I giovani agricoltori calabresi lanciano la petizione contro i pannelli mangia suolo

I giovani imprenditori calabresi hanno lanciato una petizione contro i pannelli solari mangia suolo per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici, e spingere, invece, il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole.

Obiettivo della petizione, chiedere « alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra».

«Una mobilitazione – ha dichiarato Enrico Parisi, leader dei giovani di Coldiretti Calabria – a tutela del suolo agricolo chiedendo alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra»

«Preoccupati per l’emergenza climatica, i giovani agricoltori – ha spiegato Parisi – vogliono cogliere ogni opportunità offerta dalle tecnologie innovative, avendo come obiettivo la piena attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».

«Il consumo di suolo agricolo destinato al fotovoltaico a terra – ha dichiarato Coldiretti Giovani Impresa – minaccia il futuro delle nuove generazioni di agricoltori».

«Come giovani agricoltori, sosteniamo e promuoviamo ogni giorno l’innovazione tecnologica sostenibile, ma destinando i suoli agricoli al fotovoltaico non ci saranno più terreni da coltivare ed accelereremo la perdita di biodiversità unica della nostra Regione» ha spiegato ancora Parisi, nel sottolineare che «il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la di multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento, sino a un massimo del 5% della superficie dell’azienda, da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali».

«Possediamo – ha evidenziato – terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale ed ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori».

«La pandemia da Coronavirus – ha commentato Coldiretti – ha rivoluzionato le priorità dei mercati e dei consumatori con le produzioni agricole, dalle quali dipendono le forniture alimentari, diventate più preziose e richieste del petrolio, con l’emergenza che ha ribaltato la geografia del valore della terra che è divenuta una ‘riserva naturale’ strategica da tutelare e proteggere».

«Coinvolgeremo altre associazioni che hanno a cuore il tema – ha concluso Parisi – per adesso i cittadini possono recarsi per la firma negli uffici della Coldiretti, nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica». (rrm)

In copertina, Enrico Parisi

IL MIELE È AMARO ANCHE PER LA CALABRIA
OGGI IL GIORNO DELLE API PER L’AMBIENTE

Sono 118 mila gli alveari a rischio in Calabria. Un gravissimo danno, se si considera che, nella nostra regione, secondo i dati della Anagrafe Nazionale Zootecnica – Banca Dati Apistica, lavorano 1385 apicoltori tra professionisti e hobbisti e, questi ultimi, producono miele per autoconsumo ma possiedono il codice di attività. Gli apiari sono 5406, gli alveari 118.465 e gli sciami 12.103.

«Dati e numeri nel tempo sono aumentati in parallelo con gli alveari dedicati al biologico, ma che adesso stanno subendo un duro colpo. Sono più di 3.500.000 i Kg di miele che si produce, che genera un valore alla produzione di oltre 15 milioni di euro. In media una singola ape visita in genere circa 7 mila fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele». È l’allarme lanciato da Coldiretti Calabria, in occasione della Giornata Mondiale delle Api, che si celebra il 20 maggio, sottolineando come «l’inverno bollente e la primavera primavera segnata da ripetute gelate, hanno creato gravi problemi agli alveari con le api che non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare, a causa delle basse temperature che hanno danneggiato i fiori».

Per questo, l’Associazione, visto il momento di grave difficoltà per gli agricoltori, ha ribadito la richiesta al Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria «di verificare i danni sulle aziende apistiche per la dichiarazione dello stato di calamità in questo delicato comparto, fondamentale per la salvaguardia della biodiversità e delle produzioni di qualità».

«Le anomalie del meteo – ha sottolineato Coldiretti – che si sono registrate hanno colpito le piante in piena fioritura, con pesanti conseguenze sul raccolto di miele mentre la pioggia ed il forte vento hanno ulteriormente ostacolato l’attività di bottinatura delle api per salvare le quali sono state somministrate sostanze zuccherine. Un intervento straordinario e costoso a causa della carestia da clima pazzo. Le difficoltà delle api sono un pericolo grave per la biodiversità, considerato che questi insetti contribuiscono all’impollinazione».

