L’OPINIONE / Francesco Forciniti: Baker Hughes, il territorio pretende ben altro

di FRANCESCO FORCINITI – È singolare – ma allo stesso tempo illuminante – il fatto che mentre il carrozzone politico-istituzionale-sindacale e gran parte di quello mediatico continuino a dipingere la rinuncia della Baker Hughes come un disastro di proporzioni bibliche, agitando persino lo spettro di rivolte sociali e pregandoli di tornare, andando ben oltre i canonici tre giorni di lutto previsti in questi casi, in realtà la gran parte della popolazione abbia accolto tale notizia con assoluta indifferenza se non addirittura con sollievo.

Forse perché ha capito che il nostro porto, per quanto oggi certamente valorizzato ben al di sotto del suo potenziale, possa in prospettiva produrre ben più di poche decine di presunti posti di lavoro a bassa qualifica e retribuzione (saldatori, verniciatori e poco altro).

Forse perché ha capito che sarebbe del tutto innaturale e fuori dalla logica delle cose impegnare per sempre le banchine di un porto con degli enormi capannoni industriali, quando a poche centinaia di metri una enorme zona industriale appositamente pensata per questo tipo di cose ce l’abbiamo già.

Forse perché ha capito che per il nostro porto dobbiamo piuttosto pretendere investimenti pubblici (gli stessi che da dieci anni vengono sistematicamente dirottati su Gioia Tauro), banchine crocieristiche, programmazione e pianificazione, collegamenti con la zona industriale e con la ferrovia, affinché anche l’area del porto e quella retrostante retrostante diventino appetibili e fruibili per tutte le aziende, non per una sola.

Forse perché ha capito che sono totalmente fuori luogo gli atteggiamenti arroganti di un ammiraglio che per dieci anni non ha fatto nulla di tutto ciò per il nostro porto, e oggi viene a dirci che nel nostro porto non c’è nulla, come se non l’avesse gestito lui fino a oggi.

Forse perché ha capito che la desertificazione del porto è responsabilità di quella stessa classe dirigente che oggi prova a sfruttarla proponendoci di svendere il nostro patrimonio pubblico, non avendo voluto o non essendo riuscita a farlo fruttare.

E tutto ciò è desolante ma anche illuminante, appunto, perché ci rivela in maniera inequivocabile quanto poco o nulla sia rappresentativa una classe dirigente che ad oggi, nella sua quasi totalità, se la canta e se la suona continuando fino allo stremo, con la bava alla bocca, a raccontare la ormai trita e ritrita favoletta del grande investimento che avrebbe salvato le nostre vite e ci avrebbe reso tutti milionari, mentre sostanzialmente la gente che dovrebbe essere da questi rappresentata se ne frega altamente dei loro deliri. (ff)

[Francesco Forciniti è un libero cittadino e già deputato della Repubblica]

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Potenziare la cultura della prevenzione

di FILIPPO MANCUSO – Il ciclone temporalesco ha provocato vittime, frane e allagamenti, evidenziando, ancora una volta, la continua evoluzione dei fenomeni atmosferici attraverso i cambiamenti climatici ed il fragile assetto idrogeologico in cui versa il nostro Paese. Immagini drammatiche sono arrivate, in particolare, dalla Liguria, dall’Emilia Romagna e dalla Calabria, dove si sono registrate notevoli difficoltà sulla viabilità stradale: un tratto dell’autostrada A2 tra Pizzo e Lamezia Terme è stato chiuso a causa di allagamenti, mentre addirittura una macchina è stata ingoiata da una voragine apertasi sulla strada statale “280”: i passeggeri sono rimasti, per fortuna, illesi.

Non posso non evidenziare come le forti piogge continuino a cancellare ingenti investimenti pubblici e privati ed interi progetti di vita. In particolare, non sono eccezioni gli eventi alluvionali che colpiscono annualmente la Calabria, danneggiando paesaggi, case, aziende, strade. Per questo, oltre alle polemiche del giorno dopo, bisogna sostenere con forza la cultura della prevenzione e del contrasto al dissesto idrogeologico, attraverso azioni mirate per ciò che riguarda l’etica dell’ambiente, la cultura del territorio ispirata alla tutela, ed il rispetto e mitigazione degli impatti ambientali.

