ACRI (CS) – Il Siluna Fest celebra il “Rebirth Day”

Il Siluna Fest celebra il Rebirth Day, un evento mondiale che si rinnova ogni anno.

«Il 21.12.2012, secondo la profezia del calendario Maya – viene spiegato in una nota – il mondo si sarebbe dovuto fermare. Michelangelo Pistoletto scelse quella data a livello mondiale la Giornata universale della rinascita. Con il simbolo del Terzo Paradiso si identifica nel 21 dicembre la giornata della rinascita».

«Il Rebirth-day – continua la nota – è la festa che celebra questa data in cui ognuno di noi si assume l’impegno a collaborare ad una responsabile trasformazione della società nel mondo. Il simbolo del Terzo Paradiso è la riformulazione del simbolo matematico dell’infinito. I due cerchi opposti, natura e artificio, si polarizzano nel cerchio centrale che rappresenta il grembo della ri-nascita».

«Dall’anno 2018 – conclude la nota – ispira le azioni del Siluna fest, manifestazione che da ormai cinque anni si sviluppa a stretto contatto con la spettacolarità dei paesaggi dell’entroterra calabrese. Nel 2019, in occasione della seconda edizione del Festival, il Terzo Paradiso di Pistoletto è stato ricreato tra le montagne della Sila, grazie al terreno che l’Azienda Agricola Biosila ha concesso all’Associazione Siluna gratuitamente. È una estesa opera di land art verde: 70 mt lineari per 58 piante di pino, albero simbolo dell’altopiano silano. È viva, cresce e muta nel tempo, con la pazienza del lento ritmo della Natura». (rcs)

foto di Francesco Cristiano
illuminazione di Saverio Vuono e Angelo Aiello

COSENZA – Giovedì s’inaugura la collettiva “Gli occhi sulla vecchia città”

Si intitola Gli occhi sulla città vecchia la collettiva degli artisti cosentini Francesco Bozzo, Diego Mazzei e Ivana Russo, che sarà inaugurata giovedì 22 dicembre a Cosenza, nella galleria d’arte autogestita Gaia.

«Sono gli occhi che vogliamo puntare sulla fragile bellezza del quartiere storico della nostra città. Gli occhi, offerti in dono, di Santa Lucia e non le mani degli im-prenditori d’assalto e privi di scrupoli, narrati da Francesco Rosi già nel 1963. Gli occhi di chi si spoglia di tutto, anche della propria vista, per amore dell’altro. E come la santa che si strappò via gli occhi per donarli a un fanciullo invaghitosi di lei, così il collettivo Gaia prova a rinunciare ai suoi di occhi per assumere quelli del quartiere, di chi lo vive e lo abita, tra mille difficoltà, tutti i giorni. Una luce intensa, un laser penetrante che illumina senza bruciare, che chiarifica senza alterare. La luce che emana dalle opere di Francesco Bozzo, Diego Mazzei e Ivana Russo, una luce che racconta rischiarando, senza artifizi o infingimenti», si legge nella nota a firma del collettivo.  (rcs)

COSENZ – Al Museo dei Brettii e degli Enotri l’archeotombolata

Domani,  al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, alle 17, è in programma l’Archeotombolata.

Si tratta di un’ulteriore occasione, divertendosi con il tradizionale gioco natalizio, per conoscere la collezione del Museo dei Brettii e degli Enotri. L’Archeotombolata sarà preceduta, alle ore 16,30 da una visita guidata, sempre attraverso i “tesori” del Museo, riservata ai bambini dai 6 ai 12 anni, a cura della guida turistica Paola Morano.

La direzione del Museo ricorda, inoltre, che dal 27 al 30 dicembre e dal 3 al 5 gennaio 2023, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, il programma andrà avanti con l’iniziativa “Vacanze di Natale al Museo”. Saranno organizzati, su prenotazione, giochi e laboratori a tema archeologico e natalizio per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. (rcs)

COSENZA – Si presenta il libro “Il cavaliere e la costellazione della Vergine”

Domani, a Cosenza, alle 18.39, nella Sala Telesio dell’Hotel Royal, si presenta il libro Il cavaliere e la costellazione della Vergine di Rita Fiordalisi ed edito da Progetto 2000.

L’evento è inserito nel cartellone Cosenza che ama leggere e ascoltare buona musica.

