Marco Siclari (FI): approvato emendamento per l’assistenza sanitaria

«Un primo passo è stato fatto. Alla Camera è stato approvato uno degli emendamenti targati Forza Italia che abbiamo illustrato ieri in conferenza stampa al Senato e che i colleghi della Camera hanno sottoscritto e presentato». Lo annuncia il senatore Marco Siclari (FI), capogruppo in commissione Igiene e Sanità del Senato che ieri ha presentato insieme alla presidente Anna Maria Bernini gli emendamenti al Decreto Calabria.

«Abbiamo ottenuto un primo risultato non indifferente con l’approvazione dell’emendamento  che prevede di aggiungere al comma 1  le parole ‘nonché dei livelli essenziali di assistenza’. Poche parole ma fondamentali se si considera che il decreto pensato dal Governo non considera minimamente gli aspetti di emergenza del servizio di assistenza sanitaria. Con questa approvazione il Dl Calabria, oltre ad occuparsi degli aspetti relativi al piano di rientro, adesso si occupa anche del rispetto dei livelli essenziali di assistenza da parte dei direttori e commissari. Adesso attendiamo l’approvazione dell’emendamento che prevede lo sblocco delle assunzioni in Calabria altrimenti permarrà l’emergenza. Ringrazio i colleghi della Camera Santelli, Occhiuto, Tripodi, D’Ettore, Mugnai e Versace», ha concluso il senatore azzurro. (rp)

Siclari (FI): Le proposte per modificare (o annullare) il Decreto Sanità Calabria

Promossa dal sen. Marco Siclari (FI), si è svolta oggi a Roma nella Sala Nassirya del Senato una conferenza stampa per illustrare gli emendamenti proposti per la modifica del Decreto Sanità Calabria, attualmente in discussione alla Camera. All’incontro, presieduto dal capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini, hanno partecipato l’on. Francesco Cannizzaro, e i membri della Commissione Sanità al Senato Paola Binetti, Laura Stabile e Maria Rizzotti, Era presente anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma.

Il sen. Siclari, introdotto dalla sen. Bernini, ha ribadito che dal primo giorno di insediamento del governo (5 giugno 2018) ha insistito sulla necessità di provvedere urgentemente a risolvere i gravissimi problemi della sanità in Calabria. Una miriade di comunicati stampa, decine di interventi, mozioni, interpellanze e appelli lasciati cadere nel vuoto. E ora – ha evidenziato il giovane senatore azzurro – ci troviamo con un Decreto che alla Calabria non offre nulla. «Il decreto salute Calabria – ha detto Marco Siclari – per come elaborato dalla Grillo impedisce l’assunzione di medici e infermieri. Questo decreto, dunque, blocca la sanità perché al suo interno si legge che vengono bloccate le assunzioni. Mancano già 1410 medici e 2800 infermieri e questa non può che essere la causa dell’emergenza che viviamo in Calabria. Questo non farà altro che far piombare ancora più in basso l’assistenza sanitaria perché continueranno i pensionamenti degli operatori sanitari che non saranno mai sostituiti. Così i medici che rimarranno in servizio si ritroveranno a dover affrontare una mole di lavoro superiore a quella che sono costretti a portare avanti oggi. Lavorare sotto organico porterà a un peggioramento costante e non possiamo permetterlo».

«Il decreto-legge, in discussione alla Camera – ha detto il sen. Siclari – vuole introdurre “un regime speciale per la gestione commissariale della regione Calabria”. Stiamo parlando di un decreto legge, che, invece che prendere atto del fallimento del commissariamento e conseguentemente abolirlo ovvero creare un iter per l’uscita della regione Calabria dalla gestione commissariale, preferisce, pur prendendo atto del fallimento dello strumento commissariale, insistere nel voler confermare lo strumento, nonostante i danni creati. Ed infatti nella relazione alla proposta di legge, il Governo scrive candidamente che manca la continuità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie afferenti ai livelli essenziali di assistenza e che i limiti di spesa per le assunzioni di personale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale hanno determinato il blocco del turn over e, quindi, la carenza del personale.

«Anzitutto, permetteteci di dirlo a voce alta e con soddisfazione il Governo, che fino a qualche mese addietro, negava l’emergenza sanitaria in Calabria, nonostante le decine di comunicati stampa, di interrogazioni ed interpellanze che ho dovuto, anche a nome del Gruppo Forza Italia – Berlusconi Presidente e soprattutto del gruppo in commissione Igiene e Sanità al Senato, indirizzare ad un Governo ed ad un Ministro “sordi” alla tematica della salute dei calabresi, ebbene questo Governo e il Ministro Grillo, che ha detto, in Commissione al Senato, che mancavano le fondamenta per discutere della fine del commissariamento sanitario in Calabria, hanno dovuto cedere: questo decreto segna la fine del Commissariamento sanitario calabrese, come lo conosciamo, decretandone il totale fallimento, sia in termini economico-finanziari che in termini di assistenza sanitaria.

«Ovviamente la cura che questo Governo indica e cioè quella di un super-commissariamento ovvero del commissariamento del commissariamento non è adeguata ed anzi appare dannosa e produrrà, se non corretta, danni peggiori del male. Purtroppo la comunicazione con questo Governo e soprattutto con le espressioni dei cinquestelle in seno al Consiglio dei Ministri, è ridotta a zero, annullata, insomma inutile.

