PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Le pensioni dei superstiti

di UGO BIANCO

In caso di decesso di un pensionato o di un lavoratore, il sistema previdenziale italiano tutela i familiari superstiti attraverso specifiche prestazioni economiche.

L’Inps eroga la pensione di reversibilità quando la persona deceduta è già titolare di trattamento pensionistico, mentre riconosce la pensione indiretta quando il decesso riguarda un lavoratore assicurato, non ancora in pensione. Di seguito vengono illustrati i principali requisiti e le condizioni per accedere a queste prestazioni. Le regole si applicano ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, agli artigiani, commercianti, lavoratori autonomi agricoli, alla gestione separata ed ai dipendenti pubblici. In linea generale, tali disposizioni valgono anche per i liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali autonome (ad esempio avvocati, medici, notai), pur con alcune differenze legate all’autonomia regolamentare.

   Quali sono i requisiti?

Il diritto alla pensione di reversibilità è garantito quando il “de cuius” è titolare di una pensione diretta, come la vecchiaia, l’anticipata, la supplementare o l’inabilità. In caso di pensione indiretta, l’assicurato, deceduto, deve avere almeno 15 anni di contribuzione in tutta la carriera lavorativa oppure 260 settimane di contributi, di cui almeno 156 negli ultimi 5 anni precedenti il decesso. Sono validi i contributi obbligatori, figurativi o da riscatto, mentre i soli contributi volontari non danno diritto alla prestazione.

Chi sono i beneficiari?

Hanno diritto alla pensione ai superstiti: il coniuge o la persona unita civilmente; il coniuge separato; il coniuge divorziato, a condizione che percepisca l’assegno divorzile, non si sia risposato e che il primo contributo previdenziale del defunto sia stato versato prima della sentenza di divorzio.

I figli e gli equiparati, nelle seguenti condizioni: minorenni alla data del decesso del genitore; inabili al lavoro e a suo carico al momento del decesso, indipendentemente dall’età; maggiorenni studenti, a suo carico, non lavoratori, che frequentano scuole o corsi di formazione equiparabili all’istruzione scolastica, fino al compimento del 21° anno di età; maggiorenni studenti universitari, a suo carico, non lavoratori, che frequentano l’università entro la durata legale del corso di studi e comunque non oltre il 26° anno di età;

Il superstite è considerato a carico del defunto se sussistono condizioni di non autosufficienza economica e di mantenimento abituale. Ai fini dell’accertamento, è rilevante anche la convivenza con il deceduto.

In mancanza del coniuge e dei figli, ha diritto alla prestazione, il genitore dell’assicurato/pensionato, se al momento del decesso ha almeno 65 anni, non essere titolari di pensione e risulta a suo carico. Gli aventi diritto possono essere anche i fratelli celibi e le sorelle nubili, se inabili al lavoro, non titolari di pensione e a carico del defunto, in assenza di coniuge, dei figli o dei genitori.

Quanto spetta? 

L’importo lordo della prestazione, calcolato sulla pensione diretta o sul montante contributivo, è così suddiviso:

Quali sono i limiti reddituali?

Gli importi delle pensioni ai superstiti (a favore di coniuge, genitori, fratelli e sorelle) sono cumulabili con i redditi del beneficiario entro i limiti previsti dalla Tabella F della legge 8 agosto 1995, n. 335 (art. 1, comma 41). Di seguito si riportano le soglie reddituali, valide per il 2025, corrispondenti alla percentuale di riduzione applicata:

Qual è la decorrenza?

La pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo alla data del decesso del pensionato o dell’assicurato.

Quando si perde il diritto?

Il diritto alla pensione ai superstiti può cessare in diverse situazioni, tra cui: Nuovo matrimonio del coniuge; al compimento di 21 anni, per il figlio studenti di scuola secondaria o corsi equivalenti. Al compimento di 26 anni, se studente universitario oppure in caso di interruzione o conclusione degli studi prima di tali limiti; la perdita del riconoscimento dell’inabilità; Il superamento delle soglie massima di reddito prevista per la cumulabilità; nuovo matrimonio o se vengono meno i requisiti di inabilità, convivenza o carico economico, per fratello o sorella.

