Fino al 15 marzo si può visitare, allo Spazio Arte 57 di Lamezia Terme, la mostra Red ad Vesperam.
Si tratta, dunque, di una collettiva di 40 pittori, provenienti da tutta Italia, che si incentra sulla potenza cromatica del colore rosso. (rcz)
Fino al 15 marzo si può visitare, allo Spazio Arte 57 di Lamezia Terme, la mostra Red ad Vesperam.
Si tratta, dunque, di una collettiva di 40 pittori, provenienti da tutta Italia, che si incentra sulla potenza cromatica del colore rosso. (rcz)
Riceviamo con piacere dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco di Lamezia un articolo pubblicato di recente dal Reader’s Digest dal titolo Roberto Crea, Conquering the Scientific World che riproponiamo integralmente ai nostri lettori.
Il prof. Roberto Crea, già invitato dalla compianta presidente Jole Santelli a rientrare in Calabria dopo 40 anni di attività scientifica a San Francisco, è attualmente il presidente e direttore scientifico del nascente Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Mediterranea Terina di Lamezia Terme.

Il mondo oggi è un immenso e complesso sistema che comprende vari interessi e per una piccola parte della società un mondo altamente competitivo. Tuttavia, qualcuno può vivere una vita tutta sua, seguendo i suoi pensieri, progetti e idee. Ma non ci si rende conto che è la Scienza che regola la vita umana. La Scienza oggi rappresenta una amalgama di numerose teorie, leggi, origini dei fatti, modelli e conclusioni che di fatto costituiscono la società. La Scienza è la ragione per la quale gli uomini hanno raggiunto il massimo dei successi oggigiorno.
Nonostante gli scienziati che hanno portato una rivoluzione nella vita umana non siano molti, rimangono alcuni che seguendo varie tappe trovano continuamente soluzioni per problemi della vita umana ancora irrisolti e aggiungono valore, benessere e conforto, alla vita degli uomini.
Una personalità di grande spicco in questo contesto è Roberto Crea, il quale con le sue scoperte ha contribuito a salvare vite umane e a fare passi avanti nel cammino della Scienza.
Il dr Crea è da oltre 40 anni uno scienziato di successo, ma anche un manager di diverse industrie biotecnologiche e delle Scienze della Nutrizione. È stato il fondatore di 8 industrie negli Stati Uniti. Inoltre, è stato uno dei co-fondatori e il primo direttore dei laboratori di Chimica del DNA presso la famosissima Genentech e autore unico dei primi due brevetti internazionali di tale industria, che le hanno permesso per la prima volta di quotarsi in Borsa. Inoltre, il dr Crea detiene oggi più di 100 brevetti internazionali e 40 brevetti negli Stati Uniti d’America. Le sue scoperte e le sue ricerche nel campo delle biotecnologie rappresentano il top nella scienza internazionale.
Nato il 1° luglio del 1948, in una piccola città italiana, Palmi (Reggio Calabria), Roberto Crea è considerato un vero genio. Laureato in Chimica biologica presso l’Università di Pavia, in Italia. In seguito si è recato con una borsa di studio in Olanda dove si è specializzato all’Università di Leiden. In questi laboratori ha lavorato e si è dedicato alla sintesi dei nucleotidi, che rappresentano i mattoni che servono per la sintesi del DNA.
Per i suoi interessi e la sua innata curiosità, si è specializzato nella sintesi del DNA/RNA con la tecnica del fosfotriestere. In quel periodo pochissimi ricercatori al mondo studiavano la combinazione dei geni, ma Roberto con suo background forte in questo campo ha giocato un ruolo fondamentale per scoperte di interesse storico.
La sua straordinaria ricerca presso l’Università ha consentito di scrivere molti volumi. Egli è stato reclutato nel 1977 dalla Genentech per dirigere la squadra di ricercatori impegnati nella sintesi dei geni presso la City of Hope Medical School, situata a Duarte, in California. Roberto , allora, aveva solo 29 anni quando ha deciso di trasferirsi in California per lavorare nel campo delle biotecnologie.
La Genentech ha finanziato le ricerche del dr Crea sulla sintesi dei geni. Così, lavorando giorno e notte, egli ha ottenuto grandissimi successi perché, essendo un ricercatore molto brillante, è riuscito a scoprire una nuova metodologia di sintesi chimica degli oligonucleotidi e geni. La sua profonda conoscenza, in collaborazione con quella di altri ricercatori della eccellente squadra della Genentech hanno immediatamente usufruito di tale scoperta per la produzione dei geni A e B dell’insulina umana. Con tale scoperta la Genentech è stata riconosciuta come la prima industria al mondo in grado di sintetizzare l’insulina umana. Inserire i geni dell’insulina umana nell’Escherichia coli ha consentito di produrre quantità di insulina su scala industriale e trattare milioni di pazienti diabetici in tutto il mondo.
