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Beneamino Andreatta

Beniamino Andreatta nel 50° anniversario della sua elezione a Rettore dell’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – Il 28 maggio 1971, siamo nel Cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabria, il prof. Beniamino Andreatta, Presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali, veniva eletto dal Corpo Accademico, composto dai docenti membri dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà, Rettore dell’Università della Calabria, la cui nomina verrà ratificata dal Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, con Decreto Ministeriale del 13 luglio 1971.

La cerimonia d’insediamento verrà fatta nel pomeriggio del 9 giugno 1971 a Roma, nel salone del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, a seguito di una convocazione del Comitato Tecnico Amministrativo fatta dal prof. Gaetano Liccardo, reggente provvisorio fino all’elezione del Rettore, che avviene proprio in quel giorno con la presenza del prof. Beniamino Andreatta. Anche il Comitato Tecnico Amministrativo esprime un voto favorevole per affidare al Prof. Beniamino Andreatta l’incarico di Presidente di tale Organo amministrativo della sorgente Università.

In quel giorno, il Comitato Tecnico Amministrativo, presieduto dal Rettore, prof. Beniamino Andreatta, ascoltò, dopo la votazione di consenso, le sue parole che indicavano in prospettiva un programma di impegni indirizzati a caratterizzare la vita dell’Università in quella fase di partenza. Parla dei colloqui avuti con il Governatore della Banca d’Italia favorevole ad istituire una fondazione o associazione con il compito di svolgere un ruolo di assistenza all’Università nelle sue varie attività; come anche con la dirigenza del Formez per le stesse motivazioni.

Altri argomenti trattati in quella riunione furono dedicati all’ impostazione di lavoro per la stesura dello Statuto e i relativi ordinamenti delle quattro Facoltà da sottoporre, entro la fine del mese di luglio, ad approvazione del Consiglio Superiore del Ministero della Pubblica Istruzione, al fine di ottenere la relativa approvazione entro il primo settembre. È l’inizio di un lavoro intenso e deciso in cui si decide sulla nomina d una commissione di studio, il cui coordinamento viene affidato al dott. ing. Roberto Guiducci, designato dal Mistero del Bilancio e Programmazione Economica, componente del Comitato Tecnico Amministrativo, con il compito  di redigere una relazione di studio e valutazione su dove insediare le strutture edilizie della nascente Università, se a Nord o a Sud di Cosenza.

Successivamente, in qualità di Rettore, assumerà pure il 27 settembre 1971 le funzioni di Presidente del Senato Accademico, composto dai Presidenti dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà: Paolo Sylos Labini (Scienze Economiche e Sociali),  Paolo Prodi e successivamente Gianvito Resta (Lettere e Filosofia), Gianfranco Ghiara (Scienze Matematiche Fisiche e Naturali), Elio Giangreco (Ingegneria), Fabrizio Sgrelli e, in seconda fase, Antonino Mandolfino in qualità di segretario verbalizzante, quale direttore amministrativo dell’Università.

La società calabrese e l’opinione pubblica nazionale hanno modo di conoscere a fondo la figura del Rettore Beniamino Andreatta e l’idea progettuale dell’Università della Calabria, che ha in mente di costruire, attraverso un’ intervista che rilascia al quotidiano nazionale Il Resto del Carlino, che viene pubblicata il 16 giugno 1971 con il titolo A Cosenza sorgerà una società di giovani liberi. Un servizio giornalistico nel quale si parla della nascita dell’Università calabrese che rappresenta un avvenimento di autentica straordinarietà, del quale forse a molti sfugge il senso vero e di eccezione non soltanto per la Regione ma per l’intera Nazione.

Nell’intervista, Andreatta parla della necessità di realizzare l’Università rapidamente per determinare una situazione in cui le iniziative industriali e di ricerca possano partire contemporaneamente alla stessa Università.

«Se ci sarà l’Università – dice – Scienza e Industria possono procedere sulla stessa linea considerato che vari imprenditori sono disposti a far sorgere loro impianti vicino all’Università».

Chiede una collaborazione delle forze politiche ed istituzionali per ottenere interventi legislativi mirati ad ottenere procedure speciali per la progettazione degli stabili e la loro costruzione. «Sarebbe importante – dice ancora – fornire alla Calabria l’esempio di un’opera attuata con mediazione e rapidità».

Parla del futuro corpo accademico, che deve essere giovane per nuovi metodi d’insegnamento e comportamenti sociali di convivenza fra generazioni portatrici di valori diversi, in grado di portare avanti con gli studenti giovani un discorso di modernità.

«L’Università di Cosenza assume una funzione civile oltre che scientifica e mobilita nelle coscienze dei professori e degli studenti – sono sempre le parole del Rettore Andreatta – tutte le energie per realizzare un grande ed effettivo movimento fusivo. L’impegno fondamentale è quello di considerare l’Università come un luogo di convergenza non soltanto dei giovani ma degli adulti, un luogo dove, al di là della sola formazione didattica, si sviluppi un rapporto tipo pubblico. È un traguardo molto ambito. Vorrei che l’intera società calabrese e non soltanto una minima parte di essa, trovasse nell’Università un ben più profondo significato  di quanto non ne abbiano avuto, finora, tutte le altre Università».

Un passaggio dell’intervista riguarda gli indirizzi di studio e i percorsi formativi che saranno creati grazie al lavoro che sarà fatto attraverso lo Statuto. E, in particolare, a proposito della Facoltà di Lettere e Filosofia, dice che non esiste in Italia una Scuola universitaria per formare personale addetto ai musei ed alle  Sovrintendenze alle Belle Arti, sottolineando: «I nostri laureati oltre alla normale preparazione potranno avere anche una formazione specifica, particolare per la conservazione e la difesa del patrimonio artistico nazionale».

