Occhiuto: pensiamo a rendere più attrattivi i concorsi per i medici

Il Presidnete della Regione Roberto Occhiuto vuole rendere più attrattivi i concorsi destinati a medici e specializzandi. «Ho avuto due importanti incontri. – ha dichiarato –. II primo alla Cittadella di Catanzaro con i presidenti degli ordini provinciali calabresi dei medici; il secondo in videocall con i rappresentanti degli specializzandi. A tutti ho ribadito la natura emergenziale dall’iniziativa intrapresa dalla Regione per portare in Calabria medici cubani che possano supportare in via straordinaria il nostro sistema sanitario. Allo stesso tempo ho sottolineato come la collaborazione con il Paese caraibico non influirà in alcun modo sulle misure strutturali che il mio governo regionale sta portando avanti: non ci sarà alcun rallentamento nelle procedure di reclutamento e soprattutto non verrà sottratto alcun posto di lavoro ai medici italiani e calabresi.

Con i presidenti degli ordini provinciali dei medici – che hanno confermato la loro contrarietà all’iniziativa messa in campo dalla Regione – il confronto è stato sereno e costruttivo. Ho spiegato che, nel sottoscrivere l’accordo con il governo cubano, abbiamo seguito alla lettera le indicazioni dateci dalla legislazione nazionale, e che anche nelle successive fasi del progetto ci atterremo alle norme previste per i lavoratori extra Ue. Ciascuno è rimasto della propria opinione, ma l’aspetto più importante dell’incontro è stato quello relativo ai futuri concorsi: l’obiettivo comune è superare l’impasse degli ultimi anni, e riuscire a reclutare medici negli ospedali calabresi. Per questa ragione abbiamo istituito un tavolo permanente tra Regione e ordini provinciali dei medici per costruire bandi più attrattivi e più idonei ad invogliare i camici bianchi a restare o a venire a lavorare in Calabria. Anche con i rappresentanti degli specializzandi ho avuto un confronto positivo.

Ho ribadito loro che la Regione ha reclutato in questi mesi tutti gli specializzandi che le Università ci hanno messo a disposizione: ragazzi del terzo, quarto e quinto anno, che prestano la propria opera presso i nostri ospedali. Ho accolto la loro richiesta per indire al più presto tante nuove manifestazioni pubbliche, una per ciascun presidio ospedaliero della Calabria, per raccogliere la disponibilità di specializzandi da tutta Italia per venire a lavorare nella nostra Regione.

I rappresentanti degli specializzandi mi hanno rappresentato la loro contestazione alla normativa nazionale che prevede alcune incompatibilità per il loro utilizzo diffuso nei presidi ospedalieri, nei pronto soccorso, nelle guardie mediche, durante i turni notturni. Su questi punti ho assicurato il mio sostegno per perorare questa causa con il nuovo Parlamento e soprattutto con il nuovo governo. Nei prossimi giorni, infine, su richiesta degli specializzandi si riunirà l’osservatorio regionale sulla formazione medica, per valutare l’attuale stato dell’arte e la qualità del sistema formativo regionale. Durante entrambi gli incontri ho registrato un buon clima, c’è la voglia di superare le divergenze e di trovare le migliori soluzioni per la nostra Regione.

È interesse della mia amministrazione quella di avere medici italiani, soprattutto calabresi, di qualità, motivati, e assunti a tempo indeterminato. Il distacco transnazionale dei camici bianchi cubani rappresenta, lo ribadisco, una misura emergenziale e una leva alternativa rispetto al ricorso alle società interinali. In questi mesi alcune realtà private che forniscono medici ai sistemi sanitari regionali ci hanno chiesto anche 1800 euro al giorno – più di 50mila euro al mese – per un’unità inviata presso i nostri ospedali. L’intesa con Cuba ci permetterà di avere lo stesso servizio, spendendo esattamente un decimo di quanto altrimenti saremmo stati costretti a sborsare». (rcz)

