Pd Calabria: Occhiuto dica se sta con Succurro o Loizzo

Il Pd Calabria, dopo lo scontro durissimo andato in scena a mezzo stampa tra Rosaria Succurro, che si schiera contro l’autonomia differenziata, e Simona Loizzo che le consiglia il tennis considerando le sue scarse attitudini alla politica, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di indicare da che parte sta.

«Lo scontro di basso profilo tra Succurro, presidente Anci e esponente di Forza Italia, e la deputata leghista Loizzo sull’autonomia differenziata regala un’altra deprecabile fotografia dell’attuale maggioranza di governo che, purtroppo, guida la Calabria e l’Italia», hanno detto i dem, sottolineando come «la verità è che Succurro nelle vesti istituzionali di presidente Anci non ha potuto fare altro che schierarsi dalla parte dei sindaci e dei Comuni contro un provvedimento iniquo che spaccherà in due l’Italia e lascerà sprofondare le Regioni e le Città del Meridione. Dimenticandosi anche che Forza Italia, pur turandosi il naso, ha dovuto obbedire al governo Meloni, trainato dalla Lega, e votare sì a una riforma scellerata e chiaramente antimeridionalista».

«Ulteriore dimostrazione delle spaccature e dei dubbi azzurri, già ben rappresentanti dalle incertezze del governatore Occhiuto che, dietro lo slogan “no money no party” – hanno proseguito – ha provato a giustificare una posizione indifendibile che di fatto ha svenduto la Calabria. Così come urlato dal Pd in occasione dell’ultima direzione regionale alla quale ha partecipato anche il capogruppo a palazzo Madama Francesco Boccia. Per la Lega di Salvini evidentemente la misura è colma, e non sono accettate insubordinazioni o distinguo di qualsiasi genere e, dunque, Loizzo è subito scesa in campo contro la collega di centrodestra in maniera dura, e anche offensiva, dimostrando in pieno l’intenzione e l’idea del Carroccio che pensa di poter disporre della Calabria come meglio crede».

«È opportuno adesso che il centrodestra – hanno concluso i dem – si chiarisca le idee sull’autonomia differenziata e assuma l’unica posizione possibile e cioè quella contraria e a difesa della Comunità dei calabresi che dovrebbero rappresentare dopo avere vinto le elezioni. Così come è fondamentale che Occhiuto adesso si esponga e dica da che parte sta: se con la sua collega di partito Succurro o con la leghista Loizzo». (rrc)

Il sindaco di Catanzaro Fiorita: Da Succurro parole sincere e convinte

Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha evidenziato come la ferma presa di posizione da Rosaria Succurro, presidente di Anci Calabria, sull’autonomia differenziata «non lasciano dubbi sulla loro sincerità e convinzione, mi fa ricredere sulla sua etero-dipendenza dai partiti del centrodestra. Ancora più significativo il fatto che questa posizione si diversifichi clamorosamente da molte voci di deputati e senatori calabresi, supinamente appiattiti  sugli ordini di scuderia provenienti dal governo nazionale».

«Non ho votato Rosaria Succurro come presidente dell’Anci perché la sua elezione fu utilizzata in quella fase dal centrodestra calabrese per compiere una prova di forza, preferendo all’unità della associazione il ridimensionamento di alcune voci autorevoli mediante l’esclusione dalla trattativa dei sindaci delle grandi e delle medie città della regione», ha spiegato Fiorita, tuttavia la presa di posizione contro il ddl Calderoli è significativa, soprattutto perché « si diversifica clamorosamente da molte voci di deputati e senatori calabresi, supinamente appiattiti  sugli ordini di scuderia provenienti dal governo nazionale».