«Sono dovute arrivare  “Le Iene” per costringere il Governo a correre ai ripari, con tanto di pompa magna ed urgenza, addirittura con la convocazione del Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria. Per questo Governo il Parlamento conta meno della stampa e soprattutto della televisione dei social: se il Sen. Siclari o un altro parlamentare segnalano un problema, un’emergenza, allora non meritano neanche risposta oppure meritano risposte secche, che non lasciano adito a dubbi, né apertura al dialogo, al confronto ed alla dialettica, necessaria al miglioramento dei provvedimenti normativi.

«Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene – ha detto ancora Siclari –  non vogliono in alcun modo che la democrazia si esplichi e trionfi: abbiamo ancora tutti negli occhi l’imposizione della fiducia al Senato per l’approvazione della legge di bilancio; un vero e proprio atto illegittimo, contrario alla separazione dei poteri che ha impedito al Parlamento di discutere il maxi-emendamento, approvato senza che la stessa maggioranza ne conoscesse il contenuto. Oggi finalmente avete capito che la sanità non è un settore meramente economico che può essere gestito con tecnici, ingegnere ed economisti, ma si tratta anzitutto di un bene e di un diritto fondamentale, ossia la salute, riconosciuto come fondamentale dall’art. 32 della Costituzione e come tale deve essere trattato, evitando gli sprechi, risanando i conti ed i bilanci, ma solo dopo aver garantito ad ognuno il diritto ad essere curato e a poter essere guarito.

«Dalla relazione al disegno di legge emerge che “il sistema sanitario della regione Calabria, sottoposto da tempo a un’azione di risanamento attraverso lo strumento dei Piani di rientro e, da alcuni anni, alla gestione commissariale, registra, nonostante i molteplici interventi sostitutivi governativi, una grave situazione di stallo, se non di peggioramento della maggior parte degli indici di misurazione sia delle capacità organizzative/gestionali del servizio sanitario regionale nelle sue diverse articolazioni, sia del corretto utilizzo delle risorse, sia, infine, della qualità dei servizi sanitari resi ai cittadini e nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

«Quest’oggi vogliamo con forza e coraggio ribadire che lo strumento commissariale, che come tutti gli strumenti non è buono o cattivo, ma serve o meno al raggiungimento di un obiettivo e di uno scopo: la durata ultradecennale del commissariamento con la successione di più organi e persone che hanno incarnato il ruolo, dapprima, il Presidente della Regione Calabria, poi tecnici di nomina governativa, dimostrano, in maniera evidente che per garantire il diritto alla salute e per azzerare il debito sanitario della Regione Calabria, lo strumento commissariale è inadeguato: ad oggi il debito non è stato azzerato, anno per anno il deficit alimenta l’aumento del debito e tutto ciò in presenza del blocco del turn-over che ha determinato ormai la carenza strutturale di personale, dell’aumento della tassazione e dell’imposizione fiscale a carico di cittadini calabresi, insomma, per un verso abbiamo ottenuto il peggioramento dell’assistenza sanitaria calabrese, senza che la qualità dell’assistenza non abbia raggiunto il punteggio LEA di 136, inferiore al minimo legale di 160, in una situazione di abbandono delle strutture sanitarie, di assenza delle apparecchiature e delle strumentazioni salva-vita, di assenza e/o di malfunzionamento delle minime infrastrutture di supporto, come gli ascensori e, per altro verso, abbiamo impoverito i calabresi, oberandoli con un surplus di carico fiscale.

«Il commissariamento è da eliminare, perché avrebbe dovuto raggiungere obiettivi che non ha nemmeno sfiorato: sarebbe stato accettabile un commissariamento che a LEA invariati avesse ridotto il debito, ma così non è stato; oppure un commissariamento che a debito non ridotto avesse migliorato l’assistenza sanitaria calabrese, ma così non è stato. È chiaro che non si tratta di uomini, perché quelli sono cambiati, non si tratta di personale sanitario, perché grazie al blocco del turn-over, è rimasto sostanzialmente invariato: è il tipo di strumento che se non riesce ad incidere nell’immediato (12 o 18 mesi) sulla riduzione del debito e sul livello di assistenza, non è idoneo.

