LETTERA APERTA/ Fondazione Mediterranea e Comitato Civico: Il sindaco Brunetti rispetti volontà popolare su Piazza De Nava

La Fondazione Mediterranea e il Movimento Civico Piazza De Nava hanno scritto una lettera aperta al sindaco f.f. del Comune di Reggio, Paolo Brunetti, chiedendo di rispettare la volontà popolare espressa dal Consiglio per Piazza De Nava.

«Leggiamo sulla stampa che la Soprintendenza – si legge – al cui interno è stata ideata la sostituzione della storica piazza De Nava con una nuova che con la precedente non ha alcuna somiglianza, in palese contrasto con la sua mission di tutela e restauro dei beni culturali, sta per chiedere al Comune l’autorizzazione per l’avvio dei lavori di demolizione».

«Posto che tutto l’iter progettuale non ha avuto la doverosa evidenza – viene evidenziato – e che non è stato sottoposto a un pubblico dibattito, come più volte richiesto; e che influenti pareri, tra cui quello del prof. Salvarore Settis, hanno affermato il principio della sostanziale illegittimità di uno stravolgimento urbanistico del centro storico che non passi attraverso l’assenso della maggioranza della cittadinanza; pur soprassedendo sull’oggettiva debolezza estetica progettuale, definita eufemisticamente “fragile” dal prof. Alessandro Bianchi e bocciata da associazioni professionali e istituti di urbanistica oltre che dalle maggiori associazioni ambientaliste nazionali (Fai, Legambiente, ecc); è di palmare evidenza che si è di fronte a un poderoso vulnus democratico».

«Questo vulnus democratico – continua la lettera – si è concretizzato non solo per l’opposizione al progetto della maggioranza della cittadinanza ma anche per il mancato rispetto da parte del Sindaco f.f. e della Giunta Comunale del vincolante mandato conferito dal Consiglio Comunale, che nella seduta del 31 gennaio 2022 così si è unanimamente espresso: “Si impregna il sindaco f.f. e la Giunta Comunale ad attivare tutte le iniziative utili e necessarie (…) al fine di promuovere un’interlocuzione tra le istituzioni e gli attori territoriali interessati onde tutelare l’identità storica e culturale di piazza De Nava. (…) Impegna il sindaco f.f. a riferire al Consiglio Comunale gli esiti delle iniziative assunte in esecuzione del presente o.d.g.”».

«Tutto questo non è stato fatto e, pertanto, si invita il sindaco f.f. dott. Paolo Brunetti a ottemperare ai suoi doveri di primo cittadino rendendo cogenti i citati deliberata, prima di far concedere dai dirigenti di settore qualsiasi autorizzazione ai lavori – si legge –. “Tutelare l’identità storica e culturale di piazza De Nava”, così recita l’unanime delibera del Consiglio Comunale: ed a questo che deve tendere l’azione del primo cittadino, che è stato “impegnato” su questa strada, in osservanza all’art. 10, comma 3, lett. d) del Codice dei Beni Culturali (decreto legislativo n. 42/2004)».

«Parlare di legalità e di democrazia è facile – conclude la lettera – metterle in atto con fatti concreti a volte è difficile: ma dev’essere fatto, non solo per motivi di etica ma anche di opportunità politica: la cittadinanza si aspetta dai suoi amministratori, tra le altre cose, che venga rispettato il ruolo pubblico che si ricopre. Il Sindaco f.f. deve ottemperare alla volontà popolare, espressa dal Consiglio nella sua interezza, con assoluta trasparenza e legalità, senza tentennamenti e senza cedere alle pressioni di lobby o conventicole». (rrc)

Piazza De Nava, Fondazione Mediterranea e Comitato illustrano il vecchio progetto della Soprintendenza

La cittadinanza vorrebbe «una Soprintendenza vecchio stile, magari non po’ barbosa ma certamente più esteticamente orientata ed eticamente aderente alla sua mission». È quanto è emerso dalla conferenza stampa indetta dalla Fondazione Mediterranea e dal Comitato Civico Piazza De Nava sul tema del progetto “Demolitivo di Piazza De Nava proposto dalla Soprintendenza Reggina”.

Una conclusione a cui si è arrivati partendo dall’inedita documentazione, acquisita con accesso agli atti presso gli uffici amministrativi del Comune di Reggio, sul vecchio progetto di riqualificazione di Piazza De Nava. Sono emersi, così, degli stringenti vincoli allora posti dalla Soprintendenza, che riguardano la salvaguardia dell’identità dei luoghi e della loro memoria storica, a cui «evidentemente si è rifatto il deliberato unanime del Consiglio Comunale nella seduta del 31 gennaio del 2022, per brevità se ne riporta solo alcuni, riguardanti la tutela della necropoli ellenistica e l’obbligo che ne deriva di analisi che ne definiscano l’ampiezza e la struttura, prima di muovere anche una sola pietra costitutiva della Piazza».

