Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Calabria denunciano il mancato rispetto delle linee guida nazionali sulle vaccinazioni

In una lettera indirizzata al commissario Guido Longo, al direttore del Dipartimento “Tutela della Salute”, Giacomino Brancati, al presidente f.f. Nino Spirlì, e ai dirigenti Salvatore LoprestiSergio Tassone, Fp CgilCisl Fp e Uil Fpl Calabria denunciano il mancato rispetto delle linee guida nazionali sulle vaccinazioni.

«Quanto accaduto nelle ultime ore in Regione Calabria – si legge – in tema di vaccinazioni è allarmante. Il Commissario ad acta alla Sanità, Guido Longo, con un atto unilaterale e contraddittorio ha autorizzato la vaccinazione solo per i dipendenti del Dipartimento Salute dello stesso Ente. Le scriventi OO.SS., pur ritenendo insufficienti le linee guida del Ministero della Salute relative al piano di vaccinazione Covid, in quanto sottovalutano i rischi di contagio dei dipendenti pubblici che svolgono servizi essenziali, sono fortemente convinte che la priorità da cui partire per l’immunizzazione di massa debba riguardare certamente le cosiddette categorie fragili, a partire dai più anziani, i malati oncologici, gli immunodepressi, chi ha gravi compromissioni polmonari e cardiocircolatorie e, più in generale, le persone con gravi disabilità; insomma, i più fragili in quanto maggiormente esposti al possibile aggravamento delle loro condizioni e al conseguente bisogno di ricovero, spesso presso i reparti ospedalieri già ormai saturi».

«Ma vi è di più – continua la lettera – quanto accaduto in Cittadella regionale crea una disparità di trattamento dei dipendenti dello stesso ente che rappresenta un sinonimo di mancanza di rispetto delle norme che governano la Pubblica Amministrazione, una ingiustizia che pretende un’adeguata assunzione di responsabilità da parte di chi ha disposto un’azione amministrativa di questo genere.  Non è credibile che i dipendenti del Dipartimento Salute siano più esposti al Covid rispetto ai loro colleghi di qualunque altro dipartimento della Regione Calabria, che svolgono precisamente le stesse attività. Del resto, anche la Regione Sardegna aveva provato a fare la stessa cosa con i dipendenti dell’assessorato alla sanità e ha dovuto prontamente recedere a seguito delle forti polemiche». 

«Tra l’altro – continua la lettera – è preoccupante che il tutto sia stato predisposto e attuato senza far trapelare alcuna informazione e senza nessuna condivisione. Ricordiamo, inoltre, che il Dirigente Lopresti, Datore di Lavoro della Regione Calabria, ha più volte scritto al Commissario Longo, chiedendo che venisse autorizzata una campagna vaccinale indirizzata a tutti i dipendenti regionali senza ricevere mai risposta e, anche per questo, l’iniziativa circoscritta solo ai dipendenti del Dipartimento salute e non partecipata al dirigente preposto alla salute e sicurezza dei dipendenti, crea più confusione e genera tanti interrogativi».

«In un momento tanto delicato come quello che stiamo vivendo – si legge ancora nella lettera – nel pieno di una pandemia in cui è fondamentale ridare speranza e certezze all’intera collettività, nella nostra Regione continua a regnare un disordine acuito da un proliferare di comportamenti che nulla hanno a che vedere con il principio di buona amministrazione». 

«Si conclude – dice la lettera – con un appello alla responsabilità a tutti vertici istituzionali della Regione Calabria, politici e amministrativi, affinché s’imponga una linea di governo e di amministrazione trasparente e partecipata, nel rispetto delle norme e delle linee di indirizzo del Governo che possa ripristinare la fiducia dei lavoratori e dei cittadini». (rrm) 

 

 

Santo Biondo (Uil Calabria): A Roma viene prospettata una immagine distorta della realtà calabrese

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, denuncia che «la Calabria, che nei dati viene rappresentata a Roma dalle strutture regionali, non corrisponde alla realtà dei fatti».

Biondo, inoltre, ha chiesto al commissario Guido Longo e al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì di convocare «il tavolo di confronto per affrontare nel migliore dei modi la fase dell’emergenza sanitaria, e per programmare gli investimenti nel settore diretti a costruire un Servizio sanitario regionale, che puntando soprattutto sulla medicina di prossimità, traguardi anche il post pandemia».

«Nei giorni scorsi – ha spiegato – è stato così per il report sui contagi da Coronavirus che hanno portato ad istituire, sul territorio regionale, una zona arancione incomprensibile. Oggi, sulla sanità si continua a sbagliare, si continua ad operare con superficialità, eludendo il confronto con le forze sociali e produttive, gli amministratori locali».

«La Regione Calabria – ha proseguito Biondo – dopo aver inviato a Roma, nelle scorse settimane, per l’inserimento nel Pnrr, un elenco di opere incompiute, compie lo stesso macroscopico errore inviando, per tramite della Conferenza Stato/ Regioni, al Dipartimento Affari Sociali del Servizio Studi della Camera dei Deputati, indicazioni sbagliate sulla condizione regionale relativa alle Case della salute e agli Ospedali di comunità».

«Se Roma chiama la Calabria – ha detto ancora il segretario generale – invitandola a fare uno sforzo progettuale, Catanzaro risponde rimescolando le carte e inviando dati di opere che, da anni, dovrebbero essere operative sul territorio regionale, ma che purtroppo rimangono solo sulla carta e, la cui assenza ha contribuito in questi anni ad azzerare nella nostra regione, la presenza della medicina territoriale».

