Terme Luigiane: accordo o no? Quasi un incidente “diplomatico” per Orsomarso

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme fanno le loro valutazioni sullo stato delle cose e l’assessore Orsomarso crea un incidente diplomatico – I lavoratori delle Terme Luigiane, che continuano nello stabilimento “Therme Novae” la loro manifestazione “Riprendiamoci il lavoro”, sono intervenuti, attraverso un documento, a ringraziare il Presidente Spirlì per la visita ed incontro avuto con loro nel pomeriggio del 4 maggio 2021. «Una visita da noi lavoratori auspicata dalla quale è emersa – hanno scritto i lavoratori – tutta la sua comprensione ed umanità nell’affrontare la delicata vicenda. Un atteggiamento e parole che hanno mostrato il suo volto umano e di persona libera, fuori dagli schemi della “vecchia” politica dai quali, purtroppo, altri attori della nostra vicenda, come i nostri due sindaci e lo stesso assessore regionale competente, ancora non riescono a liberarsi. Siamo sicuri di essere nelle mani di una persona perbene che ha perfettamente intuito quali possano essere le ragioni di chi, da una parte, cerca di distruggere e sabotare il nostro datore di lavoro e di chi, dall’altra, si è reso complice di tutto questo».

Nella seconda parte del documento i lavoratori fanno un’analisi dell’avviso esplorativo pubblico, pubblicato dai due Sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese nell’albo pretorio comunale, finalizzato ad individuare soggetti interessati a formulare manifestazioni d’interesse per la gestione dello stabilimento termale San Francesco e degli uffici amministrativi, unitamente a 40 litri a secondo di risorse minerarie idrotermali, presenti nel compendio termale delle Terme Luigiane, con scadenza di presentazione delle manifestazioni d’interesse entro le ore 12,00 del 14 giugno prossimo.

«La montagna, dopo anni di studi – dicono i lavoratori – ha partorito un topolino e il bando, come per magia, è diventato un misero “Avviso Esplorativo Pubblico” finalizzato ad individuare soggetti interessati a formulare manifestazioni d’interesse per la gestione del vecchio stabilimento termale. In parole semplici i comuni, essendosi resi conto ancora una volta di non essere in grado di fare alcun bando, hanno preferito chiedere in giro chi fosse interessato. Naturalmente il tutto è condito da numerose inesattezze e falsità con l’intenzione di rendere un minimo appetibile un qualcosa che non lo è assolutamente».

Un avviso in cui viene stabilito un prezzo di canone  assolutamente fuori mercato dimostrabile dagli stessi lavoratori che hanno conoscenza ed esperienza di gestione termale sia regionale che nazionale. Nel documento fanno notare che le dimensioni dello stabilimento S. Francesco non sono assolutamente tali da rendere economicamente sostenibile un’attività d’impresa. «Senza tralasciare – puntualizzano –  che lo stesso necessita (visto che tutti gli impianti sono stati da noi smontati su esplicita richiesta dei sindaci) di qualche milione di euro di attrezzature varie. Naturalmente qualche “imprenditore” interessato dovrebbe fare i conti anche e soprattutto con il fattore tempo: almeno un anno per l’aggiudicazione definitiva, un paio d’anni per i lavori, poi qualche anno fra autorizzazione sanitaria e accreditamento si arriva facilmente a meno di 10 anni dalla scadenza. Noi conosciamo bene i conti delle terme e l’operazione (se condotta legalmente) non sta in piedi».

I lavoratori nel loro documento commentano poi il testo giornalistico scritto e divulgato da una emittente televisiva calabrese, nel quale si parla di una inchiesta su presunte figure imprenditori calabresi interessati alla gestione delle Terme Luigiane in conversazione registrata con un ex amministratore comunale in carica ancora oggi.

Una vicenda a dir poco scandalosa nel momento in cui vige oggi la regola della trasparenza e di lotta alla corruzione in ambito delle Amministrazioni Pubbliche. «I dubbi e le perplessità – scrivono i lavoratori nel loro documento – sono molto forti anche perché tutto ciò che noi lavoratori nel corso di questi anni abbiamo solo ipotizzato e supposto, si sta palesando attraverso le azioni dei sindaci compiute negli ultimi mesi e che sembrano siano finalizzate solo ed esclusivamente a far fuori la Sateca. Per questo  aspettiamo comunque ansiosi l’esito delle indagini evidentemente avviate dalla Procura».

Un incidente diplomatico dell’assessore al turismo e termalismo della Regione, Fausto Orsomarso contestato dai legali della Sateca.

I legali della Sateca smentiscono l’assessore Orsomarso su un presunto accordo raggiunto sulla questione Terme Luigiane –  Tutto succede nel primo pomeriggio di oggi quando l’assessore al Turismo e Termalismo, Fausto Orsomarso, fa una diretta su Facebook annunciando che i legali della Sateca e quelli dei due Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese si sono incontrati, su sua richiesta, ed hanno raggiunto un accordo su come aprire la nuova stagione termale attesa dai lavoratori.

Immediata la risposta dei due legali della Sateca, avv. Enzo Paolini e Ivan Incardona, che in un comunicato smentiscono le dichiarazioni fatte dall’ass.re Orsomarso ed affermano: «Apprendiamo  che l’Assessore Fausto Orsomarso ha pubblicamente annunciato la conclusione di un accordo, che sarebbe intervenuto tra avvocati, in ordine alla vicenda “Terme Luigiane”. Ignoriamo i dettagli di un simile annuncio e, per la verità, neppure ci interessano. Ci farebbe molto piacere se quanto affermato da Orsomarso fosse vero, ma purtroppo non è così. Nessun accordo, ma neppure nessuna intesa di massima, di nessun genere ed in relazione ad alcun profilo, è stato da noi raggiunto con nessuno. Per questa ragione, nulla abbiamo potuto trasmettere alla nostra assistita, S.A.TE.CA. S.p.a. D’altra parte, le posizioni di S.A.TE.CA., da noi espresse in tutti gli ultimi incontri con i legali dei Comuni di Acquappesa e di Guardia Piemontese, sono state quelle manifestate più volte, chiaramente e pubblicamente, nel corso delle riunioni in Regione Calabria con il Presidente Spirlì. Niente è mutato da allora. E nessuna – proprio nessuna – comunicazione ufficiale, di qualsiasi tipo, ci è pervenuta in relazione all’adesione a tali posizioni da parte dei Comuni di Acquappesa e di Guardia Piemontese. Come è ben noto, e come è doveroso in simili situazioni, se le Amministrazioni comunali avessero voluto rappresentarci anche la semplice intenzione di pervenire ad un accordo in linea con le posizioni espresse da S.A.TE.CA., avrebbero potuto, e dovuto, comunicarcelo tramite i propri legali, ovvero attraverso propri atti formali. Questo, semplicemente, non è avvenuto. Pertanto, non possiamo che considerare quella dell’Assessore Orsomarso come una unilaterale dichiarazione di intenti che, per essere valutata (da noi e da S.A.TE.CA.), dovrebbe essere dapprima comunicata nel rispetto dei ruoli e delle forme, e poi debitamente presentata al tavolo regionale costituito dal Presidente Spirlì». (fba)