È necessario assumere decisioni responsabili, attraverso piani operativi che agiscano con concretezza così da fronteggiare in maniera più decisa ed adeguata le conseguenze delle calamità naturali purtroppo sempre più frequenti nel nostro Paese.
Solidarietà, da parte del Consiglio regionale, ai cittadini ed alle amministrazioni locali colpite duramente dalle condizioni meteorologiche avverse che hanno imperversato su gran parte del territorio italiano e, al contempo, un ringraziamento alla Protezione civile ed a tutti coloro che si stanno adoperando per la messa in sicurezza delle persone e delle aree interessate dal maltempo. (fm)
[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: Serve un piano straordinario di investimenti per messa in sicurezza del territorio

di MARIAELENA SENESE – La Calabria è in piena emergenza per il dissesto idrogeologico, con oltre il 90% del territorio classificato ad alto rischio frane e alluvioni, secondo i dati Ispra 2024. La mancata manutenzione delle infrastrutture e il degrado del territorio espongono i cittadini a pericoli quotidiani. È inaccettabile che, nonostante questa situazione, manchi ancora un piano di intervento strutturato e mirato a proteggere il nostro territorio e le nostre comunità.

Non vogliamo fare terrorismo mediatico anche perché le immagini delle ultime ore sono sotto gli occhi di tutti ma la Calabria è da bollino rosso. Ci sono vari indicatori che collocano la Calabria in una posizione di alto pericolo: la conformazione morfologica; le ricadute dei cambiamenti climatici e gli incendi boschivi che hanno reso più fragile il nostro territorio.

Davanti a tutto questo, però, continuiamo ad agire come se vivessimo nel paese dei balocchi. Preferiamo gestire tutto quanto accade in regime emergenziale, con enorme dispendio di risorse umane ed economiche, anche sull’onda delle forti emozioni che durano qualche giorno,  mentre trascuriamo colpevolmente la prevenzione.

In Calabria la manutenzione costante, la pulizia degli alvei fluviali, il presidio sul territorio, il monitoraggio continuo, la progettazione e la programmazione di interventi dopo un accurata analisi e valutazione del territorio definendo le priorità territoriali, sono buone presi che rimangono intrappolate nel libro dei sogni.
Per il monitoraggio del rischio idrogeologico sono stati stanziati 500 milioni del Pnrr. Dopo quanto accaduto in queste ore in Calabria non possiamo non chiederci che fine abbiano fatto questi fondi? Uno stanziamento irrisorio per la realtà con la quale si trova a fare i conti la Calabria ma che vanno, comunque, spesi per fare prevenzione.

Chiediamo, quindi, al governo regionale e nazionale un piano straordinario di investimenti per la messa in sicurezza del territorio, che preveda fondi adeguati per la prevenzione e la manutenzione. Non possiamo permettere che il dissesto idrogeologico continui a causare danni irreparabili, come accaduto troppo spesso nel passato. La protezione delle vite umane e la salvaguardia delle nostre aree deve essere una priorità assoluta.

La carta della pericolosità idraulica, redatta dall’Ispra, evidenzia le aree del territorio nazionale più vulnerabili a inondazioni. Circa l’11,8% delle famiglie italiane vive in zone potenzialmente inondabili, con conseguenze economiche e sociali notevoli. Una grossa fetta di queste famiglie risiede e lavora in Calabria, una regione in cui la quasi totalità del territorio è segnalato come a forte rischio.

La  Calabria ha un commissario per il contrasto al dissesto idrogeologico. Una struttura commissariale, però, che non è ancora riuscita a dispiegare effetti positivi sul territorio e gli eventi catastrofici delle ultime ore nel lametino sono il segnale concreto di quanto stiamo sostenendo.

