Incendi / Maria Tripodi (FI): un disastro spaventoso

di MARIA TRIPODI – Sta andando in cenere la nostra storia, il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Non ci sono più lacrime né parole, per un territorio semidistrutto dal più grande disastro ambientale che si ricordi a memoria d’uomo a queste latitudini. Oggi contiamo il terzo morto. Prego il Governo Nazionale di intervenire con la massima urgenza per potenziare uomini e mezzi da inviare nell’Area Grecanica devastata dagli incendi che interessano il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Cittadini, Sindaci, Volontari e Operatori sono stremati.

[Maria Tripodi è deputata di Forza Italia]

 

 

Incendi / Falcomatà: intervenga subito anche l’Esercito

di Giuseppe Falcomatà – Ancora fiamme, ancora pericolo, ancora danni incalcolabili, la nostra montagna e le nostre colline continuano a bruciare. Incendi attivi anche oggi nei Comuni di San Luca, Grotteria, Mammola, San Giovanni di Gerace, Martone e Gioiosa ionica, Cardeto.

Chilometri e chilometri di verde continuano a bruciare, sono minacciati anche i faggi secolari del Parco Nazionale dell’Aspromonte, patrimonio Unesco. Si teme anche per il Santuario di Polsi. Ieri abbiamo chiuso al traffico la Sp1 nel tratto dello Zomaro. Chiediamo a tutti i residenti di fare massima attenzione, di allontanarsi se possibile dalle zone colpite e di evitare di percorrere le strade interne adiacenti alle zone incendiate.

In Prefettura è stato attivato il Coc (centro operativo comunale). Siamo in contatto con i sindaci di tutti i Comuni colpiti che, lottando in prima linea, si stanno letteralmente gettando tra le fiamme pur di salvare il salvabile. Nei giorni scorsi abbiamo chiesto in Prefettura di poter dispiegare l’utilizzo di uomini e mezzi dell’Esercito, che sono attivi da oggi. Abbiamo ottenuto la dichiarazione dello stato di calamità per il risarcimento dei danni e noi stessi, se necessario, accederemo al fondo di riserva della Città Metropolitana per sostenere chi nel fuoco ha perso tutto.

La priorità oggi è spegnere questo inferno. Ma da domani qualcuno dovrà spiegarci PERCHÈ è mancata completamente la prevenzione, PERCHÈ se c’erano le risorse disponibili non sono stati acquistati per tempo i mezzi aerei e di terra, PERCHÈ ci sono responsabili che con questo disastro hanno avuto il coraggio di andarsene in ferie. Tutti PERCHÈ ai quali, da domani, chiederemo risposte.

Ora lavoriamo in silenzio, e rispettiamo chi da giorni respira fumo e ingoia sudore e lacrime.

[Giuseppe Falcomatà è sindaco metropolitano di Reggio Calabria]

Incendi / Innocenza Giannuzzi Confartigianato CZ): usare le tecnologie

di INNOCENZA GIANNUZZI – Non possiamo più assistere indenni alla nostra terra che va in fiamme. Abbiamo gli strumenti giusti per prevenire tutto ciò, usiamoli!

I falò di San Lorenzo nella notte passata hanno dato un’ulteriore sberla alla nostra Calabria, ormai da giorni stretta nella morsa del fuoco. I nostri polmoni verdi si stanno riducendo man mano sempre più in grigie ceneri che testimoniano la disperazione del popolo, costretto ad assistere alle fiamme che spazzano via aziende, abitazioni e frammenti di territorio.
Potevamo prevedere la situazione o quantomeno monitorare le nostre aree e intervenire tempestivamente, impedendo tutto ciò?
Sono queste le domande che si pongono oggi i calabresi, mentre assistono alla furia e alla devastazione del fuoco che spazza via parte della nostra terra.
Noi di Confartigianato Turismo Catanzaro abbiamo chiesto al professore associato Edmondo Minisci, dell’Università di Stratchlyed (Glasgow, Scozia), che ci ha illustrato come le nuove tecnologie potrebbero aiutarci a evitare situazioni spiacevoli come quelle che quotidianamente stiamo vivendo e a tutelare i nostri patrimoni.
Sarebbe importante giocare sulla prevenzione, spesso superficialmente ignorata nei nostri territori. Servendoci delle nuove tecnologie a nostra disposizione, potremmo controllare i cambiamenti climatici, senza intervenire poi solo a cose fatte. Attraverso satelliti, droni, IoT (Internet of Things) e digital twinning (gemello digitale), è possibile, infatti, monitorare costantemente le aree di nostro interesse, anticipando situazioni disastrose come quelle a cui stiamo assistendo e consentendo di intervenire nell’immediato. Come? Il sistema combinato fornito da questi strumenti fornisce una copia digitale delle aree di interesse, visitabili in 3d. E perché non sfruttare tutto ciò anche a favore del nostro turismo?
Evitiamo che questi disastri mandino in fumo il nostro patrimonio naturale! Noi non vogliamo “ricordare” le nostre aree, ma viverle quotidianamente… anche insieme ai turisti!

