Referendum: l’Italia sceglie il NO. E anche in Calabria non vince il SI (tranne che a Reggio)

di SANTO STRATI Due milioni di voti in più e il No ha prevalso. È il dato netto di un referendum portato al parossismo  politico dalla Sinistra che ha mostrato di saper cavalcare l’«odio» contro il Governo Meloni e soprattutto nei confronti della Premier. Qualsiasi previsione, in partenza, partiva con serissime incognite e la valutazione apparentemente positiva per il SÌ provocata da un’affluenza corposa (e inaspettata) si è rivelata sbagliata. Ovvero la forte affluenza non ha penalizzato la Sinistra, anzi ha ribaltato il risultato che si dava per scontato.

Dunque, è necessaria una valutazione politica di questo risultato frutto più della radicalizzazione dello scontro politico che della convinzione personale degli elettori. Anzi, a mio avviso, è pesata nei confronti degli elettori, nella gran parte degli elettori, l’assenza di una estrema chiarezza sugli obiettivi del referendum.

La Schlein, Conte e AVS hanno giocato d’azzardo, stimolando gli istinti di hater della popolazione civile e trasformato la bocciatura (eventuale) della legge costituzionale di riforma della giustizia in una chiamata alle armi contro la premier e la sua coalizione. In politica si gioca sporco e ogni mossa è lecita – si sa – ma probabilmente  a Destra dovranno farsi molte domande su questa improvvisa disfatta che ha poche giustificazioni, se si valuta in chiave politica il voto del referendum.

Basti guardare la tabella sull’appartenenza partitica di chi ha votato, prodotta per il TG1 dal Consorzio Opinio Italia: risulta evidente che i partiti della coalizione non hanno votato compatti SÌ. Anzi risulta che hanno detto no l’11,2 % degli elettori di Fratelli d’Italia, il 17,9% gli elettori di Forza Italia-Noi Moderati-PPE e il 14% degli elettori della Lega, per un totale del 43% nella ripartizione dei voti del NO, che rapportato all’affluenza ha un significato di non poco conto, tenendo presente i voti mancati per raggiungere il traguardo.

C’è evidentemente, uno scollamento, un malessere, nella coalizione che, se prima serpeggiava in modo felpato e quasi impercettibile, con la vittoria del NO è emerso in tutta la sua reale dimensione. Il voto degli italiani che hanno detto NO non è – come sostiene l’ex presidente Giuseppe Conte – «un avviso di sfratto al Governo Meloni» però è una realtà pericolosa da affrontare in vista delle prossime politiche del 2027.

Non ci saranno dimissioni, come aveva anticipato la premier Meloni, ma andrà fatta una seria riflessione sulla tenuta della maggioranza e sulle prospettive future di una coalizione dove ognuno va – alla fine – per conto proprio. Se la Sinistra ha serrato le fila precettando i propri elettori e pescando tra gli astensionisti abituali con favole e baggianate che hanno incantato e motivato, la destra ha peccato di presunzione sottovalutando la reale portata del rischio, senza provvedere per tempo a rinforzare gli argini “deboli” della coalizione. In Calabria la situazione del voto rispecchia in gran parte quella nazionale e pone non pochi problemi sia a Occhiuto (scommettiamo che arriveranno immediate novità sul fronte dei suoi procedimenti penali in corso?) sia alla coalizione di centrodestra che sarà impegnata il 24 e 25 maggio nel rinnovo del Consiglio comunale di Reggio e di Crotone e di altri centri. La strada che appariva in discesa diventa pianeggiante e tutto può succedere, alla luce del risultato di ieri. Unica nota positiva è il rassicurante ritorno alle urne, con un’affluenza che indica il contrario della disaffezione alla politica che tutti paventavano. Non è vero che prevale la sfiducia e l’avvilimento verso la politica e i suoi protagonisti: serve un richiamo forte e motivato che, stavolta, la sinistra è stata abile e furba ad attivare. (s)