LA RIFLESSIONE / Santo Gioffrè: a proposito di Sanità Cuba e moralità

di SANTO GIOFFRÈ – Non è che bisogna possedere le facoltà di Tiresia per comprendere le gravose parole, pronunciate con il sorriso e, a volte, sfottendo gli avversari, del Presidente Occhiuto.  Nel suo messaggio mediatico, volto, ovviamente, a raggiungere direttamente il pubblico plaudente e confuso (perché, che serve interessarsi a sapere?)… ha parlato della drammaticità in cui versa la sanità calabrese e ha parlato a mamma perchè nuora intenda. 

Non potete imbrattarmi di codardia. Io, appena saputo del decreto emanato per il reperimento dei Medici Cubani, ho spifferato a mezzo mondo i veri motivi per cui Occhiuto è stato costretto a ricorrere a questo strumento, senza alcun timore di smentita. Due i motivi: una parte, la paura per l’imminente catastrofe e, dall’altra, mettere al riparo, sotto il profilo legale e politico, il suo status. 

La conferma di quanto testè affermato, è venuta a galla dalla sua stessa bocca, quando, tradito da un lapsus tipicamente freudiano, ha citato il drammatico caso di Cirò Marina. Il Governatore sa benissimo che tra un mese la sanità, in Calabria, sarà al collasso. Lui cita, a sua difesa, l’eredità ricevuta: il disastro causato da 12 anni di Piano di Rientro. La stessa cosa che io vado gridando, da 7 anni, e l’addossa, questa responsabilità, al centro-sinistra. Dice, così, una mezza verità, ma, anche, una grandissima, infamante falsità. 

I piani di attuazione previsti dal Piano di Rientro, la carne viva insomma,  li fece la destra quando, nel 2010, Scopelliti  e tal Gianluigi Scaffidi, personaggio multiforme, che, col decreto 18 e 106, (illuminante l’intervista rilasciata nell’ ottobre o novembre 2015), chiusero 18 ospedali e basta! Da lì  doveva partire tutto un processo di riorganizzazione, programmazione e, soprattutto, di lotta ai ladri al fine di ricostruire tutti  i bilanci delle Asp, dove si verificavano rapine continue, fin dal 2005. Invece, non successe niente. 

Nessun risanamento, tanto che la Calabria è l’unica Regione che rimarrà, per sempre, dentro i rigori del Piano di Rientro. Situazione aggravata dal Governo di Matteo Renzi, un vero e proprio Attila per la Calabria, personaggio ignavo, sprezzante. Disinteressato a tutto ciò che accadeva, di disastroso, nella Regione. 

Ma, torniamo ad Occhiuto e al suo video, sorridente. Occhiuto s’insedia e, vedendo la succosa carne, chiede e ottiene non solo la fine della diarchia tra Commissario di Governo e Presidente della Giunta, ma, concentrando nelle sue mani tutto il potere in capo alla Sanità, fa una serie di roboanti annunci dove perfonde, a piene mani, la fine dell’emergenza sanitaria e una nuova era di felicità sanitaria. 

Fa, anche, altro: Istituisce l’azienda Zero, attraverso la quale, in sostanza, concentra nelle proprie mani, tutto quello che di redditizio rimane della Sanità Pubblica: Concorsi, Contenziosi, Accreditamenti, alta Programmazione, Acquisti nel settore… Cose lodevoli, in Francia, Germania, a Cuba, dove la sanità è bene prezioso e pubblico, però…non in Calabria. Ma… c’è un ma! Quando va a vedere cosa c’è dentro la pignata, si accorge che la cucchiaia miscita  solo brodo. Carne non ce n’è più. 