«Il ruolo delle api è fondamentale considerato che – ha evidenziato la Coldiretti – dall’impollinazione dalle api dipendono, in una certa misura, ben 3 colture alimentari su 4, come mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri e i meloni e secondo la Fao, ma l’impollinazione operata dalle api è fondamentale anche per la conservazione del patrimonio vegetale spontaneo. La crisi delle api rappresenta un danno ambientale ed economico in una situazione in cui ha spinto all’aumento del 13% degli acquisti familiari di miele nel 2020. Ma sugli scaffali dei supermercati italiani, più di 1 vasetto di miele su 2 viene dall’estero.  Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica.

«La Coldiretti – si legge in una nota – ricorda che il miele prodotto sul territorio è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti».

A ribadire che il contrasto alla moria delle api sul territorio italiano passa necessariamente dal sostegno agli apicoltori, è il deputato del Movimento 5 Stelle, Paolo Parentela, ricordando che «numerosi sono tati i risultati raggiunti a tutela delle produzioni made in Italy: creazione dell’anagrafe apistica, introduzione dell’obbligo dell’indicazione del Paese di origine in etichettatura, lotta al coleottero Aethina Tumida, potenziamento dei controlli dell’Ispettorato Repressione Frodi (Icqrf) sul falso miele cinese, semplificazioni burocratiche per la vendita diretta, per il nomadismo e limitazioni e divieti all’utilizzo di fitofarmaci così da tutelare le api».

«Agli interventi normativi, incluso il riavvio del Tavolo apistico al Mipaaf grazie all’impegno dell’ex Sottosegretario Giuseppe L’Abbate – ha proseguito – si sono aggiunti i sostegni economici come i 2 milioni di euro per progetti finalizzati a sostenere produzioni e allevamenti di particolare rilievo ambientale, economico, sociale e occupazionale. Il comparto apistico potrà contare anche su parte dei 10 milioni di euro messi a disposizione delle cosiddette filiere minori nell’ultima Legge di Bilancio nonché è stato tra i settori che hanno sempre beneficiato degli esoneri contributivi previdenziali e assistenziali per 10 mesi nel 2020 e ora nel 2021».

«L’impegno del MoVimento 5 Stelle – ha concluso Parentela – per la salvaguardia delle produzioni apistiche continua. Stiamo lavorando per l’abbassamento dell’Iva sulla pappa e gelatina reale e servizi di impollinazione, per estendere l’obbligo in etichetta dei paesi di origine anche dei mieli in miscela, l’estensione del credito d’imposta per investimenti innovativi (Transizione 4.0) per tutelare le arnie dai furti e dai parassiti nonché per prevedere un ecoschema dedicato agli impollinatori nel Piano Strategico Nazionale della nuova Pac, dove il settore apistico è l’unico a vedersi raddoppiate le risorse». (rrm)

COL GREEN PASS RIAPRIRE ANCHE I LOCALI
COSÍ SI SALVERÀ IL TURISMO IN CALABRIA

Salvare il turismo in Calabria riaprendo, anche, i locali. È questa la parola d’ordine che Coldiretti Calabria ha dato per rilanciare uno dei pilastri della nostra regione che, ogni anno, ha attratto viaggiatori provenienti da ogni regione e parte del mondo. Quindi, per l’Ente, bene l’entrata in vigore del pass vaccinale il prossimo 15 maggio ma, con esso, deve esserci anche una riapertura dei locali.

Coldiretti, infatti, ha già spiegato che «l’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla loro sopravvivenza legata alla storia e all’economia dei territori, che sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Calabria» e che «il crollo del turismo straniero in Calabria ha causato un buco di oltre 300 milioni nelle spese dei viaggiatori dall’estero. La mancanza di vacanzieri si trasferisce a valanga sull’insieme dell’economia per il crollo delle spese per, alimentazione, alloggio trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Il cibo è la voce principale del budget delle famiglie in vacanza, con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola».