[Innocenza Giannuzzi è presidente di Confartigianato Imprese Turismo Catanzaro]

Emergenza incendi, Falcomatà: Serve un lavoro più efficace per la prevenzione

«Serve un lavoro più efficace per la prevenzione» degli incendi, ha dichiarato il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, nel corso del vertice in Prefettura, convocata dal Prefetto Massimo Mariani, sul tema dell’emergenza incendi.

Un incontro, sollecitato dal sindaco Giuseppe Falcomatà che insieme alla macchina organizzativa del Comune ha monitorato costantemente la situazione incendi nelle giornate di sabato e domenica, e che è servito a fare il punto sui rischi attuali per la popolazione e sull’esigenza di intervenire con la dichiarazione dello stato di calamità naturale e le conseguenti richieste di risarcimento per i danni subiti dal territorio.

«Di concerto con il Prefetto Mariani – ha spiegato Falcomatà – che ringrazio per la straordinaria sensibilità dimostrata, avanzeremo la richiesta di risarcimento per i danni che la popolazione ha subito da questi incendi, dichiarando lo stato di calamità naturale. Abbiamo chiesto un aumento dei canadair operativi sul nostro territorio, auspicando che possano essere parcheggiati direttamente nell’area della Città Metropolitana di Reggio Calabria, in modo da renderli immediatamente operativi in caso di emergenza, e non siano più costretti a partire da Lamezia Terme come avviene adesso».

«”Un altro aspetto – ha aggiunto – riguarda il monitoraggio sul territorio, atteso che abbiamo ragione di credere che molti degli incendi divampati negli ultimi giorni siano di natura dolosa, anche se naturalmente saranno i tecnici ad accertarlo. Rispetto a questo abbiamo chiesto un monitoraggio più intensivo da parte delle forze dell’ordine sulle aree più a rischio. Naturalmente ci tengo a ringraziare gli uomini della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco per lo straordinario lavoro svolto in questi giorni ed in generale per tutto ciò che stanno facendo per la sicurezza dei cittadini che, in queste ore di grande difficoltà dovute ai rischi causati dagli incendi, hanno toccato con mano quanto importante sia il loro ruolo».

«Continueremo a monitorare la situazione – ha concluso il sindaco – e, visto che si tratta di una questione che attiene le responsabilità di tanti Enti differenti, abbiamo richiesto alla Prefettura di coordinare le attività per un approccio condiviso, anche per ciò che riguarda gli interventi di prevenzione, per evitare che eventi del genere possano verificarsi con questa intensità. Siamo molto preoccupati per quello che potrà accadere con l’arrivo delle prime piogge, perchè chiaramente, mancando la barriera naturale dagli alberi e delle piante andati distrutti negli incendi, c’è il rischio che possano verificarsi degli eventi franosi. Su questo già i nostri uffici, sotto il coordinamento dell’Assessore Albanese, stanno già monitorando la situazione per programmare da subito un intervento in grado di arginare gli effetti delle prime piogge più violente».

A fianco al sindaco durante la riunione in Prefettura, anche l’assessore comunale alla Protezione Civile, Rocco Albanese, che a margine dell’incontro ha rimarcato «la gravità della situazione vissuta su tutto il territorio comunale, in particolare nelle aree collinari che sono risultate più colpite dagli incendi».

«Chilometri di rete telefonica sono andati distrutti – ha spiegato Albanese – causando disagi notevoli alla cittadinanza. Stessa cosa per le condotte idriche e per diversi pozzi della rete di approvvigionamento che in alcune zone sono stati fortemente danneggiati dal fuoco».

«Siamo di fronte ad una condizione – ha spiegato ancora Albanese – che da anni non si verificava sul nostro territorio. È vero che la nostra una terra spesso vessata dal fenomeno degli incendi, ma quest’anno stiamo assistendo ad una particolare recrudescenza del fenomeno».

«Ed è chiaro che in questi casi è fondamentale agire attraverso opere di bonifica e di prevenzione del rischio incendi. In questo senso – ha concluso Albanese – abbiamo sollecitato l’intervento della Regione Calabria, che ha la titolarità delle manutenzioni sull’alveo delle vallate e delle fiumare, attraverso i Consorzi di bonifica e l’Azienda Calabria Verde». (rrc)

Calabria Verde, l’importanza di realizzare fasce parafuoco prima e durante gli incendi

Ci sono tantissime attività di prevenzione per il contrasto degli incendi, e Calabria Verde, nei limiti delle risorse disponibili, sta collaborando a creare, insieme alle varie amministrazioni, delle fasce parafuoco, effettuando lo sfalcio della vegetazione lungo le strade ed anche i tratti rotabili, che già fungono di per sé da corridoi isolanti.

In questi giorni si registra un aumento esponenziale del numero di incendi censiti dalle sale operative, con punte quotidiane ormai superiori a quota 100. Per fortuna la maggior parte di quelli che mostrano la tendenza ad espandersi nei boschi vengono contenuti e spenti prima dell’espansione e quindi rimangono incendi di vegetazione.

