ci sia l’autonomia differenziata del Nord, senza penalizzare il Centro e il Sud».

Il vicepremier ha spiegato, poi, che «si è trovata una sintesi con alcune modifiche che tutelavano l’Italia nel suo complesso con grande sintonia e grande disponibità da parte di tutti. Sarà il Parlamento, nel suo insieme, a valutare gli accordi tra lo Stato e le Regioni».

Tajani, infine, ha assicurato che ci sarà il fondo di perequazione nella riforma sull’autonomia. (rrm)

Autonomia, De Magistris, Laghi e Lo Schiavo: Disegno eversivo che accentua le disparità

L’Autonomia differenziata è «un disegno eversivo che accentua le disparità». È quanto hanno convenuto Luigi De Magistris, e i consiglieri regionali Ferdinando LaghiAntonio Lo Schiavo nel corso dell’iniziativa le Ragioni del “no” all’autonomia regionale differenziata.

Un tema, ha spiegato Antonio Lo Schiavo in apertura, che «rappresenta la battaglia politica campale dell’attuale consiliatura regionale. L’autonomia differenziata significherebbe cristallizzare le disparità che oggi esistono nel Paese».

«Questo disegno, non a caso – ha spiegato – nasce dalle Regioni del Nord che chiedono di avere più potere rispetto ad alcune materie oggi demandate alla gestione dello Stato. Il rischio è che, oltre alla possibilità di trattenere maggiori residui fiscali nelle regioni che producono di più, si vada contro i principi di solidarietà e unità nazionale. Con il criterio della spesa storica, poi, si renderebbero legittime le disparità tra regione e regione. Mentre ancora siamo in attesa che vengano definiti i Lep si parla di una riforma che dà più autonomia alle Regioni senza però garantire omogeneità di diritti su tutto il territorio nazionale. Siamo al paradosso, così come è paradossale che una riforma di tale portata non passi dal Parlamento ma da un’intesa tra Stato e Regioni».

«C’è quindi un vulnus di metodo e un problema di merito sull’opportunità – ha proseguito – che alcune funzioni siano sottratte allo Stato per essere gestite dalle Regioni, come nel caso della sanità. Questo è un tema che riguarda la vita delle persone perché si ripercuote sui servizi, sugli asili nido, sulle scuole, sull’energia, sui beni comuni. La partita è sia tecnica che politica e abbiamo la necessità che le Regioni meridionali facciano fronte comune in una battaglia che non deve avere colori politici. Mi auguro che il presidente Occhiuto non rompa il fronte delle Regioni meridionali e sia il presidente di tutti i calabresi, al di là della sua appartenenza politica».

«L’autonomia differenziata sarebbe una iattura per le regioni del Sud – ha detto ancora – Rappresenterebbe la cristallizzazione della Questione meridionale che non potrebbe più essere corretta. Con de Magistris ci ritroviamo su una battaglia comune rispetto alla quale, al di là delle collocazioni, avevamo assunto precisi impegni già in campagna elettorale».

Ferdinando Laghi ha posto l’accento sulle ripercussioni che la riforma avrebbe in ambito sanitario e ambientale.

«Non è opportunità e non è un rischio, ma è la certezza di un danno anche per la salute di calabresi e meridionali. I lavoratori della sanità, ad esempio, già adesso soggetti a sperequazione nella parte variabile del contratto legata alle prestazioni (che funziona al Nord ma non al Sud), vedrebbero questa sperequazione ulteriormente accentuata perché il Nord avrebbe maggiori risorse economiche da poter investire a favore del personale sanitario. Risorse nemmeno paragonabili a quelle che sarebbero destinate al Sud».

«Ciò comporterebbe un’ulteriore desertificazione dei servizi sanitari nelle regioni del Sud – ha continuato – i cui medici sarebbero più incentivati ad andare a lavorare al Nord. L’idea, poi, che i Lep debbano viaggiare con il regionalismo differenziato è una sciocchezza inaudita. I Lep sono un obbligo costituzionale e devono essere realizzati a prescindere dall’autonomia differenziata. Le due cose vanno scisse partendo dallo spirito della Carta costituzionale».

«Diversamente sarebbe una diseguaglianza inaccettabile che va contro la Costituzione e il diritto alla salute di ciascuno di noi. È una battaglia dura – ha concluso Ferdinando Laghi – perché su questo fronte si deciderà il livello di qualità della vita dei cittadini italiani e il senso di appartenenza di una Nazione. Qui si tratta di fare le cose seriamente e chi si dice contro questo disegno deve dar seguito alle parole con fatti concreti».