Spulciando il cruscotto del sito governativo Opencoesione, infatti, possiamo capire che solo il 2% dei progetti in capo alla struttura commissariale, alla quale sono stati destinati oltre 500 milioni di euro, sono stati conclusi a fronte del 95% di quelli che sono ancora in corso. Ritardi che non possono essere accettati.

L’impermeabilizzazione del suolo e la riduzione delle superfici naturali di espansione delle acque stanno aggravando le conseguenze degli eventi alluvionali. Parallelamente, il consumo di suolo continua a crescere, con una progressiva riduzione delle aree agricole e una perdita di biodiversità, aumentando la necessità di azioni incisive di ripristino.

La protezione del nostro territorio e la sicurezza dei cittadini devono essere una priorità per tutti noi. Per questo ribadiamo, ancora una volta, la necessità per la Calabria di creare una rete virtuosa fra sindaci, esperti e ordini professionali che sia in grado di partorire delle linee guida chiare per intervenire e mitigare il rischio idrogeologico.

Per fare questo, però, non è più rinviabile il potenziamento della macchina amministrativa regionale e locale, perché anche sul potenziamento della macchina burocratica si gioca una partita importante per evitare alla Calabria di dover registrare una catastrofe idrogeologica inaccettabile.

Non possiamo più aspettare che tragedie colpiscano le nostre comunità prima di agire. La Uil Calabria continuerà a monitorare la situazione e a fare pressione affinché le istituzioni competenti intervengano in modo tempestivo ed efficace. (ms)

[Mariaelena Senese è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Francesca Dorato: Regione e Governo usino fondi per le infrastrutture inutili per il territorio

di FRANCESCA DORATO – I violenti e repentini cambiamenti climatici stanno letteralmente mettendo in ginocchio tante regioni italiane, devastate da alluvioni, smottamenti, straripamenti di fiumi e torrenti. Anche la Calabria negli ultimi giorni è stata interessata da importanti eventi atmosferici che hanno provocato danni al territorio e alle sue infrastrutture stradali.  Emblematico quanto accaduto sulla SS 208 nei pressi di Lamezia Terme.

Appare chiaro che in una terra già fortemente interessata  da fenomeni di dissesto idrogeologico ed erosione del suolo, occorra la massima attenzione da parte del governo regionale alla manutenzione e alla cura dell’ambiente, così come alla sicurezza di tutte le arterie di comunicazione. Sul punto, inutile dire, che la governance Occhiuto è deficitaria, assente tanto nella programmazione di strategie di prevenzione, quanto incapace di far fronte alle tante emergenze quotidiane.

È necessaria la predisposizione di risorse e misure idonee ad evitare, o quanto meno ridurre, il pericolo di incendi nei periodi più caldi, e di allagamenti, esondazioni e smottamenti nei periodi di maggiori precipitazioni.
Occorre mettere a punto un piano di sicurezza territoriale e ambientale che renda sicuro il territorio e le sue infrastrutture, attraverso investimenti economici concreti ed immediati.

Il governo regionale e quello nazionale abbandonino, dunque, pseudo-futuribili progetti di inutili infrastrutture e recuperino – destinandole al loro naturale e legittimo utilizzo – le risorse per la manutenzione della rete viaria e il contenimento del rischio meteo-idrogeologico e idraulico. (fd)

[Francesca Dorato è responsabile ambiente Pd Calabria]

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: Regione metta in atto misure strutturali per messa in sicurezza del territorio

di MARIAELENA SENESE – La Uil Calabria esprime forte preoccupazione per l’emergenza maltempo che ha colpito il territorio lametino, in particolare per l’esondazione del torrente che ha isolato il comune di Maida e bloccato la Strada dei Due Mari, arteria di fondamentale importanza per i collegamenti locali e regionali. È inaccettabile che situazioni del genere si ripetano con allarmante frequenza, dimostrando l’inefficacia delle politiche di prevenzione e manutenzione del territorio.

Chiediamo con forza all’Amministrazione Regionale di assumersi le proprie responsabilità, mettendo in atto misure strutturali e urgenti per la messa in sicurezza del territorio. Non è più possibile accettare una gestione emergenziale che, oltre a mettere a rischio la vita dei cittadini, paralizza l’economia locale e compromette la vivibilità di intere comunità.

