L’OPINIONE / Celeste Logiacco: Serve chiarezza e verità su Strage di Cutro e naufragio di Roccella

di CELESTE LOGIACCO – Mentre le indagini sulla strage di Steccato di Cutro si sono concluse e dovrà essere ora la giustizia a stabilire quali responsabilità nella catena di comando dei soccorsi, anche politiche, ci siano dietro la tragedia avvenuta a poche decine di metri dalla costa, non possiamo come Cgil non stigmatizzare il fatto che un altro dramma, quello legato al naufragio diRoccella Ionica dello scorso giugno, sia passato inspiegabilmente sotto traccia. L’ennesimo viaggio della speranza finito in tragedia a più di 110 miglia dalla nostra costa: undici i soli sopravvissuti, 41 morti accertati di cui 26 bambini, 35 i dispersi. Ad oggi la più grave tragedia dell’immigrazione del 2024. Una strage silenziata perché le morti in mare non fanno più clamore e meno se ne parla meglio è.

Il susseguirsi in mare di sbarchi e vite inghiottite dalle onde sia la dimostrazione plastica dell’inefficacia del Decreto Cutro che sin dall’inizio come sindacato abbiamo ritenuto non idoneo. Varato come risposta alle stragi nel Mediterraneo, il decreto in realtà non affronta in alcun modo le vere cause che in questi anni hanno portato alla morte in mare di migliaia di persone. Al contrario, prevede condizioni giuridiche peggiorative per coloro che arrivano in Italia ed accresce le situazioni di irregolarità ed esclusione anche di chi è già da tempo sul territorio nazionale.

Alla pari di altri interventi legislativi, il decreto affronta la questione partendo dall’equazione tra criminalità e fenomeno migratorio. Allo stesso tempo da anni non viene rovesciato il paradigma più importante: gli sbarchi non sono un’emergenza e i flussi migratori sono un elemento sistemico all’interno di una visione globale del mondo. Finché tutto questo non verrà tenuto in considerazione ogni intervento sarà solo un palliativo che non contribuirà né ad arginare il fenomeno, né a ridurre le morti in mare.

Pochi giorni fa l’identificazione dei resti del corpicino del piccolo Anas di soli 6 anni, recuperato in mare il 14 aprile scorso nelle acque di Lamezia Terme, annegato nel naufragio tra il 5 e il 6 febbraio insieme al suo papà, ancora oggi disperso, nel vano e disperato tentativo di raggiungere la Sardegna. Donne, uomini e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra le cui storie testimoniano drammaticamente come la mancanza di canali legali e sicuri siano la causa diretta della loro morte. Ancora una volta, mentre nel Mediterraneo si continua a morire, chiediamo politiche eque ed efficaci sull’immigrazione e sul diritto di asilo, canali legali di ingresso e corridoi umanitari. Chiediamo l’abolizione della legge Bossi-Fini e l’abbandono delle politiche di esternalizzazione.

Chiediamo chiarezza, verità e giustizia per le centinaia di migranti morti di stenti e di fame, per tutti coloro che si sono affidati alle onde e a traversate su mezzi impropri per cercare un futuro migliore. Ce lo aspettiamo dal processo sulla tragedia di Cutro. Al contrario del ministro Salvini o di chi si schiera senza se e senza ma per ottenere facile consenso, noi, non dimenticando che i militari italiani nel semestre precedente alla strage di Cutro hanno salvato 36.500 migranti, pretendiamo solo chiarezza e un processo giusto ed equo che dica se quella strage poteva essere evitata e in cui, se possibile, si evitino affermazioni eclatanti decisamente disumane nel rispetto del dolore di tutti.

Stiamo parlando di vite umane ed è nostro dovere lottare anche quando un cambiamento sembra lontano: non si può restare indifferenti, non può diventare normalità. (cl)

[Celeste Logiacco è segretaria della Cgil Calabria con delega all’Immigrazione]

 

L’OPINIONE / Mariaelena Senese: Garantire impegno effettivo a usare fondi del Pnrr per il bene del Sud

di MARIAELENA SENESE – La Uil Calabria desidera esprimere la propria profonda preoccupazione e delusione in merito alle recenti dichiarazioni del Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, che ha ammesso i significativi ritardi nella spesa dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati al Mezzogiorno.