Oltre al testo della Fiordalisi è prevista un’esposizione di opere pittoriche dell’artista Luigia Granata, sui temi gioachimiti; in riferimento al testo che vede tra i protagonisti del racconto: Gioacchino da Fiore, Luca Campano, Federico II. Nel corso dell’evento il prof. Tonino Lavoratore, presidente dell’Accademia musicale della Calabria “Salfi” introdurrà i brani musicali con l’arpa degli allievi: Camilla Colonna, Eleni Pisani, Aurora De Bartolo, Caterina Loizzo e Emanuela Benedetta Falco.
A parlare del libro oltre all’autrice ci sarà l’editore Demetrio Guzzardi. (rcs)

 

COSENZA – Al BoCS Museum inaugurata la mostra “Werke Über Werke” di Bruno La Vergata

Fino al 16 gennaio 2023, al BoCS Museum di Cosenza è possibile visitare la mostra Werke Über Werke di Bruno La Vergata e curata da Simona CaramiaGiuseppe Negro.

Si tratta di una mostra con cui trovano nuova vita in 65 opere più di 150 manifesti realizzati dal graphic designer e artista cosentino negli ultimi 20 anni di attività e che si inserisce nell’ambito delle iniziative nate dalla collaborazione tra l’accademia e il BoCS Museum, diretto da Marilena Cerzoso.

Le opere sono il risultato della sovrapposizione digitale di almeno due manifesti realizzati negli anni scorsi da La Vergata. Il risultato è un caleidoscopio di colori che si fondo assieme ai testi e alle forme, dando vita a nuovi manifesti in cui a volte è quasi impossibile distinguere gli originali, in altre la sovrapposizione è netta e ben evidente. Una scelta tutt’altro che casuale, quella dell’artista, che nella realizzazione delle opere ha inteso tenere conto soprattutto del criterio estetico nella sovrapposizione. 

Nella realizzazione delle opere, inoltre, La Vergata si è dato delle regole: non tagliare le immagini originali, non ridurle e mantenere omogeneo lo standard di sovrapposizione, «lasciando che gli oggetti delle immagini capitassero dove dovevano capitare. Il bello di questo meccanismo è che il risultato è stato capace di sorprendere me stesso per primo perché le associazioni sono “impertinenti”, nel senso stretto: le immagini che si sovrappongono non sono, cioè, pertinenti l’una all’altra. A guidarmi è stato soprattutto il senso estetico del risultato, l’efficacia formale e non le accoppiate significative in termini concettuali», ha spiegato.

Ma non si tratta di un lavoro di graphic design, quanto piuttosto di un lavoro sul design che nasce da una domanda che si è posto l’artista: «Cosa possiamo fare usando come base l’ordine e la chiarezza del design? Si scatena il caos! Questa cosa è interessante, secondo me», ha aggiunto. 

Colori, forme, ricerca del caos hanno dunque ispirato un allestimento che non poteva essere tradizionale: «Abbiamo lavorato su un criterio prettamente sinestetico – ha spiegato Simona Caramia -. Le cromie hanno avuto un ruolo fondamentale e ci hanno spinto a ricercare un ambiente immersivo, “all-over”, potremmo dire, in cui la forza dell’insieme restituisce un ambiente, appunto, sinestetico». 

«Rispetto all’allestimento della mostra di Bergantini (la precedente realizzata dall’Aba Catanzaro al BoCS Museum, ndr) – ha aggiunto Giuseppe Negro – ci troviamo in un ambiente completamente diverso, perché Bruno La Vergata ha trasformato quello che ha costruito nel suo percorso da grafico quasi in delle pitture. Un po’ come nel processo seguito da Rotella nello strappare i manifesti, qui abbiamo una sovrapposizione che fanno nascere cromie e forme più simili a quelle proprie di una pittura».

Aba Catanzaro e BoCS Museum di Cosenza trovano in Bruno La Vergata un punto di contatto perfetto. L’artista cosentino, formatosi negli anni del liceo proprio nella città bruzia prima di proseguire gli studi e lavorare tra Firenze e Milano, è tornato in Calabria per lavorare all’Unical e ora è docente dell’accademia catanzarese. Un cerchio che si chiude con la sua personale nel cuore di Cosenza: «Nei manifesti di Bruno La Vergata c’è tanta Cosenza – ha detto Marilena Cerzoso -. Le sue opere, però, vanno bel al di là di questo aspetto: la mostra è estremamente interessante e racconta di un artista di grandi sensibilità e ingegno». 

Come avvenuto in occasione della mostra di Simone Bergantini, anche in questo caso Accademia di Belle Arti di Catanzaro e BoCS Museum hanno scelto di mettere in relazione le opere che fanno parte della collezione permanente del museo con quelle dell’artista in esposizione. In questa occasione, però, la scelta è stata quella di mantenere in esposizione solo un’opera del BoCS, quella firmata da Laura Cionci, giovane artista romana recentemente scomparsa, alla memoria della quale, attraverso questo gesto, Aba Catanzaro e BoCS Museum hanno inteso corrispondere un sentito tributo.