Oggi Roberto è riconosciuto come il padre dell’insulina umana sintetica e ha quasi vinto il Premio Nobel. Ma egli dice: «Essendo stato capace di creare un’intera molecola di insulina in laboratorio ha reso possibile eliminare i rischi e assicurare la produzione di insulina sintetica in quantità illimitate con un metodo più facile e meno costoso»
I suoi sforzi sono continuati anche dopo la sintesi dell’insulina umana e hanno portato alla sintesi di numerosissimi prodotti biotecnologici strategici nella terapia di numerose malattie (interferons, GH, prolattina, anticorpi monoclonali, etc).
Nel 1982 Roberto ha cominciato a lavorare anche come scienziato-imprenditore e ha fondato la sua prima industria chiamata Creative BioMolecules. Questa avventura inizialmente ha funzionato come una piccola impresa biotech, ma in seguito è stata in grado di produrre proteine di interesse terapeutico. In tale industria furono scoperti i fattori di crescita (rigenerazione) dell’osso.
Un altro contributo straordinario in Medicina è rappresentato dalla scoperta della ziconotide nell’industria da lui fondata e diretta Neurex Corporation. I ricercatori esperti in neuroscienze sotto la sua guida hanno scoperto questo nuovo principio attivo analgesico di gran lunga più potente rispetto alla stessa morfina e senza alcun effetto collaterale. Nell’aprile 1998 la Neurex fu acquistata dall’industria Elan Corporation di Dublino (Irlanda) per 700 milioni di dollari.
Per le sue scoperte Roberto Crea è apprezzato in tutto il mondo, come documentato da premi e riconoscimenti internazionali che gli sono stati conferiti, quali il Recipient of the David Rumbough Award, Golden Bergamot, Man of The Year by Accademia Fiord of Rhegium, il Pericles International Prize in Biotecnologie a Torre di Ruggiero, in Calabria, il Premio Nello Vincelli a Reggio Calabria, Italy.
In conclusione, il dr Roberto Crea si è affermato ed è riconosciuto come uno dei più grandi ricercatori e scienziati che l’America abbia mai conosciuto. Nei 65 anni della sua vita ha un lungo elenco di scoperte e ricerche e oggi può essere guardato dalle nuove generazioni come un idolo delle Biotecnologie cui molti scienziati nel mondo si ispirano al fine di aiutare l’umanità attraverso la Scienza. (rrm)
Proseguono gli incontri promossi da Unindustria Calabria, guidata da Aldo Ferrara, per condividere, insieme agli imprenditori, ogni azione ed iniziativa utile e funzionale alla concreta attuazione della Zes Calabria che rappresenta un importante volano di sviluppo dell’intero territorio.
L’incontro, avvenuto all’azienda Ecosistem di Lamezia Terme, ha visto la partecipazione di Lameziaeuropa Spa, della prof.ssa Rosanna Nisticò, commissario straordinario del Governo che presiede il Comitato di Indirizzo della Zona Economica Speciale Zes Calabria, il direttore di Unindustria Calabria, Dario Lamanna ed il dirigente della Lameziaeuropa spa Tullio Rispoli, i rappresentanti di alcune imprese insediate Premasud, Gatim, Silagum, Eolosolare, Stella del Sud e Rocco Aversa, del Gruppo Ecosistem.
Tale strumento – per il Presidente Ferrara – rappresenta un tassello fondamentale per l’applicazione concreta del Piano Regionale di Ripresa approvato di recente dalla Giunta Regionale su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico Fausto Orsomarso ed ispirato all’Accordo sottoscritto nei mesi scorsi da Unindustria e Regione Calabria insieme alla compianta Presidente On. Santelli che oltre a mitigare le ripercussioni negative a livello economico e produttivo dell’emergenza covid, contiene interventi di sistema mediante specifici progetti integrati settoriali e territoriali per innovazione tecnologica e digitalizzazione delle imprese; politiche per l’attrazione degli investimenti e a favore del reshoring e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche; investimenti per economia circolare (rifiuti, fonti rinnovabili); incentivi per pacchetto localizzativo per attrazione investimenti per Gioia Tauro e le altre aree della Zes Calabria.