Purtroppo, siamo stati facili profeti in questa materia. Non possiamo non sottolineare, infatti, che la Uil Calabria, insieme alla Uil Fpl Calabria, aveva già lanciato un allarme su questa problematica cruciale attraverso la presentazione di un report dettagliato sulla spesa del Pnrr in Calabria. Tale documento evidenziava, con dati concreti e analisi approfondite, le preoccupanti inefficienze e i ritardi nell’implementazione dei progetti finanziati dal Pnrr nella nostra regione.

È inaccettabile che, nonostante le numerose segnalazioni e l’urgente bisogno di interventi strutturali per rilanciare l’economia e migliorare le condizioni sociali del Mezzogiorno, il governo si trovi ancora ad affrontare tali ritardi. Questo rappresenta non solo un grave danno per la Calabria e per tutto il Sud Italia, ma anche un’occasione persa per sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per superare le conseguenze economiche e sociali della pandemia.

La Uil Calabria ribadisce la necessità di una gestione più efficiente e trasparente dei fondi del Pnrr, che devono essere utilizzati in modo tempestivo e mirato per realizzare interventi infrastrutturali, potenziare i servizi pubblici e promuovere lo sviluppo economico e occupazionale del nostro territorio.

Chiediamo al Ministro Fitto e all’intero governo, e lo stesso facciamo nei confronti della giunta regionale della Calabria per quanto di sua competenza, un impegno concreto e immediato per recuperare il tempo perso e garantire che i fondi del Pnrr siano effettivamente utilizzati per il bene del Mezzogiorno. La Calabria non può più aspettare: è ora che le promesse si traducano in azioni concrete e tangibili.

[Mariaelena Senese è segretaria generale Uil Calabria]

L’OPINIONE / Mimmo Tallini: Il Consiglio regionale ha prodotto poco in materia autonomia

di MIMMO TALLINI – Il problema non è discutere genericamente dell’autonomia differenziata, ma di come si entra nel merito di questa legge che in molti anche nel centrodestra hanno criticato, con in testa l’attuale presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso, che l’ha definita un “pasticciaccio” all’indomani della sua approvazione in Parlamento. E se dovessi giudicare dalla nota con cui i capigruppo della maggioranza hanno ritenuto di replicare al mio garbato invito alla riflessione, dovrei trarne la conclusione che il Consiglio Regionale della Calabria ben poco ha prodotto sulla materia, limitandosi a generici appelli al governo e a fumose iniziative.

Non voglio dire che il centrodestra, di cui continuo a fare parte sia pure senza alcun ruolo istituzionale, ha voluto affossare la discussione, ma sicuramente ha sbagliato nell’evitare il dibattito sulla richiesta di referendum abrogativo. Il mio è stato un consiglio non richiesto, e forse a qualcuno sgradito, ad un centrodestra che sta lasciando ad un fronte molto ampio il vessillo dell’unità d’Italia e della difesa degli interessi del Meridione.

Io vedo un collegamento molto stretto tra le recenti e brucianti sconfitte nelle Città di Vibo Valentia e Corigliano-Rossano e l’ambigua posizione del centrodestra su un tema ormai molto sentito dalla popolazione.

Senza contare che questa tattica del rinvio sta indebolendo a livello nazionale la credibilità della battaglia, sulla cui sincerità non dubito, che il presidente Occhiuto sta conducendo sia nei confronti del governo e sia all’interno del partito di Forza Italia per fare capire i rischi di questa legge.