«Tenuto conto – ha detto ancora – della condizione sanitaria di grave carenza infrastrutturale della nostra regione, che è stata ulteriormente appesantita da questo anno di pandemia. La geografia della sanità territoriale e intermedia calabrese, fino ad oggi rappresentata solo sulla carta, va rivista e ridiscussa completamente, vanno recuperati gli errori di valutazione che, negli anni scorsi, hanno portato nella nostra regione alla chiusura di 18 strutture ospedaliere».

«Purtroppo – ha proseguito ancora Biondo – si continua a non comprendere l’importanza del momento che questa regione sta vivendo e di quello che si appresta a vivere nel prossimo futuro. Sul tema della sanità si continua a navigare a vista, si procede con superficialità inconcepibile. La condizione di caos, più volte denunciata, in cui è costretto a barcamenarsi il Servizio sanitario regionale è inaccettabile».

«Superata la pandemia – ha concluso – non sarà possibile accettare questo sistema che, fra le altre cose, ha accompagnato la nostra regione a questa catastrofe umanitaria». (rrm)

Cgil, Cisl e Uil Calabria: Si applichino anche in Calabria i protocolli sottoscritti tra Governo e parti sociali su vaccini

I segretari generali di CgilCislUil CalabriaAngelo SposatoTonino RussoSanto Biondo, hanno chiesto alla Regione Calabria e alle parti datoriali di avviare un tavolo di confronto per capire quali aziende sono disponibili ad avviare la campagna vaccinale nei propri siti produttivi.

Sposato, Russo e Biondo, inoltre, hanno ribadito l’importanza di procedere, in tempi brevissimi, alla sottoscrizione dei protocolli – firmati tra il Governo e le parti sociali – di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid nei luoghi di lavoro e, soprattutto, del Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro.

«Sono due atti – hanno detto i segretari generali – che marciano nella stessa direzione: garantire la massima sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro e imprimere una forte accelerazione nella campagna vaccinale di massa necessaria per frenare l’espansione del Covid-19 e raggiungere, nel più breve tempo possibile, l’immunità di gregge. Ma, soprattutto, sono due protocolli che si fondano su una determinante opera di cooperazione fra tutti i soggetti interessati».

«In questa prospettiva – hanno spiegato – le organizzazioni di rappresentanza delle imprese hanno avvertito la responsabilità sociale di collaborare attivamente all’iniziativa, sia attraverso l’offerta di spazi aziendali di grandi dimensioni presenti nei diversi territori per l’utilizzo diretto da parte del sistema pubblico dell’emergenza come punti di vaccinazione aggiuntivi, sia attraverso l’impegno delle aziende e dei datori di lavoro alla vaccinazione diretta del proprio personale, nella convinzione che solamente un’azione generale e coordinata può abbattere i tempi della vaccinazione, ampliare la tutela e consentire di proteggere la salute collettiva».

In particolare – hanno proseguito Sposato, Biondo e Russo – la vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori realizza il duplice obiettivo di concorrere ad accelerare e implementare a livello territoriale la capacità vaccinale anti Covid-19 e a rendere, nel contempo, più sicura la prosecuzione delle attività commerciali e produttive sull’intero territorio nazionale, accrescendo il livello di sicurezza degli ambienti di lavoro. Come è facile percepire, adesso diventa di fondamentale importanza porre la massima attenzione a quanto stabilito dal Governo e dalle Parti sociali, attenzionando i protocolli sottoscritti e procedendo ad una loro rapida applicazione sul territorio della regione Calabria».

«Una regione in cui, a causa dell’assenza prolungata di un piano vaccinale certo – hanno concluso – che stabilisse le priorità della campagna vaccinale, si è favorita una forte deregulation nella gestione della stessa che, purtroppo, ha finito per far emergere attenzioni di favore verso determinate corporazioni che niente avevano a che vedere con le urgenze da affrontare nella campagna di vaccinazione». (rcz)

Santo Biondo (Uil): Spirlì sbeffeggia calabresi e ridicolizza la Calabria con suo atteggiamento

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha dichiarato che il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, sbeffeggia i calabresi e ridicolizza la Calabria con i suoi atteggiamenti e performance.

«Anche oggi – ha detto Biondo – la Calabria è in prima pagina sui media nazionale per la superficialità della sua politica. Questa volta, alla nostra regione, è toccato finire sulle pagine di Repubblica “grazie “ alle performance imbarazzanti di Spirli, sui social».

«Il f.f. della Regione – ha spiegato – piuttosto che dare notizie ai calabresi, per esempio: sull’andamento della campagna di vaccinazione, sul piano della imminente vaccinazione di massa, sulla riorganizzazione della rete ospedaliera funzionale ad una implementazione del numero dei posti letto in terapia intensiva, sulla bassa spesa del Por 2014/2020, sulla genericità del documento strategico della programmazione 2021/2027, sulla mancata attuazione del Patto della Calabria, su come si programmano gli interventi sul settore Ambiente per liberare le strade delle nostre città dai rifiuti, per costruire un sistema efficiente di depurazione, e su come, per esempio, la Calabria vuole procedere: sulla stabilizzazione del precariato, sul riordino dei centri per l’impiego, sulle politiche attive del lavoro, sull’avvio dei bandi per l’assunzione dei giovani nella pubblica amministrazione, sul riordino della partecipazione pubblica, ect. ect».

