L’OPINIONE / Giovanni Giordano: Calabria e Bronzi tra futili litigi e occasioni mancate

di GIOVANNI GIORDANO – Poveri noi! Anche la sfiga di assistere pubblicamente alla lite tra la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Regione Calabria per i festeggiamenti dei 50 anni dal ritrovamento dei Bronzi di Riace.

Li avessero ritrovati da un’altra parte del mondo, e non in Calabria, sarebbero diventati subito un attrattore universale formidabile. Invece noi, incoronati perfino dal New York Times come una delle mete più ambite al mondo per ricchezze naturali, paesaggistiche, culturali e per il gustosissimo cibo, ci permettiamo di cadere in puerili liti da cortile. E non importa il riappacificarsi subito dopo, restano comunque tali.

E allora basta! Basta alle troppe incurie, inefficienze, incompetenze e nefandezze di ogni genere. Lo urliamo a squarciagola. I dati ci condannano ad essere l‘ultima regione d’Europa. Si salva solo ciò che il buon Dio ci ha donato, e nonostante ciò, ci prendiamo anche la briga di dividerci.

È giunta l’ora di invertire la rotta poiché abbiamo raggiunto il limite da tempo e non si intravede nulla di buono all’orizzonte. La gente è stanca, le aziende ancora di più. Le divisioni non giovano a nessuno se non ad un Nord Italia che se la ride ancora una volta sulla stupidità dei meridionali che potrebbero avere tutto e invece si riconfermano vittima e carnefice di se stessi. Autolesionisti fino la fine.

Conosciamo tutti la storia del pastore che pregava affinché al vicino morisse una pecora per poterne avere lui una in più, anziché preoccuparsi di fare in modo di poterne lui ottenere una in più.

I calabresi, sotto il segno di subculture e di classi dirigenti incapaci, si ritrovano piegati su se stessi e rassegnati ad un triste destino. Dunque la Calabria turistica non decolla e mal riesce a competere con le aree forti, turisticamente più attrezzate, perché ancora carente in infrastrutture, con inadeguati mezzi di trasporto e dal decoro urbano ridotto ai minimi termini. Per non parlare di servizi inefficienti. A questo si aggiungono: un patrimonio boschivo dato alle fiamme, un mare violentato da liquami di depuratori mal funzionanti e da scarichi abusivi.

Basteranno adunate e convegni vari del mondo turistico per posizionare la Calabria ai livelli che merita? Basteranno nuovi brand e slogan ad effetto a ridare nuovo slancio alla nostra regione?

 Ci vorremmo credere, ma riteniamo che la strada da fare sia ancora tanta e noi del mondo associativo turistico non vogliamo stare a guardare e attendiamo, certamente non silenti, il dichiarato coinvolgimento da parte delle istituzioni affinché il percorso tracciato dalla politica non sia l’ennesimo spot elettorale, bensì un cammino duraturo che cambi le sorti dei calabresi.

 In questo processo il ruolo delle Associazioni, alla continua ricerca di strumenti e buone pratiche che possano aiutare la Calabria a risalire dal fondo, sarà determinante. Lo stesso fondo in cui continua ad essere ancorata e, anche se portati in superficie 50 anni fa, perfino i Bronzi di Riace vi continuano a restare.

Almeno, con la scusa del cinquantenario dal loro ritrovamento, godono di questa momentanea apparizione destinata, purtroppo, a durare quanto un amore stagionale che promette mari e monti per poi naufragare a settembre, quando la routine delle istituzioni tornerà a riassorbirle tra le mura dei palazzi austeri e le poltrone di velluto rosso. (gg)

[Giovanni Giordano è imprenditore Turistico, Presidente Confapi Turismo Calabria e Delegato Regionale MAAVI (Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane)]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Perché la Calabria deve essere amata

di EMILIO ERRIGO – Da più parti mi chiedono garbatamente, quale siano le vere motivazioni che mi inducono a scrivere sempre bene della Terra mia: “la Calabria”!

Ora cerco per quel che posso e come posso fare, di tentare di condividere con quanti hanno la fortuna e l’intelligenza di leggere il quotidiano e i numerosi speciali di Calabria.Live, le verissime motivazioni.

In primis, mi viene in mente il mio luogo di nascita anagrafica, città capoluogo di Reggio Calabria, poi perché ho dovuto lasciare giovanissimo la mia amata Calabria, per adempiere al periodo del servizio di leva obbligatoria, per me, arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza, il primo ottobre del 1977.

