COSENZA – Il Museo del Fumetto aderisce a “Mi illumino di meno”

Il Museo del Fumetto di Cosenza ha aderito alla campagna M’illumino di meno, iniziativa che Rai Radio2 con il programma Caterpillar organizza annualmente dal 2005 per diffondere la cultura della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse.

Start della giornata del 16 febbraio fissato per le ore 18.30 con l’apertura della mostra itinerante per raccontare il “Premio Talenti Emergenti Fumetto 2021” e i suoi vincitori.

Un progetto promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura in collaborazione con Riff – Rete Italiana Festival Fumetto e Istituto Italiano di Cultura di Parigi, che ha visto nel 2021 la selezione di tre talenti italiani che hanno potuto vivere un programma di residenza a Parigi, frequentando i corsi dell’École supérieure d’arts graphiques École Jean Trubert e partecipando alle attività culturali organizzate dall’IIC di Parigi.

Spazio poi alla visita guidata al buio con la guida di Claudia Coppola e la “Bottega del disegno” a cura della disegnatrice nonchè docente della Scuola del fumetto di Cosenza, Michela Di Cecio.

Infine “I suoni del fumetto”, sonorizzazione originale del musicista Dario Della Rossa, che riempirà le sale del Museo del fumetto, con i suoni dei fumetti, che uscendo dalle vignette riempiranno lo spazio e coloreranno la mostra. (rcs)

Il laboratorio “La Grotta dei Piccoli” fa tappa a Campora San giovanni

La Grotta dei Piccoli – Laboratori di cinema per la scuola organizzato dall’Associazione Culturale La Guarimba International Film Festival, ha fatto tappa a Campora San Giovanni, Amantea.

Il progetto è finanziato dal bando “Cinema e Immagini per la Scuola”, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione, e attraverso un metodo interattivo fa sì che i ragazzi partecipino al processo creativo che accompagna le diverse fasi della realizzazione di una produzione cinematografica.

I laboratori hanno coinvolto in queste settimane, a partire dal 23 gennaio, gli studenti e le studentesse degli istituti comprensivi di Mendicino e di Badolato, arrivando da giovedì 9 febbraio a quello di Campora San Giovanni.

«Gli studenti che stiamo incontrando in questi giorni sono molto in gamba, e abituati a partecipare a progetti collettivi in quanto il corpo docente è sempre attento a coinvolgerli in molte attività. Sono sempre attenti durante il processo e sono stati molto bravi nella realizzazione dei personaggi da inserire nelle storie». A parlare così Giulio Vita, direttore artistico del progetto con il quale collaborano Valeria Weerasinghe, tutor dei laboratori, Gabriele Tangerini, responsabile scientifico, e Simone Colistra, produzione e logistica.

Il gruppo sta mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare ragazzi e ragazze dagli 11 ai 13 anni delle scuole calabresi a realizzare un vero e proprio film, coinvolgendoli nell’intero processo attraverso cinque giorni di workshop. Le fasi vanno dalla realizzazione della storia e definizione dei personaggi, alla pre-produzione, alla produzione, alla post produzione con montaggio e sound design, fino alla proiezione del corto realizzato. Alla fine della visione è sempre previsto un momento di dibattito, durante il quale i giovani possono confrontarsi liberamente e allenare così il loro senso di analisi e osservazione. La particolarità del progetto è che il percorso portato nelle scuole si basa sul metodo Learning by Doing: gli studenti mettono quindi subito in pratica quello che imparano, rendendo così più immediato e semplice l’apprendimento.

«Attraverso la nostra proposta ci aspettiamo di incuriosire i ragazzi e avvicinarli a contenuti ai quali difficilmente sono esposti, con la speranza di stimolarne la fruizione in autonomia. Vogliamo mettere a disposizione strumenti utili per comprendere l’organizzazione degli eventi culturali, augurandoci di raccoglierne in futuro i frutti», conclude Giulio Vita.

Dopo l’istituto comprensivo di Campora-Aiello, La Grotta dei Piccoli farà tappa nelle prossime settimane a Isola Capo Rizzuto e Vibo Valentia, dove i giovani potranno oltre che realizzare un film, sviluppare il loro senso critico e la riflessione su temi importanti, imparando a lavorare in gruppo e ad esprimersi liberamente senza timori. (rcs)

A Lorica conclusa la tappa del campionato nazionale di Snow volley

Si è conclusa, a Lorica, la tappa del campionato nazionale di Snow Volley, vinta da una squadra abruzzese. Al secondo posto si è piazzata la squadra di volley di San Giovanni in Fiore e un suo atleta, Luigi Barile, è stato premiato come migliore giocatore del torneo dal presidente di Ferrovie della Calabria, Ernesto Ferraro.

«Ha avuto un successo strepitoso la tappa del campionato nazionale di snow volley che si è conclusa oggi a Lorica. Il risultato si deve a un’organizzazione perfetta, a riprova che gli attori locali della Calabria sanno esprimere capacità, unità e qualità», ha dichiarato la presidente della Provincia di Cosenza, Rosaria Succurro.