«Spirli invece parla d’altro – ha detto ancora – di cucina, sbeffeggiando in questo modo i calabresi e ridicolizzando la Calabria. La maggioranza e l’opposizione regionale non possono stare a guardare. Non siamo al teatro, le persone continuano a morire negli ospedali e il disagio sociale, nel silenzio delle istituzioni continua a crescere nella nostra regione».

«La Calabria – ha concluso – non si governa dal sedile posteriore della propria auto». (rcz)

 

Santo Biondo (Uil Calabria): Il commissario Longo si confronti con il sindacato su situazione sanitaria

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha chiesto al commissario ad acta Guido Longo e ai sub commissari Angelo Pellicanò e Michele Ametta, un confronto schietto e sincero con il sindacato su situazione sanitaria in Calabria.

«Allo stesso tempo – ha aggiunto – ribadiamo il nostro invito al ministro della Salute, Roberto Speranza, al qualche in tempi non sospetti avevamo chiesto un incontro per programmare i giusti corretti ad un sistema allo sbando da decenni».

«Se qualcuno – ha dichiarato il sindacalista – pensa di aver chiuso il conto con il Coronavirus, si sta sbagliando di grosso. I numeri di queste ultime ore, infatti, ci dicono che la Calabria è nel pieno della terza ondata, schiacciata sotto la virulenza del Covid-19. Le statistiche ci dicono che nella nostra regione sono 47.480 i casi di contagio, con oltre 5100 registrati nell’ultima settimana, e 823 i decessi. Se a ciò si aggiunge il forte ritardo nella campagna vaccinale – i cui dati ci dicono che solo il 48% degli over 80 ha ricevuto la prima dose di vaccino e nella fascia 70-79 anni, invece, la prima dose l’ha ricevuta il 7% – il quadro che ne esce e tinte fosche».

«Lo stato delle cose, nonostante le parole rassicuranti del commissario all’emergenza Figliuolo – ha aggiunto – ci preoccupa molto. In un contesto fortemente sotto stress per il riacutizzarsi della morsa pandemica, infatti, non vanno dimenticati i ritardi con i quali il Servizio sanitario regionale è costretto a fare i conti da troppo tempo».

«Ad oggi, in Calabria – ha proseguito Biondo – non è stata ancora applicato il decreto commissariale di riorganizzazione della rete ospedaliera, i reparti di terapia intensiva sono costretti giornalmente a fare i conti con la carenza di posti letto, nei nosocomi manca personale medico e infermieristico e, ad oggi, non si ha notizia di nuove assunzioni. Di più, ancora adesso la regione non ha un Piano Covid e sul territorio non sono stati realizzati i Centri Covid che erano stati promessi. La vaccinazione procede a rilento e la popolazione è costretta a fare i conti con le bizze di una piattaforma che non consente la prenotazione della dose di siero anti Covid-19».

«La Calabria – ha concluso – non può più aspettare, il Covid-19 non aspetta, lo si deve battere sul tempo». (rcz)

Parte la sfida degli Stati Generali Metropolitani

Nel corso dell’incontro tra i segretari generali della CislCgilUil Calabria con il presidente dell’Associazione Comuni Area dello Stretto e sindaco di Campo Calabro, Sandro Repaci, è stata lanciata la sfida degli Stati Generali Metropolitani.

Si consolida, dunque, il percorso voluto e promosso dalle organizzazioni sindacali, per costruire un’agenda unitaria e condivisa con i territori e gli enti locali, per far fronte alle criticità e alle difficoltà dell’area metropolitana, soprattutto in un contesto di crisi pandemica. Crisi che non tende a diradarsi, considerando un piano vaccinale che va a rilento, e soprattutto per via di un’attività di approvvigionamento delle dosi che ancora non sembra trovare uniformità e efficienza, da parte del Governo centrale.

Far emergere le specificità e i bisogni del territorio per cercare delle soluzioni concrete: è stato questo lo spirito sul quale si è ragionato, considerando come ultima chiamata quella degli investimenti del Recovery Plan. E, in questa fase storica, proprio l’area dello Stretto avrebbe un ruolo fondamentale per i punti di ricaduta che avrebbero i progetti previsti, soprattutto relativi all’attività messa in campo dall’Autorità di sistema dello Stretto. Occorre una visione d’insieme per toccare con mano i problemi che interessano la comunità metropolitana. I temi delle infrastrutture e trasporti sarebbero in capo alla scheda delle risoluzioni di quello che è il nuovo ‘Piano nazionale di Ripresa e Resilienza’.

E poi le questioni lavoro, welfare, aree interne, beni culturali, viabilità, servizi, rifiuti e soprattutto quella della sanità, sul ‘tavolo’ del dibattito con il sindaco Repaci, il quale ha manifestato apprezzamento per la dimostrazione inclusiva creata dalle sigle sindacali:

«Un’occasione – ha detto – data alle associazioni dei comuni, quasi sempre anatre zoppe, per ragioni politiche o di ambientamento in una nuova conglomerazione istituzionale. Ma proprio per questo, colgo il grande sforzo dei corpi intermedi di voler allacciare un dialogo proficuo, nell’esclusivo interesse delle comunità di riferimento. È vero anche che il sistema elettivo della Città Metropolitana e della relativa governance, genera un sistema non adeguato alle esigenze dei territori, aggiungendo delle difficoltà a delle difficoltà persistenti».