Non credo di essere il solo a pensarla così nell’elettorato di centrodestra. Un numero così impressionante di firme in pochi giorni non può essere solo frutto della mobilitazione del “campo largo” e dei sindacati. Solo per fare un esempio, anche consiglieri comunali di Catanzaro che militano in Forza Italia e che hanno un largo seguito elettorale hanno firmato per il referendum, dicendo di anteporre gli interessi della Calabria a quelli di schieramento e di partito.

C’è una forte presa di posizione della Chiesa, sempre molto attenta ai problemi delle diseguaglianze e dei danni che la legge potrebbe produrre.

Ho rispetto per la proposta di investire le Università calabresi per un’analisi degli effetti della legge, ma voglio solo ricordare che questo lavoro è stato già fatto da istituti di ricerca di altissimo livello. Basterebbe ricordare la simulazione dello Svimez che ha ipotizzato nei prossimi anni uno svuotamento demografico del Meridione, con uno spostamento massiccio di popolazione dalle città del sud a quelle del nord.

E così numerosi altri studi che hanno evidenziato come l’autonomia differenziata produrrà danni irreversibili alla sanità e alla scuola.

Non ho le competenze giuridiche per prevedere se il referendum sarà ammesso o meno dalla Corte Costituzionale.

Io dico solo che mi sembrerebbe giusto dare la parola al popolo su una legge che avrà un impatto così diretto sulla vita di ogni cittadino.

Queste sono mie riflessioni che non hanno la pretesa di incidere o interferire nel lavoro del Consiglio Regionale che ha tutti gli strumenti per affrontare come meglio ritiene la materia, valutandone le conseguenze politiche e materiali. (mt)

[Mimmo Tallini è ex presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Pierpaolo Bombardieri: Con autonomia a repentaglio contrattazione nazionale

di PIERPAOLO BOMBARDIERI – Quando nell’esecutivo nazionale abbiamo discusso su come posizionarci rispetto all’autonomia differenziata non ci piaceva l’idea di finire in un grande calderone, perché teniamo alla nostra autonomia. Ma, allo stesso tempo, noi agiamo sempre ragionando nel merito delle questioni e le nostre persone non ci avrebbero mai perdonato di non aver fatto questa battaglia.

Abbiamo studiato il testo della riforma e i suoi possibili effetti. La realtà è che mettono in discussione le conquiste di tutti quelli che ci hanno preceduto. Con la possibilità per le Regioni di modificare trattamenti e condizioni di lavoro, nella sanità come nell’istruzione, viene messa a repentaglio la contrattazione nazionale che è sempre stata la pietra miliare delle nostre rivendicazioni per garantire tutele economiche e diritti a chi lavora.

Inoltre, sempre con l’autonomia differenziata, sarà più difficile arginare l’invadenza dei contratti pirata firmati da sindacati gialli e associazioni datoriali che non esistono. Specie nel commercio, organizzazioni e sindacati non rappresentativi potranno intervenire con gravi conseguenze per i diritti di lavoratrici e lavoratori.

Sui finanziamenti ai Lep, cioè i livelli essenziali di prestazione, ancora non è chiaro sotto quale asticella di prestazioni non sarà possibile scendere. Deciderà, tra ben due anni, una commissione di esperti, probabilmente amici del Governo. Senza contare poi che mentre a livello globale c’è una competizione economica senza esclusione di colpi, noi decidiamo di affidare alle Regioni le scelte cruciali sulle politiche energetiche. Quindi, non solo le scelte nazionali sono poco chiare, ma lasciamo alle Regioni il potere di decidere come affrontare la transizione climatica.

È ovvio che non potevamo restare in silenzio. È necessaria una mobilitazione nazionale per far capire alla persone che sono a rischio le conquiste di tanti anni di Sindacato. Non c’è nessuna impostazione, pregiudizio e demagogia. Cercheranno di dirci che è uno scontro politico e ideologico. Niente di tutto questo. Parliamo di fatti reali, di contratti, salari, sicurezza della vita delle persone che noi rappresentiamo.

