Il Turismo delle Radici: è online il questionario per gli italiani nel mondo

di DEBORA CALOMINO – Una volta che l’emergenza sanitaria sarà finita, ci sarà un segmento turistico che avrà senza dubbio una ripresa rapida: si tratta del turismo delle radici, il viaggio alla scoperta dei luoghi legati alle proprie origini familiari.

Sono viaggi emozionali che hanno alla base una forte motivazione. Dal 2017 questo fenomeno viene analizzato dalla professoressa Sonia Ferrari e dalla dottoressa Tiziana Nicotera dell’Università della Calabria. Oggi, la loro ricerca ha l’appoggio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

All’iniziativa partecipano anche prestigiosi atenei, come l’Universidad Nacional de Mar del Plata in Argentina e l’Università degli Studi di Torino. Ma come viene realizzata questa ricerca e quali sono le sue finalità? Abbiamo rivolto qualche domanda alla professoressa Sonia Ferrari e alla dottoressa Tiziana Nicotera, che, in maniera chiara e puntuale, ci hanno spiegato lo scopo del lavoro di ricerca e i punti chiave su cui si basa. 

Finora la ricerca da voi effettuata, che risultati ha portato?

La ricerca ha previsto, nella prima fase, una ricerca di tipo qualitativo con interviste in profondità effettuate ad emigrati calabresi e loro discendenti, ma anche ad altri stakeholders come tour operator ed agenzie di viaggi, guide ed accompagnatori turistici, amministratori pubblici. Il fine è stato quello di indagare e conoscere il fenomeno, vista l’assenza di studi di questo tipo, specie sul piano del marketing turistico. I risultati di questa prima indagine hanno fornito gli elementi per implementare l’attuale fase di ricerca quantitativa, attraverso un questionario strutturato, a risposta per lo più multipla chiusa, solo in parte a risposta aperta al fine di raccogliere ulteriori informazioni utili.

Quali sono gli aspetti che va a indagare il questionario che state somministrando?

La finalità è quella di giungere ad una conoscenza approfondita delle caratteristiche dei turisti delle radici, dei loro bisogni, del tipo di esperienza che vogliono vivere, in modo da progettare un’offerta di servizi e prodotti mirati. Sono quattro le principali domande che vengono esplorate: determinare l’intensità e il legame con la terra natale; conoscere la tipologia di soggiorno effettuato da chi ha intrapreso almeno un viaggio e vuole ritornare e/o consigliare l’Italia e in particolare la propria regione di appartenenza come meta di vacanza; analizzare l’interesse a ritornare nei luoghi di origine propri o della propria famiglia da parte di chi ancora non ha fatto questa esperienza; valutare la visione dei rispondenti e dei loro conoscenti sulla terra d’origine.

Dove si può compilare il questionario?

Il questionario è compilabile online all’indirizzo http://is.gd/Raices. Già, in poco tempo, ha ottenuto un ottimo riscontro, segno che c’è molto desiderio da parte di chi ha dovuto abbandonare la Calabria, e più in generale l’Italia, di dare il proprio contributo ad uno studio che metterà in luce le effettive esigenze di chi viaggia per ritrovare o riscoprire le proprie radici, consentendo ai soggetti istituzionali e non, che a vario titolo operano nel comparto turistico, di offrire tutto ciò che queste persone si aspettano di trovare dalla fase del pre-viaggio a quella della visita in loco, fino ad arrivare al rientro nel Paese di attuale residenza.

I risultati saranno oggetto di un volume ad hoc, che verrà pubblicato a giugno 2021, in collaborazione con la Farnesina e dei vari partner che sostengono la ricerca accademica.  (rcs)

In copertina, Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera

L’Università della Calabria tra i candidati a diventare Polo Europeo di Innovazione Digitale

L’Università della Calabria, grazie al bando LaiCy InnCal è tra i candidati a diventare il Polo Europeo d’innovazione digitale, che l’Unione Europea sta costruendo per favorire la transizione digitale di imprese e pubblica amministrazione.

Il progetto, coordinato dal professor Gianluigi Greco, direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica dell’ateneo , è stato infatti inserito tra le 45 proposte che rappresenteranno l’Italia nella call ristretta europea. La fase di selezione nazionale, a cura del Ministero dello Sviluppo economico, del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, ha premiato l’idea di istituire in Calabria un Polo per l’innovazione che possa guidare e accelerare lo sviluppo del tessuto economico e produttivo, sostenendo le piccole e medie imprese e la pubblica amministrazione attraverso la promozione e l’adozione delle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale e della Cybersecurity.

«LAiCy InnCal – ha spiegato il prof. Greco – è un progetto ambizioso, pensato per rispondere alla domanda di innovazione digitale nella pubblica amministrazione e in quei settori in cui tale domanda è particolarmente pressante sul territorio, quali la sanità, l’agroalimentare, il turismo e la cultura, la logistica, l’Ict e il terziario innovativo.  È un progetto di open innovation, in cui confluiscono una pluralità di energie e competenze messe a servizio del tessuto produttivo regionale.

