Unical + Magna Graecia: ecco la “fabbrica” dei cyber-medici

di FRANCO BARTUCCI – Con la laurea interateneo di “Medicina e Tecnologie Digitali nasce per la Calabria una prospettiva nuova – A causa della cancellazione del volo Milano/Lamezia il Ministro dell’Università e Ricerca, Maria Cristina Messa, non ha potuto partecipare alla cerimonia inaugurale del primo anno accademico del Corso di laurea Magistrale interateneo in “Medicina e Tecnologie digitali”, istituito dall’Università della Calabria e dall’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Ha garantito comunque la sua presenza attraverso un collegamento in videoconferenza, nel corso della quale ha giudicato l’iniziativa importante e vincente affermando che “ La seguiremo nel tempo per capire se c’è la possibilità di allargarla ad altre realtà”.

Nell’aula magna del centro congressi “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria sono intervenuti varie autorità  politiche, civili, sanitarie e religiose del territorio, i membri del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione, gli ex rettori dell’Ateneo, i docenti e gli  studenti iscritti al nuovo corso di laurea, i quali fra sei anni conseguiranno il doppio titolo di laurea in Medicina e in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatico. Saranno pionieri di un progetto che guarda alla medicina del futuro e alla formazione di professionisti che oltre a solide conoscenze nel campo delle scienze della salute avranno anche forti competenze in ambito tecnologico e digitale. «Questo corso di laurea ci mette sotto gli occhi la profonda differenza tra “usare” e “conoscere” una tecnologia. E da questo non può venire che bene», ha detto in apertura il moderatore dell’evento, il giornalista Massimo Razzi di Repubblica.

“Medicina e tecnologie digitali è un corso estremamente innovativo ed è di innovazione che abbiamo estremamente bisogno”, ha detto il ministro Messa durante la sua conversazione in video conferenza. “Tutti immaginiamo la forza che hanno le tecnologie e le metodologie di analisi di intelligenza artificiale, però oggi abbiamo un grosso divario tra ciò che avviene nella ricerca e nell’utilizzo di queste tecnologie e il livello di conoscenza e insegnamento delle stesse, a partire dalla scuola. Dobbiamo recuperare in breve tempo quello che non è stato fatto negli anni passati. Credo, e lo dico più da medico che da ministro, che l’aspetto dell’arte medica non verrà mai a mancare perché una intelligenza artificiale non potrà mai tenere conto delle emozioni, della capacità di comprendere al volo una persona, parlandole e guardandola in faccia. Queste sono abilità – ha proseguito – che si acquisiscono nel tempo e chiedono una forte interazione tra medico e paziente. Ma è anche vero che il dominio delle tecnologie facilita tantissimo il compito del medico, quindi le competenze combinate che questi giovani studenti potranno sperimentare e saranno preziosissime. È sicuramente un corso di laurea impegnativo – ha concluso il Ministro Maria Cristina Messa –  ma credo ne valga la pena perché sono state condivise le competenze di due università e del territorio, fattori che superano il campanilismo e danno una forza maggiore non solo al corso ma a tutto il sistema universitario”.

All’integrazione tra saperi e discipline diverse il nuovo corso di Medicina e Tecnologie digitali somma infatti la stretta sinergia tra due diversi atenei regionali – l’Università della Calabria e l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro – che ha radici ed aspirazioni lontane risalenti alla nascita dell’Università della Calabria, iniziate nel periodo di gestione del Rettore Andreatta, per passare al Rettore Pietro Bucci ed al prof. Sebastiano Andò che ne ha continuato con dedizione e tenacia a tenere viva la fiaccola della speranza divenuta oggi realtà. Un percorso che consente alle due Università di mettere in campo le proprie eccellenze in un percorso formativo di grande innovazione. «In un anno – ha detto il Rettore dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro – abbiamo realizzato quello che fino a qualche tempo fa era solo un sogno superando ogni forma di campanilismo che in passato ne ha condizionato la sua realizzazione”.

De Sarro, medico e ricercatore, che sa bene e ne conosce la storia, come anche il ruolo svolto dal prof. Sebastiano Andò nel rendere possibile tale progetto prima ancora del Rettore, prof. Nicola Leone, nel suo intervento ha sottolineato l’impegno comune e condiviso dei due atenei, al passo con l’evoluzione che sta interessando la scienza medica nell’era digitale. “Anche il territorio – ha aggiunto – dovrà percorrere questa strada. Bisognerà  anzitutto creare ospedali e strutture moderne che possano essere fruite oltre che dalla popolazione calabrese dai nostri nuovi studenti”.

Al Rettore dell’Università della Calabria, prof. Nicola Leone, va riconosciuto il merito di avere  concretizzato questo importate progetto e sogno di lunga durata ed aver saputo individuare e  trovare la sintesi  convincente della sua realizzazione, grazie al supporto innovativo della digitalizzazione e quindi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, da integrare nella formazione della nuova classe medica. Lo ha fatto in virtù della sua docenza di Ordinario  di informatica ed anche di scienziato con prestigio internazionale e di ciò la sua “lectio magistralis” ne ha evidenziato appieno il valore ed il significato.

“L’Intelligenza artificiale riproduce forme di ragionamento e risolve problemi in modo razionale, ma non necessariamente come farebbe un uomo. In alcuni casi la sua efficacia supera quella dell’uomo. È il caso della gestione ed elaborazione di enormi quantità di dati, come quelli che oggi abbiamo a disposizione”, ha detto il rettore Leone. “Oggi, inoltre, abbiamo a disposizione un’alta velocità di trasmissione dei dati, dispositivi sempre più precisi e affidabili, in grado di registrare e analizzare parametri vitali. Viviamo una stagione di maggiore consapevolezza e fiducia nell’Intelligenza artificiale. I vantaggi, per la medicina, sono notevoli: dalla diagnosi precoce alle terapie personalizzate, dalla predizione dell’evoluzione della malattia al supporto delle decisioni prese dal medico, dalla chirurgia robotica al training, con il ricorso alla realtà virtuale e aumentata. E la formazione deve stare al passo con gli sviluppi della ricerca scientifica. Da qui l’esigenza di formare non solo nuovi medici, ma medici nuovi che alla preparazione nel campo delle scienze della salute possano unire competenze di carattere ingegneristico per un utilizzo consapevole ed efficace di metodi e strumenti di intelligenza artificiale”.

Lo avevamo già detto nel servizio di presentazione dell’evento: per  l’Università della Calabria è stata una cerimonia storica in quanto chiude un periodo di 47 anni di attesa per avere in Calabria,  un segnale di forte collaborazione per un sistema integrato universitario con le Università di Catanzaro e  Reggio Calabria per un corso di laurea come Medicina, così come auspicato dal Rettore Beniamino Andreatta nel 1974 di fronte alla scelta della città di Catanzaro  di avere aperto nel 1973 la strada costitutiva della libera Università in accordo con le Università di Napoli e Messina attivando i corsi di laurea in Medicina e Giurisprudenza.