«Per questo – afferma la Coldiretti – è indispensabile che avanzi la campagna di vaccinazione e diminuiscano il numero dei contagi; aspetti che consentono di riprendere una nuova normalità; fronti che devono essere particolarmente curati in questa fase decisiva nella quale i turisti orientano la scelta delle località per le vacanze alla vigilia del Bit di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) che, seppur digitalmente e aperto al pubblico, punta a mostrare agli operatori del settore le migliori offerte del mercato turistico nostrano.  Tropea poi, eletta quest’anno borgo dei borghi è il passepartout del nostro turismo».

«Attualmente – ha sottolineato la Coldiretti – essendo in zona arancione pesa sull’economia calabrese la chiusura di oltre 15mila tra ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi  che complessivamente  contano su  32668 addetti che operano nella Regione e pesa anche il limite fissato del coprifuoco alle 22 per tutti, sia nelle città che nelle campagne e nelle località turistiche. Il solo sistema agrituristico in Calabria può contare su circa 350 strutture operanti con 12200 posti a tavola e circa 1500 posti letto».

«Il cibo batte l’alloggio, ed è diventato – sostiene la Coldiretti – la voce principale del budget delle famiglie in vacanza. Il cibo rappresenta, per molti turisti, la principale motivazione del viaggio perché possiamo contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della produzione agroalimentare che ha contribuito a mantenere nel tempo un territorio con paesaggi di una bellezza unica. La spesa in vacanza per il cibo lo scorso anno per la pandemia Covid, è scesa di oltre il 60%, il minimo da almeno un decennio, e gli effetti delle difficoltà delle attività di ristorazione si sono fatti sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco».

«In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Senza turismo, sono a rischio anche i 269 tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese, 13 prodotti Dop, 6 Igp, 9 vini Doc e 10 Igt».

«L’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo legati alla storia e all’economia dei territori, che – ha sottolineato il Presidente i Coldiretti Calabria, Franco Aceto – sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo nel mondo. Una patrimonio da salvare che non ha solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale e che garantisce la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate». (rrm)

[foto tratta dal video promozionale della Riviera dei Cedri, courtesy Nik Channel Youtube]

L’ECCELLENTE EXTRAVERGINE DI CALABRIA
INSIDIATO DALLA SCARSA QUALITÀ ESTERA

C’è una grande insidia per il nostro ottimo olio extravergine d’oliva, sulla cui qualità non si discute: arriva dalle importazioni di “olio estero” a prezzi stracciati e di qualità assolutamente inferiore.  «In un momento storico difficile – ha commentato Coldiretti –  dove stimolare la domanda da parte dei consumatori dovrebbe essere un obbligo morale, saper di ricevere in “casa Italia” olio proveniente dall’estero significa aumentare il consumo di olio straniero, a discapito delle aziende olivicole calabresi con un forte impatto anche sulle nostre produzioni di olio certificate Igp e Dop. Occorre diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica, dove  è possibile assaggiare l’olio Evo prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. È doveroso intensificare i controlli e aumentare le valutazioni organolettiche per evitare che i consumatori possano essere vittime di frodi».

Un allarme che non deve lasciare indifferenti, soprattutto se si considera che «oltre la metà della giacenza nazionale di olio di oliva (51%) è presente nelle regioni del Sud Italia, con il significativo contributo delle regioni Puglia e Calabria (35,0% e 8,8%, rispettivamente). A livello provinciale, da segnalare il 16,8% delle giacenze nella provincia di Bari, il 10,4% in quella di Perugia e il 7,8% nella provincia di Barletta-Andria-Trani» si legge nel report Frantoio d’Italia del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 28 febbraio 2021, che rileva anche come la Calabria, insieme alla Puglia, Sicilia e Toscana, è tra le regioni che detengono più olio bio (13,9%).

