SFASCIO SANITÀ, LA DENUNCIA DELLE ‘IENE’
UNA VERGOGNA TOTALE PER LA CALABRIA

di SANTO STRATI –  Ancora una volta è una trasmissione televisiva a squarciare il velo della vergogna infinita della sanità calabrese, vergogna che però non è solo degli inetti amministratori che si sono succeduti in oltre dieci anni di commissariamento, ma investe tutto il Paese. Non è tollerabile ascoltare le dichiarazioni dei medici in prima linea, con un’abnegazione davvero eroica nei confronti di chi ha bisogno di cure e assistenza nella pandemia, né tanto meno vedere che a fronte dello sfascio di ospedali che cadono a pezzi (Locri), tra sporcizia e abbandono totale, ci siano reparti nuovi (Gioia), teoricamente immediatamente pronti a entrare in funzione, che, invece, rimangono chiusi.

È di questo che dovranno parlare gli oltre 400 sindaci, in rappresentanza di tutti i comuni della regione che giovedì 19 hanno organizzato un sit-in davanti a Palazzo Chigi. Dovranno chiedere l’azzeramento del debito della sanità, per poter ripartire in modo adeguato, dovranno opporsi al commissariamento, contestando il decreto apparso oggi sulla Gazzetta Ufficiale, ma soprattutto dovranno spiegare l’impossibilità di essere normali in una terra che dovrebbe produrre ricchezza dalle sue risorse naturali, artistiche, dall’eccellenza dei suoi scienziati e di tanta sua gente. L’impossibilità di garantire salute e benessere a poco meno di due milioni di italiani che hanno la sola colpa di essere nati in Calabria. È amarissima questa affermazione, in contrasto con il grande orgoglio che contraddistingue il senso di appartenenza dei calabresi, quella “calabresità” che mette in moto una marcia in più, perché ogni calabrese sa che per lui ogni cosa sarà più difficile. Per questo i calabresi che lasciano la Calabria raggiungono rapidamente posti di grande rilievo in tutti i campi: si fanno valere, perché hanno conquistato con capacità, impegno e competenza il ruolo che si addice loro. Quelli che rimangono non sono da meno, ma per loro è ancora più difficile, perché in questa terra non viene riconosciuto il merito, non vengono valorizzate le risorse umane, non vengono offerte opportunità di crescita e di utilizzo delle competenze maturate in atenei che sfiorano l’eccellenza.

Invece viene garantito un servizio sanitario da terzo mondo, con il disprezzo totale delle vite umane e nessuna vergogna per l’inezia con cui si affrontano i problemi. Ieri pomeriggio, in tv il presidente facente funzioni Nino Spirlì, ospite di Tiziana Panella a Tagadà su La7, ha tuonato contro la candidatura di Gino Strada suggerita dai Cinque stelle come futuro commissario della sanità calabrese, rivendicando la qualità e le professionalità presenti in Calabria. Ma non basta chiedere di attivare oltre 200 nuovi posti di terapia intensiva, quando poi manca il personale: medici, infermieri, tecnici specializzati. E non si fa nulla per sbloccare assunzioni, creare occupazione, formare tecnici, infermieri, specializzati. E i soldi – che ci sono – non vengono nemmeno utilizzati: 86 milioni per l’emergenza Covid non si sa che fine abbiano fatto, se non che non sono stati utilizzati. E le Iene di Italia 1 lo hanno documentato in modo efficace.

Ancora una volta gli italiani si sono trovati inorriditi di fronte allo schifo documentato dalla trasmissione tv: sono anni che Le Iene battono il territorio calabrese, denunciando il degrado e l’abbandono. Possibile che nessuno, il giorno dopo chieda mai scusa e si faccia da parte, lasciando spazio a chi ha veramente a cuore questa terra? Come si fa a tollerare la mancanza delle Usca (Unità speciali destinate alle cure a domicilio per i malati di covid che non avrebbero bisogno del ricovero ospedaliero)? Come si fa ancora a parlare di Hotel Covid (dove alloggiare i malati di covid che non possono tornare a casa per non infettare i familiari) che nessuno da maggio a oggi è riuscito a individuare? Eppure ci sono decine di strutture ricettive praticamente deserte. Sarebbe anche un modo di far superare la crisi ai disperati gestori e creare occupazione: servono infermieri specializzati per assistere i pazienti in via di guarigione, ma ci sono nuove opportunità di lavoro giacché la filiera degli Hotel Covid ha bisogno di cucina (cuochi, addetti alla preparazione dei cibi, etc) lavanderia, servizi di pulizia, etc. Neanche questo smuove la burocrazia regionale che impedisce, nonostante l’emergenza, di velocizzare procedure stupide e semplici: no, accanto all’incapacità di politici e funzionari, abbiamo anche l’ottusa burocrazia che blocca, ostacola, annienta qualsiasi briciolo di iniziativa.

Come si può affrontare la seconda ondata dell’emergenza Covid quando manca il minimo coordinamento, una guida autorevole che decida, nel bene o nel male, quanto è necessario fare? Inutile protestare contro la zona rossa, anzi ringraziamo il cielo che, forse, con questo sacrificio eviteremo di vedere intasate le terapie intensive fino a far scoppiare gli ospedali, ma bisogna cambiare, con assoluta urgenza, rotta. Da oggi, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del nuovo decreto Sanità,  sono sospesi tutti gli incarichi di commissari e dirigenti medici in Calabria: li dovrà riaffidare il nuovo commissario che ancora non c’è. L’impavido quanto inossidabile compagno Roberto Speranza, ministro della Salute, aveva scelto un uomo d’apparato, indifferente alle proteste e alle documentate obiezioni su questa nomina. Il premier Conte, in un risveglio di coscienza civile, sta pensando a Gino Strada. Ottima scelta se affiancata dalle tante professionalità presenti nella regione e rafforzata dalla disponibilità dichiarata da scienziati calabresi che, anche nel caso vivano fuori, sono pronti a offrire gratuitamente il proprio aiuto, a cominciare dai Rettori Giovambattista De Sarro dell’UMG di Catanzaro ed Eugenio Gaudio della Sapienza, per finire all’emerito cardiologo prof. Franco Romeo (già chiamato a dare consulenza alla Giunta) e all’illustre farmacologo Pino Nisticò (già presidente della Regione Calabria). Forse l’arrivo di un nome di grande prestigio renderà più facile trasformare in modo radicale lo sfascio in efficienza e produttività. Ce la possiamo fare, ma servono serietà e impegno e la collaborazione trasversale di tutte le forze politiche. Ed è quest’ultima la vera grande difficoltà, quella che impedisce di diventare un Paese normale. (s)