L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati: Sergio Rubini e la Calabria

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Voglio diventare il divulgatore ufficiale della Calabria».

Va bene l’entusiasmo, Rubini, ma non era meglio un garbatissimo “vorrei”?

“Voglio” sembra più una questione di necessità, “vorrei” candida invece il desiderio. La voglia di mettersi a disposizione di un progetto.

Sergio Rubini, attore dallo stile assai singolare, si auto candida a divulgatore ufficiale della Calabria. 

Il suo amico Emiliano gli consiglia di non andare in Puglia. Troppa gente quest’anno. 

E lui, non si capisce bene se piega o ripiega, sulla regione più mistica e misteriosa d’Italia. 

La Calabria. 

Il pensiero di Rubini alla Calabria ci onora, il pensiero di chiunque ci rende orgogliosi, ma la Calabria deve sorgere spontanea. Deve venire in mente come un lampo di genio a primo mattino, uscire direttamente dal cuore. 

Non può essere sostitutiva a nessun’altra terra, non si vivrebbe bene, mancherebbe il “fino in fondo”, rimarrebbe a distanza. 

La Puglia è bella, certo (è casa per Rubini), la Calabria è bellissima però.

 Il fascino di una venere accatastata nuda sotto il cielo.

Filare di fichidindia costeggiano lo Jonio, accogliente e mai severo. I gelsomini qui non profumano di fiore, ma delle mamme gelsominaie. 

Le tavole rimangono imbandite H24, e le distese di spiaggia coi riflessi viola, sono fiorite a Soldanella. C’è la montagna che sovrasta il mare, la luna a forma di pane. La tarantella al posto della pizzica, ma che se mescolate bene però, danno effetto di meridione totale. Assolutezza, estasi.

Zero trulli, niente masserie, ma meravigliosi calanchi bianchi sì. A Palizzi. 

E ancora le cinque dita rocciose di Pentedattilo, lo scoglio dell’ulivarella a Palmi. La magia sospesa di Chianalea. L’arco Magno a San Nicola Arcella, il ponte del diavolo a Civita, l’isola di Dino, il rafting sul fiume Lao.

 L’amore fatto ai piedi di un loricato, o sulle sponde notturne del Bonamico. I baci a ‘pizzichillo’ scambiati a Tropea, lo Stromboli visto da Capo Vaticano. 

Le rupi, i pianori e le torri cavallare. Le vigne di Cirò, il cedro e il bergamotto. I sogni fatti nelle case albergo, le leggende ricavate dai borghi antichi. 

La vita diffusa. Scilla, Cariddi e Fata Morgana.

 I Bronzi, la Magna Grecia. Il greco antico, l’arberia, Pitagora e Rino Gaetano. 

Il cielo sempre più blu.

L’auto candidatura di Rubini, tutto sommato, ci onora. Conferma la meravigliosa creatura con cui il Creatore si è voluto cimentate quando fu il giorno della Calabria. 

Essa che è divulgatrice di sé stessa ancora prima di Rubini e di tutti quelli che la mirano come ipotetica fortuna per la propria celebrazione. 

L’unica ragione, Rubini, è questa qui, se non ti verrà concesso il gagliardetto. Ma tu fatti divulgatore a prescindere, l’ufficialità è di ognuno di noi.

Oh, voi tutti, venite in Calabria, e sempre più amici e meno paladini. 

Al netto di tutto, questa terra fa gli occhi a cuoricini a cui veni veni. (gsc)

L’OPINIONE / Tilde Minasi: Stiamo facendo abbastanza per Reggio?

di TILDE MINASI – Prima un lungo articolo su Repubblica, poi una foto-notizia sul Corriere della Sera, purtroppo entrambi incentrati su degrado, carenze, commistione di interessi marci, hanno offerto al mondo, ancora una volta, una pessima immagine di Reggio.

Cosa che amareggia profondamente i tantissimi reggini che amano sinceramente la propria città e si adoperano – ognuno nel modo in cui gli compete e in cui può – per farla crescere, per migliorare ciò che non va e per tutelarla.