La stagione olivicola, peraltro si presenta «ottima, con una fioritura eccezionale e una eccellente vegetazione e che, quindi, fa presagire un olio di qualità». secondo Coldiretti Calabria che fotografa la situazione dell’olio calabrese, dopo l’anno horribilis in cui la produzione era scesa di oltre il 40% a causa delle anomalie climatiche, ricordando quanto «sia importante per l’economia della nostra regione».

«L’ olivicoltura – hanno illustrato i tecnici di Coldiretti Calabria – si sviluppa sul 24% della superficie agricola della regione, con oltre 84mila aziende, una superficie coltivata di oltre 189mila ettari, oltre 35 milioni di piante  e moltissime cultivar, con una produzione media negli ultimi cinque anni di oltre 35mila tonnellate di olio Evo; un tesoro esclusivo di biodiversità di cui quasi il 50% biologico, per una filiera che coinvolge oltre 650  frantoi, il 15% del totale italiano, che sul mercato vale circa 600 milioni e con un forte impiego di manodopera sempre di più specializzata. Nonostante questi primati, nemmeno la pandemia ha fermato  l’invasione di olio straniero in Italia con gli arrivi in crescita del 5% nell’ultimo anno con bottiglie  sugli scaffali di supermercati, negozi e discount a prezzi stracciati che fanno suonare un campanello di allarme sulla qualità del prodotto che si porta a tavola».

«L’ultima indagine del mensile il Salvagente – si legge in una nota – ha svelato che ben 7 miscele di oli stranieri, venduti come extravergini sui 15, analizzati al panel test, sono risultati essere dei semplici olii di oliva.  Una crescita di importazione di olio che arriva nei porti e poi  diventa  magicamente olio calabrese ed italiano solo sulla carta. Una pericolosissima “macchia d’olio”  che si sta allargando, che favorisce comportamenti e triangolazioni che per la pervasività assestano un duro colpo alla nostra olivicoltura».

«Succede poi – ha spiegato Coldiretti – che si fa pagare di più ai consumatori un prodotto che, invece, può valere fino alla metà del prezzo indicato visto che ha una qualità inferiore, in un momento storico in cui i consumi delle famiglie italiane di olio d’oliva sono in crescita. Un olio, per essere definito e venduto come extravergine, deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge dal 1991 e condotta da assaggiatori esperti e allenati, senza presentare difetti organolettici. Il Consiglio di Stato con la sentenza del 20 novembre 2020, ha detto una parola definitiva sull’attendibilità e oggettività del panel test, ritenendo la prova organolettica ‘essenziale per la corretta classificazione degli oli’ e sancendo che i suoi risultati non si traducono in ‘decisioni arbitrarie’ essendo ‘governata da stringenti parametri normativi predeterminati’».

Insomma, per poter proteggere non solo una nostra eccellenza, ma anche i nostri produttori agricoli – che ogni anno, grazie alle loro produzioni ottengono prestigiosi riconoscimenti dando lustro alla Calabria – bisogna stare attenti, e continuare a promuovere «la grande qualità dell’olio extravergine Made in Italy» e, sopratutto, made in Calabria. (rrm)

Al via in Calabria il concorso Oscar Green 2021 di Coldiretti

Ha preso il via, in Calabria, per i giovani che hanno scelto di impegnarsi in agricoltura l’Oscar Green 2021, il premio all’innovazione per le imprese che creano sviluppo e lavoro per rilanciare l’economia dei propri territori danneggiati dall’emergenza sanitaria.

Lo ha reso noto Enrico Parisi, delegato Coldiretti Giovani Impresa Calabria, aggiungendo che «nonostante il momento di difficoltà dovuto all’emergenza Covid, la voglia di fare e la creatività dei giovani agricoltori non si ferma, Oscar Green, ogni anno, racconta le storie di giovani agricoltori under 40 protagonisti di un’agricoltura sempre più sensibile alla tutela dell’ambiente, alla biodiversità, all’innovazione sostenibile e durevole».

Il rinnovato fascino della campagna per i giovani si riflette nella convinzione comune che, in tempi di pandemia, l’agricoltura è diventata un settore che offre e crea opportunità occupazionali e di crescita professionale, grazie alle grandi possibilità di innovazione che il settore offre sul piano produttivo, ambientale e della sicurezza alimentare.