«Lavoriamo assieme – ha proseguito Repaci – valorizzando le peculiarità dell’area dello Stretto, partendo da quello che abbiamo piuttosto che immaginando quello che vorremmo. Sarebbe una grande base di partenza. Aggredendo una criticità su tutte: l’anomalia secondo la quale la Zes non comprenda l’area industriale di Campo Calabro – Villa S.Giovanni. Così come quella di Pellaro. Incomprensibile. Queste rappresentano delle potenzialità, ma se non vengono valorizzate rischiano di diventare un peso. Nella fattispecie a Campo Calabro, si è cercato di ristabilire la centralità dell’autorità comunale proprio per far valere l’importanza strategica dell’arteria nella quale insiste la zona industriale, che è sotto giurisdizione del Corap, ex Asi».

Infine, si è sintetizzato un approccio ed una road map, attraverso i quali sviluppare una visione comune che produca politiche forti che valorizzino i territori, dalla lotta al degrado, alla costruzione di rete tra comuni dell’area metropolitana, al potenziamento dei collegamenti degli itinerari dei beni culturali dell’intero territorio, tenendo presente anche l’importanza del Parco nazionale dell’Aspromonte, a finire allo sviluppo della Zes e dei collegamenti sullo Stretto. Temi e prospettive che saranno discusse e affrontate in un più ampio ragionamento che coinvolga tutti i soggetti sociali ed istituzionali. (rrc)

Cgil, Cisl e Uil Calabria scrivono a Mattarella per la grave situazione di caos nelle vaccinazioni

I segretari generali di Cgil CalabriaAngelo Sposato, della Cisl CalabriaTonino Russo e della Uil CalabriaSanto Biondo, hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in merito «alla lentezza, le inadempienze e la confusione nelle vaccinazioni anti covid-19».

La lettera, inoltre, è stata inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, al commissario nazionale per l’Emergenza sanitaria, gen. Francesco Paolo Figliuolo, al capo della Protezione Civile nazionale, Fabrizio Curcio, al commissario ad acta Guido Longo, al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ai sindaci calabresi, e alle autorità sanitarie e territoriali.

«La Calabria – si legge nella lettera – con il sistema sanitario regionale più disastrato del Paese, e fortemente infiltrato dalla criminalità organizzata, non può essere lasciata da sola ad affrontare l’epocale emergenza sanitaria che stiamo vivendo. La nostra regione da sola non ce la può fare: ma anziché vederla criminalizzata ogni giorno anche mediaticamente, ha bisogno della solidarietà nazionale e del supporto dei vertici istituzionali dello Stato». 

«Con questa lettera, pertanto – continua – noi, Segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Calabria vogliamo dare voce alla fortissima preoccupazione dei lavoratori, dei pensionati, delle famiglie e di tutti i cittadini per la lentezza, le inadempienze e la confusione nelle vaccinazioni anti Covid-19. Mentre aumentano i contagi e la pressione sugli ospedali, infatti, si parla di 83.000 dosi di vaccino consegnate alla Calabria e non utilizzate, che non si sa che fine abbiano fatto. Ne sono in arrivo 100.000: se non ci sarà un’accelerazione nella somministrazione, i ritardi si cumuleranno, aumentando il rischio di gravi conseguenze nella diffusione della pandemia. È fondamentale, dunque, superare le criticità e le disfunzioni registrate anche in queste ore sulla piattaforma di prenotazione, come per ultra 80enni e soggetti “fragili” che devono vaccinarsi in centri dedicati collocati anche a distanza considerevole dal comune di residenza delle persone interessate». 

«La Sanità calabrese – prosegue la lettera dei segretari generali – con gli appetiti delle organizzazioni criminali che – come evidenziato anche da recenti e attuali inchieste antimafia –non si sono mai sopiti, è ormai un caso nazionale, per il quale occorrono interventi incisivi e immediati che garantiscano il rispetto del diritto alla salute, a partire dall’azzeramento di un debito di cui sono responsabili non i calabresi, ma oltre dieci anni di gestione evidentemente sbagliata da parte dei governi nazionali e regionali che si sono succeduti. Il che non significa evitare che la giustizia faccia chiarezza sui fatti accaduti né evitare che chi ha rubato restituisca il maltolto, perché è evidente che bisogna creare le condizioni affinché si operi tutti insieme per un cambio di mentalità e di cultura nella gestione responsabile della Sanità e di tutta la cosa pubblica. Azzerare il debito significa soltanto far sì che il peso della cattiva gestione e dei comportamenti criminali, non ricada economicamente sui cittadini, con ulteriori aumenti della tassazione per il ripiano di un debito tanto elevato da non poter essere ancora quantificato con precisione».

«Alla luce della grave situazione di caos – continua ancora la lettera – in cui si agita il sistema sanitario calabrese, constatata la carenza di dati certi sulla condizione epidemiologica della regione, chiediamo si intervenga per sapere quale sia lo stato dell’arte del piano delle vaccinazioni in Calabria».

«Chiediamo di sapere – hanno detto i sindacati – quali siano le condizioni reali dei presidi sanitari finalizzati alla somministrazione dei vaccini. Vorremmo, inoltre, capire, ritenendo questa l’unica arma per sconfiggere il Coronavirus, come la Regione Calabria intenda organizzarsi per la vaccinazione dell’intera popolazione calabrese. Così come chiediamo che anche in Calabria, come sta accadendo in altre regioni, i pazienti Covid possano ricorrere, al fine di combattere nella fase iniziale il virus, alla terapia a base di anticorpi monoclonali, dato che la stessa oggi rappresenta l’unica cura in grado di contrastare efficacemente l’infezione da Coronavirus. La Regione non perda altro tempo e faccia richiesta di un adeguato quantitativo di dosi».

