Cgil, Cisl e Uil Calabria: Il Governo si assuma la responsabilità sul sistema sanitario calabrese

I segretari della CgilCislUil Calabria, Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, hanno dichiarato che «è necessaria ed urgente, infatti, da parte del Governo una forte e vera assunzione di responsabilità riguardo al sistema sanitario della nostra regione e a problemi che da anni attendono di essere affrontati con determinazione e risolti in maniera efficace e definitiva».

«Solo questo potrà garantire una riorganizzazione e una ripartenza che assicurino ai cittadini la fruizione piena dei Livelli Essenziali di Assistenza, di fatto da tempo negata» hanno aggiunto i sindacalisti che, per il caos «in cui continua a dibattersi la Sanità in Calabria, anche nella delicata e decisiva fase della somministrazione dei vaccini anti Covid-19» hanno chiesto un incontro da fare, in tempi brevissimi, al ministro della Salute, Roberto Speranza.

«Come sperimentiamo ogni giorno – hanno proseguito Sposato, Russo e Biondo – la Sanità in Calabria è paralizzata, restano le gravi carenze negli organici dei medici e degli altri operatori e c’è confusione finanche sulle strutture nei territori e sulla loro destinazione. La nomina del Commissario ad acta per il rientro dal deficit nella persona del Prefetto Guido Longo, giunta in ritardo e attraverso arcinote e paradossali vicende dopo le dimissioni del Generale Saverio Cotticelli, non ha prodotto finora il salto di qualità che ci si aspettava nei servizi di Asp e Ao».

«Sapendo a cosa si sarebbe andati incontro – hanno aggiunto – avevamo chiesto che il Decreto Calabria prevedesse di dotare l’Ufficio del Commissario ad acta del personale necessario, tramite il ricorso a strumenti adeguati ad affrontare un’atavica emergenza regionale: quell’emergenza che ci ha portato più volte a manifestare in piazza, ad un confronto con il ministro della Salute e a presentare in novembre un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro e alla Procura presso la Corte dei Conti».

«Ma non c’è niente di nuovo sotto il sole – hanno proseguito – mancano il coordinamento e il controllo sulle attività delle strutture commissariali territoriali e ospedaliere e si continua a navigare a vista, mentre crescono le preoccupazioni per la diffusione dei contagi da coronavirus, con le varianti che circolano ormai sull’intero territorio nazionale».

«E nessuno batte un colpo – hanno detto ancora i sindacalisti – anche sulla vertenza che riguarda il Sant’Anna Hospital di Catanzaro, con il rischio concretissimo che vengano meno servizi importanti per la salute di molti pazienti calabresi e vadano persi i posti di lavoro per un personale che conta centinaia di operatori e garantisce prestazioni di eccellenza.

«Riteniamo, dunque, necessario – hanno concluso i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria –, in assenza di interlocuzioni efficaci sul territorio, incontrare il ministro Speranza perché il Governo intervenga e operi finalmente per una vera, decisa svolta nel sistema sanitario regionale, con i mezzi adatti ad una situazione in grave degrado». (rrm)

Uil Calabria: C’è ancora caos sulla gestione delle vaccinazioni e della pandemia

Santo Biondo, segretario generale della Uil Calabria, ha riferito che la Calabria, «in una fase in cui, con la crescita esponenziale dei contagi legata all’incidenza delle varianti del Covid-19, ci sarebbe bisogno di certezze e della massima velocità nella campagna di vaccinazione», «si trova precipitata in un caos senza fine».

«I dati – ha detto ancora – ci dicono che la regione è penultima in tutta Italia per dosi di siero somministrate si ritrova a dover fare fronte ad una nuova impennata dei contagi. A ciò si aggiunga che ad oggi manca ancora una piano vaccinazioni, non si sa ancora quali saranno le dinamiche dell’attesa vaccinazione di massa, manca una governance sul Covid-19, non si ha contezza di dati precisi su quello che si sta facendo ma, soprattutto, si registra una scarsa trasparenza nelle scelte decisionali per frenare la crescita della pandemia». 

«Le scene registrate davanti al centro vaccinale istituito presso Palazzo Campanella – ha detto ancora Biondo – con centinaia di over ottanta costretti a fare la fila per ore in una situazione di assembramento rischiosa ed inconcepibile, non sono accettabili».

«Se, poi, a questo si aggiunge il rischio – come evidenziato dal Segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri – che in alcune aree della regione i vaccini possano essere distribuiti sulla base di conoscenze amicali, allora crediamo sia giusto che gli uffici di Procura competenti accendano i riflettori su quanto denunciato e mettano sotto la loro lente d’ingrandimento eventuali inosservanze delle leggi e delle normative anti Covid-19, al fine di perseguire coloro che possono aver deviato dal rispetto delle stesse». (rrm)

I sindacati: Governo e Regione si confrontino con parti sociali per risorse del Recovery Fund

Le segreterie regionali di Cgil CalabriaCisl CalabriaUil Calabria hanno sottolineato «l’esigenza di unità del mondo del lavoro nella riflessione e nella proposta».

Le organizzazioni sindacali, infatti, si sono riunite a Lamezia Terme per affrontare i temi principali su cui richiamare l’attenzione della politica e dell’intera società calabrese, per un confronto indispensabile in una fase di rilancio in cui alle parole dovranno seguire i fatti.

