La grande suggestione della Messa di rito bizantino di mons. Donato Oliverio a Roma

È stata una bella e grande emozione per molti fedeli assistere stamattina alla divina liturgia, la messa dedicata agli arbëreshë (albanesi) celebrata dal capo dell’Eparchia di Lungro, il vescovo mons. Donato Oliverio nella chiesa di Sant’Anastasio di Roma.
Il rito bizantino della Chiesa cattolica è suggestivo e pieno di sacralità: la messa dura quasi due ore, quasi tutta cantata; nella celebrazione dell’eucaristia non c’è l’ostia della tradizione latina ma pane lievitato che si riceve direttamente dal celebrante, bagnato nel vino. Anche i bambini più piccoli prendono la comunione (secondo il rito bizantino hanno già ricevuto insieme al battesimo anche i sacramenti della comunione e della cresima). Una delle caratteristiche delle chiese dove si celebra il rito bizantino è l’iconostasi, un muro sul quale figurano le icone della vita di Gesù o dei santi, che divide l’altare dalla navata dove siedono i fedeli: attraverso la porta centrale delle tre (porta regale) i celebranti passano dall’area dell’altare (santuario) alla navata. Il vescoco eparca mons. DOnato Oliverio ha portato ancora una volta la straordinaria testimonianza di fede di una grande chiesa, cattolica, che merita di essere conosciuta e maggiormente diffusa tra i fedeli. In Calabria, appartengono all’Eparchia di Lungro le comunità di Acquaformosa, Castroregio, Castrovillari, Civita, Corigliano Calabro, Cosenza, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto, Lungro, Plataci, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese, tutte in provincia di Cosenza. La sede centrale dell’Eparchia è a Lungro dove c’è la cattedrale di San Nicola di Mira. In totale l’Eparchia conta oggi quasi 33mila battezzati (erano quasi 41mila nel 1950) in 30 parrocchie per un totale di 26 comunità rette da 44 sacerdoti.

L’Eparchia di Lungro è stata istituita da Benedetto XV nel 1919 (ha festeggiato lo scorso anno i 100 anni) e comprende alcune parrocchie italo-albanesi di rito-bizantino greco delle province di Cosenza, Potenza, Lecce e Pescara. La bolla “Catholici Fideles” spiega le origini e il perché del mantenimento del rito che si affianca a quello tradizionale latino: «I fedeli cattolici di rito greco – inizia la bolla – che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, emigrarono nella vicina Italia, ove, accolti con generosa liberalità, si stabilirono nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevuto dai loro padri e avevano con somma cura e amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso sull’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio cielo, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano. All’inizio, come suole accadere, tutto andò bene per ambedue le parti. Ma con l’andar del tempo, raffreddatasi la carità di chi li ospitava, cominciarono a sorgere con troppa frequenza gravi e fastidiose liti, che tristemente turbavano la pace dei fedeli, che pur professavano gli stessi dogmi della medesima Chiesa». (rrm)