Nel corso dei lavori, i rappresentanti di alcune imprese hanno richiesto al Commissario Zes l’avvio concreto di questo strumento, ed hanno illustrato le principali criticità che caratterizzano la localizzazione e la quotidiana vita d’impresa nell’area industriale di Lamezia Terme con particolare riferimento alla carenza di servizi, alle infrastrutture viarie e manutenzione del verde, sistema di raccolta dei rifiuti allo stato inesistente, al vincolo paesaggistico presente ancora sulle aree a destinazione Pmi che sta producendo il blocco di nuovi investimenti da parte della Sovrintendenza.
Il Commissario Straordinario del Governo, Rosanna Nisticò, ha illustrato il suo ruolo di coordinamento e di impulso sul territorio e di collegamento tra la Zes Calabria, la prima istituita in Italia nel maggio 2018 insieme alla Campania, ed il Governo Centrale. Ha, inoltre, espresso apprezzamento per il documento di lavoro contenente anche proposte concrete di intervento e le scelte strategiche per il futuro sviluppo dell’area industriale di Lamezia legate al progetto waterfront e porto turistico ed allo sviluppo della logistica, agroalimentare ed economia circolare, elaborato primo in Calabria nel maggio 2018 dal Tavolo Istituzionale Permanente del Lametino Zes Calabria promosso dalle Forze Sociali.
Ha evidenziato gli obiettivi della Zes finalizzati a creare sviluppo attraverso la crescita della base produttiva ed investimenti interni ed esterni alla Regione, e la semplificazione amministrativa per agevolare lo sviluppo delle imprese anche attraverso procedure informatizzate per abbattere i tempi burocratici.
In tale ottica bisogna puntare sui punti di forza del territorio e delle specifiche aree industriali che costituiscono la Zes Calabria, sui nuovi investimenti previsti dal Recovery Plan in cui allo stato le Zes risultano poco valorizzate, e su quelli legati al nuovo ciclo di programmazione 2021 – 2027 della Regione Calabria attraverso cui avere agevolazioni aggiuntive rispetto ad altri territori regionali. Nella legge di Bilancio 2021 è stato già inserito per i nuovi investimenti nelle aree ZES un abbattimento del 50% dell’Ires per 6 anni.
Per quanto riguarda l’area industriale di Lamezia Terme, strategica insieme a Gioia Tauro per lo sviluppo dell’intera Calabria, sulla base della richiesta emersa dalle imprese nel corso dell’incontro, il Commissario Nisticò opererà da subito insieme ad Unindustria Calabria e con il supporto di Lameziaeuropa, per istituire un Tavolo Tecnico presso la Regione Calabria al fine di superare, anche insieme al Corap, le problematiche poste dalla Sovrintendenza Regionale in merito al vincolo paesaggistico e per definire scelte strategiche e concrete per superare le attuali criticità e costruire nuove opportunità di sviluppo per il futuro. (rcz)
L’Associazione Teatrale “Giovanni Vercillo”di Lamezia Terme ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa dell’amico Giovanni Agresta, compagno di vita di Lidia Macrì, attrice storica del gruppo.
«Un pensiero – si legge in una nota – che non si pone come mero messaggio di cordoglio, ma come una richiesta di scuse per tutte quelle volte che non si è sorriso alla vita, così come testimoniato se pur nella sofferenza, da Giovanni».
«Uomo di sport, già giocatore ed allenatore del Sambiase Calcio – ricordano gli Amici del gruppo teatro G. Vercillo – Giovanni, provato da una lunga malattia, non ha mai lasciato che malumore e dolore potessero rubargli la bellezza di un sorriso fra amici, di una stretta di mano, di una battuta con il suo straordinario humor. Oggi, nella sofferenza della morte, ricordiamo un autentico esempio di vita. La sua saggia ironia era sussurrata con voce mite e silenziosa, riflesso del suo essere umile e caritatevole. Sempre pronto a far sorridere, è rimasto dietro le quinte vivendo però, non da spettatore ma da attore protagonista».
«Marito, padre e nonno amorevole – continua la nota – Giovanni ha affrontato gli ostacoli senza lamentarsi della sofferenza, ma lasciando che la speranza e la fede tracciassero il suo cammino. Lo sport lo ha visto da protagonista prima, educatore durante, sostenitore sempre. Ha fatto alzare al cielo tante coppe, e gioiva nel vederlo fare agli altri, e non nell’averne lui una, fra le mani. Oggi, la nostra compagnia perde un fedelissimo fan, presente ma non invadente, sostenitore ma critico, amico ma attento osservatore. Vogliamo che tutti conoscano il testamento spirituale che ci ha lasciati Giovanni, un inno alla vita, rallegrandoci per ogni istante vissuto, senza polemiche e senza quella rabbia che corruga la fronte e ferisce il cuore».
