Il 22 giugno il Tar si esprimerà sulla vertenza delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – È caduta la maschera bonaria, decisa ed efficiente del presidente f.f. Nino Spirlì, nel prendere di petto la questione dei lavoratori delle Terme Luigiane, per assicurare loro il lavoro con la continuità funzionale della nuova stagione termale che sarebbe dovuta partire dal 1° luglio, come stabilito dai provvedimenti governativi, nonché  la tutela di tutte quelle persone che annualmente hanno sempre affollato le strutture termali luigiane per sottoporsi alle varie sedute curative.

Una folta delegazione di lavoratori ha occupato stamani la sede della Cittadella regionale, decisi ad ottenere dal presidente Spirlì un’assunzione di responsabilità per come aveva già indicato, ed invitato i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, con la lettera  inviata loro lo scorso 16 maggio, nella quale si chiedeva la presentazione di un Report entro il 21 maggio, in cui dovevano essere illustrati con chiarezza lo stato del bene, indicando  le attività manutentive azionate nel periodo di interruzione e, soprattutto, un cronoprogramma nel quale dovevano essere evidenziate con chiarezza tempi e modalità delle attività di sfruttamento delle acque, al fine di salvaguardarne la imminente stagione termale, pena il ritiro della concessione affidata ai due Comuni.

Terme Luigiane
Occupazione dei lavoratori in Cittadella Regionale

Nulla di tutto questo è avvenuto, se non la presentazione di una nuova proposta da parte della Sateca, ancora disponibile ad aprire la nuova stagione con l’assunzione dei lavoratori, rigettata dai due Sindaci con una controproposta economica ed organizzativa a dir poco scandalosa nei termini dei tempi e della retribuzione finanziaria.

I lavoratori, stamani, lo hanno gridato ad alta voce al presidente Spirlì negli ambienti degli uffici regionali, che il tempo è scaduto e bisogna intervenire con urgenza nella risoluzione del contratto di concessione affidato nel 2015 dalla Regione ai due Comuni. A un certo punto, i lavoratori, per ragioni di sicurezza, sono stati invitati a fare fuori del palazzo le loro dimostranze, pur accettando di far rimanere dentro una delegazione di cinque di loro in attesa di avere un confronto diretto con il presidente Spirlì, pur trovandosi fuori dalla sede regionale.

Il pensiero del Presidente Spirlì arriva ai lavoratori dentro e fuori il palazzo regionale tramite una nota diramata dall’ufficio stampa regionale, nel quale si riconosce che esistono posizioni molto distanti tra le due proposte avanzate dalla Sateca e dai due Comuni e dichiara di essere pronto ad intervenire.

«Tutelerò l’interesse generale», afferma nella nota stampa. «Pur compenetrandomi nelle preoccupazioni e nelle ansie dei dipendenti, e pur riconoscendo il loro sacrosanto diritto al lavoro, così come, allo stesso modo, riconosco il diritto alle terapie per tutti coloro i quali, negli anni, si sono affidati alle cure delle Terme Luigiane, non posso che prendere atto – dice nella nota stampa il presidente Spirlì – delle incolmabili distanze tra le parti interessate al contenzioso relativo alla concessione e all’uso delle acque».

«Sono dispiaciuto di non riuscire a incontrare le rappresentanze dei lavoratori delle Terme, in una giornata già fitta di impegni istituzionali dai quali non posso esimermi. Continuo ad assicurare, tuttavia – aggiunge Spirlì – la mia piena disponibilità alla mediazione. A tal proposito, non posso che sperare nel buonsenso di chi, in questo momento così difficile, deve decidere a cosa rinunciare e cosa far nascere. Il bene della Calabria, il bene dei calabresi – afferma ancora il presidente –, lo costruiscono i costruttori; chi costruttore non è, diventa un fabbricatore di quel male che le nostre genti, purtroppo, conoscono da troppo tempo. Ecco perché, nel caso in cui dovessero perdurare, senza giustificazione, queste distanze, in qualità di presidente della Giunta regionale coinvolgerò gli assessori in una decisione netta e definitiva, a tutela dell’interesse generale».

