LA VERSILIA HA CLONATO I BRONZI DI RIACE
E LI BUTTA IN MARE: CHE BEFFA PER REGGIO

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Il 16 agosto 1972, due statue bronzee furono rinvenute sul fondo del mar Ionio, a Riace Marina, a circa 200 m dalla costa e alla profondità di 8.

Rewind. Il 14 agosto 2022, a cinquant’anni da quello storico ritrovamento, i due bronzi, in falsa copia (realizzate tra il 1990 e il 1995 dalla Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro), verranno inabissati nel mare della Versilia. A Marina di Pietra Santa, pontile di Tonfano.

Appropriazione indebita di una storia che, nello spirito oltre che nella manifattura, ha tutt’altra radice. Che è Meridione, è Mezzogiorno, è Magna Grecia. E non può e non deve prestarsi a esperimenti di sorta misurati altrove. Non può e non deve partecipare a esercizi di falsa palestra culturale, ordinati da chicchessia, le cui finalità hanno principi fin troppo bastardi e irregolari.
Sandro Pertini, presidente della Repubblica italiana, nel 1972, colpito anch’egli dalla stupefacente scoperta nel mare di Riace, attribuì ai bronzi la paternità che il luogo stesso del ritrovamento rivendicava per loro. Negli uffici anagrafe di tutto il mondo v’è per i bronzi un identico certificato di famiglia. La Calabria è madre e padre dei guerrieri della Magna Grecia. Non v’è altra appartenenza all’infuori di questa. 

I bronzi di Riace non sopportano clonazione, non approvano lo spatrio. E se c’è un posto in cui essere inabissati questo è lo stesso mare in cui sono stati ritrovati. Il mare della Calabria, lo Ionio delle albe incantate, il profumo delle acque di Riace. È questione di giustizia sociale e morale, storica, artistica e culturale.

I bronzi sono identità non esperimento, e semmai a tale situazione dovessero essere sottoposti, è qui che deve accadere, in Calabria, nell’acqua di cui per tanti anni si sono nutriti. La stessa che li ha conservati e protetti. I fondali che li hanno maternamente accuditi.

E poi, perché togliere i figli a una madre? Perché privare una madre dell’affetto dei propri figli e i figli dell’amore materno? Che razza di uomini siamo?! Sempre e solo assunti dal Dio denaro che non guarda in faccia nessuno, disereda se necessario, e si appropria dell’amore e della roba d’altri, e per il piglio d’avere, essere primi e sopraffare.

Un parco subacqueo a Marina di Pietra Santa, in cui verranno immersi due cloni dei Bronzi di Riace a grandezza naturale e il cui inabissamento verrà tenuto a battesimo da Vittorio Sgarbi, del quale è nota la grandezza di critico d’arte, ma altrettanto nota è la strafottenza rispetto al senso dell’appartenenza dell’arte stessa. Destinandola finanche la fuori luogo.

L’interazione del bronzo con l’acqua di mare aveva bisogno proprio dei bronzi di Riace, della loro forma, delle loro linee, per essere sperimentata? Non si poteva riprodurre l’effige bronzea di Ulisse magari attorniato dalle sirene, e renderlo, il mare della Versilia, parco marino ugualmente attrattivo, invece di ‘usare’ i bronzi di Riace, deviando i flussi turistici dalla Calabria verso la Versilia?
E poi un anno contro 2500, che cosa volete che sia? Un falso d’arte sicuramente.

È forse questo solo l’inizio di una politica oscurantista nei confronti di una Calabria che ha potenziale tanto da far tremare le vene nei polsi alle altre regioni? Perché questo sbattimento nei confronti di una regione che può, ma non deve, rispetto al resto d’Italia?
Non v’è pace per i due guerrieri, né rispetto per la terra di Calabria, la Magna Grecia da cui i nostri figli hanno i tratti e lo spirito. 

In Versilia si sarebbe potuto inabissare tutt’altro. I bronzi no. E vi prego, siete ancora in tempo per recuperare. Voi che avete avuto questa banalissima genialata e voi che l’avete approvata. Voi che non l’avete contrastata, e soprattutto voi, calabresi delle istituzioni e della politica, che vi siete fatti passare di lato, by-passare forse, quando invece avrebbero dovuto transitare sul vostro cadavere, e solo poi dal mare di Riace arrivare a quello della Versilia.

I bronzi traghettati da Caronte, verso un viaggio che più che un inizio, sembra essere un deludente finale. E allora, dicevo, siete ancora in tempo. È in tempo Reggio Calabria che i Bronzi li custodisce, è in tempo Riace che li ha iniziati, è in tempo la Calabria che se insiste muta e non avanza verso il fermo di questo ennesimo smacco italiano, metterà di suo pugno ulteriori prove agli atti, per essere condannata grande e amara. È in tempo la Versilia, affinché domani non pesi su di essa l’appropriamento indebito. 

È davvero una storia banale questa, di piccola dimensione e di scarso valore morale. Ma l’Italia è diventata davvero un piccinissimo paese, e gli italiani masse allo sbaraglio. I calabresi al macello.
Cosa resterà di noi? Lo chiedo ai calabresi. 

Se i bronzi fossero stati rinvenuti altrove, quel 16 agosto del ’72, oggi la Versilia avrebbe messo in atto questo progetto? Certo che no. Non glielo avrebbero permesso. Pensate se fossero stati ritrovati in Versilia, e il progetto di inabissarli fosse stato nostro, della Calabria. Non vi sono dubbi, con i riti del lutto ci avrebbero tolti dalla storia del paese, che tanto della punta dello stivale non fotte niente a nessuno.

Che triste storia quella della Calabria, che della terra dei padri non riesce a conservare nulla, e si confonde invece, e non si difende, e si cede come una puttana di bordello.

Il cinquantesimo dei bronzi avrebbe dovuto essere la nostra festa, la festa dell’arte, della storia, della grandezza dell’identità, quella in cui la Calabria avrebbe dovuto riempirsi di gente fino all’orlo. Traboccare. Da Riace a Reggio, percorrendo la via dei Bronzi, che sono tutto per noi, ma con la Versilia di mezzo rischiano di diventare nessuno. (gsc)