Dopo 47 anni con la cerimonia inaugurale del primo anno accademico del nuovo corso di laurea interateneo di medicina prende corpo quell’idea progettuale di sistema universitario calabrese integrato pensato e proposto dal primo Rettore dell’Università della Calabria, prof. Beniamino Andreatta. Neanche i Rettori successivi Pietro Bucci, Giuseppe Frega e Giovanni Latorre riuscirono nell’intendo di concretizzarlo. 

Nel mese di marzo 1980 stava per riuscirci il Rettore Pietro Bucci proponendo al Sindaco di Catanzaro Cesare Mulè un accordo mirato ad attivare i primi tre anni di medicina all’Unical, data la funzionalità dei dipartimenti di chimica, fisica, scienze biologiche, e i due anni finali successivi di cliniche presso le strutture della  libera Università di Catanzaro, la quale avrebbe avuto così il riconoscimento statale.  Un accordo che trovò subito l’opposizione del presidente del Consorzio universitario di Catanzaro, Salvatore Blasco.

Oggi finalmente, dopo due anni di confronti  e di elaborazione del progetto, passato sotto il vaglio dei rispettivi Senati Accademici, nonché delle apposite commissioni regionale e ministeriale, le aspirazioni diventano realtà grazie alla stretta  e lungimirante collaborazione dei  due Rettori, Nicola Leone e Giovambattista De Sarro. Nasce così la laurea magistrale interateneo in “Medicina e Tecnologia Digitale” con possibilità pure per tutti gli aspiranti di conseguire insieme la laurea triennale in “Ingegneria informatica, curriculum bioinformatica”, con l’auspicio di trovare sensibilità ed attenzione da parte della Regione Calabria, come delle istituzioni e della stessa società calabrese.

“Noi daremo grande collaborazione a questo progetto  – hanno dichiarato il Presidente e il tesoriere provinciale dell’Ordine dei Medici, dottori Eugenio Corcioni e Sergio Filippo, presenti alla cerimonia – perché questo possa essere organizzato al meglio”. E i primi studenti immatricolatisi a questo nuovo corso di laurea, stimolati dal suo coordinatore referente, prof. Marcello Maggiolini, si sono già ritrovati in aula per un loro primo contatto con il corpo docente incaricato.

Altri messaggi augurali sono arrivati dal Sindaco di Rende, Marcello Manna, che ha posto l’accento sul tema della salute, quale punto centrale dell’impegno politico della Regione. “Sono certo – ha detto Manna – che l’Università della Calabria avrà un ruolo fondamentale nel contribuire ad affrontare i problemi che affliggono il nostro territorio. La nascita di questo nuovo corso di laurea è segno tangibile di speranza per tutti i calabresi”. Di tutt’altro spessore l’intervento del Sindaco uscente di Cosenza, Mario Occhiuto, che in una lettera inviata al Rettore, prof. Nicola Leone, ha inteso manifestare tutta la sua soddisfazione per l’inizio di questo nuovo percorso di studio in medicina. “Ritengo si tratti di una svolta storica – ha scritto il Sindaco Occhiuto nella sua lettera –  che mette fine ad una lunga attesa e che rappresenta un momento di autentica soddisfazione per l’Università della Calabria che si conferma ateneo d’eccellenza. E’ questo un meritatissimo riconoscimento che ci fa comprendere ancora una volta come la nostra Università abbia tutte le carte in regola per competere con i più importanti atenei. Grazie alla collaborazione attiva tra l’Università della Calabria e l’Università Magna Grecia, è stato possibile realizzare  un progetto di attivazione del nuovo Corso di Laurea magistrale interateneo, portato avanti negli anni dal prof. Sebastiano Andò, prima come preside della facoltà di Farmacia SSN  e, successivamente, come direttore del dipartimento di Farmacia Scienze della Salute e della Nutrizione, oggi  riconosciuto dal MIUR come dipartimento di eccellenza nazionale proprio per l’area medica. Tale progetto è segnato oggi dal coinvolgimento di due aree d’eccellenza dell’ateneo, quella biomedica da una parte e quella ingegneristico-informatica-tecnologica dall’altra.  In questo modo vengono premiati gli sforzi del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione, al cui interno si strutturerà il corso di laurea  in Medicina e  Chirurgia e Tecnologie digitali,  che, con  un proprio  cospicuo  corpo docente di area medica, ha seguito passo dopo passo tutta la non semplice procedura di accreditamento. Il risultato cui si è pervenuti è da salutare – conclude la nota del Sindaco Mario Occhiuto –  con particolare entusiasmo, non solo perché consentirà di innalzare l’offerta formativa del nostro ateneo, ma anche perché il nuovo corso di laurea che oggi si inaugura ufficialmente, oltre alla formazione medica, potrà assicurare la messa a profitto di quelle specializzazioni che le nuove tecnologie, applicate alla sfera della medicina, saranno in grado di garantire”.

Mentre il prof. Macello Maggiolini che ha la funzione di coordinatore del nuovo corso di laurea anche lui ha dichiarato che trattasi di un grande successo dal fatto che le attività didattiche sono impostate assolutamente in modo innovativo come si pretende con le nuove tecnologie. “Ci poniamo come antesignani in un percorso formativo che vede l’Università della Calabria come università leader nel panorama nazionale ed internazionale”.

Da parte nostra è doveroso riconoscerne il merito al prof. Sebastiano Andò, come ha pure sottolineato il sindaco Occhiuto nella sua lettera inviata al Rettore Leone, nonché anche in chi in questo momento sta focalizzandone gli aspetti più significativi dell’evento. Evento in cui non si può dimenticare l’inizio del rapporto del prof. Sebastiano Andò con l’Università, una vita di sacrifici, lavoro e successo vista la conclusione di questo sogno divenuto realtà e che abbiamo seguito fin dall’inizio come responsabile dell’ufficio stampa dell’Università, a partire del rapporto di collaborazione con il prof. Beniamino Andreatta.

Le radici di questo nuovo corso di laurea hanno origini lontane con l’impostazione del Centro Sanitario, prima come riferimento dell’Opera Universitaria e poi del Centro Residenziale, acquisendo una propria autonomia come previsto dall’art.2 dello Statuto di cui al DPR 1° dicembre 1971 n°1329 non appena viene pubblicato  il DPR costitutivo del Centro Residenziale 19 giugno 1978 n° 632. 

Un Centro Sanitario insieme al dipartimento di Scienze Biologiche che hanno visto il prof. Sebastiano Andò assumerne la direzione fino ad arrivare, con l’anno accademico 1992/1993, ad inaugurare, come Preside, la Facoltà di Farmacia, per la quale ci fu una grossa mobilitazione ad opera del Rettore Pietro Bucci, scomparso prematuramente nel mese di ottobre del 1994, a seguito della non disponibilità della città di Catanzaro nel  mese di aprile del 1980 ad attivare  un reciproco corso di laurea in Medicina. 

