Braga (PD): Calabria tra le regioni che rischia di più con l’autonomia differenziata

«La Calabria è una di quelle regioni che rischia di essere più colpita da questo disegno pericoloso voluto dalla destra che spacca il Paese, che aumenta le disuguaglianze e che rischia di condannare dei territori a una situazione di fragilità, soprattutto le persone più in difficoltà». È l’allarme lanciato da Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati, nel corso dell’iniziativa a Cosenza.

«Questo disegno non prevede nessuna risorsa per garantire i livelli essenziali delle prestazioni e non prevede risorse per assicurare a tutti i cittadini l’accesso a servizi fondamentali, a partire dalla sanità pubblica, il diritto all’istruzione e il trasporto pubblico», ha aggiunto Braga nel corso del dibattito, a cui hanno preso parte anche i parlamentari Nico Stumpo e Nicola Irto.

Sono stati, poi, affrontati anche i temi legati al collegamento delle aree interne, alla transizione ecologica e al potenziamento delle funzioni degli enti locali che devono costituire le vere sfide per il Pd e per il rilancio del Sud.

«Le aree interne rappresentano in Calabria la stragrande maggioranza dei territori e il punto sul quale fare leva per impostare una ripresa autentica – ha detto il consigliere regionale del PD, Mimmo Bevacqua –. Il Pnrr è centrato sulla transizione ecologica e sull’economia sostenibile, ma sarà impossibile calarlo nelle nostre realtà finché non ci saranno infrastrutture e servizi adeguati per queste aree che l’autonomia differenziata vuole invece spazzare via per sempre».

Quella cosentina è stata l’ultima tappa di una doppia iniziativa dei dem: la mattina, infatti, a Lamezia Terme, si è tenuto un dibattito incentrati sul Libro Bianco del Pd e sulla costruzione dell’alternativa del Centrodestra. Nell’occasione, la parlamentare era stata accompagnata da Bevacqua, Franco Iacucci, Amalia Bruni, Raffaele Mammoliti e Giovanni Muraca. Presenti anche gli altri capigruppo di minoranza in Consiglio Davide Tavernise (M5s) e Antonio Lo Schiavo (Misto), proprio nell’ottica dell’allargamento della coalizione. 

Braga che ha sottolineato il lavoro “prezioso” messo insieme dal gruppo dei consiglieri regionali e racchiuso nel Libro Bianco ha indicato la rotta: «Dobbiamo cominciare a costruire l’alternativa a questa destra che governa il paese e anche in Calabria sta producendo una serie di danni». (rcs)

Irto (PD): L’autonomia causerebbe desertificazione umana del Sud

«L’autonomia differenziata produrrebbe l’impoverimento e la desertificazione umana del Mezzogiorno, come sa benissimo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che però nega l’evidenza per ammansire la Lega». È l’allarme lanciato dal senatore del Pd, Nicola Irto, nel corso del confronto pubblico al Teatro Rendano di Cosenza promosso dal sindaco Franz Caruso.

L’evento, moderato dal giornalista Arcangelo Badolati, oltre al senatore Irto, ha visto la partecipazione del sindaco cittadino Franz Caruso, dell’arcivescovo della diocesi locale, monsignor Giovanni Checchinato, del presidente della Svimez, Adriano Giannola, e del presidente dell’Anci nazionale, Antonio De Caro.

«È falso – ha precisato Irto – che l’autonomia differenziata aiuti a distinguere i buoni amministratori da quelli cattivi. Il presidente Roberto Occhiuto sa perfettamente che i livelli dei servizi regionali dipendono anche da una burocrazia capace e che, dunque, serve una nuova dirigenza pubblica del tutto a prescindere dall’autonomia differenziata. A tale riguardo, ricordo, per esempio, che non c’è ancora alcuna chiarezza sui debiti e sui bilanci degli ospedali e delle Asp del Servizio sanitario calabrese, cui mancano i nuovi Atti aziendali e da cui i medici scappano via, come avvenuto di recente nella Pediatria dell’ospedale di Crotone».

