Figli delle App – di Francesco Pira

di FRANCESCO KOSTNER – Curiosa, ma immediata. Spontanea. Diretta. La prima riflessione, una volta terminata la lettura del volume Figli delle App. Le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti, scritto per i tipi di Franco Angeli da Francesco Pira – professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina – non riguarda il contenuto del volume. Potrebbe sembrare una reazione anomala. Paradossale. Quasi un modo per affermare che di questo libro si potrebbe tranquillamente fare a meno, ma è l’esatto contrario. Chi segue l’“ordinaria” quotidianità di Francesco Pira, impegnato nello sforzo incessante di mettere a fuoco opportunità e rischi, chances e minacce legati al mondo dell’informazione social, non rimane sorpreso dalla reazione che abbiamo candidamente confessato. La decisione, cioè, di lasciare da parte – almeno inizialmente – un’analisi ancora una volta di grande interesse. L’originale contributo che il docente siciliano assicura all’osservazione di una realtà dai mille volti e dalle variegate (spesso subdole) sfaccettature. Vale a dire la conoscenza dell’“universo dell’informazione” digitale e delle sue metamorfosi, al cui passo risulta spesso difficile adeguarsi. Nessuna sorpresa, dunque. Ma allora – potrebbe giustamente chiedersi il lettore – perché questa scelta?

Dietro ogni libro è possibile valutare una miriade di motivazioni. Di elementi “identitari”. Un numero (non sempre quantificabile, ma significativo) di “oggetti”, di “sollecitazioni”, che concorrono alla realizzazione del “prodotto” finale. C’è l’argomento, senza dubbio. E il titolo del libro di Pira ben sintetizza di cosa il suo volume tratti. Ma qual è il peso di ciò che rimane “nascosto”, che attraversa e sostiene uno sforzo investigativo tanto puntuale quanto approfondito? Dunque, ancora una volta: perché la nostra reazione rappresenta esattamente il contrario di ciò che potrebbe sembrare? Semplice: Pira, oltre ad essere un bravissimo sociologo, da lungo tempo è protagonista di una fondamentale azione educativa verso la (e alla) comunicazione, ed è ben consapevole di quanto la sua importante attività scientifica sia strettamente legata ad un “indotto” non meno rilevante di carattere pedagogico. Una sinapsi indifferibile, quando appunto la lente d’ingrandimento, come avviene con Figli delle App, prova a mettere a fuoco il gigantesco sistema delle “relazioni” che, attraverso l’informazione social, quotidianamente influenza il comportamento di miliardi di persone. Quell’insieme di trame e tessiture soggettive, interpersonali, sociali, culturali, tecnologiche di cui il professor Pira è ritenuto non a caso uno dei maggiori esperti apprezzati anche all’estero. Stiamo parlando in altre parole – perché mai come in questo caso, semplificare torna utile – di una delle più importanti caratteristiche e opportunità del nostro tempo. Di quell’immensa, incalcolabile potenzialità creativa, ma non di meno delle sue perniciose conseguenze, dal cyberbullismo al revenge porn ad altre modalità d’interazione tra utente e rete, che da anni Pira scandaglia con gli strumenti della ricerca e della comparazione. Con la “cassetta degli attrezzi”, potrebbe dirsi, che ogni sociologo degno di questo nome porta sempre con sé, dimostrando di conoscere bene ogni singolo arnese e di saper scegliere, all’occasione, quello più confacente alle sue esigenze. E allora si farebbe torto a Pira se si trascurasse questa base propedeutica, il fondamentale “trampolino di lancio” che il docente siciliano utilizza (e valorizza) anche in Figli delle app.