I lavoratori, a caldo, informati della nota stampa del presidente Spirlì, non hanno preso bene le sue dichiarazioni in quanto molto fumose e non decise, come loro si aspettavano in base ai pensieri e atteggiamenti assunti nelle varie occasioni d’incontro che si sono avuti nell’ultimo mese, a partire dalla visita che il 4 maggio, festa di San Francesco, lo stesso presidente fece ai lavoratori presso lo stabilimento Terme Novae. 

Nel tardo pomeriggio, la delegazione dei lavoratori all’interno del palazzo regionale ha avuto modo, presente il consigliere regionale, Pietro Molinaro, di avere un duro confronto con l’assessore Fausto Orsomarso, che ha solo prodotto delle posizioni nette di contrapposizione sulla interpretazione della proposta avanzata dai due sindaci, circa il pagamento del canone dell’acqua, che secondo l’assessore dovrebbe essere aggiornato ed elevato tenendo conto dei costi di mercato e secondo anche le situazioni esistenti in altri stabilimenti termali nazionali. A nulla è valsa la posizione spiegata dai lavoratori circa i costi fissati nella proposta dei sindaci per il pagamento del canone, le cui tariffe sono state redatte non in riferimento alle acque termali curative, bensì a quelle minerali d’imbottigliamento e commercializzazione.

Un incontro che ha messo a nudo il pensiero dell’Assessore Orsomarso, che dovrebbe – secondo i lavoratori – essere assistito in questa vicenda da professionisti e studiosi del settore, in modo che sappia fare le giuste scelte immediate di  funzionalità delle Terme Luigiane, dove nel frattempo le acque termali, di proprietà della Regione, sono state deviate nel ruscello “Bagni” nella indifferenza più totale sia dell’amministrazione regionale che di quella provinciale di controllo.

«Presidente Spirlì – dicono i lavoratori – se ha riconosciuto le posizioni molto distanti esistenti tra i due Sindaci e la Sateca intervenga subito e convochi gli assessori, per come ha dichiarato,  per assumere la decisione netta e definitiva, a tutela dell’interesse generale, sia dei lavoratori che dei curanti. Non c’è tempo da perdere per salvare la stagione termale. Tenga conto che solo per preparare i fanghi occorre un periodo d un mese e mezzo di maturazione».

La formula del buon governo della Pubblica Amministrazione EEPT (Efficienza, Efficacia, Produttività e Trasparenza) non è di casa per questa vicenda alla Regione Calabria.

Si è appreso, intanto, che per il prossimo 22 giugno – e i lavoratori alla luce di quanto accaduto ieri in Regione vi confidano molto – è attesa la sentenza del Tar, che dovrà giudicare quanto accaduto sulla vicenda a partire dal regolamento di distribuzione delle acque termali approvato dai consiglieri di maggioranza dei due Consigli Comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese.

Come pure è attesa da parte dei due Comuni, a norma della legge sulla trasparenza, tanto invocata e proclamata dai due Sindaci  in varie circostanze, la pubblicizzazione del risultato ottenuto con l’avviso pubblico finalizzato a cercare manifestazioni d’interesse per l’espletamento del bando di concorso utile alla ricerca del nuovo sub concessionario, i cui termini sono scaduti alle ore 12,00 dello scorso 14 dicembre. (fb)

Brogli Elettorali, Pizzimenti: Tar non è entrato nel merito, ma limitato a esprimersi sui tempi di legge

Nuccio Pizzimenti, presidente dell’Associazione Cittadini per il Cambiamento, ha commentato la sentenza del Tar in merito ai Brogli elettorali di Reggio Calabria, sottolineando come «l’odierno pronunciamento del Tar, purtroppo, ha stabilito che il ricorso avrebbe dovuto essere presentato entro 30 giorni. dalla proclamazione degli eletti e che i 100 voti di scarto per il Tar non sono rilevanti!  Il Tar, dunque, non è entrato nel merito dei brogli, ma si è limitato prettamente e semplicemente ad esprimersi solo sui tempi di legge  idonei alla presentazione del ricorso».