«Allora – ha sottolineato Irto – il dovere della politica, di là da bandiere e appartenenze, è mettere il Sud in condizioni di parità con il resto del Paese, perché, come hanno ammonito i vescovi calabresi, sono enormi le diseguaglianze fra cittadini meridionali e settentrionali riguardo ai diritti. È immorale – ha detto ancora il senatore dem – spaccare l’Italia con l’autonomia differenziata, sospinta da un partito fondato sulla secessione che, con il silenzio e la complicità dei propri alleati di centrodestra, sta raggiungendo l’obiettivo originario».

«Ho votato convintamente contro l’autonomia differenziata – ha ricordato –. Lo abbiamo fatto come gruppo del PD,  perché è un provvedimento inaccettabile, che divide l’Italia, tanto che lo abbiamo richiamato “Lo spacca Italia”.  È, soprattutto, inaccettabile che ci siano parlamentari calabresi che abbiano votato  a favore e provano a fare delle diversificazioni nei commenti».

«La verità è che si sono adeguati, perché – ha proseguito – è un provvedimento voluto dalla Lega, portato avanti con un baratto politico con Fratelli d’Italia e con la Meloni; baratto politico di governo su altri provvedimenti, penso  al premierato. Siamo, così, davanti ad un DDL che questo  che ammazza il Mezzogiorno e che ammazza la Calabria».

«Non c’è un euro di risorse per i Lep – ha detto ancora – non c’è una perequazione infrastrutturale, non c’è un investimento per il Mezzogiorno. Anche  la venuta della Meloni in Calabria è stata senza alcuna risposta nel merito. La presidente del Consiglio dei Ministri ha fatto solo slogan, ha firmato un patto sbloccando delle risorse che già spettavano alla Calabria. Per cui, bene la visita della Meloni,  ma non c’è stato alcuno sviluppo, nessun impegno né su Gioia Tauro, ne sull’Alta Velocita, né sulla 106 o su altri interventi strutturali che servono alla Calabria».

«Insomma, con il Governo Meloni e con il Governo Regionale del presidente  Occhiuto – ha concluso – completamente supino alle scelte romane, si rischia, con l’autonomia differenziata, di dare un colpo mortale al mezzogiorno ed alla Calabria. Bene quindi l’iniziativa di oggi, bene continuare a stare con la gente e tra la gente per ribadire il No a questo disegno di legge».

Mons. Cecchinato, nel suo intervento, ha ricordato come «la presenza della Chiesa dove si promuove  la persona è un obbligo. Essere dove questo valore è visibilmente riconosciuto, tanto meglio».

«Questa proposta di autonomia differenziata – ha spiegato – ha elementi di base e di sfondo, che ci sembrano contrari all’idea di una comunità che cammina insieme. È grande la paura che chi è povero continui ad essere ancora più povero. Questa paura  purtroppo  ha  delle  fondamenta per poter essere paventata. Ecco perché della presa di posizione forte, per un futuro che ci riguarda come cittadini della Calabria, ma come cittadini, in tutti i casi, totalmente italiani». (rcs)

 

L’OPINIONE / Fausto Cordiano: Autonomia, tra cavalli di Troia e nuovo colonialismo

di GAUSTO CORDIANO – Non c’è bisogno di essere principi del foro per sapere come la premeditazione sia considerata un aggravante anche se capiamo che il ruolo di piccoli cavalli di Troia, sparsi nel nostro territorio per agevolarne la conquista, imponga il linguaggio della premeditazione mascherata da ragionamenti fuorvianti e offensivi dalle intelligenze dei cittadini.

Non poteva essere diversamente se pensiamo alla grave premeditazione che su questa legge grava come un macigno. Progetto pensato e seguito, anche con ogni strumento di ricatto politico, utilizzando quella parte di sinistra che finalmente ci auguriamo, ha capito non solo dove questa legge ci porterà ma dove ci ha già portati.