L’analisi è partita dalla necessità che il Governo e la Giunta Regionale si confrontino con le parti sociali sull’utilizzo delle risorse del piano Next Generation Eu, che non devono essere considerate sostitutive, ma aggiuntive rispetto ad altri investimenti già previsti.

«Si deve, infatti – è stato ribadito nell’incontro delle Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil – ragionare sulla base di un quadro d’insieme per predisporre un piano integrato di investimenti, che contempli sia le risorse del Recovery Fund sia le altre previste su base europea o nazionale. Un piano complessivo potrà evitare la frammentazione degli interventi e permetterà di affrontare finalmente in maniera organica la grande questione dello sviluppo della Calabria. Sarà fondamentale, inoltre, coordinare la spesa, monitorare il percorso e rispettare i tempi di realizzazione delle opere e di attuazione dei progetti per non correre il rischio di dover restituire i fondi stanziati».

Tra le emergenze, le Segreterie confederali regionali ne mettono in evidenza alcune che toccano i punti nevralgici del tema di una crescita che non può prescindere da un’infrastrutturazione che favorisca la mobilità, liberi la Calabria dall’isolamento, garantendo una maggiore sicurezza negli spostamenti e creando lavoro, perché l’apertura di cantieri vuol dire nuova occupazione. Sulla fascia jonica, la S.S. 106 deve essere assolutamente e rapidamente completata in tutto il suo tracciato, così come sono necessari investimenti per la realizzazione di una linea ferroviaria jonica moderna e veloce.

E, per il percorso Roma-Reggio Calabria, in una prospettiva di vero sviluppo, non basta l’adattamento delle linee esistenti per una tecnologia già superata, ma bisogna prevedere l’Alta Velocità Larg, che fa viaggiare i passeggeri a 300 km/h, decongestionando gli aeroporti per una maggiore sostenibilità ambientale come già avviene in altri Paesi europei. Devono poi essere portati a termine i lavori sull’A2, a partire dai tratti perennemente in manutenzione, tra i più pericolosi d’Italia, sui quali ogni giorno migliaia di persone rischiano la vita. Un’attenzione specifica va rivolta al sistema portuale calabrese, a cominciare dal Porto di Gioia Tauro, che deve costituire un hub punto di riferimento per tutta l’area del Mediterraneo, puntando a una Zes che sia laboratorio di crescita e di sviluppo anche per i porti di Corigliano, Crotone, Vibo.

Non meno importante ai fini dello sviluppo è, per le Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, l’infrastrutturazione digitale, fondamentale per creare lavoro e favorire la formazione, in una regione in cui intere aree sono escluse o servite male dal collegamento alla rete.

Un capitolo a sé rappresentano, per le tre organizzazioni sindacali, la depurazione delle acque, con la salvaguardia e la valorizzazione di quella importantissima risorsa che è il mare, e la costruzione del ciclo dei rifiuti in tutto il territorio regionale. Questi, insieme alla prevenzione del dissesto idrogeologico, sono temi fondamentali per l’Unione Europea e per la salute e la sicurezza dei cittadini. La tutela dell’ambiente e del territorio rappresenta infatti, in tutti i suoi aspetti, un pilastro di ogni politica di crescita. Così come bisogna mettere in campo politiche in favore delle aree interne, che in Calabria contano oltre 300 Comuni, e dove risulta necessario contrastare abbandono e spopolamento, facendo diventare le stesse aree attrattive rispetto ad attenzioni produttive, in un mix di tradizione ed innovazione. Anche qui la programmazione è essenziale per un buon utilizzo delle risorse europee.

Il fronte dell’occupazione, del lavoro che non c’è e di quello che si perde, resta per la Calabria – hanno sottolineato i sindacalisti – la questione delle questioni, come dimostra l’impietosa chiarezza dei dati forniti recentemente anche dai report delle sedi regionali di Bankitalia e Inps. Bisogna, perciò, sciogliere alcuni nodi che attendono da troppo tempo di essere affrontati, a cominciare – nel quadro di una riorganizzazione dei servizi – dalle assunzioni di nuovo personale nella Pubblica Amministrazione e dalla stabilizzazione di un precariato che in molti casi permette, in strutture sotto organico, che la Pa stessa continui a funzionare per i cittadini. Bisogna aprire le procedure concorsuali e investire risorse, altrimenti sono impossibili il pur necessario ricambio generazionale e la piena efficienza dei servizi.

«Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation Eu occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza», come ha affermato il presidente del consiglio Mario Draghi nell’aula del Senato, nelle dichiarazioni programmatiche. C’è bisogno al Sud di maggiore presenza dello Stato, di colmare le carenze nell’organico di tutte le strutture pubbliche. Lo Stato non può scappare via dal Meridione.

E nel privato c’è bisogno, nel Sud e in Calabria, di politiche attive del lavoro, non di assistenzialismo: i sussidi servono per superare le fasi difficili come l’attuale, ma in prospettiva non producono crescita e mortificano la dignità delle persone. Urgono la riorganizzazione dei Centri per l’impiego, l’emersione del lavoro irregolare e una più spinta fiscalità di vantaggio che incentivi aziende nazionali e sovranazionali ad investire in Calabria. Anche su questi temi i sindacati confederali della Calabria attendono dal nuovo Governo risposte che non possono tardare.