Poi, certo, c’è il contenuto del libro. E qui si apre un secondo ambito di valutazione, altrettanto interessante, attraverso il quale emergono in tutta la loro consistenza la competenza, l’impegno, la passione, la dedizione, il senso di responsabilità con cui Pira si confronta ancora una volta con questi temi.  E se, da un lato, nella prefazione al volume, il professor Giovanni Boccia Artieri, ordinario di Sociologia della comunicazione e dei media digitali e di Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali all’Università “Carlo Bo” di Urbino, sottolinea la necessità di “orientarsi, attraverso le buone pratiche verso un uso consapevole e corretto di questi potenti strumenti che abbiamo tra le mani in modo da poter vedere riflessa in loro l’immagine della società che vogliamo essere”, dall’altro, lo stesso docente, non manca di mettere in luce che “il contributo principale offerto da questo volume di Francesco Pira è quello di sottolineare come la formazione debba assumere un ruolo fondamentale, così come l’ambito domestico d’uso e educazione”. Ciò, in quanto “sviluppare una sensibilità verso il digitale significa educarsi e educare alle regole di questi territori”: esattamente il percorso che Pira segue – e non da oggi – “orientato a un cambiamento di matrice culturale, in cui la conoscenza delle grammatiche e le leggi delle piattaforme private in cui ci muoviamo, la comprensione di alcuni aspetti base legati all’esistenza di algoritmi e un costante aggiornamento rispetto alle nuove possibilità possono fare la differenza”.

Ce ne sarebbe abbastanza, a questo punto, per concludere che Pira, con Figli delle App, ha centrato il bersaglio. Ma dobbiamo – e vogliamo – assicurare a questo bravo docente un minimo di gratificazione in più. Non foss’altro per dargli testimonianza della considerazione di cui le sue ricerche godono anche oltre l’ambito della sociologia della comunicazione, e rispetto alla misurazione, nel contesto appunto dei suoi studi, delle caratteristiche, sempre più pervasive, di un mondo in cui, come afferma Bauman – riferimento costante di Pira – “il consumismo tecnologico rischia di trasformarci in individui senza storia e identità”. L’autore in realtà è molto preoccupato sia per l’andamento che la “curva della realtà virtuale” registra, sia per l’illusione circa la neutralità dell’elemento tecnologico nella vita di tutti i giorni. Senza distinzioni di età. A proposito dei bambini, per esempio, il nodo da sciogliere non è di poco conto proprio in relazione all’ultimo aspetto preso in considerazione “che accompagna la trasformazione della società in società mediatizzata”. La questione, avverte Pira, è che “consideriamo erroneamente la tecnologia come un fattore neutrale e diamo per scontato che i ‘nativi digitali’ comprendano appieno il mondo in cui sono immersi per il solo fatto di esservi nati”. Così non è ed è “del tutto evidente che esistono una serie di elementi critici di cui sono responsabili gli adulti, a cui va il controllo e il ruolo di guida, dovendo per primi comprendere l’impatto delle tecnologie e il loro utilizzo come strumento a supporto della crescita dei bambini”.

Dunque, bisogna educare alla fruizione della rete. Una priorità cui tutti siamo chiamati a dare un contributo. Famiglie in testa. La sfida è notevole. Tutto avviene in un contesto in cui “sono cambiate le dimensioni tempo, spazio e relazione”, e all’interno del quale “si è di fatto sovvertito il rapporto tra dentro e fuori”.

La lettura di Pira risulta lucidamente calata nella realtà. La sintesi di un intenso vissuto scientifico, che il docente siciliano mette a disposizione di tutti: “In questi ultimi anni”, spiega, “mi sono molto spesso occupato di due fenomeni che stanno prendendo il sopravvento, ossia il cyberbullismo e il sexting. Il primo è la manifestazione in rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto, il bullismo. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo”. C’è di più: “Oggi sui social si tende a perdere ogni freno inibitorio e i ‘leoni da tastiera’ non mancano mai e non perdono occasione di superare ogni limite della decenza, estremizzando gesti e parole per generare odio e distruzione della persona…la cronaca riporta quasi quotidianamente episodi di questo tipo e i danni provocati alle vittime possono essere davvero molto gravi e molto seri…Uno dei social che oggi induce maggiore preoccupazione è Tik Tok, la piattaforma più discussa del momento. A differenza degli altri social, come Facebook, Instagram, Snapchat che da sempre costituiscono una miniera infinita di dati personali, la piattaforma cinese presenta molti, troppi lati oscuri nel florido mondo dell’app-economy. Ritengo importante e necessario che i genitori insegnino ai figli un uso consapevole di Tik Tok, come degli altri social, più che applicare divieti e impostazioni rigide che solitamente vengono aggirati con diversi escamotage. Formazione e informazione possono passare anche tramite le piattaforme social, cercando di gestire il disequilibrio tra online e offline che si sta verificando e la scissione fra apparire, essere e identità digitale”.