L’inferno non è quello che sarà, ma quello che già stiamo abitando quello che stiamo già vivendo, con il federalismo fiscale, tappa concreta di quella premeditazione. Non ci tocca di capire se chi si sente paladino di altri interessi economico-politici e geografici, sappia o volutamente ignora cosa siano e cosa vogliono dire parole come residui fiscali, spese consolidate, spesa storica, fondi perequativi. In fondo i piccoli cavalli di Troia, non sono mandati per capire le ragioni dei cittadini, ma per aprire le porte alla loro dominazione. In fondo, pensiamo senza allegria, sono solo servi di altri interessi.

Evidentemente si, se credono di convincere amministratori e cittadini che i Lea, che avevano già mostrato il loro diseguale successo, possono essere sostituiti da i Lep che altri non sono un semplice elenco di prestazioni; una banale tabella di prestazioni come quelle fornite dalle assicurazioni e che, con una delega al governo saranno poi definiti entro 24 mesi. Intanto in Calabria vengono distribuiti, in un silenzio allarmante, oltre i 180 milioni per foraggiare la sanità privata a cui si aggiungono oltre 300 milioni per la migrazione sanitaria.

Forse non sanno costoro, senza polemica ce lo chiediamo, cosa vuol dire amministrare quando bisogna fare i conti con trasferimenti sempre più bassi perché il calcolo che si fa per quantizzarli è relativo alla spesa storica. Ma come si fa, come si può essere uguali tra diseguali!

 Si chieda ai sindaci, in maniera trasversale, si chieda al presidente Anci Calabria. Vorremmo ridere, se non fosse così tragica perché sembra che l’attacco a chi non avrebbe capito, i Sindaci di sinistra, sia in realtà l’attacco a quella stessa parte politica che non intende però accettare supinamente quanto nel decreto Calderoli viene compiutamente deciso: colonizzare ancora una volta e in maniera definitiva un territorio splendido e martoriato che i proclami di questi nuovi cavalli di Troia ulteriormente mortifica deviando sentimenti e la dignità dei cittadini.

Non ci fermeremo e non ci fermeranno questi Signori. Ci impegneremo sempre di più a informare compiutamente i cittadini di quanto sta avvenendo e si, anche di quanto sarà più difficile vivere questa terra dopo l’approvazione di tale sciagurata legge. Intanto però si stornano fondi ingenti ed energie non per distribuire servizi ma pensando… al Ponte sullo Stretto. (fc)

[Fausto Cordiano è presidente del Consiglio comunale di Cinquefrondi]

COSENZA – Domani l’incontro pubblico “No all’autonomia differenziata”

Domani pomeriggio, a Cosenza, nella Sala Quintieri del Teatro Rendano, si terrà l’incontro pubblico No all’autonomia differenziata. Sì all’Italia Unita dei Comuni, promossa dal sindaco di Cosenza, Franz Caruso.

«A seguito dell’approvazione in Senato del Ddl Calderoli ho ritenuto necessario tentare di imprimere una svolta alla battaglia che, con tanti colleghi sindaci, stiamo portando avanti a difesa dell’unità del Paese, dei nostri territori e dei nostri cittadini», ha spiegato il primo cittadino, che vedrà al suo fianco il presidente di Anci nazionale e sindaco di Bari, Antonio De Caro, l’arcivescovo della Diocesi Cosenza-Bisignano, mons. Giovanni Cecchinato, il presidente della Svimez, Adriano GiannolaNicola Irto, senatore del Pd.