Parte dalla nascita della Facoltà di Farmacia, divenuta successivamente, con il riconoscimento Ministeriale, Facoltà di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute l’idea progettuale di una Scuola di Medicina sollecitata dall’Associazione Comunicalmed, con presidente il già Rettore dell’UniCal, prof. Rosario Aiello, riuscendo ad accogliere l’assenso favorevole di 145 Comuni della Provincia di Cosenza unitamente alla sottoscrizione di una mozione di approvazione ad opera di 5.000 cittadini. Un lavoro che trova una sintesi nell’impegno del prof. Sebastiano Andò verso la creazione del rapporto con l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro per trovare la migliore formula di realizzazione del corso di laurea in Medicina, ottenendo nel frattempo valutazioni e riconoscimenti, da parte dell’ Agenzia Ministeriale ANVUR, del dipartimento di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute, quale struttura di qualità e prestigio per  lo studio e la ricerca relativa all’area medica.

Il tempo era quindi maturo e bene hanno fatto i Rettori delle due Università, Leone e De Sarro, a comprenderne le attese e la forte capacità progettuale del percorso in termini didattici e scientifici  per dare alla società calabrese la giusta risposta adeguata alle domande ed alle attese di un reale cambiamento di sviluppo e crescita sperato e sognato. Per questo comprendiamo e siamo vicini all’emozione provata dal prof. Sebastiano Andò assistendo nell’aula magna “Beniamino Andreatta” alla cerimonia inaugurale del primo anno del corso di laurea in “Medicina e Tecnologie Digitali”, dove unitamente al corpo docente erano presenti i primi studenti ammessi, verso i quali lo stesso ha augurato loro il meglio in termini di percorso di studio e della loro professionalizzazione per essere domani valenti professionisti e concorrere a dare alla nostra Regione uno strumento di supporto valido nella costituzione di un settore sanitario di avanguardia e qualità che la comunità attende e crede. Ecco perché concordiamo nel dire che con l’avvio di questo accordo interuniversitario tra le due Università degli Studi della Calabria e quella di Catanzaro per la nascita di questo nuovo corso di laurea è stata scritta una pagina di storia importante dalla quale partire per guardare al futuro con maggiore fiducia e serenità pandemia permettendo. (fba)                                                                                                                      

CATANZARO – Al via la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Umg

Sono 120 i posti disponibili per partecipare alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Magna Graecia di Catanzaro per l’anno accademico 2021/2022, le cui domande di iscrizioni scadono oggi, 11 ottobre.

La Scuola si propone di promuovere e sviluppare l’insieme delle attitudini delle competenze che caratterizzano la funzione dei magistrati ordinari e la professione di avvocati e notai, permettendo così ai laureati in giurisprudenza non solo di affrontare i concorsi per l’accesso alle professioni legali ma di esercitare al meglio la propria futura attività lavorativa. La Scuola organizza l’attività formativa in moduli che assicurano un adeguato equilibrio tra l’approfondimento teorico e lo svolgimento di attività pratica (discussione e simulazione di casi, redazione di temi, atti giudiziari e pareri).

Al concorso sono ammessi coloro i quali abbiano conseguito il diploma di laurea in giurisprudenza in data comunque anteriore al 12 novembre 2021, giorno nel quale è previsto lo svolgimento del concorso di ammissione su tutto il territorio nazionale. Può presentare domanda di partecipazione con riserva il candidato che non è ancora in possesso del titolo accademico purché lo consegua comunque entro il 12 novembre 2021.

Per essere ammessi al concorso i candidati dovranno presentare la domanda di ammissione, esclusivamente online, entro le ore 12.00 di lunedì 11 ottobre 2021, direttamente sul portale web dell’Ateneo, digitando il link https://unicz.esse3.cineca.it/Home.do.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet dell’Ateneo all’indirizzo www.unicz.it, nella sezione dedicata alle Scuole di Specializzazione. (rcz)

Al via il 38esimo Congresso della Società Siculo Calabra di Urologia

Domani, venerdì 1° ottobre e sabato 2, a Catanzaro, è in programma il 38esimo Congresso della Società Sicuro Calabra di Urologia, organizzato dal Dipartimento di urologia dell’ospedale di Catanzaro, Università Magna Graecia, diretto dal prof. Rocco Damiano.

In questa due giorni, dunque, si confronteranno oltre 200 esperti provenienti dalla Calabria e Sicilia, oltre a tanti urologi che esercitano la professione lontano dalle loro Regioni di nascita, su dei dati preoccupanti, che certificano che, ogni anno, in Calabria circa 660 nuove persone vengono colpite dal tumore della prostata, 250 al tumore del rene e 460 dal tumore della vescica. La chirurgia conservativa oggi offre ottimi risultati dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza.

Ogni anno in Calabria circa Il 40% dei pazienti con patologia oncologica urologica, che fino a qualche anno fa si doveva sottoporre ad interventi che comportavano l’asportazione della prostata, del rene o della vescica, oggi invece può giovarsi di una terapia conservativa volta alla preservazione dell’organo, il cui obiettivo principale è contrastare al meglio la malattia, salvaguardando nello stesso tempo quelle funzioni fisiologiche che più fortemente coinvolgono la qualità della vita del paziente: dalla continenza alle capacità di erezione ed eiaculazione.

«Oggi i tumori della prostata, dei reni e della vescica – ha spiegato il prof. Damianoprevedono valide alternative alla chirurgia radicale di tipo conservativo. Dalla terapia focale agli ultrasuoni per la prostata, alla terapia ‘trimodale’ (chemioterapia, radioterapia e resezione endoscopica) dedicata alla vescica, si passa poi al grande ruolo della laparoscopia ed alla robotica e al suo veloce sviluppo degli ultimi 10 anni».

Per ogni organo, poi, c’è una tecnica particolare. «Nel trattamento del tumore di vescica muscoloinvasivo, accanto all’asportazione della vescica con derivazione urinaria, oggi si sta facendo sempre più strada un nuovo approccio multidisciplinare tra urologo, radiologo ed oncologo che, per pazienti selezionati (ad esempio con comorbilità che non rendono possibile la chirurgia radicale e tutti i pazienti fortemente motivati a conservare la vescica), costituisce sicuramente una promettente alternativa», ha aggiunto il prof. Damiano. 

«La terapia cosiddetta ‘trimodale’ – ha spiegato ancora – mettendo insieme i vantaggi di chemioterapia, radioterapia e resezione endoscopica del tumore della vescica, permette di controllare il tumore senza la necessità di asportazione dell’organo con ovvi benefici per la qualità di vita del paziente».

«Con questo tipo di approccio – ha concluso – la sopravvivenza cancro specifica a 5 anni è del 65%, e permette di ottenere buoni risultati oncologici, preservare la minzione fisiologica e assicurare una buona qualità della vita al paziente perché questo consentirà di mantiene erezioni, eiaculazioni e fertilità». (rcz)

 

La Regione finanzia con 4,5 milioni tre progetti delle Università calabresi per la ricerca anti-covid

Sono tre i progetti delle Università calabresi che la Regione Calabria finanzierà, con la somma di 4,5 milioni di euro, per investire nella sperimentazione di soluzioni innovative e promuovere azioni per il contrasto all’epidemia da Covid-19.