La dichiarazione dell’assessore Fausto Orsomarso

«Siamo impegnati – ha detto l’assessore Orsomarso – a sostenere i lavoratori delle Terme Luigiane, così come già fatto in passato. Abbiamo fatto incontrare gli avvocati delle parti e suggerito di trovare una soluzione in termini giuridici con un atto amministrativo che possa portare all’affidamento delle acque. Dai legali abbiamo ricevuto il consenso alla proposta e ci attendiamo sviluppi positivi a breve.

«Sono nato da quelle parti e nessuno quanto me – continua – ha a cuore le sorti delle Terme e dei suoi lavoratori. Adesso stiamo per uscire con un bando che riguarderà tutto il termalismo regionale, dopo quello, a fondo perduto, di 335mila euro stanziato lo scorso anno.

«Comprendo e rispetto la disperazione per il lavoro che non c’è e ricordo che, anche da semplice consigliere regionale, ho difeso il lavoro termale e tutti i territori di riferimento. Nessuno – conclude Orsomarso – può insegnarci niente sul significato e l’importanza delle Terme Luigiane e sulle giuste esigenze dei lavoratori». (rcz)

 

Il presidente Spirlì alle Terme Luigiane: «Siamo impegnati a trovare tutte le soluzioni possibili»

di FRANCO BARTUCCI – Dopo l’accensione della lampada votiva a San Francesco nel Santuario di Paola, il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha accolto l’invito d’incontrarsi questo pomeriggio con i lavoratori delle Terme Luigiane, visitando anche lo stabilimento “Therme Novae”.

«Sono molto dispiaciuto per come stanno andando le cose. Il braccio di ferro non serve a nessuno. Tutto quello che potrò fare sarà a favore del vostro lavoro e delle vostre famiglie». È quanto ha detto il presidente Spirlì, incontrando i lavoratori al suo arrivo sul piazzale antistante l’ingresso dello stabilimento termale costruito dalla società Sateca.

«Siamo impegnati a trovare tutte le soluzioni possibili per difendere la vostra vita e il vostro lavoro. Non voglio che questi propositi rimangano solo parole, ma devono cambiare alcuni atteggiamenti. In questa fase serve calma. Quando al tavolo del confronto manca una parte, vuol dire che è mancata la comprensione reciproca. La mia mortificazione per questa situazione non basta. Mi auguro che si possa trovare una soluzione al più presto».

Nel visitare lo stabilimento ed il Parco Acquatico, Spirlì ha espresso parole di grande apprezzamento per le due strutture e come sono organizzate, dicendo che: «Sarebbe un peccato mortale tenerle chiuse e non operative per il bene dei curanti e dello stesso indotto che vi gravita attorno durante la stagione termale».

Una visita molto apprezzata dai lavoratori che continueranno a dar vita alla loro azione ed impegno verso l’appropriazione del lavoro per come sostenuto nello  slogan organizzativo dell’occupazione simbolica. Tutti si aspettano che le componenti politiche presenti in Consiglio regionale si facciano sentire con interventi appropriati e a sostegno della ricerca della soluzione migliore, per come ha dichiarato lo stesso presidente Spirlì durante la sua visita, che porti alla riapertura della stagione termale a partire dal prossimo 1 luglio per come stabilito dai provvedimenti governativi, situazione Covid permettendo.

Una visita che ha denudato le responsabilità dei due sindaci invitandoli  a cambiare atteggiamento: «Quando al tavolo del confronto – ha detto il presidente Spirlì – manca una parte, vuol dire che è mancata la comprensione reciproca. Mi auguro che si possa trovare una soluzione al più presto». 

Serviranno queste parole ai sindaci Rocchetti e Tripicchio? Loro stessi due giorni fa attraverso le pagine del quotidiano Gazzetta del Sud, hanno detto che comprendendo la delicatezza e le preoccupazioni dei lavoratori era opportuno sollecitare, nel rispetto reciproco, soluzioni mirate a trovare soluzioni all’insegna della legalità, della trasparenza, e di tutte le normative attualmente in vigore».

Bene, questa per loro è una occasione per abbandonare posizioni di forza ed aprirsi al confronto per dare continuità lavorativa ai lavoratori con l’apertura della nuova stagione termale e soprattutto tranquillità ai 22mila curanti che credono nei benefici delle prestazioni sanitarie che vengono erogate negli stabilimenti di queste Terme da primato calabrese. Non servono gli annunci che sono stati fatti oggi attraverso i social che annunciano il ricorso a vie legali nei confronti del consigliere regionale Pietro Molinaro che ha invitato il dirigente Generale del Dipartimento Lavoro, Sviluppo Economico, Attività Produttive e Turismo della Regione Calabria, dott. Roberto Cosentino, ad avviare un accertamento di  sussistenza dei motivi di decadenza della concessione nei confronti dei Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese.

C’è solo tempo di sedersi a un tavolo e trovare il giusto accordo nel rispetto sì delle popolazioni che risiedono nei due comuni, la cui grande maggioranza attende non conflitti, ma dialogo costruttivo per il loro bene e non solo. Attraverso il dialogo costruttivo e  la comprensione possono maturare buone cose per il bene delle Terme e dell’intero territorio che vi gravita attorno. (fb)

Molinaro (Lega) ha chiesto revoca della concessione delle Terme Luigiane ai comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese

di FRANCO BARTUCCI – Finalmente un po’ di chiarezza sulla vicenda delle Terme Luigiane ad opera del consigliere regionale, Pietro Molinaro, che, nella prima giornata della manifestazione proclamata dai lavoratori “Riprendiamoci il lavoro”, si è incontrato con loro.