Parteciperanno, per un loro contributo, le organizzazioni sindacali e di categoria e i sindaci con indosso la fascia Tricolore.
«Sarà un momento importante e significativo – ha evidenziato Caruso – per dar vita ad una riflessione congiunta su quelle che saranno le conseguenze di questo sciagurato disegno di legge per i nostri Comuni, già alle prese con problemi strutturali, sociali e finanziari, nel malaugurato caso in cui lo stesso dovesse trovare definitiva approvazione nel passaggio alla Camera dei Deputati».
«Al contempo – ha aggiunto – sarà anche una occasione utile per individuare nuove e più determinate azioni comuni da mettere in campo per far sentire forte la voce dei Sindaci e di quanti, fuori da schemi politici e di appartenenza, ritengono giusto opporsi ad un disegno secessionista che dividerà l’Italia, disgregando quell’unità nazionale che, pur nelle diverse opportunità date, ha fatto crescere la nostra Nazione, garantendo servizi comuni a tutti i cittadini».
«Uniti, dunque, dobbiamo saper individuare – ha concluso – una serie di iniziative sempre più stringenti a salvaguardia ed a tutela dei principi di solidarietà politica, economica e sociale sanciti nella nostra Carta Costituzionale, dicendo a chiare lettere che non smetteremo mai di lottare per l’uguaglianza di tutti gli individui e il superamento dei divari, contro una riforma, dunque, che va invece nella direzione opposta, rischiando di dividere l’Italia in 20 Repubblichette». (rcs)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: La sinistra scende in piazza contro autonomia senza vera motivazione

di GIACOMO SACCOMANNOFinalmente cade la maschera dei sindaci di sinistra e di quelli che non hanno compreso il vero percorso della proposta di legge sull’Autonomia differenziata. Tanto schiamazzo per poi affermare candidamente che si tratta di una contestazione di quello che dovrà ancora avvenire!

In sostanza, non si contesta la struttura del disegno di legge, approvato solo al Senato, e che potrà sempre essere sempre migliorato, se ognuno fa la sua parte con competenza e professionalità, ma la esistenza delle risorse economiche per la parificazione del divario esistente tra il nord ed il sud. Ebbene, è di evidenza colossale che una volta approvato il disegno di legge anche alla Camera e, quindi, definito il percorso parlamentare, ci sarà una delega al Governo che dovrà definire, entro 24 mesi, i Lep e trovare le risorse. Se ciò non accadrà il percorso si fermerà. Ed allora dov’è il problema? Quale spaccatura dell’Italia? L’autonomia differenziata, voluta dalla sinistra nel 2001 e prevista nella nostra Costituzione, è uno strumento che dovrà eliminare il gap esistente tra nord e sud e non, sicuramente, per aumentare l’attuale situazione di estremo degrado esistente nel mezzogiorno. Situazione creata dalla incapacità amministrativa e da una “questione meridionale” mai risolta.

Uno spreco di risorse per il Sud che spesso sono state restituite o, comunque, utilizzate malissimo: basta verificare le centinaia di opere mai completate ed abbandonate. Ed allora di cosa parliamo? I sindaci di sinistra e quelli che cercano di cavalcare il malcontento, adeguatamente montato da chi non ha idee e alternative, oltre ad aver sempre più aggravato la situazione del sud, avendo amministrato l’Italia, affermano cosa non vera e creano una situazione di “allarme sociale”, che deforma quanto statuito nel disegno di legge.

Un modo di fare politica che dimostra l’assoluta carenza di idee politiche e, comunque, di vera incapacità amministrativa. Invece di cercare di migliorare tale proposta, la sinistra non fa altro che creare, veramente, una inutile “tensione sociale”. E molti, certamente in buona fede, cadono in questa palese trappola mediatica! Ci auguriamo, per il bene dell’Italia, che invece di perdere tempo in “strada”, le tante intelligenze esistenti si mettano dinnanzi ad una scrivania, leggano il disegno di legge e collaborino per il possibile miglioramento. Ma, forse non ne sono capaci! (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Sit-in sindaci contro autonomia dimostra compattezza e sensibilità

di GIUSY IEMMA – La presenza numerosa di sindaci e amministratori al sit-in davanti la Prefettura di Catanzaro, indetta dall’Anci regionale in tutti i Capoluoghi di provincia in segno di protesta contro l’autonomia differenziata, ha confermato il livello di attenzione e di sensibilità bipartisan che i territori stanno esprimendo su un tema così complesso e delicato.

