SGRAVI PER IL SUD IN VIGORE FINO AL 2025
COL 30% DI COSTI IN MENO PER LE AZIENDE

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha messo subito le mani avanti: non è una misura agostana, gli sgravi per le imprese del Sud sono reali e dureranno per diversi anni. Otto specifica il titolare del dicastero per il Sud Peppe Provenzano che proprio ieri ha festeggiato il suo primo anno da ministro, ovvero una riduzione del costo del lavoro del 30% almeno fino al 2025, per poi scendere gradualmente al 20% fino al 2027 e infine al 10% fino al 2029. Insomma per gli imprenditori calabresi e del Mezzogiorno questa fiscalità di vantaggio che fa arrabbiare gli industriali del Nord è una mano santa. In soldoni, è stato calcolato un risparmio per tutte le regioni meridionali di 914 milioni di euro: riguarda quel 30% di contributi che l’azienda meridionale non deve più versare grazie al riconosciuto impegno e alla convinta determinazione di Provenzano.

Bloccato dal Covid il suo Piano per il Sud (100 miliardi in dieci anni) Provenzano ha spinto in ogni modo perché la sua idea di fiscalità di vantaggio a favore delle regioni meridionali diventasse realtà.  La norma è contenuto nel decreto Agosto e avrà momentaneamente efficacia dal 1° ottobre al 31 dicembre di quest’anno, ma secondo i piani del ministro, con varie gradualità, dovrebbe arrivare al 2029. La misura è resa possibile utilizzando i fondi europei del programma ReactEu a cui è previsto l’accesso già per il 2020 e riguarda nove regioni: Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’obiettivo di Provenzano, in realtà, è anche un altro: quello di farsi approvare il taglio del 100% dei contributi nel caso di lavoro femminile, ma in questo caso sarà l’Europa a decidere e non sarà una passeggiata. L’importante è creare quell’irresistibile attrazione che si crea con la decontribuzione che per gli imprenditori che vogliono investire al Sud. A fronte di un costo del lavoro sempre troppo alto rispetto alla media europea e altissimo nei confronti dei mercati asiatici, l’idea di abbattere un terzo dei contributi susciterà sicuramente qualche appetito imprenditoriale.

Intendiamoci, non è la prima volta che viene avviata una misura di decontribuzione al Sud (ci aveva provato senza grandi risultati Prodi nel 2007), ma questa volta si tratta di un provvedimento a lungo termine e la Ue non potrà bollarlo come “aiuto di Stato” perché nel decreto Agosto si individuano le nove regioni come aree “caratterizzate da gravi situazioni di disagio socio-economico”. Una misura, dunque, volta a mantenere l’occupazione esistente e a crearne di nuova. Le imprese al Sud occupano circa tre milioni di lavoratori e lo sgravio medio sarà di circa 1800 euro, con un costo annuo per lo Stato calcolabile tra i 5 e i 6 miliardi di euro (i benefici del taglio del cuneo di prodiana memoria valevano circa 200 euro), tutti soldi che verranno dall’Europa.

Conte si era impegnato a salvaguardare la clausola del 34% degli investimenti a favore del Sud, ma la pandemia che ha colpito in modo pesante le ricche e opulente regioni del Nord ha fatto pensare alla possibilità di dirottare verso le regioni settentrionali parte dei fondi. Provenzano ha naturalmente puntato i piedi e sta spingendo perché la clausola del 34% venga rispettata (se non superata) anche nella ripartizione dei miliardi europei del Recovery Fund. Dovrà vedersela con il ministro degli Affari Europei Enzo Amendola che sarà in sostanza l’ufficiale pagatore del Recovery Fund. Intanto ha portato a casa un ottimo risultato che farà sorridere gli imprenditori del Sud: Provenzano è un meridionalista convinto e lo sta dimostrando. Il suo video celebrativo del primo anno da ministro che pubblichiamo in altra parte del giornale offre la piacevole scoperta che, una volta tanto, qualcosa si è mosso, si muove, si muoverà. Grazie, ministro da parte chi ha investito al Sud e di chi ci sta pensando. È una piccola goccia nell’oceano delle cose che bisogna fare per creare sviluppo nel Mezzogiorno, ma con le gocce – ricordiamolo – si scava la pietra. (ed)