A seguito di tale visita, ha inviato una lettera al dirigente Generale del Dipartimento Lavoro, Sviluppo Economico, Attività Produttive e Turismo della Regione Calabria, dott. Roberto Cosentino, indirizzata anche per conoscenza al Presidente della Giunta Regionale, Nino Spirlì, ai due sindaci Rocchetti e Tripicchio, nonché al Comitato Lavoratori delle Terme Luigiane, con la quale gli viene chiesto un accertamento di  sussistenza dei motivi di decadenza della concessione nei confronti dei Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese.

Nella sua lettera il consigliere Pietro Molinaro  scrive che la decadenza della concessione nei confronti dei Comuni appare l’unico modo per salvare le Terme Luigiane dalla disfatta e distruzione. 

«Le amministrazioni comunali concessionarie – scrive ancora il consigliere Molinaro – stanno dimostrando di non perseguire alcun interesse pubblico, ma appaiono guidate solo da volontà distruttive dell’esistente. Anche la loro recente assenza all’incontro del 27 aprile, convocato dal presidente Spirlì, presso la Cittadella regionale, ne è un’amara ma limpida conferma. La Calabria non può permettersi il lusso di vedere distruggere le Terme Luigiane, che sono una delle principali risorse di cui dispone. Pertanto, spetta alla Regione intervenire, immediatamente, per accertare la decadenza della concessione nei confronti dei comuni e procedere direttamente all’individuazione degli enti gestori, mediante le procedure di evidenza pubblica definite in conformità con le normative europee». 

Nella sua lettera, Molinaro ricostruisce tutti i provvedimenti regionali adottati dalla Regione Calabria in materia della trasformazione della concessione delle Terme Luigiane, da perpetua a temporanea adottati in favore dei due Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, conclusosi con il Decreto del Direttore Generale del Dipartimento Attività Produttive n° 16199 del 18 dicembre 2019.  Sono stati altresì ricordati le  Delibere di Giunta Regionale n° 405 del 13.10.2015 e n. 64 del 02.03.2016 con le quali la Regione Calabria ha doverosamente palesato l’intento di perseguire il preminente interesse pubblico di garantire lo sfruttamento e la regolare manutenzione delle risorse termali, l’effettuazione senza soluzione di continuità delle prestazioni sanitarie (cure termali rientranti nei Livelli Essenziali di Assistenza ed carico del Servizio Sanitario Nazionale) ed il mantenimento dei livelli occupazionali; nonché l’iter  che ha portato ai verbali delle riunioni di concertazione  svolte il 14 ed il 21 gennaio del 2019, tra la Regione Calabria ed i comuni. 

«Si tratta di iniziative dell’ente regionale – ha scritto ancora il consigliere Molinaro nella sua lettera – che, come documentato dalle note prot. 27494/Siar del 23 gennaio 2019 e prot. 14072/Siar del 14 gennaio 2019, erano dichiaratamente finalizzate ad adeguare le concessioni al nuovo quadro normativo derivato dal D.lgs 152/2006, ma garantendo i preminenti interessi pubblici e raccomandando la continuità delle attività termali ed il mantenimento dei livelli occupazionali. Quanto richiamato e diffusamente agli atti della Regione Calabria, messo a confronto con i comportamenti delle amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese, fanno emergere le palesi violazioni di queste ultime». 

Nella lettera, il consigliere Molinaro rileva che i due  comuni interessati stanno violando le preminenti finalità di interesse pubblico che la Regione Calabria ha posto doverosamente alla base della trasformazione concessione termale. 

«Le amministrazioni comunali concessionarie – viene puntualizzato nella lettera – stanno dimostrando di non perseguire alcun interesse pubblico, ma appaiono guidate solo da volontà distruttive dell’esistente. Anche la loro recente assenza all’incontro del 27 aprile, convocato dal presidente Spirlì, presso la Cittadella Regionale, ne è un’amara ma limpida conferma.  La Calabria non può permettersi il lusso di vedere distruggere le Terme Luigiane che sono una delle principali risorse di cui dispone. Pertanto spetta alla Regione intervenire, immediatamente, per accertare la decadenza della concessione nei confronti dei comuni e procedere direttamente all’individuazione degli enti gestori, mediante le procedure di evidenza pubblica definite in conformità con le normative europee».

Nella sua lettera il Consigliere regionale Molinaro continua ricordando che i comuni hanno approvato un regolamento per l’utilizzo delle risorse termali che contrasta con la possibilità di un loro utilizzo economicamente sostenibile.

«Tale regolamento – dice – non è stato oggetto di alcuna discussione o approvazione da parte della Regione Calabria e non consente agli stabilimenti esistenti di funzionare regolarmente. È chiaro che anche il solo accertamento di tale circostanza da parte della Regione Calabria, dovrebbe integrare i motivi di decadenza della concessione in favore dei comuni, poiché l’attuazione del regolamento renderebbe impossibile sia l’erogazione delle prestazioni sanitarie e sia il mantenimento dei livelli occupazionali».

Ricorda pure quanto è stato fatto dai due comuni concessionari con la deviazione del  flusso della sorgente termale, impedendo alle acque di raggiungere gli stabilimenti. «In questo modo – sostiene Molinaro – non solo si è reso impossibile il funzionamento degli stabilimenti, con la perdita dei fanghi esistenti, ma si sono messi a rischio di distruzione le reti di adduzione. Si tratta infatti di reti che lasciate “a secco” subiscono i processi di cristallizzazione dello zolfo e, nell’arco di pochi giorni, possono divenire inutilizzabili». 

Ha, poi, ricordato come le stesse amministrazioni comunali, nel corso della riunione convocata dal presidente Spirlì per il giorno 20 aprile 2021 hanno avanzato la richiesta all’attuale gestore, di oneri di sub-concessione ingiustificati e sproporzionatamente maggiori rispetto agli oneri dovuti dai comuni alla Regione Calabria. «Come se la gestione di una concessione potesse generare dei profitti per i comuni interessati, senza alcuna connessione con i parametri di riferimento». 