Come si richiede?

La domanda va inoltrata all’Inps solo in modalità telematica:

Direttamente dal sito web dell’istituto, mediante le credenziali SPID, CIE o CNS; Tramite gli Enti di Patronato che predispongono ed inviano on line la richiesta; Rivolgendosi ai contact center al numero gratuito da rete fissa 803164 oppure allo 06 164 164, a pagamento da rete mobile. (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

Il reggino Pino Naim è il nuovo Governatore del Distretto Lions 108 ya

di ARISTIDE BAVA – Il calabrese Pino Naim, reggino, noto professionista in campo medico, è il nuovo Governatore del Distretto Lions 108 ya (Calabria, Campania e Basilicata). È stato eletto con largo suffragio di voti (246 su 296 votanti)  dal Congresso – il XXIX dell’importante struttura associativa internazionale – che si è tenuto dal 8 al 10 maggio  a Battipaglia alla presenza di un gran numero di soci.

Naim subentra al campano Tommaso Di Napoli e si insedierà il 1° luglio con l’inizio del nuovo anno sociale 2025/2026. Il congresso ha confermato  anche il nome  del primo  vicegovernatore ovvero il napoletano Bruno Canetti (185 voti su 296) ed ha eletto il secondo vicegovernatore nella persona di Gianfranco Ucci (Benevento) che ha superato, seppure di stretta misura,  l’avellinese Luigi Mirone (155 voti contro 144).

Il nuovo governatore Lions Pino Naim è socio del Lions Club Villa San Giovanni “Fata Morgana”. Vive a Reggio Calabria ed è laureato in medicina e chirurgia e specializzato in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva. È stato sempre un uomo di punta dell’importante associazione internazionale in cui ha ricoperto, in oltre trent’anni di attività  numerosi incarichi. È fortemente impegnato anche nel sociale. Ha poggiato la sua candidatura a Governatore su alcuni aspetti significativi quali meritocrazia, etica e libertà ribadendo la necessità di dare impulso all’Associazione anche attraverso un lionismo “concreto” non mancando di evidenziare anche nella sede congressuale che i tempi sono cambiati e anche il lionismo e cambiato ed è necessario vivere in maniera più attiva le problematiche dei nostri territori, puntare su nuovi soci di buon livello sociale e, soprattutto sfruttare le capacità e le professionalità di quelli che già sono all’interno del Distretto per favorire al meglio la soluzione dei problemi delle comunità.

Nel suo discorso di ringraziamento, pur evidenziando le necessità della “sua” Calabria, ha auspicato un Distretto unito, capace di condividere ogni passo di un percorso virtuoso per aiutare le comunità meridionali affrontando le criticità dei territorio, in sinergia con gli Enti istituzionali e con le altre Associazioni. Molta attenzione ha prestato anche alla necessità di lavorare da “Lions concreti” non solo per contribuire a migliorare la  società ma anche per riscoprire alcuni valori essenziali, come la famiglia, la solidarietà e la fratellanza tra i popoli guardando con attenzione alla necessità di “costruire la pace”. (ab)

A Rende nasce il Museo della Ceramica

di LAURA CARLOTTA GOTTLOB – Sabato 17 maggio alle 18, si inaugura a Palazzo Magdalone di Rende Centro Storico il “Museo delle Ceramiche di Calabria“. Si tratta di una straordinaria donazione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona che andrà a impreziosire il cosiddetto “Borgo Museale” della vecchia Rende. Un evento di grande rilievo, giacché riguarda più di mille reperti provenienti dall’epoca classica magno greca e romana fino al medioevo.

Reperti, dunque, che con i loro differenti stili attestano il passaggio delle diverse dominazioni e culture che hanno attraversato la Calabria. Altomonte, Belvedere, Gerace, Nicastro, Soriano, Squillace e Rende naturalmente, sono solo alcune tra le località di produzione delle ceramiche più belle. Motivi decorativi di suggestione mistica si alternano a espressioni più semplici e spontanee, a seconda dell’epoca e della funzione dell’oggetto.

