L’OPINIONE / Filippo Veltri: Se il Pci lo difende un attore

di FILIPPO VELTRI – «Ai tempi di Berlinguer c’era la fatica e la lotta per realizzare dei sogni. La società sembrava trasformabile, grazie al rapporto tra persone e i rappresentanti del popolo, che non erano lì a vendere nulla o sé stessi, come spesso succede oggi, ma ad ascoltare volontà e bisogni. Berlinguer era un segretario che ascoltava, nel Pci c’era una ricchezza di punti di vista, si cercava la linea comune. Oggi l’unica strategia è recuperare questa condizione collettiva’».

Parole e musica non di un vecchio dirigente del Pci (ce ne sono ancora in vita… ce ne sono e stanno muti!) ma di un attore, Elio Germano, che interpreta Enrico Berlinguer nel film di Andrea Segre “Berlinguer – La grande ambizione”, in uscita nelle sale italiane il prossimo 31 ottobre e presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma.

E per chiarire in maniera definitiva come stanno le cose Germano ha aggiunto, in risposta ad una domanda sul fallimento dell’ideologia comunista: «È fallita quella che ha dato vita ai totalitarismi. L’idea del Pci italiano di un socialismo nella democrazia che rende i diritti eguali per tutti e’ altra cosa. È l’unica forma di sicurezza possibile: se la ricchezza viene distribuita che bisogno c’e’ di rubare? Si è cercato di cancellare una storia che sembra quasi dimenticata».

Sarebbe dunque giunta l’ora che il bravissimo Elio Germano cambi lavoro: a sinistra c’è bisogno di lui! (fv)

L’OPINIONE / Pietro Ciucci: Da Associazioni e No Ponte affermazioni generiche

di PIETRO CIUCCI – Le osservazioni emerse sui media presentate dalle associazioni Ambientaliste e dai comitati contrari al ponte sullo Stretto, sono ancora una volta generiche, non circostanziate e non documentate. La documentazione predisposta dalla Stretto di Messina, per rispondere alle integrazioni richieste dal Mase sul progetto definitivo del ponte, è al contrario di quanto affermato, il risultato di un lavoro molto approfondito che ha coinvolto un gruppo di progettazione multidisciplinare costituito da società, professionisti e professori universitari di primaria rilevanza, in ambito nazionale e internazionale.

L’ambiente, la salute pubblica, il rispetto per la biodiversità sono priorità al centro del nostro progetto. Affermare, poi che il ponte è un ‘progetto ideologico, voluto politicamente, indipendentemente dalla sua utilità e realizzabilità’ è una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e del Governo che hanno confermato la valenza strategica del ponte destinando importanti risorse per la sua realizzazione.

Impatto su avifauna: dati raccolti ornitologi di grande esperienza

I dati sul volume della migrazione nello Stretto sono stati aggiornati da parte di ornitologi di grande esperienza con una nuova campagna di monitoraggio tramite radar a scansione orizzontale e verticale. E incredibile l’affermazione relativa a “radar mal posizionati”. Le quote di volo riferite al livello del mare e misurate col radar verticale, hanno evidenziato che la quota media delle tracce diurne è stata di circa 750 metri, mentre la quota media delle tracce notturne è stata di circa 890 metri, quindi molto al di sopra delle strutture del ponte.

Il ponte non poggia su faglie attive

Tutte le faglie presenti nell’area dello Stretto di Messina sono note, censite e monitorate, comprese quelle del versante calabrese. I punti di contatto con il terreno dell’Opera, sulla base degli studi geosismotettonici eseguiti, sono stati individuati evitando il posizionamento su faglie attive.

Analisi Costi benefici: 3,9 miliardi di euro di Valore Attuale Netto Economico e Tasso di rendimento al 4,51%

L’analisi costi benefici, condotta seguendo le linee guida europee e nazionali, ha mostrato che la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina è in grado di contribuire in maniera molto significativa al miglioramento del benessere collettivo, apportando significativi benefici netti alla collettività nazionale, migliorando sia gli espetti economici sia quelli ambientali. I principali indicatori sintetici testimoniano un Valore Attuale Netto Economico (Vane) di 3,9 miliardi di euro (attualizzati 2023) e un Tasso interno di rendimento economico (Tire) del 4,51%, a fronte di un costo investimento 13,5 miliardi. A livello complessivo, tenuto conto dei trasferimenti modali in favore della ferrovia, nell’arco temporale 2024-2063, si stima una riduzione di circa 12,8 milioni di tonnellate di C02.

Traffico: anche per l’Autostrada del Sole si sosteneva che non c’era traffico  

Anche per l’Autostrada del Sole si sosteneva che non c’era traffico, al contrario per il ponte gli studi effettuati mostrano che già oggi il traffico complessivo Sicilia – resto d’Italia negli ultimi anni, tra il 2011 e il 2022, ha registrato per le diverse modalità di trasporto una crescita del 20,3% per i passeggeri e del 24,2% per le merci, nonostante la crisi economica del 2010/12 e gli effetti del Covid19. Il Ponte porterà un aumento dei passaggi dagli attuali 2,7 milioni di veicoli totali/anno a oltre 4 milioni di veicoli totali/anno.