Ecco perché siamo scesi in campo e con grande soddisfazione abbiamo raggiunto il primo risultato, perché su questa riforma si voterà! Ora dobbiamo continuare a far capire alle persone che è importante firmare, per poi iniziare la battaglia per far votare. Se si raggiungerà il quorum dipenderà da noi, da quanto siamo disponibili a impegnarci per informare e far capire che questa riforma divide il Paese, allarga la forbice delle disuguaglianze e crea cittadini di serie a e cittadini di serie b! (pb)

[Pierpaolo Bombardiere è segretario nazionale della Uil]

L’OPINIONE / Sergio Dragone: Il sì ad abrogare l’autonomia delegittimerebbe il Consiglio regionale

di SERGIO DRAGONE – Mentre scrivo questa nota, la richiesta di referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata (legge Calderoli) ha superato le 650.000 firme in appena dieci giorni e prima di Ferragosto arriverà vicina al milione. A settembre le firme potrebbero essere anche un milione e mezzo. E mentre tutto questo accade, con una mobilitazione popolare che nemmeno gli organizzatori si aspettavano, il Consiglio Regionale della Calabria ha deciso di rinviare a data da destinarsi il dibattito e quindi la decisione se chiedere, come già hanno fatto Campania, Puglia, Sardegna, Toscana ed Emilia Romagna, l’indizione del referendum.

La sensazione che se ne ricava è che il Consiglio Regionale della Calabria non abbia alcuna intenzione di contrastare la legge sull’autonomia, ma semplicemente attendere gli eventi. Non vale la pena di chiedere il referendum, tanto sarà respinto dalla Corte Costituzionale, così si sono giustificati alcuni esponenti della maggioranza. Altri hanno escogitato i più fantasiosi sistemi per prendere tempo: istituzione di un osservatorio sulla legge, richiesta alle Università di “studiare” la Calderoli, inutilità della richiesta perché il quorum delle firme è stato già raggiunto.

Mi ha molto colpito una frase del sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, che si era rivolto alla presidente della Prima Commissione-Affari Istituzionali di Palazzo Campanella, Luciana De Francesco, per chiedere di calendarizzare la discussione sulla Calderoli: «Il Consiglio Regionale della Calabria non volti le spalle al suo popolo».

È più o meno quello che è avvenuto. Il Consiglio Regionale della Calabria non ha avuto coraggio, nemmeno di dire si alla riforma voluta dalla Lega. Già quella sarebbe stata una posizione chiara, comprensibile, non condivisibile da tutti, ma quanto meno schietta e coraggiosa.

Si è scelta la strada dell’ambiguità, dell’eterna attesa che altri decidano al posto dei calabresi, magari nella speranza che la Corte Costituzionale bocci il referendum e dire: noi l’avevamo detto!

È stata, lo dico con rispetto delle posizioni di tutti, una scelta miope perché il Consiglio Regionale così si è scollegato dalla sua gente, da coloro – e non sono solo quelli di sinistra, i sindacati e la Chiesa – che intravedono enormi pericoli nell’applicazione della legge voluta dalla Lega.

Studi molto seri, compiuti anche da istituzioni prestigiose, hanno dimostrato che la Calderoli produrrà effetti devastanti nei sistemi della sanità e dell’istruzione, dove si registrerà una contrazione dei finanziamenti in ragione dell’elevata spesa storica. Ma c’è di più. L’effetto più drammatico, secondo Svimez, sarà la desertificazione del Sud e della Calabria, con un esodo molto significativo verso il nord e le grandi città metropolitane.