Ribadiamo l’importanza di investimenti adeguati per prevenire i rischi idrogeologici, il monitoraggio costante delle aree più vulnerabili e l’adozione di un piano di manutenzione che garantisca la sicurezza delle infrastrutture viarie e delle opere di contenimento delle acque. Il nostro territorio, già fragile e vulnerabile, non può essere lasciato solo davanti all’avanzare di eventi atmosferici sempre più estremi e frequenti.

La Uil Calabria continuerà a vigilare affinché le autorità competenti intervengano con celerità e decisione, perché la sicurezza e il benessere dei cittadini devono essere una priorità assoluta. (ms)

[Mariaelena Senese è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Mons. Serafino Parisi: Le immagini del maltempo non possono lasciarci indifferenti

di MONS. SERAFINO PARISIIn questo difficile momento che sta attraversando il nostro territorio flagellato dal maltempo, la Chiesa di Lamezia Terme è vicina alle persone che hanno subito danni dovuti alle forti piogge.

Nell’esprimere vicinanza a tutti, così come ho avuto modo di dire sia al sindaco di San Pietro a Maida, Domenico Giampà, al quale ho chiamato appena appresa la notizia sulla problematica situazione che sta vivendo il suo comune rimasto isolato, che al commissario prefettizio di Maida, il vice prefetto Costanza Pino, come Chiesa lametina assicuriamo le nostre preghiere ed il nostro aiuto per i territori interessati da questa inaspettata situazione. 

Mi sono messo in contatto con i parroci delle zone colpite dalle forti piogge (San Pietro a Maida, Maida, Curinga, Acconia, Jacurso, S. Pietro Lametino, Cortale, Lamezia Terme) per sincerarmi della situazione e per sollecitare le Caritas parrocchiali a mettere a disposizione quanto necessario per poter aiutare chi ne avesse necessità a far fronte al difficile momento che, fortunatamente, non ha registrato tragici risvolti.

Le immagini che stiamo vedendo in queste ore non possono lasciarci indifferenti, non solo perché ci raccontano difficoltà di famiglie colpite dal maltempo che in pochi minuti si sono trovate a dover affrontare una tale emergenza, ma anche perché ci fanno pensare al futuro di queste zone: i campi coltivati sommersi dall’acqua così come l’area industriale di Lamezia, dove insistono aziende attive ed operose che in questi due anni di episcopato ho imparato a conoscere ed apprezzare, il centro commerciale allagato, devono indurci a riflettere anche sull’emergenza occupazionale, che speriamo sia scongiurata, che tali eventi potrebbero implicare.

A tutti giunga la vicinanza mia e della Chiesa Lametina insieme alla gratitudine nei confronti di rappresentanti istituzionali, volontari, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, Anas, associazioni che da stanotte stanno operando per aiutare chi è in difficoltà e far sì che la situazione giunga quanto prima alla normalità.

Momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, devono farci comprendere sempre più il senso di comunità e, per noi credenti, di Chiesa pronta a porgere la mano a chi è in difficoltà, non perdendo di vista che, come ci ricorda papa Francesco nella “Laudato sì”, l’ambiente che ci circonda è un dono di Dio, “eredità comune”, rispetto al quale abbiamo una “tremenda responsabilità” perché “è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità” che noi abbiamo il compito di custodire. (sp)

[Mons. Serafino Parisi è vescovo di Lamezia]

L’OPINIONE / Michele Sapia: Prevenzione e lavoro ambientale per superare la cultura dell’emergenza»

di MICHELE SAPIASono bastati pochi giorni di piogge intense per mettere in ginocchio un’intera regione. Assistiamo in queste ore ad alluvioni e frane, strade, vie di collegamento ed edifici distrutti, territori e campi allagati a causa dell’eccezionale portata delle precipitazioni che hanno colpito la Calabria.