«La Regione Calabria – conclude la lettera – non può stare a guardare perché verrebbe meno ai propri doveri di salvaguardia della risorsa termale e di tutto ciò che da essa deriva e può derivare. È urgente, quindi, un intervento sollecito affinché sia accertata la sussistenza dei motivi di decadenza della concessione tra Regione Calabria e comuni, con il contestuale avvio, da parte della Regione Calabria, del bando per l’individuazione dell’ente gestore delle Terme Luigiane, nel rigoroso perseguimento dei preminenti interessi pubblici e nel rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente». (fb)

I lavoratori delle Terme Luigiane si ‘riprendono’ il lavoro

di FRANCO BARTUCCI – «Riprendiamoci il lavoro». Con questo pensiero forte e deciso, i lavoratori delle Terme Luigiane, sotto l’egida assistenza e condivisione del sindacato Cisl della Provincia di Cosenza, sono entrati stamani nello stabilimento “Thermae Novae”, per dare visibilità alla loro azione di protesta contro i due sindaci di Acquappesa  e Guardia Piemontese e la stessa Regione Calabria, che da sei mesi non si riesce a raggiungere un accordo con la società Sateca per la definizione di un accordo mirato a dare continuità lavorativa con l’apertura della nuova stagione termale 2021, in attesa dell’espletamento di un concorso mirato alla ricerca di un sub concessionario a cui affidare la gestione delle acque termali fino al 2036.

I lavoratori delle Terme Luigiane, dopo il comportamento ambiguo tenuto dai due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese nel non presentarsi all’incontro convocato dal presidente f.f. Nino Spirlì nel pomeriggio di martedì 27 aprile, presso la Cittadella regionale di Catanzaro, per concordare una riapertura delle Terme e di conseguenza una continuità lavorativa, hanno deciso di cambiare strategia, entrando direttamente in campo con una manifestazione dimostrativa pacifica e civile, nel totale rispetto della normativa anti-covid, prendendo possesso dei locali dello stabilimento termale Thermae Novae, di proprietà della Sateca Spa, in modo  da avviare tutte le operazioni di pulizia e manutenzione finalizzate al riavvio dell’attività lavorativa per una nuova stagione termale prevista dal nuovo ordinamento governativo a partire dal primo luglio prossimo, salvo imprevisti.

I lavoratori si aspettano una visita, anzitutto, del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, al quale i lavoratori hanno fatto giungere un invito speciale per continuare a mantenere fede all’impegno assunto nel corso dell’incontro svoltosi il 27 aprile u.s. per dare alla vertenza una immediata soluzione; come dello stesso assessore alle attività produttive, Fausto Orsomarso, «qualora decidesse di compiere tale passo – hanno scritto i lavoratori nel loro documento –  svincolato da interessi politici di parte per vestire i panni di un degno rappresentante istituzionale della Regione Calabria».

Per i lavoratori in questo momento urge un immediato intervento sia della Regione Calabria, che della Provincia di Cosenza per competenza, per ripristinare l’erogazione dell’acqua termale verso la condotta della Sateca, deviata nei giorni scorsi dagli addetti delle due Amministrazioni comunali, riversando l’acqua delle sorgenti nell’attiguo fiume “Bagni”, con il risultato di compromettere in modo irreversibile la funzionalità della stessa condotta.

«L’occupazione e la protesta contro i Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa – hanno affermato i lavoratori – andranno avanti ad oltranza fino a quando non verrà ripristinata l’erogazione dell’acqua termale verso la condotta della Sateca e si vedranno atteggiamenti ed azioni di buona volontà per risolvere la vicenda».

Intanto Gerardo Calabria, sindacalista della Cisl, che da quattro anni sta seguendo questa vertenza, ha preso posizione sulle voci diffuse dai due sindaci che sono pronti a pubblicare il bando di ricerca del nuovo sub concessionario nella Gazzetta Ufficiale europea ed italiana.

«È gravissimo – ha detto – che accada questo senza un minimo di confronto con noi sindacato e relativa approvazione per come chiesto, sia pubblicamente che riservatamente con richiesta ufficiale scritta, onde tutelare i posti di lavoro. Se accadrà ciò saremo costretti ad impugnarlo di fronte agli organi giudiziari competenti, aggravando di più la soluzione di una riapertura subitanea delle Terme Luigiane, per come chiedono i lavoratori ed i curanti legati alle specificità terapeutiche che si praticano in questo stabilimento “Thermae Novae».

In mattinata si è registrata la visita del consigliere regionale Pietro Molinaro, che ha portato ai lavoratori la sua solidarietà ed impegno nel sostenere presso il presidente Spirlì la necessità di un intervento urgente, mirato a superare questo stato di crisi ed assicurare una dovuta apertura delle Terme Luigiane, al di là dell’espletamento del bando di concorso annunciato dai due sindaci, che  pur merita un approfondimento di merito, come per altro è stato chiesto dal sindacato e dagli stessi lavoratori. (fb)

I lavoratori delle Terme Luigiane lunedì occuperanno lo stabilimento “Thermae Novae”

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme Luigiane, dopo il comportamento ambiguo tenuto dai due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese nel non presentarsi all’incontro convocato dal presidente f.f. Nino Spirlì nel pomeriggio di martedì scorso, presso la cittadella regionale di Catanzaro, per concordare una riapertura delle Terme e di conseguenza una continuità lavorativa per i lavoratori, hanno deciso di occupare lunedì prossimo 3 maggio lo stabilimento “Thermae Novae”. 

«Visto che a causa delle azioni sconsiderate dei sindaci Tripicchio e Rocchetti – hanno scritto in un loro documento che annuncia la prossima occupazione –  se non verremo uccisi dal Covid moriremo di fame perché ci viene impedito di ripartire con le nostre attività lavorative, abbiamo deciso di riappropriarci autonomamente del nostro lavoro».

 A partire da domani, quindi, lunedì 3 maggio, i lavoratori Sateca con il sindacato provinciale della Cisl, occuperanno pacificamente e nel totale rispetto della normativa anti-covid lo stabilimento termale Thermae Novae di proprietà della Sateca Spa, in modo anche da avviare tutte le operazioni di pulizia e manutenzione finalizzate al riavvio dell’attività lavorativa. 

Nello stesso documento, i lavoratori annunciano pure che hanno inviato una lettera  al presidente Spirlì  per ringraziarlo della sua mediazione saltata per irresponsabilità dei due sindaci ed invitarlo a visitare la splendida cittadina termale ed incontrare nella cirdcostanza i lavoratori durante la loro occupazione dello stabilimento. Lo stesso invito è stato fatto pure all’assessore Fausto Orsomarso, «qualora – è scritto nel documento – decidesse di affrontare la situazione non più come “amico dell’amico/elettore Tripicchio».