Ma che succederà se le cose prenderanno una piega diversa da quella auspicata dalla maggioranza di Palazzo Campanella? E se il referendum sarà ammesso, come affermano prestigiosi costituzionalisti? E se, in caso di voto, il si all’abrogazione – come ha profeticamente detto il presidente Roberto Occhiuto – vincerà con il 90% in Calabria? Sarebbe la delegittimazione del Consiglio Regionale, bocciato dalla sua gente. Lucio Battisti direbbe: lo scopriremo solo vivendo! (sd)

L’OPINIONE / Tonino Russo: Collegare la Calabria con Alta Velocità in tempi ragionevoli

di TONINO RUSSORibadiamo con forza l’esigenza improrogabile di collegare la Calabria con l’alta velocità ferroviaria in tempi ragionevoli. Solo così si giustifica il progetto del Ponte sullo Stretto. Chiediamo subito un confronto con Rfi, Regione e Anci per una rivisitazione complessiva del trasposto pubblico locale in Calabria con collegamenti veloci dal territorio periferico verso i capoluoghi e tra essi.

Ci sono troppe vertenzeaperte sul fronte del lavoro, vertenze che attendono risposte urgenti. Sulla vertenza Abramo Customer Care diamo merito al Presidente Occhiuto per aver messo nel piatto 15 milioni di euro per affidare all’azienda, attraverso Tim, una commessa per la digitalizzazione della PA. Servono, però, tempi certi, senza soluzione di continuità occupazionale per tutti i lavoratori. ⁠Sui Tis siamo fuori tempo massimo con i tirocini formativi: per evitare un autunno caldo serve contrattualizzare questi lavoratori, oltremodo formati con percorsi dignitosi e ben definiti.

Per quanto riguarda la sanità, nonostante i propositi annunciati e gli sforzi messi in campo, non vediamo segnali positivi su servizi, liste d’attesa e, in genere, su carenze e limitazioni nella fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza da parte dei cittadini. Manca l’operatività circa gli impegni che si assumono; soprattutto, manca il confronto a livello territoriale e con le federazioni che rappresentano quei lavoratori che, tra mille difficoltà, continuano a garantire un servizio». 

Sulla forestazione la Cisl valuta molto positivamente l’atteggiamento repressivo volto a scoraggiare i delinquenti senza scrupoli che distruggono il patrimonio boschivo, però serve anche altro: nuova manodopera per programmare e realizzare un imponente intervento di manutenzione e di messa in sicurezza del fragile territorio calabrese. Da questo punto di vista, continuiamo inspiegabilmente a segnare il passo. Sprechiamo risorse per ospitare, in strutture alberghiere calabresi, personale proveniente da fuori regione, personale che in caso di intervento deve cercare chi è del luogo perché lo accompagni nel penetrare l’impervio territorio calabrese.

Per la Zes unica serve fare chiarezza. Occorrono maggiori risorse per incoraggiare gli investimenti e indirizzare i benefici verso quelle aziende che garantiscono qualità occupazionale e rispetto delle norme contrattuali.

L’Unical, infine, si conferma un’eccellenza nella formazione e come calabresi ne siamo orgogliosi. Ha ottenuto il punteggio generale più alto in assoluto, confermando tra l’altro il primato per i servizi e classificandosi al primo posto anche per le borse di studio agli studenti. Questo significa puntare verso le nuove generazioni e la crescita della regione. (tr)

[Tonino Russo è segretario regionale di Cisl Calabria]

L’OPINIONE / Igor Colombo: Che fine ha fatto il piano per ridurre le liste d’attesa in Calabria?

di IGOR COLOMBO – L’ultimo rapporto diffuso dall’Istituto superiore della sanità registra una diminuzione della mortalità per il cancro, dati però in controtendenza al Sud dove, purtroppo, si continua a morire per tumore alla mammella ed al colon. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la qualità della nostra sanità, che include oltre alle strutture anche e soprattutto la prevenzione, non sempre garantita come ultimamente sta avvenendo all’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme dove tale pratica è sospesa da alcuni mesi per mancanza di personale, e le visite specialistiche con ancora liste di attesa che vanno alle calende greche. Essendo malato oncologico sono direttamente interessato a tutto ciò che ruota intorno al circuito sanitario e ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) ancora troppo bassi in Calabria.