«L’apertura di un Polo per l’innovazione con focus sull’Intelligenza Artificiale e sulla Cybersecurity – ha aggiunto – inquadrato nella rete europea che guiderà la transizione digitale, avrebbe una profonda rilevanza strategica per lo sviluppo della Calabria. È dunque grande la soddisfazione di poter rappresentare l’Italia nella call ristretta europea e di essere riusciti a fare arrivare la nostra regione pronta e preparata a un appuntamento forse irripetibile con l’innovazione».

«L’Unical – ha sottolineato il Rettore dell’Unical, Nicola Leone – assume un ruolo guida nel fondamentale processo di trasformazione digitale, mettendo a disposizione la propria eccellenza nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Il progetto, con cui ora l’ateneo concorre a livello europeo, è perfettamente coerente con gli sforzi e l’impegno profusi ogni giorno, dalla didattica alla ricerca, per accompagnare il territorio in questo percorso di innovazioneLe nuove tecnologie disegnano scenari e opportunità irrinunciabili in tanti settori cruciali della nostra vita, come la sanità e il turismo. Ringrazio il professore Gianluigi Greco, che coordina il progetto, e il professor Domenico Saccà, che ha contribuito condividendo la sua lunga esperienza alla guida del centro di competenza ICT-Sud».

L’iniziativa è sostenuta, oltre che dall’Università della Calabria, anche dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Attorno a questo nucleo, LAiCy InnCal aggrega inoltre numerosi soggetti con consolidate esperienze nell’ambito di attività di trasferimento tecnologico o nello sviluppo di tali tecnologie, che agiscono da aggregatori di imprese, specie Pmi, o che operano nell’ambito dell’animazione di ecosistemi di co-working e networking digitale.  (rcs)

Ampio consenso per il nuovo corso di “Medicina e Chirurgia” proposto da Unical e Magna Graecia

I Rettori dell’Università della Calabria e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, rispettivamente Nicola LeoneGiovambattista De Sarro, hanno incontrato, in videoconferenza, le parti sociali interessate per presentare l’offerta formativa relativa all’istituzione di un Corso di Laurea Magistrale in “Medicina e Ingegneria” interateneo.

Hanno partecipato i rappresentanti degli Ordini professionali dei medici, degli infermieri e degli ingegneri, delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, della Federazione italiana dei medici di medicina generale, dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, di enti e associazioni di categoria, del terzo settore e i rappresentanti degli studenti. L’incontro è stato moderato dal professor Vincenzo Pezzi, dell’Università della Calabria.

Il corso prevede il rilascio congiunto di un doppio titolo di studio: la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e quella triennale in Ingegneria Informatica, curriculum Bio-Informatico.

Giovambattista De Sarro, rettore dell’Umg, ha introdotto la presentazione, parlando di «una nuova idea, quella di formare una nuova generazione di medici».

«Le evoluzioni in campo medico – ha affermato il Rettore Umg – oggi sono tantissime; non si parlava di chirurgia robotica, telemedicina, radiologia interventistica fino a 20 anni fa. La storia della Facoltà di Medicina a Catanzaro ha 50 anni di esperienza, partita prima dall’Università Napoli fino ad arrivare all’autonomia, ma abbiamo sempre considerato l’arte medica come multidisciplinare e per questo abbiamo sempre condiviso i nostri percorsi anche con gli Ordini professionali».

Un cammino che si è sempre tenuto al passo con i tempi, fino a quelli attuali, «quando – ha sottolineato De Sarro – è emersa la necessità di inserire nella formazione medica anche la componente bio informatica e l’intelligenza artificiale. Da qui l’importanza di unire le forze, come hanno fatto anche altri atenei del Nord».

«Il nostro territorio – ha spiegato De Sarro – ha forte carenza di medici, non dovuta all’assenza di corsi di laurea ma ai 10 anni di commissariamento, che ha portato ad una mancanza di 1400 medici in Calabria, con il paradosso che i nostri specializzandi sono stati costretti ad emigrare». De Sarro ha concluso sottolineando che il nuovo Corso sarà certamente «top level con nulla di meno rispetto ai pochi altri simili a livello nazionale».

Il Rettore Nicola Leone è, invece, entrato nelle caratteristiche specifiche del nuovo Corso di laurea: «Iniziativa che conferma la collaborazione tra atenei calabresi che, in un momento particolarmente difficile per il Paese, uniscono le forze per tracciare nuovi profili che possano arricchire l’offerta formativa e dare contributo al territorio».

Leone ha, poi, presentato una sintesi sul contesto e le motivazioni che hanno indotto i due Atenei a proporre il nuovo corso, in termini di attrattività e occupabilità.

«La Calabria – ha spiegato Leone – è tra le regioni con maggiore carenza personale medico: si stima manchino 1410 professionisti. Non basta formare nuovi medici, ma medici nuovi, con competenze ingegneristiche e formati all’utilizzo di metodi e strumenti di intelligenza artificiali e data science. Il corso di laurea più simile a questo, è attivo da un anno: il Medtec della Humanitas University con il Politecnico Milano che ha avuto un boom di domande, nonostante l’alto costo iscrizione che tocca i 20.000 euro annui».