Allora, vedendo che tutti i bandi emessi, vuoi perchè fatti male, vuoi perchè nessun medico vuol spostarsi da postazioni pubbliche protette, vuoi perchè il grande amor per la terra natia calabra dura solo il tempo del consumo di un tartufo di Pizzo, Occhiuto si accorge del collasso sanitario imminente, e che tale catastrofico evento, oltre al suo completo fallimento politico, potrebbe portare, anche, alla chiamata di responsabilità sotto tanti profili, visto che lui è uno, due e trino. 

Ecco perché l’ accordo col Governo Socialista Cubano, sapendo, anche, che il prossimo Governo amico gli metterà a disposizione gli strumenti legali necessari, con la giusta motivazione che la Calabria è terra di disastro sanitario. Certo, dal suo video, però, scopriamo altro. Qualcosa di terribile: la fine dell cultura politica e sociake del XX sec. Uno stravolgimento dei diritti Costituzionali; la fine dello Stato di Diritto. La sanità è solo un grande mercato! Una merce che si compra e si vende in base alla domanda e all’afferta. Apprendiamo, dalla candida voce del Presidente della Regione Calabria, Occhiuto, che in Italia ci sono delle Agenzie Interinali che offrono Medici a 1500 euro l’ora, per 50.000 mila euro al mese, come se si trattasse di contrattare vacche in un grande mercato. Il Malato, l’Uomo e i suoi bisogni, ridotti a merce. La fine di ogni Umanità. E, aggiunge, che i Medici Cubani, Socialisti e, altamente professionali, costano di meno. Per cui, lui, ha fatto, solo un affare, in fondo…

Io, fin dall’inizio, in difesa della povera gente che muore per mancanza di assistenza, mi sono, subito, espresso favorevolmente al provvedimento. Perchè prima viene la coscienza politica. Ma questo non vuol dire dare un colpo di spugna ai gravi reati penali e umani commessi, negli anni passati, da una banda di criminali.  A chi, tra le Istituzioni, li ha protetti e li protegge, a chi pensa che basti salvaguardare  il proprio culo e, poi, tornare a fare le porcheria che sempre hanno fatto. Rivoluzione permanente! 

Medici da Cuba: Occhiuto nessun posto di lavoro sarà tolto ai calabresi

Sta diventando insopportabile la polemica, sterile e priva di fondamento, a proposito della scelta del Presidente Roberto Occhiuto di “reclutare” 497 medici cubani a supporto della disastrata sanità calabrese. Va subito chiarito che i deficit di personale vanno colmati il più presto possibile: i medici impegnati negli ospedali calabresi sono allo stremo e non ci sono meedici, in Calabria, o in altre parti d’Italia disponibili.

«I cubani – ha detto il presidente della Regione e Commissario ad acta per la Sanità calabrese in un’intervista a Radio 24 – non toglieranno un solo posto di lavoro ai medici italiani e calabresi.

«Si è arrivati al reclutamento dei medici di Cuba perché la sanità calabrese è al collasso, ma il problema del reclutamento dei medici è un problema che hanno anche tutte le altre Regioni italiane. Ancor di più ce l’ha Calabria, che ha un sistema sanitario poco attrattivo, in cui molti concorsi a tempo indeterminato – e ne stiamo bandendo tanti – sono andati deserti. 

«Abbiamo assunto tutti gli specializzandi in nostro potere, ma non bastano, per cui rischiavo di dover chiudere presidi ospedalieri e reparti di pronto soccorso. 

Io non posso stare con le mani in mano: una sola vita salvata grazie a qualche medico in più in ospedale vale più di mille polemiche.

Faremo altri concorsi a tempo indeterminato, e cercheremo di inserite inventivi affinchè questi possano essere più attrattivi. Il nostro obiettivo è quello assumere il più possibile medici italiani e calabresi: i cubani non toglieranno un solo posto di lavoro ai nostri camici bianchi.

Ma nel frattempo c’è da governare l’emergenza, e c’è da garantire il diritto alla salute ai cittadini.

