L’OPINIONE / Franco Cimino: Come ricordarci della memoria nei continui giorni in cui ne dimentichiamo il valore

di FRANCO CIMINO – Oggi la Giornata della Memoria. Ricorre ogni anno, puntuale il 27 gennaio, giorno in cui intorno a mezzogiorno del 27 gennaio 1945 quattro giovani soldati dell’Armata Rossa, giunsero per primi ai cancelli di Auschwitz. Soliti rituali, in questo giorno, solite dichiarazioni, solite carrellate di immagini televisive, che dovremmo avere tutti impresse nella memoria. Immagini dure, che procurano in chiunque sconcerto e dolore.

Un po’ d’altro nelle scuole, dove se ne parla ancora molto poco e l’attenzione si accende particolarmente quando in alcuni istituti si organizzano incontri con qualcuno dei pochissimi, ormai, scampati ai campi di concentramento. Li chiamiamo i sopravvissuti. Quelle poche migliaia di esseri scheletriti, che i nazisti non fecero in tempo a distruggere nei forni crematori per la fuga accelerata dei carcerieri-torturatori vigliacchi all’arrivo dei liberatori russi e americani. Quegli scheletri che ridivennero persone perché potessero raccontare.Tutto quell’orrore che si presenta annualmente alla nostra memoria non è un film di fantasia.

È realtà. Tutto è accaduto veramente. E non in un tempo lontano che, con distacco, ce lo faccia osservare come un fatto storico, rispetto al quale ogni giudizio trova lunghi spazi di distensione, se non addirittura di sospensione. Questa barbarie inconcepibile si è verificata meno di novant’anni fa, cioè ieri. Erano gli anni dei nostri padri. E per le nuove generazioni, quelli dei nonni e dei bisnonni. Sono ancora i loro occhi e la loro voce a testimoniarlo direttamente. Nulla di nuovo, quindi, se non l’attesa bramosa di vedere il comportamento sull’evento dei nuovi governanti italiani, provenienti quasi tutti da quella destra ideologica e storica che ha avuto molto a che fare con il fascismo razzista, dittatoriale, assassino. Ma anche qui, la retorica e il senso dell’opportunismo nella rigidezza del ruolo istituzionale, non può che offrire le risposte più comuni.

La solita condanna, e netta, con qualche passaggio verbale ambiguo di qualche vecchio ex missino che pensa di essere il più furbo di tutti, dicendo e non dicendo, condannando e non condannando, magari ritenendo quella famosa legge razziale del trentotto l’unico errore di Mussolini. “Ovvero, sì ci sono state quelle cose là, ma nulla al confronto con i gulag dell’impero comunista sovietico. “ E cose del genere. Nulla di nuovo. Ancora nessuno scandalo, nel senso etimologico della parola. E, allora, questa giornata si ripeterà con lo stesso rituale fino a diventare “un solo rigo sui libri di storia”, come ci ha ammonito Liliana Segre, se oggi, almeno oggi, non si trasformerà in domanda acuta.

Una domanda dalla quale ne potranno nascere altre. Questa «che cosa ci insegna quell’orrore? L’uomo cosa ha imparato da quella immane tragedia? Cos’è il razzismo fuori dal dizionario?». Le risposte sono ben note, anche se le dimentichiamo un attimo dopo averle ottenute. L’uomo non ha imparato nulla da quei campi di sterminio, in cui si è consumato uno dei tanti genocidi della storia. E il razzismo è una costante antropo-ideologica del suo cammino avanti e indietro alla storia dell’umanità. Tutto si ripete in forme apparentemente nuove. Ciò che le mette in movimento senza soluzione di continuità, è quella energia demoniaca, che non è sentimento, che dà nomi diversi allo stesso male, l’odio dell’uomo verso l’altro uomo. Il male, questo, che nasce dall’egoismo con il quale l’individuo non solo vuole prendere le cose e le ricchezze e gli spazi della natura, che è di tutti, come la terra unica che abitiamo, ma vuole impadronirsi dell’uomo stesso, nel suo essere persona, famiglia, comunità, popolo e nazione e territorio. Anima e coscienza civile.