«È per questi motivo – ha concluso – sicuro che la posizione del presidente Anci non sia una semplice tattica per uscire dall’angolo, ho deciso di partecipare martedì prossimo al sit in davanti alla prefettura per ribadire il no dei sindaci calabresi al grande inganno dell’autonomia differenziata, la riforma che potrebbe spezzare per sempre in due il nostro Paese». (rcz)

Minasi (Lega): Chi contrasta ddl su autonomia non lo ha compreso

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, risponde alla Presidente dell’Anci Calabria, Rosaria Succurro, promotrice di un’iniziativa con la quale si  intende esprimere dissenso sulla riforma relativa all’autonomia differenziata appena approvata in Senato, invitandola «a capire meglio il disegno di legge contro il quale si sta schierando, in contrapposizione anche al suo stesso partito, e per questo la invito a incontrarci per discuterne».

«Le barricate, nella sua posizione, sono davvero inconcepibili e non vorrei nascondessero altri intenti, di propaganda elettorale, più che di reale interesse per i cittadini», ha aggiunto la parlamentare, sottolineando come «quello che si fa finta di non voler capire è che si tratta, intanto, di una legge quadro, che dunque va riempita di contenuti, su cui chiaramente tutti siamo chiamati a esprimerci e a vigilare».

«Il ddl, cioè, segna un percorso che, come ho più volte avuto modo di spiegare – ha ricordato –, era stato già deciso venti anni fa dalla sinistra, dall’attuale Pd, allora con D’Alema, che ha modificato la Costituzione inserendo la norma sull’autonomia differenziata. Il Parlamento e il Governo non stanno, dunque, che attuando la Costituzione stessa, così com’è necessario fare, tanto più che l’iter di richiesta dell’autonomia è già stato attivato da alcune Regioni del centro-Nord, dunque è un percorso segnato, da cui non si può rimanere tagliati fuori».

«Detto questo – ha proseguito – ribadisco che abbiamo tutti la possibilità di conformare questo percorso sulle nostre esigenze e peculiarità e che è davvero sciocco continuare ad agitare lo spauracchio di una parte politica, la Lega, che vorrebbe avvantaggiare il Settentrione a danno del Meridione d’Italia. È falso, ed è sotto gli occhi di tutti che sia così».

«La Lega – ha detto ancora Minasi – non è più quella di tanti anni fa, è un partito che guarda ai territori e li amministra benissimo. Anche quelli del Sud, che sono anzi al centro dell’attenzione del partito, a cominciare dal leader Matteo Salvini, che da Ministro sta impegnando svariati miliardi di euro per le Infrastrutture meridionali, in primis della Calabria. Autonomia differenziata vuol dire, dunque, opportunità e non danno. Vuol dire occasione di crescita e di sviluppo, puntando sui propri punti di forza e responsabilizzandosi sui punti deboli».

«Credo che chi si contrappone a questo percorso, nella veste di Amministratore, lo faccia solo per paura, dell’ignoto o di non essere all’altezza del compito. Ecco perché invito Rosaria Succurro e chiunque dissenta dal progetto – ha concluso la senatrice – a confrontarci per chiarire ogni dubbio ed esitazione». (rrm)

Bloise (Uil Fp Calabria): Aprire dibattito serio sull’autonomia differenziata

Il segretario generale di Uil Fp CalabriaWalter Bloise, ha chiesto di aprire un dibattito serio «per fermare la riforma incostituzionale dell’autonomia differenziata».

«Già il 10 2023 a Cosenza erano sfilate, nel corso di un’ampia e partecipata manifestazione, le bandiere della Uil per dire no al disegno di legge Calderoli. Sull’approvazione in Senato le stesse parole dell’Arcivescovo della diocesi Cosenza Bisignano, Giovanni Checchinato – ha aggiunto – avevano avuto grande eco nazionale, così come di recente quelle del Vescovo di Cassano Savino che ha esortato i Calabresi a reagire. E adesso prende posizione l’Anci Calabria, mentre in Calabria si avvertono i primi scricchiolii su una riforma incostituzionale che non convince per il suo portato antistorico e secessionista».