«La storia ultradecennale insegna e dimostra come il commissario non riesce ad incidere perché può entrare in conflitto con la Regione e con i livelli gestionali e sanitari delle aziende sanitarie. Oggi si propone un super commissariamento che dovrebbe in massimo 18 mesi risolvere quello che non è stato risolto in 120 mesi che sono serviti, anzi, per peggiorare la situazione. Ed a questo punto arriva la perla oppure il jolly che questo compagine governativa riesce a mettere in campo ogni qualvolta la situazione è disperata al fine di mascherare la propria incapacità. Per la Calabria il jolly è sempre lo stesso: la ‘ndrangheta. Ed infatti leggiamo nella relazione. La persistenza della situazione di significativa criticità in capo al servizio sanitario della regione Calabria non può, peraltro, prescindere dalla considerazione dei gravi effetti sul sistema salute determinati dalle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore. In particolare, l’analisi di contesto svolta tra il 2014 e il 2015 dall’AGENAS ha messo in luce come la criminalità organizzata abbia concentrato soprattutto nel settore sanitario i propri interessi economici e di espansione, in ragione di fattori quali l’importanza delle dimensioni economiche del settore, la necessità di creare una rete di relazioni con gli operatori sanitari al fine di acquisire posizioni di privilegio (sia nell’erogazione dell’assistenza sanitaria che nella fruizione di «perizie mediche  compiacenti», di informazioni riservate ed altri « accomodamenti»), la necessità di costruire relazioni per l’acquisizione di appalti pubblici, l’esigenza di intessere rapporti nei settori che favoriscono il collegamento con la politica al fine di influenzarne le scelte e la necessità di creare le condizioni per favorire talune strutture, private e private accreditate. Siffatta situazione è riscontrabile in particolare con riferimento ad alcune aziende sanitarie della regione, su tutte quelle di Locri (ex ASL 9) e di Reggio Calabria (ex ASL 11 e ASP 5).A questo riguardo va ricordato che negli scorsi anni, anche a seguito dell’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale nonché dirigente medico dell’ex ASL di Locri, dottor Francesco Fortugno, le indagini avviate nel settore della sanità calabrese avevano portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’articolo 143, comma 1, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), delle aziende sanitarie locali di Reggio Calabria e di Locri e alle connesse gestioni commissariali straordinarie. Lo scioglimento per condizionamenti della criminalità organizzata ha riguardato, tuttavia, anche altre realtà aziendali, quale quella dell’azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia (2010), essendosi rilevato come diversi settori della vita dell’ente risentissero pesantemente «di un forte e pervasivo condizionamento della criminalità organizzata vibonese con particolare riguardo per alcuni gruppi mafiosi che, in modo evidente, occupano settori vitali dell’Azienda Sanitaria di Vibo Valentia». Da ultimo, lo scorso 7 marzo il Consiglio dei ministri ha deliberato un nuovo scioglimento degli organi dell’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e l’affidamento della gestione a una Commissione straordinaria, in ragione dell’esito dell’accesso antimafia eseguito nei mesi precedenti. A tale specifico riguardo va peraltro considerato che – come evidenziato chiaramente dalla stessa relazione del prefetto di Reggio Calabria dell’11 dicembre 2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  78 del 2 aprile 2019 – sussiste una stretta compenetrazione tra le gravissime criticità emerse nell’ambito delle attività di prevenzione antimafia – dalla quale è scaturito il rimedio, di per sé straordinario, dello scioglimento della più grande azienda sanitaria regionale – e la diffusa condizione di «caos amministrativo e gestionale», pure rilevata nella citata attività di accesso.  Continuando si legge «le criticità del predetto ufficio, note da anni, non siano state mai seriamente affrontate dai respon- sabili che si sono succeduti alla guida del- l’ASP. In effetti con nomina nel tempo di Commissari ad acta non si è provveduto alle sistemazioni contabili cui si sarebbe dovuto attendere causando, di fatto, l’im- possibilità per l’Azienda di approvare i bilanci già a decorrere dall’esercizio”.

«A questo punto la retorica prende nettamente il posto di ogni altra considerazione. Intanto a livello giuridico non ci sono i presupposti per l’adozione di decreto legge che non sia determinato da motivi di necessità e di urgenza: appare evidente, infatti, come di fronte all’emergenza sanitaria calabrese, l’unica possibilità di utilizzare lo strumento della decretazione d’urgenza sarebbe stata quella di eliminare la gestione commissariale, come abbiamo proposto e proporremo, ma sicuramente non quella di rafforzare la gestione commissariale, sul presupposto che non ha funzionato per le infiltrazioni malavitose ovvero e comunque per eventi risalenti nel tempo (assassinio di Fortugno) oppure e comunque per criticità già note come la mancata approvazioni dei bilanci nelle ASP calabresi. Alla retorica si somma retorica quando si legge che “invero, va affermato senza tema di smentita che in ordine alla descritta situazione, nonostante i ripetuti provvedimenti sanzionatori e le consequenziali gestioni straordinarie e malgrado l’alternarsi di governi regionali di diverso colore politico, le aziende sanitarie della regione Calabria permangano, più o meno tutte, in uno stato di caos gestionale e amministrativo. Deve peraltro essere segnalato che ad ostacolare il raggiungimento della «normalità» amministrativa della sanità calabrese hanno concorso, altresì, le note divergenze emerse tra i vertici politici regionali e la struttura commissariale. La dicotomia tra la struttura commissariale – quando non diretta emanazione della regione – ed i vertici politici della regione stessa si è manifestata con palese evidenza in frequenti attacchi ed esternazioni, oltre che in continue reciproche accuse di trascurare l’interesse della salute  dei cittadini, facilmente rinvenibili nelle copiosissime fonti di stampa, oltre che negli atti di sindacato ispettivo parlamentare. Estremamente significativi, a tal riguardo, risultano gli elementi forniti dal Commissario ad acta pro tempore nell’audizione del 19 settembre 2018 dinanzi alla Commissione 12a del Senato; dalla relazione resa in tale occasione è emersa, in particolare, per ciò che qui rileva, anche e soprattutto la mancanza di sinergia tra la struttura commissariale ed i vertici regionali, con conseguente proposizione di osta- coli di varia natura, ma comunque tali da contribuire all’inadeguatezza sia dell’efficienza dell’azione commissariale che di quella amministrativa regionale. Esattamente in quest’ottica ostruzionistica è stato riferito, nel corso dell’audizione, anche del depotenziamento del Dipartimento Tutela della salute della regione Calabria, nel quale continuerebbero a man- care i dirigenti responsabili di settori vitali quali la rete ospedaliera, le autorizzazioni e l’accreditamento, l’emergenza-urgenza, i LEA, il bilancio, gli affari generali, la rete informatica, il personale e l’ufficio delle convenzioni. Di converso, la struttura commissariale è stata spesso pubblicamente accusata di operare in piena solitudine anche sui provvedimenti più significativi, come nel caso delle assunzioni e della definizione dei budget per la sanità accreditata, per la stesura dei quali non sarebbero stati coinvolti, né tanto meno consultati, i competenti organi regionali. Tale quadro conflittuale – di cui  si  è  dato sinteticamente conto – risulta, peraltro, tanto più grave e significativo laddove   si consideri che esso è emerso  anche  in  sede parlamentare – oltre che diffusa-  mente rilevato sui media – da parte del- l’organo commissariale nominato nel corso della passata legislatura, e, dunque, in un momento in cui non è dato supporre  che  tale quadro potesse, anche solo in parte, essere condizionato, in ipotesi,  da  alterità di appartenenza politica. In siffatto contesto, la situazione di disavanzo prima del conferimento delle obbligatorie risorse fiscali regionali fino alla concorrenza del risultato di gestione stesso ha contribuito a rendere ancor più difficoltoso ogni tentativo di riassetto del sistema e di pianificazione delle relative spese; un ostacolo peraltro aggravato dall’ingente spesa della sanità privata, componente non sempre rispettosa della programmazione definita dalla struttura commissariale molto attiva sul versante del contenzioso”.