Guardando alla Sanità, le Segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil Calabria hanno sottolineato con forza che dopo la nomina del Commissario ad acta la situazione appare sostanzialmente congelata, a partire dal piano per i vaccini anti Covid, per guardare poi al personale e alle strutture. Lo stesso Commissario Longo ha lanciato un preoccupante grido d’allarme per l’impossibilità di dotare il suo ufficio del personale previsto dal Decreto Calabria, personale che avrebbe dovuto affluire dal Dipartimento Salute della Regione.

Cgil, Cisl e Uil chiedono, perciò, un confronto immediato con il Prefetto Guido Longo sui temi della tutela della salute dei cittadini, sulla riorganizzazione del sistema sanitario e sulle dotazioni organiche delle aziende sanitarie e ospedaliere. In tale contesto, chiedono al Commissario ad acta anche di fare chiarezza sulla vicenda del Sant’Anna Hospital di Catanzaro che, a fronte dell’insufficienza dei posti disponibili nelle strutture pubbliche, offre un servizio di eccellenza nel campo della cardiochirurgia e contribuisce all’abbattimento delle liste di attesa dei pazienti e alla diminuzione dei viaggi della speranza fuori dalla Calabria, facendo sì che la Regione, grazie alla convenzione con la struttura catanzarese, impieghi meno risorse rispetto a quelle necessarie per i ricoveri in altre regioni.

Nel rispetto delle regole, e al di là delle vicende giudiziarie che riguardano la precedente gestione del Sant’Anna, dunque, il Commissario faccia conoscere il suo pensiero riguardo a una vertenza che tocca il diritto alla salute dei cittadini e il posto di lavoro di un personale qualificato che conta circa trecento unità.

Su questi temi le tre organizzazioni sindacali chiedono un dialogo serio con la classe politica calabrese e la convocazione del Partenariato economico e sociale per un confronto su riprogrammazione 2014/2020 e programmazione 2021/207, annunciando che sarà diffusa nelle prossime settimane una piattaforma di rivendicazioni e proposte da sottoporre ai candidati alle elezioni regionali. E a questo proposito, Cgil, Cisl e Uil Calabria concordano sulla inopportunità di un rinvio dell’appuntamento elettorale.

Urgono, inoltre, affermano ancora, riforme e interventi per i comuni ai fini di una migliore qualità dei servizi e di una tassazione più leggera per i cittadini, sulla partecipazione pubblica, sul riordino del bilancio regionale.  

La riunione delle Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil si è conclusa con due appelli.

Il primo rivolto alle istituzioni, alla politica, al mondo del lavoro e delle imprese, ai cittadini, perché si tenga alta la guardia verso la pervasività delle organizzazioni criminali, che rappresenta tra l’altro un ostacolo agli investimenti nel Sud e in Calabria da parte di imprese italiane e multinazionali.

Il secondo appello è indirizzato ai candidati nell’imminente tornata elettorale calabrese, perché si pongano in atteggiamento costruttivo, di ascolto e di attenzione verso la realtà regionale, evitando atteggiamenti populistici e puntando alla concretezza dei problemi e delle soluzioni(rcz)

Uil Calabria: La Statale 106 sia al centro del Recovery Plan

Il segretario regionale della Uil Calabria, Santo Biondo, ha dichiarato che «la Strada statale 106 è un’arteria di fondamentale importanza per lo sviluppo della Calabria ionica e non merita la scarsa attenzione che le è stata rivolta dalla politica nazionale e regionale»

«Gli ultimi interventi di maquillage – ha aggiunto – che sono stati annunciati dai vertici dell’Anas, dimostrano l’incoerenza di questa società e la scarsa considerazione che la Calabria riveste nei piani di sviluppo della stessa. Come può, infatti, l’Anas – nonostante l’arrivo dei fondi del Next generation Eu – mettere le mani avanti, muoversi al ribasso e non avviare quel percorso di programmazione virtuoso per lo sviluppo di questa terra, per il miglioramento concreto della sua mobilità e, in generale, per approntare un ragionamento di alto livello per la Calabria».
«La Strada statale 106 – ha concluso Biondo – deve essere messa al centro di questo piano, non va rattoppata ma completata nel pieno rispetto degli standard europei. Governo regionale, consiglio regionale, deputazione parlamentare, si diano una mossa». (rrm)

 

 

Uil Pensionati Calabria: Investire su anticorpi monoclonari per sgravare le terapie intensive

Investire sugli anticorpi monoclonali come terapia salvavita e per sgravare le terapie intensive calabresi dal peso dei ricoveri legati agli effetti della pandemia da Coronavirus, ma farlo senza disimpegnare risorse per procacciarsi le dosi di vaccino necessarie a immunizzare il numero massimo di cittadini italiani e, soprattutto, calabresi. È questa la proposta lanciata da Alfondo Cirasa, segretario generale della Uilp Calabria.

Nei giorni scorsi, infatti, la segreteria regionale si è riunita alla presenza di Francesco De Biase, segretario generale Uilp di Cosenza; Ilenia Luca, segretario generale Uilp di Crotone; Giuseppe Talia, segretario generale Uilp di Reggio Calabria e Franco Folino Gallo, coordinatore Uilp di Catanzaro e Vibo Valentia, e Cirasa ha ribadito che «l’Italia, ma soprattutto la Calabria – regione alle prese con evidenti ritardi strutturali nel sistema sanitario – dovrebbe seguire l’esempio della Germania “una nazione che sta spingendo ed investendo su cure integrative al vaccino, acquistando ben 200 mila dosi di anticorpi monoclonali che, in attesa di un riscontro ufficiale da parte dell’Ema, sembrano essere una reale e rapida terapia salva vita».