«Riteniamo corretto, come Uil Fpl – ha ribadito – che si apra un dibattito, al di là dell’appartenenza politica, per evitare ricadute drammatiche in termini sociali e territoriali legati all’applicazione dell’autonomia differenziata. Un provvedimento che, come affermato già da altri, rischia di creare una frattura insanabile tra il Nord e il Sud, aumentando le diseguaglianze già esistenti tra le due aree, impoverendo il Mezzogiorno e riducendo in misura irrecuperabile molti diritti».

«La Uil Fpl ribadisce la convinzione della necessità di un’azione sinergica con le istituzioni – ha evidenziato – già espressa nei giorni scorsi su un altro tema dirimente quale è quello del Pnrr e dei ritardi nella progettazione e nella realizzazione delle opere programmate, al fine di evitare che si acuiscano le distanze tra la Calabria e il resto del Paese. Siamo convinti che sia necessario e non più rinviabile l’avvio di un confronto costruttivo che coinvolga la Regione, le Province, l’Anci e gli enti locali per stimolare tematiche importanti per il paese quali quelle dell’autonomia differenziata nonché del Pnrr».

«Come Uil Fpl, poi – ha concluso Bloise –, ribadiamo che l’autonomia differenziata senza definire contestualmente i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) rischia di ledere i diritti e le tutele dei cittadini in termini di diritto alla salute e prestazioni sociali. In conclusione, siamo disposti ad un confronto costruttivo in particolare sul tema che ci sta più a cuore: la Sanità. Si apra subito un dibattito». (rcz)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti tuonano contro l’autonomia, ma forse non hanno letto il testo

di GIACOMO SACCOMANNO – Il Sud e l’Italia intera hanno necessità di migliorare e di utilizzare al massimo le poche risorse esistenti per cercare di eliminare quel divario sussistente tra il nord ed il sud. La cosiddetta “Questione meridionale” che non è stata mai correttamente affrontata e risolta, pur essendo decorsi decenni che hanno solo peggiorato la situazione.

Il Sud e la Calabria, in particolare, sono agli ultimi posti in tutte le classifiche attuali. Non esiste settore nel quale il sud primeggia o si trovi in posizione utile. Ogni programma di sviluppo per la Calabria è fallito e non vi è stato alcun miglioramento. Decenni di amministrazione del tutto negativa, che non ha portato nulla di buono e che ha costretti i meridionali ad espatriare per trovare lavoro, per potersi curare, per poter inserirsi positivamente nel settore industriale o altro. In sostanza, un fallimento di una classe dirigente e della loro capacità di apportare elementi concreti e positivi allo sviluppo del sud. Senza aggiungere la incapacità di utilizzare adeguatamente i fondi comunitari e la continua restituzione degli stessi.

Circostanze queste innegabili e che dimostrano di come il sud e la Calabria siano state gestite malamente e che questo andazzo non è stato mai corretto: tante dichiarazioni di intenti, ma nessuna misura reale ed incisiva. Nel 2001 la sinistra decide di approvare una riforma per applicare il dettato costituzionale e dopo oltre 20 anni il Parlamento approva al Senato il disegno di legge presentato dal Governo (A.S. 615), che costituisce l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in tema di c.d. regionalismo differenziato. Da tempo, infatti, si è ritenuto (e questo Governo ha confermato questa posizione fin dal suo insediamento) che la disposizione costituzionale abbia bisogno di una attuazione da parte di una fonte legislativa.

E, comunque, il testo originario di legge è stato ampiamente modificato dal Senato, che ha recepito numerosi emendamenti anche delle opposizioni. E, invero, l’obiettivo principale del disegno di legge è la definizione della procedura che porta all’adozione della legge rinforzata di approvazione dell’intesa fra Stato e Regione interessata concernente ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il disegno di legge, poi, detta norme per il trasferimento delle funzioni (art. 4), per l’attribuzione di risorse finanziarie, umane e strumentali (art. 5), per l’attribuzione di funzioni agli enti locali (art. 6), per la durata nel tempo delle intese (art. 7) e per il monitoraggio (art. 8). Infine, il disegno di legge persegue finalità più ampie, di attuazione complessiva del Titolo V della Costituzione, a riprova del fatto che l’art. 116, terzo comma, Costituzione è, in realtà, il “motore” per il completamento di alcuni istituti costituzionali di primaria importanza.