«Da noi, invece – ha aggiunto – il costo delle iscrizioni sarà quello standard, con le esenzioni e agevolazioni previste dagli atenei pubblici». Altro aspetto che differenzia i due corsi di laurea, sarà, inoltre, la forte caratterizzazione di quello calabrese nell’ambito dell’applicazione dell’Intelligenza artificiale».

Altro fattore determinante è quello dell’occupabilità che nell’ambito della medicina vede il 95% di laureati trovare lavoro, secondo dati Istat, a 3 anni dalla laurea. E la richiesta cresce ancora di più per chi ha competenze con le nuove tecnologie: medicina di precisione, robotica, bionica, sanità digitale sempre più importante in società.

«È evidente – ha spiegato Leone – la necessità di programmi di formazione innovativi come questo, che avrà un profilo biomedico tecnologico, con competenze tipiche della figura del medico, al quale associare competenze tecnologie in ambito bioinformatico e dell’intelligenza artificiale. Il corso avrà una durata di 6 anni, prevede inizialmente 60 posti e un piano di studi con 360 crediti formativi e 5 insegnamenti aggiuntivi (27 ulteriori crediti) per conseguire doppio titolo: laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e laurea triennale in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatica. I primi tre anni si terranno all’Unical e gli altri tre alla Umg. I primi laureati potrebbero essere proclamati nel 2027».

L’incontro ha registrato un’ampia partecipazione e la proposta ha incassato il diffuso e convinto apprezzamento delle parti sociali intervenute, che hanno assicurato sostegno e piena collaborazione. Gli intervenuti hanno formulato alcune richieste di chiarimento sul percorso e sugli sbocchi post laurea, avanzato suggerimenti e sottolineato l’importanza di una proposta formativa orientata alla sanità del futuro, ma con al centro sempre il rapporto medico-paziente.

Nel corso dell’incontro è stato anche espresso l’auspicio che l’ambiziosa sfida lanciata dai due Atenei calabresi – un segno di speranza, è stato detto, nel difficile momento che il territorio sta attraversando – possa agire da stimolo per migliorare le strutture sanitarie calabresi e portare a completamento i progetti esistenti.

L’incontro, in particolare, ha registrato gli interventi di: Rosalbino Cerra, segretario regionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Vincenzo Ciconte, presidente dell’Ordine dei medici di Catanzaro, Eugenio Corcioni, presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Mimmo Denaro, segretario regionale Flc Cgil, Fabrizio Di Maio, per l’Ordine degli ingegneri di Cosenza, Giuseppe Lavia, segretario della Cisl di Cosenza, Maria Luisa Panno, direttore del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute Unical, Mario Russo, rappresentante degli studenti nel Senato Accademico Unical, Federica Saccà, per l’Ordine degli ingegneri di Catanzaro, Francesco Santolla, segretario regionale Uil Scuola Rua, Francesco Scarcello, prorettore alla Didattica Unical, Fausto Sposato, presidente dell’Ordine degli infermieri di Cosenza, Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei medici di Reggio Calabria, Francesco Zinno, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza.  (rcs)

RENDE (CS) – Il webinar sulla storia delle mafie con Enzo Ciconte

È in programma per questa sera, alle 20.45, sulla pagina Facebook e Youtube di Calabria News 24, il webinar sulla storia delle mafie con il prof. Enzo Ciconte, autore del libro Alle origini della nuova ‘ndrangheta. Il 1980 edito da Rubbettino.

L’evento rientra nell’ambito del 10° ciclo seminariale Barbiana 2040 a.a. 2020-2021 per una scrittura collettiva contro le mafie del laboratorio di Pedagogia dell’Antimafia all’Università della Calabria.

Introducono Giancarlo Costabile, laboratorio di Pedagogia dell’Antimafia all’Unica, e Michele Inserra, giornalista de Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia. Relaziona Enzo Ciconte.

«Con il saggio del prof. Ciconte, tra i maggiori esperti mondiali di storia delle mafie – ha dichiarato Giancarlo Costabile – vogliamo approfondire il momento di trasformazione della ’ndrangheta da mafia agropastorale a holding del crimine mondiale, indagando sia le responsabilità delle classi governative dell’epoca sia i generosi tentativi di contrasto al fenomeno posti in essere dalPartito Comunista Italiano. Le ‘morti rosse’ di Peppe Valarioti a Rosarno e Giannino Losardo a Cetraro, conclude Costabile, sono in quegli anni il prodotto della resistenza che una generazione di comunisti ha provato ad esercitare anche in Calabria contro il potere mafioso in un diffuso contesto di complicità e contiguità». (rcs)

Accordo storico tra UniCal e l’Università Magna Graecia per la doppia laurea in Medicina ed Ingegneria

di FRANCO BARTUCCI – Un accordo storico, tra l’Università della Calabria e l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro, è stato raggiunto per l’avvio delle procedure indirizzate ad istituire una nuova laurea in Medicina e Ingegneria con doppio titolo di studio: la laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e quella triennale in Ingegneria informatica, curriculum Bioinformatico.