Duole vedere Reggio rappresentata, per l’ennesima volta e su testate di questa importanza, in maniera così negativa, anche se i fatti riportati sono per la gran parte veri. Ma proprio da questo nasce la mia riflessione, che vuole essere non un atto d’accusa verso giornalisti che hanno scelto quale taglio dare al loro lavoro, ma stimolo per una presa di coscienza collettiva, che a questo punto non può più essere rimandata, sia come Istituzioni, che come cittadini.

Cosa stiamo facendo, per evitare che si debbano leggere ancora, in futuro, reportage di questo genere sulla nostra città? Stiamo facendo abbastanza? Cosa avete provato nel vedere la vostra Reggio raccontata così?

Personalmente ho provato rabbia, mista a dispiacere e rammarico per una narrazione che fa male a tutti, demolisce tutto ciò che pian piano tanti di noi stanno faticosamente costruendo per cambiare davvero il volto alla città e che potrebbe essere diversa solo se tutti insieme decidessimo finalmente di rispettarla, restituendole la dignità che merita.

Che responsabilità ha la città – e i suoi cittadini – se l’Autostrada ex Salerno-Reggio Calabria, ora A2, è da decenni una tela di Penelope che sembra sempre pronta ad essere definitivamente completata, per poi tornare a riempirsi di interruzioni e deviazioni per lavori? Che responsabilità ha la città – e i cittadini – se il procuratore capo viene sospeso perché non poteva essere eletto in quel ruolo? Che responsabilità ha la città – e i cittadini – se la procura “sta nel silenzio”, quando è una riforma governativa che lo impone? Che responsabilità ha la città – e i cittadini – se il cantiere del nuovo Tribunale apre e chiude a singhiozzo da 17 anni?

La lettura dell’articolo di Repubblica, dunque, per alcuni versi va capovolta: molte delle mancanze di cui soffre il territorio derivano dalla disattenzione delle Istituzioni statali. Ma ciò non può comunque giustificare le mancanze di chi amministra a livello locale il territorio e di chi il territorio lo vive e lo violenta quotidianamente.

L’Amministrazione comunale, infatti, non solo non riesce a incidere sui settori di sua stretta competenza, ma ancor meno si dimostra all’altezza di attrarre l’attenzione governativa e condizionarne l’azione in senso favorevole, diversamente da quanto stiamo invece riuscendo a fare, a piccoli passi, a livello regionale, grazie all’asse politico forte che ci lega a pezzi importanti del Governo in carica.

Ma ciò non basta.

Serve un cambiamento radicale di pensiero, ancor prima che di azione. Serve un moto d’orgoglio che ci faccia recuperare il senso di appartenenza a questa città dal passato glorioso e ci spinga a pretendere efficienza, pulizia, ordine, dagli Enti e da noi stessi.

Il cambiamento deve necessariamente partire dal basso, passa necessariamente attraverso le Persone.

Già tantissime sono quelle che operano per il bene di Reggio. Troviamo il modo di coinvolgere anche tutte le altre, soprattutto ora che, grazie ai fondi del Pnrr, abbiamo un’occasione unica e non possiamo permetterci di sprecarla!

Altrimenti ogni passo in avanti che saremo riusciti faticosamente a fare verrà ogni volta e nuovamente annullato dal giornalista di turno che, inevitabilmente, continuerà ad essere “rapito” dal volto oscuro di Reggio, anziché dalla sua bellezza. (tm)

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: In Calabria buttiamo l’acqua a mare

di PIETRO MOLINARO – In Calabria, territorio ricco d’acqua, potremmo essere un’isola felice grazie alle scelte di un secolo fa con la realizzazione dei Laghi Silani e le grandi opere infrastrutturali dell’ex Cassa per il Mezzogiorno che per fortuna, negli ultimi dieci anni, hanno preso in carico gli Agricoltori gestendo i Consorzi di Bonifica.

Nei Dipartimenti Regionali di competenza, forse per il possesso di una previsione meteorologica segreta, guardano con indifferenza e mostrano quasi fastidio alle sollecitazioni dei Consorzi di Bonifica sui rischi economici e di ordine pubblico. Nessuna reazione preventiva del Dipartimento Agricoltura all’esigenza nazionale di dichiarare lo stato di emergenza, silenzio assoluto sul focolaio di protesta ad Isola Capo Rizzuto per lo scarso livello della vasca Sant’Anna e all’appello del Consorzio di Trebisacce sull’impossibilità di garantire l’irrigazione se lasciati soli.