Fino alla maggiore età ho vissuto, giocato e mi sono pure divertito tanto, in giro per mari e monti della Calabria, da un comune all’altro, in movimento continuo, per via della mia passione, il canto e i balli di Calabria. Quindi ho indossato con gioia,  pure i tradizionali vestiti folcloristici  Calabri-Grecanici, rappresentativi della storia ultra millenaria della Magna Grecia.

Mi ha affascinato talmente tanto il servizio militare nelle Fiamme Gialle, che ho presentato domanda di essere raffermato oltre i tre anni di ferma obbligatoria. Sono alla soglia del quarantacinquesimo compleanno vissuti con anima e il Corpo della Guardia di Finanza. Quante esperienze e rischi operativi, senza fine mai!

Ho da sempre nutrito un’attrazione controllata, verso il mondo della narrativa verista e naturalista, Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Gaetano Cingari, Saverio Strati, Domenico Ficarra, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Èmile Zolà, i miei scrittori preferiti, non meno importanti di tanti altri  scrittori del vero, calabresi, siciliani, italiani e stranieri.

Lo studio del diritto, dell’economia e della giurisprudenza, sono stati la mia seconda attività intellettuale, tanto che dopo il conseguimento delle due lauree la prima, in giurisprudenza e la seconda, in economia e commercio, a cui ho aggiunto due master di II livello, specialistici in Homeland Security e poi in Sicurezza e Cooperazione Internazionale, ho insegnato quasi tutti i diritti e materie economiche-tributarie, negli Istituti di Istruzione della Guardia di Finanza,  e da circa 4 anni in Università della Tuscia, dove sono titolare di due materie: “diritto internazionale e del mare” e di “management delle attività portuali”.

Non ho mai dimenticato le mie origini territoriali  e famigliari, di cui ne vado fiero e sono orgogliosissimo all’infinito.

La lettura di due storici libri-verità del grande giornalista-scrittore della Calabria, ora editore, Santo Strati, Buio a Reggio e La Calabria nel Cuore, mi hanno creato i giusti presupposti emotivi, per chiedere al caro vero amico della Calabria e dei calabresi, il sopra citato Santo Strati, di essere accolto tra coloro che vogliono contribuire a rendere onore alla verità, rappresentando la Calabria così com’è, con l’aggiunta di qualche nota di colore e profumi, tutti a base di bergamotto, gelsomino, zagare di agrumi e fiori di Calabria.

Credetemi che ho letto e studiato tanto, al punto tale che devo ogni anno sostituire i miei occhiali da lettura.
“La Calabria quanto la amo”! Non saprei farne a meno, non riuscirei a respirare senza i profumi intensi della mia terra lontana, che per tenermela dentro il cuore, le scrivo lettere d’amore e di profondo rispetto.

Andate a leggere su Calabria.Live alcune delle mie lettere d’amore, altre le troverete navigando sul web. Mi sono convinto che la Calabria deve essere amata, per tante ragioni conosciute o meno, per tutte le sofferenze e privazioni che dovuto subire e accettare, il Suo Popolo.

La Calabria deve essere amata, perché se lo merita, per tutti quei calabresi, dico ancora, con la C maiuscola, che l’hanno onorata, rappresentata nel mondo del sapere e della cultura, in tutto il pianeta terra, in Italia e all’estero.

Io per quel che ho potuto è così come mi è stato possibile, ho contribuito, sia pur in minima parte, a rafforzare l’immagine e il prestigio della Calabria, senza nulla pretendere o chiedere ad alcuno.
Amo la Calabria e la continuerò ad amare, con tutto il cuore, fin che il buon Dio lo vorrà! (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale in aus della Guardia di Finanza].

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: 1209 giovani agricoltori calabresi traditi dalla Regione

di PIETRO MOLINARO – Dal 15 gennaio 2019, 1209 Giovani che hanno presentato la domanda per ottenere la agevolazioni del PSR per avviare un’impresa agricola, attendono la graduatoria del bando.