Una terapia decisiva che, anche sotto l’aspetto economico, non avrebbe un impatto devastante per le casse dello Stato.

«Chiaramente – ha detto Alfonso Cirasa – tutto ha un costo che si aggira, per singola dose, a meno del costo giornaliero di una terapia intensiva – che inciderebbe sulle tasche del contribuente per circa 1000 dollari a trattamento – con una sola determinante differenza, dimostrata dal caso di positività dell’ex presidente americano Donald Trump: dimesso e guarito in solo due giorni».

Questa strategia per Alfonso Cirasa potrebbe dare una svolta nel contrasto al virus in Calabria «una regione che, purtroppo, si sta segnalando per un ritmo troppo lento nel processo di vaccinazione, che la condanna agli ultimi posti delle statistiche di tempistica nella somministrazione dei vaccini anti Covid-19».

Con il ritmo attuale, infatti, per il Segretario generale della Uilp la popolazione calabrese sarà vaccinata «non prima dei prossimi anni».

Ritardi che, per il Segretario generale della Uilp, sono inammissibili e rischiano di essere «complici di una silenziosa mattanza a carico degli anziani, la fascia più debole ed esposta che, sino ad oggi, ha fatto contare il 95,4% dei decessi».

Per Alfonso Cirasa, poi, è il momento di fare presto, di bruciare le tappe, di seguire l’esempio del neo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si è impegnato a far distribuire entro la stagione estiva 300 milioni di dosi vaccinali con l’aggiunta appunto di monoclonali che l’Fda – l’equivalente americano dell’Ema europeo, ha stabilito essere una terapia salvavita.

«Bisogna fare presto – ha commentato Cirasa – non sono più accettabili colpevoli ritardi, in particolare in Calabria, una terra priva di uno strumento coerente al bisogno, di una sanità in grado di sanare. In Calabria, dove il prezzo più alto è stato pagato dagli over 60, dove è emerso con tutta la sua crudeltà la fragilità del sistema delle 358 Residenze sanitarie per anziani, finite sotto stress per le criticità complessive denunciate e mai risolte e spesso protagoniste di focolai, non si può più attendere inermi. Bisogna considerare gli anticorpi monoclonali come salvavita e bruciare le tappe, avviare questa terapia in estate, aspettando l’eventuale avvio di una campagna vaccinale nazionale con anticorpi monoclonali, sarebbe un errore imperdonabile, vorrebbe dire aumentare esponenzialmente il numero, già alto, di sacrifici umani che la nostra regione, così come il nostro Paese, stanno registrando ogni mese». 

«Bisogna alzare la testa – ha ribadito – per disegnare un’Italia diversa per il domani, per progettare il Paese nel quale dovranno crescere i nostri figli, i nostri nipoti. In Calabria è il momento di investire sulla sanità, sulle infrastrutture, per garantire i Lea ed i servizi alle persone. È ora che la Calabria rialzi la testa».

«La situazione sanitaria calabrese – ha concluso Alfonso Cirasa – è un dramma lungo decenni. In questa delicata fase pandemica, quindi, bisogna puntare su terapie rapide salva vita, come possono essere gli anticorpi monoclonali: una terapia allo studio in Italia, la cui sperimentazione dovrebbe essere avviata ad aprile e la cui distribuzione potrebbe essere avviata in estate. Questa strategia unirebbe alla rapidità di contrasto al virus un’azione strategica in grado di sopperire alle carenze strutturali del sistema sanitario ed in particolare alla cronica carenza di posti letto, soprattuto in terapia intensiva, che la nostra terra paga in termini di storicizzato mancato sviluppo». (rrm)

Santo Biondo (Uil Calabria): Rischio infiltrazione mafiosa problema che non riguarda solo la Calabria

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha dichiarato che «il rischio di infiltrazione mafiosa, così come ricordato dal Procuratore Nicola Gratteri, nell’economia, anche a causa delle ricadute della pandemia da Coronavirus, è presente e non può passare sotto traccia».

«Questo – ha spiegato – non è un problema che riguarda solo la Calabria ma, come hanno riscontrato recenti inchieste giudiziarie, si diffonde in tutto il Paese. Anche per questo raccogliamo, sosteniamo e rilanciamo l’allarme di Giuliano Zignani, Segretario generale della Uil Emilia Romagna, che da sempre è impegnato in questa battaglia di legalità e liberazione della propria terra dall’infiltrazione mafiosa».

«Questo tema – ha proseguito Biondo – deve diventare centrale nel dibattito politico e istituzionale. La politica nazionale e  locale non possono essere disattente davanti a questo rischio. Ognuno per le proprie competenze deve darsi una mossa. Il contrasto alla criminalità organizzata, in ogni su sfaccettatura, non può essere delegato alla magistratura e alle forze dell’ordine».