I Rettori Nicola Leone e Giovanbattista De Sarro hanno già invitato gli Ordini professionali degli ingegneri e dei medici e tutte le parti sociali interessate ad un incontro, in programma il 10 dicembre, nel corso del quale sarà presentata l’innovativa proposta congiunta.

Si tratta – è riportato nel comunicato stampa dell’Università – di un progetto ambizioso, che ha al momento solo due precedenti in Italia: la Medtec School dell’Humanitas e del Politecnico di Milano e la Medicina Ht dell’Università Sapienza di Roma. 

La nuova figura di medico, con competenze di ingegneria bioinformatica che sarà formata dal corso proposto congiuntamente dall’Università della Calabria e dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, unirà, quindi, alla preparazione in campo medico-chirurgico anche competenze nel campo della robotica, della logistica, dell’ingegneria bioinformatica, dell’Intelligenza Artificiale: tutti settori che hanno, ormai, un impatto molto forte sulla pratica medica, dalla prevenzione alla diagnosi e alla cura.

Il nuovo corso di laurea potrà contare sulle competenze e sull’esperienza della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo di Catanzaro e dei Dipartimenti di ‘Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione’ e di ‘Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica’ dell’Unical, strutture d’eccellenza riconosciute dal Ministero dell’università.

Al termine del percorso formativo della durata di 6 anni, lo studente sarà proclamato, congiuntamente dalle due Università, dottore in “Medicina e Ingegneria” e, previo superamento di pochi esami aggiuntivi, conseguirà anche la laurea triennale in Ingegneria Informatica, curriculum Bioinformatico.

Le competenze Biomediche di base e di Bio-Ingegneria verranno acquisite nelle prime annualità, che si svolgeranno presso l’Università della Calabria, mentre presso l’Università Magna Graecia si svolgerà la seconda parte del corso, che comprenderà le discipline cliniche dell’area medica e chirurgica e il tirocinio abilitante. 

Per il profilo professionale – viene ancora specificato nel comunicato stampa dell’Università – il corso di laurea in ‘Medicina e Ingegneria’ formerà medici capaci di padroneggiare le nuove tecnologie e definire, quindi, terapie sempre più personalizzate, e ingegneri bioinformatici che potranno dedicarsi allo sviluppo di soluzioni innovative in campo sanitario.

Al termine dei sei anni, il laureato potrà, quindi, avviarsi alla professione di medico, specializzarsi, proseguire gli studi con un dottorato o scegliere di dedicarsi alla ricerca d’ambito biomedico e bioinformatico o di lavorare nel settore industriale.

Fin qui l’accordo raggiunto tra le due Università, mentre altre cose ancora saranno dette giovedì 10 dicembre in occasione dell’incontro che ci sarà con le parti sociali. La proposta sarà discussa e votata, sempre nel corso del mese di dicembre, dagli Organi Accademici dell’Unical e dell’Università Magna Graecia. Poi la valutazione passerà al Coruc (Comitato regionale di coordinamento delle università calabresi) e al ministero dell’Università e della Ricerca, che acquisirà i pareri del Cun e dell’Anvur. 

Una procedura che richiederà del tempo e che certamente tutto sarà pronto, salvo imprevisti, a partire dall’anno accademico 2021/2022. Per entrambe le Università sarà scritta una nuova pagina di storia nel costruire il loro futuro condizionato e caratterizzato dall’andamento medico-sociale, economico-politico e culturale dell’epidemia Covid-19.

Certamente, arricchirà il percorso integrativo del sistema universitario calabrese auspicato nel 1974 dal Rettore Beniamino Andreatta e dal Senato Accademico che presiedeva. È un progetto che cade nel quarantesimo anniversario della prima proposta avanzata nel mese di marzo 1980 dal Senato Accademico dell’Università della Calabria, presieduto dal Rettore Pietro Bucci, di istituire, in accordo con la libera Università di Catanzaro, anche all’Università di Arcavacata il corso di laurea in Medicina e Chirurgia con i primi due anni di studio da svolgersi nella prima Università Statale Calabrese e i tre anni finali nell’Ateneo del capoluogo regionale.

È un progetto, infine, che rende onore ai due Rettori, Leone e De Sarro, e lo sarà anche per gli organismi accademici che nei prossimi giorni saranno chiamati ad approvarlo, per aver costruito e dato visibilità ad un sogno ed a una esigenza che ha radici lontane protese nel dare alla Calabria un percorso di sviluppo innovativo e di crescita sociale, economica e culturale. Il tutto in un tempo in cui i due Rettori hanno chiuso il primo anno di mandato rettorale e si accingono a viverne il loro secondo anno, non trascurando di comprendere che hanno un ruolo importante nel ridare in campo sanitario alla Calabria una immagine funzionale e di alta professionalità.