Tre anni e mezzo di attesa vana, di speranze tradite, per colpa della burocrazia regionale che non riesce a completare l’istruttoria delle domande ed a pubblicare la graduatoria.  L’intervento della Giunta Occhiuto non è più rinviabile per dare una risposta ai 1209 Giovani ancora in attesa.
Tutto inizia il 31 luglio 2018, quando il Dipartimento Regionale Agricoltura pubblicava il bando per i Giovani calabresi che volevano insediarsi in Agricoltura, impegnando sul PSR 2014-2020, 55milioni di euro.
Al 15 gennaio 2019, data ultima per inviare le domande di aiuto, ne arrivarono n.1209, un patrimonio inestimabile per la Calabria, una terra da cui i Giovani, troppo spesso, scappano in cerca di futuro.
Nell’ultimo Comitato di Sorveglianza del 21-22 giugno u. s. il Dipartimento Agricoltura dopo tre anni e mezzo (1278 giorni ), non si è vergognato di continuare a classificare questo bando “in istruttoria”. Significa che, anche se oggi la squadra di tecnici regionali l’avesse completata avrebbe istruito una pratica al giorno.
Ritengo che questo semplice calcolo in una Regione normale avrebbe determinato la rimozione dei responsabili e la presa d’atto del fallimento di una programmazione che “ solo a chiacchiere” afferma di dare priorità ai Giovani Agricoltori.
Davanti ai nostri occhi c’è un risultato da Guinness dei primati! Difficile fare di peggio! Ma al momento il Dipartimento risulta impegnato a battere se stesso perché della conclusione dell’istruttoria nemmeno se ne parla! Forse i burocrati regionali sognano di andare in pensione, lasciando il bando in istruttoria?! Non gli può essere consentito!
La Giunta Occhiuto, per il doveroso rispetto che la Regione Calabria deve avere nei confronti dei suoi Giovani, non può più tollerare che si continui all’infinito.
Non ha senso continuare con Convegni, Comunicati Stampa, Tavoli Tecnici e milioni di euro in Assistenza Tecnica se la Giunta Occhiuto non ha il coraggio di dire la verità ai 1209 Giovani, per molti possiamo dire ex-Giovani, e conseguentemente liberare la burocrazia del Dipartimento Agricoltura da chi si è macchiato di un grave “delitto” sulla pelle dei Giovani e dell’Agricoltura Calabrese. (pm)

L’OPINIONE / Francesco Cannizzaro: Reggio, rialzati e combatti

di FRANCESCO CANNIZZAROPer ogni reggino che si dica tale, in questi giorni il pensiero non può che andare ai moti. Il 1970 ha segnato una delle pagine più brutte della storia di Reggio, è vero. Ma al contempo rappresenta, oggi come allora, anche la pagina più alta di orgoglio popolare reggino.

È lì che abbiamo visto sprigionato in tutta la sua forza e passione lo spirito identitario di e verso questa Città. Spirito che col passare degli anni è andato affievolendosi sempre più… ciò nonostante, non credo affatto che sia morto e sepolto. È sopito. Lo intravedo nelle idee e nelle azioni di qualcuno, non di molti a dire il vero. Ma c’è. E va risvegliato!

Complice di questo torpore misto a rassegnazione c’è sicuramente una gestione inetta e a tinte fosche dell’Amministrazione comunale, irreparabilmente colpevole. Reggio oggi si presenta distrutta, nella mente e nel corpo, dopo 8 anni di regime sinistroide (di cui 6 affiancati dal Governatore comunista “nemico di Reggio”), preceduti da un commissariamento altrettanto distruttivo, voluto anch’esso dalla Sinistra.

Quelli che governano oggi sono coloro che 10 anni fa festeggiarono il commissariamento di Reggio, portandola sul precipizio. Quella fu chiaramente una “sentenza politica”, nel momento forse di massima popolarità nazionale raggiunta da Reggio, perché erano stati centrati obiettivi importanti dalla governance di allora del CentroDestra. Tra questi il riconoscimento dello status di Città metropolitana, oggi in mano a surrogati di già improvvisati politici.

CentroDestra che ha dovuto ricostruirsi ripartendo dalle macerie, annientato da giochi di potere di cui oggi i reggini vedono i risultati e si spiegano tante cose. Ricostruzione che non è ancora terminata, sta avvenendo a suon di battaglie e diverse vittorie, molte delle quali ottenute persino dall’Opposizione. Mi riferisco, per esempio, all’Hospice Via delle stelle, salvato dal fallimento e per la prima volta accreditato con la Regione Calabria, a fronte del totale disinteresse dell’Amministrazione comunale e regionale targata PD; mi riferisco al G.O.M., eccellenza tutta reggina entrata a pieno titolo e da protagonista nella rivoluzione della Sanità regionale avviata dal Presidente Roberto Occhiuto; mi riferisco al Porto, fermo a piani di decenni e decenni fa, ma adesso coinvolto in un grande progetto di rinnovamento e totale stravolgimento con il Sistema portuale dello Stretto grazie anche ad un emendamento mirato promosso in Parlamento, da 15 milioni di euro; mi riferisco pure all’Aeroporto dello Stretto, destinatario per la prima volta di una mole di risorse economiche invidiabile (25+2 milioni di euro).