Al premio Oscar Green, promosso a livello nazionale da Coldiretti Giovani Impresa, sarà possibile iscriversi fino al 15 maggio 2021 direttamente sul sito https://giovanimpresa.coldiretti.it/ nella sezione Oscar Green in una delle sei categorie di concorso, che,  iniziato dal 2006 è alla sua  quindicesima edizione e ha visto finora in Calabria, oltre 500  imprese giovani partecipare con i propri progetti. Queste le categorie alle quali ci si può iscrivere:

La prima categoria, “Sostenibilità e transizione ecologica”, per le   imprese che lavorano e producono in modo ecosostenibile, tutelano, valorizzano e recuperano e rispondono ai principi di economia circolare e alla chimica verde, riducendo al minimo la produzione di rifiuti, con processi che tutelano l’ambiente.

«La categoria “Campagna Amica” – continua Coldiretti – promuove e valorizza i prodotti Made in Italy attraverso la realizzazione di nuove forme di vendita e di consumo volte a favorire l’incontro tra impresa e cittadini. “Creatività” è la parola d’ordine di esperienze imprenditoriali orientate alla introduzione di innovazioni produttive e distributive, sempre orientate a creare opportunità lavorative».

«“Impresa Digitale” – spiega la Coldiretti – mette sotto i riflettori le aziende che coniugano tradizione e innovazione con l’applicazione di nuove tecnologie e l’introduzione digitale quale leva strategica per garantire maggiore competitività all’agroalimentare, anche attraverso modalità di comunicazione e vendita quali l’e-commerce o il web marketing. “Fare Rete” sono progetti promossi nell’ambito di partenariati variegati, che coniugano agricoltura e tecnologia così come artigianato tradizionale e mondo digitale, fino agli ambiti del turismo, del design e di ricerca accademica. “Noi per il sociale” premia le iniziative che rispondono ai bisogni della persona e della collettività, per trasformare idee innovative in servizi e al tempo stesso creare valore economico, etico e sociale. Oltre alle imprese agricole, possono partecipare enti pubblici, cooperative e consorzi».

«Si tratta – ha concluso Parisi – di uno spaccato importante sull’andamento dell’imprenditoria agricola più viva,  un’occasione di promozione e di confronto per le aziende agricole. Storie di giovani, protagonisti della transizione ecologica, che nascono tanto dall’esigenza di rendere reale un sogno individuale d’impresa quanto dalla voglia di dare risposte alle necessità di una collettività, realizzando prodotti originali o arricchendo il territorio di servizi altrimenti impossibili da garantire». (rrm)  

In copertina, i vincitori dell’edizione 2020

L’allarme di Coldiretti: Un’azienda agricola su cinque in crisi per stop canale Ho.Re.Ca. e crollo turismo

È un quadro preoccupante, quello emerso dall’analisi di Coldiretti sui dati Istat relativi al periodo compreso tra il 2020 e il 2021 sulla domanda dei prodotti: «su quasi una azienda agricola su cinque (18%), pesa la riduzione della domanda di prodotti provocata soprattutto dal crollo del turismo e dal taglio degli acquisti da parte dei bar, ristoranti e pizzerie costretti alla chiusura».

Ma non è finita qui: «Tra le preoccupazioni – ha sottolineato la Coldiretti – c’è l’impatto dell’aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Le aziende agricole italiane non hanno comunque mai smesso di lavorare per garantire la continuità delle forniture alimentari sugli scaffali di negozi e supermercati e consentire, quindi, alle famiglie di fare la spesa».

«Un ruolo – ha sottolineato la Coldiretti – ricoperto con responsabilità e dedizione da quasi 740 mila imprese agricole impegnate per la tutela del paesaggio, lo sviluppo economico del Paese, la sicurezza e la salute delle persone attraverso la produzione di cibo. Un punto di forza per la nostra agricoltura è quello di essere la prima in Europa per valore aggiunto ma è anche la più green e può contare sulla leadership indiscussa per la qualità alimentare. e il primato della sicurezza alimentare mondiale».