Recentemente in Parlamento sono stati presentati tre emendamenti al Decreto liste di attesa al fine di superare le criticità connesse all’accessibilità e alla fruibilità delle prestazioni e garantire l’erogazione dei servizi entro tempi appropriati, in particolare nelle regioni sottoposte al Piano di rientro. Restando nell’attesa di ciò da noi per prenotare una visita specialistica, spesso urgente per pazienti oncologici, anche quelli interni e che si curano nel reparto, come il sottoscritto, ci sta attendere tempi lunghissimi ed anche quando l’impegnativa è segnata con codice di urgenza, la richiesta non viene soddisfatta in tempi celeri. Questo porta al malato la scelta obbligata, qualora ci sia la disponibilità economica del soggetto, a rivolgersi al privato che eroga il servizio con onorari salatissimi.

La salute è un diritto e non ha prezzo. Partendo dada questo assunto, da malato oncologico non posso fare altro che constatare una grave inadempienza della Regione Calabria in merito alla Legge 124 del 1998 che sancisce il diritto di accesso equo e tempestivo ai servizi sanitari. Non è accettabile quanto ancora succede in Calabria da che ne dica il governo Meloni ed il governatore Occhiuto, nessuna lista di attesa viene abbattuta. Oramai nel 2024 un paziente ha diritto a ricevere la prestazione sanitaria richiesta oltre che in tempi brevissimi e compatibili con la richiesta di urgenza, anche nella struttura sanitaria più vicina. Oggi tutto ciò non avviene e questo dato inoppugnabile rappresenta una grave ingiustizia per i malati oltre a comportare dei seri rischi per la salute degli stessi.

Che fine ha fatto il piano del ministro della Salute Orazio Schillaci, lanciato in pompa magna per ridurre le liste di attesa in Calabria? Lo stesso proprio due giorni fa ha richiesto nuovi fondi per far fronte a questa che ormai è diventata una emergenza, quindi significa che siamo ancora bel lontani dalla risoluzione di questa annosa problematica.

Da cittadino ma soprattutto da malato oncologico calabrese, esigo che la Regione Calabria si faccia carico attraverso il commissario ad acta nei tavoli di discussione e presso il ministero di avere il prima possibile tutte quelle misure necessarie per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Chiedo altresì che la stessa Regione garantisca l’applicazione della legge 124/98.

Se nei prossimi mesi persisterà tale situazione, mi riserverò di presentare apposite denunce agli organi competenti ed arriverò ad attuare nella mia città di Lamezia Terme forme eclatanti di protesta. Il diritto alla salute va garantito e rispettato, e che questo mio appello arrivo chiaro e forte al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro Schillaci ed al Governatore Roberto Occhiuto. (ic)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Regione si affianchi alle altre che hanno deliberato contro autonomia

di GIUSY IEMMA – La posizione che l’Amministrazione comunale di Catanzaro esprime sull’autonomia differenziata è di piena ed insindacabile contrarietà ed è stata confermata anche dalla mia presenza alla seduta di Commissione del Consiglio regionale della Calabria, a Reggio Calabria, convocata per discutere della proposta per l’indizione del referendum abrogativo contro la legge Calderoli.

Nel portare avanti l’istanza fatta propria anche dal Partito Democratico, ribadisco che è fondamentale garantire ai cittadini la possibilità di esprimere la propria volontà rispetto a quella che ritengo una legge scellerata che non solo spacca l’Italia in due, ma mina la coesione sociale, il principio di solidarietà, i valori costituzionali dell’uguaglianza e delle pari opportunità.

Ci aspettiamo che la Regione Calabria si affianchi ad altre Regioni che, in merito al referendum abrogativo, hanno già deliberato la propria volontà. Da questa seduta della Prima Commissione non sono pervenuti segnali rassicuranti da una maggioranza che continua a rimandare la questione. Se non arriveranno risposte, in tal senso, da chi ha la responsabilità di assumere decisioni, allora non si potrà che prendere atto di un atteggiamento politico che rischia di compromettere in maniera irreversibile la tenuta della democrazia e della partecipazione.