«Ma allora – ha detto Siclari – perché non restituire la funzione commissariale al Presidente della Regione Calabria, che durante la precedente legislatura era comunque riuscita ad abbattere il debito? E comunque se il commissario Scura, stando alla relazione, è stato vittima del conflitto con la Regione e della compagna mediatica e parlamentare, leggesi Sen. Siclari, perché non confermarlo ed invece procedere alla sua sostituzione?

«La relazione sconfina nell’ovvio quando parla dell’emigrazione sanitaria, fenomeno che, purtroppo, attanaglia la Calabria da molti decenni. Il saldo della mobilità, in  Calabria,  ha da sempre avuto un andamento fortemente negativo. Nel 2017 è stato pari a oltre – 293 mln di euro, che impattano negativamente su tutti i residenti: infatti, dividendo tale saldo per il numero degli abitanti, la Sezione ha calcolato che nel 2017, per ogni cittadino calabrese, il fenomeno della mobilità ha avuto un costo di € 150 euro. È il valore pro capite peggiore d’Italia, e,  in  base ai dati provvisori disponibili, è desti- nato ad aumentare fino a 163 euro  nel  2018, quando il saldo da mobilità dovrebbe essere pari a oltre – 319 mln di euro. Perché non utilizzare questi soldi per costruire una sanità efficiente in Calabria? Ma la relazione è foriera di molti dati nuovi oppure finalmente accettati dal governo: ad esempio risulta che al 31 marzo 2018 rimanevano in Gestione sanitaria accertata (GSA) 142,8 milioni di euro di risorse non trasferite agli enti del SSR. L’immotivata trattenuta da parte della GSA di ingenti somme, di cui una parte rilevante costituita da finanziamento indistinto e risorse fiscali, limita, infatti, il trasferimento di liquidità agli enti del SSR, aggravando la circostanza per la quale questi ultimi presentano su scala nazionale i maggiori ritardi nei tempi di  pagamento  dei fornitori. Ma di tutto ciò che la relazione dettaglia lo Stato ed il Governo non si è mai accorto? E perché di tali inadempienze dovrebbe rispondere il cittadino calabrese? E giusto che i calabresi siano costretti a subire una sanità inefficiente, tasse più alte per pagare un debito prodotto per colpa della cattiva politica regionale e statale e per cola di commissari incapaci che mai verranno chiamati a rispondere di errori gestionali e di programmazione?

«Smettiamola con la retorica dell’infiltrazione mafiosa. Siamo il territorio dove l’antimafia lavora meglio e quotidianamente magistrati, prefetti e forze dell’ordine sono impegnate non solo per la repressione dei reati, ma lavorano fattivamente per prevenire ogni sorta di condizionamento delinquenziale, quindi perché non scindere i piani e lasciare alla giustizia di fare il suo corso, approntando al meglio le funzioni amministrative e gestionali della sanità calabrese? Dire che la sanità debba essere commissariata fino a quando c’è la ‘ndrangheta è come sostenere che le donne non debbano indossare le minigonne fino a quando esiste il fenomeno del femminicidio! Con l’apparato di emendamenti che abbiamo predisposto e che con un gran lavoro di squadra, per il quale ringrazio la Sen. Anna Maria Bernini, Presidente del Gruppo Forza Italia al Senato della Repubblica e l’On. Maria Stella Gelmini, Capogruppo alla Camera dei Deputati, presenteremo in sede di conversione del decreto quale battaglia di civiltà giuridica e di solidarietà umana nei confronti dei calabresi che non possono essere discriminati per il sol fatto di vivere e risiedere in Calabria: la malattia può colpire tutti noi e dobbiamo garantire che a ciascun italiano sia prestata la stessa soglia minima ed adeguata di assistenza a qualunque latitudine abiti. In Calabria se ti ammali, come ho dovuto dire molto spesso in Senato, se ti ammali o hai soldi ed una famiglia per poter emigrare  e curarti oppure muori. Non è degno di un Stato civile accettare questo stato di cose. In sintesi e prima di illustrare analiticamente gli emendamenti predisposti, chiariamo che ci siamo mossi su di un duplice versante: in primo luogo quello di rivoluzionare il decreto Calabria al fine di farlo diventare il decreto Salva Calabria, in secondo luogo quello di migliorarne al massimo il contenuto normativo del disegno di legge, trasformandolo da atto finalizzato al solo rispetto del piano di rientro sanitario a norma eccezionale per apprestare un’assistenza sanitaria dignitosa e decente ad ogni cittadino calabrese».