«Serve – ha concluso –  uno scatto d’orgoglio da parte di chi governa la cosa pubblica, servono leggi  che siano in grado di sostenere la ripresa economica del Paese, neutralizzare le ricadute pandemiche e bloccare l’espansione della metastasi mafiosa». (rrm)

Santo Biondo (Uil Calabria): Giusto che la politica calabrese rivendichi attenzione sul Recovery Plan

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha sottolineato che «è giusto che la politica calabrese, e in generale la Calabria, sul Next Generation Eu, rivendichino attenzione in occasione della discussione parlamentare sul Piano europeo, che ci auguriamo abbia inizio nei prossimi giorni e si concluda entro la fine di febbraio, dato che allinterno della prima bozza del Recovery plan deliberata dal Governo il tema della storica carenze di infrastrutture nella nostra regione è sostanzialmente trascurato».

«E se il Parlamento – ha aggiunto – non porrà rimedio a ciò, la Calabria, senza prova di smentita, subirebbe lennesimo torto da parte di Roma. Ma accanto a questa rivendicazione sul piano nazionale della politica calabrese, la stessa classe dirigente regionale, dovrebbe per onestà intellettuale, parlare contestualmente, anche di ciò che in questi anni non è stata in grado di realizzare, in termini di buona spesa in qualità e quantità delle risorse pubbliche». 

«A risorse europee che ancora devono arrivare nella nostra regione – ha proseguito Biondo – corrispondono altre che sono già Calabria e sono altrettanto importanti per il rilancio della regione, ma che fino ad oggi sono state scarsamente. Su questultimo aspetto, allinterno del dibattito pubblico regionale, occorrerebbe che la politica locale, che ha gestito in questi anni queste risorse, facesse chiarezza, avesse il coraggio, soprattutto oggi in tempi di emergenza sociale, di aprire una verifica, senza andare troppo indietro nel tempo, su almeno i due più recenti grandi programmi di investimenti infrastrutturali, di cui la nostra regione è stata destinataria in questi ultimi anni: Por 2014/2020 e la sua riprogrammazione e il Patto per la Calabria, sottoscritto nel 2014 con il governo, al cui interno vi è limportante capitolo Calabria sicura, che dispone linee di intervento su settori importanti per la rigenerazione strutturale della nostra regione». 

«Su queste due importanti fonti di finanziamento per opere infrastrutturali – ha detto ancora – che insieme valgono per la Calabria circa 2 miliardi di euro – risorse pronte per essere spese ma a rischio restituzione – la politica calabrese allinterno della normale dialettica pubblica che dovrebbe servire a perseguire gli obiettivi di sviluppo del territorio, dovrebbe aprire un dibattito, dovrebbe dare riscontro ai calabresi sullo stato di avanzamento della spesa relativa ai programmi, dovrebbe, in poche parole fare chiarezza.  Sulla spesa di questi due programmi che occorre legare alla nuova Programmazione 2021/2027, va recuperato un confronto, come peraltro previsto dalle raccomandazioni europee in tema di dialogo sociale, con il Partenariato Economico e Sociale. Sul Recovery plan, dunque, bisogna essere seri evitando di fare di far precipitare questa straordinaria occasione per lo sviluppo del paese e della nostra regione, nella strumentalizzazione politica. Laffannoso accapigliarsi sul programma europeo, è quantomeno surreale, sicuramente distante dalla reali necessità della Calabria e dei calabresi».

«Qui e oggi – ha detto ancora il segretario generale – non è in discussione la necessità di interventi e della loro necessaria copertura finanziaria per la ripartenza della Calabria, questo è un dato che risulta, purtroppo, scontato da troppo tempo. Qui è oggi, invece, è necessario che la Calabria ritrovi la sua centralità attraverso il confronto, sui temi determinanti per lo sviluppo economico, sociale e culturale della nostra regione. Su questo si, invece, crediamo che i temi di discussione aperti con il varo della bozza del Piano di ripresa e resilienza rivestano unimportanza determinante per la Calabria».

«La classe politica regionale – ha sottolineato Biondo – sfuggendo alla tentazione di dimenticare il passato e assolvere gli errori di chi ha governato lamministrazione pubblica sino a ieri, deve essere disposta ad imbastire con le forze sociali e produttive, un confronto informato di merito e costruttivo sul come inserire la Calabria nelle sei missioni predisposte dal Governo a fondamento del Next Generation Eu. E, dato che le risorse del Recovery saranno destinate sia a nuovi che ai progetti già in essere; una discussione in Calabria, è necessaria soprattutto al fine di evitare infruttuose sovrapposizioni, inutili duplicazioni di finanziamenti su opere progettate da anni e, fino ad oggi, mai portate a compimento, a partire proprio da quelle previste dal Patto per la Calabria, 1,2 miliardi di euro di stanziamenti, di cui non se ne discute più. Di questo Patto tra Regione e Governo, che doveva dare alcune risposte al deficit infrastrutturale della nostra regione, si sono perse le tracce». 

«Per esempio – ha spiegato – sul tema della depurazione, eterno tallone dAchille per la Calabria, che in questi anni, ci ha regalato pesanti procedure di infrazione da parte dellUnione europea e che, ancora oggi, vede 1 comune calabrese su 3, fra cui città capoluogo come Catanzaro, Cosenza o Reggio Calabria, sotto sanzione, con impianti incompleti o inesistenti e con il rischio incombente di perdere il 30% dei fondi messi a disposizione dallEuropa; il Patto per la Calabria aveva messo a disposizione di questo sistema ben 239 milioni di euro, da spendere entro il 2021, ma i deficit attuali della nostra depurazione, ci restituiscono la fotografia dellennesima incompiuta alla calabrese. Prendendo spunto dai dati uffici di Open Coesione, la città di Catanzaro per il progetto di completamento dello schema depurativo a servizio della città capoluogo di regione (110 mila abitanti), la cui consegna era prevista nel 2017, è finita in proceduta di infrazione 2014/2059 e nel 2020 è stata annullata la gara in project financing e si dovrebbe procedere a una nuova gara».