E vorrei dire che questi medici di Cuba non guadagneranno più dei loro colleghi italiani: anzi, il costo aziendale medio per un medico nel nostro Paese è di 6700 euro al mese, assai maggiore di quello che pagheremo noi alla società statale del governo cubano. 

L’alternativa sarebbe stata quella che stanno praticando tante Regioni, e purtroppo anche la Calabria negli ultimi mesi, vale a dire quella di far ricorso a società di lavoro interinale che forniscono medici al costo a volte anche di 1000 euro al giorno, quindi 30mila euro al mese. 

È una situazione inaccettabile. Ho deciso che gli ospedali debbano rimanere aperti comunque, e sono contento di aver stipulato questo accordo.

Alcuni medici sostengono di aver fatto domanda e che questa non sia stata accettata. Non è così: molti di questi sono medici che non hanno la specializzazione. Quelli che devono lavorare in ospedale ad esempio nei reparti di anestesia, chirurgia o piuttosto radiologia, devono essere specializzati. Io ho fatto approvare dal Consiglio regionale una legge per avere la possibilità di inserire in corsia anche medici senza la specializzazione, perché è meglio avere medici senza la specializzazione che non averne affatto, ma questa legge è stata impugnata dal governo nazionale.

E allora che dovevo fare: chiudere gli ospedali? Le nostre aziende sanitarie hanno fatto tantissimi concorsi per le più svariate categorie mediche, e a tempo indeterminato, ma sono andati quasi sempre deserti. 

Tra l’altro, un’altra cosa che sta avvenendo in Italia è che molti professionisti della sanità scappano dal sistema pubblico per andare in quello privato, oppure in talune cooperative. 

Pensiamo a un giovane anestesista: se viene assunto nel servizio pubblico guadagna circa 2.300 euro al mese, se invece va nel privato 2.300 euro li guadagna in appena due giorni. 

È chiaro che in questa situazione è impossibile tenere aperti gli ospedali, ancor di più in Calabria. 

Io i miei ospedali non li chiudo, non privo i cittadini calabresi del loro diritto alla cura. 

Quello sottoscritto con Cuba è un accordo approfondito che personalmente ho esplorato in ogni suo aspetto. C’è una norma nazionale, approvata all’inizio dell’emergenza Covid, che dà la possibilità di utilizzare medici extracomunitari. È evidente che l’emergenza nella mia Regione purtroppo è strutturale. 

Ho raccolto il governo della sanità calabrese come commissario da novembre, ma per 12 anni questa sanità era stata commissariata da commissari che non avevano avuto la capacità né di accertare il debito, né di migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie. 

Commissari nominati dai governi nazionali senza che gli stessi governi assegnassero grande importanza al loro lavoro. Io adesso ho il dovere di agire». 

Occhiuto convoca i rappresentanti dei medici: sui cubani posizioni strumentali

Il presidente della Regione Roberto Occhiuto afferma che è strumentale contrapporre cubani-italiani e che che  presto ci sarà un incontro con rappresentanti medici e specializzandi, 

«Ho chiesto al direttore generale del Dipartimento Salute della Regione, Iole Fantozzi, di organizzare per i prossimi giorni un incontro con i presidenti degli ordini provinciali calabresi dei medici e con i rappresentanti degli specializzandi.

Ho sempre detto che sono pronto al dialogo e al confronto, e sarà quindi positivo avere uno scambio di idee ed opinioni con questi importanti esponenti dei camici bianchi.

A loro racconterò come è nato l’accordo con i medici cubani, e ovviamente sarò pronto a ricevere proposte e consigli. Come detto in più occasioni, l’intesa sottoscritta la scorsa settimana con il Paese caraibico non è in alcun modo un’iniziativa contro i medici italiani o calabresi.

Sbaglia chi strumentalmente mette in competizione o in contrapposizione gli operatori sanitari cubani con i nostri connazionali.

I concorsi in Calabria andranno avanti nei prossimi mesi, ed anzi stiamo lavorando a nuove regole che permetteranno di costruire bandi più attrattivi per i nostri giovani e per chi opera fuori dalla Regione.