Pizzimenti, che ha espresso «notevole perplessità e rammarico per l’esito della sentenza», che ha rigettato il ricorso presentato da Luigi Catalano, coordinatore Regionale di “Nuova Italia Unita, «a cui rivolgiamo un devoto ringraziamento per la giusta battaglia politica da lui intrapresa», ha sottolineato che «adesso ci aspettiamo, che le indagini della Magistratura Ordinaria inchiodino alle loro responsabilità penali tutti i complici del sistema-Castorina, perché – (stando alle carte della Magistratura), – non è pensabile, – (anche perché non ci crede nessuno), – che la Sinistra tenti di tirarsene fuori con “Io non sapevo nulla”».

«Perché tutto ciò – ha spiegato – mortifica l’intelligenza del popolo reggino, oltre che il dettato Costituzionale, che sancisce all’art.1 <<la Sovranità popolare spetta al popolo>>, perché questa imbelle Sinistra, in testa Giuseppe Falcomatà, ha occupato la Democrazia e le Istituzioni Comunali, sovvertendo l’Ordine Democratico, per detenere il potere illegittimamente ed arrogantemente per mezzo dei noti brogli elettorali, al punto che si è sostituita al popolo, decidendo il voto al posto degli elettori, cosa che speriamo la Magistratura Ordinaria adesso, con una sentenza esemplare, voglia quanto prima condannare quando chiuderà le meticolose indagini, ancora in corso, che hanno messo a nudo il sistema-Castorina!».

«Lo ribadiamo con forza – ha evidenziato – la Sinistra Reggina, che con tale sistema vuole continuare a detenere palazzo S. Giorgio, non solo ha mortificato il dettato Costituzionale, ma ha dimostrato, con i brogli elettorali, di poter fare a meno del popolo, arrivando pure a far votare i silenti ed ignari morti, usandoli come fantocci, cosa che inchioda alle loro responsabilità non solo coloro che sono stati materialmente arrestati, a nostro avviso, ma l’intera Sinistra, perché non è credibile, lo ripetiamo, “L’io non sapevo niente”, perché la Sinistra adesso deve fare pace col cervello, ed il sindaco Falcomatà lo deve capire questo dato politico e fare ciò che avrebbe dovuto fare da tempo: dimettersi, anche perché, a nostro avviso, le sue dimissioni, sono secondo noi, un fatto dovuto prima della sentenza sul caso-Miramare e prima ancora della stessa sospensiva in base alla Legge-Severino». (rrc)

In copertina, Pizzimenti e Falcomatà.

La Lega ha presentato esposto alla Procura di Catanzaro per il Sant’Anna Hospital

La Lega ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro, e in particolare all’attenzione del Procuratore Nicola Gratteri, in merito alla situazione del Sant’Anna Hospital, chiedendo «di accertare se nelle evidenti condotte omissive assunte dalla triade vi sia la violazione di legge e dei propri doveri di imparzialità, efficienza e trasparenza, con espresso riferimento al mancato riscontro alle richieste di sottoscrizione dei contratti, al possibile abuso d’ufficio e, comunque, alla elusione di provvedimenti giudiziari».

«Si è chiesto, altresì – si legge nella nota – di verificare se vi siano anche stati comportamenti omissivi da parte del Commissario alla Salute e dei Ministri Speranza e Lamorgese in relazione alla possibilità sia di rimozione della Triade che di sostituzione alla stessa

«Appare veramente incomprensibile – prosegeue la nota – l’atteggiamento assunto dalla Commissione Straordinaria dell’ASP di Catanzaro che continua ad omettere di assumere quei provvedimenti indicati dal Commissario alla Salute, Guido Longo, e non adotta le conseguenti statuizioni di cui alle sentenze emesse dal Tar del capoluogo. Una condotta che sembra voglia penalizzare pesantemente una struttura di eccellenza come il S. Anna Hospital che negli ultimi 10 anni ha eseguito oltre 35.000 interventi, salvando innumerevoli vite umane. La Lega, che ha chiesto, anche, l’immediato intervento del Presidente del Consiglio, prof. Mario Draghi, e dei ministri dell’Interno, dott.ssa Luciana Lamorgese, e della Salute, Roberto Speranza.