L’occupazione e la protesta contro i Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa andranno avanti ad oltranza fino a quando non verrà ripristinata l’erogazione dell’acqua termale verso la condotta della Sateca.

«La storia delle Terme Luigiane – puntualizzano nel documento – va assumendo sempre di più connotati assurdi e incomprensibili. Una riapertura resa impossibile da due sindaci che si ostinano ad agire nella totale indifferenza e mancanza di concretezza rispetto ai problemi reali legati ad una questione così importante, e che mostrano di essere totalmente inadatti al ruolo istituzionale che sono stati chiamati a svolgere. La gravissima assenza dei sindaci, peraltro senza alcuna motivazione, registrata nell’incontro convocato dal presidente Spirlì per il giorno 27 aprile scorso e la contestuale assenza dell’Assessore al Lavoro ed alle Attività Produttive Fausto Orsomarso, che ha preferito recarsi ad un programma televisivo locale anziché affrontare la nostra emergenza lavorativa, ci avvilisce ancora di più».

«Il presidente – si legge ancora – durante la precedente riunione del 20 aprile scorso, aveva fatto presente l’importanza e l’urgenza di avere intorno ad un tavolo tutte le parti, nessuna esclusa, al fine di trovare ad ogni costo una soluzione per garantire l’occupazione di 250 lavoratori e il prosieguo delle attività sanitarie.  Questo gravissimo affronto fatto al Presidente da parte di altre istituzioni e la volontà di queste ultime di mantenere in stallo l’individuazione di una soluzione per non consentire il riavvio da parte della Sateca delle attività, è ormai evidente e inconfutabile».

I lavoratori ricordano, poi, sempre nel loro documento, il sabotaggio perpetrato a danno dell’Azienda  con la chiusura dell’adduzione dell’acqua alla condotta termale Sateca  con il riversamento abusivo nel fiume, con il solo risultato di compromettere in modo irreversibile la funzionalità della condotta stessa. Neanche l’annuncio fatto dai due sindaci tramite facebook di avere già predisposto il bando di gara per la ricerca del nuovo sub concessionario non li soddisfa e dicono: «nessuno ha avuto il privilegio di vederne la pubblicazione ad oggi e, in ogni caso, la notizia non offre nessuno spiraglio per una soluzione concreta al problema della riapertura delle Terme Luigiane, né per il 2021, né per il 2022 e né tantomeno per gli anni a venire visto che un “improbabile” vincitore del bando potrebbe al massimo assorbire una ventina di lavoratori a fronte della perdita di almeno 250 di noi».

«I sindaci esortano i lavoratori – dicono ancora nel loro documento – a non essere di parte esprimendosi a favore della Sateca. Vogliamo rispondere loro che noi lavoratori saremo sempre dalla parte di chi ci garantisce lavoro, occupazione e legalità, che si chiami Sateca o in altro modo. Siamo certi di non poter essere dalla parte di Francesco Tripicchio e Vincenzo Rocchetti, i quali continuano a trincerarsi dietro slogan inneggianti alla legalità, mentre le uniche azioni illegali (attendiamo con ansia che la magistratura faccia il suo corso) e sconsiderate sono quelle che hanno compiuto loro e che ci hanno portato solo in un baratro fatto di disoccupazione, mancanza di prospettive, azioni violente e minacce (tutto regolarmente denunciato nelle sedi competenti). Il timore dei sindaci di offrire “illeciti vantaggi ad una società privata piuttosto che ad un’altra” – puntualizzano ancora infine nel documento i lavoratori –  ci fanno intendere che probabilmente non si sono ancora resi conto che, essendo quasi tutta la stazione termale di proprietà della Sateca, non ci potranno mai essere altre società private che potranno garantire i numeri dei servizi termali e degli addetti attuali».

Fin qui, il documento dei lavoratori, mentre i due sindaci attraverso una dichiarazione rilasciata al quotidiano Gazzetta del Sud, hanno dichiarato di avere avvisato della loro assenza sia il presidente Spirlì, che l’assessore Orsomarso e di avere trasmesso loro via Pec una loro proposta di accordo per salvare la stagione termale 2021.

«Da parte nostra – spiegano nella loro dichiarazione – stiamo dando il massimo per salvaguardare i livelli occupazionali e le prestazioni sanitarie per la stagione termale 2021, ma non sta a noi ricordare a tutti, che, in qualità di pubbliche amministrazioni, dobbiamo seguire leggi e regolamenti ben precisi, che ci impediscono di offrire illeciti vantaggi ad una società privata piuttosto che ad un’altra».

Nella loro dichiarazione i due sindaci criticano, giudicandolo gravissimo, il comportamento del Comitato dei lavoratori con la richiesta avanzata alla Regione  di provvedere a togliere la concessione ai due Comuni.

«Oltre che “auspicio” illegale ed illegittimo denota- dicono i due sindaci attraverso il quotidiano messinese – un atteggiamento irrispettoso nei confronti di ogni disciplina giuridica e di due comunità e due territori, che hanno dato tanto agli stessi lavoratori ed alla società per cui operano. Possiamo capire la delicatezza e le preoccupazioni del momento, ma, tutti insieme, dobbiamo impegnarci con rispetto reciproco per trovare soluzioni all’insegna della legalità, della trasparenza, e di tutte le normative attualmente in vigore». Ed allora dicono i lavoratori, «la riunione convocata dal Presidente Spirlì aveva proprio questo fine e raccomandazione. Come mai non si sono presentati per illustrare la loro proposta inviata via Pec? A tal proposito non è nota alcuna giustificazione; mentre urge effettivamente dare trasparenza e legalità alle azioni che riguardano questa vicenda, semplice nella soluzione, ma complicata per effetto del mistero dei comportamenti». 