1) 27 giugno 2006 prot. 12083 – Venuti a conoscenza del fatto che è attualmente in studio da parte dell’Amministrazione Comunale una proposta di risistemazione complessiva di piazza De Nava e della viabilità circostante, (…) per quanto riguarda gli interessi di tutela e valorizzazione archeologica del sito che, com’è noto, rientra nella pertinenza di un’ampia necropoli ellenistica, quella detta del quartiere Santa Lucia, è d’interesse acquisire l’esito di una campagna di prospezioni meccaniche, le cui modalità di esecuzione potranno essere indicate in seguito, da affidare a ditta di ampio curriculum e competenza nel campo delle indagini geognostiche con finalità archeologica, così da garantire risultati di sicura affidabilità scientifica al fine di accertare la consistenza dei beni sepolti.

2) 27 settembre 2007 prot. 17927 – (…) Poiché studi scientifici di settore portano a ritenere che l’area suddetta sia interessata da una vasta necropoli di età classica, si presenta l’esigenza di svolgere indagini geognostiche preventive in grado di confermare o smentire tale presunzione, prima dell’approvazione del progetto di cui trattasi. Posto ciò, e ritenendo indispensabile che le indagini siano svolte mediante carotaggi meccanici, occorre acquisire tutti i dati disponibili inerenti i passaggi dei sottoservizi urbani nelle aree sopra individuate.

«Di tutti questi vincoli e prescrizioni – si legge – gestualmente non riguardano solo l’aspetto archeologico, non vi è traccia sul progetto interno alla Soprintendenza che, è bene ricordarlo, ha un onere economico superiore di 25 (venticinque) volte a quello precedente e che di sola progettazione costa 270.000 euro (più dell’intero importo del vecchio progetto di restauro che costava 200.000 euro)».

«Si configura così, con la progettata demolizione della piazza in assenza di analisi geognostiche – continua la nota della Fondazione – un sostanziale tradimento della mission ministeriale di tutela e restauro conservativo stabilita dalla legge (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 – Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137). Denunciato tutto ciò, la Fondazione Mediterranea e il Comitato civico Piazza De Nava, si trovano in pieno accordo con la Soprintendenza, quella vecchio stile, che poneva vincoli al progetto del Comune, ma in netto contrasto con quella attuale che vincoli non ne pone su di un progetto che nasce al suo interno».

Dopo gli interventi di Vincenzo Vitale, Pasquale Amato e Franco Arillotta, sono state evidenziate dal prof. Alberto Ziparo, docente di Urbanistica all’Università di Firenze, le normative che consentono ancora di intervenire per modificare il progetto e renderlo rispettoso della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, come deliberato all’unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta del 31 gennaio del 2022. (rrc)

Fondazione Mediterranea scrive al sindaco contro la demolizione di piazza De Nava a Reggio

La Fondazione Mediterranea, che continua la sua strenua difesa a tutela di Piazza De Nava che rischia l’ormai prossima devastazione ha scritto una lettera aperta al Sindaco f.f. Paolo Brunetti:
«Egr. Sig. Sindaco, posto che il Soprintendente arch. Fabrizio Sudano ha dichiarato che i lavori relativi alla demolizione della storica e identitaria piazza De Nava partiranno all’indomani del 27 novembre 2022, la scrivente Fondazione Mediterranea sottopone alla Sua attenzione una serie di considerazioni.
La larghissima maggioranza della popolazione reggina (oltre il 95% degli interventi sui social media) si è espressa in maniera fortemente critica sul “crimine urbanistico” progettato dalla Soprintendenza, che ha così tradito la sua missione di protezione e tutela dei beni culturali. Addirittura, nell’ultima riunione della Consulta della Cultura, un solo voto su trecento si è dichiarato possibilista.
La cittadinanza, in questa sua contrarietà, tralasciando di citare le associazioni locali, è appoggiata e sostenuta da un ampio ventaglio di organizzazioni professionali, Club Service, movimenti e qualificate associazioni di respiro nazionale (come Legambiente, Fai, Italia Nostra, Associazione Nazionale Urbanisti, ecc.) che, ognuno secondo la propria identità e missione, ha espresso parere critico sulla demolizione progettata dalla Soprintendenza.
Anche tralasciando gli interessi personali dei progettisti, legittimi ma che collidono con l’interesse collettivo, i presupposti teorici dell’operazione demolitiva sono scientificamente inconsistenti e passibili di interventi da parte dell’Ordine professionale degli architetti (vedi verbale n. 5 del 20 aprile 2021 in coda alla Conferenza dei servizi).
Nessun politico, oggi, si assume la paternità e la responsabilità delle autorizzazioni fornite con leggerezza e superficialità, in modo ancillare e servente oltre che senza la dovuta evidenza pubblica, dagli uffici cittadini preposti.
Il Consiglio Comunale nella sua interezza e unanimità (verbale n. 3 del 31 gennaio 2022: oggetto “riqualificazione area piazza De Nava”) si è espresso in questi termini: “Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco f.f. e la Giunta comunale ad attivare tutte le iniziative utili e necessarie (…) al fine di promuovere un’interlocuzione tra le istituzioni e gli attori territoriali interessati onde tutelare l’identità storica e culturale di piazza de Nava (…) L’inizio dei lavori sia posticipato al 2023”
A tutt’oggi, sebbene reiteratamente sollecitata dalle associazioni, non c’è stata nessuna democratica “interlocuzione” e la Soprintendenza, in offesa alla volontà popolare rappresentata dal Consiglio Comunale della sua interezza e unanimità, rifiutando il confronto e affermando di avere “le carte a posto”, intende procedere entro il 2022 con l’apertura del cantiere demolitorio.
Tutto ciò considerato, la Fondazione Mediterranea pone le seguenti richieste al Sindaco f.f. Paolo Brunetti. In generale, di riconoscere il diritto della cittadinanza ad avere contezza delle variazioni urbanistiche della città; che questa possa democraticamente esprimere a riguardo la propria opinione. Nello specifico, di concretizzare i deliberati del Consiglio Comunale del 31 gennaio 2022 e, pertanto: di promuovere la dovuta e democratica “interlocuzione” tra Soprintendenza e Cittadinanza; far rinviare l’apertura del cantiere al fine di poter operare le modifiche progettuali necessarie a “tutelare l’identità storica e culturale della piazza”, per come stabilito dalla somma assise democratica della città di Reggio Calabria. (rrc)