«Il dipartimento Presidenza – settori Ricerca scientifica e Innovazione ecnologica, Formazione professionale, Alta formazione, Accreditamenti e Servizi ispettivi -, preso atto dei lavori della commissione di valutazione, ha avviato – spiega una nota dell’assessorato – la formalizzazione del decreto contenente la graduatoria delle proposte progettuali ammesse e presentate dall’Università della Calabria, dall’Università Magna Grecia e dalla Mediterranea.

«L’invito – continua l’Assessorato – in attuazione dell’Asse 1 e 12 del Por Fesr Fse Calabria 2014/2020, si articola in due differenti azioni: “Sostegno alle infrastrutture della ricerca considerate critiche/cruciali per i sistemi regionali” e “Azioni per il rafforzamento dei percorsi di istruzione universitaria o equivalente post-lauream”. Gli interventi sono finanziati fino al 100% delle spese ammissibili».

«Siamo arrivati al nostro obiettivo con grandi risultati: le tre università calabresi – ha dichiarato l’assessore regionale all’Istruzione, Università, Ricerca scientifica e Innovazione, Sandra Savaglio –, hanno presentato progetti di alto livello che riguardano la salute delle persone, la ricerca scientifica internazionale, il miglioramento del servizio sanitario che gli ospedali possono offrire al cittadino. Sono davvero contenta».

«L’università Mediterranea di Reggio Calabria – spiega ancora, entrando nel merito dei progetti – si propone di migliorare la digitalizzazione di ospedali con l’uso della piattaforma iCare System e si prospetta, inoltre, l’uso di qualcosa che il Covid ci ha lasciato, in positivo: la telemedicina. La Magna Greacia di Catanzaro si occuperà delle malattie infettive e della cura specifica dei malati di Covid-19, per la prima volta e specialmente da un punto di vista multidisciplinare. Infatti, saranno diversi i gruppi di ricerca coinvolti, dalla genomica, alla chimica farmaceutica, alla neuroscienza».

«L’aspetto multidisciplinare – ha aggiunto – è presente anche nel progetto dell’Unical. Il focus saranno le nanotecnologie applicate alla salute. Questa nuova disciplina della scienza offre la possibilità di diagnosi precoci e molto precise dei tumori anche della cura del Covid. Le conseguenze positive sono enormi. Il progetto Università della Calabria ha anche una parte internazionale molto forte con, tra le altre cose, finanziamenti europei già ottenuti e collaborazioni con laboratori all’estero, che mostrano che si parte da una base molto solida. Da segnalare anche il coinvolgimento dell’intelligenza artificiale, una disciplina che, ormai, ha invaso tutti gli aspetti della conoscenza umana».

«È stato un percorso lungo e faticoso per tutti gli scienziati coinvolti ma ne è sicuramente valsa la pena. Ognuno di loro – ha concluso l’assessore – avrà a disposizione un milione e mezzo di euro per realizzare un laboratorio che abbia respiro internazionale. Buon lavoro e buona ricerca». (rcz)

Pasquale Mastroroberto: La Regione non eroga alcun contributo per medici calabresi

Il dott. Pasquale Mastroroberto, Direttore U.O.C. Cardiochirurgia- A.O.U. “Mater Domini” di Catanzaro, ha denunciato un fatto grave: che la Regione Calabria, non ha «ritenuto di dovere erogare alcun contributo per medici calabresi», mentre il Dm n. 998 del 28-07-2021 ha definito la distribuzione dei contratti per la formazione medica specialistica per l’anno 2020-2021.

Confermato l’ottimo risultato per l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro con un incremento di rilievo dei contratti statali rispetto allo scorso anno ma, la cosa più grave, è la mancata stipula di convenzione con l’Ateneo Calabrese per 2 contratti relativi allo scorso anno per cui il Rettore Giovambattista De Sarro, con nota prot. 17287 del 21 luglio u.s., ha invitato l’Ente regionale ad onorare l’impegno assunto con nota n. 265800 del 14.8.2020 nella si è obbligato con il Ministero dell’Università e della Ricerca a finanziare per l’anno accademico 2019-2020  due contratti di formazione specialistica aggiuntivi regionali.

«Si tratta – ha spiegato – di due medici calabresi, uno in formazione specialistica presso la Scuola di Specializzazione in Ortopedia, e l’altro presso la Scuola di Specializzazione in Cardiochirurgia da me diretta, che hanno regolarmente preso servizio ad inizio anno senza percepire alcun compenso nonostante un impegno quotidiano, al pari dei colleghi che invece usufruiscono di contratti statali».

  L’Università di Catanzaro ha ripetutamente sollecitato l’Ente Regionale alla definizione della convenzione, presupposto essenziale alla stipula dei contratti con gli specializzandi, senza alcun esito.La mancata definizione di tale convenzione – ha proseguito Mastroroberto –  mette a rischio la sicurezza degli specializzandi che, sotto tutela dei Direttori delle Scuole, hanno avviato comunque il loro percorso formativo con conseguenti problematiche di eventuale invalidazione della copertura assicurativa e senza ricevere il trattamento economico spettante».

«È, quindi, indispensabile – ha concluso Mastroroberto – che ,come puntualmente sottolineato dal Rettore De Sarro,  l’Ente Regionale rispetti gli obblighi che ha assunto con il Ministero, l’Ateneo catanzarese e gli specializzandi stessi». (rcz)

L’Anvur accredita la laurea magistrale in Medicina/Chirurgia e Tecnologie digitali

di FRANCO BARTUCCI – L’Agenzia del Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica preposta alla valutazione del sistema universitario italiano e della ricerca (Anvur) ha accreditato ufficialmente il corso di laurea in medicina/chirurgia e Tecnologie digitali, progetto concordato tra l’Università Magna Grecia di Catanzaro e l’Università della Calabria.

Dopo l’approvazione dei rispettivi Senati Accademici, dell’organismo regionale del diritto allo studio e della Giunta regionale calabrese, è arrivato l’accreditamento del Ministero Università e Ricerca aprendo la strada all’apertura di tale corso di laurea magistrale a partire dal prossimo anno accademico 2021/2022, suscitando forte apprezzamento sia da parte dei due Rettori, Nicola Leone e Giovanbattista De Sarro, come nel prof. Sebastiano Andò, già preside della Facoltà di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute, nonché attuale direttore del Centro Sanitario dell’Università della Calabria, che da anni ha lavorato con puntiglio che ciò accadesse.

Una scheda di presentazione della laurea magistrale – Tale laurea magistrale ha una durata di 6 anni, come tutti i corsi di laurea della classe di Medicina e Chirurgia.

Lo studente al termine del percorso di studio consegue un doppio titolo: la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e la laurea triennale in Ingegneria Informatica, curriculum bioinformatico.