“Effetto cumulo” considerato

Il  concetto di cumulazione degli effetti e la relativa considerazione per la messa a punto di mitigazioni che consentissero di ridurre gli impatti specifici ed anche quelli cumulativi, ha permeato le azioni di analisi, verifica e mitigazione di soluzioni territoriali e ambientali complesse, quali quelle di seguito elencate a puro titolo esemplificativo e non esaustivo: l’analisi degli stagni dei Ganzirri è stata incentrata in considerazione degli aspetti idrogeologici, di salinità, di influenza tidale, ecosistemici, comprese anche specifiche misure correntometriche per valutare l’interscambio trai due specchi d’acqua; i ripascimenti costieri sono stati valutati e selezionati in funzione di aspetti sinergici relativi all’idrodinamica costiera, agli aspetti litologici e a quelli degli ecosistemi marini; gli interventi idraulici sono stati prima analizzati e verificati tramite modello 2D e poi definiti progettualmente in funzione dell’idrologia, dell’idraulica della rete idrografica di superficie, dell’idraulica di piattaforma e anche della sostenibilità idrica; l’impatto e le soluzioni mitigative per il disturbo luminoso del ponte e dei cantieri sono stati valutati e sviluppati in funzione sinergica degli aspetti degli ecosistemi marini, della fauna marina, nonché dell’interferenza con gli uccelli migranti e del disturbo con quelli nidificanti; molti degli interventi di compensazione rivestono carattere sia naturalistico, che paesaggistico.

Naturalmente, come da prassi e normativa, anche le simulazioni numerico-previsionali acustiche e atmosferiche sono stata impostate ed eseguite inserendo e valutando il contributo cumulativo delle diverse sorgenti di inquinamento presenti all’interno delle aree di valutazione. I modelli di simulazione e di diffusione adottati per l’analisi dei vari impatti, unitamente ai dati di concentrazione inquinanti rilevati e reperiti dagli Enti per calibrare i modelli, hanno tenuto conto dell’effetto cumulativo.

L’opzione zero già valutata e scartata con studi comparativi

La valutazione dell’“l’opzione zero” è stata svolta nella fase progettuale di pertinenza, ovvero quella preliminare. Tale valutazione ha comportato il confronto tra i due sistemi di attraversamento dello Stretto, ponte e collegamento marittimo, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nonché di integrazione e sviluppo territoriale.

La soluzione ponte è risultata fortemente preferibile alla soluzione del traghettamento potenziato, in particolare per il raggiungimento dei seguenti principali risultati: drastico abbattimento delle emissioni di gas di scarico; consistente riduzione dei tempi di attraversamento che per il traffico su ferrovia si riducono in media di oltre 2h e per il traffico su gomma di circa 1h; sensibile riduzione della congestione delle aree urbane; maggior grado di integrazione socioeconomica delle aree urbane dello Stretto; positivi effetti sull’economia e sul quadro occupazionale.

Salute Pubblica: non è vero che manchi uno studio approfondito

La relazione sulla salute pubblica predisposta, analizza i fattori di rischio per la salute pubblica associati alla realizzazione del ponte, con rimando agli specifici approfondimenti condotti nell’ambito delle altre componenti (Atmosfera, Rumore, Vibrazioni, Acque) considerate quali fonti di inquinamento per la salute pubblica. Valuta lo stato ambientale attuale nell’area di intervento e correla le cause di rischio potenziale per la salute pubblica con le opere in progetto, sia per la fase di costruzione sia per la fase di esercizio.

La relazione ha delineato quindi una valutazione previsionale dello stato ambientale concernente la salute pubblica e conclude che l’adozione degli interventi di mitigazione inclusi in fase di progettazione assolve il compito di garantire il mantenimento di un adeguato livello di protezione per la Salute Pubblica, grazie anche al Progetto di Monitoraggio Ambientale e al Sistema di Gestione Ambientale dei cantieri, quali efficaci strumenti di conoscenza e prevenzione del rischio.

Cantierizzazione: adottati criteri di salvaguardia dell’ambiente molto rigidi

Il progetto ambientale della cantierizzazione prevede, nel pieno rispetto della legislazione vigente, criteri di salvaguardia dell’ambiente molto rigidi che afferiscono agli impatti potenziali emersi per la fase di cantierizzazione dal processo valutativo del Sia. Le misure di mitigazione e le procedure operative di cantiere che si intende adottare riguardano vari ambiti tra cui: gestione del materiale di scavo, previsioni di impatto acustico e vibrazionali dei cantieri operativi e scavo delle gallerie, alterazioni di qualità dell’aria nei bassi strati dell’atmosfera, gestione dei rifiuti, tutela delle risorse idriche e del suolo, gestione delle acque di lavorazione, impatto luminoso,  gestione di eventi accidentali potenzialmente contaminanti, inserimento dei cantieri nel territorio. Si ritiene che le azioni mitigative previste attenueranno di molto/annulleranno il potenziale inquinamento ambientale generato dalla fase di cantiere.

Prima dell’apertura dei cantieri (fase ante operam), durante la fase di realizzazione del ponte e dopo la realizzazione del ponte (fase post operam), è prevista l’attuazione del Progetto di Monitoraggio ambientale che riguarderà sia le aree di cantiere direttamente interessate dall’Opera, che la cosiddetta “area vasta”, un’area  più estesa rispetto a quella strettamente interessata dai lavori.

Il monitoraggio delle componenti ambientali “in corso d’opera” consentirà di individuare eventuali cambiamenti ed intervenire tempestivamente in caso di anomalie  nella fase di costruzione.  Le componenti ambientali monitorate riguarderanno, tra l’altro, lo stato fisico dei luoghi e viabilità dei cantieri, l’atmosfera, il Rumore e le Vibrazioni, le acque, il suolo e il sottosuolo.

È importante sottolineare che i dati relativi al monitoraggio saranno condivisi con gli Enti di controllo attraverso una piattaforma informatica dedicata.

Infine, la previsione di Piani di Gestione Ambientale dei cantieri consentirà di definire l’organizzazione della cantierizzazione garantendo, anche attraverso l’interfaccia con il Piano di Monitoraggio, il controllo costante degli aspetti ambientali di cantiere.