Giustamente, a sottolineare la validità dell’accordo è stato precisato che «la Calabria è tra le Regioni italiane quella con la maggiore carenza di personale medico: allo stato attuale si stima che manchino 1.410 professionisti, soprattutto nelle aree di medicina d’urgenza, anestesia e rianimazione, ginecologia, chirurgia generale, pediatria e psichiatria. A queste carenze, si sommano quelle dei medici di base, dei pediatri e delle guardie mediche. È in crescita, invece, la domanda di formazione in Medicina e Chirurgia: in Italia il numero di domande degli aspiranti medici supera di gran lunga il numero dei posti disponibili, con un posto ogni 5 candidati; in Calabria la richiesta è persino maggiore, con un posto ogni 10 candidati. Non basta, però, formare nuovi medici: la rapida evoluzione che riguarda la sanità, sempre più influenzata dalle nuove tecnologie, richiede medici nuovi, che padroneggino metodi e strumenti di data science e intelligenza artificiale. Un recente studio Ocse rileva che gli operatori sanitari segnalano un’asimmetria tra le competenze possedute e quelle loro richieste per svolgere efficacemente il proprio ruolo in un contesto in continuo mutamento».

Non resta, quindi, che coinvolgere in questo lavoro anche il nuovo commissario alla Sanità, Guido Longo, che nell’arco di tre anni dovrà dare al settore sanitario calabrese un nuovo volto di efficienza e funzionalità puntando alla creazione di una classe medica  e sanitaria di prestigio e competenza, con alla base la credenza in valori molto alti, in cui le Università ed il mondo della scuola debbono concorrere tutti insieme. (rrm)

Il progetto di ricerca internazionale sul turismo delle radici

È il turismo delle radici il tema di un innovativo progetto di ricerca portato avanti dall’Università della Calabria ed altri partner.

La ricerca, che ha preso l’avvio da poche settimane, rientra nel quadro delle iniziative realizzate negli ultimi anni dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, con la finalità di favorire questa forma di sviluppo turistico.

L’iniziativa muove i passi da una ricerca già avviata a partire dall’anno 2017 in seno all’Università della Calabria da Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera e coinvolge, oggi, altri partner accademici e non, fra cui l’Università di Mar del Plata, con Ana Maria Biasone, e l’Università di Torino, con Anna Lo Presti, considerando nuove ed importanti finalità.

Il progetto mira a studiare i flussi di arrivi e presenze turistiche generati dagli emigrati di origini italiane e dai loro discendenti residenti all’estero. La ricerca è incentrata sul marketing del turismo delle radici, con l’obiettivo di indagare gli strumenti per promuoverlo e favorirne lo sviluppo, attraverso un’indagine finalizzata alla conoscenza ed all’analisi approfondita delle aspettative, dei bisogni e delle specificità del segmento di turismo in esame.

Lo studio si basa, anche, su un’indagine quantitativa, attraverso un questionario rivolto a persone di origini italiane che vivono all’estero, compilabile al seguente link: http://is.gd/Raices.

I dati raccolti metteranno in luce informazioni importanti, estremamente utili per orientare efficacemente amministratori pubblici e imprese del settore verso la progettazione e l’offerta di prodotti ad hoc per questo target di mercato, che ha motivazioni del viaggio, esigenze e caratteristiche estremamente specifiche. (rrm)

RENDE (CS) – Incontro online con don Pino Demasi e Ciro Corona

Domani, alle 19, sulla pagina FB e sul canale Youtube di Calabria News 24, è in programma l’incontro con don Pino Demasi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro e Ciro Corona, presidente dell’Associazione R-Esistenza Anticamorra.

L’evento rientra nell’ambito del progetto Pedagogia dell’Antimafia del Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria diretto dal prof. Roberto Guarasci.

Il seminario, dedicato allo studio dei modelli meridionali di antimafia sociale con riferimento particolare alle esperienze educative dell’Officina delle Culture Gelsomina Verde di Scampia e del Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi di Polistena, sarà introdotto da Giancarlo Costabile.

«Don Pino Demasi e Ciro Corona – ha scritto Giancarlo Costabile – testimoniano, con le loro attività educative, la possibilità concreta di fare dell’antimafia sociale uno strumento poderoso per riterritorializzare il nostro Mezzogiorno. L’Officina delle Culture a Scampia e il Centro Polifunzionale Puglisi a Polistena sono incubatori da tempo di una modellistica pedagogica ispirata ai principi e ai metodi della Scuola di Barbiana fondata da don Milani».