Il ‘Tito Minniti’ merita qualche parola in più, in quanto mio pallino e principale cruccio, spesso bersaglio di facili ironie di leoni da tastiera e da telecamera. A Roma 2 anni fa, sfruttando l’occasione del lockdown, stavano per abbassare la saracinesca del nostro aeroporto, gli enti di competenza stavano per decretarlo “non operativo”, nella totale impotenza delle autorità locali. Lo abbiamo impedito e abbiamo ideato nel frattempo un grande progetto di cui forse non si è capita ancora la portata. Vorrei ricordare, a me in primis, che in questo frangente storico si sono susseguiti la morte del Presidente Jole Santelli, 2 elezioni regionali in 1 anno e mezzo, il Covid con 2 anni di lockdown, la crisi di Alitalia ed il subentro di ITA, il turbolento cambio degli assetti societari in Sacal. 

E allora, proprio oggi che la sfiducia dei reggini sull’argomento è massima, vorrei rilanciare con forza quanto già asserito nel recente passato, sentendomi dare del visionario: abbattimento delle limitazioni, ammodernamento dell’aerostazione, piano integrato di collegamenti con i porti di Reggio e di Messina, reinserimento del personale ex Alitalia, coinvolgimento di compagnie lowcost: saranno questi gli step che si concretizzeranno, grazie anche al nuovo corso politico regionale. 

Fiducia e pazienza. E orgoglio pure. Chiedo solo questo ai reggini. Non solo per l’Aeroporto. La Città è sull’orlo del baratro, però ancora non è perduta. C’è bisogno di un moto d’orgoglio, come quello che ebbero i nostri padri e nonni nel ‘70. Non nelle modalità ovviamente, ma nei cuori, nelle idee e nelle azioni.

Mi piacerebbe che tornassimo tutti combattivi come allora, come si presentano i Bronzi di Riace, nostro simbolo per eccellenza nel mondo, che finalmente iniziano ad essere conosciuti bene, lanciati sui palcoscenici internazionali. 

Reggio, rialzati e combatti. Finché c’è volontà di combattere, c’è possibilità di vincere. (fc)

L’OPINIONE / Rubens Curia: La drammatica sofferenza dei presidi ospedalieri

di RUBENS CURIA – Assistiamo, in questi giorni, ad una drammatica sofferenza dei nostri Presidi Ospedalieri prodotta, tra l’altro, da una drammatica carenza di personale: Rianimazione e Pronto Soccorso dell’Ospedale di Polistena, Pediatria di Castrovillari, Pronto Soccorso dell’Annunziata, i più fragorosi, ma possiamo scrivere della forte carenza degli operatori sanitari nei Dipartimenti di salute mentale o nei Consultori Familiari o nelle Neuropsichiatrie Infantili Territoriali o nei Dipartimenti di Prevenzione e potrei continuare.

Eppure 5000 calabresi, rappresentanti delle Istituzioni (121 sindaci), oltre 100 Associazioni, tra cui Comunità Competente, avevano sottoscritto una “Lettera aperta” intitolata Le nostre proposte necessarie e realizzabili, inviata al Ministro Speranza, alla Presidente della Giunta Regionale e al Commissario ad Acta.

La lettera venne illustrata in una conferenza stampa tenuta a Lamezia il 22 maggio 2020, in quella occasione ricordammo che il Tavolo Adduce aveva redarguito la Regione perché in alcune Aziende Sanitarie non erano stati espletati i concorsi autorizzati!

Al punto 4 delle nostre proposte si chiedeva la “Rideterminazione dei Piani del fabbisogno del personale delle Aziende Sanitarie”, infatti scrivevamo che l’articolo 3 del Decreto Legge 14 del marzo 2020 prevede ” alla luce dei nuovi bisogni assistenziali che la Pandemia ha fatto emergere, una riscrittura dei”Piani del fabbisogno, terminavamo affermando «non cogliere questa opportunità che il Governo offre anche alla Calabria sarebbe imperdonabile» (sic!). Purtroppo il Commissario rimase immobile!

Tutto questo in una Regione dove 98.000 famiglie non possono garantirsi alcune cure mediche perché indigenti! Abbiamo in Calabria una aspettativa di vita in buona salute fino a 52 anni contro la provincia autonoma di Bolzano che raggiunge i 69 anni!