Aspetti idrici cantieri: tempi di realizzazione delle opere previste per l’approvvigionamento idrico assolutamente coerenti con le fasi realizzative

Per l’approvvigionamento idrico dei cantieri del ponte sullo Stretto non saranno pregiudicate in alcun modo le forniture delle Città di Messina e Villa San Giovanni. Nell’attuale fase di aggiornamento del progetto definitivo, il progettista ha valutato uno specifico piano per la sostenibilità idrica dei cantieri. In un’ottica di ridondanza, anche al fine di seguire l’evoluzione temporale del cantiere, è stata individuata come soluzione ottimale la realizzazione di nuovi campi pozzi.

Si evidenzia che i quantitativi degli approvvigionamenti sono superiori ai fabbisogni dei cantieri e ciò consentirà l’immissione in rete di un surplus già durante l’esecuzione dell’opera, lasciando a disposizione delle amministrazioni comunali tale fabbisogno aggiuntivo. I tempi di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere previste per l’approvvigionamento idrico dei cantieri del ponte sullo Stretto di Messina, sono assolutamente coerenti con le fasi realizzative e non determinano alcun allungamento dei tempi.

Studio di Incidenza Ambientale individua complesso quadro di specifiche misure di compensazione

La Commissione Tecnica di Verifica dell’impatto ambientale (CTVA) nel 2013 non ha espresso un parere negativo sulla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) bensì ha evidenziato, come esito della propria istruttoria, la sussistenza di un’incidenza negativa su alcuni siti della Rete Natura 2000. Al riguardo, si conferma che, nell’ambito della Progettazione Definitiva, lo Studio di Incidenza Ambientale è stato oggetto di una completa e profonda rivisitazione e integrazione che tiene conto dei criteri, delle modalità e delle procedure di analisi e sviluppo più aggiornate. Tale Studio tiene conto delle precedenti valutazioni istruttorie della CTVA e, a valle di tutti gli approfondimenti condotti e all’adozione di misure di mitigazione, individua un complesso quadro di specifiche misure di compensazione per far fronte alle incidenze significative negative residue, in linea con quanto previsto dall’art. 6 della Direttiva 92/43/Cee. (pc)

[Pietro Ciucci è AD della Società Stretto di Messina]

L’OPINIONE / Enzo Musolino: Le disuguaglianze nell’accesso ai farmaci ci condannano alle mancate cure

di ENZO MUSOLINO – È purtroppo esperienza ormai comune di molti pazienti oncologici calabresi: l’emigrazione sanitaria cui siamo costretti da anni riguarda anche l’approvvigionamento di farmaci di ultima generazione, più efficaci, meno tossici, molto costosi.

L’Ocse è da tempo che denuncia questo squilibrio: c’è una disparità d’accesso agli antiblastici in Europa, c’è una disparità tra i cittadini nei singoli Stati, soprattutto in quelli – come l’Italia – in cui la Sanità e’ regionalizzata, nei quali la cristallizzazione delle diseguaglianze va di pari passo con il disavanzo delle Aziende sanitarie.
Anche i cittadini di Villa, come quelli di Reggio e di tutta la Regione, vivono, sulla propria pelle, questa insopportabile differenza, sperimentano l’utilizzo di farmaci salva vita “diversificati” per territorio.  Si può godere di una certa cura “innovativa” a Milano e non a Reggio? È giusto rassegnarsi ad una qualità di vita e a cure diverse solo perché la Sanità calabrese è in disavanzo?
Si può accettare la qualifica di “cittadini di serie B” solo perché non si riesce ad appianare un bilancio?  Con questa nota vogliamo rivolgerci al Presidente Occhiuto, nella doppia veste di Governatore della Regione e di Commissario ad acta per il ripiano del disavanzo sanitario, chiedendogli: è vero che in Italia non è omogeneo l’accesso ai farmaci antitumorali di ultima generazione? È vero che il disavanzo calabrese limita gli specialisti nella prescrizione dei farmaci più costosi? È vero che i seguenti farmaci antiblastici Atezolizumab (Tecentriq ),  Nivolumab (Optivo ), sono al momento non erogabili in tante Asl del territorio calabrese?
Occorre affrontare questo dramma con verità e sobrietà.  Qui non serve dividersi tra destra e sinistra perché è in gioco l’aspettativa di vita dei nostri figli. Non possiamo arrenderci ad un Governo che si limita a commissariare le sanità regionali in deficit, senza porsi il problema – immediato – dell’ intervento sostitutivo perequativo, del ricorso a fondi Nazionali che tentino di “unire” un Paese che è diviso tra chi ha la speranza di guarire e chi ha la certezza di non farcela, solo perché si è residenti in Regioni diverse.
Sappiamo una cosa: non ci bastano risposte generiche, non possiamo più attendere un “risanamento” che tarda a produrre effetti concreti.
Lo Stato, il Governo, ha il dovere di intervenire in applicazione di precisi precetti costituzionali:  art. 32 Cost, co. 1: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti;  art.117, co. 2, lett. m: Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.
I nostri concittadini si recano negli ambulatori dei territori calabresi, accedono alle cure chemioterapiche ma non hanno la certezza di essere curati come se vivessero a Reggio Emilia.
È giusto tutto questo? Solleviamo queste domande dallo Stretto, dall’Area vittima, prossimamente, del più grande sperpero di denaro pubblico della recente Storia calabrese: i 14 miliardi di euro che stanno per essere investiti nell’ inutile “Ponte sullo Stretto” gridano vendetta, come “piange il cuore” aver visto sprecate – sempre a causa del Ponte – le risorse calabresi del Fondo di Coesione e Sviluppo.
Di fronte allo scandalo dei farmaci non disponibili per i calabresi, innanzi al baratro della diseguaglianza che “spezza” vite umane per mancate cure adeguate, come si fa ad accettare una tale enorme sottrazione di risorse solo per accontentare gli appetiti elettorali di una forza politica al Governo del Paese?
Presidente Occhiuto, chiediamo risposte, pretendiamo rispetto per i diritti di cittadinanza dei calabresi. (em)
[Enzo Musolino è segretario cittadino del Partito Democratico]

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: È evidente che le morti sul lavoro sono un’emergenza strutturale

di MARIAELENA SENESE – È ormai evidente che la questione degli infortuni mortali sul lavoro è diventata un’emergenza strutturale, con numeri che confermano una situazione drammatica e consolidata.