Di grande impatto anche le dichiarazioni del deputato azzurro Francesco Cannizzaro (vedi il video) che ha messo in evidenza la generosa disponibilità di fornitori e di presidi sanitari privati a garantire prestazioni sanitarie e prodotti farmaceutici pagati con ritardo di anni dalle strututre pubbliche. (rp)

 

Decreto Sanità in Calabria: la sen. Granato (M5S) contro il deputato Viscomi (PD)

La senatrice M5S Bianca Laura Granato, in una nota, critica l’organizzazione di un convegno sull’emergenza sanitaria in Calabria, promosso dal deputato pd Antonio Viscomi.  «Mentre è in corso l’esame del decreto Calabria per la conversione in legge e a ridosso delle prossime Europee, – afferma la sen. Granato – il collega parlamentare Antonio Viscomi, esponente del Partito democratico, ha promosso un convegno sulla Sanità in Calabria, cui inusualmente parteciperà da relatore il dirigente generale del dipartimento regionale Tutela della salute, Antonio Belcastro. Prendo atto di questo tentativo di spostare fuori del parlamento il dibattito sulla situazione sanitaria della Calabria».

«Discutere di questioni, specie se di interesse collettivo, è democratico e utile, a patto che non si neghino o nascondano le cause di disservizi e paradossi, nella fattispecie ben individuate dalla commissione ministeriale d’indagine Serra-Riccio nel 2008: diffusa inadeguatezza dei manager, spesso dipendenti dalla politica, interessi della criminalità organizzata e clamorosi errori di gestione, senz’altro noti ai governi regionali che finora si sono succeduti e che non sono immuni da pesanti responsabilità».

«Il deputato del Pd Viscomi – prosegue la senatrice del Movimento 5 Stelle – è stato vicepresidente della giunta regionale della Calabria e pertanto conosce bene la testardaggine del governatore in carica, Mario Oliverio, a proposito della gestione delle Aziende del Servizio sanitario regionale, affidate a dirigenti che in molti casi non hanno raggiunto gli obiettivi previsti e sono stati addirittura premiati e riconfermati. A differenza dell’esecutivo Conte, né i precedenti, guidati da Renzi e Gentiloni, né la giunta Oliverio hanno preso a cuore le sorti della Sanità calabrese. Se avessero agito altrimenti, non saremmo a questo punto».

«Non vorremmo – conclude Granato – che questo convegno si trasformasse in un racconto di parte sui problemi sanitari della Calabria, la cui risoluzione richiede tempo e coraggio e necessita di un punto di partenza, che per noi sta nel cambiamento dei vertici delle Aziende, nello specifico per 20 anni in capo a 16 persone, e in un sistema, quale quello concepito dal governo nazionale, di controlli molto più rigidi sugli appalti del settore». (rp)

Siclari (FI): Domani illustrati 15 emendamenti al Decreto Calabria

Su iniziativa del senatore Marco Siclari, capogruppo di Forza Italia in Commissione Igiene e Sanità del Senato, saranno illustrati domani alle 13 in una conferenza stampa, nella sala Caduti di Nassirya del Senato, i 15 emendamenti tecnici strutturati per il Decreto Salute Calabria, studiati per risolvere l’emergenza sanitaria in Calabria.
Emergenza Sanità in Calabria
Alla conferenza stampa di presentazione degli emendamenti interverranno la Presidente dei senatori del gruppo Forza Italia Presidente Berlusconi Anna Maria Bernini, la Presidente del gruppo Forza Italia Presidente Berlusconi alla Camera dei Deputati Mariastella Gelmini, i parlamentari calabresi sen. Giuseppe Mangialavori e i deputati Francesco Cannizzaro e Maria Tripodi, oltre a tutti i componenti della Commissione Igiene e Salute del Senato coinvolti proprio dal senatore Siclari con l’audizione del Governatore della Calabria Mario Oliverio e del commissario Massimo Scura. (rp)