Ma nel frattempo dobbiamo affrontare il presente, e per farlo non potevo restare con le mani in mano. I concorsi e gli avvisi andati deserti in questi ultimi mesi mi hanno imposto una presa di posizione.

Avevo due strade davanti: chiudere reparti e ospedali per carenza di personale, o trovare una soluzione emergenziale per garantire il diritto di cura ai calabresi.

Ho scelto la seconda strada, ed ho deciso nell’esclusivo interesse della nostra comunità e dei nostri territori.

Ribadisco un concetto semplice, ma rivoluzionario nella sua chiarezza e linearità: una sola vita salvata per un medico in più in un ospedale vale più di mille polemiche.

I medici cubani – i primi 33 arriveranno a settembre – ci aiuteranno per sopperire alle carenze del nostro sistema sanitario, lavoreranno fintanto che le piante organiche dei nostri reparti e dei nostri ospedali lo renderanno necessario, e non ruberanno alcun posto ai medici calabresi e italiani.

Allo stesso tempo il loro supporto non rallenterà la nostra azione per assumere camici bianchi a tempo indeterminato, per aprire nuovi ospedali, per sfruttare al massimo le possibilità che avremo con il Pnrr, per riformare e ricostruire una sanità a misura di cittadino».

Medici da Cuba: secondo la Uil Sanità ci costeranno 28 milioni l’anno

Il responsabile della Uil Sanità (specialistica ambulatoriale) Vincenzo Maria Romeo, esprime il biasimo del sindacato per la vicenda dei medici in arrivo da Cuba.

«Che la Sanità in Calabria – ha detto il dott. Romeo – rappresentasse il comparto economico più importante, e pertanto quello che per anni ha creato i più significati deficit da parte delle ASP regionali non vi è dubbio alcuno, ma che all’inizio di un mandato da Governatore e alle porte di una campagna elettorale per le politiche diventasse oggetto di interesse mediatico tale per la scelta del Roberto Occhiuto di aprire all’ assunzione diretta di 500 medici cubani per coprire il fabbisogno professionale territoriale, ha davvero dell’ inverosimile». 

«Ma sono due – secondo Romeo – i passaggi significativi che in questo agosto meritano attenzione da parte dei cittadini: il Consiglio regionale approva a fine luglio la proposta di legge numero 88 (“Modifica all’articolo 65 della legge regionale del 12 giugno 2009”), che ha abrogato la riduzione del 20% del trattamento economico dei vertici di Asp e Aziende ospedaliere, stabilita nel 2009 con una norma del Collegato alla manovra finanziaria della Regione: vengono pertanto aumentati gli stipendi dei manager con un costo aggiuntivo di oltre 400mila euro per il 2022 e di circa un milione per il 2023-2024; il Governatore firma in data 18.08.22 un accordo con un’agenzia intermediaria di Cuba per arruolare 497 medici: si prevede un budget di 4.700 euro per medico, di cui 1200 euro come importo forfettario netto mensile a copertura delle spese di mantenimento: se si ipotizzasse tale possibilità a pieno organico, si prevede un esborso di oltre 2,3 milioni di euro al mese e di complessivi circa 28 milioni all’anno. Si rimane attoniti dinnanzi a tali scelte, senza capirne il senso consequenziale: i medici fuggono dalla Calabria per impossibilità ad essere contrattualizzati a tempo indeterminato (la maggior parte dei concorsi indetti sono precari tempi determinati rinnovabili semestralmente che tengono con l’acqua alla gola ogni ipotesi di sistemazione strutturale e di prospettiva), per l’inesistente tutela che hanno nei presidi territoriali dove, messi in trincea, diventano strumento alla mercé di cittadini che riversano su loro la frustrazione di servizi inesistenti e/o inefficienti ed istituzioni che li ‘strizzano’ all’inverosimile ben oltre le 38-40 ore di contratto senza alcuna riconoscenza ne retribuzione, nonché per la conosciuta impossibilità di meritocrazia che non consente di costruire carriere se non altrove, per logiche territoriali di ‘baronato’ che ben si conoscono.