Nel suo essere ansia di pace. Desiderio di Dio. Volontà di giustizia ed eguaglianza. La guerra è l’invenzione più efficace per imporre l’egoismo. L’odio, l’energia fondamentale per poterlo esercitare senza remora alcuna. Il razzismo è figlio della guerra e viceversa. Ambedue sono generati dall’egoismo. Ma cos’è davvero il razzismo se non la ricorrente e diffusa affermazione della superiorità non solo di una razza su un’altra? Certamente questo, ma dal dopoguerra ad oggi e assai di più. È la negazione del valore della diversità e, nel contempo, la pretesa superiorità del proprio popolo su un altro, della propria nazione su un’altra. Le guerre sono fatte apposta per imporre questo follia come principio, questa stupidità come diritto. La guerra come giustificazione a tutto e legittimazione dell’orrore. Come lo sterminio degli ebrei fu generato dalla guerra, le guerre in atto, non solo quella più “celebrata” in Ucraina, ma anche le diverse guerre sparse a macchia di leopardo su tutto il pianeta, in particolare quelle dimenticate in Siria e nello Yemen, sono partorite dall’odio.

Lo stesso che abbiamo visto all’opera nella storia. L’odio contro il diverso, contro il nemico inventato, contro il presunto occupatore di terre che vogliamo essere le nostre e che siano nostre. L’odio contro quell’uomo, quella cultura, quella religione, quello stesso Dio di altri, per il solo fatto che vi siano. Che esistano. Che vogliano vivere. E liberi. E in sicurezza. Nel proprio territorio, che fu dei loro padri. Questo è il nuovo razzismo, che incontriamo quotidianamente anche nei piccoli e non visti assalti quotidiani. Nei bagni delle scuole, contro i diversi e i fragili. Nelle strade delle nostre Città, specialmente in quegli angoli lasciati al buio dall’indifferenza della politica. Il nuovo razzismo è quella cultura dominante, imposta in modo soft da chi detiene il possesso dei nuovi strumenti del potere( quelli della comunicazione e della tecnologia più avanzata unite al potere finanziario) che trattiene per sé il novanta per cento delle ricchezze lasciando il restante dieci nell’arena della stragrande maggioranza dei poveri, che si odiano tra loro o semplicemente non si incontrano, invece di sollevarsi tutti insieme contro i nuovi padroni.

Questa nuova, non vista, guerra ha un nome soltanto: povertà. Il nuovo razzismo è la povertà. Se vogliamo, pertanto, celebrare seriamente e onestamente questa giornata, come tutte le altre del calendario internazionale, come quelle sull’Amicizia, sui baci, sugli abbracci, e le tante altre similari, dobbiamo abbattere tutte le forme di egoismo dentro di noi e combattere quelle bellicosi e belligeranti degli altri. Dobbiamo farci carico della Vita, dell’Uomo e della Natura. Dobbiamo ripudiare la guerra, in ogni sua forma. Specialmente, quella condotta da pochi umani contro l’umanità intera attraverso l’arma più micidiale, la fame. Ché nella lotta contro la povertà, ci sono tutte le più nobili ragioni: la lotta contro le povertà, le discriminazioni, l’ingiustizia, le diseguaglianze, l’intolleranza, il totalitarismo liberticida. Ché Libertà, senza aggettivazione, alcuna, fondamento della Pace, è il premio della vittoria auspicata. (fc)

Il presidente Mancuso sulla Giornata della Memoria: Fondamentale ricordare

È fondamentale ricordare il sacrificio di milioni di vittime innocenti della Shoah e dell’Olocausto, affinché gli orrori del secolo scorso non accadano più». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, in occasione della Giornata della Memoria.

«Occorre tenere alta l’attenzione e sostenere la consapevolezza critica, soprattutto delle nuove generazioni, perché la notte della ragione genera mostri», ha aggiunto Mancuso, sottolineando che la ricorrenza della Giornata della Memoria «deve essere un’occasione di approfondita riflessione sull’immane tragedia del nostro passato, per sconfiggere ogni indifferenza, educare i giovani alla libertà e per contrastare, come dice la senatrice a vita Liliana Segre, il pericolo dell’oblio». (rrc)

REGGIO – All’IC Galileo Galilei celebrata la Giornata della Memoria

All’Istituto Comprensivo “Galileo Galilei” di Reggio Calabria si è celebrata la Giornata della Memoria con un convegno-studio organizzato dalla Fidapa Morgana di Reggio, presieduto da Cinzia Iadicola, insieme all’avvocato Eliana Carbone.