Siclari (FI): sul lavoro il Governo segue il fallimento della sinistra

Commentando i dati Eurostat il senatore azzurro Marco Siclari ha messo in evidenza le mancate realizzazioni del Governo in materia di lavoro e occupazione. «Negli ultimi dieci anni – ha detto il sen. Siclari – in tema di lavoro il Governo centrale ha fallito così come ha fatto a livello regionale Oliverio. Il risultato è un triste primato che certifica la sconfitta del progetto di sviluppo del Sud».
I dati Eurostat posizionano le tre regioni del Mezzogiorno negli ultimi 10 posti su 280 regioni monitorate nel 2018 in tutta l’Unione attestando come in Calabria più del 50 per cento dei giovani non abbia un lavoro, percentuale che pone la regione come peggiore d’Italia insieme a Campania e Sicilia.
«La disoccupazione, soprattutto, quella giovanile, – ha continuato il sen. Siclari – è una piaga che ci vede in fondo a tutte le classifiche anche quelle europee. Serve un progetto di sviluppo concreto perché se non si rilanciano gli aeroporti, tutti i collegamenti veloci, i vari settori turistici e quelli agroalimentari, se non si investe sulla sanità e se non si inizia a pensare decreti concreti e non passerelle fatte sulle spalle dei calabresi, la nostra terra rimarrà tagliata fuori da tutto. Questo Governo è riuscito a peggiorare il dato della sinistra per colpa della naturale incompatibilità tra Lega e 5S». (rp)

Marco Siclari (FI): azzerare il debito per risanare la Sanità in Calabria

Il senatore azzurro Marco Siclari, capogruppo in commissione Igiene e Salute, in una conferenza stampa a Palazzo Campanella a Reggio, ha fatto il punto sulla situazione della sanità in Calabria, alla luce del deludente Decreto Calabria varato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri convocato in via straordinaria a Reggio.

Secondo il sen. Siclari è previsto in Calabria un ammanco di 1.410 medici: le carenze principali riguarderanno la medicina d’urgenza con 245 medici, l’anestesia e rianimazione con 63 medici, la ginecologia con 51 medici, la chirurgia generale con 90 medici, la pediatria con 150 medici e la psichiatria con 90 medici (FNOMCeO-ENPAM-SUMAI-ANAAO). Occorre, dunque, prima di ogni cosa, sbloccare i concorsi, predisponendo i bandi che permettano di selezionare i medici sulla base del merito, della comprovata esperienza e della continua formazione professionale. Bandi che prevedano incentivi economici per i medici che vengono da strutture all’avanguardia delle regioni del nord o che dimostrano un numero importante di interventi nella loro specializzazione.

Il sen. Siclari ha snocciolato . i numeri che riguardano il suo impegno in Commissione Sanità: in un anno 16 interrogazioni sulla sanità; una mozione per ridiscutere sul regolamento che disciplina il commissariamento; due  importanti audizioni sulla sanità calabrese (Scura e Oliverio); un’audizione del ministro Grillo sul decreto Calabria; oltre 60 comunicati stampa per stigmatizzare la grave situazione della sanità in Calabria. «Sono soddisfatto, in minima parte, – ha detto Siclari – ma sono contento da medico prima e da calabrese dopo perché questo lavoro che ho perseguito con costanza in Senato come mai fatto da nessun parlamentare calabrese di qualunque partito per il diritto alla salute, ha determinato o sicuramente contribuito a portare l’attenzione delle tv nazionali Le iene e Striscia la notizia che ringrazio, a nome dei calabresi, per aver portato a conoscenza con le immagini quanto ho denunciato (gli ascensori rotti a Locri e altro) ed ha costretto il Governo a dichiarare l’emergenza sanitaria in Calabria».

Siclari contesta il Decreto Sanità: «Non si parla minimamente di come faranno a ripianare il debito, a migliorare l’assistenza sanitaria, a migliorare l’organico ridotto all’osso, a migliorare l’edilizia ospedaliera che è fondamentale negli ospedali calabresi (abbiamo strutture senza agibilità e improponibili in alcune zone). Non dicono come faranno rispettare il piano di rientro (non è riuscito nessun commissario), perché dovrebbero ammettere ulteriori tagli all’assistenza sanitaria che porteranno un aumento del numero di calabresi che si cureranno fuori Calabria. Hanno pensato solo a come nominare nuovi direttori generali e commissari».

La proposta che viene da Siclari è un Decreto “Salva Calabria” dove lo Stato deve accollarsi il debito perché c’è la responsabilità anche dello Stato che con il commissario ha creato l’emergenza sanitaria, ha creato nuovo debito e soprattutto perché il tavolo tecnico dell’Agenas non si è accorto che mancano i bilanci dal 2012, ovvero da 6 anni. Disponibilità ad ipotecare l’aumento  delle imposte regionali che già paghiamo (nessuna tassa aggiuntiva). Noi calabresi vogliamo pagare il debito, non vogliamo elemosinare nulla a nessuno. «Siamo disponibili – dice Siclari – persino a pagare tutto il debito in una sola generazione. Dilazionare il debito in 30 anni pagando 1,50 euro al mese a cittadino. Il costo di un cappuccino al mese. Piuttosto che pagare il cappuccio da subito per il piano di rientro con la certezza scientifica che tra 10 anni siamo punto e da capo come già accaduto. Una volta azzerato il debito sarà possibile sbloccare i concorsi, incentivare la formazione continua, investire nel rinnovo degli strumenti tecnologici, programmare e organizzare la nuova rete ospedaliera e sanitaria in Calabria». Il risultato – sostiene Siclari – sarà di avere un maggior numero di pazienti che possono curarsi in Calabria e recuperare almeno il 70% dei 360 milioni che i calabresi spendono per curarsi fuori regione. Un progetto del genere vedrà 1500 posti di lavoro per i medici e oltre 5000 posti di lavoro nelle nuove strutture ospedaliere, tra infermieri, operatori sanitari, addetti ai servizi. (rp)

Siclari (FI): Prerefenza di genere? Imperdonabili in Calabria

Sulla mancata approvazione da parte del Consiglio regionale della Calabria della legge Sculco sulla preferenza di genere, il sen. azzurro Marco Siclari ha stigmatizzato l’incapacità della classe politica calabrese di guardare in avanti.

