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Calabria.Live lunedì 2 febbraio 2026

Zes unica e infrastrutture elettriche per la transizione energetica in Calabria

di PETRO PAOLO VERSACENegli ultimi anni, l’Italia ha conosciuto una crescita significativa nella produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico.

Gli aumenti di capacità sono stati, approssimativamente, 1 GW nel 2021, 3 GW nel 2022, 5.8 GW del 2023, 7.5 GW nel 2024, e 7 GW nel 2025, per un totale installato di circa 83 GW sul territorio nazionale.

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) prevede, per il 2030, obiettivi ambiziosi di incremento della capacità rinnovabile nazionale, stimati in ulteriori 50 GW rispetto al 2025. Di questi, una quota significativa di nuovi impianti è destinata al Sud Italia, dove maggiore è la producibilità da fonte solare, e più numerose le richieste di connessione alla rete pervenute. Tali richieste, nel complesso, superano esponenzialmente i target per il 2030, arrivando a oltre 348 GW.

Il raggiungimento dei traguardi del PNIEC è legato, in misura notevole, alla rimozione dei vincoli infrastrutturali e burocratici ancora esistenti sul sistema elettrico, dove le criticità maggiori appaiono legate alla saturazione della capacità di trasporto, e ad una flessibilità insufficiente per gestire con efficacia l’aumento della generazione variabile delle energie verdi.

In questo contesto, l’istituzione della Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno, emerge non solo come strumento di semplificazione e agevolazione fiscale per la manifattura dell’industria delle rinnovabili, ma si configura al contempo come potenziale volano della transizione energetica. L’incremento dell’autoconsumo da fonte rinnovabile nelle filiere produttive del Mezzogiorno consentirebbe, da un lato, un miglioramento della produttività attraverso la riduzione dei costi energetici e, dall’altro, un contributo significativo agli obiettivi di capacità rinnovabile al 2030, anche grazie alla riduzione della pressione sulla rete elettrica.

Criticità del sistema elettrico ed interventi pubblici a sostegno

L’integrazione delle rinnovabili nella rete elettrica nazionale è ostacolata da tre criticità principali:

· Saturazione reale: principalmente nelle aree con alta concentrazione di impianti, dove la capacità di trasporto locale non riesce a sostenere ulteriori immissioni di energia.

· Saturazione virtuale: causata dell’eccessivo numero di richieste di allacciamento concentrate in poche aree, per progetti che spesso mancano dei requisiti essenziali per essere autorizzati.

· Carenza di flessibilità: dovuta all’insufficiente diffusione di strumenti di bilanciamento come accumuli, smart grid e sistemi di gestione dinamica della domanda, senza i quali la crescita della produzione elettrica non programmabile rimane difficoltosa.

Il PNRR e i Fondi di Coesione rappresentano, ad oggi, i principali strumenti pubblici volti rafforzare la rete elettrica e facilitare l’integrazione delle rinnovabili nel Sud Italia.

· PNRR: potenziamento infrastrutturale e autoproduzione

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede ingenti investimenti per la modernizzazione della rete di trasmissione e l’incentivazione dell’efficientamento energetico delle strutture produttive. Progetti chiave comprendono il Tyrrhenian Link e il potenziamento della linea SA.CO.I 3, elettrodotti marini destinati ad aumentare capacità e affidabilità delle connessioni al Sud e con le isole. Il programma ‘Transizione 5.0’ per le imprese, esteso al 2028 dall’ultima Legge di Bilancio, incentiva, fra l’altro, gli acquisti finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, mediante credito d’imposta.

· Fondi di Coesione: smart grid e progetti regionali

Il Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale (PN RIC) 2021- 2027, finanziato mediante fondi coesione UE e nazionali, sovvenziona la modernizzazione e digitalizzazione

delle reti nelle regioni meno sviluppate. Il programma integra il PNRR, intervenendo sulle reti di media e bassa tensione, fondamentali per il collegamento di impianti distribuiti in aree industriali e rurali. Si segnalano inoltre interventi per lo sviluppo del fotovoltaico distribuito e l’autoconsumo industriale, con relativi sistemi di accumulo, destinati a terminare nel marzo 2026.

La ZES come leva per la transizione energetica

Il Piano Strategico della ZES Unica individua, tra le tecnologie trasversali da promuovere, quelle pulite ed efficienti (Cleantech), con l’obiettivo non solo di rafforzarne la manifattura locale, ma anche di favorirne l’integrazione strutturale all’interno delle filiere produttive da sviluppare.

La ZES Unica diviene quindi una risorsa determinante per riallineare la crescita industriale del Mezzogiorno con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sicurezza energetica nazionale.

Gli incentivi ZES comprendono:

· Crediti d’imposta per investimenti;

· Possibilità di cumulo con altri strumenti nazionali ed europei;

· Procedura unica semplificata per la riduzione dei tempi autorizzativi.

La Legge di Bilancio 2026 estende il credito d’imposta fino al 2028, prevedendo stanziamenti per 2,3 miliardi di euro nel 2026, 1 miliardo nel 2027 e 750 milioni nel 2028.

Pur precisando che lo sviluppo diretto delle infrastrutture energetiche di produzione, trasporto e distribuzione è escluso dall’ambito di applicazione degli incentivi ZES, questi ultimi possono svolgere un ruolo fondamentale nel favorire investimenti privati in impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e soluzioni di autoconsumo energetico da parte delle imprese, in particolare quelle energivore.

Investimenti locali in rinnovabili ed efficienza energetica, abbinati a procedure semplificate e incentivi fiscali, consentirebbero di alleggerire la bolletta energetica delle imprese, aumentandone la competitività; migliorare la resilienza energetica delle aree industriali; ridurre la congestione della rete in loco, e la dipendenza dagli interventi di espansione infrastrutturale.

La ZES potrebbe inoltre diventare uno strumento di governance della transizione energetica, favorendo il coordinamento tra livelli istituzionali, accelerando i processi autorizzativi e riducendo l’incertezza regolatoria che oggi frena molti investimenti. Un utilizzo mirato e selettivo degli incentivi, integrato con la pianificazione dello sviluppo della rete e con i fondi europei, consentirebbe di massimizzare l’impatto delle risorse pubbliche, evitando sovrapposizioni e dispersioni.

In prospettiva, il successo della ZES Unica dipenderà dalla capacità della politica di riconoscerne il ruolo non come semplice strumento agevolativo, ma come pilastro di una strategia nazionale capace di coniugare sviluppo infrastrutturale, autonomia energetica dei territori e crescita industriale, trasformando la transizione energetica in una leva di sviluppo duraturo e inclusivo. (ppv)

(Esperto energia e concorrenza)