I Consorzi di Bonifica, unici gestori dell’acqua per l’irrigazione, sono lasciati soli e senza “armi” nelle guerre dell’acqua, contro Multinazionali che pagano il prezioso “oro blu” due soldi. Sono altresì a mani nude sul “fronte”, lungo migliaia km, di infrastrutture obsolete. La Calabria produttiva non può ricevere queste colpevoli disattenzioni. (pm)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Tutti a Milano domani per sostenere l’azione antindranghetista

di GIACOMO SACCOMANNO – Un pensiero che viene comunemente semplificato nel Gattopardo: «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima». Sono decenni che l’Italia sta cercando di combattere seriamente le mafie, ma il “sistema” ha impedito un’azione decisiva e penetrante.

Bisogna essere realistici e guardare alla storia per rendersi conto di come stiano le cose. Il “sistema” lobbistico, affaristico e mafioso ha sempre rifiutato i veri cambiamenti, lasciando tutto nel nebuloso per poter meglio operare e potersi meglio nascondere. Falcone e Borsellino, al di fuori di questo “sistema”, hanno cercato di combatterlo ed avevano indicato anche la strada. Ma sono stati traditi, molto probabilmente, da coloro che avrebbero dovuto difenderli e sostenerli. Certamente, hanno contribuito isolandoli.

Gratteri oggi sta combattendo una pesante battaglia di bonifica. Scoperchiare e spezzare i legami tra la ‘ndrangheta e il sistema economico e politico. Tutti ad applaudirlo, ad elogiarlo, ma quando è il momento dell’agire molti scompaiono! Il “sistema” è forte in Italia, ma è ancor più forte in Calabria. Le indagini ne sono lo specchio di cosa succede e di come si tenta in tutti i modi di coprire.

Il caso Bortoletti è la riprova di come non si voglia, assolutamente, fare vera pulizia. Per decenni la sanità è stata derubata e degradata, ma, a parte i proclami, nessuno vuole la verità e scoprire le responsabilità. Sia a Roma che in Calabria! Ci si tenta, ma poi, magicamente, tutto cade nell’oblio. Ma la memoria non può essere cancellata. L’azione dei commissari alla sanità, nominati dal Governo, è stata pesantemente deleteria ed ha distrutto quel poco di sanità esistente aumentando il deficit ed impedendo, anche, la sua ricostruzione. Certamente, per ostacolare di accertare le responsabilità.

Oggi i calabresi dovranno pagare tutto il deficit creato da altri e che hanno dissanguato le casse pubbliche e creato un disastro nella sanità. Il “sistema” è riuscito a bloccare ogni cosa! Si è partiti con una campagna elettorale all’insegna delle “liste pulite”, ma poi nulla è cambiato. Sempre gli stessi personaggi e le medesime facce, con incarichi diversi. Poche le novità! E chi cerca di lavorare per una politica diversa viene “isolato”. Il “sistema” non gradisce! E nulla cambia.

Il «gattopardismo» insegna! Un ceto dominante in un regime precedente, che simula di essere promotore di una nuova situazione politica, per poter conservare il potere, nascondendosi dietro un cambiamento inesistente. Questa è l’Italia, questa è, maggiormente, la Calabria. Le persone per bene devono, quindi, sostenere le azioni forti di chi vorrebbe voltare veramente pagina e maggiormente quei magistrati, come Nicola Gratteri, che stanno combattendo, con tutti i propri difetti, una battaglia di bonifica che potrebbe sanare la società e bloccare il “sistema”.

E l’informazione non può nascondersi. Deve fare la sua parte, almeno quella non collusae condizionata, e sostenere il vero cambiamento. (gs)

L’OPINIONE / Giovanni Macrì: E ora puntiamo alla Destinazione turistica Costa degli Dei

di GIOVANNI MACRÌ  – Quando un’idea è vincente, le difficoltà contingenti nulla possono rispetto alla sua forza propulsiva.