«Lo stesso – ha detto ancora – dicasi per la città di Reggio Calabria, del cui progetto di completamento e ottimizzazione dello schema depurativo, per un importo di 25 milioni e 500 mila euro e la cui fine lavori era stata fissata a febbraio 2023, non risulta ancora avviato. Le stesse sofferenze, gli identici ritardi, poi, si registrano anche sul territorio di Crotone. Mentre a Cosenza, sempre stando ai dati di Open Coesione, con il progetto di adeguamento dellimpianto di depurazione – che avrebbe dovuto essere consegnato a dicembre del 2023 – siamo ancora in fase di progettazione. Questa lentezza di attuazione non riguarda solo la depurazione, ma è trasversale a tutti gli altri importanti capitoli del Patto per la Calabria, a partire dal tema riguardante il contrasto al dissesto idrogeologico».

«Per quanto riguarda invece il Por Calabria 2014/2020 – ha spiegato – solo per fare qualche accenno, bisognerebbe per esempio, che il governo regionale desse chiarezza , sullo stato dellarte delle 3 grandi opere infrastrutturali, finanziate dal Programma Operativo Regionale, che nel 2014  la Calabria si era impegnata con Bruxelles di completare entro il 2023: il sistema di collegamento metropolitano Cosenza, Rende e Unical; il sistema metropolitano Catanzaro città, Germaneto; lAereostazione di Lamezia Terme. Circa 400 milioni di euro destinati al tema della mobilità sostenibile regionale, di cui ormai da tempo non si ha riscontro. Non affrontare questi temi con serietà, ma limitarsi solo a rivendicare attenzione dagli altri significherebbe da parte della politica gettare fumo negli occhi dei calabresi, provare inutilmente a distogliere il loro sguardo da ciò che realmente conta: rendere questa regione produttiva, attrattiva e scevra dal gioco criminale».

«Se la politica– ha rimarcato – non vuole nuovamente fallire, quello che deve fare è puntare sulla concretizzazione delle infrastrutture, materiale e immateriali, che necessitano alla Calabria per riagganciare il Nord, deve intervenire per eliminare il divario economico e sociale, deve agire per azzerare le diseguaglianze in essere. Adesso pertanto, occorre velocizzare, mettere a terra le tante proposte e idee che, sino ad oggi, sono rimaste adagiate sulle scrivanie di coloro che amministrano la cosa pubblica. È determinante spendere tutte le risorse messe a disposizione dallEuropa ma è fondamentale spenderle bene. Ciò che la Calabria non può permettersi è la parcellizzazione delle risorse. Ciò che serve adesso è la concentrazione dei finanziamenti verso gradi assi di intervento: le infrastrutture, la mobilità regionale, il potenziamento dellinfrastruttura ferroviaria e della Zes per sostenere la crescita del porto di Gioia Tauro e la sua connessione agli assi viari nazionali e internazionali, la depurazione, il dissesto idrogeologico, la riqualificazione energetica degli edifici pubblici, linclusione sociale, le politiche attive, i servizi pubblici essenziali, sanità, scuola e diritto allo studio, trasporti, cultura, turismo, e la digitalizzazione e modernizzazione del territorio. Indirizzi che, per buona parte salvo qualche svista grossolana, sono compendiati allinterno delle missioni del Next generation eu. Dagli investimenti su questi asset,  si potrebbero creare in Calabria circa 15 mila posti lavoro». 

«Per perseguire questo obiettivo – ha aggiunto Santo Biondo – non ci sono tante strade a disposizione, se non quella di avviare subito in Calabria il dialogo sociale, strumento fondamentale anche per evitare che queste risorse possano essere attenzione da criminalità organizzata. Sullutilizzo di queste risorse avevamo avanzato proposte progettuali e avevamo chiesto, inascoltati purtroppo, il ricorso a strumenti di controllo sociale quali la messa in opera di una banca dati pubblica sulle varie attività finanziate, la realizzazione di book fotografici che certificassero lavanzamento dei lavori, la sottoscrizione di protocolli di legalità e la creazione di uno spazio di controllo sociale utile al cittadino per la segnalazione delle opere che andavano fatte e che magari, ancora oggi, non hanno registrato neppure lavvio del cantiere. Per ritornare, infine, agli investimenti per il sud e la Calabria previsti dalla bozza del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza».

