Minasi (Lega): Pensare a un piano per riapertura del settore dello sport di base

La consigliera regionale della LegaTilde Minasi, ha chiesto di pensare a un piano strutturato per consentire la riapertura del settore dello sport di base, fortemente colpito dal prolungato lockdown.

«L’emergenza sanitaria, come è noto – ha detto – ha comportato anche una parallela emergenza finanziaria, cui si affianca quella psicologica e relazionale che riguarda in particolar modo i giovanissimi, privati ormai non solo di tutto ciò che scandisce, a livello di rapporti interpersonali, il tempo scolastico, ma anche di ogni contatto che veniva sviluppato a livello sportivo nelle discipline di squadra e quindi di condivisione».

«Lo sport di base – ha spiegato la consigliera regionale – è tra i segmenti che stanno maggiormente soffrendo le chiusure, e la loro drammatica condizione si riflette inevitabilmente anche sui territori, non solo come introito economico sottratto al tessuto dove operano, ma anche come impatto sociale. Queste realtà, infatti, oltre a garantire l’importantissimo mantenimento fisico, svolgono un ruolo di crescita sana per i ragazzi grazie ad una formazione basata sui valori significativi che lo sport incarna, magari allontanandoli da contesti particolari».

«Poiché, in maniera assolutamente condivisibile e prioritaria – ha aggiunto – si parla sempre di tutela della salute, bisognerebbe, proprio in tal senso, tenere in considerazione ciò che associazioni dilettantistiche e società sportive rappresentano, e pensare ad un piano strutturato che dia la possibilità di riaprire ad un settore che sta duramente pagando il prolungato lockdown».

«Si tratterebbe, inoltre – ha detto ancora – anche di un investimento a lungo termine: l’operato degli sport di base garantisce una vita più salubre ai cittadini, e un conseguente risparmio sui costi sanitari. Si pensi ai tantissimi bimbi rimasti senza attività fisica, che si stanno abituando ad una vita sedentaria e isolata e quindi più propensi a sviluppare patologie connesse all’assenza di movimento e a quelle derivanti da ripercussioni psicologiche per l’asocialità, o a tutti quegli adulti che, impossibilitati a svolgere discipline individuali all’aperto, riuscivano a tenere a bada, appunto tramite alcune pratiche sportive, delle piccole problematiche che adesso, magari, tenderanno a divenire croniche».

«Un prezioso patrimonio – ha concluso – che stiamo rischiando di perdere, con tutte le conseguenze economiche e sociali che ne deriveranno e che si presenteranno aggiungendo ulteriori difficoltà e disagi a quelli che si stanno già vivendo». (rcz)