Il progetto di un sodalizio capace di unire i Comuni della bellissima Costa degli Dei, tratteggiato con audacia dal senatore Giuseppe Mangialavori fin dal 2018, a tanti sembrava un’utopia ma il sogno, nonostante la complessità degli eventi che lo hanno frenato, prima tra tutti la prematura scomparsa dellaPresidente Jole Santelli  è diventato realtà dando il via ad un percorso che non potrà non essere foriero di benessere condiviso. 

Il Consorzio Costa degli Dei sfata il pregiudizio dell’individualismo calabro quale tratto distintivo della nostra terra, causa di arretratezza culturale oltre che economica e già questo non é poco. Un plauso sentito, quindi, al senatore Mangialavoriche ha scommesso, vincendo, sulla capacità dei Comuni costieri del Vibonese di fare squadra per costruire un progetto unitario di crescita turistica e umana. 

Pizzo, Vibo, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi, Joppolo e Nicotera congiuntamente punteranno alla valorizzazione di quel meraviglioso tratto di terra calabrese che il compianto on.le Domenico Romano Carratelli definì Costa degli Dei, a sottolinearne la divina magnificenza, e l’evoluzione della fascia costiera coinvolgerà automaticamente l’entroterra fino a consegnare al viaggiatore una vasta mappa ricca di tesori da scoprire, esplorare ed amare. 

Un grazie sentito va anche a tutte le altre personalità politiche che hanno contribuito, col proprio impegno e con tanta passione, a realizzare questa fantastica conquista, dai Consiglieri Regionali, della passata legislatura, Vito Pitaro e Filippo Pietropaolo, che hanno dato forma e condotto a compimento il percorso che ha istituito il consorzio, agli attuali Consiglieri Michele Comito e Giovanni Arruzzolo che hanno sostenuto gli emendamenti mirati a consentirgli di procedere nel segno dell’operatività e della massima efficienza.

Grazie, ovviamente, al Presidente Roberto Occhiuto che, con la sua guida oculata e attenta, valorizzerà al massimo quest’organismo d’avanguardia che racchiude in sé un potenziale propulsivo enorme.

Ora l’importante partita passa nelle mani dei Comuni associati: siamo noi a dover cogliere fino in fondo e a dover condividere lo spirito che ha guidato la nascita di quest’importante realtà: un sodalizio che mira a promuovere lo spirito di collaborazione e la concertazione di strategie e atteggiamenti per raggiungere ambiziose mete di progresso comune e di benessere diffuso. 

Con convinzione e fiducia auguro che lo slogan del consorzio sia semplicemente e ambiziosamente “Insieme” perché dall’unione di energie e di intenti, di passione ed entusiasmo, di impegno e amore per il nostro luogo certamente nasceranno risultati eccellenti, in primis la creazione di una vera destinazione turistica Costa degli Dei. (gm)

 

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: Diga del Metramo un mare di oro blu inutilizzato

di PIETRO MOLINARO – Nel 2015 la Giunta Oliverio bloccò, inspiegabilmente, l’autorizzazione all’uso plurimo delle acque, irriguo e idroelettrico, al Consorzio di Bonifica di Rosarno. Parliamo della Diga Metramo, 30 milioni di metri cubi invasati, a Galatro (RC) località Castagnara.

Il Consorzio aveva chiesto di poter realizzare le condotte per trasportare l’acqua dalla Diga ai terreni da irrigare,(20mila ettari), e una centrale idroelettrica con investimenti privati già individuati.
La Diga è uno dei tanti misteri politici calabresi! Nessun diniego ma di fatto bloccata l’autorizzazione, con l’aggravante che i responsabili della burocrazia regionale ancora occupano postazioni di vertice.
Mi auguro che qualcuno spieghi ai Calabresi l’accaduto e visto il momento storico di emergenza climatica ed idrica si “vergogni” per l’indifferenza avuta fino ad oggi è autorizzi l’utilizzo di questo Tesoro Italiano.
I Consorzi di Bonifica sono protagonisti contro il tempo nella lotta ingaggiata contro la siccità. La loro attività,  può far produrre Cibo di qualità, Energia Pulita, aumentare l’Acqua idropotabile e favorire tanta nuova e vera occupazione. (pm)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La bella e concretamente dimenticata Calabria