«La diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a febbraio 2021 – ha riferito Coldiretti – mette in risalto che, per la prima volta dall’inizio della pandemia, gli italiani hanno tagliato anche la spesa alimentare che è crollata del 5,5. Una brusca inversione di tendenza dopo che l’alimentare era risultato il settore che aveva resistito meglio alla crisi con un aumento della vendite al dettaglio determinato anche dal maggior tempo trascorso a casa dagli italiani in lockdown».

Per Coldiretti, «è importante aver ottenuto il taglio del costo del lavoro, ma occorre rafforzare le misure di sostegno all’agricoltura nei settori che hanno avuto perdite più rilevanti, come quello dell’allevamento, dell’agriturismo, del vino e della birra. È quanto ha chiesto la Coldiretti all’audizione sul Dl Sostegni alla Commissione Bilancio del Senato, proprio in occasione della diffusione dei dati Istat dai quali emerge che più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico».

«La Coldiretti – si legge in una nota – ha chiesto anche la proroga della sospensione delle rate di mutui bancari, ed ha formulato al Ministero delle Politiche Agricole una proposta per il riparto del fondo filiere, a favore dei settori più danneggiati».

«L’emergenza globale provocata dal Covid – ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo, e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza».

«Per cogliere l’ opportunità storica del Recovery Plan – ha detto ancora Aceto – Coldiretti ha elaborato e proposto, per tempo, progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni». (rrm)

Coldiretti a confronto con cinque ministri su “Recovery Sud – L’Italia riparte dal cibo”

Domani mattina, alle 9.30, in diretta streaming sul sito di Coldiretti, è in programma il confronto con il Governo su Recovery Food – L’Italia riparte dal Cibo.

Obiettivo del summit, promosso da Coldiretti, salvare il patrimonio agroalimentare Made in Italy dal campo agli scaffali fino ai tavoli dei ristoranti per farlo diventare la leva della ripresa economica ed occupazionale del Paese con la prevedibile esplosione del commercio con l’estero e del turismo alla fine dell’emergenza Covid che, per la prima volta, si intravede all’orizzonte.

Al fianco del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, saranno presenti dal vivo ,nella sede di Coldiretti, il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il ministro della Salute Roberto Speranza saranno in collegamento video con diretta streaming dell’appuntamento su www.coldiretti.it

Le grandi difficoltà di un anno di pandemia, l’avvio della campagna di vaccinazione nei luoghi di lavoro, l’impatto del prossimo lockdown di Pasqua ma anche le opportunità di lavoro che possono venire dalle campagne e le opportunità del Recovery plan per sostenere la transizione ecologica con il  sistema agroalimentare nazionale che è diventato la prima ricchezza del Paese nel tempo della pandemia sono al centro dell’appuntamento che sarà inaugurato con l’apertura del primo salone su I tesori dei borghi d’Italia da salvare dalla crisi Covid, con dati e analisi sul contributo della filiera agroalimentare italiana alla lotta contro la crisi generata dal Covid e le basi per la ripartenza dell’Italia. (rrm)

Coldiretti Calabria: Saranno distribuiti 30mila kg di prodotti ‘Made in Italy’ in Calabria

La Calabria è la regione con più incidenza di povertà tra assoluta e relativa con più di 284mila famiglie. Lo rileva uno studio dell’Istat, in cui viene indicato che, in maggiore difficoltà sono i giovani under 35, i disoccupati  di lungo corso, gli stranieri, chi ha perso il lavoro e famiglie con figli.

Di fronte a questo quadro preoccupante, grazie all’iniziativa di Coldiretti dal titolo A sostegno di chi ha più bisogno e presentata al premier Mario Draghi,  dal presidente Ettore Prandini, dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, «in Calabria – ha riferito Francesco Cosentini, direttore di Coldiretti Calabria – distribuiremo nei prossimi giorni oltre 30.000 kg di prodotti.  Ogni famiglia in stato di bisogno è destinataria di un pacco di oltre 50 chili con prodotti 100% Made in Italy contenenti  pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino».