Siamo la Regione con il maggior numero di pazienti che si recano presso i Dipartimenti di salute mentale e che ha la più alta percentuale di residenti con due patologie croniche! Da molto tempo diciamo che è necessaria una visione dell’organizzazione della sanità che “riduca la frammentazione delle cure”, in special modo nei pazienti cronici, costruendo una “rete funzionale integrata tra Cure Domiciliari/ Strutture Sanitarie Territoriali Intermedie/Ospedali.

Non siamo stati ascoltati negli anni passati, quasi fossimo dei fastidiosi grilli parlanti, quando, tra l’altro, denunciavamo (Corriere della Calabria del 27 luglio 2021) che in Veneto il 26 luglio il Presidente Zaia riapriva il Punto nascita di Asiago dichiarando: «Che se avessimo seguito le direttive nazionali che prevedono la chiusura dei Punti nascita con meno di 500 parti/anno oggi non saremmo a questa inaugurazione» (Corriere della sera del 27 luglio 2021).

Ho apprezzato Zaia che ha anteposto il diritto a far nascere i bambini in montagna rispetto alle circolari ministeriali.
Adesso è necessario garantire il diritto alla tutela della salute dei calabresi scardinando quella visione economicista che il Ministero dell’Economia ha imposto alla Calabria, ma è fondamentale che la Regione, finalmente, si faccia approvare il “Programma Operativo” che ci consenta di utilizzare il Fondo di solidarietà e gli ulteriori finanziamenti per l’assunzione del personale.

Apriamo una nuova stagione dove sia favorito l’ascolto e il protagonismo delle Associazioni, dei Sindaci e dei Sindacati mettendo da parte quell’autoreferenzialità che ha fatto molto male alla sanità calabrese. (rc)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Per gli incendi più prevenzione e meno canadair

di PIETRO MOLINARO – La Calabria è la Regione più ricca di foreste del Mediterraneo con un patrimonio di circa 671mila ettari che coprono il 44% del territorio. Un vero “capitale” naturalistico, ambientale ed economico a rischio abbandono.

Il 65% è di proprietà privata, penalizzata da una regolamentazione regionale non adeguata ed un eccesso di burocrazia che ha ridotto la Gestione Forestale e azzerato i risultati economici. Sempre di più i boschi si trasformano in giungle ingovernabili sotto attacco continuo dei piromani e subiscono, per gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, una difficile attività di prevenzione dal rischio incendi.
Negli ultimi anni con numeri particolarmente inquietanti, abbiamo scalato la classifica tra le Regioni con più incendi, avendo abbandonato l’attività di prevenzione. Selvicoltura e pulizia del sottobosco, insieme riducono del 90% la possibilità che il bosco possa essere attaccato da incendi.
Tanti i soldi pubblici spesi per l’attività di spegnimento e zero risorse per la lotta attiva che passa dal recupero delle comunità rurali e montane, aiutando gli Agricoltori nella manutenzione con la dotazione delle macchine agricole e la formazione delle persone.
Anche La legge 155/2021 prevede di utilizzare le risorse del PNRR per investire sulle risorse umane . L’auspicio è che in Calabria vedremo meno Canadair in azione.
Una corretta pianificazione del territorio Forestale è la priorità per non continuare a bruciare una montagna di soldi in emergenza nello spegnimento e successiva ricostruzione. I proprietari privati  sono amici del Patrimonio Forestale. (pm)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria non si lascerà rubare la speranza