Nei primi otto mesi del 2024, si sono registrati 680 decessi sui luoghi di lavoro, 23 in più rispetto allo stesso periodo del 2023, un trend in costante crescita che richiede risposte urgenti e adeguate.

Il decreto sulla patente a crediti, purtroppo, è non solo una misura insufficiente e fuorviante, ma la solita “norma bandiera” che non affronta il vero problema: la prevenzione degli infortuni prima che accadano.

L’obiettivo primario dovrebbe essere quello di impedire le morti sul lavoro, agendo in modo concreto sulla prevenzione e non solo nel post-incidente. Anche la premier ha oggi riconosciuto quanto noi denunciamo da sempre: “La sicurezza deve essere una priorità nazionale”. Meglio tardi che mai!

La sicurezza non è solo un insieme di norme, bensì anche il modo in cui queste vengono applicate e sanzionate. Spesso, infatti, la loro efficacia dipende dall’etica delle imprese, un tema troppo poco discusso.

In molti casi, i lavoratori pagano con la vita il veleno dei subappalti, dove il lavoro nero prolifera e il risparmio sui costi della sicurezza diventa la chiave per ottenere profitto a discapito della vita umana.

Nella dinamica dei subappalti a cascata è necessario valorizzare la figura del Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, come previsto dal Decreto legislativo 81/2008. Questo ruolo è fondamentale per coordinare le attività delle diverse imprese coinvolte in un cantiere, riducendo i rischi e aumentando i controlli sull’intera filiera.

La sicurezza sul lavoro è una responsabilità comune e serve l’impegno coordinato di tutti gli attori della filiera: Regioni, Asp, Inail, Itl, Inps e Rlst.  È indispensabile migliorare il dialogo e il coordinamento tra questi enti, incrociando i dati a disposizione e monitorando le specificità territoriali. In questo contesto, è prioritario potenziare gli organi ispettivi con figure dedicate ai settori maggiormente colpiti da infortuni mortali.

Proponiamo inoltre la tracciabilità della formazione attraverso un portale digitale, dove gli attestati possano essere caricati online per contrastare il fenomeno dei certificati falsi. Riteniamo inoltre fondamentale l’uso obbligatorio di tecnologie di sicurezza avanzate sui macchinari da cantiere, con sistemi di arresto automatico in caso di rischio. Non è accettabile che si continui a morire schiacciati da macchine di movimento terra come accadeva negli anni ’50.

Il miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità concreta e tangibile. La sicurezza non può più essere considerata una variabile sacrificabile per il profitto. (ms)

[Mariaelena Senese è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Paolo Bolano: La rabbia contro uno Stato distante da Reggio

di PAOLO BOLANO – Ho visto con i miei occhi un automobilista che gettava il sacchetto della spazzatura sulla strada. La distanza non mi ha consentito di leggere la targa. Io che lotto da anni per avere una città normale, vivo a Reggio Calabria, mi “bolle il sangue” vedendo queste cose. Lo stesso accade per “zia Saveria”.

Comunque, Andiamo avanti e permettetemi di fare qualche breve considerazione. Le nostre mamme che amavano la città pulivano la “rua” tutti i giorni e coltivavano i fiori davanti casa per fare Reggio bella e gentile. Oggi quattro trocloditi puntano a sporcare la città. Capisco la rabbia di questi cittadini contro l’amministrazione comunale, contro uno Stato distante da Reggio. Ma questo non giustifica nulla.

Chiariamo meglio. Le famiglie hanno problemi di tutti i generi. Non c’è lavoro, le tasse sono altissime, i servizi pubblici carenti, mancano le fogne, le strade i marciapiedi. Se vai in un ufficio per risolvere un problema se non ti raccomandi torni dieci volte. E poi hai anche il politicante troglodita che ti innervosisce con la sua ignoranza.

Poi ci sono i tuoi figli che ti hanno lasciato in cerca di lavoro. Sono laureati. Hai speso tanti soldi per mantenerli all’Universita. A Milano lavorano. Guadagnano 1500 euro che per Reggio potevano bastare. A Milano no, l’affitto costa mille euro. Ecco che devi ancora intervenire. Dalla tua misera pensione devi spedire almeno 500 euro per l’affitto stabilito dai polentoni.

Così la tensione aumenta assieme alla rabbia contro tutti, contro il mondo intero. Certo non dico questo per giustificare quel mascalzone e maleducato che getta la spazzatura in mezzo alla strada. Mi guaderei bene! Ergo. Alziamo la vista. Gli storici ci dicono che le due Italie si sono formate nel medioevo. Al Nord l’ordinamento comunale favoriva la partecipazione del popolo al governo locale. Ecco da dove sbuca l’amore per il bene pubblico. Al Sud il barone disincentivava gli investimenti nell’istruzione, la plebe sfruttata serviva solo per lavorare la terra e portare i frutti al castello. C’era rabbia.