di EMILIO ERRIGO – Io mi sento Italo-Calabrese con la C maiuscola, per fortuna e grazie ai miei genitori lo sono.
Apro con questo irrituale  periodo,  la consueta  sintetica opinione, al solo fine di puntualizzare con orgoglio la mia regione che mi ha dato i natali: “la bella e concretamente dimenticata Calabria”.
Scrivo di primissima mattina, questa opinione con tristezza e amarezza, perché non ce la faccio  per mia cultura e professione a omettere di manifestare la verità. Sono arrivato da qualche giorno a Reggio Calabria e cosa mi è toccato mio malgrado vedere? Due grandi tristezze!
La prima, lo stato non accettabile, in cui versano l’ingresso e i locali di accoglienza e permanenza pazienti e accompagnatori del Pronto Soccorso dell’Ospedale Riuniti della Città Metropolitana di Reggio Calabria. La seconda,  grande tristezza e amarezza, lo stato di incuria generale e scarsissima attenzione del verde pubblico e privato, delle due rotonde veicolari, di entrata e uscita all’Aerostazione del sedicente e mal funzionante Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” di Reggio Calabria.
Vi prego di andare a vedere ciò che ho visto con i miei occhi e farvene una vostra opinione. Perché tutto questo?
Cosa hanno fatto di tanto male i 550 mila cittadini dei 97 Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, per meritare tanto disinteresse generale?
Comprendo che non sia cosa facile gestire la complessità amministrativa regionale e provinciale, ma dare una brutta immagine della Città di  Reggio Calabria, non credo che sia utile per non pochi  indifferenti e poco attenti, amministratori pubblici e privati.
Vi prego di visitare i locali esterni e luoghi di accoglienza e permanenza famigliari accompagnatori, “tecniche inadeguate da terzo mondo” del Pronto Soccorso dell’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, anche se non sono assenti delle panchine in metallo posizionate nelle immediate adiacenze del Pronto Soccorso.
Credetemi in fede, che non sia una bella immagine nel vedere tante persone famigliari dei pazienti accompagnati in Pronto Soccorso, sedute per necessità e urgenza, piangere su piccoli muretti esistenti vicino l’ingresso ambulanze dell’Ospedale Metropolitano.
Poi che dirvi dello stato in cui versa l’area esterna dell’Aerostazione dell’Aeroporto Tito Minniti, comprese le strade di accesso e uscita alla e dalla, infrastruttura pubblica aeroportuale.
Non aggiungo altro!
Invito il cortese e tanto impegnato Presidente della Regione Calabria, Commissario alla Sanità e persona notoriamente sensibile alle problematiche sociali e igienico-sanitarie, di dedicare una mezza giornata alla dimenticata Città di Reggio Calabria e visitare di persona, i luoghi e gli spazi pubblici citati, per rendersi conto de visu, ciò che ho sentito il dovere di segnalare a chi di competenza. (er)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria]

L’OPINIONE / Pasquale Amato: Ecco perché Sacal non dovrebbe gestire l’aeroporto di Reggio

di PASQUALE AMATO –

Provo a spiegare la mia proposta. Questa sarebbe un’iniziativa forte. Farebbe intendere che noi non accettiamo di essere maltrattati e vilipesi andando a pietire ciò che questa Regione, con qualunque coloritura partitica o di schieramento, elargisce per tenerci sottomessi. 

Dal 1970 una maggioranza trasversale ha preso il controllo della Regione trattando il territorio della Città Metropolitana di Reggio come colonia, cui dare dei contentini se stiamo zitti e buoni. Ci ha imposto e ci impone i candidati che le risultano più graditi. In alcuni casi ha subito incidenti di percorso con l’affermazione di esponenti con la schiena dritta, quindi “non graditi”. 

È corsa ai ripari emarginando ed espellendo, con qualunque espediente tra cui Giuda disponibili in loco (anche per dispetto o per semplice invidia), questi spiriti indipendenti non disposti a piegarsi ai suoi ordini. 