di EMILIO ERRIGO – La Calabria e i Calabresi non si lasceranno rubare la speranza in un futuro migliore sotto ogni aspetto considerabile.
Troppe promesse da destra, centro e manca (sinistra), senza poi vedere edificare e completare, infrastrutture, stabilimenti di produzione  o  opere finanziate, cantierate e iniziate da molti anni.
Credo che non sia un buon segno di speranza per i cittadini in attesa del promesso cambiamento politico e sociale.
I Calabresi quelli con la “solita C maiuscola”, mentre credono molto in questo Governo della Regione Calabria,  di contro, sono diffidenti nei confronti dei tanti rappresentanti di partiti e movimenti politici nazionali.
Non credono che c’è veramente la giusta determinazione nel gestire il promesso cambiamento e voglia di supportare le azioni amministrative conseguenti sul territorio della Calabria.
Credono nella buona e sana amministrazione del Presidente della Regione On. Roberto Occhiuto, in alcuni referenti regionali di partito e movimenti in Calabria, sia che siano Segretari o Commissari, sia di orientamento politico di destra, sinistra e centro.
Desiderano vedere concretamente una maggiore cooperazione politica personale  a somma positiva pro Calabria, senza pensare più di tanto al colore della maglietta dell’avversario politico.
Se la mobilità da e per la Regione Calabria, allo stato  non raggiunge i livelli e gli standard c.d. ottimali, previsti dall’Unione Europea, per le Regioni interessate dalla Rete Trans Europea TEN -T, tutti i politici, gli ordini professionali e le categorie maggiormente rappresentative, compresi i sindacati , devono cooperare  in Calabria, per raggiungere l’obiettivo mobilità regionale, in aderenza ai parametri fissati dalla politica dei trasporti Intermodali sostenibili indicati dalla Commissione, dal Parlamento e Consiglio dell’U.E..
Chi vuole o afferma pubblicamente di volere e desiderare, il bene della Calabria, deve impegnarsi a cooperare a tale fine.
La Calabria da Cosenza a Reggio Calabria, ha tanto, tanto  bisogno di cooperazione politica, non solo di collaborazione politico  istituzionale.
Se occorre adeguare gli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, agli standard internazionali di sicurezza del volo , con Terminal arrivi e partenze di ultima tecnologia, a misura di turismo internazionale,  a chi si aspetta per attivare le procedure previste?
Non è bello rassegnarsi o lasciarsi dominare dalla assuefazione, in quanto sono atteggiamenti e comportamenti, che generano pericolose emulazioni o reazioni incontrollate.
La Calabria mi dicono e io ci credo che sia così, non vuole farsi rubare la speranza in un futuro migliore per tutti, nessuno escluso! (er)
[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza, docente universitario titolare di cattedra e consigliere giuridico economico finanziario internazionale]

L’OPINIONE / Pasquale Amato: Reggio vittima di emarginazione nella presentazione del 50° dei Bronzi

di PASQUALE AMATO – Come si sarebbero potuti presentare a Reggio se Reggio è stata ancora una volta la vittima di questa ennesima azione di emarginazione?

Le Dichiarazioni di Occhiuto e della Princi hanno confermato la mia tesi sulle ragioni vere della sua organizzazione a Roma e non a Reggio Calabria. Per la Regione Straniera i Bronzi dovrebbero servire soltanto per propagandare le altre Calabrie. Neanche un’immagine di Reggio, di Scilla, dello Stretto. Neanche un’immagine della loro casa – lo splendido Museo della Magna Grecia -, della Sala Archeologica più importante del mondo, dove al loro fianco sono i Bronzi di Porticello. Assieme ad essi sono 4 sugli 8 tra i capolavori nel mondo dell’arte ellenica del v secolo A.C.

Insomma, la storia della Regione Straniera contro Reggio si è confermata. Quando una cosa bella è di Reggio è della Calabria. Quando è degli altri è degli altri. E come si arriverà a Reggio per visitare i Bronzi, il loro splendido Museo e la Città più antica, grande, bella e ricca di tesori della Regione? Niente Treni Speciali né Voli Aerei Speciali. Ci penserà Occhiuto con il suo “manager migliore d’Italia” che ancora sta studiando come rilanciare l’Aeroporto dello Stretto mentre il Cinquantenario passerà?

Chiudo con un’annotazione: la Città Metropolitana ha avviato la procedura per il riconoscimento dei Bronzi come Patrimonio dell’Unesco. Perché la Regione non ha detto una parola a favore di questa proposta? E perché il Ministro Franceschini – pur avendo riconosciuto l’importanza mondiale dei Bronzi e pur essendo stato l’unico, oltre naturalmente il sindaco ff Brunetti, a nominare Reggio – non ha investito neanche un euro per la promozione nel mondo e non ha assunto l’impegno del Governo a favore del riconoscimento Unesco?

E perché lui e il Ministro Carfagna non si sono impegnati per finanziare treni speciali, voli speciali per l’Aeroporto dello Stretto (voli che non avrebbero problemi di orario perché la Sacal lo ha svuotato) e accordi con le compagnie di crociera per prevedere visite ai Bronzi durante le soste a Messina?

A che servono i cubi nelle grandi città europee se chi – invaghito dai cubi – deciderà di venire a Reggio non avrà voli per arrivarci? Già, dimenticavo: le Agenzie suggeriranno l’Aereo per Lamezia.

Così potranno vantare un ulteriore aumento dei passeggeri per quell’Aeroporto che è stato creato per togliere a Reggio uno dei suoi primati. (pa)

 

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: La protesta degli agricoltori a Lamezia sollecita interventi urgenti

di PETRO MOLINARO – Manifestazione pacifica, circa 200 trattori, hanno sfilato e reso visibile ai Cittadini e alla Regione lo stato di crisi.