La mostra sarà visitabile secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato, dalle 9 alle 13. (rcs)

 

COSENZA – Successo per la presentazione del libro “Così come sono” di Felicita Cinnante

Grande successo per la presentazione del libro Così come sono di Felicita Cinnante, edito da Pellegrini.

Il libro è stato presentato nella Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza, con la partecipazione straordinaria del prof. Mario Bozzo e del giornalista scrittore Francesco Kostner, moderati dall’esperta Antonietta Cozza.

Importante la finalità solidale dell’iniziativa, organizzata dall’Associazione socioculturale “Franco Guido”, e della vendita del libro della Cinnante, che vedrà devoluto il ricavato all’Associazione “Gli Altri Siamo Noi”.

Cimentarsi nella scrittura è sempre un processo di autoanalisi e ritrovarsi davanti ad una pagina bianca induce a mettere ordine nei propri pensieri, organizzando gli argomenti da trattare per trasporli sul foglio: uno sforzo che implica, per forza di cose, il doversi guardare dentro. Nel libro Così come sono  Felicita Cinnante, nelle sue pagine scritte di getto, come lei stessa dice, trova lo strumento efficace e introspettivo che gli permette di raggiungere uno stato di coscienza simile a quella indotta dalla meditazione, attraverso la quale entra in contatto con la sua vera essenza e tacitare almeno per un po’ il pensiero cosciente.

Forse è proprio per questo che ogni opera scritta ha in sé il tratto dell’autobiografia, perché riguarda molto da vicino il segnale che vogliamo imprimere alla vita: la nostra e a quella degli altri.

Non tutte le emozioni, però, che ci portiamo dentro, sono riconoscibili chiaramente a livello di coscienza, rimanendo a volte nascoste sotto la superficie di quella frenesia fatta da un quotidiano che ci insegue.

Questo bagaglio che ci portiamo dentro da sempre, con un modo speciale di approcciarsi al presente, in cui le emozioni profonde si celano alla razionalità, anche se non si vedono non significa non siano presenti e che non condizionino in qualche modo la nostra esistenza.

In questo leggero raccontarsi, la scrittrice si presenta proprio per come è: una vastità di stati d’animo e sentimenti, gioie, soddisfazioni, delusioni, dolori, rimorsi che, ad un certo punto, senza un apparente motivo, senza una causa ben individuabile, risalgono in superficie esplodendo come lapilli di un vulcano in eruzione.

Come conseguenza di questa magmatica congiunzione c’è una sorta di livello comunicativo che supera i due approcci: una relazione magica di intenti che, ad un certo punto, si mette in moto dando voce, in qualche modo, ad una trionfale dichiarazione di intenti. (rcs)

È nato a Cosenza il Parco Filosofico Alcmeone

di ANNA MARIA VENTURANel vasto panorama delle iniziative e dei progetti realizzati dalle tantissime associazioni culturali, che operano nel territorio cosentino, la realizzazione di un Parco Filosofico è una novità assoluta. AIParC  Cosenza ha già al suo attivo il “Parco Storico Giuseppina Le Maire”, dedicato alla filantropa torinese fortemente impegnata nella ricostruzione sociale ed educativa, all’indomani del terremoto del 1908 in Calabria e il “Parco Ecclesiale Ada Furgiuele”, dedicato ad una donna calabrese, oblata di don Mottola, di cui ha seguito regole ed insegnamenti, spendendo la sua vita per gli ultimi.

Nell’ottica di raggiungere orizzonti culturali sempre più ampi e stimolanti, il 14 Dicembre 2022, nel Salone di rappresentanza della Confindustria, a Cosenza, ha inaugurato il Parco Filosofico, intitolato ad Alcmeone di Crotone, con grande successo di pubblico e di critica. La Presidente prof.ssa Tania Frisone, nel suo intervento introduttivo ha sottolineato che gli interessi culturali di AIParC Cosenza, attraverso l’istituzione del Parco filosofico “Alcmeone”, si aprono ai problemi più impellenti dell’uomo contemporaneo, che vanno dai cambiamenti ambientali e climatici ai problemi posti dall’imponente sviluppo delle tecniche informatiche e mediali, ai temi della salvaguardia del pianeta. Hanno reso prezioso l’evento, con contributi di elevato spessore culturale il Provveditore agli studi di Cosenza, prof.ssa Loredana Giannicola, il Presidente della Commissione cultura del Comune di Cosenza, dott. Domenico Frammartino, il prof. Giuseppe Trebisacce, i responsabili del Parco Filosofico la prof.ssa Anna De Vincenti e il Prof. Romeo Bufalo