«Ho sempre detto  – ha affermato il sen. Siclari – che le donne non hanno bisogno di noi uomini per farsi valere, anche perché è riconosciuta la loro grande capacità, professionalità e senso di responsabilità nei diversi ruoli che ricoprono. Ma quando i politici devono pronunciarsi sulla preferenza di genere devono farlo con rispetto verso tutte le donne e tutti gli uomini che rappresentano. Viviamo in una terra matriarcale eppure la politica ha fallito mostrando l’incapacità di incentivare, a mio avviso, le donne a partecipare alla vita politica calabrese valorizzando il loro ruolo anche nelle istituzioni e, sono sicuro, avrebbero dato un contributo importante alla Calabria».

«È una pecca imperdonabile che mortifica le donne della nostra terra e tutta la Calabria che, agli occhi di chi ci osserva fuori regione, dimostra che la classe politica ha fallito anche in questo. Ci sono tanti cittadini calabresi che possono e vogliono dare un contributo importante alla Calabria oramai massacrata da decenni da una classe politica miope ed incapace di guardare al nostro potenziale. Dalla sanità ai trasporti la politica ha mostrato il peggio, adesso si distingue anche con questi pessimi messaggi sulla preferenza di genere. Noi calabresi non possiamo più accettare di essere rappresentati così, da una classe politica calabrese che non perde occasione per mettere in discussione una nostra migliore reputazione», ha concluso il senatore azzurro. (rp)

Siclari (FI): Onore e apprezzamento per la Polizia di Stato (167 anni di attività)

In occasione della Festa della Polizia, che celebra i 167 anni, il senatore azzurro Marco Siclari ha voluto sottolineare in una nota l’impegno delle Forze di Polizia. «“Oggi più che mai – ha detto il sen. Siclari – è importante ricordare e onorare il grande lavoro svolto dagli uomini e dalle donne della Polizia di Stato. Sempre presenti sul territorio per garantire sicurezza e stabilità. A loro va il mio grazie per il sacrificio giornaliero nella consapevolezza che sempre di più dovrebbero essere gli interventi a favore e tutela di questo corpo che quotidianamente mette a rischi la vita di chi ne fa parte».

«Oggi va ricordato ogni poliziotto che ha perso la vita per difendere il nostro paese. A tutti questi eroi e alle loro famiglie va la gratitudine di tutti gli italiani. Colgo l’occasione per rinnovare gli auguri di buon lavoro al nuovo Questore di Reggio Calabria, Maurizio Vallone, del quale abbiamo già imparato ad apprezzare le doti professionali nei suoi precedenti incarichi. La Polizia di Stato è ormai un’istituzione molto vicina ai cittadini reggini, che trovano nei suoi appartenenti un punto di riferimento imprescindibile non soltanto nella lotta alla criminalità comune ed organizzata, ma anche nell’eccellente lavoro di controllo del territorio e supporto alle sempre più crescenti esigenze di sicurezza della cittadinanza. Avrei voluto essere presente per festeggiare assieme alle donne ed agli uomini della Questura di Reggio Calabria, una giornata così importante, ma impegni istituzionali legati all’attività parlamentare me lo impediscono. Invio a tutti un abbraccio ideale ringraziandovi per il lavoro svolto quotidianamente». (rp)

Siclari (FI), Commissione Sanità: il ministro Grillo spieghi il decreto Calabria

La Commissione Sanità ha accettato la richiesta del sen. Marco Siclari (FI) di audire il ministro della Sanità Giulia Grillo.  Il senatore azzurro continua la sua battaglia contro la sanità “malata” in Calabria. «Abbiamo avuto modo  – scrive in una nota – di assistere a presenze, dichiarazioni e promesse da parte del Ministro Grillo. Non siamo le iene, ma siamo i rappresentanti del popolo, e per queste ragioni il Ministro deve dare risposte in sedi istituzionali e poi alle televisioni. Sull’emergenza assistenziale che riguarda la sanità calabrese non si può soprassedere. È troppo tardi per promettere, occorre agire ed il Ministro con il Governo nazionale è l’unico a poter intervenire con un decreto speciale per dare assistenza ai cittadini e non per togliere fondi alla sanità calabrese, così come prevede l’attuale decreto presentato dal Ministro. Per questo chiedo al ministro Grillo di presentarsi in Commissione Igiene e Sanità per spiegare cosa intende fare per mantenere gli impegni presi garantendo il diritto alla salute. Il tema della salute dei calabresi è stato argomento della commissione salute del Senato ed i senatori componenti della commissione sono perfettamente a conoscenza della gravità dei dati e delle problematiche che ho denunciato in quella sede alla presenza di Scura e di Oliverio prima ancora che arrivassero le televisioni. Chiedo al Ministro di agire con responsabilità politica e rispetto istituzionale e di venire in commissione salute prima che venga approvato quel decreto che attualmente è privo di ogni contenuto che riguarda prettamente l’assistenza sanitaria mentre, invece, obbliga la sanità calabrese a spendere meno in servizi sanitari per rispettare il piano di rientro che ad oggi è stato complice di chi ha ucciso la sanità in Calabria».