Nel mio doppio ruolo di vicesindaco e di presidente dell’Assemblea regionale Pd, ho voluto testimoniare personalmente la necessità di far arrivare al Governo nazionale la preoccupazione di chi rappresenta la voce e i sentimenti della comunità calabrese. Timori che più volte, negli ultimi mesi, hanno trovato una cassa di risonanza nelle diverse sedi politiche e istituzionali. La presenza oggi di sindaci di diversi schieramenti che hanno risposto all’appello dell’Anci dimostra come su un argomento così complesso ci sia bisogno di fornire adeguate garanzie e di blindare le risorse che spettano al Sud, prima ancora di immaginare possibili interventi che rischiano di mettere a rischio i fondamentali diritti civili e sociali. Superare la spesa storica e finanziare i Lep è, quindi, la risposta primaria che ci aspettiamo dal Governo nazionale, al fine di mettere al sicuro quei livelli minimi di servizi che per troppo tempo sono stati calpestati alimentando divisioni e gap profondi tra Nord e Sud.

Questa è l’unica strada possibile da percorrere se si vuole rispettare il dettato costituzionale: lo confermano anche i dati della Fondazione per la finanza e l’economia locale dell’Anci secondo cui, senza Lep e senza autonomia, la distanza tra i Comuni del Nord e quelli del Sud è aumentata del 12 per cento in pochi anni.

Gli enti più ricchi hanno visto crescere la propria capacità di spesa, al contrario di quelli più poveri, finendo per superare la distanza di 800 euro sulla spesa ad abitante tra Nord e Sud. Il sit-in di oggi ha rappresentato, quindi, l’ulteriore presa di consapevolezza su una riforma dai contorni molto ambigui e su cui gli amministratori calabresi non intendono abbassare la testa. (gi)

[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

Una delegazione dei sindaci del Vibonese consegnano a Prefetto di Vibo documento dell’Anci Calabria

Una delegazione di sindaci del Vibonese, in occasione del sit-in dei primi cittadini contro l’autonomia differenziata, ha incontratoil Prefetto di Vibo Valentia, Paolo Giovanni Grieco, a cui è stato consegnato il documento ufficiale dell’Anci Calabria.

La delegazione era composta da Pasquale Farfaglia, sindaco di San Gregorio, Sergio Cannatelli, sindaco di Sorianello e Salvatore Fortunato Giordano, sindaco di Mileto, tutti e tre facenti parte del Consiglio Regionale Anci Calabria; Sergio Pititto, sindaco di Pizzo Calabro, Alfredo Barillari, sindaco di Serra San Bruno e Leo Mercuri, sindaco di Limbadi, ha avuto un confronto cordiale con il Prefetto Grieco, durante il quale hanno evidenziato le criticità rappresentate da questo disegno in approvazione sull’Autonomia Differenziata, segnalando che, oltre a tante problematiche, è necessario che si individuino le risorse preventivamente per poter garantire il raggiungimento dei Lep e garantire meglio il Sud e le regioni più bisognevoli.

L’accento, comunque, è stato posto anche su problematiche relative a materie che sfuggono alla previsione di Lep, come per esempio la viabilità, che se non sostenute adeguatamente dal Governo centrale in maniera adeguata rischiano anche e soprattutto per il Vibonese di farlo retrocedere oltre.

