Il sindaco di Cosenza Caruso: Domani insieme ai sindaci per dire no all’autonomia

Il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha annunciato la sua presenza, davanti alla Prefettura di Cosenza al sit-in di mobilitazione dei Sindaci contro l’autonomia differenziata, «a difesa dell’unità nazionale e dei nostri territori».

Quella del primo cittadino, infatti, non è una protesta dell’ultima ora: «ma portata avanti sin dagli esordi dello sciagurato disegno del DDL Calderoli che mi ha visto presente a Napoli il 17 marzo del 2023, insieme a tanti colleghi Sindaci, così come ho partecipato con convinzione, insieme  a Monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza Bisignano, alla manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil  il 10 Giugno 2023. Una battaglia, la mia, convinta e determinata, che è stata pienamente compresa dai cittadini tanto che a Cosenza sono state raccolte ben 4652 firme contro l’autonomia differenziata, rendendo la nostra città prima in Calabria e terza nel Mezzogiorno dopo Napoli e Bari».

«Con il nostro arcivescovo Checchinato – ha incalzato Caruso – sono convinto che “Il Governo, così come la Chiesa, devono lavorare per azzerare le diseguaglianze sociali”. Ecco perché non smetterò mai di lottare per l’uguaglianza di tutti gli individui e il superamento dei divari, contro una riforma, dunque, che va invece nella direzione opposta, rischiando di dividere l’Italia in 20 Repubblichette. Un disegno progettato e condotto a danno dei territori delle regioni del Sud e delle nostre comunità. In questo senso, pertanto, la mobilitazione, per quanto mi riguarda, continua, non incomincia domani,  e sarà sempre più serrata».

«Per sabato prossimo, 17 febbraio, infatti, nella Sala Quintieri del Teatro Rendano – ha reso noto – il Comune di Cosenza ha promosso un incontro pubblico sul tema No all’autonomia differenziata. Si all’Italia Unita dei Comuni. A concludere i lavori sarà il presidente di Anci nazionale, nonché sindaco di Bari, Antonio De Caro. All’iniziativa interverranno S.E. Monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo della diocesi Cosenza-Bisignano, il Presidente di Svimez Italia, prof. Adriano Giannola e Nicola Irto, unico senatore calabrese a votare contro il disegno di legge governativo. Partecipano, inoltre, per un loro contributo, le organizzazioni sindacali e di categoria e  i colleghi Sindaci con indosso la fascia Tricolore».

«Sarà questa – ha concluso il primo cittadino – una occasione importante per promuovere un movimento sempre più ampio e partecipato, fuori da schemi politici e di appartenenza, con il fine esclusivo di una giusta opposizione ad un disegno secessionista». (rcs)

 

Bevacqua (PD): Occhiuto dica chiaramente la sua posizione sull’autonomia

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, «senza più nascondersi soltanto per proseguire ad assecondare i voleri di Giorgia Meloni e Matteo Salvini», di «parlare chiaramente e dire come intende posizionare il suo governo su una questione nevralgica per il futuro dei calabresi», ossia l’autonomia differenziata.

«Sarebbe opportuno e non rinviabile, che, invece di ricorrere alle solite armi di distrazioni di massa, si andasse al centro delle questioni», ha aggiunto Bevacqua, assicurando come «proseguiremo, ad ogni livello e con ogni mezzo, l’azione di opposizione alla riforma Calderoli che deve essere fermata».

Per il dem, poi, «fa bene la segretaria del Pd Elly Schlein a non farsi tirare per la giacca dalla premier Meloni nella polemica, creata ad arte, contro il presidente della Campania Vincenzo De Luca sull’autonomia differenziata».

«Come al solito – ha proseguito Bevacqua – il centrodestra che non riesce a governare il Paese, così come la Calabria, ogni volta che si arriva al merito delle questioni preferisce mandare la palla in tribuna. E così mentre cittadini, associazioni, sindaci, governatori del Sud e la stessa Chiesa insorgono contro la secessione dei ricchi voluta dalla Lega, la premier si sente offesa per dichiarazioni, seppur dure, del governatore della Campania che continua a chiedere risposte concrete, a partire dallo sblocco dei fondi per il meridione. E, invece di polemiche fini a se stesse, sarebbero dovute spiegazioni anche sui ritardi accumulati sulla Zes e sul Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc)».

