LAVORO: NO CHIUSURE, NO LICENZIAMENTI
IL NUOVO BANDO ANTICOVID PER IMPRESE

Preservare il lavoro ed evitare la chiusura delle aziende. In assenza degli aiuti promessi dal Governo la Regione Calabria ha messo in piedi una serie di iniziative annunciate nella prima decade di maggio con una dotazione di 120 milioni. 40 milioni destinati a fondo perduto alle piccole imprese, 80 milioni per sostenere l’occupazione. Felice intuizione che si è infelicemente scontrata con la burocrazia regionale. Il risultato è che nel primo segmento di aiuti, a causa della rigida procedura di esclusione per le aziende con pendenze aperte con fisco e istituti di previdenza, sono state escluse svariate migliaia di aziende: le più fragili, le più esposte finanziariamente, quelle più in affanno. Quelle che saranno sicure vittime di strozzini e malavitosi se vorranno ottenere un po’ di liquidità per ripartire.

La seconda tranche di aiuti è finalmente in dirittura d’arrivo, con la pubblicazione – ieri – del bando. Ci sono voluti 40 giorni solo per stabilire i criteri di ammissione e le modalità di intervento. Data la gravità della situazione economica che affligge tutto il Paese e non risparmia certamente la Calabria, ci si poteva aspettare un’accelerazione diversa in questi “aiuti” che rischiano di risultare alla fine inefficaci e insufficienti. La verità è che almeno un quarto delle aziende colpite dalla chiusura forzata probabilmente non rialzeranno più le serrande, con buona pace dei posti di lavoro e della produttività regionale. Sono aziende artigiane, piccole imprese con pochi dipendenti la cui somma però faceva la differenza. E quando finirà la cassa integrazione in deroga per gran parte dei lavoratori, molto probabilmente, scatteranno i licenziamenti. Per una motivazione molto semplice: la mancanza di liquidità e il carico fiscale eccessivo. La mancata redditività di questi mesi  che ha ridotto alla fame molti piccoli imprenditori indicherà una sola soluzione possibile, quella della cessazione dell’attività. E sappiamo quanto i piccoli imprenditori calabresi tengano ai propri dipendenti, spesso li trattano come se fossero di famiglia, ma col cuore a pezzi non avranno altra scelta che mandarli a casa. Già, perché gli aiuti non sono sufficienti e per ottenerli occorre non solo una pazienza che nemmeno Giobbe, ma serve una squadra di specialisti contabili in grado di elaborare fogli di calcolo in grado di valutare se ci sono le condizioni per accedere o meno ai contributi. Ma prendere a modello la Svizzera, la Germania o la Francia che hanno erogato dopo qualche giorni gli aiuti promessi, versando soldi veri nei conti correnti degli imprenditori, no, eh? Per carità, il sistema è collaudato e funziona egregiamente: grandi annunci e complicazioni a raffica per non scucire il becco di un quattrino. Si fa bella figura agli occhi degli “ingenui”  (non ci scommetteremmo….) elettori e non si svuotano le casse. Senza capire che in queste condizioni ci aspetta non un autunno caldo, ma rovente, con un disagio sociale fortissimo e qualche milione di lavoratori senza più occupazione.

Torniamo agli impegni della Giunta Santelli. L’altro ieri, la Regione Calabria ha lanciato Accogli Calabria, il bando da 20 milioni di euro destinato agli operatori turistici, adesso è attivo Lavora Calabria. Come funziona? Ci sono 80 milioni di euro destinati a sostenere i contributi per quattro mesi di un terzo dei lavoratori dell’azienda: in buona sostanza se ci sono tre dipendenti, i contributi di uno di essi li paga la Regione, con un massimale di 15.000 euro per imprese che occupano più di 20 dipendenti fino al minimo di 2500 per le aziende con un solo dipendente. Attenzione Questi importi intervengono solo per quattro mensilità. E qui cominciano i dolori. Ma chi può immaginare che nei mesi di luglio agosto e settembre da post-covid un’azienda “debilitata” dal contagio finanziario della pandemia possa risalire agilmente la china? Probabilmente qualche burocrate regionale che non ha la più pallida idea di cosa significhi gestire un’azienda, pagare stipendi, fornitori, utenze, affitti, accantonare i fondi per il tfr (trattamento di fine rapporto) e via discorrendo. Come può farcela un imprenditore a cui si offre per soli quattro mesi un terzo dei contributi che deve versare agli istituti di previdenza? E le trattenute fiscali e le anticipazioni che molti – onorevolmente – hanno fatto per i propri dipendenti che aspettavano – vanamente – i soldi della cassa integrazione? Mah…

Il bando si rivolge alle imprese che operano sul territorio regionale: attraverso la Regione, riceveranno un sostegno a fondo perduto  – non superiore al 60% dei costi  salariali lordi sostenuti nel 2019 – al pagamento dei salari dei dipendenti, «al fine di evitare i licenziamenti durante la pandemia Covid-19» e il cui fatturato relativo all’anno 2019 sia stato superiore a euro 80.000,00.

L’Avviso – si legge nel bando – può essere, però, integrato da altre misure di sostegno all’occupazione generalmente disponibili o selettive, purché «il sostegno combinato non comporti una sovracompensazione dei costi salariali relativi al personale interessato». Già la parola mette paura, sovracompensazione. Ma le studiano di notte le amabili procedure dei bandi? Comunque sia, i ragionieri delle imprese si potranno divertire a far di conto.

Secondo una prima valutazione degli addetti ai lavori appaiono discutibili i criteri con cui vengono concessi gli “aiuti”. Il calcolo del contributo concedibile va fatto tenendo conto del numero medio di Ula – Unità Lavorative Annue, ovvero il numero medio di dipendenti occupati a tempo pieno durante l’esercizio di riferimento mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di Ula; per dipendenti occupati si intendono quelli a tempo determinato o indeterminato, iscritti nel libro matricola dell’impresa; i dipendenti occupati part-time sono conteggiati come frazione di Ula in misura proporzionale al rapporto tra le ore di lavoro previste dal contratto part-time e quelle fissate dal contratto collettivo di riferimento – dell’impresa nell’esercizio 2019.  L’unico obbligo per le aziende che beneficeranno dell’aiuto è mantenere l’occupazione per almeno otto mesi successivi alla data di presentazione. Da ieri e fino al 3 luglio si può compilare la domanda per via telematica. Anche qui funzionerà il click day (il 30 giugno), ovvero chi arriva prima ha maggiori chances di entrare in graduatoria. Poi ci sarà la valutazione delle domande e della loro ammissibilità, quindi Fincalabra passerà alle erogazioni. Scommettiamo che a settembre le aziende “fortunate” staranno ancora ad aspettare i soldi?

Come si vede nella tabella in basso, per una impresa che ha una sola Unità Lavorative Annue, l’importo concedibile è di massimo 2.500,00 euro, mentre per le imprese che hanno 20 o più Ula, si possono avere al massimo 15 mila euro. Servirà a evitare chiusure e soprattutto licenziamenti? (rrm)