In ultimo, si registra pure una netta critica del sindacalista della Cisl, Gerardo Calabria, a proposito dell’approvazione del bando già predisposto dai due sindaci, pronto per essere pubblicato, in base alla dichiarazione rilasciata alla Gazzetta del Sud di ieri, senza che questo venisse sottoposto a conoscenza e valutazione dell’organizzazione sindacale, come pubblicamente e riservatamente per iscritto è stato chiesto da sempre ai due sindaci dallo stesso sindacalista, a tutela dello stato occupazionale di tutti i lavoratori impegnati nei servizi termali delle Terme Luigiane. (fb)

La nuova farsa delle Terme Luigiane: l’accordo ancora lontano

di FRANCO BARTUCCI – La nuova farsa delle Terme Luigiane. Una brutta pagina è stata scritta ieri dai Sindaci dei Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, nonché dell’assessore regionale alle attività produttive, Fausto Orsomarso, visto in coincidenza in diretta in una trasmissione televisiva, che non si sono presentati questo pomeriggio all’incontro organizzato dal Presidente facente funzioni Spirlì per risolvere la questione delle  Terme Luigiane, suscitando nei lavoratori rabbia, delusione e vergogna per quanto accaduto. Della loro assenza non è stata data alcuna giustificazione; eppure si trattava di assicurare una continuità lavorativa a 250 lavoratori delle stesse Terme e le cure termali agli oltre ventiduemila curanti che annualmente frequentano questo gioiello calabrese termale. Il presidente Spirlì per dare seguito all’impegno preso con i lavoratori ha pure rinunciato ad un incontro istituzionale romano.

«Un gesto inqualificabile, sia sul piano dell’educazione che su quello istituzionale» – hanno dichiarato i lavoratori perplessi per il comportamento tenuto da questi illustri figure del nostro firmamento politico calabrese.  Un autentico schiaffo in faccia inferto, non solo alla Regione Calabria, ma anche alla persona di Nino Spirlì.  Una vergognosa offesa a noi Lavoratori, oltre che al Sindacato, agli imprenditori ed all’intero territorio.

«Con un tale atteggiamento, i Sindaci hanno calato la maschera, vanificando tutto il percorso da noi proposto e sollecitato – hanno proseguito –  per giungere ad un ragionevole compromesso,al fine di assicurare la salvaguardia dei livelli occupazionali e la continuità del servizio pubblico termale. I Sindaci, infatti, dopo avere rinnegato l’Accordo solennemente firmato in Prefettura nel 2019 e ratificato dai rispettivi Consigli Comunali, hanno, in sequenza, proceduto alla violenta spoliazione del compendio termale, rifiutato la proposta avanzata dalla CISL, respinto al mittente quella avanzata dalla Sateca, completamente ignorato quella della Curia vescovile e, da ultimo, mortificato l’autorevole mediazione del Presidente della Regione».

«Nel contempo, gli stessi Sindaci – prosegue la nota dei lavoratori – hanno letteralmente sabotato le Terme Luigiane: hanno interrotto il flusso dell’acqua delle sorgenti termali, provocando così un danno alla condotta termale che, se protratto ulteriormente, può divenire irreversibile. Con la definitiva perdita del patrimonio idrotermale appartenente alla Regione Calabria che, attualmente, stanno sversando in un torrente attraverso uno scarico abusivo.  Esattamente l’opposto di quanto previsto dalla Legge Regionale, che fa obbligo ai concessionari di salvaguardare e sviluppare adeguatamente il patrimonio idrotermale, nel rispetto del preminente interesse pubblico».

I lavoratori delle Terme Luigiane, preso atto di quanto è accaduto oggi,  considerata l’evidente incapacità di gestire e di valorizzare la risorsa termale e, al contrario, la palese volontà di distruggere una ‘scomoda’ realtà aziendale ed una risorsa ambientale inestimabile, hanno testualmente dichiarato che: «Non possiamo che ribadire la nostra richiesta al Presidente Spirlì di assumere un provvedimento forte ed immediato, che assicuri la sopravvivenza delle Terme Luigiane e delle famiglie dei Lavoratori, con la revoca della concessione ai Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese e l’assunzione diretta della responsabilità da parte della Regione».

Sull’accaduto è pure intervenuto il segretario della Cisl di Cosenza, Gerardo Calabria, presente anch’egli all’incontro, dichiarando che i due Sindaci boicottando il tavolo di lavoro, convocato dal Presidente Spirlì, si sono assunti una responsabilità grave. «Non riteniamo giusta – ha dichiarato il sindacalista –  la scelta fatta dai due Comuni. Correttezza ed etica politica vuole che si partecipi e si discuta nel trovare le giuste soluzioni. Visto che da mesi sbandierano la tutela dell’occupazione dei lavoratori delle Terme Luigiane, con la loro assenza hanno dimostrato il contrario».

Tutti i lavoratori si ritroveranno oggi in riunione telematica in assemblea  per decidere le iniziative da intraprendere. (fba)

Finalmente un po’ di serenità per i lavoratori delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCI – Si è svolto, stamani, presso la cittadella regionale di Catanzaro,  l’incontro convocato dal Presidente facente funzioni del Governo regionale, Nino Spirlì, per affrontare e risolvere la vertenza delle Terme Luigiane da più tempo sul tappeto. 

Un incontro che ha registrato la presenza dell’assessore regionale Fausto Orsomarso, insieme al dirigente della Regione Calabria dott. Iracà. Per circa due ore il presidente Spirlì ha avuto modo di sentire le parti intervenute e prendere le sue decisioni per superare contrasti e conflitti creatisi tra le parti  in questi ultimi mesi, circa la gestione del concorso per la ricerca del nuovo sub concessionario e sul futuro stesso delle Terme Luigiane.

All’incontro erano, infatti, presenti: i sindaci dei Comuni di Acquappesa, Francesco Tripicchio, e di Guardia Piemontese, Vincenzo Rocchetti, accompagnati dai  rispettivi consiglieri di maggioranza e il loro legale avv. Zicaro;  l’Amministratore Delegato della Sateca Spa, Dante Ferrari, con il proprio legale avv. Paolini; il rappresentante della Cisl di Cosenza, Gerardo Calabria; i rappresentanti dei lavoratori e un rappresentante degli imprenditori di Acquappesa, Ennio Tripicchio

Come già evidenziato sopra, il presidente Spirlì  ha ascoltato tutti i rappresentanti delle diverse parti  presenti alla riunione, mostrando grande attenzione e senso di responsabilità – così hanno dichiarato i rappresentanti dei lavoratori presenti alla riunione – rispetto alla vicenda dei 250 lavoratori termali,  decidendo contestualmente alla fine di programmare un  nuovo incontro, che ci si aspetta dovrà essere decisivo, per il prossimo 27 aprile, in cui si dovrà arrivare a mettere nero su bianco sul presente ed il futuro delle Terme Luigiane in modo indolore, nel rispetto delle regole dettate per la lotta alla pandemia, già impartite dal Governo per l’apertura degli stabilimenti termali, a partire dal prossimo primo luglio.