Piazza de Nava, si è riunito il Comitato: in programma molte iniziative

Nei giorni scorsi si è svolta, su input del prof. Alberto Ziparo, a Reggio, una riunione sul tema di Piazza De Nava, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle sigle associative aderenti al Comitato.

In breve, viene spiegato in una nota della Fondazione Medierranea, «viene confermato l’incontro sulla storia urbanistica di piazza De Nava e sul milieu culturale dei tempi della sua edificazione oltre che sul progetto della Soprintendenza riguardante la sua demolizione. L’incontro si svolgerà nel pomeriggio di venerdi 21 ottobre nei locali e sotto l’egida del Circolo di Società».

Inoltre, per domenica 23 ottobre, è prevista l’organizzazione di un concerto in piazza. «Ampio appoggio – si legge in una nota – alle idee e progetti che deriveranno dalla riunione della Consulta della Cultura, programmata per sabato 01 ottobre alle ore 17». Si è parlato, poi, dell’organizzazione di una manifestazione per metà novembre, oltre che della possibilità di un flash mob in occasione della processione di ritorno della Madonna della Consolazione.

Tra le altre azioni previste, dal Comitato non viene escluso che ci sia «una possibile occupazione della piazza per non far aprire il cantiere», oltre che una riunione dei legali per un’ulteriore valutazione dei documenti in possesso del Comitato. (rrc)

Piazza De Nava, il prof. Aragona: Progetto stravolge identità del luogo

Continua a diventare sempre più ampio la fazione contraria al progetto di demolizione di Piazza De Nava a Reggio Calabria che, come detto dal prof. Stefano Aragona, «stravolge l’idenittà del luogo».

Il prof. Aragona, sentito dalla Fondazione Mediterranea, ha spiegato che «questo progetto stravolge la morfologia urbana, l’identità del luogo, che diverrebbe un “non luogo” del tutto simile a tanti altri posti…».

«Come si fa a scordare la “Carta di Gubbio” del 1960  – ha aggiunto – redatta dall’Associazione Nazionale Centri Storici e Artistici, che proprio ha dichiarato l’importanza del tessuto urbano e non solo dell'”emergenza” storico-architettonica andando oltre la tutela puntuale del 1939? Od anche la Convenzione del paesaggio ed il Codice dei Beni Culturali?».

«Cerchiamo di portare qualità ed identità nelle periferie – ha proseguito – e poi la togliamo ai luoghi che c’è l’hanno? Ricordate Settis, quando nel ricevere la laurea ad honorem in Architettura alla Mediterranea, nella Lectio Magistralis parlò di responsabilità etica di architetti, ingegneri, urbanisti nel loro agire citando Vitruvio. Ed anche Francesco Rosi che ricevette la laurea ad honorem in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale per il film “Le mani sulla città”… I cittadini, la gran parte delle Associazioni sono contro questo progetto». 

«Quello che serve – ha evideniztao – è un restauro conservativo a scala vasta così come intendeva essere il Concorso di idee del 2010 che fece Barca, allora Ministro della Coesione territoriale, per l’area del Museo Nazionale di Archeologia di Reggio Calabria e per l’area di Pompei e non una distruzione di memoria, storia ed identità locale, elementi di attrazione culturale e turistica a scala nazionale e internazionale».

Si citano, come concettualmente contrari a ogni demolizione, non solo la “Carta di Gubbio”, la “Convenzione del paesaggio”, il “Codice dei Beni Culturali” (che la Soprintendenza con il suo progetto su Piazza De Nava dimostra di non conoscere o volutamente ignorare), ma anche il prof. Settis e regista Francesco Rosi, in occasione del conferimento delle lauree ad honorem dalla Mediterranea, e il ministro Barca con il suo concorso di idee del 2010 per il restauro conservativo dell’area circostante il Museo Archeologico reggino. 

«Insomma, cosa vogliamo di più – si legge in una nota della Fondazione Mediterranea –.  Non c’è un solo accademico, cominciando dal già rettore Bianchi, che si sia espresso positivamente sulla demolizione di piazza De Nava». 