È di indispensabile importanza, al contrario di quello che viene affermato dalla sinistra e, dispiace, anche dalla Chiesa, l’articolo 2, che attribuisce al Governo una delega legislativa, da esercitarsi entro ventiquattro mesi, per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (Lep) nelle materie interessate dall’autonomia differenziata. Finalmente, dopo oltre 22 anni, si potrà iniziare un percorso serio e concreto per cercare di eliminare il divario esistente, con individuazione delle risorse necessarie.

Il problema sarà avere degli amministratori capaci, poi, di utilizzare le risorse e mettere in atto quel piano straordinario per colmare l’attuale deficit esistente. E qui che si misurerà la capacità della Calabria e del Sud di riuscire, finalmente, ad essere concreti e adeguati. La Lega è pronta a confrontarsi con tutti per dimostrare la bontà dell’iniziato percorso, purché gli interlocutori studino e possano, con un dialogo corretto, apportare anche miglioramenti al disegno di legge.

Il resto è solo una “menzogna” gridata per interessi partitici e non, invece, per la crescita economica e sociale del Mezzogiorno. (gs)

[Giacomo Saccomanno è commissario regionale della Lega]

Biondo (Uil): Ribadiamo il nostro no all’autonomia

«Davanti ai partecipanti dell’assemblea regionale del Pd, abbiamo ribadito la nostra contrarietà all’autonomia differenziata», ha dichiarato il segretario generale di Uil Calabria, Santo Biondo.

«Abbiamo ricordato ai parlamentari – ha detto – la necessità di frenare il progetto anticostituzionale dell’autonomia differenziata, devono farlo senza guardare all’appartenenza politica, perché mentre questa scellerata riforma va avanti in Parlamento non sono stati definiti i Livelli essenziali delle prestazioni».

«Il ministro Calderoli e il Governo – ha ricordato – vogliono sviare il problema di fondo e confondere l’opinione pubblica perché, sino ad oggi, non ci hanno detto quale sarà il costo del regionalismo differenziato e dove si andranno a prendere le risorse in conto capitale per realizzarlo e, soprattutto, evitano di dire come verranno finanziati i Lep per le regioni che non sceglieranno di aderire all’autonomia differenziata e che hanno una ridotta capacità fiscale».

«La perequazione delle risorse, proprie mentre assistiamo alla pesante riduzione del Fondo perequativo infrastrutturale – ha continuato –, è il tema fondamentale da approfondire e rendere chiaro agli italiani. Le modifiche prodotte, in questo anno di discussione, al Ddl Calderoli non vanno al cuore del problema, mentre in maniera subdola e colpevole, con il sostegno di parlamentari incapaci di opporsi a questa sfrenata secessione, si porta avanti un progetto che spaccherà in due l’Italia».

«È sulla partita economica che, nell’indifferenza di buona parte del ceto politico nazionale e locale, si giocherà il destino di una norma di bandiera che rischia di spaccare il Paese definitivamente in due, di allargare quei divari di cittadinanza già insopportabili allo stato dei fatti», ha detto Biondo, ribadendo come «prima di parlare di autonomia differenziata nei termini pretestuosi imposti dal ministro, sia di fondamentale importanza correggere e dare attuazione alla 42/09 che è la legge che contiene i criteri per dare attuazione al regionalismo differenziato per come è disegnato dalla Costituzione. Invece, non si vuole mettere sul tavolo il tema del residuo fiscale, tanto caro ad alcuni presidenti di regione del nord Italia, e della sua regolazione attraverso il fondo perequativo».