Prevede un piano di studio di 180 crediti  necessari per conseguire la laurea triennale in Ingegneria bioinformatica, oltre alla laurea in Medicina. Una parte significativa di questi crediti è già comune ai corsi di Medicina e Chirurgia e Ingegneria informatica, sulla base degli ordinamenti ministeriali, fatta eccezione per 5 insegnamenti – per un totale di 27 crediti formativi – che sono previsti come aggiuntivi rispetto al tradizionale curriculum medico.  Complessivamente, quindi, il piano di studi prevede 387 crediti.

La formazione professionale – L’acquisizione, oltre alle competenze tipiche della formazione di un medico, anche delle conoscenze utili per padroneggiare le nuove tecnologie e applicarle in ambito sanitario e l’apprendimento di metodi e tecniche proprie dell’Intelligenza artificiale e della Bio- Informatica, necessari per ideare e sviluppare nuove applicazioni per i settori della medicina di precisione, della telemedicina, della medicina personalizzata, della chirurgia robotica.

Grazie a queste competenze aggiuntive, certificate dal conseguimento del doppio titolo, i laureati in Medicina e Tecnologie digitali saranno dunque professionisti formati per affrontare le sfide presenti e future in campo sanitario, capaci di gestire l’innovazione e di contribuire all’innovazione stessa.

Le carriere possibili – Lo studente acquisirà tutte le conoscenze necessarie per avviarsi alla carriera del medico (Anatomia umana, Patologia generale e clinica, Farmacologia, Biologia, Microbiologia, Genetica, le discipline cliniche dell’area medica e chirurgica, etc), ma seguirà anche corsi di Bioinformatica, Data mining, Intelligenza artificiale e Machine learning, Biomeccanica e così via.

L’organizzazione dei corsi e tirocini – Le lezioni per  i primi tre anni si svolgeranno all’Università della Calabria, dove lo studente acquisirà la preparazione medica di base, unita alle competenze ingegneristiche e bioinformatiche. Nel secondo triennio, invece, i corsi si terranno all’Università Magna Graecia di Catanzaro e saranno dedicati prevalentemente alla formazione clinica.

Il  tirocinio previsto dal piano di studio si svolgerà nei reparti delle strutture ospedaliere già convenzionate con l’Università Magna Graecia di Catanzaro e in altri che saranno convenzionati nei prossimi mesi. Sono previste attività di tirocinio anche in laboratori informatici e centri di ricerca.

L’accesso all’esame di stato per l’abilitazione alle professioni – Al termine dei sei anni il laureato in Medicina e Tecnologie digitali potrà accedere all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di medico chirurgo e ai concorsi per le Scuole di Specializzazione medica. Potrà lavorare in tutti gli ospedali, nelle strutture sanitarie, negli studi professionali. Le competenze acquisite gli consentiranno inoltre di lavorare in strutture sanitarie d’avanguardia nell’utilizzo delle nuove tecnologie, in reparti di chirurgia robotica, in centri di diagnostica avanzata o specializzati nella medicina di precisione, nell’ambito della telemedicina.

II laureato potrà anche scegliere di dedicarsi alla ricerca o lavorare nei settori farmaceutico e industriale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative in campo sanitario.

Il concorso di ammissione  e le attese dei cittadini – In fase di prima attivazione sono previsti 60 posti.Per ottenere l’iscrizione al corso, è necessario sostenere e superare la prova d’ammissione a Medicina e Chirurgia previsto dall’ordinamento nazionale.

Sulla metodologia del concorso di ammissione già da tempo è in corso una discussione in ambito cittadino che raccomande alle autorità accademiche delle due Università di applicare il metodo in atto da sempre all’Università della Calabria per legge istitutiva e cioè che l’80% dei posti messi a concorso, come avviene per tutti i corsi di laurea attivati, debbono essere riservati a studenti calabresi o figli di calabresi residenti all’estero; il 15% a studenti extra regionali ed il 5% a studenti stranieri.

Ci sono due motivi precisi alla base di questa richiesta cittadina. Il primo è quello che non si possono avere due metodi differenti di ammissione ai corsi di laurea dell’Università della Calabria, come per altro nei suoi quarantanove anni di vita della sua organizzazione didattica e formativa ha rispettato nella formula prevista per legge fin dal primo anno accademico 1972/1973; il secondo motivo è legato al fatto che la Calabria necessita di una nuova riorganizzazione del settore sanitario, che da più tempo, come ha messo in luce la pandemia, soffre già di molto di una carenza di medici ed infermieri ed è più che giusto premiare tale attesa.

L’attivazione di questa percorso magistrale di formazione di una nuova classe medica aiuta ciò e non delude la speranza di tanti giovani calabresi portati spesso ad emigrare. E’ bene che le autorità accademiche delle due Università si impegnino a dare ascolto a tale richieste ed esigenze muovendo gli opportuni passi presso il Ministero dell’Università e se occorre anche attraverso i parlamentari per la promozione di un’apposita legge, per come avvenuto nei primi anni di avvio dei corsi di laurea dell’Università della Calabria, per ottenere l’abilitazione professionale per il corso di laurea in scienze economiche e sociali.

Le note di apprezzamento dei sindaci Occhiuto e Manna 

«Si tratta di un meritatissimo riconoscimento – ha dichiarato il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto – che ci fa comprendere ancora una volta come la nostra Università abbia tutte le carte in regola per competere con i più importanti atenei. Il progetto coinvolge due aree d’eccellenza dell’Ateneo, quella biomedica da una parte e quella ingegneristica-infomatica-tecnologica. Il risultato è da salutare con particolare entusiasmo perché il corso di laurea entrando in regime, oltre alla formazione medica, potrà assicurare la messa a profitto di quelle specializzazioni che le nuove tecnologie, applicate alla sfera della medicina, saranno in grado di garantire».

«Plaudiamo al lavoro svolto da Leone e dal senato accademico – ha dichiarato il sindaco di Rende, Marcello Manna – che, con l’istituzione della facoltà di medicina, sono riusciti a realizzare un risultato che darà lustro a tutta la Calabria. Rende e l’Università della Calabria possono indicare il cambiamento di rotta necessario a garantire il diritto costituzionale alla salute e di cura e quello all’istruzione, oggi ancor più minati da una crisi pandemica senza precedenti e da una vacatio politica evidente. L’Unical è eccellenza territoriale da valorizzare rafforzando, attraverso azioni di sinergia, il miglioramento dei servizi nel rapporto assistenziale alla cittadinanza».

Una nota che si arricchisce infine con la richiesta di realizzare a Rende, nelle vicinanze dell’Università, il nuovo ospedale cosentino, chiedendo al presidente facente funzioni della Regione la promozione di un incontro in cittadella insieme al Presidente della Provincia di Cosenza. «Una decisione non più procrastinabile e l’allocazione del nuovo nosocomio a Rende è ora una scelta dovuta».