«Le porte del paradiso – continua la nota – si sono subito spalancate per lui, perché siamo certi che anche nell’ultimo istante, ha ringraziato il Signore, gioendo per la vita a lui concessa. Nella forza di Lidia e della figlia Maria Rosaria, se pur coscienti del dolore, ritroveremo il suo sguardo sorridente.“La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata” e lui, ne è stato un mattatore. Grazie Giovanni, per averci ricordato che l’unica cosa importante nella vita sono le tracce dell’amore che lasciamo quando partiamo”».
«Lo salutiamo – conclude la nota – nel nome dell’amicizia che ci lega a lui, ed in San Francesco, alla cui scuola è diventato cristiano minimo, ultimo nella forma e massimo nell’amore». (rcz)
Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta di Catanzaro-Crotone-Vibo, a seguito dell’ennesima ‘morte bianca’, ha sottolineato che, sul posto di lavoro, serve sicurezza e prevenzione.
Il segretario, infatti, ha espresso cordoglio per la morte di un operaio lametino che ha perso la vita sul proprio posto di lavoro, lasciando moglie e quattro figli, e ha ricordato che «il nostro sindacato continua a chiedere, da anni, maggiori controlli per far rispettare le misure di sicurezza nei cantieri: maggiore attenzione ma anche la valorizzazione della figura dei rappresentanti dei lavoratori, oltre ad una formazione specifica sui rischi nei cantieri e di tutti i luoghi di lavoro. Invece, davanti all’ennesimo lavoratore che muore di lavoro, ci ritroviamo ogni volta davanti alle promesse di intervento “affinché non succeda mai più”, fino alla prossima notizia di cronaca che lascia amareggiati, spiazzanti e senza parole davanti al dolore provato dalla famiglia che orfana. Centinaia di studi di settori specializzati dimostrano che programmi di prevenzione per gli infortuni possono avere un considerevole impatto positivo, reso evidente da percentuali più basse in termini di frequenza e gravità degli infortuni sul lavoro e da un migliore rapporto costi-benefici».
«La Cgil – ha concluso Scalese – continua a portare da tempo contributi in questa direzione con moniti suffragati da studi e rapporti perennemente ignorati: è arrivato il momento di prevenire le lacrime di chi perde una persona cara sul luogo di lavoro, e non di asciugarle con l’ennesimo cordoglio e il pensiero che poteva essere evitato. Deve essere evitato e il modo c’è: basta garantire la sicurezza sul luogo di lavoro». (rcz)
Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha fatto visita alla Caserma del secondo reggimento aviazione esercito Sirio dell’Esercito italiano a Lamezia Terme che, attualmente, si sta occupando di distribuire il vaccino anti covid-19 in Calabria.
Spirlì è stato accolto dal comandante, colonnello Fabio Bianchi.Nella cappella militare del reggimento, al presidente è stata mostrata una reliquia di San Giovanni XXIII, patrono dell’Esercito italiano, alla presenza di don Antonio Fiozzo.
Spirlì ha donato alla caserma una reliquia ex indumentis di Leonia Martin, sorella maggiore di Santa Teresa del Bambin Gesù. Nel prosieguo della visita, il presidente f.f. della Regione ha posto la propria firma con dedica sull’albo d’onore ed è stato omaggiato con uno stemma del reggimento, con una stampa di elicotteri e con la tessera dell’Associazione nazionale “Arma di Cavalleria”.
Infine, dopo aver visionato l’area operativa e il piazzale di volo, Spirlì ha partecipato a un briefing informativo sulle attività del reggimento e le varie missioni in corso.
«È una giornata di grande onore per me, perché – ha commentato il presidente – entro in una caserma che tutti i calabresi dovrebbero conoscere. Il comandante e tutti gli uomini e le donne di questo reggimento stanno garantendo ai calabresi la distribuzione del vaccino anti Covid-19. Stanno facendo un lavoro enorme, e questo ci dà la certezza che possiamo contare su angeli custodi cui fare riferimento costantemente».
