IL PONTE: IL NEO-GOVERNATORE SCHIFANI
DICE SÌ GUARDANDO AL MODELLO DANESE

di GIOVANNI MOLLICA – Le parole del neo eletto presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, non danno adito a dubbi: il Ponte sullo Stretto va fatto. Subito e a una campata. La soluzione a tre campate è da cestinare, con buona pace dell’ennesimo incompetente Ministro delle Infrastrutture.

Privati dell’imbarazzante copertura di Giovannini, le esigue brigate NoPonte rimaste si aggrapperanno a mirabolanti Analisi Costi-Benefici periodicamente ripubblicate con grande rilevanza sui media nazionali che fanno del “non conviene” un argomento fondamentale da Roma in giù. Motivazione che, nell’attesa della ripartenza dei lavori, merita qualche riflessione.

La realizzazione di una qualsiasi infrastruttura non deve dipendere esclusivamente dalla sua possibilità di rimborsare il capitale investito. Dalle Piramidi alla Grande Muraglia, dal Vallo Adriano alle vie Consolari, dalla Torre Eiffel al Canale di Suez, interessi economici, ossessioni religiose, ambizioni personali, esigenze difensive e strategie mercantili si sono di volta in volta intrecciate per spingere gli uomini e le nazioni a incidere sulle abitudini di vita delle popolazioni, sull’ambiente e sul paesaggio. In una prospettiva storica – ma anche sociale, come infinite volte ripetuto dall’Ue -, che fa apparire paradossale l’opposizione delle forze progressiste e pseudo europeiste italiane. Per essere più chiari, di fronte al dramma ultrasecolare costituito dalla Questione meridionale, la ragioneristica Analisi Costi Benefici fatta propria dalla sinistra appare miserabile.

Ma è proprio in tema di benefici che c’è ancora molto da sapere perché il gigante dello Stretto non è solo un mezzo per andare più rapidamente dalla Sicilia al continente ma può e deve essere una straordinaria opportunità di progresso. A patto che della sua straordinaria valenza scientifica e tecnologica non sia riservata a pochi eletti ma ne resti qualcosa anche tra Scilla e Cariddi.
Una grande – in questo caso, grandissima – rappresenta un’occasione unica e irripetibile per innescare lo sviluppo locale fin dalla fase di progettazione. Ed è nel lungo periodo della costruzione che si concretizza il rapporto proficuo col territorio, al quale non devono essere riservati solo i disagi, in una concezione di soggetto passivo marginalizzato dal processo di rigenerazione economica, sociale e culturale generato dall’opera. Un argomento che abbiamo tentato più volte di evidenziare, senza trovare alcuna risposta dai decisori politici. Ora, però, i tempi stringono, cresce il pericolo di farsi trovare per la seconda volta impreparati e le responsabilità della politica locale sono molto maggiori.

Senza perderci in descrizioni dettagliate su quello che crediamo essere il miglior modus operandi ci limitiamo a ricordare quanto avvenuto nella Øresund Region, intorno al collegamento (16km) che dal 2000 unisce stabilmente Danimarca e Svezia.  Otto anni dopo l’apertura al traffico, la regione ospitava già un consorzio di dodici università, sei parchi scientifico-tecnologici, oltre duemila aziende e cinque piattaforme di attività nei settori dell’IA e delle TLC, di logistica, alimentazione, ambiente, medicina e biotecnologie, neuroscienze e biochimica. Multinazionali quali Sony Ericsson, Astra Zeneca, Tetra Pak, Novo Nordisk e numerose PMI ad elevato tasso di innovazione hanno trovato nell’ Øresund un habitat ideale. Un territorio la cui economia era fondata sul servizio di traghettamento tra Malmœ e Copenaghen, nel 2009 ha vinto il premio come regione più innovativa d’Europa.

La sola Medicon Valley dà lavoro a 40 mila dipendenti e 10 mila ricercatori di oltre 300 aziende; il grande progetto di fisica delle particelle denominato ESS (European Spallation Source), operativo dal 2020, ha creato 6 mila nuovi posti di lavoro di altissimo livello. Le Università, con i loro 2500 Ph.D. rappresentano un serbatoio inesauribile per gli Istituti scientifici più celebri del mondo.

Tutto è nato all’ombra del Ponte. Non dopo l’inaugurazione ma molto prima, in conseguenza di una programmazione capillare che ha visto collaborare enti locali, Ministeri, il General contractor, le Università danesi e svedesi e coinvolto Atenei di ogni parte del mondo. Pensiamo all’interesse dei Paesi africani e mediorientali che si affacciano sul Mediterraneo a partecipare alla realizzazione dell’Ottava Meraviglia del Mondo. E dell’importanza di coinvolgere enti locali come sindacati, associazioni industriali, armatori, ordini professionali, commercianti e fornitori di servizi.

Potremo replicare nell’Area dello Stretto anche una piccola parte di quanto accaduto nell’Øresund Region? Non sarà facile. Sicilia e Calabria non sono Danimarca e Svezia e Roma non ha la visione lungimirante e la sensibilità sociale di Stoccolma e Copenaghen. Ma i Governatori e i sindaci dell’estremo Sud hanno il dovere di provarci. Non domani o dopo l’inaugurazione – sarebbe troppo tardi – ma subito. A partire da oggi, perché il lavoro preparatorio è immenso e lo sviluppo che ne potrebbe derivare in buona parte ancora da scoprire. La strada è quella del preventivo e capillare lavoro di preparazione del territorio alle esigenze della rivoluzione in arrivo. (gmo)