«Entrambi lavorano alla costruzione di una nuova mentalità collettiva – ha concluso Costabile – che trova nell’educazione ai diritti e nella pratica dei doveri di cittadinanza il proprio alfabeto esistenziale. Polistena e Scampia, grazie al lavoro di Don Demasi e Ciro Corona, sono vettori di una pedagogia in situazione che ha scelto di abitare in modo critico i propri territori sottraendoli in tal modo alla rassegnazione e all’abbandono istituzionale. La loro Pedagogia del Noi costituisce l’antidoto ad ogni forma di violenza e prevaricazione, e per tale ragione deve diventare argomento di studio per gli educatori e i pedagogisti del domani». (rcs)

Comunicare sul turismo, durante il lockdown e in tempi di crisi: uno studio Unical

di FRANCO BARTUCCI

Una analisi sulla comunicazione turistica di alcune tra le principali destinazioni turistiche mondiali, durante il primo lockdown, proprio nel periodo più critico, quando i viaggi e gli spostamenti non erano consentiti, è stata sviluppata dalla prof.ssa Sonia Ferrari, docente di marketing turistico presso l’Università della Calabria, e la dott.ssa Debora Calomino, cultore della materia presso lo stesso Ateneo.

Cosa hanno fatto gli enti del turismo in uno dei periodi più bui della storia del turismo? Cosa e come hanno comunicato? Come hanno interagito con i milioni di utenti di Internet? Le due autrici hanno cercato di rispondere a queste domande, analizzando i profili del noto social network Instagram di una serie di mete turistiche tra le più rinomate. La loro ricerca sarà pubblicata nei primi mesi del 2021 da un autorevole editore americano.

Avrà come titolo: Destinazioni turistiche e comunicazione su Instagram durante le crisi: il caso della pandemia di coronavirus.

Le due autrici sono convinte che la domanda turistica è molto sensibile agli aspetti legati alla sicurezza e all’incolumità. Si tratta, infatti, di una richiesta di momenti di relax e svago ad alto valore edonistico ed eudemonistico. Questo valore si riduce in caso di problemi di sicurezza e protezione. Di conseguenza, i turisti sono sempre alla ricerca di luoghi sicuri dove andare in vacanza. Le immagini della destinazione sono tra gli elementi che maggiormente influenzano le scelte turistiche durante il processo di acquisto. Queste sono le ragioni per le quali molti investimenti vengono effettuati nell’ambito del cosiddetto “recovery marketing”, che comprende azioni di marketing strategico volte a migliorare l’immagine di un prodotto, destinazione o azienda colpita da un evento negativo.

Può essere un disastro naturale, un’azione terroristica, una crisi aziendale o un altro fattore che può aver portato ad un abbassamento dei livelli di fiducia del mercato verso un soggetto o una destinazione. Esistono numerosi modelli a questo proposito. Tuttavia, le destinazioni non possono agire come aziende e quindi di solito non possono dare colpe, scusarsi e assumersi la responsabilità. Di conseguenza, hanno bisogno di un approccio diverso e specifico.

«Il lavoro di ricerca – tiene a puntualizzare la prof.ssa Sonia Ferrari – ha trattato il tema di come comunicare le destinazioni turistiche in tempi di crisi, con particolare riferimento all’attuale pandemia di coronavirus. Il virus avendo colpito l’intero pianeta, ha determinato e comporterà anche gravi conseguenze in molti settori diversi nel prossimo futuro. Avrà un forte impatto negativo anche nel settore turistico, soprattutto per quanto riguarda la percezione del pericolo da parte dei visitatori e l’attuale sospensione dei viaggi».

«Oggi – ha aggiunto – molte nazioni e aree geografiche sono ancora in blocco, ma in alcuni casi si sta già cercando di adottare strategie di marketing di recupero al fine di rassicurare i consumatori e prepararli alla futura riapertura delle destinazioni. In particolare, sono state esaminate alcune forme di comunicazione adottate tramite Instagram da varie destinazioni e sono state messe a confronto le diverse strategie messe in atto per valutarne pregi e difetti».

Sono stati tre mesi, tra marzo e maggio nella prima fase del lockdown, di intenso lavoro che ha portato la prof.ssa Ferrari e la dott.ssa Calomino a sviluppare analisi e considerazioni guardando in prospettiva e cogliendo del presente, condizionato dal freno imposto dall’epidemia del coronavirus covid-19, posizioni di fiducia e speranze per una ripresa del settore turistico.

«I risultati della nostra ricerca – ci dice ancora la prof.ssa Ferrari – mostrano che le politiche di comunicazione delle principali destinazioni turistiche in questo particolare momento storico si basano sull’obiettivo di aumentare la fiducia che possono trasmettere agli utenti, limitando il più possibile le conseguenze negative della crisi. Sembra che il modo principale per farlo sia inviare messaggi di speranza e vicinanza. Questa crisi sanitaria ha consentito alle destinazioni di stabilire un contatto più intimo con i consumatori».

«Infatti, nonostante la distanza fisica – ha aggiunto – il legame emotivo si è rafforzato grazie a immagini, video e messaggi pubblicati sui social. L’approccio comunicativo attualmente in uso sarà molto importante anche in una fase successiva, quando un legame più forte basato sulla fiducia consentirà una comunicazione migliore e più efficace».

I momenti difficili del sistema turistico internazionale sono un dato di fatto della nostra quotidianità che pongono molti interrogativi per il futuro, sulla base dell’evoluzione e diffusione del virus nel mondo ed allora è opportuno puntare sui sentimenti.