Iadicola e Carbone hanno parlato agli alunni sui catastrofici avvenimenti della seconda guerra mondiale, sulle cause della Shoah che condussero allo sterminio di 6 milioni di Ebrei ed anche di altre categorie di indesiderabili(come omosessuali, portatori di handicap, room) fino ad arrivare a parlare di circa 15 milioni di vittime, sul significato del termine Shoah che definisce il progetto di sterminio nazista nel quadro anche delle leggi di Norimberga emanate in Germania nel 1935 e di quelle razziali  in Italia nel 1938, sul significato del termine Olocausto, che vede la sua  etimologia nel greco antico (olos tutto e causton brucia), ricordando un tipo di sacrificio diffuso tra diversi popoli dell’antichità (tra cui greci, romani ed ebrei) che prevedeva che l’animale venisse completamente bruciato con un immediato parallelismo e richiamo all’incenerimento dei corpi nei forni crematori.

Inoltre, si è parlato sul perché dell’Istituzione della Giornata della Memoria a livello internazionale per il 27/01/22 di ogni anno da  parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 60/7 del 1° Novembre 2005 che risiede nel fatto che in quel giorno del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa e precisamente della 60° Armata del “1° Fronte Ucraino” condotte dal maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oswiecim (Auschwitz) scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti, sul fatto che la scelta della Giornata della Memoria da celebrare il 27 Gennaio di ogni anno era stata anticipata dall’Italia con legge n. 211 del 2000, sulle violazioni dei diritti umani scientemente perpetrate dai nazisti capeggiati da Hitler nei confronti degli Ebrei, sui campi di concentramento, sull’alleanza di Mussolini con Hitler, e sulla liberazione avvenuta il 25 Aprile 1945 grazie alle truppe anglo-americane con il prezioso contributo dei partigiani.

A questo punto l’incontro extracurricolare si è focalizzato sulla Costituzione Italiana, entrata in vigore nel 1948, con cui sono stati rinnegati i disvalori fascisti e nazisti di discriminazione razziale, religiosa e invece sancite le libertà più importanti che vengono garantite dalla nostro Stato: libertà di pensiero, stampa, di associazione, riunione, della persona, di domicilio, di corrispondenza ecc., nonché proclamato il diritto allo studio per tutti, il diritto alla salute, il diritto all’istruzione e il diritto alle pari opportunità senza differenze di genere.

Iadicola e Carbone hanno concluso ribadendo che solo con un governo democratico come il nostro in cui il popolo è sovrano e con il riconoscimento all’art. 2 della nostra Costituzione dei diritti inviolabili dell’uomo come diritti imprescrittibili, inalienabili, irrinunciabili ed universali si può evitare di ricadere negli orrori del passato e costruire un futuro migliore.

«Il messaggio è – hanno detto Iadicola e Carbone – non dimenticare mai».

È intervenuta, anche, poetessa Mimma Scibilia, socia della Fidapa Morgana di Reggio Calabria, che ha incitato i piccoli adolescenti  a portare avanti il diritto di essere se stessi e di di cercare di raggiungere i propri obiettivi rimarcando loro inoltre l’importanza del diritto di sognare, di avere passioni, di essere integrati nella società e di dare il proprio contributo affinchè la società cresca e bandisca la violenza, la sopraffazione e tutto quello che c’è di disumano perché nessuno ha il diritto di sterminare i popoli come è accaduto nel periodo nazista e fascista.

Infine è stato distribuito un questionario anonimo dalle 2 relatrici avv. ti  Eliana Carbone e Cinzia Iadicola alle classi 1A, 1B, 1C dell’I.C. Galileo Galilei-Pascoli di Reggio Calabria da cui è risultato che gli articoli della Costituzione Italiana che sono rimasti più impressi  ai discenti durante il convegno-studio sono stati: l’art. 3 della Costituzione che sancisce il principio di pari dignità sociale di tutti i cittadini davanti alla legge; l’art. 21 vertente sul diritto che tutti hanno di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione; l’art. 51 sulle pari opportunità garantite a tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso con accesso agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

A conclusione dell’incontro un cartellone celebrativo della giornata trascorsa è stato completato e consegnato dai piccoli studenti nelle mani del Dirigente scolastico avv. Lucia Zavettieri ed alla presenza della referente del progetto prof.ssa Ilenia Ravenda(rrc)

LETTERA APERTA / Giusi Princi: Fare tesoro degli insegnamenti del passato

di GIUSI PRINCI In occasione dell’importante appuntamento annuale con la Memoria, un appello particolare lo rivolgo alle Scuole, certa della rilevanza che daranno all’educazione su temi cruciali nella formazione degli studenti, come la memoria storica della vergogna dell’Olocausto, la difesa della libertà ed il rispetto della vita.