Nel Regno delle due Sicilie, anche con il colto Federico II, non veniva favorita la partecipazione popolare. Era tutto il contrario dell’Italia dei Comuni. Insomma, si va avanti con un Sud dove i baroni comandavano e i sudditi obbedivano. Di partecipazione al governo locale da parte delle plebi non si parlava mai.

Possiamo dire correndo con la storia, che quelle abitudini si sono tramandate fino a oggi. La mancata partecipazione al governo locale ti porta rabbia e veleno contro i governanti incapaci. Ecco che incazzati come sono i cittadini oggi del terzo millennio, non sanno a che Santo votare. Infatti, non votano. Disprezzano la cosa pubblica e chi governa. Se possono danneggiarla è un piacere, se poi gettano il sacco della spazzatura sulla strada si sentono appagati, felici per aver colpito il bagaglio.

Ma, nel caso specifico, il delinquente stava colpendo me. Io ero dietro, correvo con la mia vettura dietro il troglodita che ha gettato il sacco della spazzatura, e ho dovuto fare una frenata complicata – e fortunata al tempo stesso – per evitare l’incidente.

Meno male che dietro di me non c’era nessun altro automobilista. Sono fortunato? Fate voi! (pb)

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: In Calabria facciamo finta che vada tutto bene

di SANTO GIOFFRÈ – Insomma, ieri sera (lunedì ndr), nel TG Rai Calabria, abbiamo ascoltato, e visto, un bollettino di guerra simile a quelli che giungono da Gaza: 1) La Calabria è la Regione più povera d’Europa; 2) Un giorno sì e l’altro ieri pure, ormai, non esistono aree che non protestino perché prive di assistenza sanitaria, persino quella di bassa qualità perché la Calabria è la prima Regione d’Europa priva di sanità pubblica.

Ma il paradosso è che, invece di trovare medici, ora e subito, e non giocare con i conti delle Asp a favore di farma-factoring, si assiste a continue inaugurazioni di Facoltà di Medicina e Chirurgia. Attenti, però, perchè se ciò si dovesse trasformare solo in uno strumento per dare sfogo a qualche baronia di III livello, sponsorizzata dal potere regionale di turno con l’ansia di allargare il manierismo del consenso sterile, col tempo, il tutto, si ritorcerà contro la Calabria stessa.

Il rischio è che, in epoche tristi di spopolamento e di de-strutturazione della Calabria, se non si realizzeranno le relative infrastrutture medico-didattiche di altissimo livello, con imponenti finanziamenti, come fu per Catanzaro, il tutto rimarrà una mera operazione di clientelismo elettoralistico, pericoloso però, perché la parcellarizzazione e la svalutazione di una facoltà medica, che dovrebbe formare medici del III millennio e che dovrebbe misurarsi con le super finanziate e specializzate facoltà mediche d’Europa, ci porterà alla condizione di scarto di società, più di quanto ora siamo.

Insomma, in epoche di autonomia differenziata, se non si faranno, ripeto, impiegando ingenti finanziamenti, le infrastrutture scientifico-didattiche degne delle migliori facoltà, non si otterrà altro che l’accettazione della ghettizzazione dei medici che si laureeranno in Calabria.

E, mentre la Calabria, entro 10 anni, perderà il 50% della sua popolazione, si sazieranno solo gli appetiti politici e di becero populismo al ribasso che, a lungo andare, non porterà, o resterà, nulla alla poca Calabria che rimarrà. Ricordo i miei colloqui con Gino Strada, quando doveva venire a fare il Commissario alla sanità in Calabria e i pusillanimi al governo non ebbero il coraggio di nominarlo. Strada aveva l’ambizione, con Emercency, di creare in Calabria, ormai terra di frontiera, un Centro Medico-Chirurgico di primissimo livello che, oltre l’assistenza di altissima qualità, avrebbe formato medici tali da sfidare persino gli americani, con gli incentivi morali giusti per farli rimanere in Calabria. Qualcuno, persino, arrivò a dirgli di starsene dov’era con qualche strana telefonata.

3) La Calabria, visto lo sdarrupato sistema infrastrutturale, occupa il primo posto per mortalità sulle strade. A fronte di tutto ciò, il calabrese ride, ride sempre e fa finta che tutto va bene. Tra poco, la Calabria e la Guayana Francese, oltre che essere affratellati nell’infinitesima ultima postazione nelle classifiche, alleveranno scimmie, che saranno parte evoluta di ciò che adesso c’è. Non so se, da medico, ho reso bene il pensiero. (sg)

L’OPINIONE / Michele Drosi: L’auspicio è che Arrical possa dispiegare le sue potenzialità

di MICHELE DROSICon la legge 10 del 2022 è stata istituita dalla Regione Calabria l’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche Calabria (Arrical), quale ente di governo dell’ambito territoriale ottimale per l’esercizio associato delle funzioni pubbliche relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione dei rifiuti urbani, al quale partecipano i comuni della Calabria.

Nelle scorse settimane si sono svolte le elezioni per il consiglio direttivo per superare la fase del commissariamento straordinario e consentire l’avvio della nuova governance in carico alla diretta responsabilità delle amministrazioni comunali.

La gestione dei rifiuti e del servizio idrico integrato riveste una grande importanza in una regione come la nostra dove negli anni si sono accumulati ritardi e una sequela di emergenze che hanno messo a dura prova la vita delle comunità e il lavoro di tanti amministratori locali impegnati a tenere puliti i propri paesi e le proprie città, e che hanno provocato la cronica mancanza d’acqua, bene primario necessario e indispensabile per garantire una migliore qualità della vita.