«Trattandosi di un rischio planetario – si evidenzia nelle conclusioni del testo – poiché il virus si muove attraverso gli individui, non esiste destinazione più sicura di un’altra, ma sicuramente la differenza sarà lo stile di comunicazione dei contenuti durante la crisi. Il fatto di essere presenti nell’immaginario del turista in un momento difficile, quando i limiti della vita quotidiana sono tanti, è molto importante. La presenza modesta e confortante, la creazione di messaggi positivi, l’esortazione alla speranza anche nei momenti di totale disagio sono una strategia di comunicazione che darà benefici. Creerà un legame forte, duraturo, emotivo e di fiducia tra la destinazione e i loro futuri potenziali visitatori».

«Nei prossimi mesi – si legge ancora – fino a quando non sarà disponibile un vaccino per combattere l’epidemia di Covid-19, le destinazioni dovranno informare i viaggiatori su informazioni pratiche come protocolli sanitari, centri specializzati per il trattamento del virus e restrizioni all’accesso alle attrazioni.
Queste strategie di marketing di ripresa mireranno a incoraggiare i consumatori verso le vacanze future, rassicurando i turisti e preparandoli ad affrontare le successive fasi dell’emergenza». (rrm)

In copertina, Sonia Ferrari e Dorina Calomino

L’Università della Calabria presidio di lotta al Coronavirus Covid-19 al servizio del territorio

di FRANCO BARTUCCI – Dopo l’iniziativa avviata nella scorsa settimana dal Centro Sanitario dell’Università, diretto dal prof. Sebastiano Andò, che ha messo in pratica per tutto il personale dell’Ateneo (docenti, non docenti e studenti) l’uso dei tamponi rapidi antigenici gratuiti finalizzato al tracciamento dei contagi da Covid-19; è di oggi la notizia che il dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra, diretto dal prof. Giuseppe Passarino, ha presentato una richiesta al Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria per ottenere l’accreditamento del Laboratorio di Genetica e Microbiologia, diretto dalla prof.ssa Dina Bellizzi, a poter processare i tamponi molecolari effettuati dall’Asp di Cosenza.

Il Laboratorio dispone della macchina Rt-Pcr, ovvero la tecnica che consente di individuare la presenza del coronavirus nei frammenti di Rna estratti dopo il tampone naso-faringeo; mentre il Centro Sanitario mette a disposizione le proprie strutture, per effettuare i tamponi rapidi antigenici, oltre che per gli accademici, anche per il pubblico del territorio interessato a tale esame. Per questo è in allestimento una piattaforma web per le prenotazioni.

Intanto, c’è chi all’interno dell’Università della Calabria tiene sotto osservazione l’evoluzione della diffusione epidemica del Covid-19 in Italia e in Calabria, come il dott. Behrouz Pirouz, iraniano, già funzionario del Ministero dell’Energia in Iran, che lavora presso il dipartimento Dimeg; nonché il prof. Galileo Violini, già professore di Fisica Teorica e promotore (2007/2013) delle politiche di internazionalizzazione dell’Università della Calabria.

Entrambi sostengono che: «I più accaniti negazionisti dovrebbero riconoscere che il numero dei contagi dipende, oltre che dal virus, da fattori antropico-comportamentali: il numero dei contagiati, la frequenza dei contatti tra contagiati e sani e la loro durata. Dimezzare i contatti, in una fase di esplosione di un’epidemia è la prima necessità. Le misure che si stanno ponendo in atto per ridurre la frequenza e i contatti presumibilmente produrranno i primi effetti nei prossimi giorni e sui decessi tra circa tre settimane».

«L’elevato del numero di contagiati – hanno aggiunto – impone di seguire lo sviluppo del contagio per assicurare che le misure siano mirate ed efficaci e tengano conto dell’evoluzione della situazione. In un paese delle dimensioni e popolazione del nostro i dati di riferimento non possono essere globali  Una politica di test tramite tamponi presenta due problemi: la sua effettiva fattibilità in modo non casuale se continua l’attuale crescita esponenziale e il rischio conseguente di non identificare casi cui non conduce il protocollo usato». 

«Nelle ultime cinque settimane – hanno proseguito – la percentuale di test positivi è andata crescendo (2, 4, 6, 10, 14%). Ovviamente questo non significa che in Italia ci siano otto milioni e mezzo di contagiati, ma riflette piuttosto le dimensioni dei cluster di contagi dei contagiati i cui contatti sono stati sottoposti al test. Questo rende lecito dubitare dell’efficacia di tale strategia nelle condizioni attuali e soprattutto nel prossimo futuro. È necessario mettere in opera un sistema di informazione ampio, la cui comunicazione favorisca l’adesione ai comportamenti richiesti dai nuovi provvedimenti e di un tale sistema è perno un’identificazione non casuale dei contagiati».