Un incontro che ha creato nei lavoratori uno stato di fiducia e serenità per il loro futuro e per questo hanno espresso parole di gratitudine nei confronti del presidente Spirlì , per la sua sensibilità, la competenza e la risolutezza con la quale ha gestito l’incontro. Sentimenti di gratitudine che gli stessi lavoratori hanno indirizzato anche nei confronti di quelle pochissime figure politiche calabresi che in questi mesi sono state loro vicini con le personali dichiarazioni pubbliche, riportate dagli organi d’informazione, sulla difesa del loro stato occupazionale e sull’apertura delle Terme Luigiane.

Un ringraziamento hanno inteso esprimerlo, infine, anche nei confronti del Presidente del Consiglio Regionale Giovanni Arruzzolo, nonché del consigliere regionale Domenico Bevacqua, capogruppo del Partito Democratico, che si è interessato perché i lavoratori delle Terme Luigiane venissero ricevuti dal Presidente nella trasferta  che hanno fatto a Reggio Calabria nella giornata di lunedì. (fb)

I lavoratori delle Terme Luigiane a Reggio come ultima spiaggia per ripartire

di FRANCO BARTUCCI – Ultima spiaggia per i lavoratori delle Terme Luigiane e per l’apertura della stagione termale ormai sull’uscio di casa. Lo sostengono i lavoratori che stamani si sono presentati sul piazzale antistante l’ingresso del palazzo del Consiglio regionale di Reggio Calabria per illustrare al Presidente del Consiglio regionale Giovanni Arruzzolo, accompagnati dal segretario di settore del sindacato provinciale Cisl di Cosenza, Gerardo Calabria, lo stato della vicenda delle Terme Luigiane, il cui  loro stato occupazionale è messo in crisi dal conflitto sorto tra le Amministrazioni comunali di Acquappesa e Guardia Piemontese  con la Società Sateca che ha gestito finora le acque termali.

Grazie alla mediazione del consigliere regionale, Domenico Bevacqua, capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio regionale, una delegazione dei lavoratori, con il sindacalista della Cisl, Gerardo Calabria,  è stata ricevuta dal presidente Arruzzolo, al quale è stata illustrata la situazione maturata sulle Terme Luigiane.  Il presidente ha preso atto della necessità di un intervento urgente da parte della Regione, a tutela e garanzia dei posti di lavoro, impegnandosi a riferire  il tutto al Consiglio, la cui seduta è in corso.

L’attesa dei lavoratori è quella che il Consiglio prenda atto della situazione ed approvi una mozione con la quale solleciti il presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì a intervenire con decisione sulla materia, a partire dall’incontro che avrà luogo  domani, martedì 20 aprile, nella sede della cittadella regionale di Catanzaro.

Infatti, nelle ultime ore è giunta la notizia che il preside facente funzioni della Giunta regionale, Spirlì, ha convocato un incontro per le ore 10 di domani, presso la cittadella regionale di Catanzaro, per discutere della questione termale. All’incontro sarà presente l’assessore regionale Fausto Orsomarso. Sono stati invitati a partecipare a tale incontro: i due sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese, Francesco Tripicchio e Vincenzo Rocchetti; Dante Ferrari, consigliere delegato di Sateca S.p.a; Giuseppe Lavia, segretario provinciale Cisl Cosenza; Massimo Caputi, presidente  nazionale di Federterme; Doriana Avolio e Lino Salerno, del Comitato lavoratori della Sateca; Ennio Tripicchio e Vincenzo Zingaro, rappresentanti degli imprenditori locali.

Intanto, la Società Sateca ha risposto con una propria lettera inviata al Vicario del Vescovo della diocesi di San Marco Argentano/Scalea, don Massimo Aloi, nella quale si esprime parere favorevole alla proposta di mediazione avanzata per la tutela dello stato occupazionale dei lavoratori e, contestualmente, all’apertura della nuova stagione termale.

«Non possiamo che essere disponibili – si afferma nella lettera – a valutare favorevolmente la sintesi che Lei, in accordo con il Vescovo,  ha individuato come ragionevole e transitorio compromesso che non pregiudica nessun diritto o interesse delle parti. Diritti ed interessi che potranno trovare composizione in via amministrativa con un accordo, magari sostenuto da un decisivo intervento regionale, ovvero giustizia nei Tribunali aditi».

«Dobbiamo però osservare – prosegue ancora la Sateca nella sua lettera – come l’ipotesi di accollarci in via anticipata ben due annualità di canoni non esigui e superiori al prezzo di mercato per la fornitura della sola acqua termale, ci sembra particolarmente penalizzante ed onerosa in un momento di così intensa crisi che incide con massima virulenza proprio nel nostro settore. Detto questo, non intendiamo però negoziare su una proposta proveniente da un soggetto così autorevole e disinteressato come la Curia vescovile. Diciamo che sì, siamo pronti ad attivarci sin da domani in sintonia con le Amministrazioni comunali, ove anche esse dovessero convenire sulla opportunità di un accordo quale quello da Lei avanzato, che non lede alcuna prerogativa, che lascia liberi tutti di perseguire le legittime istanze in tutte le sedi, ivi comprese quelle giudiziarie, che non è impedito da alcuna legge (almeno da quelle da noi conosciute) e che mette in sicurezza il bene più prezioso ovvero il lavoro e la serenità di tante famiglie». (rrc)

I lavoratori delle Terme Luigiane portano la loro azione di protesta al Consiglio regionale

di FRANCO BARTUCCI – Dopo l’appello fatto a tutta la classe politica calabrese, senza ricevere alcuna testimonianza di sostegno, se non quella del Consigliere regionale Pietro Molinaro e del candidato alle prossime elezioni regionali, Carlo Tansi, i lavoratori delle Terme Luigiane si apprestano a scendere a Reggio Calabria per una manifestazione che verrà organizzata presso la sede del palazzo regionale nella giornata del 19 aprile, per protestare sul disinteresse che anche il Presidente del Consiglio regionale, Giovanni Arruzzolo, continua a tenere nei confronti della vicenda delle Terme Luigiane.

Non è stato infatti inserito nell’ordine del giorno fissato per la seduta del Consiglio regionale di lunedì 19 aprile l’ esame sul caso delle Terme Luigiane, come chiesto dal consigliere Pietro Molinaro, alla presenza del Presidente f.f. Nino Spirlì e dell’assessore Fausto Orsomarso.