Il neonato Parco filosofico “Alcmeone” intende riprendere e rilanciare l’idea greca di Natura intesa come physis, ossia come principio generatore e rigeneratore del vivente, oltre che del mondo. In tal senso la figura di Alcmeone, cui il Parco è intitolato, è parsa estremamente rappresentativa a quanti operano all’interno di AIParC Cosenza, in quanto egli fu il primo filosofo-medico e scienziato naturalista greco, anzi magnogreco a scrivere un’opera intitolata “Sulla natura” dai cui frammenti si evince il convincimento che l’uomo, gli animali, le piante, i mari, il cielo sono una Totalità ordinata, la Natura, appunto, fuori dalla quale nessun componente può vivere o sopravvivere. Questa “verità”, pensata dal filosofo calabrese circa ventisei secoli fa, sembra mostrare ancora oggi tutta la sua validità. 

Il Parco filosofico “Alcmeone” ha come obiettivi:  richiamare alla coscienza contemporanea la memoria dell’antico rapporto che legava l’uomo alla natura, che pare oggi smarrito; contribuire alla formazione di un pensiero critico rispetto agli abusi che sul territorio sono stati fatti e continuano a farsi in nome di una distorta idea di progresso che non tiene conto delle diverse forme di vita e continua a violentare l’ambiente; proporre “buone pratiche” per ristabilire un nuovo equilibrio tra uomo e natura in nome di uno sviluppo sostenibile e per la salvaguardia della biosfera. 

Il Parco filosofico si pone, nella sua finalità generale, come luogo, per ora virtuale, ma si auspica a breve anche reale, dove discutere, scambiare idee e punti di vista che facciano accrescere in tutti la coscienza del difficile momento storico che stiamo vivendo e la necessità di contribuire alla salvaguardia del pianeta terra, affinchè si consegni un mondo vivibile alle generazioni future.

La Prof.ssa Anna De Vincenti, responsabile del Parco insieme al Professore Romeo Bufalo, ha presentato il Quaderno dal titolo Uomo, Natura, Tecnica che illustra le ragioni e le finalità del nascente Parco. Alla realizzazione del Quaderno hanno contribuito competenze varie che hanno trattato le problematiche da diversi punti di vista – filosofico, letterario, ingegneristico, architettonico, storico – ma in un’ottica olistica, com’è giusto che sia per una tematica così complessa.

La Prof.ssa De Vincenti si è così espressa: «Il Quaderno già nel titolo, credo, orienti: Uomo, Natura, Tecnica. Nella nostra idea il rapporto tra uomo e natura si presenta da sempre come un rapporto molto stretto, mediato dalla tecnica, perché l’uomo è un essere naturalmente tecnico che agisce nella e sulla natura per modificarla e creare per sé stesso e la sua comunità migliori condizioni di vita. Il punto dolente è, però, almeno secondo noi, che spesso questa sua azione trascende i suoi limiti e crea conseguenze catastrofiche».

«La filosofia, di questo rapporto ambiguo e contraddittorio, ne ha molto parlato: basti citare Heidegger che, a partire dalla distinzione tra la tecnica del mondo antico e la tecnica moderna, distingue la capacità dell’uomo di utilizzare le risorse naturali senza distruggere la natura stessa, in una sorta di interscambio virtuoso, dalla forza distruttiva che lo stesso uomo esercita sulla natura stessa, usata come fondo inesauribile, mentre invece le sue risorse sono esauribili e in buona parte già esaurite: da qui l’inquietudine di Heidegger che trapassa in Jonas e in tutti noi. Jonas, tra l’altro allievo di Heidegger, è uno dei pensatori a cui idealmente si ispira il nostro progetto di Parco filosofico» 

«In Jonas – ha continuato la Prof.ssa De Vincenti – l’euristica della paura funziona come avvertimento, come allarme e tende culturalmente a controllare la tecnica nella visione di un antropocentrismo rinnovato, capace di direzionare l’azione verso la realizzazione dei doveri fondamentali che sono quelli della conservazione del pianeta e della salvaguardia della specie come necessario lascito alle generazioni future. Jonas, dunque, teoreticamente realizza un ribaltamento di prospettiva del metodo cartesiano che considerava falso ciò che in qualche modo era suscettibile di dubbio, propone una visione del mondo prudenziale, che considera alla stregua della certezza ciò che, anche se dubbio, è tuttavia possibile. Proprio di fronte alla possibilità dell’estinzione del genere umano si mostra nella sua urgenza l’imperativo categorico che un’umanità esista, che essa possa conservarsi, proprio perché l’uomo è giunto a possedere un tale potere sulla natura che allo stato attuale si può dire che egli debba necessariamente proteggerla. L’uomo deve accettare che i suoi doveri vadano oltre sé stesso e i propri e contingenti interessi, per un impegno verso la natura e verso chi non c’è ancora. Ma la filosofia ha detto anche altro. Secondo Junger ,la tecnica è la magica danza che il mondo contemporaneo balla. Possiamo partecipare alle vibrazioni e alle oscillazioni di quest’ultimo soltanto se capiamo la tecnica. Altrimenti restiamo esclusi dal gioco. Il filosofo francese Gilbert  Simondon ci allerta contro i pericoli di un atteggiamento tecnofobico che ci allontanerebbe dalla realtà e dal nostro tempo».

Ma come tenere insieme le due cose? Come sfuggire sia all’idolatria della tecnica che alla sua demonizzazione? 

A queste domande sempre la Prof.ssa De Vincenti ha risposto: «Potremmo allora ipotizzare che il punto di superamento della contraddizione possa essere rappresentato dall’idea della governabilità della tecnica, tramutando l’inquietudine che ci assale in tempi difficili come quelli attuali in euristica della paura come metodo che utilizza la paura come fattore motivante la ricerca e dunque ci consegna la speranza di poter ancora cambiare verso, ci dice che siamo ancora in tempo se riusciamo ad esercitare il controllo democratico delle nostre azioni e la capacità di mediazione tra progresso tecnico e salvaguardia delle diverse forme di vita: il lavoro umano come ricerca di un equilibrio continuo che permetta all’uomo, in quanto essere tecnico, di utilizzare la tecnica e nello stesso tempo di recintarla entro confini umani».

«Quello che deve essere recuperato è dunque il concetto di limite, il confine entro cui la tecnica deve essere ricondotta; tale limite è il limite umano, ma è anche il limite imposto dalla natura di cui l’uomo è parte. Questo significa ridimensionare l’idea di onnipotenza e accettare quella di finitezza come caratteristica dell’essere umano stesso». 

Paura e fiducia nell’uomo, dunque, pessimismo e speranza. Sembra che anneghiamo nelle contraddizioni e invece non è così in quanto chi pratica di storia, di scienza, di filosofia sa bene che tutto ciò che è realizzato dagli uomini è anche modificabile dagli uomini stessi. 

Da qui la speranza dopo la paura. Il messaggio che, attraverso il Quaderno, gli autori intendono trasmetterci è che la potenza della tecnica non è necessariamente una sventura per l’uomo, in definitiva dosare la forza che la scienza conferisce per mezzo di un’etica auto-restrittiva è la grande sfida a cui l’essere umano è chiamato dal suo stesso agire.

Un atto di umiltà, se vogliamo, un atto di decentramento del ruolo: l’antropocentrismo deve cedere il passo ad una visione pluricentrica, complessa dell’intero universo. 

Alla stesura del Quaderno, oltre ai responsabili Del Parco filosofico, hanno contribuito altre persone: l’architetto Daniela Francini e l’Ingegnere Massimo Veltri; per lo sguardo letterario e poetico le Prof.sse Anna Maria Ventura, Nella Matta e il Preside Enzo Ferraro, che hanno spaziato dal mondo classico alla contemporaneità. Il quadro storico-teatrale illustrato dal Maestro Nello Costabile ci ha chiarito come la tecnica possa essere alleata dell’arte con i meravigliosi marchingegni del teatro greco ma come possa anche essere portatrice di morte. Non è mancato lo sguardo di apertura alla cultura europea che il Preside Luciano Conte ha saputo costruire nel confronto tra Verga e Zola. 

Gli autori del Quaderno hanno fatto una pregevole azione di sconfinamento virtuoso in quanto hanno colto l’aspetto complesso ed hanno arricchito il Quaderno  con contributi che, pur partendo dallo specifico dei loro saperi arrivano ad una visione più ampia dei problemi: insieme, e sentendosi parte del pianeta e non esterni ad esso, il  pensiero si è fatto trans ed interdisciplinare e ha fatto cogliere, come sosteneva Gregory Bateson, quel “più ampio sapere che è la colla che tiene insieme le stelle e gli anemoni di mare, le foreste di sequoia e le commissioni e i consigli umani”. 

Quello che si propone il Parco filosofico è un laboratorio di idee, di confronto, per provare a ricercare non la verità, ma una possibile verità, un orientamento, un punto di ri-partenza, una risposta alla solita domanda: Che fare? Che fare davanti al disastro ecologico, davanti alle crisi climatiche, a paesi interi smottati, davanti alle tante vite perse. 