«Grazie a tutti i componenti dell’esercito per il lavoro che stanno svolgendo, a nome della Calabria e di tutti i calabresi. Le vite si salvano – ha sottolineato ancora Spirlì – grazie all’impegno di tutti. E l’impegno del secondo reggimento è veramente vitale: i vaccini arrivano con la rapidità necessaria».
«I giovani – ha concluso il presidente – devono conoscere l’importante attività che svolge questo reggimento e riflettere su quanto sia bello servire la patria, se stessi e la propria famiglia». (rcz)
Il consigliere regionale del Gruppo Misto, Francesco Pitaro, ha sottolineato che «serve dar corso, senza indugio, ad un progetto di messa in sicurezza dell’area con interventi immediati di controllo, prevenzione, manutenzione e pulizia del torrente (e degli altri fiumi) soprattutto in considerazione della presenza in prossimità del Cantagalli di insediamenti abitativi e della perenne condizione di paura che affligge la comunità interessata».
«La tempestiva disponibilità – ha detto Pitaro – del responsabile dell’Uoa. ‘Prevenzione Pianificazione e Gestione dell’Emergenza – Protezione Civile’, Fortunato Varone, rispetto alla mia sollecitazione dell’altro giorno sulle condizioni di estrema gravità idrogeologica dei corsi d’acqua presenti nell’area lametina ed in particolare del torrente Cantagalli (Sant’Eufemia/Lamezia Terme) e sui potenziali rischi per l’incolumità pubblica, non solo garantisce il sopralluogo richiesto ma chiama a precise responsabilità tutti i soggetti istituzionalmente coinvolti. Sia per il presente che per ciò che di grave potrebbe accadere se non si dessero preventivamente le risposte necessarie».
Per il consigliere, infatti, il «Dipartimento ‘Ambiente e Territorio’, Regione, Settore Gestione Demanio Idrico e Commissario Prefettizio del Comune di Lamezia Terme dovranno assicurare – come scrive il dott. Varone nella sua nota – la loro contestuale presenza in occasione del sopralluogo ‘per la verifica dello stato degli interventi già convenzionati, acquisendo i relativi atti amministrativi».
«Il responsabile della Protezione Civile – ha proseguito – ha annunciato nella missiva di aver dato seguito agli interventi programmati che hanno visto la Regione destinataria di oltre 115 M di euro relativamente agli eventi meteorologici avversi dell’ottobre/novembre 2018, ed il finanziamento, in particolare di tre interventi nella programmazione 2019 ed ulteriori cinque nell’annualità 2020, di cui tre già convenzionati ed ulteriori due in fase di convenzionamento».
«Urge, pertanto – ha concluso Pitaro – proseguire nell’azione di risanamento del territorio per restituire condizioni di salubrità ambientale e scongiurare eventi catastrofici, mettendo in sicurezza il territorio con una programmazione di lungo periodo». (rcz)
30 studenti del Dipartimento di Matematica del Polo Tecnologico “Rambaldi” di Lamezia Terme stanno partecipando al corso di Approfondimento in Matematica e Informatica, dal titolo Problemi, strategie, algoritmi e soluzioni giunto alla settima edizione dell’Università della Calabria.
Il corso, iniziato il 13 novembre dello scorso anno, si concluderà il 19 marzo prossimo ed è rivolto agli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti di Istruzione Superiore di II grado che intraprenderanno gli studi universitari in ambito scientifico.
Questi alcuni degli obiettivi del corso proposto dall’Università della Calabria, che prevede 14 incontri settimanali, ciascuno della durata di tre ore: perfezionare le competenze di base degli studenti introducendoli agli studi universitari in Matematica e Informatica; sviluppare competenze necessarie per il superamento dei test di ingresso ai corsi di Studio di tipo scientifico, per la partecipazione alle Gare di eccellenza in Matematica e Informatica, per la partecipazione al concorso a borse di studio Indam (Istituto Nazionale di Alta Matematica), per l’iscrizione ai corsi di laurea in Matematica o Informatica; potenziare la sinergia tra il Dipartimento di Matematica e Informatica e gli Istituti di Istruzione Superiore della Regione Calabria; informare sulla procedura di iscrizione all’Unical; chiarire le modalità di erogazione del test Tolc-i per l’ammissione ai corsi di studio ad indirizzo tecnico-scientifico, tra cui Matematica e Informatica; sviluppare e potenziare le competenze per il superamento dei Test sulla piattaforma www.cisiaonline.it finalizzati alla valutazione delle competenze base richieste per l’accesso alle varie Università italiane.