Una posizione non accettata dai 250 lavoratori delle Terme Luigiane che registrano con sofferenza l’indifferenza della Regione Calabria.

«Abbiamo preso visione dell’Ordine del Giorno del prossimo Consiglio Regionale previsto per il 19 aprile e, con grande delusione – dicono in un loro documento – abbiamo constatato che la questione non è stata inserita tra gli argomenti di discussione come richiesto dall’on. Molinaro, che aveva inviato al Presidente del Consiglio Regionale Giovanni Arruzzolo la richiesta di discutere, in occasione della prossima convocazione del Consiglio, del problema relativo ai 250 lavoratori termali rimasti senza occupazione».

L’on. Molinaro aveva chiesto altresì la presenza, non solo del Presidente ff della Regione Calabria Spirlì, il quale fino ad ora non è mai intervenuto nella questione termale nonostante le numerose richieste avanzate da più parti, ma anche dell’assessore Orsomarso, che in occasione dei due tavoli ai quali ha presenziato con i sindaci di Guardia Piemontese e Acquappesa, i rappresentanti dell’azienda e il sindacato, non è riuscito ad intervenire in maniera decisiva affinché si raggiungesse un accordo finalizzato alla tutela e alla stabilizzazione dei 250 posti di lavoro fino ad ora garantiti dalla società Sateca.

«È dal 2016 che i Comuni di Guardia Piemontese ed Acquappesa – dicono ancora i lavoratori nel documento – hanno regolarmente disatteso tutte le scadenze sia per l’ottenimento della concessione e sia per la presentazione del tanto atteso bando di gara. Ad oggi, continuano a non essere in grado di redigerlo (l’ultima scadenza era fissata per il 30/6/2020) tenendo la Sateca, e quindi i lavoratori, di anno in anno appesi a un filo. Le colpe e i ritardi della Pubblica Amministrazione non possono gravare all’infinito su un territorio già economicamente molto provato mettendo in ginocchio una fra le poche realtà produttive del tirreno cosentino».

La legge regionale impone alla Regione Calabria di vigilare sul corretto sfruttamento delle risorse minerarie di sua proprietà, questo non sta avvenendo con il risultato che viene pregiudicato il lavoro di 250 persone, di tutto l’indotto ma anche l’erogazione di ben 500.000 prestazioni sanitarie annue.

Alla luce del perpetrarsi di questa totale indifferenza, e di fronte alle assurde azioni poste in atto dai sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese una delegazione dei lavoratori delle Terme Luigiane, nel rispetto delle normative anti-covid, manifesteranno presso la sede del Consiglio Regionale a Reggio Calabria lunedì prossimo. (rcs)

Terme Luigiane: Carlo Tansi si schiera con i lavoratori a rischio occupazione

Carlo Tansi, ex capo della Protezione Civile calabrese ed ex candidato governatore alle passate elezioni regionali (si presenta alle prossime con Luigi De Magistris) si schiera con i lavoratori delle Terme Luigiane che rischiano di restare senza lavoro.

«C’è da sempre – ha dichiarato Tansi – un dilemma con cui fare i conti, soprattutto in Calabria, quando ci si determina di stare a fianco dei meno privilegiati, ossia se tale presa di posizione possa pure comportare, in parecchie situazioni, l’inevitabile difesa di quanti li usano o strumentalizzano per trarne profitto facendo pressione sull’opinione pubblica, e quindi sulla politica, affinché i più deboli siano ‘salvati’ con ad esempio conseguenti grossi vantaggi per i proprietari di un’azienda in cui sono occupati che altrimenti chiuderebbero ‘baracca e burattini’. Ecco perché, e voglio precisarlo a chiare lettere, il mio intervento odierno è soltanto indirizzato a sostenere in tutto e per tutto dei lavoratori, da sempre l’anello debole della catena in qualsiasi contesto, che subiscono immancabilmente le scelte della parte datoriale da cui sono stipendiati e soprattutto della politica, non meno opportunista di coloro i quali devono trarre profitto dalle rispettive attività. Semmai il contrario.
Fatta la doverosa premessa, nel caso di specie, mi voglio occupare, spendendomi in loro favore, delle 250 unità finora impiegate a vario titolo nelle Terme Luigiane. Ma non mi limiterò a farlo con un comunicato stampa, quasi di prammatica. Dal momento che, viceversa, è mia ferma intenzione capire bene come stiano le cose anche alla luce di quanto letto sugli organi di informazione da moltissimo tempo.

«È il motivo per cui profonderò, nei limiti della mia funzione attuale s’intende, il massimo impegno personale, battendomi insieme ai dipendenti delle Terme a cui ho peraltro chiesto un incontro a breve. Un confronto a cui parteciperò al fine di avere un quadro ancora più chiaro dell’ormai lunga storia che dal 2016 a oggi, anno di scadenza del contratto di concessione della gestione delle acque alla Sateca SpA da parte dei Comuni di riferimento Guardia Piemontese e Acquappesa, hanno vissuto la grama prospettiva del precariato a oltranza. Io, lo ribadisco, non voglio addentrarmi in questioni di gestione o accordi aziendali, benché vada ricordato come i diretti interessati nella circostanza difendano a ‘spada tratta’ i vertici della stessa Sateca. Ma è un aspetto che, ripeto, a me interessa poco.
«Credo però sia doveroso a… prescindere supportare questa gente che nella difficile fase corrente potrebbe ritrovarsi in mezzo a una strada in preda a un’emergenza assoluta. Senza un euro in tasca, insomma. Mi preme allora sollecitare la Regione, che in base alla legge avrebbe un ruolo da protagonista nella vicenda ma finora ricoperto all’insegna della più totale inerzia, e le due amministrazioni municipali citate in precedenza. Che, qualunque sia lo sbocco finale dell’ormai annosa querelle fra enti pubblici a ogni livello e impresa privata, dovrebbero avere l’imperativo categorico di salvaguardare il tasso occupazionale della loro area di pertinenza. Sempre e comunque. Perché il resto sono vuote chiacchiere fatte da chi coltiva interessi, diversi e particolari, sulla pelle di brave persone, che hanno il solo torto, lo dico per paradosso come ovvio, di voler continuare a guadagnarsi il pane onestamente e con sacrificio».  (rcz)