«Un copione che conosciamo bene in Calabria dove Occhiuto – ha concluso – quando si parla di autonomia differenziata, ricorre a slogan pubblicitari, invece di spiegare quale sia la posizione del suo governo e di Forza Italia sulla riforma che mette in discussione l’unità del Paese e affossa le regioni meridionali». (rcz)

 

CHIAMATA PER IL SUD: UNA MOBILITAZIONE
PER FERMARE L’OMBRA DELL’AUTONOMIA

di ANGELO SPOSATO  – Sull’autonomia differenziata si sta creando un movimento di pensiero diffuso e trasversale che sta iniziando a capire i pericoli del progetto Calderoli e della Lega. Sin dall’inizio come Cgil Calabria abbiamo sempre ribadito che questo progetto fosse una secessione camuffata, una vecchia bandiera ideologica che oggi è stata barattata con il premierato e la riforma della giustizia.

Per queste ragioni abbiamo declinato l’invito ad incontrare il Ministro Roberto Calderoli in Calabria lo scorso anno. Quello che sta avvenendo in Parlamento e nel governo è un baratto politico, letale per tutto il Paese. Se ne sono resi conto i sindaci e va apprezzata la posizione dell’Anci Calabria e del suo presidente Rosaria Succurro. Oggi più che mai la battaglia contro il disegno di legge Calderoli deve unire parti sociali, amministratori, società civile, forze politiche che hanno a cuore l’unità nazionale.
Tempo addietro, al congresso regionale e nei vari interventi, abbiamo dimostrato come il progetto di autonomia differenziata possa essere letale anche per il Nord del Paese.

Ci sono aree del nord che vivono un processo di destrutturazione industriale, non offrendo più servizi adeguati, pensiamo al tema della casa, al costo della vita, al tema salariale, alla sanità privata che sostituisce quella pubblica. Il problema non si risolve chiudendosi in piccoli staterelli. I giovani del sud che fuggono per mancanza di prospettive non andranno nelle regioni del nord, ma emigreranno all’estero come avvenne negli anni ’60 e ’70 e come sta avvenendo tutt’ora.

C’è il tema del calo demografico, vera e propria emergenza. C’è il tema dell’invecchiamento del Paese, di oltre dieci anni rispetto alla media europea, che non si risolve con l’autonomia differenziata. C’è inoltre, un tema da tutti sottaciuto che potrà fare ulteriormente la differenza. Il peso della criminalità e delle mafie che si è oramai radicata nelle regioni del nord rendendole meno competitive e assoggettate al potere criminale. Le varie inchieste giudiziarie di diverse procure nel nord hanno evidenziato il potere di infiltrazioni nella pubblica amministrazione e nelle imprese, cosa questa grave e pericolosa.

E come sappiamo, lì dove c’è il proliferare delle mafie c’è economia debole, ed il mercato economico e del lavoro viene controllato, sfruttato, sottopagato. Su questo farebbero bene a riflettere dal governo, perché quello che loro ritengono autonomia può diventare trappola mortale. Il sistema economico e produttivo del nord, con questo progetto e con le scelte del governo in materia economica, rischia di diventare succursale di Francia e Germania.

Il 13 febbraio occorre sostenere i sindaci e l’Anci davanti alle Prefetture della Calabria e auspichiamo possano avere a loro fianco il vessillo della Regione Calabria e il presidente. Serve una grande mobilitazione delle coscienze e delle persone, serve parlare con giovani, nelle scuole, sui rischi e gli effetti pericoli dell’autonomia differenziata per il loro futuro e per l’unità del Paese.
Occorre scendere nelle strade e nelle piazze per parlare ed informare le persone. Il tempo è adesso per difendere la nostra costituzione. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

A Scalea il dibattito sull’autonomia: Una sfida per il Sud e la Calabria

«L’autonomia differenziata rappresenta una sfida per il sud e la Calabria, ma è necessario affrontarla con determinazione e definire con chiarezza gli obiettivi e le risorse necessarie per raggiungerli. Solo così si potrà dare una reale opportunità di miglioramento alla Calabria e al Sud in generale». Sono le conclusioni a cui si è giunti nel corso del dibattito sul disegno di legge svoltosi nei giorni scorsi a Scalea.

Un incontro a cui hanno partecipato diversi esponenti politici e il giornalista e saggista Marco Esposito, già assessore della città di Napoli, illustrando posizioni sia favorevoli che contrarie al ddl Calderoli.

La discussione è stata moderata da Umberto De Rosa, e ha rappresentato un momento importante per valutare le opportunità e le criticità dell’autonomia differenziata per il sud e la Calabria.

Il dibattito sull’autonomia differenziata è un tema di grande importanza per il sud e la Calabria in particolare. Questa regione, infatti, si trova in una situazione di grande difficoltà, occupando gli ultimi posti in tutte le classifiche dei settori, dalla sanità all’ambiente.