Per quanto riguarda Rende, sono gli storici a dirci molto e a dimostrarci che l’attività dei pignatari rendesi fu favorita dalla natura del sottosuolo “…perché quasi in superficie si trovava dellottima argilla rossa, priva di impurità di varia natura…”

Da sottolineare la grande prodigalità della famiglia Bilotti, iniziata nel 2006 da Carlo e Enzo Bilotti a Cosenza con il mirabile “Museo all’Aperto” (MAB), e mai interrotta dagli eredi, sempre fedeli alla Calabria.  Ora, dopo le statue all’aperto, le opere dei futuristi calabresi al Museo del Presente di Rende, l’intera raccolta di arte contemporanea al Castello di Rende Centro Storico, arrivano i pezzi di ceramica che ci riportano indietro nel tempo quando soprattutto la città di Rende era un grande centro ceramico”.

Dunque, la donazione di Roberto Bilotti riporta il tema dei pignatari di Rende al centro dellattenzione e soprattutto permette agli storici di ricostruire ancora meglio questa stagione così illustre e così feconda per la storia e la vita della città. Proprio per questo la manifestazione in programma sabato a Rende avrà un significato culturale e sociale di grande valenza storica per lintera Calabria. (lcg)

Il ruolo e le funzioni delle donne nella società moderna

di FRANCO BARTUCCIGli studenti e studentesse dell’Università della Calabria, di qualsiasi corso di Laurea o Dipartimento, da quest’anno hanno l’opportunità di seguire il corso  di “Genere e Scienza”, tenuto dalla prof.ssa Laura Corradi, sociologa e docente di “Studi di Genere e Metodo Intersezionale”.

All’interno di questo corso si è svolto un seminario che ha avuto come relatrice la prof.ssa Sandra Costanzo, in cui si è parlato della presenza delle donne nelle Stem, ovvero Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, nonostante queste siano state escluse per secoli nei vari settori nevralgici della società moderna.

La relatrice del seminario, Sandra Costanzo, è Ingegnere Informatico, con dottorato di ricerca in Ingegneria Elettronica, ed attualmente professore Ordinario di Campi Elettromagnetici all’ Unical. Selezionata nel 2024 come una delle 20 donne leader di eccellenza nel settore ‘IEEE Antennas and Propagation’ – è stata anche inclusa dal 2022 nella lista ‘Top 2% Scientists’ della Stanford University e insignita del ‘Sigillo d’Oro’ dal Comune di Cosenza.

Gli stereotipi di genere sembra si stiano sgretolando, molto iniziando dalla famiglia: «Nel mio percorso di studi e ricerca Stem – ha detto la prof.ssa Sandra Costanzo – non ho avuto alcun ostacolo in famiglia, che invece ha assecondato la mia passione per la matematica e la fisica sin da piccola». 

Ma anche la scuola ha una grossa responsabilità, secondo Sandra Costanzo: «La mia idea di formazione, che proporrei fin dalle scuole secondarie, è orientata verso l’interdisciplinarietà, con l’obiettivo di superare la separazione netta tra le discipline, sostituendo queste ultime con topics (grandi temi) su cui innestare le varie competenze. Solo in questo modo, le nuove generazioni potranno controllare le tecnologie a vantaggio della società».

Un seminario in cui si è parlato delle nuove tecnologie che sono sempre più veloci, mentre il cambiamento sociale è ancora lento, soprattutto per quanto riguarda i retaggi patriarcali del passato e i pregiudizi sull’inferiorità delle donne che continuano ad esistere.  

Sandra Costanzo ha affermato che: «Siamo ancora lontani dal superamento delle disuguaglianze di genere, perché il soggetto femminile è stato per troppo tempo sottratto alla dimensione della storia. Ad oggi esiste ancora un enorme divario di dati disponibili in relazione al genere, basti pensare al contesto medico, dove per molto tempo anche la sperimentazione dei farmaci è stata effettuata esclusivamente su soggetti maschi».