La forte speculazioni per effetto della guerra in Ucraina ha triplicato i costi di produzione e l’inflazione/recessione in atto, diminuisce ricavi e la liquidità.
Si lavora e vive in piena “economia di guerra” con aziende a forte rischio chiusura.
Massima condivisione e solidarietà sull’esigenza di interventi immediati. Spero che il Dipartimento Regionale Agricoltura si attivi su due linee di azione:  Liquidare tutte le somme attivando percorsi straordinari di sussidiarietà con i Centri Assistenza Agricola; infatti sono decine di milioni di euro, ancora fermi per procedure burocratiche inevase.
Rimoduli tutte le risorse non impegnate oltre le economie del PSR 2014-2022 destinate ad investimenti, per finanziare l’aumento dei Premi Agroambientali a partire dalle domande annualità 2022 per i maggiori costi necessari a mantenere gli impegni assunti dagli Agricoltori.
Del resto nel Veneto gli Agricoltori non partecipano più ai bandi di investimento del PSR dall’inizio della guerra.
Non possiamo assistere alla chiusura delle aziende pensando che debba intervenire solo il Governo Nazionale; l’Agricoltura è gestita dalle Regioni e il suo peso economico-sociale in Calabria impone risposte straordinarie.
Continuare a sottovalutare queste proteste, già in atto da qualche mese, sarebbe un delitto premeditato con conseguenze difficilmente prevedibili e non certo in senso positivo. (pm)

IL RACCONTO / Antonio Errigo: In treno nel cuore della Calabria

di ANTONIO ERRIGO – «Le stazioni – diceva il mio scrittore preferito, Tiziano Terzani – sono una mia vecchia passione. Potrei passarci giornate intere, seduto in un angolo, a guardare quel che succede. Quale altro posto, meglio di una stazione, riflette lo spirito di un paese, lo stato d’animo della gente, i suoi problemi?»

Qualche giorno fa, per scelta e per necessità, dalla stazione di Reggio Calabria Centrale sono salito a bordo di un vecchio Intercity che mi ha faticosamente portato a Taranto. Uno di quei treni che andrebbero dismessi perché ad un primissimo impatto sembrava proprio fare il paio con termini come disagio e scomodità. Un treno usurato e scrostato dagli anni e dai chilometri macinati.

Per me un viaggio di sette ore, ventidue fermate, qualche finestrino rotto impossibile da tirar su, rumori molesti, i freni striduli sulle rotaie, le tendine svolazzanti e un’atmosfera vintage che mi ha fatto fare un vero salto nel tempo.
Eppure è stato uno di quei viaggi che rimaranno scolpiti nella mia memoria e che, in definitiva, mi sentirei persino di consigliare a chi deve smaltire overdosi di stress.

Salire su quel treno, composto da soli tre miseri vagoni, è stato salutare. È stato un toccasana. E, vedete, non è stato bello solo perché ho potuto ammirare luoghi di inestimabile bellezza naturalistica. Non è stato bello solo perché per la maggior parte del tempo ho accarezzato con lo sguardo la costa ionica ed il mare verde e azzurro della Calabria. Non è stato bello solo perché ad ogni fermata ho potuto aprire cassetti della memoria chiusi da troppo tempo. Non è stato bello perché ho scattato decine di foto meravigliose.

È stato bello perché in quel viaggio ho ritrovato l’Italia più bella, tipo quelle pubblicità emozionanti che di tanto in tanto girano in TV per promuovere le unicità del nostro Paese. Dentro e fuori da quel treno c’era l’analisi cruda dei romanzi veristi, c’erano i racconti di Pasolini, c’era il Novecento raccontato nel cinema di Monicelli, c’era il crollo della medio borghesia e l’esaltazione delle atmosfere normali, c’era la narrativa delle frazioni, dei piccoli comuni, dei borghi e della loro gente.

Nel vagone semivuoto, c’era una giovanissima professoressa di matematica con la spiccata cadenza calabra che addentava un panino con la frittata fatto in casa, c’erano un paio di ragazzi stranieri, c’era il Capotreno con la sua camicia a mezze maniche d’un celeste sbiadito con l’immancabile logo delle Ferrovie dello Stato ricamato sul taschino, la pelle bruciata dal sole torrido tipico di quella fetta di Calabria. E poi c’era Paolo, un ragazzetto in carne di quattordici anni che, una volta sistemato sul treno da nonni amorevoli, si è trovato solo, diretto a Taranto come me.

