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Attenti agli eretici

Il Vescovo Tonino Staglianò: Attenti agli eretici

di ANTONIO STAGLIANÒ – Questa volta tocca al Direttore della Civiltà cattolica e non tanto a papa Francesco. È già un passo in avanti. E però il padre gesuita è uno dei più stretti collaboratori del papa. Dunque, mal comune mezzo gaudio. Attenti all’eretico: «Gesù ha peccato di rigidità, ma poi si è convertito ed è guarito. Quindi Gesù era un peccatore come tutti gli uomini. Questa lampante eresia così si articola in modo più analitico.

Nostro Signore è insensibile e duro d’animo: addio al cuore misericordioso di Cristo che ha offerto Sé stesso per salvarci». Così sintetizza un “articolo shock” a firma di Tommaso Scandroglio su La nuova Bussola quotidiana, del 30.8.2023, con un titolo davvero attraente (e orticante): “Gesù rigido e peccatore, l’eresia di padre Spadaro”. Il riferimento è al consueto commento domenicale che il padre gesuita sta facendo da qualche tempo su Il Fatto quotidiano deliziando i lettori con la sua scrittura precisa, puntuale, a tratti poetica, da autentico letterato.

Chiunque può leggere il testo del 20 agosto riguardante l’episodio di una donna cananea che invoca da Gesù la guarigione della figlia tormentata dal demonio (Matteo 15, 21-28). Alla fine, Gesù, compie il miracolo, dopo molte insistenze. La questione è che Matteo parla della “durezza di Gesù” e lo fa apparire esattamente come Spadaro lo descrive: «insensibile. […] La durezza del Maestro è inscalfibile. […] La misericordia non è per lei. È esclusa. Non si discute. [Gesù] risponde in maniera beffarda e irriguardosa nei confronti di quella povera donna. “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”, cioè ai cani domestici. Una caduta di tono, di stile, di umanità. Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico». Gesù “appare” così o no, secondo il racconto di Matteo? Certo, appare beffardo e irriguardoso, visto che dà del “cane” a una persona umana? E questo non dovrebbe essere degno per chiunque tra gli umani, tanto meno per il Figlio di Dio nella carne umana.

La risposta della donna sorprende, perché accetta di essere un cagnolino pur di godere delle briciole che cadono dalla tavola del padrone. Quale meraviglia, quanta bellezza di fede c’è in questa speranza. Da qui, il miracolo, compiuto da Gesù che Spadaro commenta così: «poche parole, ma ben poste e tali da sconvolgere la rigidità di Gesù, da conformarlo, da “convertirlo” a sé. […] E anche Gesù appare guarito, e alla fine si mostra libero, dalla rigidità degli elementi teologici, politici e culturali dominanti del suo tempo». Ecco, dunque, Gesù appare guarito, Gesù si mostra libero. Il pezzo di padre Spadaro è veramente bello, anzi straordinario per la plasticità con la quale “ricostruisce la scena” rendendola viva. Sembra quasi di assistervi. Il linguaggio narrativo è davvero incisivo nel creare il “contrasto” da cui poi scaturisce l’ammirazione di Gesù per la grande fede dell’incredula (come altre volte, inversamente, Gesù si meraviglia, deluso, per l’incredulità dei religiosi).

Dove starebbe allora l’eresia di Spadaro? Dov’è scritto che Gesù è un peccatore?

Non c’è scritto, ma la coscienza (cattolica) di Scandroglio invece la vede, perché “quotidianamente la sua nuova bussola lavora con potenti lenti a infrarosso” (come quelle di cui è dotato il nuovo telescopio James Web, con la mission di scandagliare le profondità dell’universo avvicinandosi il più possibile all’ormai improbabile Big bang). Ecco cosa vede nei commenti di Spadaro: la figura di Gesù storicizzata «elisa dalla sua natura divina, gettata nell’immanentismo transeunte in cui tutti noi viviamo». E già, perché l’infrarosso di quelle lenti permetterebbe di “vedere” dov’è e dove non è la “natura divina” del Figlio di Dio, solo perché si citano i dogmi della Chiesa cattolica sull’Incarnazione e sulla Trinità, sul peccato originale. Eppure quel messaggio di E. Mounier resta indimenticabile: «occorre soffrire, perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca sempre dalla carne». È vero, perché l’autentica dottrina della Chiesa cattolica nasce, nella tradizione vivente, dalla carne sofferente dei martiri. È la testimonianza dell’amore nella carne che spinge il dono della vita fino a morire, la misura dell’ortodossia del credente. Perciò, nel travaglio culturale che stiamo vivendo, le vere eresie contro l’Incarnazione, e contro la Trinità, si verificano nella pratica di una vita che pretende di credere in Cristo, ma non opera la “sua” carità, non organizza la “sua” solidarietà, non vive la “sua” giustizia.

E perché queste eresie pratiche nessuno le vede?

C’è un cortocircuito nelle lenti a infrarosso: Papa Francesco scrive la Laudato si e fa ambientalismo ecologico; scrive poi la Fratelli tutti e fa sociologismo (magari massonico, con quell’appello alla fratellanza universale). Chiede di accogliere i migranti – perché oggi nel mondo in guerra è proprio l’ospitalità (dunque,

la capacità di farla davvero in società individualistiche e super interessate solo al denaro) il segno della carità cristiana, possibile solo con la grazia dell’eucarestia-, e fa politica di sinistra.

Non dovremmo intenderci di più tra cattolici?

Non siamo fratelli in Cristo? La dialettica è legittima e il dialogo ancor di più, non l’accusa e il giudizio che tende ad abbattere, a escludere, a dividere. Diabolon è divisivo ed è anche “fissista” (Ch. Theobald). Nel dialogo, teniamo però conto dell’osservazione del beato Antonio Rosmini a quelli che lo accusavano di eresia, perché non capivano il suo luminoso insegnamento: «abbandonando la sostanza del dogma, si contentano di salvare alcune frasi, come coloro che, dando i denari a’ ladroni, salvan la borsa vota». La sostanza dei dogmi cattolici è il cristianesimo che salva e redime, il quale a sua volta è la “fede operosa nella carità”. La “borsa” del cattolicesimo dogmatico senza fede viva è vuota, o per dirla con san Giacomo è “fede morta”, dunque, religione irreligiosa, persino atea, nonostante l’onore attribuito a Dio con la bocca. È pure scritto: «questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me» (cfr. Mc 7,1-13). (as)

[Antonio Staglianò è presidente della Pontificia Accademia di Teologia]