«Una situazione veramente incomprensibile che, però – viene sottolineato – rischia di portare alla chiusura di una struttura di eccellenza che ha salvato migliaia di vite umane e alla perdita di oltre 300 posti di lavoro. Ancora una volta questi fatti, se non ci sono elementi sconosciuti, dimostrano di come siano fallimentari le nomine di commissari che appaiono inadeguati e completamente staccati dalla realtà dei territori e spesso omettono condotte per paura di poter sbagliare. Ma, se così dovesse essere, ci si chiede perché non si dimettono e lasciano spazio a chi potrebbe dare un vero contributo di crescita e sviluppo alla Calabria».

«Anche in questo caso, però – conclude la nota – appare evidente il danno causato ai calabresi e l’inadeguatezza dei commissariamenti che hanno finora fornito e causato solo rilevanti danni alla comunità calabrese». (rcz)

TAR O REGIONE, LA GUERRA PER LA SCUOLA
L’EMERGENZA, GLI STUDENTI DISORIENTATI

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Dietro il buon funzionamento di un paese serve necessariamente il genio del suo popolo. Politica, istituzioni, sanità, scuole, associazioni e classi sociali. Uno per tutti e tutti per uno. Buon senso e soprattutto responsabilità, pronti a portare, in tempi emergenziali soprattutto, a scelte pubbliche lungimiranti che non abbiano in assoluto mai scadenze elettorali. Ma in Calabria, l’istituzione, definita più largamente con il termine più allargato di STATO, alla soglia massima dell’emergenza umana, non sfata miti e cronicizza le sue piaghe. L’emergenza invece di accelerare, rallenta. Azzera, in un battito di mani, ogni genere di responsabilità, e il buon senso le deraglia come i treni sui binari, portando via con sé, sui binari astratti dell’indifferenza, i valori inequivocabili della società civile, su cui, come sui testi biblici, è fondato lo spirito dell’umanità intera.

Accertate le fragilità croniche che la Calabria si trascina da decenni in ambito sanitario e non solo, a soffrire questa era pandemica, con cicatrici profonde sulla propria identità, è soprattutto la scuola. Il luogo in cui si forma e si forgia il più prezioso materiale umano del paese. Studenti, docenti, dirigenti, personale… Un ensemble di individui che a differenza d’altri, hanno sulla società intera un peso enorme.

La pandemia, in quanto tempo di progressiva anomala aritmia, mette in discussione il valore dell’essere umano in quanto tale, e in più la sua collocazione all’interno del mondo che in termini di progresso egli stesso ha modificato, con purtroppo cenni di effettiva instabilità a ogni margine di livello.

DAD O PRESENZA?

La scuola, in Calabria, rimane vittima di un acceso ed eccessivo focolaio politico, le cui beghe rocambolesche si snodano tra un duo d’eccellenza, Regione e Tar. Una dualità senza precedenti che, in Calabria, manda al macero anni e anni di impegno sociale da parte della scuola, dove gli studenti risultano essere i primi individui costitutori della società civile che conta, e sulla cui formula si stima la crescita del paese.

In Italia, a un anno esatto dalla pandemia, con 100.000 morti sui bollettini ufficiali e sulle coscienze, l’emergenza, se non tempestivamente arginata, rischia di diventare normalità. E l’industria della scuola continuerebbe a soffrire al pari di quella economica. Con conseguenze evidenti sul futuro della società moderna e dei progetti che su di essa, ogni singolo studente si costruisce.

“La scuola è un posto sicuro”, si è sostenuto per mesi. Ed è vero. È il più certo degli investimenti che una comunità può fare.

La scuola è quella certezza che protegge dalla strada, dalle insidie, dalle provocazioni. È lo scudo perfetto, necessario e indispensabile contro l’ignoranza, la mala gestione, la corruzione. È l’unica fabbrica vera che per legge e per coscienza, costruisce uomini liberi, e imbastisce le basi per il loro futuro. Ma contro il Covid, certezze non ne da. Non ancora.

Studenti costretti per ore a rimanere immobili tra i banchi, con le finestre aperte anche d’inverno per il ricambio dell’aria, nel più rigido regime del distanziamento sociale, non è scuola.

Studenti obbligati a non lasciare l’aula, senza intervalli, zero corse nei corridoi, nessuna pacca sulle spalle, e con proibizioni all’inverosimile, come scambiarsi un libro, prestarsi una gomma, copiarsi i compiti, o suggerirsi qualcosa, non è scuola.