Con questa lettera aperta chiediamo, ancora, al Governo di procedere immediatamente alla nomina dei sub Commissari ad acta per il piano di rientro, operando scelte orientate da criteri di assoluta discontinuità rispetto al passato e individuando soggetti di grande competenza a fronte del lavoro che li attende, nonché di mettere realmente l’Ufficio del Commissario nelle condizioni di funzionare con la dotazione del personale necessario.

«Chiediamo, infine – conclude la lettera – a tutte le istituzioni competenti una decisa attenzione e interventi urgenti per un territorio regionale che rischia di veder aumentare il suo isolamento rispetto al resto del Paese, insieme ad uno sforzo di chiarezza e trasparenza verso tutti i cittadini calabresi che, purtroppo, anche in questa fase di emergenza sanitaria, stanno vedendo drammaticamente confermata, giorno dopo giorno, l’assenza di punti di riferimento e interlocutori istituzionali che possano far sperare in un percorso di ripresa». (rrm)

Cgil, Cisl e Uil Calabria: Serve urgente incontro con ministro Speranza e nomina immediata sub commissari

Cgil CalabriaCisl Calabria Uil Calabria hanno espresso fortissima preoccupazione per la lentezza, le inadempienze e la confusione nelle vaccinazioni anti Covid-19, e hanno ribadito che serve un urgente incontro con il ministro della Salute, Roberto Speranza, e la nomina immediata dei sub-commissari.

Nel corso di un ampio confronto, coordinato dai Segretari generali regionali Angelo Sposato (Cgil), Tonino Russo (Cisl), e Santo Biondo (Uil), i sindacati hanno discusso delle gravi difficoltà e disfunzioni che si registrano in regione nella gestione della pandemia e nella campagna di vaccinazione, l’emergenza economica e sociale, l’esigenza di una grande piano per l’occupazione.

«Mentre aumentano i contagi e la pressione sugli ospedali – si legge in una nota – ci sono 83.000 dosi di vaccino consegnate alla Calabria e non utilizzate, che non si sa che fine abbiamo fatto, ne sono in arrivo 100.000: se non ci sarà un’accelerazione nella somministrazione, i ritardi si cumuleranno con il rischio di gravi conseguenze nella diffusione della pandemia.  È fondamentale, intanto, superare le criticità e le disfunzioni registrate anche in queste ore sulla piattaforma di prenotazione, come per ultra 80enni e “fragili” che devono vaccinarsi in centri posti anche a distanza considerevole dal proprio comune».

Per quanto riguarda la Sanità in generale, inoltre, Cgil, Cisl e Uil Calabria mettono l’accento sul sostanziale fermo dell’attività del Commissario ad acta, Guido Longo, e sulle gravi carenze nel Dipartimento Salute che il Dg Bevere sta per lasciare.

«Il Governo – hanno detto i sindacati – deve nominare i sub Commissari e mettere l’Ufficio del Commissario in condizione di funzionare con la dotazione del personale necessario. Deve continuare il confronto con le Asp e le Ao, un confronto che il Commissario Longo avrebbe dovuto garantire, sulle mancate assunzioni nonostante le risorse stanziate, che non si capisce come siano state impiegate, perché quello del personale è il nodo prioritario da sciogliere; deve essere aumentata la disponibilità dei posti Covid negli ospedali; si deve programmare il riordino della rete ospedaliera e della riorganizzazione della medicina territoriale, rivedere i criteri per l’accreditamento delle strutture private nell’ottica del servizio pubblico integrato; chiarire al più presto la situazione del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, centro importante anche per limitare l’emigrazione sanitaria, lasciato senza risposte da troppo tempo».

Per tutto questo, in primis per l’emergenza pandemia, Cgil, Cisl e Uil Calabria «chiedono un incontro urgente con il Ministro alla Salute Speranza, perché la questione della Sanità calabrese è ormai un caso nazionale, per il quale occorrono interventi incisivi e immediati che garantiscano il rispetto del diritto alla salute, a partire dall’azzeramento di un debito di cui sono responsabili non i calabresi, ma oltre dieci anni di commissariamento da parte del Governo».

Sulla Regione Calabria, Cgil Cisl e Uil denunciano il fermo totale sia «perché la Giunta, da qui alle elezioni di ottobre, non può emettere atti di straordinaria amministrazione ed è inadempiente anche all’ordinarietà, sia per la mancanza di una visione di prospettiva e di un confronto con le parti sociali. Non sappiamo come siano stati spesi i soldi destinati all’emergenza Covid anche per le assunzioni, e c’è l’esigenza di un grande piano economico che preveda anche da parte della Regione forme di ristoro per le attività in crisi a causa della pandemia».

«La Regione – hanno evidenziato i sindacati – deve convocare il tavolo del partenariato: su questo sia le forze politiche di maggioranza che di minoranza in Consiglio regionale devono avere la responsabilità e la consapevolezza della necessità del confronto, perché la Calabria non ha bisogno di parate istituzionali inconcludenti, né di populismi senza costrutto. Sono disponibili sulla programmazione europea un residuo di un miliardo e 400 milioni per il 2014-2020 e tre miliardi per il 2021-2027. Sono stati previsti 150 milioni per l’emergenza sanitaria, 100 milioni per l’emergenza economica e 50 milioni per l’istruzione».