A concludere il seminario è stata la prof.ssa Laura Corradi, promotrice del seminario, la quale ha dichiarato che l’iniziativa costituisce una piccola parte rispetto all’enorme problematica esistente e che non basta avere più donne nelle scienze: «Le scienze sono state costruite da uomini (occidentali, bianchi, di classe alta solitamente) e quindi rispecchiano spesso l’esclusione di altri soggetti. Abbiamo bisogno di più democrazia nelle scienze e della valorizzazione delle diversità». (fb)

Parte la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile della Calabria

Si è insediato, lo scorso 28 aprile, il Comitato di Coordinamento della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile della Calabria – Rus Calabria, guidato dal prof. Raffaele Zinno per il triennio 2025-2027.

L’accordo di costituzione della Rus Calabria è stato sottoscritto dai Magnifici Rettori delle tre Università statali calabresi nel mese di novembre dello scorso anno, dopo l’approvazione dell’accordo da parte degli organi di governo degli stessi atenei.
Il Comitato di Coordinamento è composto dalla prof.ssa Marina Mistretta e dal dott. Giacomo Falcone per l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dal prof. Raffaele Zinno e dal prof. Giuseppe Piero Guido per l’Università della Calabria e dalle prof.sse Angela Caridà e Monia Melia per l’Università Magna Graecia di Catanzaro.
La partnership tra le tre università calabresi è stata promossa dalla RUS nazionale, al fine di declinare a livello territoriale/regionale gli obiettivi nazionali e di incrementare l’impatto del sistema universitario sul territorio regionale, generando ricadute positive in termini ambientali, etici, sociali ed economici delle azioni poste in essere dagli aderenti alla Rete regionale. In linea con le finalità della Rus nazionale, la Rus Calabria assume l’impegno ad orientare le attività istituzionali degli atenei membri verso gli obiettivi di sostenibilità integrata e mira a valorizzare le competenze e le esperienze locali, orientando le attività del sistema universitario calabrese orientate a contribuire al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di Agenda 2030 dell’Onu.
La rete RUS nazionale, promossa dalla Crui – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – nel 2016, è la prima esperienza di coordinamento e condivisione tra tutti gli Atenei italiani impegnati sui temi della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale. Ad oggi sono 88 gli atenei italiani aderenti alla Rus e impegnati nella diffusione della cultura e delle buone pratiche di sostenibilità, sia al loro interno che nei territori di riferimento.
Il Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il Prof. Giuseppe Zimbalatti, è stato direttamente nominato dalla Presidente della Crui, come membro del Comitato di Coordinamento nazionale.
La costituzione del comitato di coordinamento regionale è il primo passo fondamentale per concretizzare a livello regionale la visione strategica nazionale, che è caratterizzata – come dichiarato dal Presidente della Rus nazionale, il prof. Carmine Trecroci dell’Università di Brescia – da uno spirito di confronto e continuo coinvolgimento della comunità universitaria, per intensificare gli sforzi per la riduzione dell’impronta ecologica delle nostre università e del territorio. (rrc)

L’OPINIONE / Raffaele Greco: Le 23 bandiere blu testimoniano costante crescita della Calabria come destinazione

di RAFFAELE GRECO – L’ingresso di tre nuove destinazioni che fanno salire a 23 il numero delle Bandiere Blu calabresi, testimonia una crescita lenta, ma costante della nostra regione come destinazione ed un rinnovato impegno per la valorizzazione del patrimonio costiero e marino, in linea con i principi della eco-sostenibilità e della tutela ambientale che guidano la missione del nostro Ente ed il nostro avviato percorso di adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS).

Si tratta sicuramente di un traguardo significativo del quale andare fieri e in prospettiva anche e soprattutto di una sfida altrettanto importante: mantenere e migliorare ulteriormente e nel tempo tutti gli standard richiesti per il raggiungimento di questo risultato, in termini di qualità delle acque, di gestione dei rifiuti, di accessibilità, di educazione ambientale e informazione, di turismo responsabile e consapevole. È, anche questo straordinario risultato programmatico, un passo avanti comune nella direzione di una sempre maggiore consapevolezza locale dei nostri patrimoni identitari e distintivi e della possibilità che, dai cittadini alle istituzioni, dalla rete imprenditoriali alle associazioni, ciascuno di noi ha di contribuire alla trasformazione in economia, reddito e ricchezza del governo della bellezza della nostra competitiva eredità naturale e di biodiversità.