Il Parco ha fatto sua l’idea di una filosofia non astratta, autoreferenziale e dogmatica, volta a guardare il cielo senza vedere gli inciampi sulla terra, ma quella di  una filosofia intesa come costruzione di visioni del mondo che debbano in qualche modo contribuire al cambiamento e quindi incidere sulla realtà, sulla linea della cosiddetta filosofia pratica, quella che sulla scorta della riflessione teorica è capace di orientare le azioni verso il bene comune, riabilitando la politica e facendo politica, nel suo significato originario e nobile: perseguire l’interesse per la polis, per la città, intesa come comunità.

C’è bisogno di un cambio di passo: la Kehre (svolta) dovrebbe consistere nel riconoscere che la priorità per l’umano è la salvaguardia della biosfera piuttosto che l’accrescimento del dominio della tecnica di cui bisognerebbe fare un uso responsabile. All’etica del profitto bisognerebbe sostituire l’etica della responsabilità in quanto chi può salvarci non è un dio, ma l’uomo stesso facitore di una nuova etica.

“Siamo degli inguaribili sognatori?” si chiede Anna De Vincenti. “Credo di no”, è la sua risposta, “Perché dalla storia sappiamo che se l’uomo è capace di distruggere è anche capace di ricostruire e perché siamo certi che la filosofia sia stata ed è lo strumento di salvezza per l’umanità. Dovevamo filosofare altrimenti non avremmo potuto vivere in questo mondo. Dobbiamo filosofare altrimenti il mondo non potrà essere salvato”.

Interessante e appassionato è stato l’intervento del Prof. Romeo Bufalo, che ha illustrato la figura di Alcmeone, cui il Parco filosofico è intitolato. Ne è scaturito un ritratto a tutto tondo, dalle diverse sfaccettature, dal quale si evince la grandezza di questo pensatore. Alcmeone di Crotone fu un filosofo naturalista vissuto nella Magna Grecia nel VI secolo a. C. Per primo scrisse un’opera “Sulla natura” e si soffermò in modo originale sul complesso rapporto uomo-natura. 

Dalla relazione del Prof. Bufalo si evince che il problema che spesso è stato posto, a proposito di Alcmeone, è se sia stato più un fisico o un medico o un filosofo; o tutti e tre insieme , che è l’ipotesi più plausibile. Ci si è chiesti anche se sia stato un pitagorico o una figura indipendente dal pitagorismo; se il suo metodo scientifico sia stato realmente empirico e se abbia davvero praticato per primo la dissezione anatomica degli animali e degli uomini. È comunque opinione diffusa che egli sia stato il padre della medicina greca, della biologia e della psicologia sperimentale. Le sue scoperte furono da alcuni studiosi ritenute talmente rivoluzionarie da essere equiparabili a quelle di Copernico e Darwin.

Recentemente Lorenzo Perrilli ha sostenuto la piena plausibilità della tesi che fa risalire ad Alcmeone la dissezione dei cadaveri, confermando il carattere empirico del suo metodo di indagine basato sull’osservazione diretta dei fenomeni al contrario di altri filosofi presocratici. Anche sul piano epistemologico Alcmeone fu un pioniere. Formulò infatti per primo (o tra i primi) una teoria gradualistica della conoscenza, in base alla quale gli animali percepiscono soltanto, gli uomini percepiscono e ragionano, mentre solo gli dei hanno una visione immediata. Sul piano cosmologico, invece, fu tra i primi a distinguere tra un mondo sovralunare, immobile ed eterno, ed il mondo sublunare, soggetto, come dirà Aristotele, a generazione e corruzione, ossia finito e temporale.

Infine, in campo psicologico, teorizzò la divinità e l’immortalità dell’anima, a causa del suo movimento perenne, analogo a quello della Luna, del Sole e delle stelle, anch’essi immortali e divini. È in questo quadro metafisico della vita dell’universo che si giustifica un importantissimo Frammento di Alcmeone, in cui dice: «Gli uomini per questo muoiono, perché non possono ricongiungere il principio con la fine». Cosa che invece fanno gli astri nel loro identico e perenne movimento circolare, in cui ciascun corpo celeste ritorna, dopo uno stesso periodo di tempo, esattamente nella stessa posizione di prima. Sul terreno politico Alcmeone fu un convinto sostenitore del regime democratico, in controtendenza rispetto ai Pitagorici che furono, in gran parte, aristocratici. A questo proposito, un aspetto originale del pensiero di questo autore è costituito dal parallelismo che egli stabilisce tra corpo biologico e corpo politico. Sulla base di una lunga consuetudine medico-sperimentale, egli sosteneva che la salute del corpo fosse assicurata dall’equilibrio (isonomía) e dall’armonia (sýmmetros krãsis) delle forze in esso presenti, come le coppie umido-secco, freddo-caldo, amaro-dolce, ecc. Lo squilibrio di queste forze ed il predominio di una sulle altre genera la malattia. Estendendo analogicamente questo modello medico dal piano fisico-biologico a quello politico, Alcmeone sosteneva che anche il ‘corpo’ dello Stato (ossia della pòlis) può essere ‘sano’ o malato’. Ed il corpo politico è in salute quando, in analogia col corpo fisico, in esso regna l’isonomía, ossia l’equilibrio e l’uguaglianza delle leggi. Questa è la democrazia, che costituisce lo stato di salute della polis. Quando invece l’equilibrio si altera e domina una sola legge (o la legge di uno solo) la democrazia si ammala e degenera in monarchia.