La storia dell’Aeroporto dello Stretto è emblematica. È iniziata nel 1971 con la decisione di costruire l’Aeroporto di Lamezia, con un obiettivo assurdo in ogni altra Regione d’Italia, che è un paese di campanili: togliere allo scalo reggino il primato di primo Aeroporto della Regione, come tutta una serie di sedi e di altri primati. 

È stato un lavoro intenso, incessante, andato avanti per tappe sino alla tappa decisiva di riuscire a ottenere il totale assoggettamento tramite un bando-farsa che ha assegnato la gestione alla Sacal. 

E la Sacal ha svolto e sta svolgendo il suo compito: al là delle dichiarazioni ufficiali dei vari personaggi di nomina regionale succedutisi alla sua guida, ha cancellato o rubato voli e rotte, ha svuotato lo scalo licenziando una buona parte del personale, ha favorito una politica tariffaria a sfavore di Reggio per spingere i passeggeri a scegliere sempre più Lamezia (nel frattempo rafforzata con voli nazionali e internazionali a tariffe agevolate grazie al foraggiamento della Regione). 

Reggio può salvare il suo Aeroporto e la sua dignità di città più antica e grande della Calabria soltanto se fa valere sino in fondo le prerogative di Città Metropolitana del Sud assieme a Napoli e Bari. 

Non è un caso che la classe politica delle altre Calabrie abbia sempre avversato l’istituzione della Città Metropolitana. 

Non è un caso che sia l’unica Città Metropolitana che non ha mai ricevuto alcune deleghe importanti dalla Regione. Non è un caso che nel vocabolario utilizzato dal ceto politico regionale dominante in Regione si continui a parlare di Provincia e non di Città Metropolitana. Non è un caso che l’attivismo del ff Versace e la sua costante presenza sul territorio dei 97 Comuni metropolitani e sulle problematiche di essi stia provocando crescenti fastidi e malumori a Germaneto. Non è un caso che il ruolo del Consiglio Regionale a Reggio sia stato ridotto a organo di semplice ratifica di ciò che si decide a Germaneto. (pa)

L’OPINIONE / Giacinto Nanci: Il nuovo sindaco dovrebbe bonificare la Fiumarella

di GIACINTO NANCI – Benvenuto sig. sindaco Fiorita. C’è una cosa che Lei dovrebbe fare subito per evitare di mettere in pericolo la vita di molti catanzaresi a sud della città ed è quella di bonificare al più presto la Fiumarella.

Come Lei ben sa, la Fiumarella e una delle fiumare di Catanzaro e le fiumare si sa sono per quasi tutto il tempo senza acqua e il loro “compito” è quello di far defluire le acque delle piogge al mare. Per adempiere a questo compito il loro letto deve essere sgombro da ostacoli e la Fiumarella non lo è perché nella zona sud di Catanzaro il suo letto è occupato da veri e propri boschi formati da con alberi alti metri e con robusti tronchi e una fitta vegetazione che non fa neanche intravedere il letto.

In questa situazione una pioggia importante tale da creare la piena della Fiumarella, e visto che quando avviene una piena dopo tanto tempo essa porta con se detriti anche di dimensioni importanti, questi si fermerebbero a contato con gli alberi occupanti il letto della Fiumarella creando vere e proprie dighe che ostruirebbero il deflusso della piena che inesorabilmente tracimerebbe gli argini e inonderebbe gli abitati circostanti.

Ai giorni nostri il pericolo è ancora più immediato perché con i cambiamenti climatici i fenomeni (bombe di acqua) sono molto più probabili che non in passato e quindi avverrà di sicuro. Se a ciò si dovesse associare una mareggiata importante questa ostacolerebbe ancora di più il deflusso delle acque al mare aggravando ancora di più la situazione. Pulire il letto della Fiumarella non è una fantasticheria perché in passato è stato fatto proprio come prevenzione di quanto appena esposto.