«L’ambiente accademico – conclude la nota – si aggiunge alla sostanziale totalità delle associazioni ambientaliste e professionali, alla unanimità del Consiglio Comunale e a quel più del 90% della cittadinanza reggina che boccia il progetto, che comunque va avanti in spregio alla volontà popolare. Tra gli altri primati negativi di Reggio, purtroppo si corre il rischio di aggiungerne un altro». (rrc)

SCILLA (RC) – Si presenta progetto “Scilla libera da mozziconi di sigaretta”

Lunedì 4 luglio, al Castello Ruffo di Scilla, alle 11, sarà presentato Scilla libera da mozziconi di sigaretta – Scilla free from cigarette butts dell’Amministrazione comunale e della Fondazione Mediterranea.

Il progetto, realizzato in collaborazione con Philip Morris, è teso a combattere la riprovevole abitudine di spegnere sulla spiaggia e lì abbandonare i mozziconi di sigaretta.

Considerato che la presenza di cicche di sigarette per le strade e nelle spiagge non è solamente un problema di natura estetica, il progetto si baserà sulla sensibilizzazione al problema dell’inquinamento ambientale prodotto dai filtri delle sigarette, fatti di materiale poco biodegradabile, e sulla distribuzione ai fumatori, turisti e frequentatori estivi della località balneare, di bustine/posacenere in materiale ignifugo. (rrc)

La denuncia della Fondazione Mediterranea: Soprintendenza ignora la Necropoli Ellenistica a Piazza De Nava

La Fondazione Mediterranea e il Comitato Piazza De Nava hanno denunciato come la Soprintendenza ignora l’esistenza della Necropoli Ellenistica a Piazza De Nava di Reggio Calabria e di come «la presenza di questa necropoli ellenistica in piazza De Nava, pur non entrando nel merito di valutazioni etiche ed estetiche e di opportunità, avrebbe dovuto imporre quantomeno una pausa di riflessione sull’idea di stravolgere l’attuale impianto storico della piazza».

«I lavori di demolizione di piazza De Nava – si legge in una nota – progettati dalla Soprintendenza per edificare uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre ed eventi folkloristici”, rischiano di rimanere un’incompiuta: appena iniziati, potrebbero essere interrotti per il ritrovamento di importanti reperti archeologici. È un fatto la presenza di una necropoli ellenistica appena sotto il livello di calpestio innanzi al Museo. Non v’è traccia nelle carte progettuali di mappatura del sottosuolo da parte della Soprintendenza».

«Nel 1977 – continua la nota – durante lavori di rifacimento della rete fognaria, emerse la presenza di fronte al Museo Archeologico della Magna Graecia di ben sei tombe di età ellenistica, come riportato nella Carta Archeologica prodotta dall’associazione Amici del Museo e dal Comune di Reggio Calabria. In questo documento, la cui acquisizione e studio suggeriamo alla Soprintendenza, si può leggere: Raggruppamento B, Area II, Necropoli Nord, Sito n. 10, Piazza De Nava, schede a) e b). (…) Oggetto: a1) sei tombe; a2) strato di scarico antico di materiale frammentato. Descrizione: a1) due tombe disposte EW senza cadavere e corredo; delle altre quattro solo resti, per precedenti manomissioni; a2) strato alto fino a metri 3,65 su base sterile sabbiosa. Datazione: a1) del III-II sec. a. C.; a2) databile al I sec. a.C. (…) Segue una descrizione puntuale di dove sono posizionate le tombe: due sul lato mare della trincea all’altezza della 3° e 4° finestra del Museo partendo da nord; quattro sul lato monte; a2) a 1,80 metri di distanza dalle tombe, per una lunghezza di 4 metri, fino all’angolo della v. Romeo».
«La legge, peraltro – viene spiegato – sulla questione è chiarissima. Art. 733 del Codice Penale (R. D. del 19 ottobre 1930 n. 1398 aggiornato al 29 aprile 2022) Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale: Chiunque distrugge o deteriora o comunque danneggia un monumento (…) di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale con l’arresto fino a un anno (…)».

«Stando così le cose, – continua la nota – con una gara già espletata e i lavori già assegnati, cosa sarebbe opportuno fare da parte della Soprintendenza? Non dovremmo essere noi a suggerirlo ma, oltre al comune buon senso, gli studi che certamente i dirigenti della Soprintendenza avranno fatto. Comunque, giusto per non sbagliare, diciamo ciò che andrebbe fatto. Al giorno d’oggi vi sono delle metodiche di analisi del sottosuolo talmente precise che poco lasciano all’immaginazione. Mi riferisco all’uso di prospezioni geofisiche indirette (geoelettriche, radar, elettromagnetiche e magnetiche) come anche dell’uso del classico carotaggio. Nel nostro caso basterebbe un buon georadar, ovvero un radar a penetrazione del suolo, GPR (Ground Probing Radar), che fornisce all’archeologo un mezzo di rilevazione attendibile e preciso ma non intrusivo il sottosuolo. Visto che sappiamo della presenza della necropoli, non sarebbe stato doveroso, prima di progettare la demolizione della piazza e la sua ricostruzione, effettuare un’analisi del terreno e una mappatura del sottosuolo quantomeno con un semplice georadar?».
«Se non è stato fatto prima (non v’è traccia di analisi nel progetto preliminare né in quello definitivo né in quello operativo) – prosegue la nota – non sarebbe il caso di effettuare comunque una mappatura del sottosuolo prima di iniziare i lavori di demolizione della storica piazza De Nava? La progettata fontana a zampilli, che dovrebbe sostituire il demolendo perimetro in stile razionalista, con i suoi tubi di carico e scarico idrico, è progettualmente compatibile con la sottostante tomba ellenistica? Le fondamenta dell’altissimo palo d’illuminazione saranno posizionate in un interno funerario? Dobbiamo aspettare che la Soprintendenza sia costretta a bloccare i lavori demolitivi che lei sessa ha progettato? O non sarebbe meglio pensarci prima?». (rrc)