Studenti senza la gioia dei 100 giorni, i laboratori in esterna, gli stage di lavoro, e con le bocche coperte fino al massimo delle ore da insopportabili mascherine, non è scuola.

La scuola vissuta in presenza non può essere frantumata così. Perchè se anche in formula di regime, continua ugualmente a insegnare Dante, Petrarca e Boccaccio, mai potrà a Matteo, Chiara, Roberta, Bianca e a tutti gli altri, offrire le basi libere su cui fondare la loro vita al di fuori dalle sue mura. Per tutto questo diventa necessaria la libertà assoluta nella pratica dei valori. E il Covid, ahinoi, non lo consente.

In era Covid, nasce la DAD. UN destino? No, una situazione d’obbligo.

Ci sono ragazzi che al ritorno da scuola si sono sentiti responsabili per aver portato a casa, quali principali vettori di contagio, il virus del Covid 19, con conseguenze fatali su componenti della propria famiglia. E le colpe sono dure da sopportare a certe età. Ci sono studenti, anche piccoli, su cui il Covid ha dato spettacolo, lasciando vuoti per sempre i propri banchi di scuola; e poi ci sono giovani liceali o universitari che hanno perso le madri, i padri, ma anche i nonni; e ci sono bambini della materna che sacrificano la lor età più bella, per mantenere vive  le loro vite.

DAD O PRESENZA? REGIONE O TAR?

Questo è il problema!

Un rimpallo che in Calabria va avanti ormai da mesi, come un fosse un gioco di magia. Scuola apri, scuola chiudi. Ma la scuola non è un negozio con un’apposita saracinesca. Che se la chiave gira a destra apre, e se invece torce a sinistra chiude. La scuola è l’angolo più sacro della società civile. È la suprema corte della formazione dell’individuo. E non fa giochi e non fa scherzi, nè si presta a terzi per far smuovere batacchi di campane politiche a nessuno e per conto di nessuno.

Quella Tar- Regione, più che una sfida, in Calabria, assume i connotati di una corsa. Chi arriva prima?

Nella gara, chi tifa Regione e chi Tar.

Uno sport estremo in cui gli studenti calabresi si ritrovano davanti due enti moralmente miseri. (gsc)

 

Il Tar boccia l’ordinanza di Spirlì: Le Scuole riaprono in Calabria

In Calabria, a partire da domani, riaprono le Scuole. Lo ha stabilito il Tar che ha bocciato l’ordinanza del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, con cui imponeva la chiusura, per due settimane, di tutte le Scuole in Calabria e «fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del 14 aprile 2021».

Nel decreto firmato dal presidente Giancarlo Pennetti, viene ricordato che «come già ripetutamente affermato da questo Tribunale, il potere di cui all’art. 32 della legge n.833/78, richiamato nell’atto impugnato è riservato, quanto al suo esercizio, a casi eccezionali e imprevedibili di pericolo di lesione imminente e grave ed è – anche nel vigore del nuovo Dpcm del 2/3/21 – limitato ulteriormente dal legislatore nazionale ai soli casi in cui sia necessaria una risposta urgente a specifiche situazioni che interessino il territorio regionale, situazioni che per l’evolversi del virus non siano state già apprezzate ed amministrate dall’Autorità governativa e con limitazione di efficacia temporale di tali interventi sino alla adozione del successivo Dpcm».

Viene sottolineato, inoltre, che «la normativa statale (art. 43 Dpcm cit.) contempla esclusivamente per le aree in zona rossa la sospensione delle attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado in presenza prevedendone esclusivamente la prosecuzione con modalità a distanza laddove la Calabria, nel quadro classificatorio stabilito a seguito dell’art. 1 del D.l .n.15/21 è collocata in zona gialla dal 29/1 u.s. per la quale resta confermata la didattica in presenza delle attività scolastiche, oltre che -giova ricordarlo- gli esercizi commerciali (bar, ristoranti) e le attività produttive».

Inoltre, nel decreto viene detto che «la giustificazione del potere esercitato dal Presidente della Regione avrebbe semmai dovuto trovare fondamento in un quadro epidemiologico orientato nettamente verso un peggioramento dei parametri di cui tenere conto e del cui conseguente accertamento l’istruttoria procedimentale avrebbe dovuto farsi carico e di cui la motivazione del provvedimento avrebbe dovuto dare contezza».