Il prezioso riconoscimento internazionale delle Bandiere Blu rappresenta il frutto del lavoro di questi anni portata avanti dall’amministrazione regionale guidata dal Presidente Roberto Occhiuto, dalle amministrazioni locali, dai cittadini e dagli operatori turistici e da quanti a vario titolo si impegnano quotidianamente per mantenere il nostro mare pulito, con spiagge sicure e accoglienti e con un adeguato sistema di servizi.

In questa prospettiva, l’Ente per i Parchi Marini della Calabria rinnova il proprio impegno nel promuovere progetti di educazione ambientale, monitoraggio scientifico e gestione sostenibile delle risorse marine, affinché anzi tutto le nuove generazioni possano crescere con una consapevolezza piena del valore del nostro mare, come valore aggiunto a tutto il patrimonio identitario regionale; perché solo attraverso un’azione collettiva e coordinata sarà possibile continuare a costruire ed a consolidare una Calabria che sappia coniugare tutela ambientale, qualità della vita e sviluppo economico durevole.

Per tutti i calabresi residenti e per quelli sparsi nel mondo, quello conquistato è un traguardo a suo modo storico da capitalizzare, che vede la nostra penisola nella Penisola aggiudicarsi il terzo posto nella graduatoria delle regioni italiane per numero di Bandiere Blu ottenute; ci auguriamo venga anzi vissuto da tutti come punto di non ritorno che contribuisce a rafforzare ulteriormente il nuovo ruolo che, in primis le nostre istituzioni regionali, in questi ultimi anni stanno interpretando con visione e con narrazione inedite e di prospettiva, ponendoci all’attenzione nazionale e internazionale come destinazione multi-tematica che vuole e che sa finalmente comunicare una reputazione forte, attrattiva, rispettosa della propria identità e natura e quindi vincente. (rg)

[Raffaele Greco è direttore generale dell’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria]

Bandiere Blu, per Siderno è la sesta consecutiva

di ARISTIDE BAVA – Per il sesto anno consecutivo la città di Siderno ha ottenuto la Bandiera Blu. Il prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu, viene  assegnato dalla FEE (Foundation for Environmental Education), per le località balneari d’eccellenza a livello nazionale e internazionale. Particolarmente soddisfatta l’Amministrazione comunale sidernese che ritiene che questo risultato «premia non solo la straordinaria bellezza del nostro mare, ma soprattutto il lavoro costante e sinergico portato avanti dall’Amministrazione comunale, dalle istituzioni scolastiche, dalle associazioni, dagli operatori turistici e da tutti i cittadini che ogni giorno contribuiscono a rendere Siderno una città più sostenibile, curata e accogliente».

Ormai, da anni, d’altra parte, la Bandiera Blu è diventata molto più di un simbolo: rappresenta uno standard di qualità ambientale, efficienza dei servizi, educazione al rispetto del territorio e gestione sostenibile delle spiagge. Ed è vero anche che sono molte le famiglie e i viaggiatori  che  scelgono le loro mete estive proprio in base alla presenza di questo riconoscimento, che, dunque, diventa anche un elemento fondamentale per lo sviluppo del turismo locale e per l’economia del territorio.

Significativa la dichiarazione della sindaca Mariateresa Fragomeni dopo la notizia della nuova attribuzione “girata” dal vicesindaco Salvatore Pellegrino che ha partecipato alla cerimonia di attribuzione delle bandiere blu: «Siamo orgogliosi di questo importante traguardo – che riconosce il valore del nostro mare, ma anche l’impegno costante della comunità tutta. Siderno, con la sua percentuale dell’80% di raccolta differenziata, continua a distinguersi come città attenta all’ambiente, all’accoglienza e alla qualità della vita, e questo riconoscimento ci sprona a fare ancora di più». Con l’occasione, l’Amministrazione comunale ha voluto ringraziare tutti coloro che, con il proprio contributo, rendono possibile il mantenimento di questo standard così elevato, confermando Siderno come punto di riferimento per il turismo balneare in Calabria.