Non si tratta di una ricorrenza come le altre: la lettura, l’approfondimento e l’analisi dei percorsi didattici che possono essere realizzati in questa occasione sul drammatico sterminio degli ebrei hanno un impatto sociale fortissimo, sono finestre sul mondo che ci permettono di capire il passato e di evitare che gli errori si ripetano nel futuro.

Nel corso di questi mesi difficili, nostro malgrado, abbiamo tutti acquisito piena consapevolezza di quanto sia delicato l’equilibrio della pace; la guerra in Ucraina è un esempio di come la mancanza di comprensione e di dialogo possa portare a conflitti e sofferenze evitabili, forse addirittura inutili.

È importante che la Scuola si impegni a trasmettere una memoria storica critica, che permetta agli studenti di comprendere gli eventi trascorsi e di riflettere su come occorra indirizzare le scelte politiche e sociali. La scuola deve diventare un luogo di formazione e di educazione per la pace, dove gli studenti possono imparare a rispettare le diversità culturali e a promuovere il dialogo e la concertazione.

In questa giornata particolare, vorrei esortare ogni docente a dedicare un momento di riflessione e di approfondimento sulla storia della guerra in Ucraina e sull’importanza di fare tesoro degli insegnamenti del passato. La scuola ha un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nella formazione dei giovani, e siamo certi che Voi tutti saprete approfittare di questa occasione per scuotere le coscienze e promuovere la cooperazione, il rispetto, la tolleranza, la difesa della libertà e della democrazia, senza mai dare nulla per scontato.

Questo messaggio vorrei fosse letto anche come un appello accorato ad ogni calabrese. Facciamo tesoro di cose è accaduto in passato, perché oggi come non mai, si avverte il grave pericolo di una società civile incapace di ascoltare e di indignarsi sui tanti episodi di intolleranza e discriminazione. Occorre tenere vivo il ricordo di ciò che è avvenuto nella prima metà del secolo scorso, per mantenere la capacità e l’umanità di guardare sempre all’altro con interesse e senso di inclusione. (gp)

Ferramonti di Tarsia, quanto amore in quel campo di concentramento

di PINO NANOGiornata della memoria in Calabria significa soprattutto ricordare la storia del campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia.

E per noi, è l’occasione giusta per parlare di un libro,Ferramonti Storia di una vita, che descrive non solo le brutture di quel periodo e di quel campo di concentramento, ma anche la bellezza di una storia d’amore nata laggiù, nella cuore della Sibaritide, e da cui è poi nato un bambino che oggi a distanza di 70 anni ricostruisce quella vicenda con una dolcezza e un senso di leggerezza che a caldo non immagini si possa avere alla sua età.

l libro racconta la storia di un signore in pensione. D’estate è costretto dai suoi figli a restare a casa insieme alla sua nipotina, con la scusa che le persone anziane non possono viaggiare. Così nonno e nipotina, passano le loro giornate a passeggiare nelle campagne vicino casa in Svizzera. Il nonno allora le racconta la sua storia, che è la storia della sua vita. «Figlio di un giovane ebreo greco preso dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria. Riuscì a fuggire e nascondersi per qualche giorno grazie all’aiuto di una ragazza del luogo. In una notte d’amore intenso lei rimase incinta. Il padre ignaro di tutto riparte. Il figlio a vent’anni emigra in Svizzera… È lui, Pino Ambrosio».