Insieme a tanti altri sindaci e amministratori calabresi, continueremo a tenere alta l’attenzione su questo punto, auspicando che dai vertici politici della Regione Calabria arrivino determinazioni concrete e fattive, al di là delle dichiarazioni di rito e dei temporeggiamenti.

È una battaglia per il futuro del Sud e per i diritti sociali di tutti i calabresi che l’autonomia differenziata rischia di penalizzare seriamente acuendo, ancor di più, le ataviche distanze rispetto al resto del Paese. (gi)

[Giusy Iemma è vicesindaca di Catanzaro]

L’OPINIONE / Giovan Battista Perciaccante: Positivo l’avvio di percorso virtuoso per la Città Unica

di GIOVAN BATTISTA PERCIACCANTE – Il pronunciamento del Consiglio Regionale della Calabria, intervenuto nel tardo pomeriggio di ieri, restituisce un percorso virtuoso all’ipotesi dell’istituzione della città unica tra Cosenza, Rende e Castrolibero. Lo svolgimento del previsto referendum ed il lasso di tempo destinato ad intercorrere prima della ridefinizione dei confini della nuova realtà urbana saranno utili tanto verso un attivo coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali, quanto per mettere a punto un progetto articolato ben supportato da studi ed analisi ma soprattutto da una visione illuminata e lungimirante.

Le città sono sempre più complesse da governare e le politiche urbane, sociali ed economiche che le Amministrazioni locali devono mettere in atto, necessitano di azioni articolate e specializzate che siano condivise e misurabili negli effetti rispetto agli obiettivi prefissati. Allo stato dei fatti, il livello di coordinamento e di cooperazione degli attori istituzionali, nell’area urbana di riferimento, risulta ancora insufficiente. Mancano momenti di confronto sistematico tesi a rafforzare la cooperazione istituzionale al fine di promuovere, ad esempio, una maggiore integrazione degli investimenti pubblici in infrastrutture, per evitare duplicazioni e polverizzazione degli interventi, mirando a sostenere la creazione di economie di scala e di scopo attraverso la comune realizzazione e gestione delle opere.  

 Accanto alle tradizionali domande di regolazione dell’uso del suolo, di manutenzione edilizia e di produzione e gestione dei servizi le Amministrazioni locali sono chiamate ad intervenire per rispondere a esigenze stringenti che riguardano lo sviluppo imprenditoriale e occupazionale locale, la riconversione e riutilizzazione dei quartieri che nel tempo hanno perso la loro funzione originaria, la qualità urbana intesa come qualità ambientale, dei servizi e dei tempi di organizzazione e fruizione degli spazi. La vita sociale e i flussi dei residenti, infatti, si svolgono da tempo su scala sovracomunale, che è diventata di conseguenza la dimensione di riferimento per governare in modo adeguato i problemi legati alla qualità della vita e del benessere collettivo. 

Mobilità, acqua, qualità dell’aria, servizi ricreativi e culturali, trasporto pubblico locale, servizi socio-sanitari, scuola, energia, rifiuti urbani e l’insieme dei servizi a rete sono problemi che domandano politiche e interventi d’area vasta. Indispensabili per cercare di conseguire economie di scala, per evitare asimmetrie, duplicazioni e sprechi, per integrare e ottimizzare la gestione delle filiere dei servizi, per fare ricorso alle migliori competenze tecniche.

La portata delle scelte da compiere ha valenza tale da non poter rimanere confinata nel solo ambito del pur legittimo confronto tra i livelli delle istituzioni regionali e comunali. La sfida è tale che nessuno può permettersi il lusso di commettere errori, seppur in buona fede, a causa della fin troppo diffusa pratica dell’autoreferenzialità.