«La medicina si fa sul territorio – ha detto ancora il sindaco Manna – ed è l’organizzazione territoriale a fare la differenza e con l’implementazione del nuovo assetto urbanistico, attraverso la realizzazione dello svincolo autostradale a Settimo e della stazione ferroviaria tra Rende e Montalto, si andrà a offrire un servizio essenziale in una zona strategica in vista della città unica. Bisogna avere una visione chiara sul futuro: l’attuale ospedale ha cento anni, il nuovo nosocomio deve essere pensato per i prossimi cento». (fb)

Chirurghi estetici: tra i migliori secondo Vanity Fair il calabrese Steven Paul Nisticò

C’è anche un calabrese tra i quattro migliori chirurghi estetici d’Italia indicati dal settimanale Vanity Fair: si tratta di Steven Paul Nisticò, direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Nisticò è un “mago” del laser che viene utilizzato come un bisturi di luce per rimuovere difetti cutanei (inclusi i tatuaggi). Il prof. Steven Nisticò è molto conosciuto per l’altissimo livello di utilizzazione delle tecniche laser all’avanguardia in una Scuola di Specializzazione in Dermatologia tra le più apprezzate d’Italia.

«Si tratta – ha spiegato il prof. Nisticò a proposito del laser utilizzato in dermatologia – di un raggio di luce monocromatico concentrato della stessa lunghezza d’onda: interagisce con i tessuti cutanei generando una sorta di danno termico selettivo, capace di provocare la distruzione delle molecole bersaglio producendo piccolissime lesioni». Le tecnologie che li generano, però, non sono tutte uguali: «Il laser Q-Switched frammenta ed elimina lentigo, macchie cafè-au-lait, efelidi e le discromie del labbro superiore (il cosiddetto melasma, pigmentazione più diffusa dovuta ormoni, genetici e farmacologiche, pillola, oppure cosmetici non testati in associazione alla luce solare). Le teleangectasie, le piccole vene dilatate visibili a fior di pelle, vengono trattate con il laser Nd:YAG o con il laser Dye: selettivamente colpiscono, chiudendole, rendendole così invisibili in modo permanente. Per le cicatrici (comuni o da acne) cheratosi e ruvidità importanti si attenuano con il laser frazionato CO2: esercita microfori distanziati nella pelle, che innescano i meccanismi riparativi dei fibroblasti e dei fattori di crescita, redendo la cute levigata, omogenea e compatta. Agisce rimuovendo l’ispessimento vaporizzandolo ed è dotato di indicatori di colore (gli WYIWYG, acronimo dell’inglese What You See Is What You Get – quello che vedi è il risultato) che permettono all’operatore di capire all’istante il livello di esfoliazione che sta praticando. È usato anche per la rimozione di lesioni dermatologiche benigne in zone delicate come i contorni occhi e bocca».

Afferma Francesca Marotta nel servizio su Vanity Fair: «Lo specialista suggerisce di rivolgersi sempre a esperti competenti che abbiano cura di esaminare attentamente l’inestetismo prima di eseguire il trattamento. «Va fatta sempre – dice il prof. Nisticò – una valutazione per accertarsi sulla natura dell’inestetismo. Nei casi dubbi e sempre per esempio escludere la presenza di un melanoma, va eseguita una epiluminescenza usando un dermatoscopio ottico, indispensabile per analizzarne morfologia e struttura interna».

La Scuola di Dermatologia e Venereologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, del resto,  è fortemente attiva sul piano della Ricerca. Le brillanti qualità dei ricercatori hanno permesso di intraprendere numerosi progetti, di portata nazionale ed internazionale. Le collaborazioni con le Scuole di Oculistica e Psichiatria dello stesso Ateneo hanno reso possibili percorsi di interesse trasversale, interdisciplinare che, oltre al contributo scientifico, rappresentano una preziosa risorsa per i pazienti. L’impiego di trattamenti all’avanguardia in ambito dermatologico ha titolato la Scuola come Centro di Riferimento per trial clinici multicentrici, abbattendo i confini fisici e dando la possibilità ai ricercatori di confrontarsi con altri specialisti del settore ed ampliare le proprie vedute in ambito scientifico.
L’attività scientifica di ricerca mira allo sviluppo e all’applicazione di metodologie innovative ed efficienti per lo studio di patologie dermatologiche immuno-infiammatorie, oncologiche, aller-gologiche ed infettivologiche. Particolare attenzione è rivolta alla valutazione dei meccanismi fisiopatogenetici di tali patologie attraverso approcci multidisciplinari in genomica, proteomica, analisi statistica ed epidemiologica al fine di identificare nuovi potenziali biomarcatori utili per la diagnosi, la prognosi e il follow-up dei pazienti.
La prospettiva dell’attività di ricerca è quella di fornire ai pazienti un servizio di medicina per-sonalizzata attraverso nuovi percorsi diagnostici e terapie innovative e di ottimizzare le terapie esistenti per individuare il trattamento più efficiente per ciascun paziente.

In un articolo per Calabria.Live, lo scorso agosto, il prof. Steven Nisticò aveva spiegato la metodologia adottata. «L’utilizzo dei laser e delle sorgenti luminose – ha scritto il prof. Nisticò – è un topic molto attuale in dermatologia. La possibilità di utilizzare la luce con intenti curativi ha sempre avuto grande importanza in dermatologia. Il primo spettro luminoso utilizzato nella cura delle patologie cutanee è stato quello generato dal sole, che con il suo effetto immunomodulatore ha dimostrato di avere capacità di cura in varie patologie infiammatorie ( come la psoriasi o vari tipi di dermatiti) e pretumorali (parapsoriasi, etc…). Sulla base di questi riscontri varie lampade con emissione selettiva a lunghezze d’onda terapeutiche ( come ad esempio gli UVB a banda stretta o la PUVA terapia) sono attualmente utilizzate nel trattamento di varie condizioni dermatologiche, quali appunto la psoriasi, la vitiligine, vari tipi di dermatiti, etc. Tali terapie consistono nell’esposizione, per un periodo limitato (di solito qualche minuto) e ripetuto ( un paio di volte a settimana) di tempo a lampade che emettono luce ad un ben determinato spettro luminoso, che va ad avere una azione selettivamente terapeutica. Tale tipo di terapie può a volte essere adiuvato dall’ingestione di profarmaci (come ad esempio gli psoraleni) che vengono attivati dalla luce ed hanno la loro azione terapeutica selettivamente sulla cute a seguito di questa attivazione. Tra i vari fasci di luce utilizzabili in dermatologia i raggi a lunghezza d’onda selettiva possono essere utilizzati per colpire un target , come la melanina o l’emoglobina, e quindi determinare l’eliminazione selettiva di una lesione». (rrm)

Smettiamola con le critiche e le polemiche tipiche calabresi per l’istituzione del corso di laurea in “Medicina e Tecnologie digitali”

di FRANCO BARTUCCI – Ritengo che sia una cosa vergognosa e deprecabile quanto sta accadendo nella nostra Regione, circa l’istituzione del corso di laurea magistrale in “Medicina e Tecnologie digitali”, deciso a seguito di un comune accordo fatto tra l’Università della Calabria e l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro.