Giacomo Saccomanno, esponente della Lega, ha sottolineato l’importanza di partire dalla situazione attuale per comprendere la gravità della situazione e stabilire gli obiettivi da raggiungere. La Calabria ha da tempo una “vecchia questione mediana” che non è mai stata risolta, nonostante i vari tentativi di risanamento. L’autonomia differenziata, approvata nel 2001, potrebbe rappresentare un’opportunità per il sud e la Calabria, ma è necessario affrontare le criticità che hanno impedito finora un reale cambiamento.

Saccomanno ha sottolineato che il percorso per l’approvazione dell’autonomia differenziata è ancora lungo e complesso. Sebbene il disegno di legge sia stato approvato al Senato, deve ancora passare alla Camera dei Deputati per essere definitivamente approvato. Tuttavia, il Senato ha fornito le indicazioni su ciò che dovrà essere fatto per raggiungere l’autonomia differenziata.

L’esponente della Lega ha sottolineato che l’autonomia differenziata non significa dividere l’Italia in due, ma rappresenta un’opportunità per il sud e la Calabria di migliorare le proprie condizioni. Tuttavia, affinché ciò avvenga, è necessario individuare le materie e le risorse che saranno delegate al governo per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Senza queste risorse e senza i livelli da rispettare, l’autonomia differenziata non avrà effetti concreti.

Saccomanno ha sottolineato che è necessario definire con chiarezza gli obiettivi e le risorse per poter risanare la Calabria. Se ciò non avverrà, il dibattito sull’autonomia differenziata sarà stato solo un esercizio verbale senza alcun impatto reale.

Sarà fondamentale individuare le risorse e i livelli da rispettare per garantire un reale cambiamento e un risanamento della regione. (rcs)

LE “PICCONATE” DI ROSARIA SUCCURRO
FANNO BENE E RISVEGLIANO LA POLITICA

di MIMMO NUNNARI – Le parole sono state chiare, sincere, coraggiose e soprattutto lontane dal politichese astruso e incomprensibile: «Non siamo affatto disposti ad accettare questo provvedimento ingiusto [l’Autonomia differenziata ndc], irragionevole e gravato da evidenti incertezze, che creerebbe una frattura insanabile tra il Nord e il Sud, aumenterebbe le diseguaglianze già esistenti tra le due aree, impoverirebbe il Mezzogiorno e ridurrebbe in misura irrecuperabile i diritti dei cittadini meridionali, a partire da quello alla salute e allistruzione». Firmato Rosaria Succurro, sindaco di San Giovanni in Fiore, presidente dellAnci Calabria, esponente di Forza Italia, che così lancia un’invettiva, di tipo dantesco, contro l’Autonomia differenziata: la “spacca Italia”, voluta dalla Lega di Salvini e Calderoli.

In un’epoca in cui, come profetizzava Pier Paolo Pasolini, le parole della politica sono generalmente pronunciate solo per rafforzare il potere omologato e creare nuove disuguaglianze e ingiustizie, le parole libere, fuori dal coro, di Succurro, meritano applausi per il tono, il linguaggio, il coraggio di rompere la “potenza omologativa” del suo stesso schieramento di centrodestra, che comprende il suo partito Forza Italia e per il proposito di agire, o intervenire, con coscienza civica – come rappresentante istituzionale – di fronte a una situazione che le sarà sembrata incompatibile con i propri valori fondamentali di donna e politica del Sud, correndo anche i rischi di “scomunica”. Scomunica, che è arrivata subito, con un irato j’accuse della deputata calabrese della Lega Simona Loizzo, che si conclude con parole in linea col linguaggio litigioso della politica di oggi, parole, a dir poco, ineleganti: …«Alla donna di San Giovanni in Fiore che si adopera per cittadinanze onorarie a Sinner consiglio di dedicarsi a commentare il tennis. Almeno eviteremo di ascoltare castronerie allo stato brado…».