«Per questo – hanno detto ancora Pirouz e Violini – la strategia non deve essere centrata in test individuali per sapere se una persona è infetta, ma su test di massa eventualmente ripetibili con frequenza periodica, che permettano valutare la situazione di un paese, una città, una regione con il fine di identificare cluster e valutare la pressione sul sistema sanitario corrispondente. Questo richiede costi contenuti, facilità di esecuzione, rapidità di risposta e un sistema efficiente di raccolta, elaborazione dei dati e tracciamento».

«Una possibilità interessante – hanno concluso – è fornita dai test antigenici, il cui costo è di 4.5 euro, possono essere prodotti in grandi quantità e soddisfano le condizioni precedenti. Questi test hanno elevata sensibilità e una meno elevata specificità(intorno al 70%) che può essere accresciuta con l’uso combinato di metodi basati su sintomi quali l’alta temperatura e l’anosmia. Test per questi sintomi eseguibili senza richiedere un supporto medico qualificato possono essere eseguiti con un costo contenuto, usando kit di odori e termometri infrarossi e rispondono ai criteri indicati. Poiché stati febbrili si hanno nel 44-91% e anosmia nel 54-88% dei casi positivi, l’uso combinato di questi test e di tamponi rapidi può permettere accuratezze del 83-97%(tamponi e temperatura) e del 92-99.7%, (tamponi, temperatura, anosmia). Questo permetterebbe un efficace confinamento domiciliare».

Ciò detto il prof. Galileo Violini e il dott. Behrouz Pirouz, nel loro studio sostengono che un test analogo potrebbe essere realizzato in Calabria, la cui popolazione è di poco meno di due milioni. È una regione a rischio, non tanto per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva, essendo la regione con minor occupazione percentuale (5.9%), quanto per la capacità di risposta del sistema nel suo complesso, sopratutto in alcuni comuni delle province di Reggio Calabria e Cosenza, di fronte a un incremento dei contagi.  

«Poco  tempo fa – ci ha detto il prof. Violini – un test di questo genere è stato eseguito in Slovacchia, paese la cui popolazione e superficie sono circa tre volte maggiori della Calabria. Il test eseguito su due terzi della popolazione ha dato l’1.06 di positività, che permette di valutare in un 15% il numero dei contagiati non identificati ufficialmente».

«Eseguirlo in Calabria – ha concluso – costerebbe 10 milioni di euro, ma se limitato alle province di Reggio Calabria e Cosenza, il costo si ridurrebbe a 3.3 e 2.4 milioni di euro. Questo permetterebbe di  pianificare efficacemente e con una solida base di informazione possibili aggiustamenti delle norme anticovid». 

Nella foto il prof. Galileo Violini

Il prof. Giancarlo Fortino dell’Unical è tra i ricercatori più citati al mondo nel settore informatico

È un prestigioso riconoscimento quello ottenuto dal prof. Giancarlo Fortino, ordinario di Sistemi di elaborazione delle informazioni del Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica all’Università della Calabria, che è entrato nella prestigiosa lista degli Highly Cited Researchers 2020, redatta da Clarivate/Web of Science, per l’area Computer Science.

Fortino, delegato del Rettore alle azioni di internazionalizzazione extra UE e direttore del master di II Livello Inter-IoT, è attualmente l’unico professore di informatica di una università italiana tra i 124 presenti in lista, provenienti dagli atenei più prestigiosi del mondo (come Harvard, l’Accademia Cinese delle Scienze, Stanford, Berkeley, Tsinghua).

Come ha spiegato David Pendlebury, senior Citation Analyst presso l’Institute for Scientific Information, la lista «celebra quei ricercatori eccezionali che stanno avendo un enorme impatto sulla comunità di ricerca misurato sulla base del tasso al quale il loro lavoro è citato dagli altri».

La lista, infatti, identifica i ricercatori che hanno dimostrato un’influenza significativa nel proprio campo, attraverso la pubblicazione di molteplici articoli altamente citati nel corso dell’ultimo decennio. I loro nomi sono selezionati dalle pubblicazioni che si posizionano nelle top 1% sulla base delle citazioni per area scientifica e anno di pubblicazione con riferimento al database bibliometrico di Web of Science.

Il professor Giancarlo Fortino è uno degli esperti internazionali di riferimento nel campo di ricerca del wearable computing basato su reti di sensori indossabili e sulle tecnologie intelligenti dell’Internet of Things.

Ha ricoperto nella sua carriera posizioni di ricercatore presso l’Icsi dell’Università di Berkeley in California (1997-99), di professore “visiting” presso la Queensland University of Technology (2009), di distinguished professor (dal 2012 ad oggi) presso diverse ed importanti università cinesi (Huazhong University of Science and Technology, Wuhan University of Technology, Huazhong Agricultural University, Shanghai Maritime University) e presso l’istituto SIAT della Accademia Cinese delle Scienze.

Ha pubblicato più di 500 lavori in riviste (circa 200 lavori in riviste top del settore dell’ingegneria informatica), conferenze e libri internazionali. Nel 2010 ha fondato lo spin-off dell’Unical, Sensyscal S.r.l., che opera proprio nell’ambito dei sistemi di sensori indossabili e dei sistemi dell’Internet of Things. (rrm)