«Un’operazione che – ha spiegato Coldiretti – vuole essere un segnale di speranza per il Paese e per tutti coloro che in questi mesi hanno pagato più di altri le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza Covid».

«Abbiamo già organizzato i mezzi –  ha aggiunto Cosentini – per procedere, poi, alla distribuzione a nuclei familiari in stato di bisogno, individuati da Coldiretti/Campagna Amica insieme ai servizi sociali dei comuni e alle parrocchie. Con questa iniziativa, si vuole anche evidenziare le grandi eccellenze agroalimentari del Paese che hanno contribuito a fare grande il Made in Italy in Italia e all’estero e rappresentano un risorsa determinante da cui ripartire».

«Già nel 2020 in Calabria – ha aggiunto – abbiamo distribuito ulteriori 70mila kg  di prodotti tipici Made in Italy, a chilometro zero e di altissima qualità, grazie agli agricoltori di Campagna Amica per garantire un pasto di qualità ai più bisognosi. Un impegno reso possibile anche dalla partecipazione volontaria dei cittadini al programma della “Spesa sospesa” nei mercati di Campagna Amica».

«Con questo  vogliamo dare un segno tangibile della solidarietà della filiera agroalimentare italiana verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche» ha commentato il presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto nel sottolineare che «il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza diventi un impegno strutturale che aggiunge valore etico alla spesa quotidiana degli italiani».

«Si tratta di uno sforzo corale che dimostra la capacità dell’Italia di unirsi e mobilitare risorse per uscire insieme dalla crisi, nella consapevolezza di essere una comunità che ha potenzialità e capacità a tutti i livelli per far ripartire il Paese» ha concluso Aceto,  nel sottolineare «l’importanza del Recovery plan per accompagnare la transizione ecologica dell’agroalimentare italiano, già oggi il più green d’Europa, che può offrire in Calabria migliaia di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni». (rrm)

Coldiretti Calabria espone a Draghi i suoi progetti per il Recovery Plan

Digitalizzazione delle campagne,  invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà, dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti che Coldiretti Calabria ha elaborato per il Recovery Plan.

Il presidente nazionale, Ettore Prandini, ha incontrato il presidente incaricato Mario Draghi, sottolineando che «a trainare la transizione ecologica del Paese deve essere l’’agroalimentare “Made in Italy” che è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».

«A  danneggiare però il nostro cibo – ha dichiarato Coldiretti – la criminalità internazionale sfrutta i buchi nei controlli alle frontiere sul commercio di cibi e bevande che favoriscono l’arrivo di prodotti di bassa qualità, ma anche pericolosi traffici illeciti. Questo alle nostre latitudini avviene spesso, come dimostra  l’importante operazione condotta al porto di Gioia  Tauro – dai funzionari doganali e dai militari della Guardia di Finanza, che  con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia, sono riusciti ad individuare un carico di stupefacenti nascosto in tre container carichi di caffè, carne congelata e frutta esotica provenienti dal Brasile dall’Ecuador».

«Le agromafie – ha ricordato Coldiretti – si infiltrano nel settore agroalimentare che spesso viene utilizzato come copertura o per il lavaggio del denaro sporco con investimenti che vanno dalla produzione al trasporto, dai ristoranti alla distribuzione commerciale, con un volume d’affari che è salito a 24,5 miliardi di euro con attività che riguardano l’intera filiera del cibo, approfittando anche della crisi causata dall’emergenza coronavirus. Questo indebolisce la nostra agricoltura e l’agroalimentare che invece hanno nelle corde una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell’economia».