La Fondazione Mediterranea risponde al riscontro della Soprintendenza su Piazza De Nava: è lacunoso e impreciso

La Fondazione Mediterranea, guidata da Enzo Vitale, ha respinto la risposta della Soprintendenza in merito al chiarimenti richiesti in merito a Piazza De Nava di Reggio Calabria, definendo tale riscontro «impreciso e lacunoso» in quanto «non va al cuore della questione: non affrontava minimamente la vera questione posta dalla Fondazione Mediterranea: rispetto per la storia cittadina, la memoria collettiva e l’identità dei luoghi».

La risposta, indirizzata al soprintendente Fabrizio Sudano, ha evidenziato come la risposta fornita «offre una visione dell’insieme approssimativa e distorta; nega dati oggettivi ed evidenza fotografica; più che all’oggettiva analisi del problema, è finalizzato a difendere tesi e proposizioni che non ci si aspetterebbe di trovare in elaborati di servitori dello Stato con ruoli di responsabilità».

«I cittadini reggini – si legge nella lettera – non sono incivili sudditi, non portano l’anello al naso e non si azzuffano per decidere chi si debba ornare della sveglia al collo, ignari di cosa avvenga nelle stanze del vero potere (cosi sembra vengano giudicati quando si affronta il problema dei “pilastrini”, equivalenti di perline e specchietti); la cittadinanza non può accettare una sua risposta, difensiva e in tutela solo degli interessi d’ufficio, in cui non si fa il minimo accenno a ciò che sostanzialmente interessa: rispetto per la storia cittadina, per la memoria collettiva, per l’identità dei luoghi».

«Nella sua – si legge – non un solo cenno a queste tematiche, non una minima apertura al dialogo e al confronto, solo un fermo arroccamento su posizioni che, se ancora mantenute, farebbero entrare Reggio e la sua Soprintendenza del Guinness dei primati. Ciò premesso, si confutano le sue affermazioni, fuorvianti e funzionali alla difesa di tesi francamente indifendibili, non in maniera puntuale ma, tentando di dare una sufficiente visione d’insieme, su diversi intersecanti registri: urbanistico, estetico, storico, identitario, etico e politico».

«Aspetto Urbanistico – Le piazze di una città – prosegue la lettera – si possono intendere in due modi diversi: come bene storico-culturale, da tutelare e proteggere, su cui effettuare restauri conservativi quando necessario; ovvero come strumento urbanistico, da usare senza vincoli di sorta per creare servizi alla collettività. Nel caso di piazza De Nava da parte della Soprintendenza si è scelto di considerarla nel secondo modo: con una “demolizione” (termine usato nel progetto definitivo) completa dell’assetto e delle componenti esistenti per farne una nuova, di servizio al Museo Archeologico e alla viabilità urbana, e renderla uno “spazio ampio” in cui tenere anche “mostre” ed “eventi folkloristici” (testuale dal progetto definitivo)».

«È, quindi, – si legge ancora – palesemente falsa l’affermazione, riportata anche nel suo riscontro, che non vi sarà demolizione bensì solo un restauro conservativo: di quanto c’è ora, tranne la statua, non rimarrà nulla; nel progetto definitivo si vede e si legge che niente resta in piedi dell’impianto storico della piazza, rasato a zero per costruirvi al suo posto una piazza completamente nuova. Se l’italiano è la lingua che parliamo e se le parole hanno un significato condiviso, lei continua a sostenere la falsità che non è prevista nessuna demolizione».

«Aspetto Estetico – La nuova piazza – perché così la si deve definire – è oggettivamente brutta – viene detto – insignificante, senz’alcun colpo d’ala che giustifichi la distruzione di quella storica, un classico non-luogo alla Marc Augé senza storia né identità, buono per una periferia da recuperare in cui sono presenti spazi aperti da utilizzare come strumenti urbanistici per fornire servizi al cittadino. Il progetto, giudicato “fragile” dal prof. Alessandro Bianchi, Urbanista di chiara fama e già Rettore dell’Università Mediterranea, (e si sa cosa un docente intenda comunemente per “fragile”: che un elaborato nemmeno sfiori la sufficienza), è banale, quasi elementare nella concezione, con un uso scolastico degli arredi urbani (fontana a zampilli, panchine e aiuole lineari, ecc.) che a volte scivola francamente nel pacchiano (basta pensare ai festoni a led che passano tra le chiome dei ficus e si illuminano all’imbrunire: forse nemmeno a Las Vegas sono arrivati a tanto)».