«Il Recovery plan – ha spiegato ancora il segretario generale della Uil Calabria – occasione irripetibile per sostenere la convergenza del mezzogiorno al resto del Paese deve, così come chiede lEuropa, deve programmare per il sud e la Calabria la realizzazione delle grandi opere, cosa che purtroppo ancora non si vede nel Piano. In Calabria la realizzazione dellalta velocità e alta capacità, il cui studio di fattibilità era  peraltro previsto nel Patto della Calabria datato 2014, non può essere sostituta da interventi compensativi diretti a velocizzare la direttrice Battipaglia/ Reggio Calabria. Robusti investimenti sulla rete ferroviaria tirrenica servono alla nostra regione anche per adeguare la linea ferrata ai nuovi standard europei, fondamentali per collegare il porto di Gioia Tauro ai corridoi europei e mondiali di spostamento delle merci. Sulla parte ionica della Calabria che allinterno di una regione che ha grosse difficoltà di connessioni, vive una condizione di maggiore isolamento; vanno potenziati gli investimenti investimenti sulla linea ferroviaria già finanziati in parte attraverso il Por Calabria 2014/2020 ma va anche previsto un importante stanziamento di risorse economiche per la Statale 106. La Calabria deve chiedere a gran voce che allinterno del dibattito parlamentare sul Recovery plan, la politica affronti il tema riguardante la realizzazione totale della Strada statale 106. Accanto al terzo megalotto della Statale 106 vanno previsti gli interventi per il tratto crotonese, la fascia ionica catanzarese e reggina che attualmente sono tagliati fuori dal completamento di questa grande opera di collegamento sulla direttrice ionica/ adriatica. Se non ora quando si metterà la parola fine ad una questione che coinvolge una parte importante di comunità calabrese, quella ionica». 

«Dunque – ha detto ancora – il Recovery investe davvero poco per la Calabria, una regione che ha fame di mobilità. Troppo poco per una regione che è stata sedotta ed abbandonata dai governi che, sino ad oggi, si sono succeduti a Palazzo Chigi. Oggi non è il tempo di chiudere gli occhi, di prendere in giro i calabresi, di mortificare le loro aspettative. Nessuno pensi che si possa tenere appesa la Calabria in attesa delle elezioni, perché un giorno di ritardo in più potrebbe allargare il solco delle disparità fra la Calabria e il Mezzogiorno, fra la nostra regione e il resto dellItalia. Si apra subito la discussione e la verifica sulle opere previste dal Por e dal Patto per la Calabria e sul loro stato di avanzamento».

«Accanto alla giusta indignazione sul Recovery plan – ha concluso – che va migliorato per evitare inutili duplicazioni di risorse e potenziato rispetto alle reali necessità della Calabria, bisogna essere seri e svolgere un approfondito lavoro di elaborazione rispetto a ciò che, invece, è di competenza della politica regionale e che ancora oggi, come abbiamo sostenuto, non è stato affrontato». (rrm)

Uil Calabria: Con accordo sottoscritto di relazioni industriali in Sorical inversione di marcia

Uiltec Calabria e Uil Calabria hanno sottoscritto un protocollo con la società Sorical per la stabilizzazione di alcuni lavoratori  provenienti dall’indotto.

Tale accordo, «ha posto le basi – si legge in una nota Vincenzo Celi, generale Uiltec Calabria e Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria – per la costruzione di relazioni sindacali responsabili, improntate alla trasparenza e al rispetto dei ruoli, mirate ad affrontare e risolvere nel  merito i tanti problemi che riguardano i lavoratori e le numerose difficoltà strutturali dell’azienda». 

«Società come Sorical – continua la nota – che non bisogna mai dimenticare utilizzano risorse del bilancio pubblico regionale e, il cui rilancio è nell’interesse innanzitutto dei lavoratori e dei cittadini  calabresi, per poter funzionare hanno bisogno di manager scelti non per fedeltà politica  ma perché competenti, ai quali vanno assegnati degli obiettivi e dai quali bisogna pretendere gestioni cristalline, così come del resto previsto anche dalla legge e dai contratti. Purtroppo, in Sorical, che è in perenne stato di liquidazione, la gestione, con la complicità  delle diverse giunte regionali, negli anni non ha sempre seguito la giusta direzione e, per  questa ragione, più volte abbiamo richiamato la precedente governance a relazioni sindacali corrette e a una gestione del personale trasparente».

«Siamo ovviamente a favore dell’occupazione – continua la nota –. Ma siamo in egual modo sostenitori della trasparenza e della legalità nei processi di ingresso nel mercato del lavoro. E, dato che la Calabria non è in Etiopia, anche alle nostre latitudini, la legislazione nazionale dispone che  nelle partecipate, per il reclutamento di personale, necessitano procedure garanti di trasparenza ed imparzialità. Per noi l’opportunità di accesso al lavoro è un diritto di tutti e, non può invece diventare  un privilegio per pochi. In questi anni nella partecipazione pubblica calabrese e in Sorical  in particolare, è successo di tutto. Dunque siamo sostenitori propositivi dell’occupazione certo, ma se essa avviene nella trasparenza e nella legalità dei percorsi. Se questo non  avviene, è evidente che dietro operazioni occupazionali opache, si nasconde la discriminazione dei tanti. E quest’ultima non solo non la sosteniamo, ma la combattiamo. E proprio per combattere la discriminazione, che la precedente gestione di Sorical stava compiendo nei confronti di una parte dei lavoratori, ci ha spinto a presentare un esposto alla Procura di Catanzaro, per bloccare una procedura di selezione a dir poco truffaldina». 

«Adesso – hanno detto i due segretari generali – sui nuovi presupposti di chiarezza da noi avanzati alla società nei due incontri del  14 e 18 gennaio u.s. e che il nuovo management di Sorical ha inteso accogliere; abbiamo  deciso di sottoscrivere un verbale di accordo, che sancisce la stabilizzazione di 27 lavoratori provenienti dall’indotto, essenziali per la continuità gestionale dell’azienda, e la volontà reciproca, azienda e sindacato, di sottoscrivere un nuovo protocollo di relazioni industriali». 