L’attenzione del Polo Tecnologico “Rambaldi”, nei confronti del futuro dei propri studenti, quindi, non è dimostrata solo nella fase dell’Orientamento in Entrata, cioè la fase di accoglienza che vede il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore, ma si riscontra ancor di più nell’Orientamento in Uscita, cioè nella delicatissima fase della scelta di un indirizzo universitario, in cui la scuola accompagna e supporta i diplomandi nel comprendere quale sia il corso accademico che maggiormente rispecchi i rispettivi interessi. Ecco perché il Polo Tecnologico “Rambaldi” aderisce a varie iniziative come, ad esempio, convegni e fiere on line, stand virtuali, concorsi, webinar, corsi specifici di orientamento per poter conoscere le tante opportunità che le università propongono ai ragazzi che si accingono ad entrare nel mondo accademico. (rcz)
È nata, a Lamezia Terme, l’Associazione di promozione culturale e sportiva Ad Turres Mmxx.
Un’idea nata dall’esperienza organizzativa dell’evento Sport Summer Arena, che si è svolto la scorsa estate in piazza 5 dicembre a Lamezia Terme Sambiase.
Nel segno di stare bene insieme, accomunati dalla medesima passione per questa città e con la linfa calabrese nelle vene, è nato non un mero strumento associativo ma un sigillo al maturo senso civico e di appartenenza.
L’obiettivo è quello di sfruttare le tante sensibilità artistiche ed eccellenze sportive del luogo per poter creare uno strumento di promozione della nostra città.
«Riscoprire ogni angolo del territorio – hanno dichiarato i nuovi associati – e provarne ad esaltare la bellezza naturale e storica, è stata l’esigenza che ci ha spinti ad unirci per poter, attraverso il solo vincente lavoro di squadra, tracciare un nuovo percorso di rinascita. Dobbiamo stare al passo con i tempi – concludono – e guardare al passato attraverso però, la modernità della tecnologia, guardando ai nuovi modelli di sviluppo urbano, senza alcuna approssimazione ma solo con estremo rigore scientifico e passione umana».
«Non possiamo essere spettatori – hanno concluso – ma attori protagonisti, senza alcun schieramento politico se non quello di Ad Turres Mmxx e dunque, di piena libertà da ogni forma di individualismo ed opportunismo. Una realtà la nostra, che non si ferma ma, che apre le porte a tutti coloro che sentono il dovere di donare il proprio contributo gratuito per la crescita della collettività». (rcz)
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che, quest’anno, per Catanzaro si è tenuta nella nuova aula bunker di Lamezia Terme, dove ha partecipato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, particolare clamore ha suscitato l’intervento del presidente della Camera Penale di Catanzaro, avv. Valerio Murgano.
“A nome della Camera Penale di Catanzaro “A. Cantàfora”, che ho il privilegio e l’onore di presiedere – ha detto il presidente Murgano –, porgo vivo e sentito ringraziamento a Sua Eccellenza, Il Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, dottor Domenico Introcaso, per l’invito rivoltoci a partecipare all’importante e quanto mai imprescindibile momento di riflessione sullo stato della giurisdizione nel nostro distretto di Corte d’Appello.
Un distretto giudiziario che, oggi più che mai, porta le stimmate dei tempi “bui” che stiamo vivendo. Il processo penale, infatti, da troppo tempo non è più concepito come luogo deputato all’accertamento di singole responsabilità individuali, bensì quale strumento dello Stato leviatano di regolazione dei conflitti sociali, ribaltando il principio di non colpevolezza.
Una potente macchina da guerra, che in nome di un “sano” principio, qual è quello della difesa sociale, non di rado finisce per dispensare errori e dolore umano, concretizzando, nei fatti, l’idea che la sanzione penale debba costituire una manifestazione di rancorosa vendetta.
In questo contesto, l’anno appena trascorso è senza alcun dubbio quello maggiormente segnato da zone d’ombre e lotte intestine tra gli attori della giurisdizione (come la cronaca di questi giorni ulteriormente certifica); elementi che, con ogni probabilità, finiranno per causare ulteriori tensioni interne, con inevitabili riflessi pregiudizievoli sulla collettività, accrescendo l’irrefrenabile deriva populista e giustizialista che, per vero, pervade oramai l’intero Paese.
I valori del garantismo e del diritto penale liberale risultano oramai recessivi (anche perché controintuitivi ai più – V. Manes). Eppure, sappiamo bene che essere garantista significa riconoscere il diritto penale come scienza del limite; significa avere a cuore il rispetto del primato della legge e delle regole, sostanziali e processuali, a tutela delle libertà individuali di fronte al più terribile dei poteri, quello punitivo dello Stato.