«L’Italia– ha proseguito – è leader in Europa per valore aggiunto, sostenibilità e qualità e con la crisi la filiera del cibo è diventata la prima ricchezza del Paese. Questo si trasferisce anche in Calabria,  con valori significativi che assicurano lavoro e fornitura di cibo dal campo alla tavola. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni, ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia, sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento e creare posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni, con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

«La Calabria – ha concluso – deve continuare la fase di modernizzazione  e le proposte avanzate a Draghi vanno in questa direzione». (rrm)

BIOLOGICO, IL PRIMATO DELLA CALABRIA:
È LA PRIMA REGIONE IN ITALIA PER AZIENDE

In un’Italia dove il biologico sta prendendo sempre più piede, è la Calabria a vantare un invidiabile primato: è la prima regione per numero di aziende agricole impegnate nel biologico con 11.030 operatori coinvolti, mentre le superfici coltivate a biologico hanno raggiunto 208.292 ettari, con un +3,7% rispetto al 2018, e che la collocano in terza posizione, dopo Sicilia e Puglia.

Il biologico sta registrando un trend positivo che «negli ultimi 15 anni ha traghettato il comparto fiori dalla dimensione di nicchia delle origini per trasformarlo in uno stile di vita ampiamente diffuso e consolidato nelle abitudini alimentari delle famiglie italiane» si legge sul rapporto del 2019 di Ismea sui numeri del biologico in Italia. Quello del biologico, quindi, è un comparto che ha portato gli operatori a investire sempre più, permettendo, così, negli ultimi 10 anni, il raddoppiarsi delle aziende che tratta prodotti biologici. Anche le superfici destinate al bio sono cresciute del 60%, tanto che, a fine 2018, come riporta l’Ismea, «la superficie coltivata in Italia ad agricoltura biologica è di quasi 2 milioni di ettari, con un numero di operatori che arriva a sfiorare le 80.000 unità», e che le estensioni maggiori si trovano in Sicilia, Puglia, Calabria ed Emilia Romagna «che, da sole – si legge sul rapporto – rappresentano oltre la metà dell’intera superficie biologica nazionale».

Per gli orientamenti produttivi, ci sono: 71.007 ettari per l’olivo, 11.951 per i cereali,  35.822 colture foraggere, 11.733 agrumi, 3293 frutta, 3025 frutta in guscio, vite 3983, ortaggi 1821, altre colture da seminativi 2273, colture proteiche 1559.

È quanto è emerso dal rapporto Bio in Cifre 2020 presentato dall’Ismea all’incontro organizzato  dalla Coldiretti per la presentazione del rapporto annuale del Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) che registra i principali numeri del settore in Italia: mercato, superfici, produzioni del biologico italiano con le tendenze.

Franco Aceto
Franco Aceto, Presidente Coldiretti Calabria

«A proposito delle importazioni di biologico – ha dichiarato il presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto – occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli Europei. È necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da Paesi extracomunitari anche con un maggiore coinvolgimento delle autorità doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualità delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue. L’immissione di prodotti biologici – ha sottolineato Aceto – sia subordinata non solo a verifiche documentali, ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici».

«L’agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante dell’agroalimentare calabrese di qualità – ha dichiarato Francesco Cosentini, direttore della Coldiretti Calabria – a tal fine occorre materia prima calabrese 100% certificata e questo va ad incidere nella riduzione delle importazioni, con un ulteriore stimolo di crescita di questo speciale comparto».

«È necessario, altresì – ha proseguito Cosentini – che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della sicurezza dei consumatori nel sottolineare che, dietro gli alimenti italiani e stranieri in vendita sugli scaffali, ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità che riguardi l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore».

«La Calabria – ha ricordato Cosentini – nei Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e pratiche agronomiche, a partire dal 2016, ha eliminato il “glifosate” e l’agricoltura calabrese si è qualificata ancor di più sui mercati con produzioni “glyphosate zero” e, confermando alti standard qualitativi, si è resa garante della sicurezza alimentare: questo ha inciso notevolmente sulla valorizzazione delle nostre produzioni».

«Siamo altresì soddisfatti, che l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo – ha commentato il presidente Aceto – abbia posto come punto di forza dei distretti del cibo recentemente regolamentati dalla Regione proprio la scelta del “glifosate zero». (rrm)