L’auspicio è che questo nuovo ente, piuttosto che rivelarsi l’ennesimo carrozzone o scatola vuota alle quali siamo stati abituati nel corso di tanti anni, possa dispiegare tutte le sue potenzialità attraverso il protagonismo dei sindaci che, aldilà delle appartenenze, dovranno essere in grado di misurarsi pragmaticamente con tutte quelle fondamentali questioni relative alla qualità dei servizi, all’ammodernamento delle reti idriche, a un piano dei rifiuti in grado di implementare al massimo la raccolta differenziata, mediante un progetto che preveda investimenti certi e nuova occupazione.

L’esito delle elezioni, come in molti si sono premurati di sottolineare, ha registrato tra gli eletti la prevalenza dei sindaci del centrodestra, probabilmente anche perché c’è stata una certa sottovalutazione da parte dello schieramento del centrosinistra di questo rilevante appuntamento, che ha visto invece scendere in campo tutti gli esponenti istituzionali dell’altro campo.

In questo contesto, voglio segnalare l’impegno e la determinazione espressi in questa occasione dal sindaco di Santa Caterina dello Ionio, Francesco Severino, che per un solo voto non è riuscito ad essere eletto nel consiglio direttivo. Probabilmente perché più di qualcuno che si era impegnato a sostenerlo, alla fine, ha ceduto alle lusinghe e alle sirene delle stanze del potere. (md)

[Michele Drosi è presidente Federazione Provinciale PD  Catanzaro e già sindaco di Satriano]

L’OPINIONE / Francesco Assisi: Le numerose e gravi problematiche del Parco Gaslini a Catanzaro

di FRANCESCO ASSISI – Il 13 ottobre  ho deciso di trascorrere la domenica pomeriggio con mio figlio al parco Gaslini in Catanzaro Lido, in occasione dell’evento organizzato dal gruppo Protezione Civile Comunale di Catanzaro, nonché dall’associazione Vigili del Fuoco.

Il programma consisteva in un momento divulgativo presso lo stand della Protezione Civile intitolato “Io non rischio”, in adesione alla campagna di comunicazione pubblica sulle buone pratiche di protezione civile, nonché in un momento di coinvolgimento istruttivo dei bambini con la possibilità di partecipare a “Pompieropoli”.

L’iniziativa è senz’altro riuscita, grazie alla competenza, dedizione ed empatia dei volontari della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, i quali sono stati in grado di offrire ai bambini e alle loro famiglie un’occasione di informazione/formazione su temi di estrema importanza e, al tempo stesso, di divertimento e socializzazione, in condizioni di completa sicurezza.
L’encomiabile evento ha tuttavia evidenziato, ancora una volta, le numerose criticità dei luoghi in questione il cui stato di manutenzione risulta gravemente pericoloso per l’incolumità dei frequentatori del Parco e, in particolare, dei tanti bambini e ragazzi che l’affollano quotidianamente, tanto è che i volontari, prima di poter procedere all’installazione delle attrezzature necessarie alle esercitazioni, hanno dovuto mettere in sicurezza il campo da basket per la situazione di precarietà in cui versa.
Ma non solo, come lamentato da molti genitori presenti alla manifestazione che frequentano abitualmente il parco giochi, ho potuto constatare le numerose e gravi problematiche che tutte le strutture ivi esistenti presentano quali, solo per indicarne alcune, spuntoni di ferro, recinzioni divelte, porte del campo di calcetto instabili, bagni pubblici inspiegabilmente chiusi al pubblico. Peraltro, anche le strade che portano al parco non sono adeguatamente sicure, essendo le strisce pedonali ormai completamente cancellate e non visibili.
Io non frequentavo il Parco da un po’ di tempo, ma non comprendo come il sindaco, gli assessori ed i consiglieri di maggioranza, che presenziano abitualmente alle manifestazioni di vario genere che vi vengono organizzate per assicurarsi la solita passerella inconcludente, non si siano mai accorti di tutte le gravi e facilmente visibili criticità adottando i necessari ed urgenti interventi di ripristino e manutenzione per la messa in sicurezza dei luoghi.
Purtroppo, tutto ciò è emblematico della superficialità e inadeguatezza di questa amministrazione comunale che, incurante delle ripetute segnalazioni di cittadini che lamentano disservizi e cattiva gestione della cosa pubblica, non si rende conto di aver portato la città capoluogo di regione alla deriva e al declino assumendone le relative gravi responsabilità. (fa)
[Francesco Assisi è consiglieri comunale]

L’OPINIONE / Franco Cimino: Netanyahu, basta! Fermati adesso

di FRANCO CIMINO – Benjamin, ti ho chiesto di fermarti e non ti sei fermato. Te l’ha chiesto cento volte Francesco in nome del Dio che vi accomuna, e non ti sei fermato. Te l’ha chiesto, almeno formalmente, di certo strumentalmente, probabilmente fintamente, Biden, e non ti sei fermato.

Te l’hanno chiesto, 360 giorni fa, i familiari dei tuoi concittadini rapiti in quell’orrore di Hamas, e non ti sei fermato. Dove vuoi arrivare? Hai vinto tutte le battaglie che hai ritenuto di fare sul duplice terreno della difesa del tuo paese e della vendetta, due campi che non stanno a lungo bene accanto, se non quando ne diventano uno soltanto, quello dell’orrore che continua, si estende e contagia. Sei riuscito, nell’ignoranza generale, o complicità da furbizia a futura memoria, a cambiare la matematica e la regola del conteggio aritmetico.