«Insieme al capitolo residuo fiscale, poi, vanno definiti fabbisogno e costi standard, al fine di determinare quanto serve a ogni regione per poter finanziarie i propri Lep», ha detto ancora, sottolineando come «se non si fa questa operazione, il divario si amplierà sempre di più, perché regioni che hanno le potenzialità di attrarre investimenti privati andranno ad ampliare le proprie entrate fiscali e, quindi, anche i propri fabbisogni e i propri servizi, e avranno la possibilità, per esempio, di aprire nuovi asili nido o di migliorare ancora di più le proprie politiche sociali ed occupazionali».
«Questo a discapito di quelle regioni che, come la Calabria – ha concluso –, sono svantaggiate per una questione di contesto e non riusciranno ad attrarre investimenti privati o addirittura perderanno investimenti e dunque perderanno capacità fiscale e, quindi, avranno meno servizi, non potranno far crescere gli interventi per migliorare il sistema scolastico o quello sanitario, e finiranno per vedere sempre più allargarsi il proprio divario rispetto al resto del Paese». (rvv)

Irto (PD) lancia la mobilitazione generale contro l’autonomia differenziata

«Mobilitiamoci contro l’autonomia differenziata e contro le scelte scellerate del governo di centrodestra, che sta spaccando l’Italia, abbandonando il Sud, demolendo lo Stato sociale e calpestando i princìpi di eguaglianza e solidarietà della Costituzione repubblicana». È quanto ha dichiarato il senatore del Pd, Nicola Irto, nel corso dell’assemblea del Pd Calabria di Vibo Valentia.

Secondo Irto, «la mobilitazione è indispensabile, visto che il governo e la sua maggioranza si sono resi sordi e impermeabili rispetto ai nostri ragionamenti in Parlamento, alle istanze delle categorie economiche e sociali e perfino ai moniti sulle terribili diseguaglianze che l’autonomia differenziata determinerebbe, lanciati dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e dalla Conferenza episcopale calabrese».

«Il Pd calabrese è pronto, insieme a tutto il Partito democratico, ad affrontare questa battaglia di giustizia sociale e di civiltà, con la mobilitazione generale – conclude il senatore Irto – a difesa dei diritti dei cittadini meridionali e dell’unità del Paese».

Presente, all’assemblea, anche il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia, ricordando come «il Pd ha fatto una battaglia durissima in Commissione e in aula al Senato. Abbiamo tenuto per nove mesi, utilizzando le regole democratiche, di tenerle ferme queste follie leghiste e ora con il voto di chi è stato eletto qui – e oggi ho letto delle dichiarazioni surreali del presidente Occhiuto che vanno in quella direzione – questo provvedimento è a Montecitorio».

«Noi a Montecitorio – ha sostenuto Boccia – ci batteremo per fermarlo, ma se anche gli eletti alla Camera del Sud obbediranno – perché non trovo un vocabolo migliore – ai diktat e alla Lega è evidente che ci sarà una sola strada che è quella della raccolta delle firme per un referendum e per una battaglia senza quartiere davanti al popolo». (rvv)

 

L’OPIONE / Francesco Garofalo: È tempo di alzare la testa contro l’autonomia

di FRANCESCO GAROFALO – È tempo di alzare la testa. Facciamo nostro l’appello di Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All’Jonio e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. I governatori, i sindaci, gli amministratori, i sindacati gli studenti, i lavoratori, gli ordini e le categorie professionali e gli insegnanti facciano fronte compatto e diano battaglia sul disegno di legge sull’autonomia differenziata.

Senza indicare i livelli essenziali delle prestazioni, che servono a stabilire i livelli minimi di servizi di cui un territorio ha bisogno, senza applicare integralmente la perequazione per le zone economicamente più povere, negando così trasporti, cure mediche, scuole e infrastrutture nelle nostre città, si stabilisce per legge dello Stato che in una parte del Paese i diritti non valgono niente.

Questo articolato, se approvato definitivamente, sarebbe un ulteriore colpo alle popolazioni del Sud che già di per sé, vivono enormi disagi per quanto riguarda per esempio, sul fronte dell’offerta dei servizi socio sanitari. Inoltre, rischia di cristallizzare, se non ampliare, le disuguaglianze oggi esistenti tra cittadini che fruiscono di certi servizi, a un certo livello, e cittadini destinati a non beneficiarne o a beneficiarne in termini del tutto insufficienti. I padri costituenti hanno posto dei principi fondamentali per evitare che vi siano divari tra le diverse realtà.