«Un protocollo che – hanno detto ancora Celi e Biondo – in un’ottica di rilancio delle relazioni industriali, intenda affrontare in  modo serio e lungimirante i temi che noi, in modo ostinato, abbiamo sempre offerto ai  vertici di Sorical: dalla sicurezza all’organizzazione del lavoro; dalla formazione professionale agli avanzamenti meritocratici; dagli investimenti in tecnologie a quelli infrastrutturali;  dalle assunzioni di personale alla messa in efficienza dell’indotto. Una discussione su un  piano di riorganizzazione industriale, idoneo a programmare la ripartenza di questa società». 

«Sorical – continua la nota – sulla quale la Regione Calabria sembrerebbe voler affidare in futuro il governo del  ciclo integrato delle acque, non può essere lasciata allo sbando, condizione in cui si trova  attualmente. Nella riunione abbiamo sottolineato inoltre, che l’accordo del 2003, ormai privo di efficacia in quanto sottoscritto da una compagine societaria che non esiste più, dato che Sori cal è sottoposta a procedura di liquidazione, ha necessità di essere attualizzato e reso aderente al reale fabbisogno dell’attuale organizzazione ed ai nuovi fabbisogni aziendali. Anche su questo aspetto, il management ha accolto positivamente le nostre sollecitazioni. Entro la prima metà di Febbraio, infatti, si darà avvio ad un tavolo tecnico che analizzerà i profili di lavoratori ancora presenti nel bacino, che dovrà essere portato ad esaurimento  attraverso le assunzioni, e l’inserimento di quei lavoratori che sono rimasti esclusi, pur  avendone i requisiti». 

«Sarà necessario – viene sottolineato nella nota – mettere in agenda la sottoscrizione di un protocollo che sancisca in maniera chiara ed inequivocabile il reale fabbisogno aziendale e le regole di reclutamento del  personale, volte a garantire trasparenza, imparzialità e legalità. La giornata odierna, ha ancora una volta certificato, se mai ce ne fosse bisogno, che il dialogo con il sindacato non può essere considerato dalle aziende e dalle istituzioni un  aspetto secondario, al quale decidere di ricorrere o meno a seconda delle opportunità di  parte, che di volta in volta si presentano». 

«Dal nostro punto di vista – viene detto ancora nella nota – solo con un confronto ad ampio spettro, si difendono realmente i  lavoratori, e l’interesse generale della Calabria. Alla Regione Calabria e alla politica calabrese in generale vogliamo, invece, rivolgere un  appello accorato. È arrivato il momento di affrontare con serietà un confronto sulla riforma  della partecipazione pubblica calabrese a partire da Sorical. Una riforma necessaria per  restituire la gestione di queste società a percorsi di trasparenza e di legalità, per affidare  la gestione di queste società a management competenti in modo da garantire la sicurezza  dell’occupazione, la tenuta economica delle società e i servizi ai cittadini». 

«A queste condizioni noi – conclude la nota – come sempre nel merito delle questioni, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, ad avanzare proposte concrete e a dare il nostro contributo  alla tutela del lavoro e, nel caso specifico, dei lavoratori di Sorical e della Calabria». (rcz)

Vertenza Fincalabra, Cgil, Cisl e Uil: Bene impegno di Orsomarso per risolvere problema in tempi brevi

Revoca del provvedimento adottato e il ritiro delle lettere recapitate a quindici dipendenti, facendo presente che esistono diversi percorsi alternativi esplorabili e praticabili attraverso il dialogo con il sindacato. È questa la richiesta avanzata da CgilCislUil Calabria al tavolo di confronto convocato a Catanzaro dall’assessore regionale al Lavoro Fausto Orsomarso, sulla vertenza Fincalabra riguardante la procedura di mobilità di parte dei dipendenti ex art. 25 D.L.vo 175/2016.

Al termine dell’incontro, i segretari generali regionali Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, hanno espresso soddisfazione di fronte alla posizione dell’assessore Orsomarso che ha sostenuto l’assenza di una volontà di arrivare al licenziamento dei quindici dipendenti, impegnandosi a risolvere la problematica in tempi brevissimi, tenendo aperto il confronto con le Oo.Ss. (rcz)

Santo Biondo (Uil Calabria): Il Commissario Longo chiarisca su lentezza nel vaccinare personale sanitario

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha chiesto che il Commissario ad acta, Guido Longo, intervenga «per chiarire l’evidente corto circuito che si sta verificando nella nostra regione, sui dati relativi al processo di immunizzazione degli operatori sanitari».

«Che con l’arrivo delle prime dosi di vaccino – ha detto – non avremmo sconfitto la pandemia, lo sapevamo. Il tratto di strada per l’uscita dal tunnel, purtroppo, è ancora lungo».

«Tuttavia – ha proseguito – per evitare che la sfiducia abbia la meglio sulla speranza. In Calabria occorre, da parte della struttura commissariale, una parola di verità ufficiale, in ordine al numero di dosi di vaccino, che sono state somministrate al personale sanitario calabrese. Se l’andamento del dosaggio è lento, devono essere conosciute le ragioni di questa lentezza. Così come dalle nostre parti più che altrove, non ci possono essere dubbi sul numero di dosi inoculate». (rrm)