E quando è stato fatto la Fiumarella ha assunto anche un’altra funzione sociale perché io stesso ricordo che noi bambini nella Fiumarella pulita giocavamo a pallone, a fare la guerra al nascondino e avevamo ideato anche degli scivoli sui suoi muraglioni con le foglie di fichidindia tagliate a metà. Eravamo anche riusciti a guadagnarci qualcosa perché dopo che erano passate le “fiumararate” queste scavavano dei vecchi condotti di tubi di ghisa che noi raccoglievamo e vendavamo al ferraiuolo.

Sig. sindaco se fa una passeggiata lungo gli argini sud della Fiumarella potrà constatare di persona che i tronchi degli alberi sovrastano di gran lunga gli argini della stessa e che quindi possono essere la base su cui inesorabilmente si formeranno delle vere e proprie dighe ben più alte degli argini stessi. Ma sig. Sindaco se non ha il tempo di fare questa passeggiata puo’ rendersi conto che quanto appena detto corrisponde al vero andando su Google Maps e vedrà che da viale Isonzo in giù fino al mare il colore tipico biancastro dei sassi del letto delle Fiumarella è completamente sostituito da verde delle chiome degli alberi che occupano tutto il suo letto.

E una ultima cosa sig. Sindaco, attenzione bisogna fare presto perché con i cambiamenti climatici gli eventi catastrofici sono sempre più probabili e noi a Catanzaro è da parecchio tempo che non ne abbiamo avuti. (gn)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria mostra di cultura e bellezze permanenti

di EMILIO ERRIGO – In Italia e maggiormente in territorio estero, da più voci, scritti,  immagini fotografiche e riprese televisive, si ascoltano, leggono, visionano, realtà conosciute e non adeguatamente valorizzate.

Con la consueta mia opinione, partecipata periodicamente agli amici e conoscenti lettori di Calabria.Live, si intende fare da cassa di risonanza con riverbero amplificato da una o tante verità, non ancora note e diffuse attraverso gli organi dell’ informazione  pubblica  e privata.

Lo sapevate voi calabresi d’Italia nati in Calabria e Italo-Calabresi,  nati in ogni luogo del mondo, che la Calabria, la Madre Terra dei vostri antenati,  bisnonni, nonni e genitori, viene considerata dai tour operator Internazionali, una Mostra di Cultura, Bellezze Paesaggistiche, Architettoniche, Storiche  e Artistiche Permanenti?

Ogni anno  stante ai dati statistici  riferiti ai flussi turistici, da ritenersi attendibili (in bene), negli ultimi anni, 2018-2019,  periodo pre covid, in Calabria si sono registrati oltre 2 milioni di “Arrivi” e circa “10 milioni” di
“Presenze”.

Non solo da una analisi storica regionale e leggendo una recente delibera di Giunta della Regione Calabria, in Calabria in via di previsione il futuro prossimo dovrebbe far registrare un esponenziale incremento di arrivi e presenze di turisti nazionali e soprattutto esteri, in barba a guerre e conflitti relazionali.

Il vero motivo o l’attrattiva turistica verso la Calabria, sono  la conseguenza del crescente impegno politico e imprenditoriale, che vede in prima linea di attacco il Presidente della Regione Calabria in carica  e a seguire, gli Assessori e Consiglieri della Regione.

Le Camere di Commercio, le Associazioni di categoria, gli Ordini professionali, hanno lavorato bene, ma c’è tanto ancora da fare, fare bene e fare sapere  ai Cittadini Calabresi, di aver fatto bene il proprio dovere.

In Calabria non ci manca proprio nulla, abbiamo “quasi tutto”, occorre solo tanto impegno personale e politico, più aria e acqua pura, in quantità  industriale, beni ambientali  e culturali, di ogni ordine e grado di grandezza, beni artistici, archeologici, storici e architettonici, considerati di pregio internazionali. Musei pubblici e privati, ancora tutti da scoprire e visitare.

Non vado oltre, leggete la Delibera della Giunta Regionale n.134, seduta del 4 aprile 2022, che vi sentirete orgogliosi di essere Calabresi e non vi atterderete a visitare la Calabria.

Terra di Scrittori, Poeti, Naviganti, Parlanti, Cantanti e altro di cui non dico, per amor di Patria.

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria]