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Calabria da liberare dai ricatti, dalle paure e dalle clientele

di CARMELO ANTONIO COMI – La Calabria è una terra antica, baciata dal sole, lambita da due mari, culla di civiltà millenarie e di storie che hanno forgiato l’identità dell’intero Mezzogiorno. È terra di filosofi, santi, martiri, scrittori, scienziati. Una regione che ha donato molto all’Italia e al mondo, e che ancora oggi, nonostante tutto, pulsa di cultura, intelligenza e umanità.

Ma la Calabria è anche — e soprattutto — una terra di contraddizioni.

Nel cuore di questa regione si consuma ogni giorno una lotta silenziosa tra ciò che potrebbe essere e ciò che è. Il progresso bussa alle porte, ma non entra. L’industrializzazione resta una chimera. Lo sviluppo turistico, pur potenzialmente illimitato, viene sacrificato sull’altare dell’improvvisazione, dell’abusivismo, dell’assenza di visione politica duratura. Il rilancio economico è continuamente rimandato, soffocato da interessi opachi, da burocrazie paralizzanti, da poteri che si alimentano proprio del mancato sviluppo.

Ma c’è di più.

La Calabria è anche terra di ricchezze naturali: giacimenti di gas e petrolio, sfruttati da decenni da colossi come Eni, identificata come impresa strategica di Stato. Eppure, paradossalmente, proprio qui — dove l’energia si estrae — il costo di quella stessa energia ci dissangua: gas alle stelle, tasse alle stelle, mentre intere comunità muoiono lentamente, avvelenate, tra silenzi, omissioni e complicità.

Da oltre 70 anni, si estrae e si inquina. Si promettono bonifiche che non arrivano mai. E quando si osa chiedere giustizia ambientale, bonifica dei territori, investimenti in salute pubblica… si finisce per giocare con lo stesso assassino, da decenni.

A Crotone, l’idea di un super polo oncologico — atto dovuto in una terra martoriata dai veleni industriali — viene trattata come una fantasia irrealizzabile. Si muore di tumori ambientali nell’impunità totale, ma si continua a pagare — e a pagare caro — per sopravvivere.

La Calabria è terra di “padri padroni”, di feudalesimo politico e culturale, dove spesso chi osa pensare, proporre, cambiare, viene isolato, zittito, ignorato.

È terra di “anti-sviluppo”, dove le lobby mafiose e le lobby di potere si alternano o si alleano per mantenere il controllo, tenendo una popolazione intera in uno stato di dipendenza, marginalità, rassegnazione. Una regione usata come serbatoio di voti, svuotata di senso civico, dove troppo spesso si confonde l’aiuto col favore e il diritto con la concessione.

Eppure, la Calabria è anche la terra delle grandi menti. Di giovani brillanti costretti a emigrare. Di uomini e donne che lottano ogni giorno, in silenzio, per costruire qualcosa. Di imprenditori coraggiosi, di amministratori onesti, di intellettuali che non si piegano. Di comunità che resistono e che sognano.

È una Calabria bellissima, ma che fa male. Una terra che, come una persona in conflitto con sé stessa, combatte contro la propria intelligenza, il proprio futuro, il proprio riscatto.

Il nostro compito, oggi, è spezzare queste catene. Non con slogan vuoti, ma con la verità dei fatti. Non con promesse elettorali, ma con coscienza civica e progettualità concreta. Non con assistenzialismo, ma con educazione, merito, coraggio.

La Calabria non ha bisogno di essere “aiutata”: ha bisogno di essere liberata.

Liberata dai ricatti, dalle paure, dalle clientele. Liberata dall’idea che “nulla può cambiare”. Perché tutto può cambiare, se cambia la mentalità.

Noi non smetteremo mai di credere in una Calabria diversa. Una Calabria che torni a camminare con la schiena dritta, guidata da valori autentici, da una Democrazia Cristiana rinnovata, pulita, radicata nel territorio, vicina ai più deboli ma dura con chi tradisce il bene comune.

Il riscatto della Calabria è possibile. Ma deve iniziare oggi. Con verità. Con coraggio. Con coscienza.

(Vice Commissario

Regionale Democrazia)