Quest’anno la Calabria, per le bandiere blu, ha conquistato con 23 assegnazioni, il terzo posto in Italia, dopo Liguria e Puglia, collezionando tre nuovi ingressi, ovvero  due in provincia di Cosenza (Cariati e Corigliano Rossano) e uno in provincia di Catanzaro (Cropani). Il vessillo che attesta, tra l’altro, mare eccellente negli ultimi quattro anni, efficienza della depurazione e della gestione dei rifiuti e nel complesso del territorio va quest’anno a 246 Comuni rivieraschi (erano 236 nel 2024) e 84 approdi turistici (81), per complessive 487 spiagge (485), che corrispondono a circa l’11,5% dei lidi premiati a livello mondiale. Queste le bandiere Blu della Calabria  Provincia di Cosenza: Tortora, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro, Diamante, Corigliano Rossano, Cariati, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Villapiana, Provincia di Reggio Calabria: Caulonia, Roccella Jonica, Siderno. Provincia di Crotone: Cirò Marina, Melissa, Isola di Capo Rizzuto. Provincia di Catanzaro: Cropani, Sellia Marina, Catanzaro, Soverato. Provincia di Vibo Valentia: Parghelia, Tropea. La cerimonia per l’assegnazione si è tenuta presso il Cnr di Roma. (ab)

A Roma si presentano “Storie amare sanitarie”

Domani a Roma, alle 18, al Centro di Cultura Calabrese Cassiodoro, saranno presentati i libri “Le tre vite di Lisa” di Margherita Eichberg e Maurizio Federico e “Non chiediamo a Dio perché ce lo ha tolto, lo ringraziamo per avercelo dato” di Giacomo Saccomanno.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Lisa, La Casa di Giacomo, dal Centro Cassiodoro e dall’Accademia Calabra.

Si parte con i saluti di Domenico Naccari, vice presidente dell’Accademia Calabra e di Agnese Eichberg, di Lisa Odv. Modera Gyìiuseppe Germanò, dell’Università La Sapienza di Roma. Intervengono Margherita Eichberg, Maurizio Federico, Laura Bergese e Giacomo Saccomanno.

«Si tratta di due libri – ha spiegato Saccomanno – legati alla amara e triste storia di due bambini che, per evidenti errori sanitari, sono deceduti eppur potevano essere salvati. Un sistema sanitario poco diligente che, spesso, pensa prima ai propri personali interessi e poi a quelli dei pazienti. Vite parallele nella tristezza di momenti in cui la speranza era alla base dei sentimenti dei genitori, spezzata dagli accadimenti e dalla mancanza di vera missione per gli operatori che avrebbero dovuto maggiormente essere presenti e consapevoli che avevano in mano la vita di due piccoli essere umani a cui è stata tolta la possibilità di vivere. Storie parallele legate da ansie, speranze, dolore e amarezza».

«Lisa, una ragazza adottata e che aveva trovato una famiglia amorevole e una nuova vita e che, invece, è stata strozzata da una sanità, a volte approssimativa, senza quel cuore pulsante dell’amore per il proprio lavoro. Quasi un numero. Giacomo Francesco, un bimbo speciale che ha subito alla nascita un intervento errato e che poi, per evidente negligenza del sistema sanitario, è stato portato alla morte. 31 dicembre: un arrivo concordato a Roma per essere operato e salvato e che, invece, non ha trovato nessuno! Durante la notte la morte! I libri raccontano queste strazianti storie e mettono in luce non tanto il cattivo funzionamento della struttura sanitaria, quanto l’indifferenza di alcuni medici che, a volte, non si rendono conto di essere i giudici della vita o della morte delle persone ed in questo caso di due splendidi bambini», ha proseguito Saccomanno. (rrm)

Gli Ardorini gioiscono per Leone XIV

di FRANCO BARTUCCITutti in Piazza San Pietro, non appena si è appresa la notizia che il conclave aveva scelto il nuovo Pontefice dopo la morte di Papa Francesco.

Non solo chi era a Roma, ma anche nelle proprie case, grazie ai mezzi di comunicazione televisiva. Nell’attesa di vederlo uscire ed affacciarsi sul loggione della Basilica, dopo l’apertura della tenda, il pensiero correva pensando e pregando con una domanda precisa, chissà chi avranno scelto i porporati spinti dal “fiato” dello Spirito Santo.

Ecco arrivare l’annuncio da parte del cardinale Mamberti “Habemus Papam” nel cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano statunitense, che ha assunto il nome di Leone XIV.

Poi la sua apparizione e la gioia mista al pianto ci avvolge in quanto la sua espressione dolce, pacata e serena ci mostra una sua luminosità che con la sua espressione sorridente assicura e dà certezze per un mondo migliore, un mondo che in quei momenti altri uomini si mobilitano, freddi nel cuore, impugnando e mostrando da una parte strumenti di guerre e dall’altra annunci belligeranti proclamando la parola “tasse”, che significa lotta intestina tra ricchezza e povertà.

Sappiamo che per alcuni anni ha vissuto come missionario in Perù ad assistere e dare dignità agli ultimi e questo come famiglia Ardorina, creata dal venerabile don Gaetano Mauro, con la casa madre a Montalto Uffugo, che da alcuni anni ha i suoi missionari in Colombia e Honduras, questo ce lo fa sentire ancora più vicino e le parole del suo primo discorso sono musica per alleviare le sofferenze ed insieme creare un concerto di amore e pace avendo delle certezze nelle figure di Dio Padre, Gesù, la Madonna e Papa Francesco, del quale ancora si avverte, come lui stesso ce lo ha ricordato nel suo primo discorso, che riporto a seguire integralmente, lo spirito della sua figura e le parole di incoraggiamento per essere testimoni di verità, amore e pace.

«La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi!». 

«Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente. Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediva Roma! Il Papa che benediva Roma dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua». 

«Consentitemi di dar seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco! Voglio ringraziare anche tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari». 

«Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano», che ha detto: «con voi sono cristiano e per voi vescovo. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato. Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza con le braccia aperte. Tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, la nostra presenza, il dialogo e l’amore». 

«E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo. A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono. Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre».

Quanta gioia e convinzione di condividere quei pensieri e parole di amore ad essere comunità viva nel nome e per conto di Cristo nel costruire tra noi esseri umani ponti di fratellanza per sconfiggere le guerre, l’odio, la sete di ricchezza e di potenza, ma essere uomini e donne nella semplicità ed umiltà.

All’indomani appaiono sui giornali tra le altre cose l’immagine del vescovo missionario  Robert Francis Prevost a cavallo durante i suoi viaggi di missione nella sua diocesi di Chiclayo in Perù ed allora la stima diventa comprensione, partecipazione ed arricchimento missionario come invocato nel discorso di cui sopra, che porta la famiglia missionaria Ardorina ad essergli vicino, data l’esperienza missionaria ultra trentennale vissuta in Colombia con padre Ermolao Portella, come in Honduras, per circa un decennio da padre Gianfranco Todisco, vescovo, su nomina ad inizio secolo di Papa Giovanni Paolo II ed inviato a guidare la Diocesi di Melfi Rapolla Venosa in Basilicata, che allo scadere dei suoi settant’anni chiede a Papa Francesco di  concedergli la gioia di tornare a fare il missionario e lo manda in Honduras. La loro caratteristica era quella di viaggiare in groppa al cavallo sui territori di loro competenza missionaria, così come abbiamo visto sui giornali di Leone XIV, tanto che alcuni hanno fatto questo titolo: “Un Dark Horse” in Vaticano”.

Per i Padri Ardorini missionari in Sud America, noti come Pii Operai Catechisti Rurali Missionari Ardorini, il cavallo, la camicia nera o celestina sono i segni ed il costume che testimonia la loro missione sacerdotale. Ecco quindi spiegata la loro esultanza e gioia espressa attraverso un messaggio indirizzato pubblicamente a Papa Leone XIV.