Solo il 10-15% degli incendi che si verificano ogni anno sul territorio calabrese interessano il bosco. Gli incendi di vegetazione sono quelli di cui si parla quotidianamente e che misurano la potenza (intesa proprio come grandezza fisica ‘Lavoro’ nell’unità di tempo) del sistema antincendio boschivo in quanto una gestione “veloce” degli incendi è indispensabile per limitare i danni.

Lo stesso sistema oltre ad essere potente deve essere tenace in quanto in alcune circostanze quando il fuoco interessa zone con soprassuolo boscato oltre a spegnere le fiamme attive bisogna procedere con attività di bonifica che possono protrarsi per più giorni. Ne sono esempio lampante gli incendi che interessano il sottobosco di pineta dove le fiamme si propagano anche in sotterraneo. In questi casi, probabilmente meno noti alle cronache, le attività di bonifica prevedono la realizzazione di una fascia, lungo tutto il perimetro, di larghezza di norma superiore al metro.

Proprio in questi giorni, nel pieno del Parco della Sila, si è verificato un incendio che ha richiesto oltre all’intervento del personale del servizio antincendio boschivo anche gli operai forestali di cantiere i quali per l’occorrenza sono stati dotati di tutta l’attrezzatura necessaria. Le squadre del servizio antincendio boschivo regionale hanno in dotazione tutti gli attrezzi, roncole, rostri, rastrelli, zappette ed altro idonei alle attività di bonifica. Dopo quattro giorni di duro lavoro l’incendio è stato domato. (rcz)

Incendi, Vitambiente: Situazione grave, si applichi la legge sugli ecoreati

Pietro Marino, presidente di Vitambiente, in merito al pericolo incendi, ha denunciato «la mancata applicazione da parte dei Comuni della legge contro gli incendi boschivi e i ritardi, sempre da parte delle amministrazioni comunali, nel censire le aree percorse dal fuoco per far valere i vincoli a non rimboschire, pascolare, cacciare e urbanizzare quelle aree». 

«Bisogna rivedere la riforma Madia – ha spiegato – che ha introdotto la competenza esclusiva dei Vigili del fuoco: è il momento di fare un bilancio di questa riforma molto controversa e dibattuta. Il modello di intervento dei Vvff, che hanno ricevuto poco personale e pochi mezzi aggiuntivi, non si è comunque adeguato alla diversa tipologia di rischio e di luoghi e la sua organizzazione, sempre affidabile in contesto urbanizzato, non è sostanzialmente cambiata per affrontare periodo, territori e contesti del tutto diversi».

«Noi – ha detto ancora  – proponiamo di attivare accordi interistituzionali anche con altri Corpi dello Stato, al fine di prevenire questo dannoso e criminoso devastamento del territorio. Riteniamo opportuno sollecitare tutte le amministrazioni e gli Enti al fine di preservare il nostro ecosistema, origine e futuro della nostra esistenza».

«Diversi roghi, molti a quanto pare di origine dolosa – ha spiegato – sono scoppiati in diverse aree della Calabria, bruciando migliaia di ettari di bosco, mettendo in pericolo la biodiversità e la vita delle persone. Una situazione intollerabile e un’emergenza del tutto ormai prevedibile, vista l’annuale opera da parte di ecomafie e incendiari, aggravata dal caldo torrido e dalla siccità, che poteva e doveva essere affrontata per tempo con efficaci attività di prevenzione». 

«Negli ultimi 7 anni, secondo i dati del Rapporto Ecomafia – ha spiegato ancora – sono state accertate in Italia 13.219 infrazioni tra incendi dolosi, colposi e generici, con 1.280 denunce, 57 arresti e 355 sequestri. Durante lo stesso arco di tempo, sono bruciati 182.806 ettari di superficie, boscata e non, in tutta Italia».

«Bruciare le aree verdi e parte di quel patrimonio paesaggistico e boschivo – ha proseguito Marino –  importantissimo per la nostra biodiversità non porterà nessuna ricchezza, ma solo perdite e desolazione sotto il profilo ambientale, paesaggistico ed economico. Per sconfiggere gli incendi serve una sinergia e un impegno da parte di tutti i diversi soggetti, che hanno un ruolo a livello nazionale e territoriale nell’antincendio boschivo.  In primis le Regioni devono nominare dei tecnici responsabili della prevenzione incendi, e dare luogo ad una forte campagna di prevenzione. Facendo in fretta, poiché ormai sono già andati persi ettari ed ettari di bosco, vegetazione e sono morti molti animali selvatici. Dal punto di vista degli strumenti normativi, può fornire un importante contributo la legge 68/2015 che ha introdotto i c.d. “ecoreati” nel codice penale. Infatti, oltre al delitto di incendio doloso, nei casi più gravi, si può configurare il delitto di disastro ambientale, introdotto con la legge 68/2015 e che prevede fino a 15 anni di reclusione più le aggravanti». (rrm)