La tua nuova dice che due più due non fa più quattro, ma deve fare milleduecento più trecento per quattro. Totale quarantacinquemila circa, mille in più mille in meno, non fa differenza sul tuo quaderno a quadretti. Tanto equivale il rapporto che tu hai inventato con la nuova regola: «se ne ammazzi dieci dei miei, io ne ammazzerò quaranta dei tuoi». Su questa aritmetica hai elaborato una nuova etica, o pensiero filosofico se questo più ti garba. E, cioè, che la vita di un israeliano, vale quattro vite di un palestinese. Una sorta di inversione, o nuova scrittura, di quella pagina che ottant’anni fa quel pazzo aveva inventato. In essa c’era stampato, a caratteri cubitali, con l’inchiostro più nero, che gli ebrei appartenessero a una razza inferiore.

La peggiore tra quelle inferiori, con i disabili e gli omosessuali, da distruggere totalmente. Nei tuoi assalti in quella stretta lingua di terra, che si affaccia sul mare e si rappresenta, nel volgersi verso la tua, piccola e bella, come fascia di collegando per l’amicizia tra i popoli, anche quelli europei, tu hai lanciato un numero incalcolabile di assalti, di cielo e di terra, da lontano e da vicinissimo. Cercavi i guerriglieri di Hamas, per cancellare il pericolo che essi continuino a colpire il tuo paese con l’odio che li spinge a volere la sua cancellazione. E fin qui, anch’io, pur perplesso dinanzi al mio principio inderogabile del no alla violenza sempre, e alle guerre sempre, mi stavo sforzando di capirti.

Non ti avrei giustificato, ma ti avrei considerato con prudenza e senso umano della realtà imposta. Ma le donne, i vecchi, che c’entrano? I bambini, soprattutto, che c’entrano? Anche qui, mi sembra che tu abbia inventato una nuova teoria, anch’essa da diffondere e, come il silenzio generale fa temere, mettere nel cassetto di tutti a futura convenienza. La teoria, che dovrebbe liberare la tua coscienza dalle colpe “omicidiarie” e alleggerire quella dei tuoi alleati, sembrerebbe essere quella per la quale si uccidono i bambini palestinesi nella certezza che, crescendo, diventeranno terroristi o guerriglieri contro Israele. E mi fermo a questo, non volendo lontanamente immaginare che l’accusa di genocidio, che ti viene mossa anche dai tribunali dell’Europa, e dalla quale hai molte difficoltà a difenderti oggi, diventi la constatazione di una ideologia nefasta applicata già. Fermati, Benjamin, di Gaza non è rimasto più nulla. I tunnel e i corridoi sotterranei, dove si nascondono i “ terroristi” o i guerriglieri, e i loro capi impartiscono gli ordini nelle strategie “belliciste” ivi elaborate, li hai perlustrati e occupati tutti. Volevi cercare gli ostaggi, non ne hai trovato uno. Dalla differenza, anche qui la tua aritmetica, trecentoventidue meno i duecento uccisi, dovrebbero esserne rimasti centiventidue.

I tuoi Servizi Segreti, che sanno tutto, tranne di quel sette ottobre “sorprendente”, un anno fa, ti hanno detto dove si potrebbero trovare? E quanti ancora in vita? Oppure, sai già tutto e quei povericristi, scusami la parola, del cui destino sai già tutto, restano l’unica scusa che ti resta per continuare le tue assurde guerre? Dici che vuoi attaccare l’Iran, l’asse del male, il tuo nemico più pericoloso. E a me sembra che te la fai sotto per la minaccia che Teheran non l’attuerà mai per la stessa paura che senti tu. E di ciò ringrazio il nostro Dio, lo stesso dei musulmani. E che Lui non voglia che tu o Khamenei cambiaste idea.

E, però, ti sei portato in Cisgiordania, la terra piccola piccola, che potrebbe rappresentare una gran parte della soluzione dell’annoso problema. Lo spazio tramite il quale i due famosi stati autonomi, da vent’anni e più già concordati, potrebbero prendere finalmente corpo. Che vuoi fare, raderla al suolo, completamente? Bene, accomodati! In attesa ti viene più comodo il Libano. Bombardarlo in gran parte, occuparlo tutto, ti consentirebbe di eliminare quello strano esercito degli Hezbollah, il braccio armato di Teheran contro Israele. Hezbollah ha nel Libano il suo campo di addestramento militare e la sua forza organizzativa, le sue armi, anche quelle micidiali dei missili che sono lanciati contro Israele. Qui avresti ragione, perché ciò che dici è vero.

Ma distruggere quel bel Paese, anch’esso utile alla costruzione di un futuro “pacificato”, se ancora questo la comunità internazionale vuole, a che serve? Rovinare definitivamente ogni possibilità che esso possa essere restituito, finalmente dopo decenni, a una normalità di Stato libero, autonomo, indipendente, democratico possibilmente, anche unito al suo interno dalle tante fazioni che l’hanno impoverito, è giusto e utile? Soprattutto, ti risulta utile?

E quando, in fondo al suo territorio, quello che muove verso il suo nord, avessi fatto creare dalla comunità internazionale un altro enorme disumano campo profughi, in cui seppellire altri milioni di esseri umani, sarai contento? Vuoi continuare, continua, tanto il mondo dice, ipocritamente, che dobbiamo aspettare le elezioni americane per sapere che fine farà il Medio Oriente e le persone che lì vivono. Mancano ancora venti giorni all’esito elettorale. A proposito, tu per chi tifi tra Kamala e Donald? Chi ti conviene che vinca? Trump, il cui cipiglio machista è simile al tuo? Dio, il mio Dio nella volontà degli americani, non voglia questo. Mancano venti giorni esatti, però. Secondo la tua aritmetica, dovrebbero crollare sotto le bombe le case e le scuole e gli ospedali, quei pochi rimasti, e venire uccisi tre- quattro mila persone. Dico persone, non soldati. Persone indistinte, nelle quali vi sono anche le tue, le nostre, di Israele. Del mondo. Tutti chiedete la tregua, ché la Pace è una parola tanto bugiarda quanto sconosciuta.