«Aspetto Storico – La piazza così com’è  – viene spiegato dalla Fondazione – fa parte della storia cittadina ed è il simbolo della ricostruzione dopo l’immane tragedia del terremoto del 1908, perno su cui urbanisticamente è stato fatto ruotare lo sviluppo a nord della città, intitolata proprio a chi fu di questa ricostruzione il più importante mallevadore. Questa è storia, ampiamente riportata sui testi, agevolmente consultabili ove non la si conosca».

«Nella parte iniziale del suo scritto, invece – ha proseguito il presidente Vitale – lei tratta il sito da perfetto burocrate, citando leggi e regolamenti, trascurando la sua storia centenaria, sostenendo che sull’area non vi sono i vincoli da noi invocati perché “abrogati”. Da chi? Quando? E pur fossero stati incautamente rimossi, lei Soprintendente, in ossequio alla mission ministeriale e ai suoi doveri d’ufficio, non dovrebbe rimetterli piuttosto che pensare a demolire?».

«Aspetto identitario – Fa pendant con quello estetico e storico. Nel suo riscontro – si legge ancora – lei sembra irridere la tesi sulla presenza di tre stili architettonici diversi nella piazza (l’Umbertino, il Liberty, il Razionalista). Ma così è, anche se non poco imbarazzante per chi ha deciso di radere al suolo l’esistente. L’impianto generale è nel classico stile Umbertino che ritroviamo in tantissime città italiane, dove nessuna Soprintendenza si è mai sognata di fare interventi demolitivi. Il basamento della statua è chiaramente liberty: anche questo si vuole mutilare con l’eliminazione delle fontane a conchiglia. Lei scrive non essere vero, ma viene sconfessato platealmente non solo dal rendering ma dalla relazione progettuale dove si descrive la nuova impostazione da dare al monumento».

«Il cordone delimitante la piazza – si legge ancora – costituito da una serie di pilastrini in pietra di Lazzaro collegati da elementi tubolari metallici, è in puro stile razionalista e, identico e coevo, lo ritroviamo sul sagrato della chiesa di San Giorgio al Corso, trecento metri a sud, sul perimetro di Piazza del Popolo, trecento metri a nord, in tanti altri cortili cittadini e in Provincia, come alla pineta di Gambarie. Questo tipo di recinzione, altamente identitario, è tipico degli anni della ricostruzione reggina e del secondo dopoguerra».

«Problema Pilastrini – Forse perché in pietra di Lazzaro – si legge – la loro prevista demolizione ha determinato un discreto disagio alla Soprintendenza, tanto da doversi arrampicare sugli specchi, come ora fa lei in prima persona. L’arch. Vitetta, progettista, nell’audizione tenuta in Conferenza dei Servizi alla Commissione Cultura, in cui era presente anche lei, ha sostanzialmente affermato che per rispettare l’identità dei luoghi e la memoria cittadina sarebbe stato sufficiente non mandare in discarica il “materiale lapideo” residuo della demolizione ma riutilizzarlo per la nuova pavimentazione della piazza. Tesi esilarante, da lei comunque sottoscritta in quella sede. Successivo cambio di rotta del Segretariato, per la penna del suo direttore dott. Patamia: i pilastrini non verranno demoliti; si demoliranno solo i “tubi di ferro”».

«Ora – si legge ancora – lei scrive che verranno rimossi, restaurati e riposizionati su di un nuovo perimetro, non facendo cenno alcuno agli elementi tubolari metallici. In altri termini, lei continua a negare l’evidenza fotografica insistendo non esservi un insieme architettonico che, appunto in quanto tale, costituisce un valore da tutelare e proteggere: stralcia il pilastrino dal contesto attuale e lo riposiziona in uno nuovo, pensando di risolvere il problema identitario salvando i “pilastrini” che, ripeto, isolati dall’insieme di cui fanno parte perdono il loro valore architettonico e identitario».

«Problema Concettuale – Il concetto che – si legge ancora – un insieme che non è la semplice somma dei suoi costituenti (il Colosseo non è la semplice somma delle sue pietre e, se si demolisce e con queste si costruisce un palazzo, certamente non se ne mantiene storia e identità), comune a tutte le discipline sia scientifiche che umanistiche, è di una tale elementarità che non dovrebbe essere ricordato in questa sede. Eppure si è costretti a farlo: non si può trattare in mero linguaggio burocratico ogni singolo costituente della piazza come un qualcosa avulso dal contesto, un semplice numero ovvero una pratica amministrativa da sbrigare il più velocemente possibile. Come detto nell’incipit, i cittadini reggini non possono tollerare di essere trattati come “primitivi” con l’anello al naso cui si regalano perline e specchietti».

«Questione EticaPoniamola in modo diacronico – ha scritto ancora Vitale –. Lo stesso soggetto giuridico: individua una fonte di finanziamento; allestisce il progetto preliminare; fa sì che il progetto definitivo sia un copia e incolla; individua la direzione dei lavori; controlla la loro esecuzione; rimuove vincoli ove presenti; non pone prescrizioni, contrariamente a quelle stesse poste in abundantiam su un analogo progetto da parte dell’amministrazione comunale; riceve legittimi compensi. Tutto questo senza che un ente terzo minimamente possa interferire. Non le sembra che qualche problema potrebbe esserci? La Procura su tutta questa storia sta svolgendo la sua inchiesta, pertanto non si approfondirà il tema. È nostro dovere essere comunque garantisti, ma l’esserlo non ci esime dal porre grossi interrogativi dal punto di vista etico».