«C’è, dunque – hanno proseguito i sindacati – considerando anche il Recovery fund, l’occasione irripetibile di utilizzare per il futuro della Calabria una grande mole di risorse, aggiuntive e non sostitutive, su cui è necessario un confronto delle forze sociali con la Regione e con il Governo in relazione alle priorità: chiarezza sull’Alta Velocità ferroviaria, perché a parità di costi si può realizzare il collegamento Reggio-Roma in tre ore, come nel piano trasporti del Consiglio regionale del 2016; togliere la fascia jonica dall’isolamento con il completamento degli interventi sulla linea ferroviaria e sulla Ss 106; rilanciare sia le aree portuali per il loro ruolo nel Mediterraneo, sia gli aeroporti, che devono rientrare in pieno nella Zes. Le risorse del Piano Next Generation Eu devono, insomma, essere impiegate per un’infrastrutturazione che favorisca la mobilità e liberi tutta la Calabria dalla marginalità, garantendo una maggiore sicurezza negli spostamenti e creando crescita, lavoro e occupazione».

«Sono fondamentali – hanno detto ancora – innovazione tecnologica e banda larga per favorire lo smart working, la formazione, il ricorso alla Dad, ove necessario e lo sviluppo delle aree interne: si rischia, infatti, di avere fra pochi anni in Calabria mezzo milione di persone in meno, perché la fuga sarà l’unica via d’uscita da una situazione di mancata crescita e occupazione. In Calabria sono necessari, inoltre, un grande piano di manutenzione gestito da un unico Ufficio regionale del piano e la scelta di affrontare in maniera coordinata il tema della depurazione delle acque».

In tutto questo – hanno sottolineato Cgil, Cisl e Uil Calabria – preoccupa l’assenza del Ministro per il Sud, Mara Carfagna, dai tavoli nazionali più importanti della programmazione della spesa. In questione non c’è solo lo sviluppo della Calabria, ma di tutto il Paese, che crescerà se crescerà anche il Mezzogiorno. Il Sud deve poter attrarre investimenti e non perpetuare l’assistenzialismo».

Gli attivi unitari di Cgil, Cisl e Uil Calabria evidenziano anche la necessità di «riforme nelle istituzioni per una Regione più snella e per favorire una gestione più economica ed utile dei servizi comunali per i cittadini: ci sono, ad esempio, 70 comuni sotto i mille abitanti, è necessario un riordino per rendere efficiente il sistema di governo dei territori. Deve essere valorizzato l’accordo nazionale sul pubblico impiego. C’è bisogno di un riordino e di una rigenerazione della Pubblica Amministrazione, di formazione, di digitalizzazione, di uno sblocco delle assunzioni e di procedure concorsuali perché nella Pa si entra per concorso, di risolvere i problemi del precariato storico con la stabilizzazione, di non creare nuovi bacini di precariato».

«La Calabria – hanno detto ancora – ha perso nell’ultimo anno almeno 80.000 posti di lavoro: c’è la preoccupazione che, allo scadere del blocco dei licenziamenti, possa esserci un disastro. C’è bisogno di un piano per fronteggiare questa emergenza. Anche sulla forestazione e sulla bonifica, è necessario fare chiarezza con la Regione sugli interventi a sostegno del settore, così come confrontarsi per favorire la crescita del lavoro di qualità e delle produzioni di eccellenza nell’intero comparto agroalimentare».

«Su questi temi nei prossimi giorni – hanno concluso – dopo il sit-in di Cosenza del 19 marzo scorso, proseguirà la mobilitazione con iniziative che saranno programmate nei diversi territori. La riunione si è conclusa con l’annuncio di una piattaforma di confronto con la politica e le istituzioni, con Governo e Regione, che sarà elaborata a breve sia per affrontare la fase attuale, sia in vista delle elezioni regionali». (rrm)

 

Uil Calabria: La regione rischia di perdere treno della ripartenza

Il segretario generale della Uil CalabriaSanto Biondo, ha espresso grande preoccupazione per la Calabria, che «rischia di perdere il treno della ripartenza, di rimanere isolata dalla questione nazionale e meridionale».

«I dati sulla tenuta occupazionale e quelli sulla crescita economica – ha spiegato Biondo – ci rendono l’immagine di un territorio in forte ritardo, guidato da amministratori che non riuscendo ad interpretare la complessità del momento, hanno smarrito la rotta e la Calabria per conseguenza è in balia delle onde. Purtroppo si naviga a vista e questo non è utile a risolvere le tante problematiche aperte sul territorio». 

«La regione Calabria, drammaticamente – ha spiegato ancora – manca di tre pilastri fondamentali. Intanto, in queste ore è emersa la deludente gestione della riprogrammazione del Por 2014/2020. Un piano deludente sulla quantità delle risorse spese e, soprattutto, di difficile decifrazione in quanto, ad oggi, a causa della totale assenza dei dati di verifica sull’impatto delle linee di intervento non c’è la possibilità di analizzare la qualità della spesa comunitaria».

«Poi – ha proseguito – siamo costretti a sottolineare il fatto che la programmazione del Por 2021/2027 che, è bene ricordarlo, non è stato condiviso con il partenariato economico e sociale, è risultato essere generico e mancante di riferimenti precisi rispetto alla strategia europea di investimenti per il rilancio economico e sociale dell’eurozona».

«A questo, ancora – ha detto il segretario generale della Uil Calabria – si aggiunge la ciliegina sulla torta di una proposta per il Recovery fund, che non è altro se non un elenco di incompiute, un piano che palesa l’assoluta inadeguatezza della Regione Calabria nell’affrontare il delicato momento storico della regione. Questa proposta è una stucchevole duplicazione di opere già finanziate con altri interventi finanziari, opere che dovevano essere già concluse e beneficiate dai calabresi. La nostra idea è precisa: la Calabria ha bisogno di nuove opere e nuovi interventi sul piano delle infrastrutture materiali e immateriali».