Parole forti, col profumo di insulti, qualcuno ha detto pure sessiste, “coerenti”, però, con il metodo dell’aggressione verbale diventata linguaggio comune, da quando c’è la Lega nel panorama politico italiano. Parole che forse nascondono una malcelata preoccupazione e che il gioco sia più grande della “lite” locale. E cioè che le “picconate” di Succurro respinte con furia, come solitamente si fa con un avversario e non con un alleato a cui si manda a dire: “Non è tempo di Masanielli con la gonna e di muine” neoborboniche”, siano solo l’inizio di un cambiamento di passo di Forza Italia, che al Sud, in Calabria in particolare, ha la sua roccaforte: con una prevalenza politica indiscutibile e difficilmente soppiantabile, a meno che non compia errori “mortali”, come il consentire un passaggio storico dell’Italia – tutto sommato ancora unita – all’Italia “due”: con un Nord somigliante al Belgio grasso e un Sud abbandonato al suo sottosviluppo e a una deriva inevitabilmente mafiosa. (mnu)

L’OPINIONE / Vincenzo Capellupo: Rapporto Svimez dimostra realtà drammatica su sanità

di VINCENZO CAPELLUPO – Il rapporto Svimez sul divario assistenziale tra Nord e Sud Italia ci restituisce sulla sanità uno scenario per molti versi non nuovo ma pur sempre drammatico. Anzi, il fatto che la realtà diseguale non cambi e in prospettiva possa addirittura peggiorare, complica ancora di più le cose e impone oggi più che mai una netta assunzione di responsabilità politica.

Giusto per fornire qualche dato emblematico: la Calabria spende per abitante poco più di 1.700 euro a fronte di una spesa media nazionale che supera i 2.000; il 43% dei malati oncologici calabresi (l’incidenza più elevata in Italia) va a farsi curare fuori e neppure nelle regioni confinanti ma oltre; solo l’11,8% delle donne ha effettuato in Calabria screening per la prevenzione oncologica ed è la percentuale più bassa fatta registrare in Italia. Tutti nostri corregionali che popolano quel Sud che, nel suo complesso, ha una speranza di vita inferiore di un anno e mezzo e fa registrare un 8% di nuclei familiari in povertà sanitaria contro il 4% del Nord-Est: persone che non si curano perché non hanno i soldi per farlo.

Un disastro di diseguaglianze che l’autonomia differenziata è destinata a cristallizzare e ad aggravare nel lungo periodo. Non lo dice (solo) l’opposizione al governo Meloni e alle sue ipoteche leghiste. Lo dicono lo stesso Svimez, Save The Children, Ong che firma anch’essa il rapporto, la Fondazione Gimbe. Lo hanno detto di recente i vescovi della Conferenza Episcopale Calabra, che hanno invitato politici e società civile del Mezzogiorno ad alzare la voce contro il tentativo di dividere il Paese aumentando le distanze e le diseguaglianze tra territori.

A dar retta alle parlamentari leghiste Loizzo e Minasi, tutti soggetti che non hanno capito il senso dell’autonomia differenziata e il valore delle opportunità che essa racchiuderebbe. Così come non lo avrebbe capito la presidente di Anci Calabria, Rosaria Succurro, che pure del centrodestra fa parte e dunque, in teoria, dovrebbe sostenere uno dei punti che il governo centrale ritiene qualificanti della sua azione politica. Delle due l’una dunque: o tutti – analisti, operatori umanitari, uomini di chiesa, sindaci (anche) del centrodestra – hanno perso improvvisamente la capacità di discernimento, oppure sono i leghisti – Salvini, Calderoli e i loro ascari locali – a non aver mai abbandonato l’idea di separare il Nord dal Sud, abbandonando quest’ultimo al suo destino. Quel destino che il rapporto Svimez, da ultimo, sembra confermare.

Tertium non datur, direbbe Aristotele. In realtà, per molti il re è nudo, il gioco è scoperto, e le contraddizioni del centrodestra e nel centrodestra sono palesi. Non resta che attendere parole chiare per bocca di chi, da meridionale, riveste ruoli di responsabilità politica, a Catanzaro come a Roma. Dica da che parte sta, perché più il disegno di legge Calderoli cammina e più si assottiglia il tempo del gioco delle tre carte. (vc)

[Vincenzo Capellupo è consigliere comunale di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Si parla di libertà di stampa e poi manca la pluralità di notizie

di GIACOMO SACCOMANNONon è polemica, ma solo una presa d’atto. Quando si parla di problemi seri e di interventi precisi qualche testata fa finta di non vedere. Con l’evidente conseguenza che viene ad essere violata la corretta informazione. Certamente, ognuno pubblica quello che ritiene più conveniente, ma questa non è, sicuramente, consona a quella libertà di stampa che dovrebbe consentire una partecipazione collettiva. Sulla autonomia differenziata pochi hanno letto il testo di legge approvato al Senato e che, ancora, deve fare un percorso molto lungo. Ma, a sparare nel mucchio fa sempre clamore!