In Italia, in oltre 40 anni, la popolazione carceraria è più che triplicata (D. Fassin). I tassi di incarcerazione sono aumentati del 180 % e con essi i numeri degli errori giudiziari (oltre 26.000 negli ultimi 25 anni).
In questo quadro fosco, è un fatto che il nostroDistretto Giudiziario e, più complessivamente i due Distretti calabresi, continuano a mantenere (da anni) il triste primato per il numero di errori giudiziari. Si registrano (molti, troppi) errori e conseguenti risarcimenti per ingiusta detenzione -solo minimamente- riparatori (chi può rimarginare le ferite umane, familiari, sociali ed economiche che ogni arresto – amplificato dalla immancabile gogna mediatica e dalle stimmate della condanna inappellabile del popolo – reca con sé?). Eppure, i nudi e inquietanti risultati dell’aritmetica dovrebbero farci riflettere non solo sul dato quantitativo (davvero sproporzionato rispetto al resto del territorio nazionale), ma inevitabilmente anche sul livello qualitativo della risposta alla domanda di giustizia che, evidentemente, nel nostro territorio manifesta forti criticità.
Tutto questo non è davvero più accettabile. Se a tutti noi stanno a cuore le sorti della Giustizia, dobbiamo avere il coraggio di superare la sempre maggiore polarizzazione tra Magistratura e Avvocatura e riservarci seri spazi di riflessione, all’interno dei quali avviare un dialogo franco e leale tra gli attori della giurisdizione!
Noi delle Camere Penali avvertiamo forte l’esigenza di lanciare l’ennesimo grido di allarme, affinché l’orrore della giustizia dei presunti colpevoli (nel cui contesto ideologico “l’imputato assolto è soltanto un colpevole che l’ha fatta franca”) possa essere arginato attraverso il recupero (anche culturale) dei valori che ispirano il diritto penale liberale e il quadro assiologico e lo statuto di garanzie formalmente riconosciuti nella nostra Magna Charta. Siamo sempre più convinti, infatti, che i principi costitutivi del nostro patto sociale siano più ignorati che reietti, più fraintesi che consapevolmente avversati, come puntualmente la nostra quotidiana esperienza professionale ci dà conferma ogni qual volta il cittadino vive sulla propria pelle la indispensabile e salvifica forza di quelli.
Occorre scongiurare il pericolo che chiunque rifiuti la visione panpenalistica del sistema penale e del processo come strumento di lotta sociale e si batta, invece, per l’affermazione del giusto processo scolpito nella Costituzione – deputato all’accertamento della penale responsabilità del singolo, nel contraddittorio tra le parti, davanti a un giudice effettivamente terzo e imparziale – non sia avvertito come un soggetto estraneo al corpo sociale, bensì come il garante della tenuta democratica e liberale del nostro sistema giudiziario.
Nell’odierno contesto, oggettivamente “plumbeo”, nel quale si fa strada la grammatica di un “diritto penale totale” (F. Sgubbi), abbiamo più volte rappresentato come l’abuso dell’esercizio dell’azione penale, della custodia cautelare, delle misure di prevenzione e delle interdittive antimafia, in assenza di politiche di investimento socio-economiche, soprattutto nella nostra amata terra, finiscano attraverso un’eterogenesi dei fini, per aumentare le disuguaglianze sociali e ingrossare le fila della criminalità organizzata.
E allora, se il 2020 verrà ricordato come l’anno del maxi processo, della realizzazione della più grande aula bunker, della pandemia e del processo da remoto, a noi pare che di tutto questo non si possa gioire.
Insomma, l’acuirsi di ogni accento autoritario e giustizialista non può fungere da bussola per orientare una corretta politica giudiziaria. Se quest’anno il Guardasigilli non ha potuto tenere la sua relazione sullo stato della giustizia in Italia, ciò conferma, ancora una volta, la fondatezza dei timori avvertiti dall’Unione delle Camere Penali rispetto alle rancorose (e alla fine implosive) politiche giudiziarie del Governo giallo-rosso, sempre più ispirate da logiche populiste e giustizialiste.