Il Prefetto di Vibo Valentia, Paolo Giovanni Grieco, ha ascoltato le ragioni dei Sindaci e dell’Anci e, nella sua nota cordialità, ha dato disponibilità a stare vicino ai Sindaci e a tutte le altre forze sociali impegnate anche su questo fronte sul territorio provinciale e si è detto disponibile a trasferire queste preoccupazioni al Ministero. (rvv)

Anci Calabria: Autonomia non potrà esistere senza risorse e i lep

L’autonomia differenziata non potrà esistere senza le risorse necessarie e senza i lep, da finanziarie non con l’iniquo criterio della spesa storica, ma attraverso i fabbisogni standard». È quanto ha ribadito Rosaria Succurro, presidente di Anci Calabria, nel corso del sit in dei sindaci per ribadire le istanze dei Comuni calabresi sull’autonomia differenziata, oggetto di apposito disegno di legge approvato dal Senato, su cui a breve si pronuncerà la Camera.

«L’Anci non ha una connotazione politica e rappresenta tutti i sindaci e tutte le amministrazioni dei 7.134 Comuni italiani» che vi aderiscono. Questa è la premessa del documento unitario, consegnato ai prefetti delle cinque province calabresi, con cui l’Anci Calabria ha chiesto al governo e al Parlamento che siano previste «risorse ingenti e, soprattutto, certe» in materia di «autonomia differenziata», che – si legge nel testo, firmato dalla presidente Rosaria Succurro – «non potrà esistere, fintanto che non verranno garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale i Livelli essenziali delle prestazioni: i Lep, che dovranno essere finanziati non più attraverso l’iniquo criterio della spesa storica, ma attraverso i fabbisogni standard».

Nel documento, l’Anci Calabria sottolinea al Governo e al Parlamento la necessità inderogabile di evitare «squilibri territoriali» e di «non aumentare la sperequazione tra Nord e Sud», per cui – avverte la stessa associazione dei Comuni – «servono risorse ingenti e, soprattutto, certe».

Inoltre, l’Anci Calabria «esprime preoccupazione perché il finanziamento di questa riforma, che richiederà una copertura di decine e decine di miliardi di euro, potrebbe andare a erodere alcuni capitoli della spesa pubblica già assai compulsati negli ultimi anni».

«I sindaci calabresi – assicura l’Anci Calabria – vigileranno con estrema attenzione affinché i diritti sociali e civili siano garantiti a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale e affinché sia impedita la possibilità di fare intese, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, senza il preventivo finanziamento integrale di tutti i Livelli essenziali delle prestazioni». (rcs)

Il presidente Occhiuto: Testo dell’autonomia migliorato grazie ai ministri di FI

«Il testo che aveva immaginato all’inizio Roberto Calderoli è un testo che è stato migliorato dal Consiglio dei ministri, grazie al lavoro dei ministri di Forza Italia, sulla base delle indicazioni che hanno dato i presidenti di Regione». È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, intervistato dal direttore Paolo Liguori a TgCom24.

Per il governatore, infatti, si tratta di «un testo che al Senato è stato approvato con ulteriori miglioramenti: le intese si potranno fare solo dopo aver garantito e finanziato i diritti sociali e civili allo stesso modo in tutta Italia».

«Io ho sempre detto di non avere una posizione di pregiudizio nei confronti dell’autonomia differenziata – ha ricordato –. Purtroppo questo tema è diventato un tema ideologico, molti ne parlano senza nemmeno aver letto il testo, e molti al Sud ne parlano con la solita narrazione dei gruppi dirigenti del Mezzogiorno, in modo rivendicativo, giocando di rimessa. Io rifiuto questo modo di intendere l’essere gruppo dirigente al Sud. Non ho complessi verso le altre Regioni, credo che la mia Regione abbia tantissime risorse che potrebbero essere ancora più utili per la Calabria se fossero oggetto di intesa».

«Parlavamo prima del porto di Gioia Tauro, parlavamo dell’energia – ha proseguito –. Se queste materie fossero, ad esempio, oggetto di intesa la Calabria ci guadagnerebbe. Certo, perché le intese siano possibili bisogna prima dare la possibilità ai cittadini di Crotone di avere gli stessi diritti dei cittadini di Vercelli».