Non bisogna mai dimenticare che la nostra Costituzione è nata dalle macerie nefaste della guerra e del regime fascista, e frutto della convergenza delle anime laiche e cattoliche. Così come, auspico e mi auguro, come sta avvenendo in tanti Comuni italiani, il Consiglio Comunale di Cassano, approvi un documento contro l’autonomia differenziata e che le forze politiche facciano la loro parte su una problematica d’interesse nazionale. Chiunque avrà l’onore di guidare le istituzioni locali, nel prossimo futuro dovrà pensare soprattutto a questo: ai giovani che aspettano solo una buona occasione per investire qui il proprio talento e contribuire al progresso della terra in cui sono nati e in cui hanno il diritto di crescere, lavorare e vivere.

Il Presidente Sergio Mattarella, ci ha ricordato di recente a Trento, capitale europea del volontariato, che «abbiamo bisogno di solidarietà, di esprimerla e di riceverla, per sentirci parte di una comunità e della sua storia che va avanti. La solidarietà, peraltro, è una pietra angolare degli ordinamenti. La nostra Costituzione la riconosce come presupposto di uno sviluppo davvero civile».

LA CALABRIA SE L’AUTONOMIA SARÀ LEGGE
DA “CENERENTOLA” A “BADANTE DEL PAESE”

di GREGORIO CORIGLIANO – Davvero non cambia nulla per il Sud e per il Paese con il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata?

E allora perché si fa, verrebbe da chiedersi. La verità, a stare attenti e a leggere le carte con sufficiente attenzione, è che non cambia solo per il Sud, ma per tutto il Paese. Come è stata concepita, la riforma consentirà di fatto la nascita di 20 repubbliche autonome con evidenti regole differenti. Come dire che si tornerà allo Stato preunitario fatto di staterelli, uno diverso dall’altro.

E quel che altrettanto conta è che ci saranno leggi e regolamenti diversi per ogni regione, che potrebbe pure non chiamarsi Regione, a questo punto, ma Repubblica autonoma della Calabria, per esempio. Con Sigla ReACal, tanto per dire. Per differenziarla dalla Re.A.Pi. E le amministrazioni locali ne soffriranno anche loro le conseguenze o gli effetti perversi, perché i sistemi amministrativi saranno profondamente differenti. E gli imprenditori che devono investire in Calabria o in Lombardia?

Ognuno avrà a che fare con legislazioni diverse. Ed i medici, anche loro. Gli stipendi saranno uguali in tutto il Paese, come dice la Meloni, in tutta la nazione?

Certo che no. Ed a quel punto, se già lo è oggi, figurarsi quando il ddl sarà legge.

Ci sarà pure una Regione, o uno staterello, che paga di più o no? Certo, ed allora medici e paramedici scapperanno là! E i docenti, la stessa cosa. Ognuno andrà dove si guadagna di più, se per andare da uno Stato all’altro non ci vorrà il passaporto. Calderoli mette le mani da dentista avanti e dice che ci saranno i Lep. Se questi saranno come i Lea, staremo freschi. Già scappano oggi per il Nord, se non per l’estero, come pure sta avvenendo. E quindi i cittadini non saremo tutti uguali, o no?

Come sarebbe possibile garantire a tutti i meridionali il tempo pieno a scuola, come succede per ogni famiglia settentrionale, senza i finanziamenti adeguati.