«Ferramonti – ricorda Pino Ambrosio – è un intreccio di vite trascinate dallo scorrere impetuoso di un periodo storico, quello del fascismo e della seconda guerra mondiale, che, come un fiume in piena, è riuscito a travolgere e seppellire tutto: amori, emozioni, sogni. Tutto inizia  con una fuga. Un evento straordinario che stravolgerà l’assoluta ordinarietà della vita di una donna comune. Un amore impossibile, un figlio, la solitudine, il riscatto sociale. Un destino che ha preso la direzione della realtà che supera l’immaginazione. Tutto parte da Ferramonti di Tarsia, unico esempio di un vero campo di concentramento costruito dal governo fascista a seguito delle leggi razziali e storicamente il più grande campo di internamento italiano e tutto si conclude a Ferramonti di Tarsia, luogo della memoria per antonomasia. Alla fine di questo libro si avrà quasi la sensazione che i due momenti storici continuano a convivere in un luogo in cui la percezione del tempo è sospesa». 

La storia personale di Pino Ambrosio è la storia di uno dei tanti calabresi emigrati in Svizzera. Da San Marco Argentano a Bülach, e qui in Svizzera da oltre 50 anni, dove nel frattempo questo ex ragazzo di Calabria diventa tante cose insieme, tassista, musicista, poeta e ora anche scrittore e saggista, con dentro il cuore la sua terra di origine e dentro il corpo ancora- dice lui- i sapori e il profumo della ginestra di casa. Come musicista Pino Ambrosio pubblica diversi album, ma la sua seconda passione è la recitazione e quando trova il tempo per farlo fa anche l’attore, personaggio poliedrico eclettico ed esuberante di questa Zurigo abitata solo a meridionali dediti alla fatica.

Sposato, due figli ormai adulti, a metà degli anni Settanta incide il suo primo disco. Partecipa a vari concorsi canori tra cui una selezione per l‘Eurofestival a cui fanno seguito esibizioni canore un po’ in tutta Europa. Per mesi è stato impegnato nella realizzazione dei nuovi episodi della soap opera “Lüthi und Blanc”, una produzione svizzero-tedesca in cui interpreta il personaggio di Stefano Galfati. Ha appena finito di promuovere anche il suo nuovo cd “Indiani”, accolto positivamente da pubblico e critica.

Il 23 agosto 2019, invece, all’interno della manifestazione Memory Art viene presentata la prima stesura del romanzo “Ferramonti, storia di una vita”, un romanzo che lo coinvolge a pieno titolo.

«Qualche tempo fa, a Zurigo – racconta – impegnato nella realizzazione di una fiction, conobbi alcuni produttori cinematografici ebrei che mi parlarono di Ferramonti di Tarsia. Su loro esortazione e animato dalla sorprendente coincidenza che mi vedeva sul suolo elvetico, sentir parlare dei miei posti d’origine, iniziai a scrivere un soggetto cinematografico, impostato su un gesto di generosità fatto da una ragazza di San Marco Argentano nei confronti di un internato ebreo, fuggito da quel campo di prigionia. Il soggetto piacque a tanti, nel settore, ma altrettanti mi chiesero fosse supportato da un romanzo che ne contenesse l’essenza e ne esaltasse i contenuti, come solo questa forma letteraria sa fare».

Poi aggiunge: «Nei miei frequenti viaggi in Calabria per la promozione dello stesso e alla ricerca di collaborazioni per lo staff della realizzazione del film, mi fu presentato, dalla poetessa e scrittrice Esperia Piluso, Tommaso Orsimarsi il romanziere che già si occupava con lei della diffusione di conoscenza e memoria di quei tristi fatti. A loro, proponendo una collaborazione, ho consegnato anche l’inizio di una sceneggiatura e già, qualche tempo dopo, fu scritto il romanzo al quale abbiamo dato lo stesso titolo del progetto. Con sorpresa mi ero accorto che alla storia del soggetto incastonata esistenze reali del campo, avevano messo al centro del lavoro la mia storia di vita, le mie emozioni e le mie aspettative». 

Alla fine ne è venuto fuori un romanzo toccante e avvincente e che proprio grazie all’aiuto di Tommaso Orsimarsi e Esperia Piluso è diventato un fatto editoriale di grande interesse mediatico. Un film? Forse sì, forse no, è ancora presto per dirlo, ma certamente una nuova edizione del libro certamente sì, da destinare ai ragazzi delle scuole non solo calabresi- si augura il vecchio tassista di Zurigo- perché imparino a capire cosa è stato il Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia. Molti ancora non lo sanno. (pn)

“Ai margini della Memoria”, l’evento di riflessione con Cgil e Arci Cosenza

Domani pomeriggio, a Cosenza, a Piazza della Vittoria, a partire dalle 16, è in programma l’iniziativa Ai margini della memoria. Si tratta di un evento di riflessione organizzato da CgilArci in occasione della Giornata della Memoria.