Leggere notizie di contestazioni ed interrogazioni di consiglieri regionali, come di ricorsi al Tar avverso a tale delibera ad opera di associazioni catanzaresi, dopo l’approvazione del progetto da parte della Giunta regionale, ci fa vergognare  perché sono il simbolo di un’arretratezza culturale d’altri tempi in cui a vigere erano le regole dei campanilismi pericolosissimi per lo sviluppo sociale, culturale ed economico della nostra Calabria. Soprattutto oggi che stiamo vivendo la tremenda esperienza dell’epidemia del Covid-19.

Quella delle polemiche e delle campagne campanilistiche tra le città capoluoghi della nostra regione hanno un’anzianità di circa cinquant’anni di storia con l’istituzione a Cosenza dell’Università della Calabria, in cui né Catanzaro e né Reggio Calabria gradivano tale soluzione, tanto è vero che, con il passare degli anni, abbiamo visto anche in quelle città la nascita delle rispettive Università. Ricordo che finanche il Rettore della prima università statale calabrese, prof. Beniamino Andreatta, per bloccare quelle aspirazioni indipendenti, arrivò a proporre un sistema universitario integrato sotto la direzione della prima Università riconosciuta dalla Repubblica Italiana. 

Tale proposta non fu accettata e, qualche anno dopo, alla fine degli anni Settanta, con Rettore il prof. Pietro Bucci, ritornò l’esigenza di avere anche all’Università della Calabria la Facoltà di Medicina. Ricordo, e le cronache giornalistiche ne sono una testimonianza, che il prof. Bucci raggiunse un accordo con il sindaco di Catanzaro dell’epoca, finalizzato ad attivare i primi tre anni di medicina all’Università della Calabria e gli ultimi tre anni di cliniche presso la libera Università di Catanzaro. Ci fu un accordo di disponibilità tra l’Università della Calabria ed il mondo politico istituzionale catanzarese che non fu accettato da quello universitario, chiudendo così ogni rapporto di collaborazione tra le Università che nel frattempo con il passare degli anni vennero riconosciute anch’esse statali dai vari governi che si sono succeduti nella nostra Repubblica Italiana.

In più occasioni, ed in tempi diversi sempre con i Rettore Bucci, Aiello, Frega e Latorre si è tentato l’approccio con l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro di attivare all’Università della Calabria la Facoltà di Medicina, avendo come stimolatore il preside della Facoltà di Farmacia, prof. Sebastiano Andò, senza arrivare a questa importante meta, come dimostra la nutrita rassegna stampa di volta in volta predisposta, che finiva per caratterizzare  una  netta spaccatura tra le forze istituzionali, politiche ed associative, come accademiche, delle due città Cosenza e Catanzaro.

Onore, quindi, agli attuali Rettori delle due Università, prof. Nicola Leone e prof. Giovanbattista De Sarro, che nella storia sono riusciti ad abbattere il muro dei campanilismi e aperto le due Università ad un sistema integrato universitario e di stretta collaborazione, per attivare questo importate corso di laurea magistrale in “Medicina e Tecnologie Digitali”, facendolo approvare dai rispettivi Senati Accademici delle due Università e dal Comitato Regionale di Coordinamento delle Università Calabresi (Coruc), apprezzato dal mondo sociale ed imprenditoriale dei due territori provinciali, con l’aggiunta in questi  giorni della Giunta regionale, presieduta dal presidente f.f. Nino Spirlì.

Adesso toccherà di ottenere l’approvazione da parte del Consiglio Universitario Nazionale (Cun) e dal Ministero dell’Università attraverso l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario di Ricerca (Anvur), che speriamo arrivi presto affinché il primo anno possa partire con l’anno accademico 2021/2022. Bando alle polemiche campanilistiche prive di contenuti seri tenendo conto che l’obiettivo del progetto è quello di formare i medici del futuro, professionisti che, alla preparazione in campo sanitario uniranno forti competenze in intelligenza artificiale, robotica, data scienze, ingegneria bioinformatica, data mining.

Si  tratta di settori che stanno conquistando un ruolo sempre più importante in medicina, con applicazioni che riguardano la prevenzione, la diagnostica, la chirurgia e l’oncologia di precisione, la riabilitazione, lo sviluppo dei farmaci e di terapie personalizzate, ma anche la gestione delle emergenze e la programmazione.

Un corso di laurea magistrale a numero chiuso attivato in Italia solo a Milano ed a pagamento; mentre noi lo potremmo avere nelle condizioni economiche molto basse stabilite dai regolamenti  interni, avendo concordato che gli studenti seguiranno i primi tre anni di corso presso le strutture dipartimentali dell’Università della Calabria e i successivi tre anni di cliniche presso l’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. In questo, c’è una richiesta specifica da fare ed è bene che tutti concorriamo a chiedere alle autorità accademiche delle due Università, come governative nazionali e regionali, che il criterio di ammissione a detto corso di laurea sia quello previsto istituzionalmente e per legge fin dal primo anno accademico dell’Università della Calabria, che l’80% dei posti sia riservato a studenti calabresi o figli di emigranti calabresi residenti all’estero, per il 15% a studenti di altre regioni italiane e per il 5% a studenti di altri paesi del mondo.

Solo così il progetto avrà un senso completo, e consentirà alla Calabria di crearsi una sua classe medica di prestigio e qualità, di fronte alla forte carenza esistente,  come sono le richieste che vengono oggi dalla società calabrese. (rcs)                              

 

CATANZARO – Il Soroptimist consegna borsa di studio a una studentessa dell’Umg

È la giovane studentessa, di origine nigeriana, Iyengumwena Endurance, al primo anno di Scienze Infermieristiche all’Università Magna Graecia di Catanzaro, ad aver ricevuto una borsa di studio  bandita dal Soroptimist Club di Catanzaro per promuovere le carriere Stem (Science, Tecnology, Engeneering and Mathematichs).

«Studio, capacità di superare le difficoltà, ottimismo, generosità rappresentano dei must irrinunciabili per le soroptimiste di tutto il mondo – ha dichiarato la presidente del Club Soroptimist di Catanzaro, Adele Manno – ed Iyengumwena li incarna perfettamente».
«Il Club Soroptimist di Catanzaro – ha spiegato Manno – prosegue nelle proprie azioni di sostegno alle donne, anche in tempi di pandemia. Corsi di educazione finanziaria, per colmare il gender gap che si registra in materia economica; sostegno alle donne che decidono di denunciare le violenze grazie alla “stanza tutta per sé” realizzate nelle stazioni dei Carabinieri, in forza di un protocollo d’intesa nazionale; divulgazione di una cultura del rispetto sin dalla prima infanzia, attraverso programmi pensati per i più piccoli; sostegno a giovani che si affacciano alla professione attraverso corsi alla Sda Bocconi sulla leadership femminile: solo alcune delle iniziative già realizzate o in cantiere e che verranno concluse entro la fine dell’anno sociale».
«Il Covid – ha aggiunto la presidente – ha imposto modalità di azione diverse da quelle che avremmo immaginato ma siamo abituate a cogliere opportunità dietro le difficoltà e non ci siamo affatto scoraggiate, convinte che la nostra azione, ripetuta nel tempo, possa lasciare un segno significativo sul nostro territorio. Anche l’ingresso di quattro nuove socie nel Club – Carla Megna, Serena Pirrò, Tonia Santacroce e Angela Turtoro – testimonia la vitalità di un’associazione che si occupa di emancipazione femminile a Catanzaro sin dal 1974». (rcz)

Ampio consenso per il nuovo corso di “Medicina e Chirurgia” proposto da Unical e Magna Graecia

I Rettori dell’Università della Calabria e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, rispettivamente Nicola LeoneGiovambattista De Sarro, hanno incontrato, in videoconferenza, le parti sociali interessate per presentare l’offerta formativa relativa all’istituzione di un Corso di Laurea Magistrale in “Medicina e Ingegneria” interateneo.