«Il trend di aumento dei contagi in Calabria – si legge nel Decreto –è al momento considerevolmente inferiore rispetto a quello nazionale riferito alla medesima settimana sopraindicata e pertanto non costituisce dato sopravvenuto rispetto alle valutazioni di cui al Dpcm mentre il fatto che in alcuni specifici territori (province di Vibo Valentia e Reggio Calabria) la proporzione di nuovi casi sia il doppio della media regionale (comunque sempre lontana dalla media nazionale), a tutto voler concedere potrebbe giustificare al più interventi mirati su comuni di quelle aree e non la chiusura dell’intero sistema di istruzione calabrese».

Per Carlo Tansi, leader di Tesoro di Calabria, la bocciatura del Tar dell’ordinanza di Spirlì «più che lasciare stupefatti, comincia a far indignare ogni cittadino di questa nostra amata terra non schierato con lo stesso presidente facente funzioni».

«Già, proprio lui – afferma il fondatore di Tesoro Calabria – il ‘Mago Spirlì’, come lo chiamano molti ormai, ossia uno dei soggetti preferiti dal geniale comico Maurizio Crozza che con la sua imitazione ha toccato ascolti-record nell’edizione 2020/2021 della fortunata trasmissione. E del resto la situazione in Calabria comica lo è davvero. Da circa sei mesi. Purtroppo, aggiungerei io, auspicando pure che non diventi tragica».

«Si badi bene, però – ha aggiunto –. Non mi riferisco di certo agli aspetti folkloristici di Mago Spirlì, ovvero sull’abbigliamento indossato o le frasi dialettali pronunciate, considerato come per me potrebbe andare vestito anche da Cappuccetto Rosso o parlare in aramaico se solo il ‘presidente sostituto’ sapesse risolvere i tanti guai della regione o almeno contribuisse in modo decisivo a farlo».

«E invece niente – ha proseguito –. La sua incapacità è proverbiale. Pensate ad esempio al caso, anzi alla telenovela di infima qualità, ‘scuole chiuse’. Un provvedimento che, sia chiaro, in linea di principio come misura antiCovid potrebbe addirittura starci. Ma se dall’astrazione di ragionamenti senza ‘carte alle mani’ si passa alla concretezza di dati che ci raccontano di un miserrimo 0.4% – no, non ho sbagliato, ribadisco lo 0.4 – di personale della scuola vaccinato a fronte del quasi 69% della Toscana – prima in Italia in tale speciale graduatoria – e, udite udite, del quasi 63% della Puglia, la migliore al Sud e seconda a livello nazionale, allora la prospettiva cambia. Eccome se cambia. Anzi forse si ribalta. Succede infatti che, presentandosi con numeri e percentuali del genere, la chiusura diventa una strada probabilmente obbligata per coprire ben altre magagne e responsabilità».

«La Calabria – ha detto ancora Tansi – la nostra sanità, la nostra salute – ma anche l’organizzazione del Recovery Plan e, quindi, il futuro dei nostri figli – fino a metà ottobre (periodo delle elezioni) saranno in balia di Mago Spirlì. Spero che i calabresi non dimentichino Spirlì e le sue tragicomiche farse nel segreto dell’urna, quando rischieranno di votare questi soggetti non solo di destra (come Spirlì), ma anche di sinistra. Perché tra i partiti di questa destra e di questa sinistra non c’è alcuna differenza: fanno tutti parte del grande PUT (Partito Unico della Torta). I calabresi hanno un’unica efficacissima arma a disposizione che si può riassumere con l’hashtag #puniamoliconilvoto”!».

«Ma il problema della Sanità calabrese – ha dichiarato Tansi – non è soltanto Spirlì. Spiace constatare come sul fronte del contrasto all’impatto clinico, ma anche socioeconomico, generato dalla pandemia, anche il commissario straordinario alla Sanità calabrese Guido Longo abbia collezionato una serie di ritardi, inefficienze e decisioni discutibili, fra cui le vicende, ancora tutte da chiarire, delle dosi di vaccino sparite nel cosentino; del caos nelle procedure di somministrazione a Reggio e dei dati falsi sempre riguardo ai malati del terribile Virus. Di male in peggio, insomma».

