LA LEZIONE INCENDI DELL’ANNO PASSATO
SERVA A ORGANIZZARE SERIA PREVENZIONE

di FRANCESCO BEVILACQUA – Gentili Ministro Lamorgese e Presidente Occhiuto, vi scrivo pubblicamente per capire se la dura “lezione” subita la scorsa estate, in Calabria, a causa degli incendi, sia servita a farci cambiar rotta e ad assumere decisioni operative per fare in modo che quanto accaduto non si ripeta.

Partiamo dai dati. Da uno studio di Coldiretti, nel solo anno 2021 il numero degli incendi in Calabria è aumentato del 256% (!). Secondo l’azienda regionale “Calabria Verde” (preposta, fra gli altri, a gestire il problema degli incendi boschivi) nel periodo compreso tra il 20 luglio ed il 20 agosto 2021 si sono verificati circa 3.640 incendi boschivi. In un sol giorno, l’11 agosto, le sale operative hanno dovuto gestire ben 242 incendi. Gli interventi dei mezzi aerei sono stati oltre 400 – parliamo solo dei mezzi regionali – di cui 263 nel mese di agosto. Ben 395 comuni calabresi sono stati interessati da almeno un incendio, 7 comuni hanno registrato nell’ambito comunale oltre 100 roghi.

Per comprendere la gravità del fenomeno basti pensare che la Calabria è tra le quattro regioni più forestate d’Italia, con 468.000 ettari di boschi (dato tratto dall’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio) e che solo tra il 1975 ed il 2001 (quindi, ormai vent’anni fa) gli incendi hanno colpito 182.434 ettari di bosco (fonte Calabria Verde). Considerato che i boschi e più in generale il patrimonio paesaggistico-ambientale, come è ormai unanimemente riconosciuto, costituiscono le maggiori “attività produttive” della Calabria, rischiamo, se non si interviene seriamente sul problema, di mandare letteralmente in fumo la nostra unica e vera ricchezza in pochi anni; ivi comprese le decine di migliaia di ettari di rimboschimenti che dalla metà dello scorso secolo lo Stato è riuscito a realizzare in Calabria con costi economici elevatissimi.

È utile anche ricordare solo alcune delle situazioni più drammatiche della scorsa estate: nel Parco Nazionale dell’Aspromonte sono bruciati migliaia di ettari di foreste monumentali che il mondo ci invidiava, cancellando definitivamente dalla faccia della Terra centinaia e centinaia di patriarchi arborei che erano sopravvissuti per secoli ad ogni catastrofe naturale ed umana; interi paesi sono stati letteralmente messi a ferro e a fuoco ed hanno rischiato di divampare insieme ai boschi circostanti: penso a Isca sullo Jonio, ad Acri, a Gizzeria etc.; il capoluogo di regione, Catanzaro, ha visto distrutto in poche ore quello che doveva essere il suo polmone verde, la Pineta di Siano. Mi fermo qui per ragioni di spazio.

Dopo gli “strepiti” mediatici dell’immediatezza ed i tardivi interventi legislativi ed amministrativi, per tutto l’autunno, l’inverno e la primavera le istituzioni preposte hanno taciuto. Immaginavamo che, con l’avvicinarsi dell’estate, venisse fatto conoscere capillarmente un piano anti-incendi che comprendesse cambiamenti radicali in termini di prevenzione, spegnimento, repressione. Ad oggi, questo non è successo. Mi permetto, allora – per evitare di cadere nella pura recriminazione – da umile volontario dell’ambiente – di suggerire alcune azioni che sin dallo scorso anno avevo segnalato e che qui di seguito elenco.

1- Applicare in modo stringente la legge nazionale sugli incendi boschivi n. 353/2000 e quella regionale n. 51/2017 nonché le norme varate dallo Stato proprio dopo i disastri della scorsa estate.

2- Chiedere alle prefetture che diramino senza indugio a tutte le forze di polizia (comprese le polizie locali) una pressante raccomandazione al controllo del territorio per far rispettare il divieto, fra il 15 giugno ed il 30 settembre, di accendere fuochi nei terreni boscati e cespugliati e quello di bruciare ovunque stoppie, sfalci etc.

3- Ottenere dai proprietari che provvedano alla messa in sicurezza dei loro terreni, senza costringerli a defatiganti lungaggini autorizzative. 

4- Ottenere dal Governo centrale e dal Parlamento la modifica del decreto legge n. 223/1984 che impedisce alla Regione e agli enti sub-regionali di assumere nuovi stagionali (in sostituzione di quelli che stanno andando in pensione) nel comparto della forestazione, in particolare ai fini di formare un maggior numero di squadre anti-incendio.

5- Programmare corsi di formazione per tutto il personale impegnato nell’anti-incendio regionale.

6- Riformulare sulla base delle manchevolezze riscontrate nel 2021 (gravi carenze nella prevenzione, eccessiva frammentazione nelle competenze, mancanza di coordinamento, ritardi negli interventi, insufficienza di uomini e mezzi) il piano anti-incendi della Regione.

7- Varare un programma di manutenzione e/o rinaturalizzazione dei rimboschimenti, di recupero e restauro dei boschi percorsi dal fuoco, di manutenzione annuale delle stradine forestali e delle strisce frangi-fuoco. 

8- Varare un programma, insieme agli enti gestori di aree protette, di particolare sorveglianza e protezione di tutte le foreste di particolare pregio.

9- Programmare insieme al Governo centrale interventi per incentivare la riconversione dei boschi cedui, anche privati, in boschi d’alto fusto.

10- Programmare con il Governo centrale la costituzione di speciali nuclei interforze (ovvero di affidare lo specifico incarico a nuclei già esistenti) per le indagini sui roghi boschivi, che agiscano nell’immediatezza per assicurare alla giustizia gli incendiari.  

Signor Ministro, signor Presidente, la grande preoccupazione dei calabresi che qui mi permetto di rappresentare è giustificata dalle omissioni e dagli errori degli scorsi anni, anche se non dubito che gli entri preposti alla gestione del problema possano essersi attivati rispetto ad alcune delle questioni che qui ho elencato. Ma la preghiera è, in tal caso, di far conoscere all’opinione pubblica, nel modo più ampio possibile, quanto è stato deciso e fatto: già ora, peregrinando per la Calabria, per la mia professione, per il mio impegno nel volontariato e per la mia passione del camminare in montagna, vedo usare ancora il fuoco dappertutto come una sorta di “pulizia etnica” contro sterpi, erba, arbusti, alberi, foreste, senza che nessuno intervenga a far rispettare i divieti imposti.

E la sola vista delle colonne di fumo nero, delle fiamme, della fuliggine mi richiamano alla mente le visioni apocalittiche della scorsa estate, come quelle di tante (troppe) altre annate tragiche per il patrimonio boschivo della regione. Per questo mi rivolgo a voi, perché facciate quanto è in vostro potere per evitare che si perpetui la ormai ciclica devastazione col fuoco del patrimonio naturale della Calabria. (fbe)

(Francesco Bevilacqua, avvocato e scrittore, vive a Lamezia Terme)