Hanno partecipato i rappresentanti degli Ordini professionali dei medici, degli infermieri e degli ingegneri, delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, della Federazione italiana dei medici di medicina generale, dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, di enti e associazioni di categoria, del terzo settore e i rappresentanti degli studenti. L’incontro è stato moderato dal professor Vincenzo Pezzi, dell’Università della Calabria.

Il corso prevede il rilascio congiunto di un doppio titolo di studio: la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia e quella triennale in Ingegneria Informatica, curriculum Bio-Informatico.

Giovambattista De Sarro, rettore dell’Umg, ha introdotto la presentazione, parlando di «una nuova idea, quella di formare una nuova generazione di medici».

«Le evoluzioni in campo medico – ha affermato il Rettore Umg – oggi sono tantissime; non si parlava di chirurgia robotica, telemedicina, radiologia interventistica fino a 20 anni fa. La storia della Facoltà di Medicina a Catanzaro ha 50 anni di esperienza, partita prima dall’Università Napoli fino ad arrivare all’autonomia, ma abbiamo sempre considerato l’arte medica come multidisciplinare e per questo abbiamo sempre condiviso i nostri percorsi anche con gli Ordini professionali».

Un cammino che si è sempre tenuto al passo con i tempi, fino a quelli attuali, «quando – ha sottolineato De Sarro – è emersa la necessità di inserire nella formazione medica anche la componente bio informatica e l’intelligenza artificiale. Da qui l’importanza di unire le forze, come hanno fatto anche altri atenei del Nord».

«Il nostro territorio – ha spiegato De Sarro – ha forte carenza di medici, non dovuta all’assenza di corsi di laurea ma ai 10 anni di commissariamento, che ha portato ad una mancanza di 1400 medici in Calabria, con il paradosso che i nostri specializzandi sono stati costretti ad emigrare». De Sarro ha concluso sottolineando che il nuovo Corso sarà certamente «top level con nulla di meno rispetto ai pochi altri simili a livello nazionale».

Il Rettore Nicola Leone è, invece, entrato nelle caratteristiche specifiche del nuovo Corso di laurea: «Iniziativa che conferma la collaborazione tra atenei calabresi che, in un momento particolarmente difficile per il Paese, uniscono le forze per tracciare nuovi profili che possano arricchire l’offerta formativa e dare contributo al territorio».

Leone ha, poi, presentato una sintesi sul contesto e le motivazioni che hanno indotto i due Atenei a proporre il nuovo corso, in termini di attrattività e occupabilità.

«La Calabria – ha spiegato Leone – è tra le regioni con maggiore carenza personale medico: si stima manchino 1410 professionisti. Non basta formare nuovi medici, ma medici nuovi, con competenze ingegneristiche e formati all’utilizzo di metodi e strumenti di intelligenza artificiali e data science. Il corso di laurea più simile a questo, è attivo da un anno: il Medtec della Humanitas University con il Politecnico Milano che ha avuto un boom di domande, nonostante l’alto costo iscrizione che tocca i 20.000 euro annui».

«Da noi, invece – ha aggiunto – il costo delle iscrizioni sarà quello standard, con le esenzioni e agevolazioni previste dagli atenei pubblici». Altro aspetto che differenzia i due corsi di laurea, sarà, inoltre, la forte caratterizzazione di quello calabrese nell’ambito dell’applicazione dell’Intelligenza artificiale».

Altro fattore determinante è quello dell’occupabilità che nell’ambito della medicina vede il 95% di laureati trovare lavoro, secondo dati Istat, a 3 anni dalla laurea. E la richiesta cresce ancora di più per chi ha competenze con le nuove tecnologie: medicina di precisione, robotica, bionica, sanità digitale sempre più importante in società.

«È evidente – ha spiegato Leone – la necessità di programmi di formazione innovativi come questo, che avrà un profilo biomedico tecnologico, con competenze tipiche della figura del medico, al quale associare competenze tecnologie in ambito bioinformatico e dell’intelligenza artificiale. Il corso avrà una durata di 6 anni, prevede inizialmente 60 posti e un piano di studi con 360 crediti formativi e 5 insegnamenti aggiuntivi (27 ulteriori crediti) per conseguire doppio titolo: laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e laurea triennale in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatica. I primi tre anni si terranno all’Unical e gli altri tre alla Umg. I primi laureati potrebbero essere proclamati nel 2027».

L’incontro ha registrato un’ampia partecipazione e la proposta ha incassato il diffuso e convinto apprezzamento delle parti sociali intervenute, che hanno assicurato sostegno e piena collaborazione. Gli intervenuti hanno formulato alcune richieste di chiarimento sul percorso e sugli sbocchi post laurea, avanzato suggerimenti e sottolineato l’importanza di una proposta formativa orientata alla sanità del futuro, ma con al centro sempre il rapporto medico-paziente.

Nel corso dell’incontro è stato anche espresso l’auspicio che l’ambiziosa sfida lanciata dai due Atenei calabresi – un segno di speranza, è stato detto, nel difficile momento che il territorio sta attraversando – possa agire da stimolo per migliorare le strutture sanitarie calabresi e portare a completamento i progetti esistenti.

L’incontro, in particolare, ha registrato gli interventi di: Rosalbino Cerra, segretario regionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Vincenzo Ciconte, presidente dell’Ordine dei medici di Catanzaro, Eugenio Corcioni, presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Mimmo Denaro, segretario regionale Flc Cgil, Fabrizio Di Maio, per l’Ordine degli ingegneri di Cosenza, Giuseppe Lavia, segretario della Cisl di Cosenza, Maria Luisa Panno, direttore del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute Unical, Mario Russo, rappresentante degli studenti nel Senato Accademico Unical, Federica Saccà, per l’Ordine degli ingegneri di Catanzaro, Francesco Santolla, segretario regionale Uil Scuola Rua, Francesco Scarcello, prorettore alla Didattica Unical, Fausto Sposato, presidente dell’Ordine degli infermieri di Cosenza, Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei medici di Reggio Calabria, Francesco Zinno, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza.  (rcs)