Sabato a Carfizzi s’inaugura il ‘Parco della Memoria delle Vittime sulla Statale 106’

Sabato 26 giugno, a Carfizzi, s’inaugura il Parco della Memoria delle vittime sulla S.S. 106. L’iniziativa, coordinata dall’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Carfizzi vedrà anche la partecipazione del Moto Club “Krimisa Bikers Club” di Cirò Marina, del Moto Club “Gladiatores Italy” e di tanti altri bikers che arriveranno dalla Calabria.

«Attraverso l’intitolazione del “Parco in memoria delle vittime sulla S.S.106” – ha dichiarato il presidente dell’O.D.V. “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”, Leonardo Caligiuri – la comunità di Carfizzi ha deciso di fare memoria sulle tante, troppe vittime della famigerata “strada della morte” non solo per sensibilizzare i cittadini sul rispetto delle regole del codice della strada, affinché esse siano rispettate su una strada che non perdona a nessuno neanche uno sbaglio ma anche per sensibilizzare il Governo che può e deve avviare al più presto immediati interventi di messa in sicurezza e, insieme, una campagna di investimenti che possano determinare finalmente l’ammodernamento della strada Statale 106».

Saranno presenti il Prefetto di Crotone, dott. Maria Carolina Ippolito, il dirigente superiore Questore di Crotone, Dr. Massimo Gambino, l’Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Mons. Angelo Raffaele Panzetta, il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Crotone, Col. Gabriele Mambor, il Comandante dei Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina, Cap. Stefano Martorana, il Maresciallo della Stazione dei Carabinieri di San Nicola Dell’Alto, Francesco Loscialpo, ed i sindaci di Pallagorio, Umberto Lorecchio e di San Nicola Dell’Alto, Francesco Scarpelli ed il presidente dell’Odv “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” Leonardo Caligiuri.

Il Programma prevede alle 17 una Santa Messa in Memoria delle vittime sulla strada (che avrò luogo presso la Chiesa Santa Veneranda in Carfizzi), e, a seguire, alle 18 il taglio del nastro per l’inaugurazione del “Parco in Memoria delle vittime sulla S.S.106”.

Con l’occasione verranno scoperte, all’interno del parco, la statua della Santissima Madonna del Rosario donata dall’Odv “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” alla comunità di Carfizzi in ricordo di Rosario Abate, un giovane motociclista di 38 anni deceduto in un sinistro stradale sulla S.S.106 a Strongoli il 22 aprile del 2018 ma anche la statua del Santissimo Crocifisso donata dal Signor Pietro Fiore. (rkr)

CARFIZZI (KR) – Il documentario “Hora Una storia Arbëreshë”

Questa sera, a Carfizzi, alle 21.00, a Largo Skanderbeg, la proiezione del documentario Hora – Una storia Arbëreshë di Maria AlbaGraziana Saccente.

Il documentario, prodotto dallo scrittore Stefano Benni, è nato grazie alla collaborazione tra i tre comuni arbëreshë del crotonese, ovvero San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio che, per l’occasione, hanno organizzato tre serate evento, a cui prenderanno parte le registe.

«Siamo davvero felicissime – hanno dichiarato le registe – di tornare “a casa”, e ringraziamo i Comuni di San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio per la loro disponibilità e per aver accolto questo progetto con entusiamo».

«Non vediamo l’ora – hanno proseguito le registe – di presentare il film in questi luoghi dove il nostro viaggio è iniziato».

Le due registe, infatti, racconteranno, per la prima volta, il loro cortometraggio, che tratta della questione dell’identità italo-albanese, che è estremamente complessa e non completamente risolta ed accettata.

Oltre ai rappresentanti delle Amministrazioni Comunali, sarà presente l’attrice Anastasia Maccarrone, protagonista del film.

Storicamente, gli Arbëreshë sono la minoranza italo-albanese presente da più di seicento anni in Italia, discendenti dagli albanesi che, soprattutto a partire dal XV secolo, furono costretti a lasciare le proprie terre in seguito all’invasione ottomana. Fino al secolo scorso le comunità arbëreshë custodivano ancora dei tratti distintivi che le caratterizzavano rispetto ad altre realtà del Meridione ma, negli ultimi sessant’anni, molto è andato perduto: le parole contaminate, la ritualità cambiata, i luoghi dimenticati.

Nonostante questo, gli Arbëreshë rappresentano ancora oggi il più grande esempio di interculturalità in Italia. In un momento storico complesso del nostro Paese, la storia della comunità Arbëreshë offre, quindi, la possibilità di pensare ad un modello realizzabile di convivenza pacifica e di integrazione tra culture diverse, preservando le identità plurali.

Attraverso l’esperienza diretta e le riflessioni della protagonista, il documentario offre un punto
di vista più autentico e personale sull’evoluzione attuale di questa minoranza etnico-linguistica, tentando di andare oltre le riduzioni folkloristiche e le nostalgie arcaizzanti per indagare cosa significa “essere arbëreshë” oggi, con lo sguardo vòlto al futuro di queste comunità.

La protagonista Anastasia è nata a San Nicola dell’Alto, dove ha trascorso la sua adolescenza,
ma vive a Bologna da quindici anni. Ogni estate affronta il suo lungo viaggio in treno per tornare a casa, attraversando l’Italia da nord a sud, tra cambi, coincidenze e conversazioni, quasi come un rituale sacro verso la propria terra. Questa volta però Anastasia decide di condividere il viaggio con un’amica; inizia, così, un’avventura che la porterà ad aprire la sua interiorità e a riscoprire quel mosaico di culture che la contraddistingue.

Ma cosa significa Hora? «“Hora” è una parola arbëreshë che ha molti significati e che in italiano non trova una traduzione univoca» – spiegano le autrici – «“Hora” significa “Paese”, ma simbolicamente rappresenta anche il legame con le proprie origini.”». (rkr)