Emerge abbastanza chiaramente dalla relazione del Prof. Bufalo l’importanza teorica e la straordinaria modernità della figura di Alcmeone. 

A questo prestigioso evento non è mancato l’aspetto più propriamente artistico con il contributo del musicista Ferdinando Autiero, che ha portato, attraverso la sua voce, i versi di denuncia del miglior cantautorato italiano da Guccini a Bertoli.

E non è mancata la possibilità di ammirare la bellezza della forza delle donne, espressione di quella madre terra che tutto nutre e che resiste agli assalti sconsiderati dell’uomo, nelle opere pittoriche di una grande artista qual è Assunta Mollo. Nei suoi quadri, alcuni dei quali esposti in sala, si vede la sublimazione della tecnica in arte, si vede quella che Giordano Bruno chiamava l’intelligenza della mano che quando crea è lo strumento del pensiero, che invera e rende concreto il progetto che l’artista ha in mente. 

 L’auspicio è che questo stupefacente incontro sia soltanto il primo dei tanti che verranno, finalizzati alla realizzazione di progetti che contribuiscano alla soluzione degli infiniti e gravi problemi, che affliggono il nostro martoriato mondo. Intanto possiamo attingere allo splendido Quaderno “Arte, natura e tecnica”, esteticamente bello, con la copertina dal caldo colore giallo della terra bruciata, che riscalda l’anima oltre che la mente. Al centro un’immagine di arte classica classica, una kulix laconica in ceramica, del VII secolo, a.C. con Prometeo e Atlante. Un Quaderno ricchissimo di contenuti culturali, tutti di altissimo pregio e valore , che pure si legge con passione e interesse crescente.

Cattura l’attenzione, fra altri interessantissimi articoli, quello di Anna De Vincenti, che illustra le ragioni teorico-pratiche della creazione del Parco Filosofico. Fra queste il fare nostra la pratica dell’abbandonologia, un nuova scienza, che si occupa di tante realtà di cui ha una discreta percentuale il nostro Belpaese: borghi abbandonati, paesi in rovina, luoghi di divertimento dismessi, quel che resta di stazioni, orti, giardini o negozi… tutto quello che una volta aveva una sua identità e ora è là, immobile e affascinante, a raccontarci storie di un tempo passato in cui c’era vita adesso finita chissà dove. Insomma l’abbandonologia, una scienza poetica, come la descrive Carmen Pellegrino nel libro che le ha dedicato, “Cade la terra”, non un saggio ma un romanzo la cui protagonista è Estella, ultima abitante di un paese abbandonato del sud, un paese di fantasia molto simile però a tanti altri magari entrati nell’occhio della cronaca per i loro incredibili dissesti idrogeologici, dove la superficie frana muovendosi come fosse una cascata di terra che porta via uomini e cose e lascia abitazioni martoriate.

Partendo da queste fragilità, scrive giustamente Anna De Vincenti, potremmo come Parco filosofico porci l’obiettivo di ridare vita e dignità culturale e, perché no, economica al luogo stesso. Rianimare i borghi è anche l’obiettivo che si pone Romeo Bufalo nell’articolo “Amica veritas, sed magis natura”. Egli scrive: “Oggi, rimettere al centro della discussione pubblica (cioè politica) le comunità (non in senso mitologico o in quello di una identità esclusiva ed escludente l’Altro, divisiva e tendenzialmente elitaria e razzista, ma nel senso di una identità larga e plurale, inclusiva e tollerante) non vuol dire affatto riproporre una retorica del piccoloborghismo o un modello del borgo turistico-consumistico, ma vuol dire elaborare e sperimentare nuovi modi di vivere di produrre e consumare”. Bisogna, in altri termini, favorire il ritorno di quelli che sono partiti. Accogliere il loro desiderio di ritorno con le loro nuove esperienze ed i nuovi saperi di cui nel frattempo si sono arricchiti. Appare eticamente più produttivo e ‘responsabile’ costruire scuole, ospedali, sistemare strade impercorribili, aprire musei e biblioteche anche nei paesi più piccoli. Bisogna, cioè, trasformare il ‘vuoto’ in ‘pieno’, collegare montagne e marine, territori separati; tornare, in maniera nuova, alla terra, rinnovare l’espressione antica ‘coltura/cultura’, mettere in sicurezza il paesaggio. E un’utopia? Ma scommettiamo pure sull’utopia per vincere la realtà! Il Parco filosofico “Alcmeone” ha lanciato la sfida, ora sta a noi saperla cogliere. (amv)

SARACENA (CS) – Il Soccorso Alpino e Speleologico presenta il Calendario 2023 con gli alunni della Scuola Primaria

Il Soccorso Alpino e Speleologico Calabria ha presentato il progetto Calendario 2023 insieme ai bambini delle classi IV e V della Scuola Primaria dell’IC Statale Morano-Saracena.

Obiettivo del progetto, far conoscere agli alunni il mondo del volontariato e i diversi ambienti ostili ed impervi che vedono impegnati i soccorritori. I bambini, che hanno guardato video, visionato e toccato con mano attrezzature tecniche e apparecchiature per le telecomunicazioni hanno rappresentato su carta, sotto l’occhio attento delle maestre e dei maestri, tutto ciò di cui sono stati protagonisti.

Nei giorni scorsi, infatti, è stato consegnato a tutti gli alunni il Calendario 2023 del Soccorso Alpino e Speleologico Calabria che ha visto riproposti tutti i loro disegni.

«Il Soccorso Alpino e Speleologico Calabria crede tantissimo a questo tipo di iniziative che vedono il coinvolgimento dei bambini. Tanto entusiasmo è motivo di grande orgoglio e speranza per un prossimo futuro», ha commentato l’avv. Giacomo Zanfei, Presidente del Sasc.

«Un’iniziativa di notevole rilievo didattico e sociale che –, a detta della Dott.ssa Francesca Nicoletti, dirigente scolastico dell’istituto Comprensivo Statale Morano – Saracena – resterà impressa nella memoria dei piccoli alunni-artisti».

«Un doveroso ringraziamento – si legge in una nota – va al dott. Renzo Russo, sindaco di Saracena (CS), per l’attenzione che sempre dimostra nei confronti delle attività del Sasc, a Francesca Russo, artista di Saracena e, in questa occasione, Direttore Artistico per la realizzazione del calendario, a tutte le maestre e i maestri e a tutti gli alunni». (rcs)

LORICA (CS) – Sarà completato il Presepe di Ghiaccio di Luca Mazzotta

Domani, a Lorica, sarà completato il Presepe di Ghiaccio da Luca Mazzotta, maestro scultore campione italiano e vicecampione del mondo, con la realizzazione dal vivo dell’ultima delle undici statue previste, l’Angelo.

Il Presepe, che è stato già inaugurato, è composto da 11 statue di circa due metri, inserite all’interno di una cella refrigerata a vista di ampiezza 3×9 metri, che consentirà di mantenerle inalterate per tutta la durata dell’esposizione”.

Il “Presepe di Ghiaccio” è collocato presso la stazione di arrivo della funivia a monte, in località Monte Botte Donato la cima più elevata dell’altopiano silano, situata a 1928 metri di altitudine.

Sarà possibile inoltre visitare il Presepe durante tutta la durata delle festività natalizie, fino al 15 gennaio 2023.

La manifestazione è una produzione di Piano B – Event Project Management, curata ed ideata da Pietro Pietramala, sostenuta dalle Ferrovie della Calabria, con la partecipazione della Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, i Comuni di Casali del Manco e San Giovanni in Fiore, il Parco Nazionale della Sila.

«Emozioni in vetta, artisti unici ed il presepe di ghiaccio che farà restare senza fiato visitatori e curiosi. Respiriamo l’aria più salubre del mondo, innamoriamoci di questi luoghi così belli con eventi nazionali che inorgogliscono», le parole di Pietramala e dei protagonisti. (rcs)

VACARIZZO (CS) – 300 mila euro per la piattaforma elisoccorso

Sono 300 mila euro la somma dal Pnrr che sarà utilizzata per realizzare una piattaforma di elisoccorso a Vacarizzo.

Lo ha reso noto il sindaco Antonio Pomillo, esprimendo soddisfazione per questo risultato che premia ancora una volta la capacità di intercettare finanziamenti e risorse, utili ad offrire ed elevare la qualità dei servizi per il borgo.

«La realizzazione di questa infrastruttura – ha spiegato il primo cittadino – potrà rappresentare, inoltre, un fondamentale presidio salvavita per l’intero territorio sprovvisto e distante dai centri dotati, invece, di strutture ospedaliere». (rcs)