«Prima bisogna dare la possibilità alle Regioni di partire dallo stesso punto. E poi competition is competition. Certo, per usare anche qui una frase in inglese, ho detto al ministro Calderoli, privatamente, ma anche pubblicamente – ha concluso – che siccome ci vogliono le risorse per garantire i diritti nello stesso modo a tutti, se ci sono le risorse bene, altrimenti le intese e l’autonomia differenziata aspetteranno. Insomma: no money no party». (rrm)

DON MIMMO BATTAGLIA: SI DEVE FERMARE
LA TEMPESTA D’EGOISMO CONTRO IL SUD

di MIMMO NUNNARI – Ti illumina la mente e ti riscalda il cuore parlare di Sud e di futuro dell’Italia con un uomo di punta della Chiesa di Francesco, come l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, che dice: «Io, prete, sono del Sud non solo perché sono nato in un piccolo paese [Satriano, provincia di Catanzaro] che dalle sue colline guarda il mare e al mare nostro si porge con la generosità della nostra antica accoglienza. Sono del Sud, non solo perché ho lavorato sempre lì, studiato lì, servito il suo popolo lì. Sono del Sud, non solo perché, per volontà del Pontefice e per grazia di Dio, sono Vescovo nella più grande Città del Sud. Io sono del Sud perché sono Sud. E lo sono perché condivido tutto il suo palpitare danime, tutto il suo sentire umano, tutta la sua grande forza creativa. Tutta la sua tristezza e il suo dolore. E tutta la sua allegrezza nella gioia di vivere».

Don Mimmo, come ama essere chiamato, ancora adesso che è arcivescovo metropolita di Napoli dal 12 dicembre 2020, in Calabria – soprattutto nella sua vecchia diocesi di Catanzaro-Squillace dove è stato prete per quasi trent’anni – lo ricordano per l’impegno missionario verso i più deboli e gli emarginati: dal 1992 al 2016 ha guidato il – Centro calabrese di solidarietà, una struttura che si prende cura di soggetti considerati svantaggiati: donne vittime di violenza, tossicodipendenti, alcooldipendenti, immigrati, giovani disagiati e famiglie.

Ha pure scritto un libro, su questa sua esperienza calabrese: Un filo derba tra i sassi (edito da Rubbettino) in cui ha raccolto le testimonianze di “umiliati e offesi dalla vita”, di cui l’autore, durante la sua lunga missione in Calabria, si è fatto padre, fratello e compagno di strada. A Napoli, il prete di strada – espressione che a don Mimmo in verità non piace molto – il “pretaccio”, come lo definì comunque il vescovo Giancarlo Bregantini, nella prefazione di quel libro, volendo indicare, con quel termine, il coraggio e la luminosità” del prete operante, ha continuato ad intrecciare storie quotidiane di periferia e Vangelo.

L’anno scorso, per dire, ha celebrato il giovedì santo a Scampia, in mezzo a una maleodorante e tossica discarica abusiva. Inginocchiato sui rifiuti, ha lavato i piedi di dodici bambini rom e, rivolto a giornalisti e telecineoperatori, li ha implorati a non riprendere lui, ma a riprendere cosa c’era intorno: tonnellate di rifiuti, che avvolgevano le baracche: «Questo non è un posto da esibire – disse – ma di cui avere vergogna».

Qualche cronista riferì che a Napoli lo avevano ribattezzato il “Bergoglio del Sud Italia”, per il suo essere rimasto “un autentico prete di strada”, uno anzitutto innamorato e strenuo difensore del Mezzogiorno. Quando nel maggio 2022 pubblicai per le edizioni San Paolo il libro Lo stivale spezzato, chiesi a don Mimmo di parlare del suo Sud. Ecco cosa rispose: «Tutto il Sud è una terra bellissima. Di questa estesa terra ricca di paesaggi e di storie, di mare e di cielo limpidi, di monti leggeri e di valli ondulate, di cultura e di umanità, di pensiero alto e di braccia forti, di incanto meraviglioso e di mani incallite, ho visto, e ancora da questo luogo straordinario vedo, le sofferenze degli uomini e delle donne, il loro coraggio di combattere ancora».