Dopo i saluti iniziali del Segretario Generale Cgil Cosenza, Massimiliano Ianni e del Presidente Arci Cosenza, Silvio Cilento, prenderà la parola il Segretario Generale Cgil Calabria, Angelo Sposato. Nel corso dell’evento si terrà il Reading di storie e immagini dell’Olocausto a cura di Irene De Benedittis e Francesco Messina.

Seguirà l’intervento di Giusi Tordo sulle lavoratrici sessuali e quello di Gina Venneri su Transessualità e dissidenza politica. La storia di Lucy Salani.  Si parlerà, anche, di disabilità con Roberto Giacomantonio e Simone Paolo Crocco. A chiudere il docufilm Il senso di Hitler 2020(rcs)

REGGIO – Al MArRC incontro con lo scrittore Antonio Salvati

Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria si celebra la Giornata della Memoria con l’evento Giornata della Shoah, promosso in collaborazione con il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presieduto da Loreley Rosita Borruto.

L’appuntamento è alle 17, nella Sala Conferenze del Museo. Protagonista dell’incontro sarà il nuovo libro di Antonio Salvati, dal titolo Pentcho: da Bratislava alla Calabria. Le storie degli ebrei e della nave che ha navigato sulle acque del Danubio. Relatore sarà il prof. Nicodemo Misiti, docente di Lingue straniere, etnolinguista, scrittore e fotografo, nonché componente del Comitato Scientifico del Cis Calabria. Sarà un momento di grande suggestione, per conservare la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e di tutta l’Europa; ma anche per raccontare il lieto fine dei naufraghi della nave Pentcho, che trovarono la salvezza a Ferramonti, grazie alla magnanimità dei cittadini calabresi. Alcune pagine del volume verranno lette ed interpretate da Pasquale Curatola.

«Il viaggio della Pentcho – ha commentato lo scrittore Salvati – è una storia straordinaria: dopo dieci giorni dal naufragio a Kamila Nisi, isola greca disabitata, fu una nave militare italiana a salvare i naufraghi. La maggior parte venne trasferita a Ferramonti, dove sorgeva uno dei più grandi campi di internamento dell’Italia fascista e dove gli internati erano perlopiù Ebrei non Italiani. Ferramonti, per i naufraghi della Pentcho, divenne una salvezza. Infatti, essi trovarono nella popolazione calabrese un’umanità rispettosa della dignità umana e, nonostante la prigionia e il destino assolutamente incerto, ripresero forze, ricevendo viveri e vestiario, e ottenendo addirittura la possibilità di studiare o sposarsi».

Il MArRC, per il Giorno della Memoria, dedicherà anche un’attenzione speciale ad alcuni reperti esposti nelle collezioni permanenti del Museo, tra cui la nota epigrafe e le lucerne con simboli ebraici che attestano la presenza a Regium di una comunità di religione giudaica in età tardoantica.

«La valorizzazione del patrimonio culturale si perpetua anche attraverso la condivisione e la trasmissione della memoria, che costituisce l’eredità della nostra comune identità storica – ha dichiarato il direttore del Museo, Carmelo Malacrino –. Il “Giorno della Memoria” è una celebrazione importante: la storia ci insegna a non dimenticare».

«È un monito e al tempo stesso un insegnamento, un’occasione di riflessione sul passato per costruire il futuro. Il MArRC – ha proseguito Malacrino – ogni anno partecipa a questo momento, che unisce tutte le istituzioni. Ringrazio il Centro Internazionale Scrittori della Calabria per aver voluto condividere questo evento, che porterà al Museo lo scrittore Antonio Salvati e il suo bellissimo libro. Ringrazio anche le dott.sse Giuseppina Cassalia e Maria Domenica Lo Faro, Funzionari del MArRC, per l’impegno di unire promozione e valorizzazione in un evento di grande suggestione».