«L’evento è rimasto nel cuore di tutti – ha proseguito –, anche di numerosissimi spettatori arrivati dal Centro-Nord, i quali si sono congratulati con giudizi lusinghieri. Molti di loro non erano mai stati in Calabria, se non al mare, per cui non immaginavano che avessimo una montagna così incantevole e spettacolare come la Sila. Questa tappa del campionato nazionale di snow volley ha rappresentato anche una meravigliosa occasione di divertimento, allegria e svago per bambini, famiglie, giovani e adulti, che hanno potuto godere dello scenario mozzafiato di Lorica, impreziosito dalla tanta neve caduta nei giorni scorsi».

«Esprimo soddisfazione e felicità per l’enorme riscontro che abbiamo ottenuto. Sono queste le iniziative, su cui continueremo a puntare, che consentono di far scoprire la nostra Sila, di veicolarne la bellezza impareggiabile e di promuovere – ha concluso la presidente Succurro – un turismo in grado di farci crescere sul piano economico e sociale, di alimentare l’orgoglio e l’amore per il nostro territorio e per il suo patrimonio ambientale».

La presidente Succurro ha premiato la squadra vincitrice e il sindaco di Casali del Manco, Stanislao Martire, ha consegnato il trofeo alla seconda classificata. Insieme a Salvatore Cocchiero in veste di rappresentante della società sangiovannese di volley, l’assessore allo Sport del Comune di San Giovanni in Fiore, Francesco Fragale, ha premiato la squadra che ha conquistato il terzo posto. (rcs)

Il viaggio come ricerca di sé in Omero e Pirandello e… nei naufraghi del nostro tempo

di ANNA MARIA VENTURATerribili e inquietanti i tempi che stiamo vivendo. Mutamenti climatici ormai in atto stanno modificando i modelli meteorologici e sconvolgendo il normale equilibrio della natura. Questo comporta molti rischi per gli esseri umani e per tutte le altre forme di vita sulla Terra. Una guerra nel cuore dell’Europa per giorni e notti, senza fine, continua a seminare stragi e violenza sovrumana. Il terribile terremoto che ha colpito la Siria e la Turchia ha causato migliaia di vittime e la distruzione di un’area vasta e popolosa. Le immagini di questa tragedia sono sotto i nostri occhi in questi giorni e mostrano la sofferenza di popolazioni già colpite da 12 anni di guerra. Non possiamo rimanere indifferenti.

La sofferenza ci attanaglia e fa crescere le nostre incertezze e fragilità. Ci sentiamo impotenti e paradossalmente affiora il bisogno di cercare un altrove, dove placare le ansie che derivano da un presente infuocato. Ed ecco affiorare il desiderio del viaggio, come ricerca di un luogo altro e come ricerca di un “sé” che si teme di perdere nella contingenza del martoriato presente.

In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo sempre anche un viaggio simbolico: ovunque vada è la propria interiorità che sta esplorando, è solo viaggiando che darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori. Colui che viaggia ha a bordo solo se stesso: portiamo con noi solo la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza, perché da se stessi non si può fuggire.

Viaggiare significa, allora, sconfinare nell’insolito, nel non conosciuto, perdere i punti di riferimento, uscire dal tempo e dallo spazio della quotidianità, alla ricerca di un infinito.

Gli antichi Greci avevano dato un nome e un volto alle essenze archetipiche del viaggiare umano: Ulisse, Demetra, Perseo, Giasone, Ercole portano ancora oggi, dopo quasi tre millenni, alcuni semi di riconoscibilità all’orecchio della nostra psiche. Non c’è mito, tra questi, che non trovi pertanto in noi risonanza: il suo inesauribile contenuto spinge al viaggio, che è partenza, purificazione, disorientamento, oscurità, incontro con lo sconosciuto, enigma, passione, trasformazione, nonché conoscenza ed oblio.

Dunque, il viaggio chiede di spogliarsi, di lasciare la zavorra che fu prima ritenuta necessaria, di abbandonare certezze presunte tali, di arricchirci di ignoto, di nutrirci di passione, di farci raggiungere dagli dei sotto mentite spoglie anch’essi provvidi nel donare e nel sottrarre. Conducendoci tra rovine ed eccellenze, tra spazi sconfinati e miniature pregiate, tra incontri ed abbandoni, il viaggio testimonia da dove e verso cosa l’esistenza è guidata: nel risuonare dei nostri modi e ritmi di viaggiare potremo scoprire elementi alleati ed ostili, recuperare come quid prezioso anche ciò che appare insignificante, un gesto, una parola, un incontro… Ciò alimenterà il nostro immaginario, espanderà un poco la nostra coscienza mitica, feconderà ulteriormente l’humanitas di cui siamo profondi debitori verso la Psiche poetica dei Greci.

La metafora del viaggio come ricerca di sé e conoscenza richiama immediatamente  la figura dell’eroe classico Ulisse, protagonista  dell’Odissea di Omero. Quando Ulisse intraprese il viaggio che lo avrebbe dovuto riportare a casa, al termine della guerra di Troia, di sicuro non avrebbe mai immaginato a quali peripezie sarebbe andato incontro.

A tutti, infatti, sono note le avventure che l’eroe greco, assente da Itaca da oltre dieci anni, ha dovuto affrontare, non solo per ritornare nella sua patria, ma anche per riprendere possesso del proprio regno, ormai, in balia della rapacità dei Proci.

E a questo fine potrebbero essere volte le mille prove che Ulisse deve superare affinché possa approdare in quel porto sicuro che, più che un luogo fisico, è un’enclave affettiva dove cardini sono: la moglie Penelope, pressata dalla corte affinché prenda in sposa uno dei Proci e dia, dopo dieci anni, un nuovo re ad Itaca, ma anche il figlio Telemaco, il quale, pur avendo un ricordo sbiadito del genitore, partito per la guerra quando lui era solo un fanciullo, serba sempre intatta la speranza di ritrovare quel padre, ormai, assente da troppi anni.

Possiamo definire Il poema dell’Odissea il più significativo modello della narrazione di viaggio, che sia peregrinazione, tensione verso l’ignoto ed, insieme, consapevolezza di sé. Attraverso straordinarie avventure, l’eroe diviene esperto del mondo, dei valori e dei vizi umani ed acquista virtù e conoscenza. Raggiunge regioni remote. Percorre strade inesplorate, incontra civiltà sconosciute, combatte creature mostruose e sopravvive ad arcani prodigi. Il suo itinerario disegna l’avventura, ma traccia anche un percorso conoscitivo, la conoscenza di sé.

I viaggi di Ulisse, anche se imposti dalla persecuzione di Nettuno, includono una componente di sfida intellettuale, di audace sete d’esperienza, di desiderio di conoscere. Le difficoltà sono affrontate per avere una conferma della propria dignità; esse mettono alla prova, esaltandole, le virtù dell’eroe, la sua intelligenza e la capacità di superare gli ostacoli. Nel viaggio, l’eroe resta sempre uguale a se stesso le esperienze lo arricchiscono, ma non lo cambiano; acquista consapevolezza di sé.

Ulisse si può considerare come il viaggiatore per eccellenza, il simbolo stesso dell’andare per mare e per terra in un peregrinare che è punizione, ma è anche esaltazione di sé.

Un viaggio (Nostos) lungo e non privo di pericoli divenuto, in seguito, vero e proprio emblema dell’approdo, simbolo di una partenza e di un ritorno più che fisici mentali.

Da questo punto di vista, il viaggio, viene inteso come metafora del vivere, come punto di convergenza di diverse correnti della vita e soprattutto come predisposizione mentale al conoscere e allo scoprire, assaporando di volta in volta la bellezza dell’esperienza. 

Non è un caso, infatti, che il viaggio di Ulisse si compia per mare, elemento impervio e misterioso ma anche fonte di vita e di riflessione, così come non è assolutamente per mero gusto del fantastico che i pericoli incontrati dall’eroe, lungo la sua traversata, siano soprattutto di natura fantastica.

La presenza del meraviglioso, infatti, sta a simboleggiare proprio il conoscere ciò che si riteneva inesistente ed estraneo, ed è proprio questa “ossessione” di Ulisse per la sperimentazione e per la conoscenza che porterà Dante Alighieri, nella Divina Commedia, a “punirlo”, inserendolo nel girone infernale dei consiglieri di frode.

In una sorta di excursus sulle vicende post-ritorno il poeta, infatti, racconta di come Ulisse e i suoi compagni, dopo un periodo relativamente breve di stabilità decisero di partire alla volta delle colonne d’Ercole ( Stretto di Gibilterra) dove, secondo la mitologia, sarebbe terminato il mondo sino ad allora conosciuto.

 Quando Dante, attraverso Virgilio, l’unico in grado di parlare la lingua d’Ulisse, chiede all’eroe il perché di questa impresa che sapeva essere altamente pericolosa e gli rammenta che, ad Itaca, possedeva già tutto ciò di cui aveva bisogno, Ulisse, in modo emblematico risponde:

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Divina Commedia vv. 118-120).

Rimarca in questo modo quello che, secondo uno dei più affascinanti eroi classici , è l’unico scopo della vita: il conoscere per non abbrutirsi, per non restare bloccati a quello stato primitivo fatto di solo istinto.

Un viaggiare, quello di Ulisse, che nella storia è servito da ispirazione, inteso, quindi, non in senso geografico ma soprattutto spirituale e filosofico. Un peregrinare alla ricerca di ciò che la vita può riservare, di ciò che di nuovo l’esperienza e il mondo possono insegnare e che diviene vero e proprio emblema della conoscenza intesa nella più alta delle accezioni.

Il tema del viaggio caratterizza anche la narrativa pirandelliana. In questa ci sono alcuni personaggi, i cosiddetti “viaggiatori immaginari’’, che proiettano sulle rotte di un viaggio una loro dimensione diversa. Luigi Pirandello dedicò gran parte della sua ricerca letteraria alla questione dell’identità umana più profonda del personaggio. Le sue storie, infatti, raccontate nei romanzi, nelle novelle e nel teatro, non si limitano mai a descrivere una situazione o un passaggio storico, sociale, culturale, ma sempre scavano nella profondità dell’uomo che vive tale situazione, che affronta tale passaggio.

L’importanza di riuscire a raccontare quel che si muove dentro l’uomo, oltre quanto una maschera nasconde e verso ciò che il volto rivela, viene sintetizzata dallo scrittore d’Agrigento nella premessa ai Sei personaggi in cerca d’autore del 1925, laddove Pirandello si annovera tra gli scrittori che sentono un più profondo bisogno spirituale, per cui non ammettono figure, vicende, paesaggi che non si imbevano, per così dire, di un particolare senso della vita.

La ricerca sull’identità umana del personaggio, dunque, si costruisce attraverso una dialettica se vogliamo dissacrante: il personaggio, infatti, come un eterno viaggiatore, nella sua ricerca di quell’io perduto tra le forme grottesche che la società gli impone, come maschere sul volto, maschere ogni volta diverse, in base alle circostanze in cui si trova a vivere, sotto le quali si sente soffocare come in una «marsina stretta», è costretto a una dialettica costante che metta in crisi quell’accordo logicamente ordinato, ossia i falsi idoli o, per dirla pirandellianamente, quelle forme o convenzioni imposte dalla società. 

I personaggi pirandelliani sono continuamente tormentati, se non agitati dal conflitto interiore che si anima tra quel che sentono dentro e quanto, invece, la società impone loro. Tanto che, nel tentativo di illudere queste dinamiche sociali, vissute come opprimenti e castranti, si attiva tra le pagine una dialettica vivacissima, la quale trascina il personaggio verso una progressiva e radicale trasformazione. E, alla fine, quella lotta tra il «piccolo me e il gran me» che lo coinvolge quotidianamente, riga dopo riga, alla quale lui non si sottrae mai mettendovi in gioco tutto se stesso, lo trasforma in definitiva in un piccolo eroe moderno, alla ricerca di un’identità diversa, inedita e insieme originaria.

La ricerca di un’identità più autentica, spontanea, più corrispondente a quell’io ideale che tutti abbiamo dentro e che si rischia di perdere tra le maglie soffocanti delle relazioni quotidiane, torna con l’energia di un fiume carsico tra le pagine dello scrittore siciliano, fiume che scorre in ogni uomo e che sostanzia la nostra natura di esseri umani: «un flusso continuo, dice lo scrittore, che noi cerchiamo di arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi ,soprattutto  dentro  noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima e che è la vita in noi, il flusso continuo, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una personalità»

Il personaggio pirandelliano si presenta allora come un eroe coraggioso, intrepido, poiché non si rassegna ad un destino di mediocrità disegnato dal ruolo che la società gli impone affinché tutto rimanga uguale; ma, allo stesso tempo, vive questa sua rivolta con profondo tormento, a volte terrorizzato dall’idea che questo nuovo io, questi «palpiti di luce» che lui sente vibrargli dentro appena si sposta dall’accordo ordinato delle cose, siano solo momenti fugaci, illusori, pronti a polverizzarsi al prossimo giro di volta o che, peggio ancora, separandosi da quelle relazioni entro le quali si vedeva soffocare, rischi poi di non ritrovarsi, scoprendo che sotto quelle maschere di lui non è rimasto più niente.

  Tutto ciò si evince da novelle come Il viaggio”, “La carriola”, “Il treno ha  fischiato” e  romanzi come  “Il fu Mattia Pascal “, “Uno nessuno centomila”, “Sei personaggi in cerca d’autore”, dove si descrivono gli itinerari reali o immaginari  di uomini e donne in fuga dal presente e dalla quotidianità alla ricerca di una nuova  e più autentica  identità. 

Il protagonista della novella “La carriola”, di ritorno da Genova per un viaggio di lavoro, si ritrova a vivere  sensazioni di intenso lirismo nell’ammirare il paesaggio che gli si apre fuori dal finestrino del treno sul quale sta viaggiando:

“Lo spirito mi s’era quasi alienato dai sensi, in una lontananza infinita, ove avvertiva appena, chi sa come, con una delizia che non gli pareva sua, il brulichio d’una vita diversa, non sua, ma che avrebbe potuto esser sua, non qua, non ora, ma là, in quell’infinita lontananza; d’una vita remota, che forse era stata sua, non sapeva come né quando; di cui gli alitava il ricordo indistinto non d’atti, non d’aspetti, ma quasi di desideri prima svaniti che sorti; con una pena di non essere, angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare; il brulichio, insomma, di una vita che era da vivere, là lontano lontano, donde accennava con palpiti e guizzi di luce; e non era nata; nella quale esso, lo spirito, allora sì, ah, tutto intero e pieno si sarebbe ritrovato.”

Leggendo queste parole, torna alla memoria l’eco de L’infinito di Leopardi: l’espressione «lo spirito mi s’era quasi alienato dai sensi» sembra riassumere il senso più profondo del verso leopardiano «io nel pensier mi fingo», ossia lo spazio, limitato visivamente da quanto l’occhio riesce a vedere, appare al protagonista infinito, in virtù dell’immaginazione che lo porta a illudere i limiti del panorama che gli si apre di fronte, tanto che alla sua vista si concedono «interminati spazi» e, in quell’illusione, il suo pensiero si finge, cioè fa sua quell’infinità, moltiplicando a dismisura le sue possibilità immaginative.

Il protagonista della novella presa in considerazione illude i limiti della natura che si trova ad esplorare, immaginando quegli spazi come se fossero sterminati, attraverso un processo chiaramente illusorio che lo porta ad alienare sullo spazio tutto quel che sente dentro. Pirandello, dunque, ricrea sullo sguardo del suo personaggio il senso dell’infinito che sprigiona mirando l’“oltre”, ossia lo spazio che si apre dietro i limiti di quanto l’occhio fisicamente riesce a vedere.

Lo scrittore d’Agrigento, così facendo, mette alla prova il protagonista de “La carriola”, così come altri protagonisti di novelle e romanzi, personaggi comuni, quotidiani, ossia «la gente più scontenta del mondo» , stimolandoli a cercare tutto quel che «il guardo esclude»  . Non solo li allontana dal loro contesto, ma li costringe a curiosare su quell’oltre, su quell’altrove indefinito, che affascina e immediatamente spaventa. Ed è l’attrazione verso questo altrove indefinito, verso lo sconosciuto, il vero motore della dialettica che muove il flusso continuo, il fiume carsico, fulcro del pensiero pirandelliano. Detto in altri termini, il coraggio di chi lotta contro il congegno ordinato delle cose viene supportato da un processo di pura fantasia, poiché la possibilità di rendere la propria vita diversa si basa su una certezza illusoria che esista una diversità, di cui non si conoscono connotati e forme, pur avendo la certezza che tutto ciò da qualche parte ci aspetta.

Per questo i personaggi pirandelliani sono tormentati, perché sanno che oltre i limiti, di là dalle forme e dai falsi idoli, esiste un’altra realtà. Loro sanno che la loro vita potrebbe essere diversa, ma lo sanno fino a quando possono ancora immaginarla diversa, ossia fino a quando è rimasta in loro ancora un po’ di quella fantasia, di quella magia, il lanternino che è acceso in tutti noi da bambini, che ci consente di formulare un’immagine su quel che è stato e che, nostro malgrado, non è più, essendo la fantasia «un’ attività dell’uomo per la quale egli fa di ciò che non è, che non è più, che è scomparso, che si è allontanato, un qualcosa che è una immagine non materiale, una memoria» .

Luigi Pirandello nella sua vita di scrittore cercò in vari momenti di inseguire la fantasia e di rappresentarla, ricerca che nutrì l’intera sua carriera. Se la fantasia si spegne, l’uomo impazzisce. Se ce ne è ancora troppo poca, è più facile adagiarsi alla mediocrità. Se invece si ha la forza di lottare contro i falsi idoli, i concetti, vuol dire che di fantasia ce ne è ancora tanta, vuole dire che è ancora viva quell’ «immagine non materiale, una memoria».

 Pirandello usa l’infinito più che come concetto astratto, come aggettivo per descrivere la lontananza. Scrive: «l’infinita lontananza». Quegli spazi, infatti, non sono solo sterminati, ma sono soprattutto lontani, irraggiungibili, lanciati in un vuoto che subito crea angoscia. Allo stesso tempo potremmo azzardare una seconda interpretazione di questa lontananza, ossia riferita a quel che si lascia, giacché la bellezza di ogni viaggio non è tanto quel che si va a cercare, quanto piuttosto l’angustia di tutto quel che si butta alle spalle e, se gli occhi possono tingersi di tale suprema visione di infinito, è perché si sono liberati dalle maglie soffocanti, dalla marsina che stringeva la vita di un tempo.

Ne “La carriola”, Pirandello descrive non solo il senso di infinita lontananza che apre il cuore dell’impiegato di ritorno da Genova, ma ne sottolinea anche la difficoltà per quello di mettere da parte gli impegni, la routine, i doveri, il lavoro, per lasciarsi andare alle proprie sensazioni.

Pirandello, dunque, riconosce la possibilità a tutti gli esseri umani di poter realizzare questa pienezza, quest’esperienza creativa, questa sensazione che è pari a quella dei poeti, quella che si prova andando a curiosare oltre la “ siepe “, come “ viaggiatori immaginari”, ossia come coloro che compiono un viaggio, o magari no,  fino ad acquistare una nuova consapevolezza di sé, il senso della loro identità più profonda, fino a quel momento per loro sconosciuta. Questa identità, diversa da quel che si era, nascosta dalle maschere che la società impone e invisibile per la maggior parte delle persone, si può ricreare solo se quel personaggio sia disposto a spostarsi, nello specifico ad allontanarsi dal nucleo dove questa oppressione ha avuto origine. Perciò, la ricerca di sé trova una metafora perfetta nel viaggio. Viaggio immaginato su una linea che tende verso l’infinito oltre i falsi idoli, in definitiva oltre i limiti del razionale.

 Il personaggio Mattia Pascal ò quello che, più di ogni altro, permette di cogliere analogie e differenze con l’Ulisse omerico.

Mattia Pascal , attraverso il suo viaggio, purtroppo, non riesce a realizzare quella conquista di sé, che per lui consisteva nella completa libertà da regole e convenzioni , anzi ,durante il viaggio,  matura in lui la convinzione di tutta la sua inconsistenza di persona, che è più simile ad un’ombra, e passando attraverso identità fittizie diverse, ritorna al punto di partenza, con la sorpresa però di una situazione totalmente mutata al suo ritorno. Nella sua assenza Mattia Pascal ha dato infatti modo alle persone del suo paese di capacitarsi della sua assenza e di continuare a vivere. Non può più, quindi, ritornare allo stadio iniziale, ed è per questo che Pirandello premette Fu al nome della sua creazione letteraria.  Anche il viaggio di Ulisse, ad una superficiale interpretazione, potrebbe rappresentare la condizione dell’uomo come estraneo da sé e dal suo mondo. Infatti al ritorno dal suo viaggio anch’egli trova una dimensione totalmente diversa da come ricordava. Itaca è caduta nella trascuratezza e i Proci sperperando le sue ricchezze insidiano la moglie Penelope. Ma Ulisse recupererà il suo ruolo e il suo titolo, da perfetto eroe ellenico mai dubbioso della sua identità e sicuro di sé, Mattia Pascal, invece, non riuscirà e reinserirsi in quelle convenzioni che, seppur opprimendolo, gli consentivano di esistere.

 E noi, naufraghi del nostro tempo, in mari procellosi, ce la faremo a trovare un approdo? A riappropriarci del nostro mondo? Mai come in questo drammatico frangente storico si corre il terribile rischio di rinchiudersi nella propria vita, nella propria esistenza, nel proprio microcosmo verso un futuro da monade, dove ciascuno pensa a sé, dove ognuno si “anestetizza” rispetto al resto del mondo. Solo aderendo ad una visione inclusiva dell’umanità che porta con sé, sempre e comunque, i germogli di una prossima primavera, i vari volti del dolore potranno ricomporsi in un autentico rapporto di pace, solidarietà e fratellanza fra gli uomini di ogni parte del mondo, in modo da elaborare sempre e insieme ipotesi percorribili di risposta agli interrogativi “brucianti” della vita attuale.  (amv)

Numerosi gli studenti che hanno scelto i Licei “Tommaso Campanella” di Belvedere Marittimo

È un vero boom di iscrizioni, quello registrato dal Tommaso Campanella di Belvedere Marittimo. L’Istituto della costa tirrenica segue il trend nazionale che vede i Licei tra le scelte preferite dagli studenti (il 57,1% degli studenti sceglie i Licei – dati diffusi dal Ministero dell’istruzione e del merito relativi alle iscrizioni all’anno scolastico 2023/24).

«Siamo molto gratificati da questo incremento – ha spiegato la dott.ssa Annina Carnevale, dirigente scolastico – nel giro di due anni siamo cresciuti sia nel numero di iscritti che nella formazione di nuove classi. Ciò evidenzia come la qualità venga riconosciuta e il buon operato apprezzato. Certamente il successo è dettato da un mix di elementi: la qualità dei percorsi formativi, l’offerta completa e diversificata, un team docenti altamente competente e professionale, i servizi, la progettualità, ma certamente anche la promozione ad opera di studenti ed ex-studenti, i loro tanti successi rappresentano un volano per la nostra crescita».

Il successo dei Licei sottolinea la sensibilità delle famiglie e degli studenti che scelgono prediligendo la cultura, consapevoli che un percorso liceale provvede allo sviluppo di una forma mentis critica, riflessiva, che favorisce la libertà di pensiero e apre a numerosi sbocchi professionali.

I Licei di Belvedere Marittimo si distinguono per il legame fecondo tra le scienze, la tradizione umanistica e la creatività, convivono infatti in perfetto equilibrio il Liceo delle Scienze Umane, il Liceo Linguistico, il Liceo Classico, il Liceo Scientifico, il Liceo delle Scienze Applicate, il Liceo Coreutico e il Liceo Musicale; le esperienze e le competenze si mescolano e si integrano in traiettorie sempre innovative. La scuola, situata nel suggestivo centro storico, ha due plessi adiacenti moderni e funzionali, laboratori (linguistico, multimediale, musicale), l’osservatorio astronomico, la sala concerti, una grande palestra, aule ben strutturate tutte complete di Lim di ultima generazione.

L’indirizzo di studio che ha raccolto maggiori successi è quello delle Scienze Umane, caratterizzato da discipline quali filosofia, pedagogia, sociologia, antropologia e psicologia. Queste materie offrono ai giovani le competenze necessarie per comprendere la complessità della realtà sociale, con particolare riguardo ai processi educativi e formativi, ai fenomeni interculturali, alla conoscenza della mente umana, alle teorie sulla costruzione dell’identità personale e delle relazioni sociali, «tutti aspetti particolarmente interessanti per le giovani generazioni, si tratta di un percorso di studi che farà crescere cittadini liberi e pensanti».

Oltre a Scienze Umane, hanno registrato molti iscritti anche gli indirizzi di Scienze Applicate, il Liceo Classico e il Liceo Musicale. Insomma una vera soddisfazione per i Licei di Belvedere, del resto, già gli Open day e le giornate di orientamento avevano registrato una grande affluenza di pubblico e un largo consenso grazie ad attività innovative, formative e divertenti. (rcs)

ALTOMONTE (CS) – Per San Valentino un contest per emozionarsi d’identità

In occasione di San Valentino, la Famiglia Barbieri ha organizzato il contest Istantanee d’amore, una iniziativa di marketing territoriale per «emozionarsi d’identità».

ll valore anche passionale dell’identità, il senso di appartenenza a questo luogo che diventa familiare per tutti quelli che ne entrano in contatto, sono la chiave di lettura di tutto ciò che da oltre mezzo secolo l’esperienza imprenditoriale Barbieri condivide con e per questa terra. Ogni occasione diventapreziosa per promuovere oltre i confini geografici, la Città d’arte di Altomonte e la Calabria, 365 giorni l’anno. Anche a San Valentino.

Si partecipa inviando sulla pagina Facebook dell’Hotel Ristorante Barbieri, come messaggio privato, una foto scattata nel borgo di Altomonte o nella stessa struttura ricettiva, accompagnata da una filastrocca, una poesia o altro componimento letterario che sia originale ed inedito.

Tutte le foto verranno pubblicate in un album e quella che avrà ottenuto più like vincerà una cena con pernottamento. Il contest terminerà domenica 26 febbraio.

Il regolamento è disponibile on line: https://bit.ly/RegolamentoContestBarbieriSV(rcs)

COSENZA – Il Rotary Club Sette Colli alla Giornata di raccolta del farmaco

Anche quest’anno il Rotary Club Cosenza Sette Colli ha voluto aderire alla Giornata di Raccolta del Farmaco, partecipando come volontari alla raccolta presso la Farmacia Santoro di Cosenza.

L’iniziativa, nata nel 2000 e promossa dal Banco Farmaceutico, intende sensibilizzare i clienti delle farmacie invitandoli ad acquistare farmaci da banco da destinare, attraverso il fondamentale supporto degli enti caritativi che operano sul territorio (50 in Calabria, 1859 in tutta Italia), a chi ha più bisogno e vive in condizioni di precarietà.

«Il Rotary è vicino per mission a quanti hanno bisogno – ha dichiarato Marcella Giulia Lorenzi, Presidente del RC Cosenza Sette Colli,  – attraverso la propria rete di professionisti, che si mettono a disposizione per svariate cause, come la necessità di farmaci e, in questo momento, anche l’organizzazione di aiuti alle popolazioni colpite dal sisma tra Siria e Turchia».

I dati diffusi dal Banco Farmaceutico sono allarmanti. In Italia, nell’ultimo anno, oltre cinque milioni di persone hanno vissuto in povertà assoluta. Tra essi, circa il 7%, pari a 390mila cittadini, non ha potuto curarsi in autonomia e ha chiesto aiuto a una realtà socio-assistenziale.

«Donare un farmaco a chi non può permetterselo – ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico – è un modo per esprimere, attraverso un semplice gesto, il meglio della nostra umanità e per dare un segnale di speranza, una speranza di cui la nostra società, scossa prima del Covid e ora dalla guerra alle porte dell’Europa, sente forte il bisogno».

Nell’edizione 2022 della Giornata di Raccolta del Farmaco, che ha visto la partecipazione di 4.889 farmacie, 14mila volontari e 17mila farmacisti, sono state raccolte circa 485mila confezioni di farmaci per un valore superiore a 3,8 milioni di euro. La raccolta ha permesso di far curare quasi 600mila persone meno abbienti, prese in carico dalle realtà assistenziali convenzionate con la Fondazione Banco Farmaceutico. (rcs)

CASSANO ALLO IONIO (CS) – L’assessore Bianchi ricorda del Bonus Cultura

L’assessore del Comune di Cassano allo Ionio, Annamaria Bianchi, ha ricordato che, a partire già dal 31 gennaio 2023, ha preso il via la VII^ edizione di 18app, il Bonus Cultura da 500 euro ora da spendere in musica, concerti, cinema, teatro, libri, musei, corsi, abbonamenti ai quotidiani e periodici.