«Siamo fortemente preoccupati – ha evidenziato – perché la Calabria manca di una visione strategica, siamo fortemente preoccupati perché sta maturando un vulnus che può mettere, seriamente, a rischio l’aggancio di questa regione al treno della ripartenza».

«Purtroppo – ha spiegato ancora – siamo di fronte ad un governo regionale che non è per Costituzione repubblicana autorizzato ad affrontare la straordinarietà del momento e, per colmo di sventura, non è per costituzione di competenze adeguato a gestire l’ordinaria amministrazione».

«Per questo – ha detto ancora Biondo – il Governo e il ministro per il Sud e della coesione territoriale, Mara Carfagna, devono prestare la massima attenzione nei confronti delle sorti della Calabria. Una disattenzione sul piano delle linee di intervento sul piano per la ripartenza e la resilienza sarebbe il colpo di grazia per una regione da troppo tempo alle prese con un sistema sanitario inefficiente, incapace di liberarsi dal dominio oppressivo delle inefficienze in gran parte criminali che ne frenano lo sviluppo economico». 

«Questa attenzione particolare – ha concluso – non può essere negata ad un territorio che si appresta a giocare una partita difficile avendo al timone della propria cosa pubblica, caso unico in Italia, un governo inadeguato e non legittimato. Serve un Patto per la Calabria di salvezza nazionale, perché il rischio maggiore è quello di consegnare definitamente la regione nelle mani della ‘ndrangheta». (rcz)

LA CALABRIA NON SA SPENDERE I FONDI UE
GUERRA DI CIFRE TRA REGIONE E SINDACATI

di SANTO STRATI – È guerra di cifre fra la Regione e i sindacati sull’utilizzo delle risorse comunitarie del Por (Programma operativo regionale): da un lato, la Giunta guidata attualmente dal presidente ff Nino Spirlì sostiene, trionfalmente, di avere «superato il target di spesa» per il 2020 «che era fissato a 128,2 milioni di euro portandolo a 190. Un grande obiettivo raggiunto grazie allo snellimento delle procedure a livello comunitario e nazionale». Dall’altro, il segretario generale regionale della Uil Santo Biondo non nasconde la delusione e il relativo pessimismo: «Avremmo preferito essere smentiti – ha detto – e, invece, il Comitato di sorveglianza del Por 2014/2020 ha confermato le nostre preoccupazioni. La spesa calabrese del Programma operativo regionale non va oltre il 38%: un parametro generale che è assai deludente rispetto ai reali bisogno che la regione Calabria ha sia rispetto al resto del Paese, sia nei confronti delle altre regioni del Mezzogiorno».

Chi ha ragione? È una storia antica, un film già visto: un conto sono gli impegni di spesa, un altro l’effettivo utilizzo. Quando si parla di target di spesa si fa riferimento a un documento di programmazione di spesa, ma non alla spesa reale: in poche parole è come andare al supermercato con l’idea di spendere 100 euro (cioè quello che si ha a disposizione) e poi lo scontrino finale si ferma al 38%. Il privato sarà contento di non aver consumato tutto il denaro, ma nel caso di fondi Ue si tratta di somme che, ove non spese, vengono dirottate verso altri Paesi più virtuosi (meglio, più furbi e più bravi a spendere).

Nino Spirlì
Il presidente ff della Regione Calabria Nino Spirlì

Secondo Spirlì, «L’ultimo semestre del 2020 è stato caratterizzato dalla riprogrammazione dei fondi comunitari e, come amministrazione, abbiamo scelto di destinare 500 milioni di euro del Por Calabria Fesr Fse 2014-2020 verso azioni di contrasto all’emergenza sanitaria, programmando 140 milioni di euro nel settore sanitario, 180 per sostenere le attività economiche, 100 per il mercato del lavoro, 45 per l’istruzione e la formazione e altri 35 per sostenere interventi nel campo sociale». Il Documento di indirizzo strategico regionale – ha spiegato il presidente pro tempore Spirlì – «è un programma concreto di azioni per i prossimi sette anni, con una Calabria che sarà più green, più connessa, più digitale, più resiliente e che guarderà alle aree interne. Tra i nostri obiettivi c’è quello di raggiungere, con sei mesi di anticipo, il target di spesa 2021, certificando, entro giugno, altri 156 milioni di euro. Tutte risorse importanti per la coesione e lo sviluppo territoriale. Nella prossima settimana i dipartimenti regionali saranno chiamati a esporre le criticità e i successi della programmazione 2014-2020 e a fornire le possibili azioni da includere nel periodo 2021-2027».

Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria
Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria

Non va sul leggero il segretario Uil: «Questo Programma operativo, sul quale è mancato il dialogo sociale all’interno del partenariato, non brilla in trasparenza. Ancora oggi, infatti, non è possibile analizzare i dati sull’impatto che le varie misure hanno avuto rispetto alla spesa. Ancora oggi non vi è l’opportunità di portare a compimento un’analisi sulle reali ricadute che le varie misure hanno avuto e, soprattutto, di capire su se la spesa è stata scarsa anche in termini di efficacia.
«Partendo dal tema del lavoro – rileva Santo Biondo – emerge con chiarezza il vuoto programmatico delle politiche attive. Sino ad oggi non si è dato corso a nessun nuovo percorso ma, purtroppo, si è proceduto solamente ad alimentare le vecchie e poco efficaci politiche passive.
In questo settore, determinante per il futuro della Calabria, non si è intervenuti sul piano strutturale per mettere a fuoco e risolvere le problematiche decennali dei centri per l’impiego. Ad oggi, fra le altre cose, mancano la formazione e la qualificazione del personale, si fa attendere il processo di digitalizzazione e ciò rischia di dare vita ad un vulnus pericoloso per la Calabria che rischia, seriamente, la destrutturazione del suo mercato del lavoro».