Al Museo si accede senza prenotazione, dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle ore 9:00 alle 20:00 (ultimo ingresso ore 19:30). Lunedì il museo è chiuso al pubblico. È consigliato l’uso della mascherina chirurgica. L’ingresso è sempre gratuito fino a 18 anni. (rrc)

VIBO – Giornata della Memoria, giovedì incontro con Miriam Jaskierowicz Arman

Giovedì 19 gennaio, a Vibo, alle 11, nella Sala Polifunzionale di Palazzo Gemini, incontro con Miriam Jaskierowicz Arman.

L’evento è stato organizzato dall’IC Murmura di Vibo Valentia in occasione della Giornata della Memoria.

Miriam Jaskierowicz Arman è presidente dell’Accademia per lo sviluppo della voce, ebraismo e kabala di Reggio Calabria e ambasciatrice di Pace della Universale Peace Federation. (rvv)

LAMEZIA – Al Caffè Letterario celebrata la Giornata della Memoria

Parole e musiche dai campi di concentramento è stato l’evento con cui il Sistema Bibliotecario Lametino di Lamezia Terme ha voluto celebrare, al Chiostro Caffè Letterario, la Giornata della Memoria.

L’evento, a cura dei volontari del servizio civile con la partecipazione del Liceo Tommaso Campanella, diretto dalla Dirigente dott.ssa Susanna Mustari, è stato condotto dal prof. Pasqualino Scaramuzzino, esperto musicologo e studioso del   fenomeno  del rapporto tra lager nazisti e musica, che ha eseguito al pianoforte brani musicali e canti scritti da prigionieri dei lager nazisti, nelle condizioni estreme della vita nei campi di sterminio, accompagnato dalla lettura dei testi delle canzoni e di poesie, a cura dei giovani partecipanti all’incontro.

La studentessa Alessandra Falleti della classe di canto IIIAM del Liceo Campanella ha cantato, con grazia e talento, il brano “E finchè potrai guardare” da un adattamento della M. Giovanna Massara su testo di Anna Frank e musiche di John Williams.

La serata si è conclusa con l’intervento del giovane e brillante studente Giuseppe Bagnato dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, che ha presentato un bel video appositamente realizzato per la Giornata della Memoria, rientrante nel suo progetto “Artualità – Terezin e l’Art Brut” che tratta della straordinaria esperienza artistica dei bambini nel campo di Terezin. (rcz)

REGGIO – Celebrata la Giornata della Memoria

A Reggio Calabria si è celebrata la Giornata della Memoria, con un’installazione artistica tra i palazzi istituzionali, tra le sedi della Città Metropolitana e del Comune, che ripropone l’orrore dell’olocausto nazifascista e la possibilità, per ogni cittadino, di contribuire a tagliare simbolicamente il filo spinato dell’odio.

 A dare per primi un colpo di tenaglia stamattina a piazza Italia sono stati i due sindaci ff della Città Metropolitana e del Comune di Reggio Calabria, Carmelo Versace e Paolo Brunetti

«Un modo – hanno spiegato – per ricordare le tante vittime del regime nazifascista, tentando di far capire soprattutto ai più giovani l’orrore prodotto ai danni di milioni di persone, le sevizie, le privazioni, gli abusi, le esecuzioni di massa, in nome di un’ideologia malata che ha prodotto terrore e morte in Europa e nel mondo. Ma soprattutto perché quel filo spinato, simbolo dell’odio nazifascista, continua ad aggrovigliare ancora oggi tanti popoli in Europa e nel mondo, privati dei diritti essenziali che dovrebbero essere propri di ogni individuo e che vanno difesi dalle istituzioni internazionali».

«Abbiamo voluto riprodurre l’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz nel salotto buono della città, affinché più persone possibile potessero vederlo, avvolto dal filo spinato, dando l’opportunità ad ognuno di toglierne un pezzetto, di contribuire simbolicamente a liberare i popoli dal filo dell’odio e della violenza, dalla discriminazione e dal razzismo, riannodando invece il filo della memoria. Per non dimenticare gli orrori della follia nazifascista e per riaffermare ancora una volta, mentre venti di odio e di divisione ancora attraversano l’Europa, i valori supremi della libertà e della giustizia sociale, come termometro della lotta alle disuguaglianze e per la pace tra i popoli». (rrc)