«Ho proposto di invitare il Ministro Grillo in Commissione Igiene e Sanità perché è quella la sede naturale, idonea e opportuna per discutere del futuro della sanità calabrese non di certo le tv. La mia istanza è stata accettata adesso attendiamo che il ministro si presenti e ci faccia capire con quali strumenti intende intervenire per risolvere l’emergenza sanitaria in Calabria. Un’emergenza che va oltre i conti e le cifre ma che riguarda da vicino l’assistenza offerta e l’inadeguatezza di strutture, mezzi e numero di risorse umane che non risultano contemplati nel Decreto Calabria che il ministro vuole approvate. Di questo vogliamo parlare con la Grillo e spero vivamente che non si perda altro tempo. Presentarsi e dare spiegazioni è doveroso da parte del ministro perché nel decreto che intende presentare al Consiglio dei Ministri si affrontano sicuramente tante emergenze, come quella di far rientrare i conti e la legalità nella sanità calabrese, ma non si affronta il problema principale, ovvero, la qualità del servizio assistenziale offerto», ha detto il senatore azzurro.

Il senatore Marco Siclari capogruppo di Forza Italia in Commissione Igiene e Sanità dopo aver fatto del diritto alla salute il suo cavallo di battaglia non intende assistere a ulteriori inganni da parte del Governo: «Parliamo di un’emergenza che, aldilà dei conti da rimettere in regola, deve rientrare per garantire a tutti i cittadini cure adeguate con personale in numero idoneo e in strutture degne. Non possiamo più perdere tempo ed è per questo che occorre un confronto in commissione con tutti i senatori con lo scopo di migliorane il contenuto e discutere meglio le misure che intende adottare perché, ad oggi, non vi è nulla che riguardi da vicino l’assistenza sanitaria, ma soltanto la riduzione dei costi della sanità calabrese che aggraverà ulteriormente la situazione delle strutture pubbliche e private», ha concluso il senatore azzurro. (rp)
Il video dell’intervento di Siclari in Commissione Sanità:
https://www.facebook.com/MarcoSiclariPaginaUfficiale/videos/602901296893888/

Siclari (FI): Decreto Calabria, un altro annuncio a vuoto

Il senatore azzurro Marco Siclari ha diffuso una nota in cui esprime la profonda amarezza per il nuovo annuncio a vuoto sulla Sanità in Calabria. «Sono profondamente deluso – scrive Siclari – prima da cittadino calabrese e poi da capogruppo della commissione igiene e sanità del Senato, perché dopo aver denunciato in commissione Senato ed in Aula per 12 mesi i problemi della sanità calabrese e dopo aver assistito alle continue presenze in Tv del Ministro Giulia Grillo sul dramma dell’emergenza sanitaria calabrese, il Governo presenta un Decreto Calabria vuoto ed inconsistente».

«Ha deluso ogni aspettativa. Ed oggi, dopo aver letto il Decreto, posso affermare, purtroppo, che è venuta in Calabria solo per passeggiare tra corridoi degli ospedali senza andare ad approfondire le vere criticità della nostra sanità. Ha incontrato la stampa annunciando e decantando dati e numeri che già 12 mesi fa io avevo posto alla sua attenzione. Aspettavo con ansia da cittadino calabrese e da rappresentante istituzionale del territorio, le soluzioni anticipate in quell’occasione dal ministro per risolvere l’emergenza sanitaria ma, alla fine, i 5stelle ha fatto il solito annuncio vuoto di contenuti che non porta alcuna risoluzione ai problemi atavici che viviamo in Calabria».

«Entrando nel merito del Decreto Calabria – dice il sen. Siclari –  emerge che non vi è nulla di sanitario e non risponde alle esigenze di salute dei calabresi. Nell’art. 1, continuano a non essere garantiti i LEA . Sembra fatto esclusivamente per ragioni di legalità e trasparenza e ciò va bene. Ma la Sanità? C’è il rischio di ingessare ulteriormente la sanità calabrese, senza dare risposte immediate alla domanda di cure. Anzi le tempistiche sono lunghe e complesse, tali per cui sembra il Commissariamento del Commissariamento, un commissariamento alla potenza, al quadrato, un Supercommissariamento che continua alcune misure positive, senza essere inserito in un quadro organico e sistematico e senza che sia presente neanche come obiettivo quello della tutela della salute dei calabrese. Si tratta di una ulteriore penalizzazione dei cittadini calabresi. Quindi pagano i cittadini per errori della politica regionale e nazionale! Ecco perché il Movimento Cinque Stelle continua a perdere consensi, perché i loro decreti non sono coerenti ai loro annunci. Dopo questa ennesima vergogna politica, adesso sono ancora più determinato di prima a fare la battaglia per la salute dei calabresi». (rp)

Area degli allegati