I parlamentari del Movimento 5 Stelle, Alessandro Melicchio, Laura Ferrara, Anna Laura Orrico, Elisa Scutellà, Giuseppe Fabio Auddino e Massimo Misiti hanno dichiarato che «siamo, quindi, di fronte all’ennesimo atto che conferma l’incapacità amministrativa del Presidente facente funzione, che si ritrova in quel posto non perché eletto dai cittadini calabresi e che continua ad inventare provvedimenti che non sa scrivere e che non è legittimato ad adottare».

«Ormai – hanno proseguito – è una regola che le ordinanze di questo Presidente per caso, per sfortuna della Calabria, vengano bocciate dalla magistratura. Questo va a scapito della formazione degli studenti: così facendo le scuole non riescono ad organizzare a dovere le loro attività, con grande difficoltà dei genitori ad adeguarsi a questi continui cambi in corsa. D’altronde è evidente – continuano i parlamentari pentastellati – l’oscurantismo culturale leghista. Non capiscono che la formazione è un diritto costituzionale, la scuola è l’elemento centrale per la vita di una comunità ed è necessaria – in tutta sicurezza – a dare strumenti culturali che sono fondamentali».

«Il Presidente f.f. si limiti, quindi – hanno proseguito – ad attuare i provvedimenti nazionali e solo gli atti necessari, urgenti, dovuti o costituzionalmente indifferibili. La smetta di giocare con il suo ruolo tirando fuori colpi di mano senza averne la competenza e neppure la capacità di scrivere i provvedimenti in maniera conforme alla legge. La scuola rappresenta il nostro futuro, attraverso la formazione dei nostri ragazzi, non la si può utilizzare per alimentare uno scontro politico».

«Dobbiamo liberarci al più presto di questa classe politica indecente, e lo faremo alle prossime elezioni regionali – hanno concluso i 5 stelle – perché la Calabria è stanca di avere amministratori incapaci di svolgere il loro lavoro».

Opinioni / L’ex presidente Nisticò: il Tar e la giusta flessibilità delle regioni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall’ex presidente della Regione Calabria, Pino Nisticò:

Gentile direttore, ho apprezzato moltissimo il suo articolo sulla sentenza del Tar. Con la mia esperienza politica (ex presidente della Regione Calabria ed ex parlamentare europeo) e da uomo di scienza desidero esprimere una mia opinione in merito al tale sentenza.

Lei ha scritto che il Tar ha bocciato la Santelli, io invece direi che il Tar ha esaltato il ruolo leader della Santelli in seno alla conferenza Stato-Regioni. L’ordinanza della Santelli che consentiva a bar e ristoranti la facoltà di servire ai tavoli all’aperto i clienti deve essere apprezzata, a mio avviso, perché va nella direzione di quella giusta flessibilità che le regioni dovrebbero avere, pur nel rispetto delle regole fondamentali del Governo e delle massime autorità sanitarie nazionali e internazionali.

Orbene, la Santelli come governatrice della Calabria con la sua pluriennale esperienza giuridica e legislativa, tenendo conto che la nostra regione vive da anni soffocata da una grave crisi economica e sociale, ha saputo ascoltare e accogliere le giuste esigenze, che arrivano dalla gente e dagli operatori del settore turistico-alberghiero. Così ha preparato con rapidità fulminea da ammirare un’ordinanza che poteva essere un modello per le altre regioni. Anzi, esprimendo la mia stima per il presidente Conte, sono sicuro che nei prossimi giorni saprà adottare per tutte le altre regioni misure dello stesso tipo di quelle decise in Calabria. Infatti, dinanzi agli assembramenti come quelli cui stiamo assistendo lungo i Navigli di Milano e a Ponte Milvio a Roma e in altre città, assembramenti che io ritengo assurdi perché dimostrano come ancora alcuni giovani non abbiano appreso la lezione dalla pandemia da coronavirus e quindi dimostrano scarso senso di responsabilità, l’apertura in Calabria di qualche bar o ristorante con posti a sedere ben distanziati all’esterno, quale pericolosità avrebbe presentato? Io direi quasi zero. Così la Santelli è stata bocciata dal Tar, ma è stata promossa a pieni voti con lode dalla gente. Il pronunciamento del Tar rappresenta il rispetto asettico, legale e formale di alcuni regole. L’ordinanza della Santelli, nel suo ruolo di legislatore che le compete, è molto più pragmatica perché rappresenta i bisogni di gente che rischia il fallimento e di persone che vogliono godere della libertà di muoversi secondo regole nazionali e liberarsi di problemi psicologici che da mesi li tengono bloccati.