Si discute pure della scelta dei terreni dove far sorgere le strutture e relative procedure di  esproprio che dovranno essere rapidi. Altro argomento trattato riguarda la caratteristica residenziale dell’Università.

«L’Università di Cosenza deve diventare – secondo il Rettore Andreatta – una città dei giovani, con tutti i servizi e le infrastrutture necessarie. Bisogna adottare una nuova mentalità di studio, come  quella che hanno gli studenti inglesi di Oxford o di Cambridge, e attuare un nuovo ambiente, con campi sportivi, luoghi di ritrovo, di divertimento, di studio. A Cosenza deve sorgere una società veramente nuova di giovani, in una dimensione di grande libertà. Una cosa simile in Italia non esiste. Questa società di giovani avrà veramente la possibilità di studiare in modo nuovo, entro un ambiente nuovo. Perché oltre ai temi professionali si darà ampio spazio anche ad altri temi culturali e sportivi come il teatro, le piscine, le palestre, i campi da gioco. Un mondo studentesco inedito».

Un’ intervista che ci dà una dimensione dello spessore culturale e di conoscenza del mondo giovanile, acquisito attraverso i suo viaggi di studio e lavoro all’estero insieme al suo carattere ed una personalità illuminata di grande prospettiva ed esperienza, che ci porta oggi ad esprimere parole di forte rimpianto per  quel suo disegno che non lo vediamo portato a compimento secondo il progetto di realizzazione strutturale a firma degli architetti Gregotti e Martenson.

Intanto l’Arel, l’agenzia di ricerche e legislazione, fondata dallo stesso Andreatta, nel presentare nei giorni scorsi il  primo numero della rivista Arel del 2021, dedicata al tema “dell’Uguaglianza”, attraverso le parole del direttore della rivista, Mariantonietta Colimberti, è stato ricordato il cinquantesimo anniversario della sua elezione a Rettore dell’Università della Calabria, in modo condiviso con i partecipanti al seminario La frontiera della crescita: Scuola, Educazione, Formazione: Paolo Guerrieri, già docente di Economia presso La Sapienza di Roma e Visiting Professor presso l’Università californiana di Berkeley; Patrizio Bianchi, ministro all’Istruzione, ed Enrico Letta, Presidente della stessa Arel, nonché della “Jacques Delors Institut – Notre Europe”, con sedi a Parigi e Berlino. 

«In questa sede vorrei ricordare – ha detto il direttore della rivista Mariantonietta Colimberti, nel fare la sua introduzione ad seminario – che esattamente il 28 maggio di cinquant’anni fa Nino Andreatta veniva eletto rettore della nascente Università della Calabria, che sarebbe sorta sulla collina di Arcavacata di Rende (Cosenza). Una scommessa vinta, un’impresa titanica e innovativa condotta da un uomo del Nord nel profondo Sud degli anni Settanta. La Calabria era una regione segnata da due primati negativi: quello della più alta emigrazione e quello del più basso reddito. Proprio un censimento del 1971 certificò che in un secolo gli emigrati erano stati più numerosi della popolazione residente. Emigravano i poveri, ma emigravano anche i figli dei ricchi, andando a studiare nelle università del Nord o all’estero. Andreatta ha una visione: creare al Sud “una città di giovani”, ai quali offrire (sono parole sue), “in una terra abituata a vedere i suoi figli partire, un motivo per restare”».

«La sua università – ha aggiunto – sarà residenziale per professori e studenti, l’ammissione avverrà per punteggio frutto di un mix di reddito e merito, con prevalenza del primo, lo studio dell’inglese sarà obbligatorio. Un’università viva, “aperta al mondo” e collegata a università straniere, ma anche vicina al territorio, tanto che a febbraio ’73 invia professori e studenti – lui stesso li raggiunge più volte – a dare il loro aiuto a Fabrizia, vicino Catanzaro, devastata da una grave alluvione e dissesto idrogeologico. A dare aiuto e a studiare gli effetti del dissesto geologico».

Una ricorrenza da ricordare nell’Università della Calabria e l’Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, con presidente la prof.ssa Patrizia Piro, Pro Rettore, con delega alla presidenza del Centro Residenziale, si impegnerà nei prossimi giorni con la convocazione del direttivo, per predisporre degli eventi, non appena si rientrerà in una situazione di normalità e superamento della pandemia Covid-19,  utili soprattutto all’attuale comunità universitaria e alla stessa società calabrese di conoscere e rinnovarne la memoria nel tempo di come l’Università della Calabria è nata, grazie al lavoro di coordinamento e stimolo del prof.  Beniamino Andreatta, coadiuvato dai componenti dei Comitati Ordinatori, del Senato Accademico  e del Comitato Tecnico Amministrativo.

«Questa figura costituisce per noi tutti un patrimonio culturale, esperienziale e lavorativo di grande utilità ed importanza storica per il presente e il futuro dell’Ateneo. È più che giusto essere vicino in questo momento ai familiari e agli innumerevoli amici che ne conservano ancora oggi il ricordo personale; come per noi tutti dell’Università della Calabria saper cogliere il significato delle sue parole e discorsi, raccolti negli atti e nei libri, che leggendoli ne tramandano una  fresca memoria di grande attualità e stimolo per completare il suo disegno di città universitaria. Con il Rettore, prof. Nicola Leone lavoreremo nei prossimi giorni per celebrare il cinquantesimo dell’elezione del prof. Beniamino Andreatta a Rettore dell’UniCal che costituirà un viatico per arrivare nel prossimo anno ai festeggiamenti del cinquantesimo del primo anno accademico 1972/1973». (fb)