L’Avvocatura penalista non ha mai messo in discussione, né mai lo farà, al di fuori delle aule di giustizia, il merito delle inchieste giudiziarie. Sappiamo bene quanto sia necessario che lo Stato difenda se stesso e i propri cittadini dall’aggressione terroristica, dalla soffocante pervasività mafiosa (storicamente radicata sul nostro territorio), e dalla diffusa propensione corruttiva nella politica e nella pubblica amministrazione; nondimeno crediamo che tali primari scopi di politica criminale debbano essere perseguiti, in uno Stato di diritto, senza alterare né gli equilibri costituzionali che regolano il cruciale rapporto tra potere coercitivo e diritti fondamentali della persona, né la separazione dei poteri. Ciò che avversiamo, allora, è il metodo di delegittimazione e distruzione del soggetto indagato – tipico di ogni regime autoritario – che esposto al pubblico ludibrio, si trovi costretto a scontare a vita una condanna sociale, feroce, immediata e senz’appello, prima ancora che nei suoi confronti sia stata accertata, con sentenza definitiva, alcuna responsabilità personale (e, addirittura, ancor prima di esercitare un minimo di diritto di difesa); la spirale dell’abuso della custodia preventiva, acuita dallo smodato utilizzo delle intercettazioni e dall’eco generata dalla diffusione delle captazioni telefoniche e ambientali – sempre più spesso travisati nel significato – rappresenta icasticamente l’imbarbarimento di un sistema giudiziario che ammette tutto questo.
La violenta e illegittima campagna mediatica degli organi deputati istituzionalmente a investigare sull’esistenza di condotte penalmente rilevanti, e non a ergersi a moralizzatori della società, ha finito per snaturare il ruolo e gli equilibri all’interno di un sistema che non è più quello disegnato nella nostra Carta Costituzionale e nel codice di rito.
Ed allora, se i Procuratori diventano i tribuni del popolo, conclamando giudizi di condanna che, sul piano mediatico risultano già definitivi nella assoluta assenza di contraddittorio e di terzietà, la coscienza democratica, chiama tutti coloro che hanno ancora a cuore lo Stato di diritto ad erigere una argine.
L’attuale emergenza giudiziaria nel nostro Distretto non può restare senza analisi e senza reazione, perché se noi rinunciamo a reagire a questa deriva, allora una modalità di regime si impone alla democrazia (liberale) e la libertà di tutti, di ciascuno di noi, ne risulta soppressa.
Nell’ottica di tale insopprimibile necessità abbiamo licenziato pochi mesi fa un documento, attraverso cui sono state affrontate le citate problematicità in afferenza al processo Rinascita–Scott ma, in generale, rispetto al quotidiano svolgersi della giurisdizione nel nostro distretto di Corte di Appello.
Tale processo, infatti, è solo l’esemplificazione dimostrativa della fase recessiva che attraversa il diritto di difesa e il definitivo sopravvento delle istanze di difesa sociale sulle esigenze di tutela delle libertà individuali, con conseguente stabilizzazione – anche culturale – dell’ideologia populista e del modello di diritto penale massimo, autoritario, repressivo, del nemico.
Nel susseguirsi di questi accadimenti, l’aver ribadito durante l’audizione della Commissione Parlamentare Antimafia tenutasi a Vibo Valentia i profili di criticità che a nostro avviso segnano, indebolendola, la risposta dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, ci ha consentito, ancora una volta, di mettere al centro del dibattito pubblico il necessario rispetto delle garanzie costituzionali che tutelano le libertà individuali.
L’audizione, infatti, ci ha permesso di segnalare quelle che a nostro avviso sono le criticità delle politiche di contrasto al fenomeno mafioso, ovverossia:
A ciò si aggiunga, che (anche) l’attuale sproporzione tra il numero effettivo dei magistrati requirenti che compongono l’Ufficio di Procura (ben 27 tra Sostituti, Procuratore aggiunto e Procuratore Capo) e quello sott’organico dell’Ufficio Distrettuale GIP-GUP (appena 11), rappresenta un ulteriore elemento di squilibrio all’interno del (corretto esercizio del) la giurisdizione, incidendo inevitabilmente sul (già gravoso) carico di lavoro dei Giudici per le indagini preliminari, con inevitabili riflessi sui tempi e sulla qualità dell’autonoma valutazione.
L’invito della Camera penale di Catanzaro è, allora, quello di riappropriarsi – al netto di preoccupati soggettivismi – ciascuno nel proprio ruolo, di una coscienza sociale comune, capace di resistere al vento forte del populismo giudiziario in nome dei principi sottesi alla tutela delle libertà dei cittadini.
Che si indaghi, si difenda e si giudichi tenendo sempre alto il vessillo delle garanzie e assicurando il primato assoluto della Legge». (rcz)