«La loro vivida intelligenza e profonda bontà. Però ho visto anche e vedo, le ingiustizie inflittegli anche da chi – a causa di un antico e reiterato preconcetto – considera il Sud una zavorra e non una risorsa, credendo di poter agganciare il treno dellEuropa abbandonando sul binario morto quella parte del Paese che in più di mezzo secolo gli ha offerto non soltanto le braccia per le industrie, ma anche le intelligenze per farlo diventare quel ricco e potente territorio che è».

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, don Mimmo riprende quel discorso e “tuona”, con toni accorati, che esprimono la sua grande preoccupazione e della stessa Chiesa meridionale, contro il progetto di Autonomia differenziata, che definisce come qualcosa che “contiene nel suo corpo la divisione” e va inteso “come volontà egoistica e come perverso progetto politico”. La sua lunga riflessione, resa pubblica pochi giorni fa in un documento diffuso dalla Chiesa di Napoli, è come un avvertimento, un invito a risvegliarsi, «mentre soffia forte il vento di tempesta che è legoismo».

Nell’Autonomia differenziata, dice don Battaglia, «c’è la volontà egoistica dei ricchi e dei territori ricchi, il progetto antico, di poco più di quarantanni fa, di dividere lItalia, separando il suo Nord, divenuto opulento con le braccia e lintelligenza dei meridionali, da quel Sud impoverito dalla perdita di risorse, di forze fisiche e intellettuali, svuotato progressivamente di fondamentali sue ricchezze al posto delle quali sono arrivati a fiumi inganni e false promesse».

Già la stessa parola “Autonomia differenziata”, non è vera, sostiene l’arcivescovo: «È evidente che essa significhi che lautonomia non è uguale per tutte le regioni, che essa, appunto, si differenzia tra quelle forti, che con lautonomia diventeranno più forti, dalle regioni deboli, che paradossalmente diventeranno più deboli. Insomma, si realizza, anche nelle istituzioni, quella dinamica apparentemente incontrollabile che legittima lingiustizia più grave».

Anche i tempi, per don Mimmo Battaglia, sono sbagliati: «Questa trasformazione nel Paese avviene quando due debolezze si intrecciano pericolosamente, quella della politica e quella del Meridione. Basterebbe solo questo, per accendere le menti più attente e i cuori più sensibili». Questo era il momento per fare altro in Italia, sostiene l’arcivescovo: «Per cambiare il nostro sguardo e quello delle istituzioni, invertendo la sua direzione. Il vero inizio del buon cambiamento si avrà quando tutti partiremo dal Sud. È uno sguardo culturale prima che politico. Muove dal cuore. Per una sola volta almeno restiamo qui, quelli che ci siamo e gli altri,  che sono “ lontani”, scendano qui. Idealmente si diventi tutti insieme Sud per coglierne tutto il dolore e insieme tutta la sua grandezza. Il dolore, che porti alla riparazione dei torti subiti, pur non senza nostre colpe».

«La grandezza, per fare più ricca tutta lItalia, con il prezioso contributo, anche produttivamente economico, del Mezzogiorno. Che il Vangelo e la Costituzione, in questo tempo complesso e difficile, che chiede la generosità e limpegno politico di tutti, ci tolgano il sonno, rendano inquieti i nostri riposi, divengano un peso sulla nostra coscienza, fino a quando ogni riforma e ogni legge, anche la più piccola, non sia orientata al bene di tutti, iniziando dai più fragili, che un giorno scopriremo essere la cosa più preziosa che ci era stata data in dono dalla vita, la culla più adatta a gestire la nascita di una comunità rinnovata, fondata sulla solidarietà, sulla giustizia, sulla pace». (mnu)