Era così semplice utilizzare i soldi dati in più ai manager, nonché quelli previsti da questo scellerato accordo, per coprire bene e pagare dignitosamente il personale sanitario, rispettare gli extra e la disponibilità che viene data, nonché consentire di aumentare il rapporto numerico medico-paziente atto a poter tenere aperte o programmare unità operative semplici o ambulatori che oggi risultano a rischio chiusura, o lo sono già. Se si può derogare per il fabbisogno su procedure d’ urgenza per i medici cubani, per quale motivo non lo si può fare per quelli calabresi che annualmente completano gli studi e fuggono al Nord? Senza parlare ovviamente della valutazione di compatibilità dei titoli, dei CV studiorum, delle problematiche linguistiche, e di quant’ altro.

Non era forse Occhiuto ad aver iniziato il suo mandato dicendo che avrebbe fatto rientrare in Calabria professionisti e risorse emigrate al Nord dando loro la possibilità di dare il loro contributo verso la loro regione natia? Quale logica politica c’è dietro questa scelta?”. “Il sindacato UIL FPL – conclude Romeo – prende posizione di biasimo per quanto avvenuto, nell’ intenzione di tutelare i medici calabresi in tutte quelle forme che possano essere messe in atto per dare loro la giusta dignità lavorativa, e consentire, se davvero queste ingenti somme sono disponibili, di consentire una programmazione veloce ed efficace di servizi sanitari da presentare ai cittadini per non solo coprire il fabbisogno in urgenza, ma evitare l’emigrazione sanitaria di personale ed utenti”. (rrm)

Medici da Cuba: per Guccione (Pd) non è la soluzione giusta per la sanità calabrese

Prosegue la polemica sulla scelta del Presidente Occhiuto di far arrivare 497 medici da Cuba a supporto di una sanità calabrese sempre più in crisi, ormai vicina al disastro.

L’ex consigliere regionale Carlo Guccione, responsabile Sanità per il Mezzogiorno del Partito Democratico, interviene chiedendo che si facciano bandi e avvisi per sopperire all’emergenza.

«Siamo preoccupati – afferma Guccione – , non ci sembra che il tentativo di assumere medici cubani nella sanità calabrese sia la soluzione a un problema reale che persiste da tempo. Non è altro che una scorciatoia che rischia di fare solo rumore e di non produrre soluzioni concrete. Sono oggettive le difficoltà da superare per rendere operativo l’accordo tra la Regione Calabria e la Cooperativa cubana per come già specificato in maniera chiara dal documento dei presidenti degli Ordini dei medici e degli odontoiatri della Calabria». 

«Nel Dca numero 87 del 17 agosto 2022 – per l’approvazione dell’Accordo Quadro con la Cooperativa CSMC S.A. di proprietà dello Stato cubano per la fornitura di servizi medici e sanitari – si evidenzia come uno dei motivi della stipula dell’accordo risiede nel fatto che, in base ai dati del primo semestre del 2022, la Calabria è soggetta a una intensificazione degli sbarchi di migranti che vanno ad aumentare la pressione sulle strutture sanitarie regionali. Inoltre, come specificato nel Dca, le difficoltà organizzative del sistema sanitario regionale sono state oggetto di una apposita sentenza della Corte costituzionale (168/2021) che ha ribadito l’inefficacia della passata gestione commissariale della sanità “durante la quale si sarebbe verificato un progressivo peggioramento dei Livelli essenziali di assistenza”. A questo si aggiunge il fatto che le Aziende ospedaliere e le Asp, dopo diversi tentativi di reclutamento, sia a tempo determinato che indeterminato, non sono riuscite a reclutare il personale medico necessario alla copertura del fabbisogno. Queste sono alcune delle ragioni che hanno portato il commissario della sanità, Roberto Occhiuto, a emanare il Dca. 