Non è però questo il momento delle polemiche e delle accuse, ma è l’ora della responsabilità, di sostenere un confronto tra istituzioni, autorità e parti sociali per una vera e propria pianificazione regionale per contrastare il dissesto idrogeologico, mettendo al centro la prevenzione, il lavoro ambientale-forestale, il valore del presidio umano e la multifunzionalità del bosco. 

Sono indispensabili responsabilità e consapevolezza che tali fenomeni atmosferici, così violenti, sono destinati ad aumentare, come diretta conseguenza dei cambiamenti climatici in atto.

La soluzione più adeguata, per arginare le continue emergenze in un territorio come la Calabria che, come rileva l’Ispra, ha il primato di essere la regione italiana più esposta ai fenomeni alluvionali, è quella di ingenti investimenti in prevenzione.

Occorre una pianificazione trentennale che consideri la vulnerabilità del territorio calabrese, la sua particolare conformazione, segnata da ripidi pendii e migliaia di corsi d’acqua, che con le piogge possono rapidamente ingrossarsi, ma anche contrastare la cementificazione selvaggia, evitando di costruire in aree a rischio.

Fondamentale sarà inoltre un piano di riforestazione in quelle aree danneggiate, la manutenzione e il controllo dei corsi d’acqua, migliorare le infrastrutture ambientali esistenti e costruirne di nuove progettate per resistere a questi eventi atmosferici estremi, per garantire la sicurezza di popolazioni e attività produttive. 

Ma tali propositi rischiano di restare soltanto sulla carta, se non sarà valorizzato in Calabria il lavoro nei comparti del sistema ambientale e agricolo, con i lavoratori che dovranno essere i veri protagonisti di queste politiche di prevenzione e tutela del territorio calabrese, al centro di quella necessaria transizione ambientale e sostenibile, che dovrà garantire prima di tutto sicurezza e presidio umano, recupero di intere aree abbandonate, sviluppo e miglioramento delle opere infrastrutturali, nel solco di quanto fatto a partire dalla metà degli anni Cinquanta dagli operai forestali e addetti alla bonifica: interventi di sistemazione idraulica, consolidamento di terreni franosi, rimboschimento, realizzazione di infrastrutture civili con conseguente miglioramento della qualità della vita delle popolazioni, tutti interventi che hanno generato sicurezza, servizi e opportunità.

Il dissesto idrogeologico in Calabria rappresenta una delle principali sfide ambientali e sociali e come tale va affrontata, attivando sinergie che favoriscano il dialogo tra i soggetti interessati, con l’ausilio di università e centri di ricerca, sostenendo l’importante lavoro di chi opera per la messa in sicurezza del territorio e favorendo un indispensabile ricambio generazionale per immettere nuove energie, nuovi profili professionali e competenze, tecnologie e intelligenza artificiale al servizio dell’uomo e delle comunità. 

Solo insieme, in un’ottica partecipata e in una visione lungo periodo sarà possibile interrompere la “cultura dell’emergenza”, consapevoli che le risorse per la prevenzione e il lavoro agro-ambientale rappresentano investimenti per un futuro del territorio più sicuro, meno vulnerabile a fenomeni di erosione, frane e alluvioni, più green e sostenibile, aperto ad occasioni di sviluppo, specie per le future generazioni. (ms)

[Michele Sapia è segretario generale Fai Cisl Calabria]

 

L’OPINIONE / Giusy Iemma: No ai tagli ragionieristici sulle guardie mediche

di GIUSY IEMMA – I sindaci del territorio catanzarese, in occasione dell’assemblea dei giorni scorsi, hanno trovato un importante momento di sintesi per incidere, attraverso gli organismi previsti dalla legge regionale, sulle scelte in atto in ambito sanitario che toccano da vicino le nostre comunità. L’argomento più attuale e urgente su cui i sindaci saranno chiamati a confrontarsi e a determinarsi è sicuramente la nuova programmazione della rete sanitaria territoriale, disposta dalla Regione Calabria, che così come è prospettato rischia di tradursi in un concreto smantellamento del servizio di continuità assistenziale.

L’esigenza di recepire le disposizioni dell’Accordo Collettivo Nazionale non può avere come conseguenza una serie di tagli ragionieristici alle guardie mediche, togliendo riferimenti certi e stabili ai territori. L’ambito di Catanzaro, e la Calabria in genere, soffrono di carenze storiche e di peculiarità non indifferenti e ogni processo di riorganizzazione non può non tenere conto dell’esigenza di salvaguardare la piena accessibilità all’assistenza sull’intero territorio.

I presidi di prossimità sono insostituibili per tante persone, soprattutto anziane, considerando le criticità delle aree interne, esposte al rischio isolamento, e la fondamentale e necessaria vicinanza che i servizi devono avere rispetto ai cittadini. Tagliare queste postazioni avrà come effetto quello di far ricadere tutto il carico di lavoro sui Pronto soccorso che, già in crisi con la fuga dei medici verso altri lidi, saranno ancora più sotto pressione.

La questione si intreccia, dunque, con la non più rinviabile esigenza di riorganizzare fattivamente la medicina territoriale nella direzione di una maggiore vicinanza e prossimità, garantendo alle persone percorsi di semplificazione, riconoscibilità, accoglienza. C’è da parte nostra la volontà e l’impegno di sostenere, in maniera collegiale, l’azione dei sindaci i quali non si tireranno indietro rispetto al diritto alla salute dei cittadini che va difeso e rappresentato nella fondamentale interlocuzione con l’Asp e con la Regione Calabria. (gi)

L’OPINIONE / Franco Germanò e Ersilia Cedro: Al Comune di Reggio una deriva autoritaria

di FRANCO GERMANÒ ED ERSILIA CEDRO – Che il De Profundis per Reggio Calabria fosse già stato recitato lo si sapeva già, dieci anni or sono, che Reggio stia vivendo uno dei periodi più bui della propria millenaria storia, con giovani che vanno via a migliaia per costruire  il proprio futuro altrove senza far più ritorno, con attività commerciali costrette ad abbassare le saracinesche, con servizi pubblici scadenti e garantiti male ed a singhiozzo, con centinaia di milioni di euro fermi, che se investiti potrebbero cambiare volto alla Città, per la ormai conclamata incapacità gestionale-amministrativa dell’attuale governo della città, con la più totale assenza di programmazione in grado di tracciare le linee di sviluppo per gli anni a venire. In questo quadro desolante la maggioranza di centro-sinistra decide di dare uno strappo a qualsiasi regola di garanzia all’interno di Palazzo San Giorgio.

Quel che è accaduto e sta accadendo costituisce un precedente assai singolare e gravissimo. Da un lato la proposta di modificare il Regolamento del funzionamento delle Commissioni Consiliari (che sono emanazioni del Consiglio), che comprime i diritti di controllo e vigilanza dei consiglieri comunali, attraverso la quale si vorrebbe violare il diritto di ogni singolo Consigliere Comunale di poter verificare qualsiasi atto amministrativo prima del suo arrivo in aula, impedire di convocare in audizione Dirigenti, Assessori, Sindaco, Funzionari per l’approfondimento e la richiesta di chiarimenti sulle questioni poste all’ordine del giorno, dall’altro si vorrebbe vietare addirittura il diritto di rendere pubblico ciò di cui si discute in Commissione.

Un bavaglio di sovietica memoria nei confronti dei Consiglieri Comunali e dei giornalisti.

Ma se ciò non bastasse, i Consiglieri di centrodestra sono stati letteralmente buttati fuori da Palazzo San Giorgio, impedendo loro di tenere, dentro la sede istituzionale, la conferenza stampa per denunciare la gravità di quanto stesse accadendo.

Il sindaco e la sua maggioranza hanno scambiato la casa di tutti noi reggini per la loro proprietà privata e le loro decisioni autoritarie, che ledono diritti costituzionali e di legge riconosciuti ai rappresentati istituzionali, per “atti legittimi”.