«Questione Politica – È il classico Rasoio di Occam – si legge –. Posto che la piazza è della Città di Reggio Calabria e non certamente della Soprintendenza, se la città non è d’accordo la piazza non può essere demolita. I carri armati li abbiamo già avuti in Città negli anni Settanta, i morti anche; lo Stato ha già dimostrato al Sud come può essere duro e feroce nell’affermare la sua legge. Non sono più quei tempi, naturalmente, ma lo spirito dei reggini è lo stesso: non vanno toccati nella loro dignità. Il 98 per cento degli interventi sui social media è contrario alla nuova piazza e, fatto storico che non accadeva dai citati anni Settanta, il Consiglio Comunale del 31 gennaio 2022 all’unanimità ha votato un ordine del giorno che sostanzialmente pone in stand by tutta la questione».

«Con queste premesse, Lei, Soprintendente di Reggio – viene evidenziato – come fa ancora a insistere sul progetto senza prevedere una sua revisione che sia rispettosa della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi? Il prof. Salvatore Settis, archeologo, reggino, presidente del Comitato Scientifico del Louvre, interpellato sul tema, non ha dubbi in proposito: la volontà popolare va democraticamente rispettata, qualsiasi essa sia. Non pensa che su un argomento tanto importante la città vada consultata?».

«Nel chiederle scusa per qualche parola un po’ troppo energica – conclude la lettera – dovuta alla passione civile che ci anima, la prego di considerare la possibilità che lei, secondo scienza e coscienza oltre che nel rispetto del suo mandato e della mission ministeriale, valuti con oggettività tutta la questione e proponga soluzioni alternative che, contemperando le varie posizioni e rispettando la volontà popolare, siano finalizzate al maggiore interesse cittadino. La città le sarà sicuramente grata». (rrc)

Enzo Vitale al soprintendente Sudano sul progetto “demolitivo” di Piazza De Nava

Enzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, ha rivolto dieci e più domande al Soprintendente Fabrizio Sudano, in merito all’iter progettuale demolitivo di Piazza De Nava di Reggio Calabria.

«Le domande – ha spiegato Vitale – si pongono partendo da dati oggettivi e documentati oltre che citando le fonti. Ci si aspetta una risposta chiara e inequivoca anche per porre rimedio al grave vulnus democratico fin ora generato».

1. Ai sensi del d.l. 490/99 già legge 1497/39, Piazza De Nava è soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale. Così si legge in certificazioni del Comune di Reggio Calabria. Quale valore attribuire a questo vincolo? È compatibile con la progettualità demolitiva approvata in Conferenza dei Servizi?

2. Nel rendering del progetto definitivo si nota un palo di illuminazione che quasi supera in altezza l’edificio museale. Gli scavi per la sua erezione saranno compatibili con i vincoli derivanti dalla sottostante necropoli, la cui esistenza è stata più volte ricordata dalla stessa Soprintendenza?

3. Sempre nel progetto approvato in Conferenza dei Servizi, all’angolo inferiore lato sud è presente una grande fontana a zampilli. La sua presenza è compatibile con il mantenimento dei pilastrini che, secondo quanto dichiarato, dovrebbero essere smontati, restaurati e ricollocati in situ?

4. Il rendering progettuale mostra la totale demolizione (termine ripreso dal progetto) dell’impianto storico della piazza mentre in altra sede si afferma non esservi demolizione ma addirittura un rafforzamento dell’identità dei luoghi. Potrebbe spiegare questa oggettiva contraddizione?

5. Nella piazza abbiamo la convivenza di tre stili: l’umbertino, il liberty e il razionalista. Come contempera la mission ministeriale della Soprintendenza sulla tutela e conservazione della memoria storica dei luoghi con la distruzione di questa particolarità tipica della piazza?

6. Nel rendering, da diverse prospettive, si nota la mutilazione del basamento della statua, peraltro descritta nel progetto, con l’eliminazione delle fontane liberty a conchiglia. Questa evidenza fotografica è stata più volte in altre sedi negata. Come giustifica queste false affermazioni?

7. L’attuale pavimentazione della piazza, pur di materiale non di pregio, è storica ed identitaria in quanto uguale a quella dei marciapiedi di tutta la città. La decisione, sempre ribadita, di eliminarla è in linea con la mission della Sovrintendenza di salvaguardia delle pavimentazioni storiche?

8. Nella piazza sono presenti specie arboree di pregio, come evidenziato dalle associazioni ambientaliste, che nel progetto sono eliminate. È in grado di spiegare questa scelta progettuale che collide con attuali orientamenti architettonici d’arredo urbano?

9. Alle obiezioni della cittadinanza, che quasi all’unanimità non vuole la demolizione della piazza (98 per cento degli interventi registrati sui social), l’ufficio stampa del Mic ha risposto sui social con una nota infarcita di imprecisioni e lesiva dell’onorabilità di chi poneva le critiche. Ritiene che sia questa la modalità più corretta con cui un’importante articolazione territoriale dello Stato debba interloquire con la cittadinanza?