Da un punto di vista scientifico, posso affermare che l’ordinanza della Santelli presenta rischi minori rispetto a quelli oggi esistenti in Italia nella vita quotidiana della maggior parte delle piazze, dei supermercati e dei mercati rionali. Si è presentato pertanto con questo contrasto Governo-Regione Calabria lo stesso continuo dissidio fra forma e sostanza. Ed io sono sempre favorevole, come uomo di scienza, alla sostanza, e cioè al benessere fisico e psicologico delle persone!

Ho apprezzato anche nel giornale di ieri i commenti politici di Mimmo Tallini, presidente del Consiglio regionale, e di Franco Talarico, assessore regionale al Bilancio. Ecco perché in questo momento, a mio avviso, la Calabria dovrebbe cogliere l’occasione per mandare un messaggio a livello nazionale e internazionale e cioè che con i suoi circa 800 km di spiaggia e di costa rappresenta il posto ideale per le vacanze nella prossima stagione estiva, potendo consentire, unica regione in Italia, di organizzare lidi sulle spiagge con ombrelloni a distanza ultrasicura anche teoricamente di dieci metri, per dare la massima serenità ai turisti prevenienti da fuori e ai cittadini calabresi.

Con l’occasione, vorrei spezzare una lancia a favore dell’appello fatto dal consultore dell’Australia Vincenzo Daniele pubblicato dal suo giornale. Infatti, per la delicatezza ed importanza del ruolo, nel periodo in cui sono stato presidente della Regione ho mantenuto io stesso la delega per i rapporti con i consultori della Calabria nel mondo. Così ho potuto apprezzare il ruolo fondamentale che la Consulta e le associazioni dei calabresi svolgono nel sostenere e potenziare un’immagine positiva della nostra regione nel mondo. Cordiali saluti, prof. Pino Nisticò.

La sentenza del Tar che cancella l’ordinanza dei tavolini all’aperto

Il Tar di Catanzaro dopo aver evidenziato che l’ordinanza «sarebbe stata emanata in carenza di potere per incompetenza assoluta. Questo in quanto la competenza ad adottare le misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 e le ulteriori misure di gestione dell’emergenza spetta al Presidente del Consiglio dei ministri» deduce che essa «sarebbe priva di un’adeguata motivazione, non sarebbe stata supportata da una valida istruttoria, sarebbe illogica e irrazionale. In particolare, non emergerebbero condizioni peculiari che giustifichino, nel solo territorio della Regione Calabria, l’abbandono del principio di precauzione; non sarebbe stato adottato un valido metodo scientifico nella valutazione del rischio epidemiologico; si porrebbe a rischio la coerente gestione della crisi epidemiologica da parte del Governo». Nella sentenza si legge anche che «l’ordinanza sarebbe viziata da eccesso di potere, evidenziato dalla violazione del principio di leale collaborazione.Invero, l’ordinanza sarebbe stata emessa in assenza di qualunque interlocuzione con il Governo»…

PQM

«Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

a) dichiara inammissibile l’intervento di Codacons – Coordinamento delle associazioni e dei comitati di tutela dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori;

b) accoglie il ricorso e, per gli effetti, annulla l’ordinanza del Presidente della Regione Calabria del 29 aprile 2020, n. 37, nella parte in cui, al suo punto 6, dispone che, a partire dalla data di adozione dell’ordinanza medesima, sul territorio della Regione Calabria, è “consentita la ripre sa delle attività di Bar, Pasticcerie, Ristoranti, Pizzerie, Agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto”;

e) compensa tra le parti le spese e le competenze di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2020

con l’intervento dei magistrati:

Giancarlo Pennetti, Presidente;

Francesco Tallaro, Primo Referendario, Estensore

Francesca Goggiamani, Referendario

Il testo completo del dispositivo