Falcomatà e i suoi “compagni di sventura”  hanno oltrepassato ogni limite della decenza istituzionale, evidenziando, con il loro modus operandi, la volontà di porre il “bavaglio” a chiunque osi mettere il naso nei loro atti, Consigliere, giornalista o semplice cittadino che sia, manifestando evidenti limiti politici ed un’accentuata propensione alla totale mancanza di trasparenza che si configura con la palese volonta’ di “nascondere” il loro operato amministrativo.

Bene hanno fatto i Consiglieri Comunali di centrodestra a manifestare tutto il loro disappunto ed il loro sdegno verso questa deriva autoritaria, chiedendo al Prefetto di essere ricevuti.

Fratelli d’Italia è accanto ai Consiglieri, li sostiene e li sosterrà in questa battaglia di di democrazia, di trasparenza e di verità attivando ed informando sin da subito i propri canali istituzionali governativi.

Il momento è decisivo e non c’è e non ci sarà spazio politico per chi dovesse ritenere che tutto ciò non sia da considerare importante.

[Franco Germanò e Ersilia Cedro sono rispettivamente Responsabile FDI Enti Locali e Rapporti con i Partiti e presidente Fdi Reggio]

L’OPINIONE / Francesco Assisi: No a discrimini tra Centro e Marina nel rilancio della città di Catanzaro

di FRANCESCO ASSISI – Esprimo una certa preoccupazione per quanto emerso ieri, durante il confronto tra l’on. Antonello Talerico e il consigliere Gianni Parisi, neo membro della maggioranza Fiorita, poiché dalle (a dire il vero poche) argomentazioni formulate da quest’ultimo è apparso evidente l’intento speculativo di questo nuovo corso dell’amministrazione.

In buona sostanza, il consigliere Parisi, risultando quale fiduciario e longa manus di tutti i signorotti della Catanzaro bene, ha palesemente e sfrontatamente annunciato degli interventi finalizzati ad investire sul centro della città ma, al contempo, pregiudizievoli per i residenti e, in genere, per i frequentatori del quartiere Marina.
Interrogato da Talerico su quali fossero i punti programmatici elaborati per il rilancio di tutta la città, il bravo contabile prestato alla politica ha snocciolato, peraltro senza grande chiarezza e precisione, interventi a sostegno unicamente del centro storico, quali maggiori collegamenti con l’università e l’aumento delle strisce bianche, mentre per il quartiere marinaro ha anticipato solo la volontà di procedere all’installazione delle strisce blu per eliminare quello che, a suo dire, è un ingiusto privilegio! Tutto questo con il chiaro intento di spostare il baricentro del mondo studentesco, che ormai si è focalizzato a sud della città, verso la zona centrale al fine evidente di valorizzare il patrimonio immobiliare dei suoi amici della “Catanzaro che conta”.
Ma come si può pensare di rilanciare l’economia di una città capoluogo di regione puntando solo su una zona circoscritta? Catanzaro è una sola e deve progredire all’unisono. Quanto alle strisce blu, le stesse hanno senso in un centro storico che purtroppo non ha molti parcheggi, anche al fine di limitare soste troppo prolungate. Al contrario, i parcheggi a pagamento nel quartiere marinaro, ne mortificherebbero definitivamente l’attrattività turistica, già compromessa dalla grave carenza di strutture e servizi adeguati.
La verità è che Parisi e compagni, quando escono dal centro storico devono impostare il navigatore, non sapendo neanche dove si trovino e come stiano le periferie, per non parlare del fatto che d’estate non vivono quello che dovrebbe essere il maggiore polo turistico della città preferendo le spiagge di Montepaone e Soverato.
Per quanto mi riguarda, mi batterò sempre contro tali atteggiamenti e scelte discriminatori nei confronti della Marina e, in generale, dei quartieri periferici, confidando nel contributo dei miei colleghi consiglieri comunali, anche di quelli che attualmente sono in maggioranza, che conoscono davvero e intendono affrontare, con impegno e serietà, le problematiche di queste zone. (fa)
[Francesco Assisi è consigliere comunale di Catanzaro]