Ma se tregua dovrà esserci, perché non la fai oggi? Che ti costa? Fermiamo le distruzioni adesso! Il sei novembre ne parleremo magari da riposati. Ché anche tu ha bisogno di riposarti bene, così che possa finalmente essere lucido nel valutare i disastri. Con gli occhi del mattino si vede meglio. Anche la morte. E la rovina. La pelle riposata sentirà più chiaramente l’odio che le cammina sopra. Negli ultimi due giorni, poi, un fatto che è più assurdo che grave. Dall’esercito tuo, che si muove, tuo vanto, con una precisione millimetrica, l’hai dimostrato ampiamente, nel colpire gli obiettivi, sono partiti due attacchi contro Unifil, il presidio miliari in Libano, che l’Onu ha lì collocato per la tutela delle popolazione e degli edifici essenziali alla vita delle persone. Nessuna vittima, per fortuna. Solo quattro feriti, due militari pachistani e due, ieri, dello Sri Lanka. Stasera la notizie di un terzo attacco, due soldati indonesiani colpiti.

Le prime reazioni internazionali non mi sono piaciute affatto. Quelle del ministro degli Esteri del mio Paese, innanzitutto. Quel “i soldati italiani” non si toccano, nel mezzo lessicale tra la minaccia e la preghiera, mi sono apparse quantomeno improprie. Non si tocca nessuno, né tra i militari, né tra i civili. Non si tocca alcuno, in particolare, che si trovi in quei territori per salvare e proteggere vite umane. Non mi è piaciuta neppure la dichiarazione congiunta dei sette capi di governo europeo, tra i quali Macron e Meloni, che hanno lanciato, come una un proiettile a salve, il loro moto di indignazione nei confronti di Israele per l’attacco ai presidi Onu.

E per gli attacchi continui ai diversi territori, e per le rovine che procurano alle popolazioni inermi, perché quella diplomazia timida si trova unità in quella frase stereotipata” noi siamo con Israele, però un po’ sta esagerando?” Pressapoco questo il significato. Esagerando? Come e dove e quando? Oggi? E come e dove? Ipocrisia al netto degli interessi per nulla mascherati. Per restare in Medio Oriente, ché dell’Ucraina e di altre guerre non cesseremo di dire le stesse cose, è giunto, pur tardivo, il tempo di dire Bsta! Basta inutili assalti, basta altre morti. Basta nuove rovine. Basta. Netanyahu, fermati! Adesso. Poi, vedremo che fare. Poi, domattina, evidentemente. Ma oggi, fermati. Senza condizioni. Le regole nuove, saranno scritte nel posto che più è legittimato, se smetterà di essere una succursale immobile delle superpotenze, a scriverle, l’Onu.

È qui che si potranno finalmente avviare quei processi di interruzione dei conflitti, necessari per la costruzione, in un futuro ancora lontano purtroppo, della Pace possibile in questo tempo dell’umanità, che ha perso il senso di sé stessa. Basta, intanto te lo dico io, stanco anche di scrivere tutti i giorni del mio orrore verso la guerra. Verso tutte le guerre.

E di più, addolorato per la fatica che mi costringi a fare, alla mia età ancora aperta alla speranza, di tenere distinti la storia degli ebrei, e la mia totale adesione al loro cammino nella storia, dal potente Stato di Israele, che porta in modo sbagliato le sue pur legittime ragioni di vivere in pace nell’unica Terra, il mondo, terra di tutti. Ti fermerai, Benjamin, vero? Adesso? Sì? Grazie. (fc)

L’OPINIONE / Filippo Mancuso: Criticità nei carceri calabresi richiedono interventi tempestivi e urgenti

di FILIPPO MANCUSO – Problemi come il sovraffollamento, le carenze di organico della Polizia penitenziaria e il moltiplicarsi di eventi critici in tutti i 12 istituti penitenziari calabresi, richiedono interventi tempestivi e urgenti, consapevoli che la tutela dei diritti delle persone detenute e il benessere dell’intera comunità penitenziaria necessitano di energie e risorse al fine di poter essere assicurati ed attuati.

Ricordo di aver segnalato – assieme al Garante regionale dei diritti delle persone detenute Luca Muglia – le problematiche delle carceri calabresi con una specifica lettera indirizzata al ministro della Giustizia Carlo Nordio.  Una lettera i cui contenuti sono ancora oggi validi, visto che, allo stato, gli  istituti penitenziari registrano fenomeni di  sovraffollamento, con valori elevati in alcune case circondariali. Abbiamo richiesto attenzione sulle condizioni strutturali di alcuni istituti, datati nel tempo e privi di manutenzione, sull’inadeguatezza di molte camere detentive (con schermature di pannelli opachi in plexiglass alle finestre o, addirittura, prive di docce) e sull’insufficienza delle aree adibite alla socialità, ai passeggi ed ai colloqui. L’assenza di un numero adeguato di agenti di Polizia penitenziaria genera effetti a catena che recano danno all’intero sistema, oltre a causare problemi di sicurezza ed a richiedere sforzi sovrumani del personale in servizio.

Ricordiamoci, anche, dell’elevata percentuale di detenuti stranieri, che in alcune carceri calabresi appartengono a 20 nazionalità diverse, mentre i mediatori linguistico-culturali presenti sono pochissimi. Si considerino, a titolo esemplificativo, le difficoltà che incontrano le Aree sanitarie in occasione della visita medica di primo ingresso dei detenuti extracomunitari. (fm)

[Filippo Mancuso è presidente del Consiglio regionale]