Paolo è stato la svolta di questo viaggio, perché Paolo la vita la ama e ce lo ha fatto capire subito a tutti…
Paffuto studente dell’alberghiero, sorridente, pantaloncini, canottiera, un piede da adulto ed i primi peli sulle gambe tipici di chi sta affrontando i cambi della pubertà.

Lui voleva parlare, lui voleva interagire e sti gran cazzi dello smartphone che squillava… Paolo domandava, Paolo chiedeva, Paolo era curioso, Paolo voleva confrontarsi.

A dargli spago il Capotreno che, con uno sguardo penetrante da fare invidia a Clint Eastwood nei film Western di Sergio Leone, lo ha scrutato e poi, con un sorriso beffardo, lo ha interrogato. “Dove vai? Perché sei solo? E tua madre che lavoro fa? E perché tuo padre sta a Taranto?”. E Paolo ha risposto punto per punto, aggiungendo sempre qualche commento ficcante, tenendoci a precisare che lui era stato cresciuto dai suoi nonni.

Il controllore, conscio del lungo viaggio, gli si è seduto vicino e ha intavolato con Paolo qualche discorso superficiale che però il ragazzino impreziosiva via-via con delle disquisizioni bel lontane da quelle tipiche dei suoi coetanei. E allora giù via, Paolo si lanciava in frasi tipo: “L’abilità si ottiene, lì dove c’è necessità.” È ancora: “Tu devi fare come i politici: alle persone devi dire ciò che vogliono sentirsi ma in un modo sofisticato”. Oppure: “il reddito di cittadinanza, 700€… senza fare nulla e stanno sul divano e io devo studiare”. Per finire con: “a scuola i professori ti accusano che non sai le cose ma neanche loro se le ricordando. L’Italia è così. Non va bene”.

In pochi minuti la professoressa di matematica, i ragazzi stranieri ed io, eravamo lì, in piedi attorno alla sua poltrona, a pendere dalle labbra di Paolo che ci raccontava che la sua generazione si dovrà “sobbarcare il debito pubblico prodotto da politici incapaci”. Ed il Capotreno a controbattere con argomentazioni serie… e siamo arrivati a Mussolini, Stalin, Hitler, il nazional-socialismo, l’ideologia comunista, la democrazia cristiana… e Paolo teneva testa a tutti. Quattordici anni, giuro. Non esagero. Non ne avrei motivo.

Quel ragazzino mi ha iniettato fiducia nel prossimo, nelle tanto vituperate giovani generazioni. Lui ci ha riportati alla realtà, alla bellezza del parlarsi, di non chiudersi.

Di non infastidirsi quando un altro uomo si siede accanto a noi sul treno.  Paolo ha tratteggiato con un evidenziatore colorato la straordinarietà di non diffidare sempre di chicchessia. Paolo in quel momento era tutta la mia Calabria e quel che di buono idealizzo nella mia mente.

Quando la voce metallica dagli altoparlanti ci ha annunciato l’imminente arrivo a Taranto il Capotreno si è alzato in piedi e con voce imperativa ha chiuso la conversazione con il brillante quattordicenne. “Paolo… mi sei piaciuto… sarei arrivato fino a Milano con te su questo treno. Ma una cosa te la voglio dire: tu non devi pensare a queste cose. Tu devi pensare a mangiare, dormire e divertirti… che poi va a finire che diventi scienziato… ma un giorno ti svegli e non ti piace più la fica”.

In barba al “politicamente corretto” che ogni giorno imbavaglia anche le sane e autentiche battute, ci siamo fatti tutti una grassa risata. Paolo compreso.

Sono sceso dal treno, stanco e felice. Non mi capita spesso. Ogni stazione, ogni fermata, è stata per me una panacea rispetto alle mia corse quotidiane. E mi sono ricordato di un libro meraviglioso: nel 1935 Ernest Hemingway in “Verdi colline dell’Africa” scriveva  che la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe è una perversione della vita.
Ed in effetti, questo viaggio ha imbullonato i miei piedi a terra e mi ha riportato lentamente alla realtà.
Alle volte, alla velocità della luce serve preferire il piacevole ritmo della lentezza. Perché affrettarsi, in fondo, non è sempre la soluzione.

Eccomi a Taranto. Paolo è sceso. L’ho osservato in tutta la sua fierezza. Quando Paolo è sparito tra la folla nel sottopassaggio, è sparita anche la poesia di quel viaggio.

Si torna alla frenesia. Ma con più gioia nel cuore. La gioia dei miei viaggi. (ae)