Pertanto, tutti i ragazzi che hanno compiuto 18 anni nel 2022, residenti sul territorio nazionale, potranno ottenere il contributo registrandosi entro il 31 ottobre 2023 con Spid (Sistema Pubblico di   Identità Digitale) o Cie (Carta di Identità Elettronica) sul sito www.18app.italia.it. Il bonus sarà spendibile fino al 30 aprile 2024. Da Palazzo di Città, si informa, inoltre, che anche i nuovi esercenti che vorranno aderire alla misura dovranno iscriversi tramite Spid o Cie sulla piattaforma informatica dedicata, incoraggiando l’utilizzo dei buoni cultura per l’acquisto di prodotti di ambito culturale o eventi e nello specifico: biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo; libri; abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale; musica registrata; prodotti dell’editoria audiovisiva; titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali; corsi di musica, corsi di teatro, corsi di lingua straniera.

È appena il caso di ricordare che Il Bonus Cultura 18app favorisce dal 2016 la fruizione della cultura tra le ragazze e i ragazzi neodiciottenni e la conoscenza del patrimonio italiano con il coinvolgimento di tutti gli ambiti culturali, dall’editoria alla musica; dal cinema, al teatro, dall’informazione ai musei fino ai corsi di lingue e spettacolo.

Il sito www.18app.italia.it è l’unico canale attraverso il quale ottenere e utilizzare il contributo. Il Bonus Cultura è un contributo strettamente personale e non può essere scambiato o convertito in denaro. Sul corretto utilizzo di 18app il Ministero della Cultura vigila in collaborazione con la Guardia di Finanza. L’assessore Bianchi, ricorda, infine, che i nati nel 2003, che si sono registrati sulla piattaforma 18app entro il 31 di agosto 2022, hanno la possibilità di spendere il contributo fino al 28 febbraio 2023. (rcs)

RENDE (CS) – Si presentano attività per Città Europea dello Sport”

Domani mattina, a Rende, alle 9.30, nella Sala Consiliare di Piazza Matteotti, saranno presentate le attività e manifestazioni che saranno realizzate nell’ambito di Rende Città Europea dello Sport.

«Un momento importante non solo per la nostra città, ma per l’Intera provincia. Per questo abbiamo voluto coinvolgere gli istituti scolastici, oltre che delle associazioni sportive cittadine. Sarà questa occasione di valorizzazione delle nostre eccellenze, oltre che dei valori dello sport quale elemento di crescita economica, sociale, culturale», ha sottolineato il consigliere comunale con delega allo sport, Giovanni Gagliardi.
Alla iniziativa prenderanno parte il presidente della Provincia, Rosaria Succurro, l’assessora ai rapporti con le scuole, Lisa Sorrentino, i delegati allo sport Unical, Giuseppe Pellegrino e Piero Guido.
Il dibattito, coordinato dalla giornalista Simona De Maria, vedrà intervenire Giorgio Porro, responsabile del centro avviamento allo sport Asd Olimpia, Mario Siciliano, delegato regionale FiTri, Rocco Gullo, presidente Rende Nuoto, Gianmarco Rosato, responsabile Cus Unical e delegato regionale Fisr, oltre a Santino Scarpelli, rappresentante  Bim Bum Basket Rende.
Previsti, inoltre, gli interventi di Marco Quintiero per la Polisportiva Olympia e di Francesco Democrito, delegato Aces e Msp.
Conclusioni affidate a Giovanni Gagliardi: «crediamo che rafforzare la sinergia e la condivisione tra municipio, associazioni sportive Rendesi, federazioni nazionali ed enti locali per valorizzare risorse e competenze, sia stato fondamentale per raggiungere tale traguardo e sarà punto di partenza solido per quest’anno ricco di iniziative». (rcs)

TREBISACCE (CS) – Comune approva progetto definitivo per Lungomare

Il Comune di Trebisacce, guidato dal sindaco Alex Aurelio, ha approvato il progetto definitivo per ammodernamento del Pontile del Lungomare.

L’obiettivo dell’Amministrazione, infatti, è quello di rendere il Lungomare cittadino ancora più distintivo, accogliente e fruibile 365 giorni l’anno dai residenti e visitatori, attraverso la riqualificazione, ri-funzionalizzazione e promozione delle infrastrutture esistenti. Come nel caso del pontile, la bella passeggiata sulle acque del mare 9 volte Bandiera Blu per il cui completamento in chiave eco-sostenibile.

L’Ente, dunque, parteciperà al bando indetto nell’ambito del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca Po Feamp 2014/2020 – REG.UE per l’ottenimento di un finanziamento di 300 mila euro.

In particolare, il progetto messo a punto dall’Esecutivo Aurelio prevede la messa in sicurezza del molo esistente mediante la realizzazione di balaustre laterali, l’installazione di un faro per la segnalazione ed il miglioramento illuminotecnico, nel rispetto dei principi dell’efficientamento energetico. (rcs)