E questi vanno avanti, con leggerezza e col sorriso sulle labbra, tanto chi vivrà, appunto, vedrà. Perché si dice che si tratta di autonomia differenziata. Forse perché saranno “valorizzate” le differenze ambientali, storiche e culturali delle regioni? E se la Calabria, come scriviamo tutti i giorni, è la cenerentola del Paese, col ddl sarà addirittura la badante del Paese. Al Nord, infatti, è concentrata la produzione industriale vera e propria dell’Italia, e con la differenziata, avrà maggiori benefici! O no? E la meraviglia è che parlamentari del Sud, e politici meridionali, hanno votato a favore. Come si fa? A me pare, come dice il Laboratorio civico, un abominio. E le voci di quanti dicono “niet” a Calderoli sembrano “vox clamans” nel deserto di un Pese che sta vivendo, una mutazione che più radicale non si può. Un sussulto di coscienza dei politici calabresi e meridionali viene auspicato, ma ad oggi, il segno di vita è assai flebile.

Daranno un segno? Forse, quando, probabilmente sarà troppo tardi.

Come per la Zes, la zona economica speciale la cui riforma, a parere di uno che se ne intende, come il presidente della Puglia Emiliano, porterebbe ad una riedizione della Cassa per il Mezzogiorno. E perché l‘ex presidente della Corte costituzionale De Siervo parla di riforma precaria ed impugnabile in modo agevole? Perdono tutti i cittadini italiani con il ddl Calderoli: Certo, dice De Siervo, si rischia un periodo di insicurezza e di tensioni tra Regioni più forti e regioni più deboli.

Ecco perché gli oppositori parlano di decreto Spacca Italia, con un Nord potente ed un Sud misero ancor di più. Eppure c’è stato un periodo in cui si parlava di abolizione delle Regioni o di rivisitazione delle stesse, a distanza di mezzo secolo dalla loro istituzione ed invece adesso non solo non si cambiano in maniera più efficiente con l’esperienza acquisita, ma addirittura si peggiorano.

Ecco perché, se dovesse passare definitivamente, come passerà, non resta, detto adesso, che impugnare di fronte ai Barbera ed alla Consulta, perché viene violato l’attuale assetto unitario ed a perdere non sarà solo Calderoli, al quale non credo interessi molto, ma tutti gli italiani.

E Poi, piangere il morto, come diceva l’antico detto, sempre attuale, saranno lacrime perse.

E l’incorreggibile Kociss sarà sempre vivo e vegeto ma non tornerà più a occuparsi molari e premolari! (gc)

Pd Calabria: Governo ascolti l’allarme dei vescovi calabresi

«Sull’autonomia differenziata, il governo di centrodestra e la sua maggioranza ascoltino il monito dei vescovi calabresi, che sono al di sopra delle parti». È l’appello lanciato dal Partito Democratico calabrese, sottolineando come «i vescovi calabresi hanno avvertito che il disegno di legge in questione rischia di minare il principio di unità e solidarietà nazionale, di compromettere il diritto alla salute e quello all’istruzione, di inficiare l’accesso ai servizi essenziali che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini nella stessa misura».

«Nell’esprimere netta preoccupazione per l’autonomia differenziata, la Conferenza episcopale della Calabria – continuano i dem calabresi – ha osservato che, riguardo alla determinazione dei Livelli essenziali di prestazione, c’è un precedente: l’esperienza fallimentare dei Livelli essenziali di assistenza. Nello specifico, la stessa Conferenza ha poi valutato che con questi strumenti si giustifica una formale uguaglianza di trattamento, coprendo, in realtà, un’inaccettabile disparità tra le persone».

«Nel dibattito parlamentare sul regionalismo differenziato, il governo e la sua maggioranza – ha sottolineato il senatore Nicola Irto, segretario del Partito democratico della Calabria – si sono mostrati ciechi e sordi davanti ai nostri ragionamenti. Difatti, hanno presentato il provvedimento in discussione come un’opportunità per il Sud, che invece verrà sganciato definitivamente dal resto della nazione».

«Ancora una volta mi auguro che i parlamentari meridionali del centrodestra, a partire da quelli calabresi, interroghino la loro coscienza e difendano l’eguaglianza dei cittadini, principio democratico – ha concluso Irto – al centro delle riflessioni della Conferenza episcopale della Calabria». (rcz)