Da Luigi de Magistris l’analisi sugli scenari che la riforma del regionalismo differenziato potrebbe determinare.

«Si darebbe molto potere, legislativo, istituzionale ed economico, alle Regioni – ha evidenziato –, ma dare un fiume di denaro in luoghi dove c’è il verticalismo della politica, significherebbe dare risorse negli stessi luoghi in cui si è storicamente verificata la cementificazione di interessi tra pezzi di politica, criminalità organizzata e burocrazia. Si dimentica poi che i criteri sono quelli della “spesa storica”, algoritmi dei laboratori politici che guardano a Nord, per i quali le Regioni più ricche riceverebbero maggiori risorse e quelle più povere continuerebbero ad impoverirsi».

«Ma il disegno Calderoli è davvero ai limiti dell’eversione che spaccherebbe il Paese completamente – ha continuato – sovvertendo definitivamente l’architrave della nostra Costituzione incidendo in materie sulle quali, anzi, bisognerebbe ritrovare l’unità nazionale. Si fortificherebbero, quindi, ancor di più le disparità e la desertificazione dei territori più deboli. Il regionalismo differenziato è il peggio che la politica possa proporre ed è assolutamente dannoso. Questo disegno eversivo sarebbe il punto di non ritorno verso la possibilità di costruire un Paese coeso».

«C’è, infine – ha aggiunto de Magistris –, un aspetto particolarmente preoccupante che riguarda i nostri talenti, di cui il Nord ha bisogno, e che teorizza che si debbano consolidare le migrazioni dei giovani del Sud verso il Nord. È un disegno neocoloniale che depaupera il Sud dalle risorse umane giovanili e vede il Mezzogiorno come un patrimonio da sfruttare: non a caso vorrebbero trasformarlo in un hub energetico dandoci in cambio le briciole».

«Il Sud – ha concluso l’ex sindaco di Napoli – deve essere consapevole di questo disegno ma anche della sua capacità di autodeterminarsi per difendere e valorizzare le proprie terre». (rcz)

“FARE” E NON “DEFINIRE” I LEP: SOLO COSÌ
SI PUÒ INIZIARE A PARLARE DI PARI DIRITTI

di PINO APRILE – Prima si fanno i Lep, i livelli essenziali (e uniformi) delle prestazioni (sanità, istruzione, trasporti…), e dopo l’Autonomia regionale (non differenziata). Ripeto: si fanno, non “si definiscono” i Lep o “si finanziano”.

Si fanno; ovvero: prima si mettono tutti gli italiani nella stessa condizione (stessi treni, stesse autostrade, stessi diritti all’istruzione, alla salute, al lavoro…) e poi si può pensare di porli in concorrenza nella gestione dei servizi da garantire ai cittadini “e vediamo chi è più bravo”. Chiaro, no? E semplice. Il contrario è barare, rubare, voler vincere facile: la sapete quella del campionato di pallanuoto nel lager nazista, “prigionieri contro alligatori”? È questo che hanno in mente i secessionisti arricchiti a spese di tutt’Italia e i razzisti.

E fingono di non capire: come grande concessione, il ministro leghista all’Apartheid (“alle Autonomie e alle Regioni”. Del Nord) offre alle tribù terroniche, che i Lep siano definiti in sei mesi (non ci sono riusciti il 22 anni, ora vogliono farci credere di sbrigarsela in 180 giorni), da una commissione furbescamente a maggioranza leghista (ovvero del partito retto da un condannato per razzismo); e, ove non ci si riuscisse (pare che si corra tale rischio!), si gira tutto a un commissario unico con il compito di far da solo quello di cui non è stata capace la “qualificata” commissione.
Tempo? Sei mesi, ferie e feste comprese; poi un decreto preparato da Calderoli e firmato da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, trattata («Firma qua!») qual prestanome da falso condominiale, visto che il capo del governo può emettere decreti amministrativi, non leggi di rilievo costituzionale (non lo dico io, ma giuristi); quindi, un passaggio pro-forma in parlamento: zero diritto e possibilità di intervenire, solo votare sì o no a scatola chiusa, per approvare come gregge o cade il governo e si va tutti a casa! Fine della favoletta dell’estrema destra che raggiunge il potere e tenta di camuffarsi da partito conservatore, mostrandosi obbediente ai veri padroni del vapore, nazionali e no (tassare gli extra-profitti delle grandi compagnie dell’energia, come gridato da Giorgia Meloni pre-governo? No: bollette mostruose a famiglie e aziende, come prima; taglio di accise sui carburanti, come da Meloni e Salvini pre-governo? No: prezzi da strozzini alla pompa, come prima; eccetera).
E con questo, “definire i Lep”, il furbetto del Giambellino, Calderoli Roberto, pensa di liquidare la faccenda. Ma posto che davvero li definiscano (ripeto: in sei mesi, dopo 22 inutili anni), poi bisogna finanziarli: i servizi, dalla salute alla scuola eccetera, hanno un costo, vanno pagati. Con quali soldi? E qui Calderoli svicola, di fatto, nella sua bozza per l’Autonomia differenziata: in pratica, andrebbero finanziati, senza toccare il dippiù che da sempre le Regioni arricchite del Nord si prendono a spese del resto del Paese. Una presa in giro, perché soldi non ce ne sono: siamo in deficit.
E poni si riuscisse a ricavarne fra le pieghe di bilancio, si tratterebbe di qualche miliardo? Addirittura qualche decina? Sono tanti? Pochi? Sono nulla, visto che solo per i tre-quattro servizi essenziali più importanti (e in elenco ce ne sono 23, pur se non tutti con uso di Lep), di miliardi ne servono da 80 a 100, calcolò l’allora ministro incaricato Francesco Boccia. Quindi, ci vogliono fottere, ancora una volta, con il giochino delle tre carte padane.
Ma facciamo un salto nel mondo della fantasia e immaginiamo che davvero si disponga che i Lep vengano finanziati per come è necessario (dai cento miliardi in avanti, tutti insieme, al Sud, per i diritti sempre negati. Pozz’essere cecato chi nun ce crede). Potremmo sentirci finalmente garantiti e sarebbe soddisfatta la condizione “Prima il Lep”, poi l’Autonomia (non differenziata)?
I finanziamenti sono una certezza a Nord e volatili a Sud. Devo ricordare qualche esempio? Un governo Berlusconi stanziò 3,5 miliardi di euro per la realizzazione delle prime opere del Ponte sullo Stretto di Messina (ma a me piace chiamarlo, come suggerisce il professor Pasquale Amato: Stretto di Scilla e Cariddi); il governo cade, arriva Prodi, leva i 3,5 miliardi dal Ponte (lui è contrario) e li destina sempre a quell’area geografica, ma per strade dissestate e porti; il governo cade e torna Berlusconi: il ministro Tremonti toglie quei 3,5 miliardi da strade e porti di Sicilia e Calabria e li usa per abbuonare l’ici sulle case di lusso (una delle poche tasse sui ricchi).
E il miliardo per i ricercatori del Sud e le start-up (nuove aziende) da far sorgere sulle loro idee, stanziato dal governo Prodi? Con il governo Berlusconi lo stanziamento viene girato alle società di navigazione sul lago di Garda, per l’illuminazione del Veneto, l’industria delle armi bresciana, e altre urgenze nordiche. E i soldi per il Sud spesi per aiutare le aziende casearie emiliane, con l’acquisto di stato e di favore di centomila forme di parmigiano? E i 3,5 miliardi bloccati per il Sud, con legge, nel Fondo di Coesione? Il governo Renzi, per mano del ministro Graziano Delrio li sblocca cambiando la legge e li usa per incrementare l’occupazione al Nord, dove c’è il più basso tasso di disoccupazione, a danno del Sud, che ha il maggior indice europeo di senza lavoro. Devo continuare?
Quindi, “definire” i Lep non garantisce niente; “finanziarli” nemmeno; fare i Lep può garantire qualcosa, verificando cosa e quanto e come. Solo allora, a parità di diritti riconosciuti e ugualmente resi a tutti gli italiani e ai territori, di Autonomia (non differenziata) si potrebbe, forse, parlare. Questa è una cosa chiarissima, ma intorbidiscono le acque, per celare l’ovvio.
La determinazione e la spudoratezza con cui un partitino dell’8 per cento (in calo) lo fa, sono accentuate dall’imminenza delle elezioni regionali in Lombardia, dove il candidato della Lega è un ronzino zoppo: Attilio Fontana, il presidente della Regione che gestì peggio di tutti (non in Italia, al mondo, secondo il Los Angeles Time) la pandemia di covid-19, facendo riaprire gli ospedali infetti e liberamente andar via nel resto del Paese, dalle zone dei focolai, centinaia di migliaia di persone senza alcun controllo. In più, fallita la strategia della “Lega nazionale”, e mentre rischia la scissione guidata da Umberto Bossi, Salvini punta sull’Autonomia differenziata per rinverdire gli egoismi animali della Lega-Nord. Se perde le elezioni pure in Lombardia, non gli resta che cercare qualcosa che (come Bossi e altri) non ha mai conosciuto in vita sua: un lavoro.
Giorgia Meloni è ostaggio della disperazione leghista, del confuso attivismo del suo ministro all’Apartheid e delle balle senza ritegno dei sostenitori della Secessione dei ricchi, da Stefano Bonaccini, Pd, presidente dell’Emilia Romagna, a Luca Zaia, Lega, presidente del Veneto. Il primo continua a dire di non volere un euro in più di quanto già riceva la sua Regione e a sperare che la furbata passi non capita.
Il fatto è che proprio il criterio di suddivisione delle risorse nazionali seguito finora, la “spesa storica” (troppo, quasi tutto a poche regioni del Nord, e il nulla o poco più al Sud) è la causa dello squilibrio economico e geografico; ed è la “spesa storica” che i marpioni pigliatutto vogliono garantirsi con legge costituzionale: «Non chiediamo un euro in più», dice, senza vergogna, Bonaccini (Ma va’!); nella più recente delle interviste in ginocchio del Corriere della sera a Zaia, il presidente veneto, senza obiezioni da parte dell’intervistator cortese, spara castronerie galattiche, tipo: «Non ci sono regioni più ricche, perché hanno avuto di più» (no: quelle del Nord emersero dalle acque primordiali già con tutte le autostrade, le ferrovie, l’alta velocità, i Centri di ricerca, le pedemontane a costi da record mondiale a chilometro e non percorse da nessuno, le Olimpiadi invernali a costo zero e le Expo strafinanziate che chiudono in deficit…: mica roba pagata da tutti gli italiani; mentre le Ferrovie dello stato non sanno che esiste Matera, nei paesi del Sud non si arriva perché le strade sono franate, il Ponte sullo Stretto non si fa, perché c’è la mafia, che va bene, “imprenditoriale” solo al Nord…); oppure che l’Autonomia ci può «rendere un Paese bellissimo e con infinite risorse» (al Nord, ovvio, sottraendole agli altri), «moderno come il mondo ormai richiede».
Sì, Zaia, e sarà ogni giorno Natale, festa tutto l’anno, il leone e l’agnello giaceranno insieme (ma l’agnello non chiuderà occhio, se ricordate la battuta). L’altra carognata con cui vogliono rendere “logica” la pretesa dell’Autonomia differenziata è: noi (faccio un esempio semplificato) abbiamo scolari che finite le elementari, devono proseguire gli studi e serve costruire le scuole medie, perché non dovremmo avere (da tutti gli altri) i soldi per farle, solo perché al Sud sono analfabeti?
Il fatto è che le elementari, con i soldi di tutti, le hanno fatte solo al Nord e al Sud sono rimasti analfabeti; ora, quel vantaggio acquisito a danno dell’equità territoriale e della parità dei diritti, diviene un merito del ladro e una colpa del derubato, perché il primo continuerà a pretendere (vuoi fermare la locomotiva?) le scuole superiori, le università e il secondo sarà insultato per la sua ignoranza, mentre resta senza le elementari, perché non ci sono soldi per tutti e per tutto (ma quelli di tutti sempre agli stessi, sì). È così che al Nord progettano di farsi finanziare l’hyperloop (il treno monorotaia da 1.200 km all’ora), mentre al Sud son stati tagliati più di mille chilometri di ferrovia e città capoluogo di Provincia (non solo Matera) sono senza treni e per curarsi, studiare, lavorare, bisogna emigrare inseguendo i soldi rubati al Mezzogiorno.
Ma così quanto tempo ci vuole per metter tutti gli italiani a parità di diritti e condizioni? E che ne so: anni? Decenni? E a quando slitterebbe, così, l’Autonomia (non differenziata)? Non ne ho idea e me ne occupo: il mio problema è riuscire a diventare, dopo più di 160 anni, un cittadino italiano vero, non di serie inferiore.
Giorgia Meloni è finalmente (sogno della vita sua e dell’estrema destra) al governo del Paese, anzi, “della Nazione”; ma può restarci solo se non rompe con la Lega-Nord che la ricatta; e quindi deve assecondarla sull’Autonomia differenziata. Ma se passa quella porcheria, si rompe il Paese, anzi “la Nazione”, per eccesso di disuguaglianze (l’Italia è già il Paese più ingiusto del mondo) e perché il Sud, sempre più convinto che meglio soli che mal accompagnati, se non c’è parità di diritti e possibilità, comincia seriamente a considerare la secessione come l’unica via di uscita da uno stato coloniale. (pa)

Successo a Catanzaro per il convegno su autonomia di Italia del Meridione

Successo per Le Regioni e i Torti dell’Italia Differenziata, il convegno organizzato da Italia del Meridione e svoltosi, nei giorni scorsi, nell’Aula Consiliare della Provincia di Catanzaro.

Soddisfazione, per la numerosa partecipazione, è stata espressa dalla commissaria cittadina di Idm, Serena Varano e dal delegato  all’Autonomia Differenziata e ai Rapporti Stato-Regioni della Direzione Regionale IdM, Antonio Di Virgilio.

Il dibattito sugli aspetti socio-economici e giuridici derivanti dalla proposta di legge Calderoli, animato da stimati relatori, come il Docente di diritto Costituzionale presso la UMG, Andrea Lollo e il noto giornalista e saggista Marco Esposito, giunto a Catanzaro per l’occasione, si è arricchito della preziosa presenza di rappresentanti di alcune amministrazioni, degli enti sovracomunali e delle associazioni di categoria.

Hanno contribuito alla discussione, il Sindaco della cittadina capoluogo, Nicola Fiorita, il Presidente della Provincia di Catanzaro, Amedeo Mormile, il Consigliere Provinciale, Paolo Mattia, il Presidente della Camera di Commercio Catanzaro-Crotone-Vibo, Pietro Falbo e il rappresentante della Confapi Provinciale di Catanzaro, Vincenzo Serra. A presiedere ai lavori, moderati dal giornalista Massimo Clausi, i dirigenti di IdM: Nicodemo Filippelli, presidente onorario, Leo Procopio, segretario provinciale, e Orlandino Greco, fondatore IdM, che hanno rimarcato l’impegno di Italia del Meridione in questa battaglia, anche prima che diventasse uno degli argomenti più caldi e attenzionati di questo Governo.

Nessuna posizione di parte, nessuno scontro ideologico partitico, ma responsabilità politica istituzionale che si apre al dialogo con tutti gli attori possibili, che smuova le coscienze, che vigila attentamente sulle scelte del governo, che rappresenti l’Italia del Meridione che vuole rompere col silenzio generale che per anni ha alimentato il divario Nord-Sud, questa la sintesi dei loro interventi.

«L’autonomia differenziata è un tema molto attuale, ma anche complesso e divisivo che potrebbe avere un impatto drammatico sui nostri diritti di cittadinanza – ha affermato Antonio Di Virgilio – e la modifica dell’assetto istituzionale rischia di cristallizzare le disuguaglianze nord-sud del Paese a dispetto dell’impegno europeo che ha ispirato il Pnrr che avrebbe tra le sue mission soprattutto la riduzione dei divari territoriali».

«Da questo dibattito cittadino è emerso – ha continuato –  come non sia e non debba essere accettabile l’accelerazione data a questo processo di autonomia, con l’inserimento dell’articolo 143 nella legge di bilancio appena approvata, che marginalizza il ruolo del Parlamento. Inoltre, riteniamo che la bozza della legge già presentata al Consiglio dei Ministri abbia l’intento di garantire vantaggi già acquisiti a parti limitate del paese perpetrando la distrazione ventennale di risorse a danno dei diritti civili al SUD, causandone un forte sottosviluppo ed un impoverimento del suo capitale sociale».

«La battaglia che siamo chiamati a combattere – ha concluso – per il futuro dell’Italia tutta è troppo importante e richiede il protagonismo di ciascuno di noi, in ogni settore della vita sociale e produttiva. Siamo certi, come IdM, che questo convegno abbia acceso finalmente la luce su questo importante tema facendo da catalizzatore per altre iniziative che ci auguriamo saranno intraprese in ogni settore produttivo e amministrativo della città».

Alle dichiarazioni di Di Virgilio fanno eco quelle di Serena Varano, commissaria cittadina di Catanzaro: «L’incontro è stata un’ occasione preziosa per ribadire la posizione di IdM sull’Autonomia differenziata in un luogo rappresentativo delle comunità nonché casa dei comuni quale è la Provincia».