La Regione Calabria, a voce del responsabile dell’Autorità di gestione del Por Maurizio Nicolai, difende i risultati ottenuti: «in questi sei mesi abbiamo realizzato una riprogrammazione pari a mezzo miliardo di euro, per la prima volta destinando risorse comunitarie anche al comparto sanitario e riuscendo a centrare comunque tutti gli obiettivi di spesa. Voglio solo ricordare – ha detto Nicolai – che al nostro insediamento il livello della spesa, nell’anno 2020, era pari a zero euro. Noi, invece, abbiamo fatto una rendicontazione finale al 31 dicembre di 190 milioni, quindi oltre il target previsto. Si può dire che, fino al 2020, è stato negato il concetto stesso di programmazione. Per questo tra i punti concordati oggi con il Comitato abbiamo inserito all’ordine del giorno anche la messa in sicurezza del programma, proprio per la complessità delle questioni che abbiamo ereditato».

Per la Uil «emerge con chiarezza «la mancanza di misure di sostegno alle attività produttive. Purtroppo – dice Biondo –, siamo ancora costretti a registrare la totale mancanza di presa di coscienza da parte della politica regionale e della politica tutta rispetto al dato di fatto che queste risorse, che lo ribadiamo sono le uniche spendibili con prontezza, debbano essere indirizzate per struttura il mondo del lavoro, per dare corso ai programmi di sviluppo economico, per realizzare interventi infrastrutturali e ammodernare il settore dell’istruzione.
Ancora una volta rimaniamo delusi rispetto alle nostre aspettative di miglioramento del ciclo integrato delle acque, lo stesso dicasi per le tematiche ambientali e per la mancata realizzazione di interventi contro il dissesto idrogeologico.
«Rimane, ancora, aperto un grosso interrogativo sulla realizzazione delle opere pubbliche messe come obiettivo da realizzare attraverso l’uso dei fondi del Por 2014/2020. Il Comitato di sorveglianza, quindi, ha confermato la bassa qualità della programmazione del governo regionale, una carenza che, lo ricordiamo ancora una volta, è dovuto, soprattutto, al mancato dialogo sociale. Per questo, con convinzione, torniamo a ribadire la necessità di riprendere il confronto con il partenariato economico e sociale al fine di programmare al meglio gli investimenti del futuro».

In altri termini, dalla Uil si contesta la genericità del programma contenuto nel documento strategico depositato dalla Giunta: «È mancato il confronto e, alla fine, ciò che è stato partorito è un programma generico, che manca di dettaglio. È un documento che dice tutto e niente e sembra un copia e incolla di altri documenti.
«Lo stesso dicasi delle proposte avanzate per lo sfruttamento dei fondi del Recovery plan che altro non è se non un sommatoria di opere incompiute e finanziate con altri fondi, che mette a rischio la loro realizzazione per la pericolosa sovrapposizione di finanziamenti che si è creata. Ciò che, invece, era necessario fare era puntare al completamento di queste opere e alla programmazione di nuove».

E c’è un aspetto da non sottovalutare: chi sono gli effettivi beneficiari delle risorse Por? Santo Biondo non ha dubbi sull’opacità della rendicontazione: «Ribadiamo, inoltre, la necessità ed urgenza di realizzare la banca dati degli utilizzatori del Por per verificare chi sono coloro che ne stanno usufruendo, riteniamo ciò sia determinante in termini di trasparenza e legalità. Non vorremmo, infatti, che dentro questa platea ci fossero imprese che non rispettano i contratti, non pagano i lavoratori o non versano i contributi
Ci preoccupa, in ultimo ma non per ultimo, la possibilità che da qui a ottobre, quando la Calabria dovrebbe tornare alle urne, si possa pensare di continuare a muoversi a fari spenti, cosa che è pericolosa per il presente e il futuro della Calabria: una regione che non può permettersi di non agganciare la ripartenza economica della nazione».

Le risorse Ue sono state fino ad oggi male e poco utilizzate: basta guardare i resoconti relativi agli utilizzi effettivi dei fondi impegnati, per capire che, anche in questo caso, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica di segnare, finalmente, una svolta nella politica economica regionale nell’ottica europea. È un tema di cui, nei programmi elettorali delle ultime consiliature regionale, non si sono viste tracce consistenti. Lo tengano da conto i prossimi candidati che guardano a Germaneto: i calabresi sono stufi e stanchi di parole, ma esigono concretezza. Programmi, appunto, di cui sarà possibile seguire la realizzazione o verificare l’incapacità esecutiva. Il tempo c’è per stilare un piano programmatico da sottoporre agli elettori, ma – contrariamente al nostro abituale ottimismo – temiamo che la prossima campagna elettorale sarà, come sempre, fatta di parole al vento e promesse generiche di sviluppo futuro. Ma gli elettori – siano cauti i candidati presenti e futuri – non sarà più facile convincerli con belle parole e discorsi elegantemente (?) svolti. La Calabria non ci sta più, questo dev’essere chiaro, e i calabresi sono davvero incazzati con la politica del nulla. (s)

Il video della presentazione del Comitato di sorveglianza del Por Calabria 2014/2020