10. In dichiarazioni sulla stampa, ultima quella del 18 dicembre, sembra che alcune richieste di modifica progettuale fatte dalla Fondazione Mediterranea siano state accolte. Ma nulla è controllabile perché l’accesso agli atti le è stato negato. Ritiene che questo rifiuto sia conforme al dovere di trasparenza degli atti amministrativi?

11. Il progetto nasce all’interno della Soprintendenza e viene da questa gestito, senza controlli esterni. Ritiene che, in presenza di interessi personali, pur legittimi e garantiti dalla legge, le decisioni che si assumono abbiano la correttezza e l’imparzialità che dovrebbero avere?

12. Nell’audizione avuta in Conferenza dei servizi da parte della Commissione Regionale Beni Culturali, si afferma che il materiale lapideo dei pilastrini demoliti non andrà in discarica ma verrà riutilizzato per la pavimentazione della piazza, salvaguardando così la memoria storica dei luoghi. Questa oggettiva amenità (non saprei come altro definirla) è stata approvata dalla Commissione. Vuole spiegare come ciò è potuto accadere?

13. Nella stessa audizione si afferma che l’Università ha avallato il progetto. È un’affermazione falsa e, inoltre, alcune raccomandazioni dell’Università sul deflusso delle acque meteoriche sono state disattese. Può chiarire questo imbarazzante particolare?

14. Nei primi anni Duemila il Comune di Reggio ha avanzato un progetto di qualificazione conservativa della piazza, che comportava il rifacimento della pavimentazione, per un importo di duecentomila euro. La Soprintendenza ha posto tanti e tali di quei vincoli che il progetto è abortito. Oggi con una spesa di 30 volte superiore e con un progetto tutto interno alla Soprintendenza, questi stringenti vincoli non ci sono più. Può spiegare questa inversione di 180 gradi di giudizio e valutazione, in modo da sgombrare definitivamente il campo dalle circolanti voci di un interesse, pur legittimo, della Soprintendenza a effettuare i lavori?. (rrc)

L’OPINIONE/ Enzo Vitale: I due pesi e due misure della Soprintendenza: Restauro per il Lido, demolizione per Piazza De Nava

di ENZO VITALE – Cosa ci si aspetta da un’articolazione periferica dello Stato? Passati ormai i tempi dei canuti e severi funzionari pubblici, ci si aspetta quantomeno una linea certa e inequivocabile, un rispetto della mission ministeriale che non faccia eccezioni di sorta. In altri termini, pur prescindendo dalla valenza professionale dei travet della Soprintendenza, sotto alcuni aspetti discutibile, il minimo che si chiede loro è di essere coerenti, almeno con sé stessi.

Invece a Reggio accade esattamente il contrario. Un giorno si decreta che le vecchie cabine del lido comunale, fatiscenti e inutilizzabili e probabilmente irrecuperabili, sono un bene storico e architettonico da tutelare e da salvaguardare con un “restauro conservativo”, nonostante che siano state edificate negli anni Settanta.

Il giorno dopo si decreta che la storica piazza De Nava, simbolo della ricostruzione reggina dopo il sisma del 1908, uno pochi esempi di sincretismo architettonico con presenza di ben tre stili (umbertino eclettico, liberty floreale, razionalista italiano), non sia di nessun valore né artistico né storico e che, pertanto, si debba radere al suolo per edificarvi al suo posto uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre, esposizioni ed eventi folkloristici” (testuale dal progetto della Soprintendenza).

Destini incrociati, quindi, ma accomunati da un insieme di atti amministrativi stiracchiati e improbabili con ampie zone razionalmente incomprensibili, che lasciano intravedere la possibilità che la Soprintendenza abbia una visione e un atteggiamento che collide con il maggiore interesse della collettività, in ossequio a interessi pur legittimi ma diversi e distanti.

Basta osservare il tortuoso iter della progettualità del Lido: una ditta ricorre perché nel bando non era esplicitata chiaramente la possibilità della demolizione; la Soprintendenza decreta he le cabine lato nord sono un bene storico perché risalenti agli anni Trenta; la stessa viene sbugiardata perché le cabine sono costruite nel dopoguerra; l’Ente rilancia riuscendo a trovare attestazioni che le cabile lato sud sono “opera artistica”; la ditta ricorrente, che ha presentato il progetto di restauro,  vince la tenzone grazie all’intervento della Soprintendenza; quest’ultima opera in ambiti che sensu stricto non le competerebbero; nelle compagini proprietarie di ditte coinvolte, sembra vi possano essere soggetti vicini a persone in familiarità con Palazzo san Giorgio.

Tutto legale, o almeno così sembra, ma certamente non eccessivamente lineare.

Fatto sta che il lido si trova ancora nelle condizioni in cui lo osserviamo e la maggiore colpa è proprio della Soprintendenza con le sue prescrizioni. Ripetiamo, fatte nel rispetto della legge ma certamente non funzionali al maggiore interesse della collettività. (ev)

[Enzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]