Ma come si è arrivati a tutto questo? La Calabria – sottolinea Carlo Guccione – continua ad essere terra di paradossi. Siamo stati l’unica regione che durante la pandemia ha registrato una diminuzione del costo del personale pur essendo state previste risorse aggiuntive straordinarie destinate alle assunzioni. 

Le 18 Aziende sanitarie provinciali e ospedaliere hanno approvato i piani triennali del fabbisogno del personale (2019-2021) ma, come è stato sottolineato nel verbale del Tavolo Adduce del 12 dicembre 2021, le assunzioni non risulterebbero effettuate o risulterebbero in grave ritardo attuativo. 

In Calabria, in base all’articolo 1-comma 4 ter del decreto legge 150/2020, è previsto un piano straordinario di assunzioni in deroga anche ai tetti di spesa di personale sanitario, medico e del comparto. Tutto questo potrà avvenire solo dopo l’approvazione del nuovo Piano operativo 2022-2024 che registra forti ritardi nell’adozione. 

Le assunzioni – spiega il responsabile Pd Sanità per il Mezzogiorno – non sono avvenute solo per mancanza di personale? O per incapacità del sistema sanitario di bandire i concorsi e di utilizzare le opportunità derivanti dai due decreti Calabria? È mai possibile che non si è in grado di fornire i dati relativi a quanti bandi sono stati emanati dalle Asp e Aziende ospedaliere, quante assunzioni a tempo indeterminato e determinato sono state fatte e quanti bandi sono andati deserti? Si faccia chiarezza fornendo dati certi sulle assunzioni, non si può parlare genericamente di mancata partecipazione di medici ai concorsi. 

Non si può chiedere a un giovane medico di prestare servizio per tre o sei mesi, e non dare la possibilità di assumere attraverso avvisi pubblici con condizioni economiche dignitose e contratti di una durata minima di 36 mesi, almeno alle stesse condizioni dei medici cubani. 

Molti specializzandi e medici calabresi sono costretti, tra l’altro, ad andare fuori regione: l’Azienda USL di Ferrara, ad esempio, ha predisposto un avviso pubblico per le attività di Medicina dell’Urgenza-emergenza che prevede la stipula di contratti per gli specializzati con compensi di 90 euro orari, 540 euro per ogni turno di sei ore e di 1080 euro per ogni turno di 12 ore; per i non specializzati prevede compensi di 70 euro orari, 420 euro per ogni turno di 6 ore e 840 per ogni turno di 12 ore. Ecco perché per gli operatori sanitari non è attrattivo venire in Calabria. 

Il governatore ci informi su come sono stati distribuiti gli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno assunti grazie ad accordi specifici stipulati con le università di Catanzaro, Messina e Tor Vergata e quanti di questi sono stati assegnati ai Reparti di emergenza-urgenza, tuttora drammaticamente carenti di personale medico. 

Il Dca che prevede la convenzione con i medici cubani ha ricevuto il parere vincolante dei Ministeri della Salute, dell’Economia e delle Finanze che affiancano le Regioni in Piano di Rientro?

Occhiuto ha affermato che questo accordo è stato fatto in collaborazione proprio con il Ministero della Salute a cui chiediamo che faccia chiarezza sulla vicenda e, in particolare, sui tempi necessari per le varie autorizzazioni finalizzate alla reale operatività dell’accordo.

Invece di trovare soluzioni “tortuose”, si facciano bandi e avvisi per sopperire all’emergenza, così come è accaduto tra l’altro nelle regioni Piemonte, Veneto e nell’USL di Ferrara che hanno permesso di reperire personale medico e sanitario, almeno alle stesse condizioni economiche che vengono garantire al personale medico cubano (4700 euro tra stipendio e spese) e un contratto di 3 anni».Carlo Guccione