Lo schiamazzo mediatico, però, non è una corretta informazione e tende a depistare la verità. Il Sud e l’Italia intera hanno necessità di migliorare e di utilizzare al massimo le poche risorse esistenti per cercare di eliminare quel divario sussistente tra il Nord ed il Sud. La cosiddetta “Questione meridionale” che non è stata mai correttamente affrontata e risolta, pur essendo decorsi decenni che hanno solo peggiorato la situazione.

Il Sud e la Calabria, in particolare, sono agli ultimi posti in tutte le classifiche attuali. Senza aggiungere la incapacità di utilizzare adeguatamente i fondi comunitari e la continua restituzione degli stessi. Circostanze queste innegabili e che dimostrano di come il Sud e la Calabria siano state gestite malamente e che questo andazzo non è stato mai corretto: tante dichiarazioni di intenti, ma nessuna misura reale ed incisiva.

Si è già detto, ma si deve ribadire per amore di verità: «Nel 2001 la sinistra decide di approvare una riforma per applicare il dettato costituzionale e dopo oltre 20 anni il Parlamento approva al Senato il disegno di legge presentato dal Governo (A.S. 615), che costituisce l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in tema di c.d. regionalismo differenziato. Da tempo, infatti, si è ritenuto (e questo Governo ha confermato questa posizione fin dal suo insediamento) che la disposizione costituzionale abbia bisogno di una attuazione da parte di una fonte legislativa. E, comunque, il testo originario di legge è stato ampiamente modificato dal Senato, che ha recepito numerosi emendamenti anche delle opposizioni».

«E, invero, l’obiettivo principale del disegno di legge è la definizione della procedura che porta all’adozione della legge rinforzata di approvazione dell’intesa fra Stato e Regione interessata concernente ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il disegno di legge, poi, detta norme per il trasferimento delle funzioni (art. 4), per l’attribuzione di risorse finanziarie, umane e strumentali (art. 5), per l’attribuzione di funzioni agli enti locali (art. 6), per la durata nel tempo delle intese (art. 7) e per il monitoraggio (art. 8). Infine, il disegno di legge persegue finalità più ampie, di attuazione complessiva del Titolo V della Costituzione, a riprova del fatto che l’art. 116, terzo comma, Costituzione è, in realtà, il “motore” per il completamento di alcuni istituti costituzionali di primaria importanza. È di indispensabile importanza, al contrario di quello che viene affermato dalla sinistra e, dispiace, anche dalla Chiesa, l’articolo 2, che attribuisce al Governo una delega legislativa, da esercitarsi entro ventiquattro mesi, per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (Lep) nelle materie interessate dall’autonomia differenziata».

«Finalmente, dopo oltre 22 anni, si potrà iniziare un percorso serio e concreto per cercare di eliminare il divario esistente, con individuazione delle risorse necessarie. Il problema sarà avere degli amministratori capaci, poi, di utilizzare le risorse e mettere in atto quel piano straordinario per colmare l’attuale deficit esistente. E qui che si misurerà la capacità della Calabria e del Sud di riuscire, finalmente, ad essere concreti e adeguati. La Lega è pronta a confrontarsi con tutti per dimostrare la bontà dell’iniziato percorso, purché gli interlocutori studino e possano, con un dialogo corretto, apportare anche miglioramenti al disegno di legge. Il resto è solo una “menzogna” gridata per interessi partitici e non, invece, per la crescita economica e sociale del Mezzogiorno».

Ebbene, pochi conoscono il testo di legge e, comunque, non si può accettare che il presidente dell’Anci Calabria, possa affermare una posizione negativa senza aver affrontato seriamente il problema. Comprendiamo che la maggioranza dei sindaci, per ignoranza o tendenziosità, contrasta l’autonomia differenziata, ma questo non può accettarsi da chi è stata eletta nel Cd. Ci dispiace che la Succurro non si renda conto di quello che ha detto e della evidente poca conoscenza della materia. Come già ribadito la Lega è disponibile a qualsiasi confronto serio per far comprendere di cosa si sta parlando. E la Succurro sa come incontraci per un confronto serio e sereno nell’interesse esclusivo della comunità calabrese e del Sud. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

QUEL DIVARIO NEL DIRITTO ALLA SALUTE
DALLA CALABRIA È FUGA PER CURARSI

di LIA ROMAGNO – Nel Mezzogiorno peggiori condizioni sanitarie, meno prevenzione e più alta mortalità oncologica.

Due donne, una emiliana, l’altra calabrese, hanno la stessa patologia oncologica ma una diversa possibilità di futuro che riflette il gap tra Nord e Sud nella sanità, e si traduce in un divario nel diritto alla salute. Sono le protagoniste del video che ha fatto da prologo alla presentazione del rapporto Un Paese, due cure. I divari Nord – Sud nel diritto alla salute, realizzato da Svimez in collaborazione con Save The Children.

I numeri messi nero su bianco mostrano come la loro possibilità di futuro dipenda dalla disponibilità di cure – che è non pari sul territorio – che si declina su tanti fronti: dagli screening periodici nell’ambito della prevenzione alle apparecchiature necessarie, dalla qualità delle strutture sanitarie alla loro prossimità, tutti elementi che sono alla base di quel turismo sanitario verso le regioni centro-settentrionali che fa ancora grandi numeri e che comunque non è alla portata di tutti, alimentando il fenomeno dell’impoverimento sanitario, ovvero il peggioramento delle condizioni economiche familiari, se non la rinuncia alle cure. È su questa Italia già drammaticamente “spaccata”, l’innestarsi di forme di autonomia differenziata non potrà che approfondire il solco, mettendo ulteriormente a rischio il principio dell’equità orizzontale della sanità.

I numeri offrono una fotografia allarmante, che il pacchetto di prerogative che la riforma Calderoli “consegna” alle Regioni, non potrà che aggravare. Senza considerare il fatto che «quelle del Mezzogiorno, tra piani di rientro e commissariamento, hanno le ganasce e non possono prendere nessuna autonomia regionalistica», sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenuto alla tavola rotonda, insieme al direttore della Svimez, Luca Bianchi, Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the children, e Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

I numeri, illustrati da Serenella Caravella, ricercatrice della Svimez, mettono a fuoco un aumento dei divari territoriali in un contesto di debolezza generalizzata del sistema sanitario nazionale, che il confronto con gli altri Paesi europei mette ancora di più in evidenza: le risorse pubbliche stanziate sono in media pari al 6,6% del Pil, contro il 9,4% della Germania e l’8,9% della Francia, a fronte di un contributo. La spesa sanitaria pubblica reale pro-capite è calata sul suolo tricolore del 2% tra il 2010 e il 2022, mentre è aumentata del 38% in Germania e del 32% in Francia.

L’incidenza della spesa sanitaria privata, pari al 24% della spesa sanitaria complessiva, è invece quasi doppia rispetto a quella di Francia e Germania, rispettivamente al 15,2% e al 13,5%.

I dati relativi alla spesa sanitaria pro capite nelle singole regioni spiegano il divario: per la spesa corrente la media italiana è di 2.140 euro, che in Calabria scende a 1.748 euro, in fondo a un’ideale classifica anche Campania (1.818 euro), Basilicata (1.941 euro) e Puglia (1.978 euro). Guardando al Nord, giusto per fare qualche esempio, è pari a 2.583 euro in Friuli, a 2.495 euro in Emilia Romagna.

Per la parte di spesa in conto capitale, i valori più bassi si registrano in Campania (18 euro), Lazio (24 euro) e Calabria (27 euro), a fronte di una media nazionale di 41 euro. Mentre risalendo la Penisola, il Friuli si attesta sui 60 euro, 63 il Veneto, 85 euro la Valle d’Aosta.

Sulla qualità delle prestazioni e dei servizi offerti è “illuminante” il monitoraggio Lea, i Livelli essenziali di assistenza (prestazioni, distrettuale, ospedaliera), in cui spiccano i deludenti risultati del Mezzogiorno, dove 5 regioni risultano inadempienti (non raggiungono il punteggio minimo, ovvero 60 su una scala da 0 a 100).

Nella fotografia scattata nel rapporto Svimez emergono altri dati drammatici: su 1,6 milioni di famiglie italiane in povertà sanitaria – perché hanno avuto difficoltà nel sostenere le spese sanitarie, o hanno rinunciato alle cure – 700 mila vivono al Sud. Qui la povertà sanitaria riguarda l’8% dei nuclei familiari, una percentuale doppia rispetto al 4% del Nord-Est (5,9% al Nord-Ovest, 5% al Centro).

Un altro primato negativo è sulla speranza di vita alla nascita che è 81,7 anni (dato 2022) per i cittadini meridionali, in media 1,5 anni inferiore a quella dei settentrionali.

Ma il divario si riscontra già nelle culle: secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 1,8 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era quasi doppio in Sicilia (3,3) e più che doppio in Calabria (3,9).

E nel Mezzogiorno è più alta anche la mortalità per tumore che è pari al 9,6 per 10 mila abitanti per gli uomini rispetto a circa l’8 del Nord; per le donne è rispettivamente a 8,2 e inferiore a 7 al Nord: nel 2010, si rileva nel rapporto, i due dati erano allineati. E su questo fronte “la partita” si gioca soprattutto sul campo della prevenzione: tra il 2021 e il 2022 circa il 70% delle donne tra i 50 e i 69 anni si sono sottoposte ai controlli, due su tre aderendo ai programmi di screening gratuiti messi in campo dalle Regioni. Anche qui la copertura è diversa sul territorio: si va dall’80% nel Nord al 76% nel Centro, fino ad appena il 58% nel Mezzogiorno. Prima in classifica il Friuli-Venezia Giulia (87,8%), fanalino di coda la Calabria, dove solamente il 42,5% delle donne di 50-69 anni si è sottoposto ai controlli.

Per quando riguarda la possibilità di fruire degli screening organizzati, la percentuale delle donne oscilla tra il 63 e il 76% in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, P.A. di Trento, Umbria e Liguria e circa il 31% in Abruzzo e Molise. Le quote più basse si registrano in Campania (20,4%) e in Calabria, dove le donne che hanno effettuato screening promossi dal Servizio Sanitario sono appena l’11,8%, il dato più basso in Italia: numeri che in queste regioni hanno molto a che fare, oltre che nelle difficoltà sull’organizzazione delle campagne di prevenzione, spiega Caravella, con la carenza di personale, l’obsolescenza dei macchinari, tutti fattori che giustificano una scarsa fiducia nella qualità dei servizi.

La “fuga” dal Mezzogiorno verso le strutture sanitarie del Centro e del Nord ha numeri importanti: nel 2022, dei 629 mila migranti sanitari, il 44% era residente in una regione meridionale.

Per le patologie oncologiche, 12.401 pazienti meridionali (il 22% del totale) si sono spostati per ricevere cure negli ospedali del Centro e del Nord. In direzione opposta hanno viaggiato solo 811 pazienti del Centro-Nord (lo 0,1% del totale). Ed ancora la Calabria a detenere il primato del “turismo sanitario”: il 43% dei pazienti si rivolge a strutture sanitarie di regioni non confinanti. Seguono Basilicata (25%) e Sicilia (16,5%).

Per i pazienti pediatrici “l’indice di fuga” nel 2020 si è attestato in media all’8,7% a livello nazionale, con differenze territoriali che vanno dal 3,4% del Lazio al 43,4% del Molise, il 30,8% della Basilicata, il 26,8% dell’Umbria e il 23,6% della Calabria. Nel complesso, «la fuga per farsi curare vale 4,25 miliardi», è la stima fornita da Cartebellotta.

L’attuazione dell’autonomia differenziata, si sostiene nel report, rischia di aggravare ulteriormente il divario, creando una maggiore sperequazione finanziaria e, di conseguenza, ampliando le diseguaglianze nel diritto alla salute e il fenomeno della mobilità sanitaria (che porta altri soldi nelle casse delle regioni di destinazione).

«La concessione di ulteriori forme di autonomia – si sostiene – potrebbe determinare ulteriori capacità di spesa nelle Regioni ad autonomia rafforzata finanziate dalle compartecipazioni legate al trasferimento di funzioni e, soprattutto, dall’eventuale extra-gettito derivante dalla maggiore crescita economica».

Senza contare che la discrezionalità nella gestione e retribuzione del personale, la regolamentazione dell’attività libero-professionale, l’accesso alle scuole di specializzazione, le politiche tariffarie rafforzano la competitività del sistema sul fronte dell’attrazione di fondi e risorse umane – quest’ultime già carenti sull’intero territorio – e della possibilità di garantire servizi più efficienti.

«Chi afferma che dall’autonomia trarranno vantaggio le regioni del Sud dice una balla spaziale», la chiosa di Cartabellotta.

Per Bianchi la possibilità di un riequilibrio della situazione passa «dall’aggiornamento del metodo di riparto delle risorse del fondo sanitario nazionale con gli indicatori socio-economici: i criteri di deprivazione sono al momento considerati solo marginalmente, sottostimando il bisogno di cura e prevenzione nel Sud». (lr)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud –L’Altravoce dell’Italia]

L’OPINIONE / DAVIDE TAVERNISE (M5S): «Svimez certifica il rischio di questa Autonomia differenziata»

di DAVIDE TAVERNISE – L’autonomia differenziata, così com’è stata licenziata al Senato, rappresenta l’ultimo tassello per la completa perdita del diritto alla salute in Calabria. Lo spiega bene il rapporto Svimez “Un Paese due cure” che pone l’attenzione sul divario già esistente fra nord e sud e sulle prospettive future, non proprio consolatorie.

Un allarme, quello lanciato dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che si basa su dati tristemente noti riletti sotto una nuova luce: quella dell’autonomia differenziata. Ciò che esce fuori è una fotografica in bianco e nero, dove i punti luce non riguardano quelle regioni, come la Calabria, che risultano inadempienti anche rispetto al raggiungimento dei Lea.

Il rischio che il testo di Calderoli possa realmente ampliare le disuguaglianze tra le regioni nelle condizioni di accesso al diritto alla salute è concreto, non una presa di posizione ideologica né una sterile opposizione partitica. Necessario a questo punto fare marcia indietro o apportare profondi correttivi al testo, al fine di garantire in maniera uniforme il diritto alla salute su tutto il territorio nazionale. Per far questo il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: si deve tornare ad investire in Sanità, prevedendo una quota maggiore di quel 6,6% del Pil che oggi viene destinato alla spesa sanitaria, molto più basso rispetto ad altri Paesi europei.

Non è più possibile accettare che oltre il 43% dei malati calabresi preferisca curarsi fuori regione, per ricevere cure adeguate che l’organizzazione sanitaria regionale non riesce ad erogare, un fenomeno che coinvolge anche il 23,6% di pazienti pediatrici. O ancora non sembra possibile che il 42,5% delle donne calabresi tra i 50 e i 69 anni non si sia mai sottoposta a programmi di screening oncologici gratuiti, offerta che dovrebbe essere garantita in tutta Italia in maniera uniforme perché compresa tra i Lea. Tutto ciò è dovuto sempre al mancato investimento, che trova compimento nel dato più sconfortante di tuttti che riguarda lo stanziamento di risorse pubbliche destinate alla sanità: a fronte di una media nazionale che è pari a 2,140 euro, la spesa corrente più bassa si registra in Calabria con 1,748 euro.

L’autonomia differenziata, per come è stata pensata, non riuscirà a colmare questi divari che oggi sono evidenti e preoccupanti ma che non trovano risposte adeguate da parte del governo centrale e da quello regionale. (dt)

(Davide Tavernise è consigliere regionale e capogruppo del Movimento 5 stelle)

Pd Calabria: Occhiuto dica se sta con Succurro o Loizzo

Il Pd Calabria, dopo lo scontro durissimo andato in scena a mezzo stampa tra Rosaria Succurro, che si schiera contro l’autonomia differenziata, e Simona Loizzo che le consiglia il tennis considerando le sue scarse attitudini alla politica, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di indicare da che parte sta.

«Lo scontro di basso profilo tra Succurro, presidente Anci e esponente di Forza Italia, e la deputata leghista Loizzo sull’autonomia differenziata regala un’altra deprecabile fotografia dell’attuale maggioranza di governo che, purtroppo, guida la Calabria e l’Italia», hanno detto i dem, sottolineando come «la verità è che Succurro nelle vesti istituzionali di presidente Anci non ha potuto fare altro che schierarsi dalla parte dei sindaci e dei Comuni contro un provvedimento iniquo che spaccherà in due l’Italia e lascerà sprofondare le Regioni e le Città del Meridione. Dimenticandosi anche che Forza Italia, pur turandosi il naso, ha dovuto obbedire al governo Meloni, trainato dalla Lega, e votare sì a una riforma scellerata e chiaramente antimeridionalista».

«Ulteriore dimostrazione delle spaccature e dei dubbi azzurri, già ben rappresentanti dalle incertezze del governatore Occhiuto che, dietro lo slogan “no money no party” – hanno proseguito – ha provato a giustificare una posizione indifendibile che di fatto ha svenduto la Calabria. Così come urlato dal Pd in occasione dell’ultima direzione regionale alla quale ha partecipato anche il capogruppo a palazzo Madama Francesco Boccia. Per la Lega di Salvini evidentemente la misura è colma, e non sono accettate insubordinazioni o distinguo di qualsiasi genere e, dunque, Loizzo è subito scesa in campo contro la collega di centrodestra in maniera dura, e anche offensiva, dimostrando in pieno l’intenzione e l’idea del Carroccio che pensa di poter disporre della Calabria come meglio crede».

«È opportuno adesso che il centrodestra – hanno concluso i dem – si chiarisca le idee sull’autonomia differenziata e assuma l’unica posizione possibile e cioè quella contraria e a difesa della Comunità dei calabresi che dovrebbero rappresentare dopo avere vinto le elezioni. Così come è fondamentale che Occhiuto adesso si esponga e dica da che parte sta: se con la sua collega di partito Succurro o con la leghista Loizzo». (rrc)