«Ed è da questo luogo simbolico – sottolinea Varano – che spero possa continuare il dibattito attraverso una profonda riflessione analitica e obiettiva rispetto alle pretese avanzate da quella parte politica che evidentemente non si riconosce nei principi di uguaglianza e unità della Repubblica».

«Sono molto soddisfatta – ha detto la commissaria cittadina IdM – della numerosa partecipazione a prova del fatto che questo argomento è giustamente sentito da tutti i cittadini».

E nella chiusa i ringraziamenti e un invito: «Ringrazio il presidente della provincia e il sindaco di Catanzaro, la loro presenza è stata preziosa non solo perché entrambi sono la massima espressione dei territori ma soprattutto perché credo sia stato importante ribadire la loro posizione sul tema e ascoltare differenti punti di vista origine di una diversa appartenenza politica. Ritengo fondamentale in questo momento restare uniti al di là di ogni ideologia e appartenenza partitica, perché è in gioco il futuro di questa parte del Paese che per troppo tempo ha visto sottratte risorse importanti e giovani talenti andare via». (rcz)

Il nostro futuro secondo la sindaca di Siderno, Maria Teresa Fragomeni

di ARISTIDE BAVASenza adeguati finanziamenti per la nostra terra il divario con il Nord si allargherà sempre di più. La sindaca Maria Teresa Fragomeni è fortemente preoccupata del futuro della nostra Regione, e quindi, della nostra città. 

«Il 2023 rischia di essere – scrive in una sua nota – un anno di recessione per la nostra Regione. Gli effetti della guerra in Ucraina e della congiuntura economica (inflazione e crisi energetica) impatteranno sul già fragile tessuto economico della Calabria, caratterizzato da bassi redditi e sottoccupazione. Secondo la Svimez avremo un meno 0,9% che allargherà il divario con il resto del Paese Italia che, secondo le proiezioni regionali, sarà ancora più divisa con un Mezzogiorno generalmente interessato da dati recessivi».

Le considerazioni vanno, poi, a quelli che definisce “i nuovi poveri” affermando che «è evidente che il numero di nuovi poveri è destinato a crescere. Su questo, la politica, le parti sociali e le Istituzioni devono agire in maniera netta prima che sia troppo tardi. Quindi ricorda un suo recente intervento al Convegno di Napoli sul Sud e l’ Europa ricordando dio aver sottolineato come sia «necessaria e non più rinviabile  una forte crescita di investimenti pubblici nel Mezzogiorno».

«Occorre – afferma – una ottimizzazione della progettazione e della spesa, delle risorse previste dalle politiche di coesione e dal Pnrr. La debolezza delle pubbliche amministrazioni del Sud, prive delle risorse umane qualificate e specializzate sta determinando il concreto pericolo di una mancata occasione per la parte più svantaggiata dell’Italia. Le procedure di assunzione, necessarie, hanno tempi non compatibili con l’obiettivo di progettare sul Pnrr. Del resto tra il 2010 ed il 2019 gli occupati nei Comuni del Mezzogiorno sono calati del 15%!!! La proposta di una alleanza progettuale ed attuativa per supportare le progettazioni, lanciata da Bianchi, per coinvolgere Università, ordini professionali in uno sforzo, va subito praticata per evitare la perdita di Risorse Economiche decisive se si vuole invertire la rotta, non solo al Sud: è infatti ormai chiaro che se non cresce il Mezzogiorno non cresce l’Italia».

Quindi interviene sulla “bozza Calderoli e la cosiddetta Autonomia Differenziata”, evidenziando che «urge ragionare di una realtà che sfata il luogo comune sulla spesa pubblica dello Stato superiore di ben 4 mila euro pro capite nelle regioni del Nord. È il tempo – dice – di abbandonare una semplice posizione di rifiuto del disegno leghista, che rischia di essere di retroguardia: della proposta Calderoli  e che non si può nemmeno discutere».

Nella chiosa finale l’affermazione che «servono politiche pubbliche di investimenti rilevanti nel Mezzogiorno, coordinate dentro una visione strategica di sviluppo. O si affronta la principale frattura economica e sociale del nostro Paese, o si sceglie di non occuparsi della più grande disuguaglianza del nostro tempo. Questo l’orizzonte cui lavorare per la Calabria e per l’Italia». (ab)