«Sensibili come Congregazione religiosa per il mondo rurale in Italia, Canada, Colombia, India e Tanzania, esultiamo lodando e ringraziando il Signore per il dono di un nuovo pastore alla sua Chiesa. Preghiamo lo Spirito Santo affinché continui a dischiudere nuovi orizzonti al Vangelo».

Poi con il loro Fondatore, il Venerabile don Gaetano Mauro “promettono al Papa Leone XIV obbedienza illimitata, chiedendo, quindi, la Paterna benedizione per continuare a portare nei casolari dispersi nelle campagne del mondo il pensiero di Dio, la parola di Dio, la presenza di Dio”.     (fb)

LA RIFLESSIONE / Franco Cimino: Questa schifosa guerra finirà prima o poi

di FRANCO CIMINO – Prima o poi questa schifosa guerra finirà. Finiranno prima o poi le due più vergognose in quanto più seguite dalla pubblica opinione mondiale.

Guerre meno vergognose, però, di quelle dimenticate perché prive di interesse politico ed economico di chi le guerre consente e sostiene per accumulare altra ricchezza. Prima o poi la guerra finirà. Finirà perché la guerra ha cessato di essere guerra. La guerra è, per definizione, la distruzione di case e cose. La rovina di terre, dell’acqua e dei fiumi. Abbattimento di strutture e prospettive.

È la morte di milioni, migliaia, centinaia, decine, di persone. Anche di una sola persona! La guerra prima o poi finirà, perché avrà perso il suo lavoro sporco. Non ci sarà più nulla da abbattere, niente più da distruggere. Nessun’altra vita umana da uccidere. Nessun altro corpo vivo da trucidare. La guerra, prima o poi finirà, perché non avrà più nulla da fare, se non seminare, negli stessi campi di grano bruciati, l’odio feroce che preparerà nuove guerre.

Ma, intanto, la guerra, prima o poi, finirà. Il dramma ulteriore, che si sta consumando oggi, davanti a terra rovinate, a territori bruciati, a città abbattute, alle immagini di donne e bambini che si ammucchiano disperati davanti a quei tavoli improvvisati dai quali viene distribuito il poco cibo, che autentici criminali e governanti disumani consentono, ovvero non hanno potuto impedire, di giungere in quelle zone di lutto e di dolore. In particolare, nell’irriconoscibile Striscia di Gaza.

La vergogna, cioè, più pesante del mondo, correo, in quella parte ancora distratta e indifferente, e in quell’altra chiusa nel proprio egoismo, per tutto ciò che in quell’inferno sta accadendo. Il dramma di oggi è nella congiunzione che separa il prima dal poi. In questo invisibile spazio c’è il tempo, quest’ultimo fatto già di tre mesi passati da quando è stata annunciata la tregua, nel quale si calcola siano state uccise alcune migliaia di esseri umani.

E c’è il prossimo, ancora di settimane e giorni, ma fosse soltanto uno, in cui saranno uccise alle migliaia di persone. Centinaia, forse. Una soltanto, magari. Un tempo criminale che ci vedrà tutti corresponsabili, nel quale si consumerà un’altra barbarie. La più acuta perché tra bombardamenti e mitragliate e cannonate, e acqua e cibo e medicine fatte volutamente mancare, saranno ammazzate tante altre persone. Esseri umani innocenti, colpevoli solo di essere nati nella loro terra.

Più colpevoli ancora, di non volerla abbandonare. Più colpevoli di voler costruire nella quella propria terra uno Stato che possa essere autonomo, libero, sicuro, indipendente. Quanto altro dolore ancora, quanto altro sangue a fiumi ancora, quante altre lacrime a fiumi ancora, quante altre grida di madre e di bambini ancora, devono scorrere per potersi dire, gli assassini di mestiere, i torturatori del potere, i ladri di terre e di speranze, sazi per il rigonfiamento della loro ingordigia?

Quanto tempo dovrà separare quel prima dal poi? In questa sporca lurida guerra che i potenti dicono finirà. Prima o poi. (fc)