Quello che serve è un confronto a più voci tra esperienze e competenze diverse utile a far emergere convergenze e consapevolezza rispetto all’utilità della scala sovra-comunale nella misura in cui questa è in grado di rappresentare un nuovo spazio di impegno ed elaborazione politica e culturale, attorno a cui aggregare interessi e attenzioni diffuse per costruire nuove visioni e progettualità di futuri sostenibili ed attrattivi per le nuove generazioni. (gbp)

[Giovan Battista Perciaccante è presidente di Confindustria Cosenza]

L’OPINIONE / Antonio Pomillo: Trasformare l’identità in reddito e ricchezza, la vera sfida dell’entroterra

di ANTONIO POMILLO – La grande e vera sfida ed al tempo stesso la più interessante prospettiva di sviluppo delle aree interne della nostra regione, in particolare di quelle che possono dirsi orgogliose di ereditare, custodire e promuovere lo straordinario patrimonio delle minoranze linguistiche riconosciute e tutelate dalla nostra Costituzione, è legata a doppio filo alla capacità di trasformare l’identità dei territori in reddito e bellezza.

Con questa visione e su questa direzione che riteniamo strategiche e che traducono gli obiettivi e le ambizioni della stessa Regione Calabria, il ruolo di noi rappresentanti istituzionali locali deve essere quello di elevare progressivamente, insieme alla qualità dei servizi per le comunità residenti ed ospitanti, anche la parallela qualità della proposta culturale e turistico-esperienziale, selezionando con attenzione i propri contenuti distintivi, costruendo con sguardo globale una destinazione attrattiva e competitiva, aprendosi ai territori, promuovendo ogni utile relazione e confronto nazionale ed internazionale, comparando ed ispirandosi alle migliori esperienze di governo locale.

L’idea del gemellaggio con la città albanese di Berat ha avuto origine lo scorso anno su imput e grazie all’attenzione, alla sensibilità ed all’impegno del Primo Ministro Edi Rama in occasione della sua visita istituzionale a Vaccarizzo Albanese e della cerimonia di riconoscimento della cittadinanza onoraria della nostra comunità. È partito da lì un percorso virtuoso che si è rafforzato progressivamente con il coinvolgimento delle nostre rispettive comunità e con i diversi incontri e scambi intercorsi che hanno portato alla giornata odierna, storica per le nostre due terre.

Il cammino che oggi ci proponiamo di consolidare insieme si basa su queste premesse importanti che siamo chiamati a confermare, costruendo insieme una parte del futuro delle nostre comunità che allo stesso modo sono state e restano co-protagoniste del mosaico identitario europeo.

La definizione di gemellaggio che di più ci piace è quella che sottende, da parte dei due gemellanti, la condivisione di un medesimo destino pur preservando le proprie diversità, con la volontà di conoscersi meglio e di riscoprire le comuni radici. Condividiamo un forte senso delle rispettive identità storiche e culturali e delle nostre tradizioni.

Promuovendo questo gemellaggio, i nostri due comuni esprimono la speranza di far incontrare le nostre realtà in ogni loro aspetto. Ciò che ci ha portato a stimarci ed a considerarci amici non è solo la comune origine, la lingua e le tradizioni, ma anche il sentire comune rispetto a valori quali la responsabilità, il rispetto, la pace e la tolleranza. Questi sono i valori su cui svilupperemo le nostre azioni future

Mantenere legami permanenti tra i comuni di Vaccarizzo Albanese e Berat per promuovere il dialogo, per scambiare esperienze e per eseguire tutte le attività congiunte che possono favorire un miglioramento reciproco in tutti i campi che rientrano nelle rispettive competenze; incoraggiare e sostenere gli scambi tra i concittadini, per garantire, con una migliore comprensione reciproca ed una cooperazione efficiente; agire secondo le regole dell’ospitalità, rispettando le diversità, in un’atmosfera di fiducia e con spirito di solidarietà; garantire a tutti i popoli la possibilità di partecipare agli scambi tra le nostre due comunità senza discriminazione di qualsiasi forma.

Siamo convinti che nel patrimonio identitario distintivo ereditato nei nostri territori e dalle nostre comunità risiedano la forza e la bellezza del nostro avvenire, della nostra collaborazione e del nostro sviluppo comune. (ap)