Ebbene, perché questo auspicabile risultato possa ottenersi “è necessario sensibilizzare l’opinione pubblica, la comunità scolastica, i medici di base e gli psicologi, accrescendo in queste figure professionali l’abilità di individuare gli indizi di abusi e violenza di ogni genere, con particolare riguardo a quelle perpetrate ai danni dei minori con disabilità, contattati in rete da malintenzionati che vogliono schernirli; insistere sull’incremento degli strumenti investigativi forniti alle Forze dell’ordine per il contrasto di tali condotte tramite Internet e i social network; potenziare le leggi, e le normative tutte, al fine di prevedere una condanna certa per chi commette atti persecutori sul web”.

Cyberbullismo, ma anche, come si diceva, sexting, che consiste “nello scambio di messaggi con contenuti altamente erotici da inviare alla persona che si vuole conquistare. Lo scambio di messaggi sessualmente espliciti, magari attraverso la messaggistica istantanea o i social nertwork, può diventare molto insidioso…Come se non bastasse questo materiale può essere diffuso in rete dai partener, trasformandosi in revenge porn. Una coppia decide di girare un video in un momento di intimità, ma dopo la separazione uno dei due partner decide di pubblicare tutto sul web per vendicarsi”. Rischi con cui bisogna fare i conti e rispetto ai quali l’ampio e diversificato “sistema di difesa”, capace di assicurare un ampio ventaglio di risposte, sopra sintetizzato, costituisce un presupposto fondamentale.

Insomma – ma è solo il tentativo di racchiudere in poche battute il valore di un notevole impegno scientifico-culturale – Figli delle app è un altro bel contributo verso la costruzione di quella dimensione culturale e civile consapevole in cui Pira auspica possa sempre più prendere corpo il possente processo d’informazione che, ad ogni livello, caratterizza il nostro tempo. Sarà che fa sue le affermazioni di San Giovanni Bosco, secondo il quale “dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire della società”; o anche che, insieme “a tutte le vittime del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting”, cui dedica il libro, ritenga giusto ricordare i tanti che “usano le nuove tecnologie per trasmettere al mondo messaggi positivi e condividere conoscenza”. Alla faccia di ogni generalizzazione. E con quel pizzico di fiducia che nella vita bisogna sforzarsi sempre di mantenere. Comunque sia, è difficile negare che il professor Pira, in questi anni, si sia esercitato al meglio (e con incontestabili gratificazioni) nell’intento di mettere in luce le profonde trasformazioni registrate dai modelli comunicativi come conseguenza delle nuove tecnologie; e con esse, lo sforzo “sistemico” da mettere in campo per fare in modo che gli effetti positivi delle stesse siano superiori rispetto a quelli di segno opposto.

Figli delle App, in definitiva, aggiunge un altro fondamentale tassello alla costruzione del “mosaico” conoscitivo che da tempo vede protagonista il docente siciliano. Il che, gratifica tanto lui che quanti, direttamente o indirettamente, sono interessati ai temi della sua ricerca. Anche per questo, crediamo sia doveroso ringraziarlo di questo suo nuovo contributo e di quanto certamente continuerà a fare. Dentro e fuori l’università. (fk)

FIGLI DELLE APP
di Francesco Pira
ISBN 9788835107392