Altro che Jova party: Con “Oltre il palco” raccontiamo Catanzaro. la Calabria e le sue migliori energie

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Perché non organizzare un grande evento dedicato alle persone e alle realtà che, attraverso il proprio lavoro, la propria creatività e il proprio impegno, danno lustro a Catanzaro e ne portano in giro un’immagine positiva?». È questa la proposta avanzata da Sergio Gaglianese, Presidente de La Tazzina della Legalità in una lettera aperta all’assessora alla Cultura di Catanzaro, Donatella Monteverdi, dopo il Jova Summer Party, svoltosi lo scorso 22 agosto. Una festa che ha fatto ballare, cantare e commuovere il Capoluogo, e che ha portato la Monteverdi a scrivere a Jovanotti. Gaglianese ha le idee chiare: “Oltre il palco – Catanzaro racconta Catanzaro”. Un appuntamento annuale dedicato ai talenti della città e della Calabria, pensato – come scrive Gaglianese – e per raccontare un’altra Catanzaro: quella che forse troppo spesso rimane lontana dai riflettori. Una Catanzaro che non è soltanto capace di ospitare grandi artisti, ma che produce talento, cultura, creatività, impresa, innovazione, ricerca, professionalità e bellezza».

«Un grande evento dedicato alle persone e alle realtà che, attraverso il proprio lavoro, la propria creatività e il proprio impegno, danno lustro alla città e ne portano in giro un’immagine positiva?», scrive Gaglianese, ricordando come «il Jova Summer Party – scrive nella lettera – è stato, senza dubbio, un momento importante per Catanzaro. La città ha ballato, cantato e, per una sera, è stata al centro dell’attenzione nazionale. Ora, però, passata la grande festa, credo che potremmo provare a fare un passo ulteriore e utilizzare quella straordinaria attenzione per raccontare un’altra Catanzaro: quella che forse troppo spesso rimane lontana dai riflettori. Una Catanzaro che non è soltanto capace di ospitare grandi artisti, ma che produce talento, cultura, creatività, impresa, innovazione, ricerca, professionalità e bellezza».

E parlando dei talenti, «penso, solo per citarne alcuni e senza alcuna pretesa di esaustività, ad Antonio Pascuzzo, Massimo Sirelli, Nadia Paone, Daniela Rabia, Luca Marino, Orlando Genovese, Nuccio Loreti, Carlo Diana, Stefano Caccavari, Raffaele Donato, Claudio Cordova, Olimpio Talarico, Antonio Affidato, alla Scuderia Ferrari e a tanti altri professionisti, artisti, imprenditori, ricercatori, sportivi, comunicatori e operatori del sociale che rappresentano energie importanti della nostra comunità. E mi fermo volutamente qui, perché l’elenco sarebbe lunghissimo e rischierei inevitabilmente di dimenticare qualcuno».

«Ma credo – ha spiegato – che la proposta potrebbe avere un respiro ancora più ampio, aprendosi anche a quelle eccellenze calabresi che, pur non essendo necessariamente nate o residenti a Catanzaro, hanno con la nostra città un rapporto professionale, culturale, imprenditoriale o umano, contribuendo in qualche modo alla sua crescita e alla sua reputazione. Penso ai calabresi che hanno scelto Catanzaro come luogo di lavoro, di studio, di impresa, di cultura, di ricerca o di impegno sociale; a coloro che qui hanno costruito progetti, avviato attività, sviluppato idee, creato occupazione, prodotto cultura o contribuito, attraverso il proprio talento, a far crescere la città. Perché Catanzaro non deve essere soltanto raccontata dai catanzaresi, ma anche da tutti coloro che, da calabresi, hanno scelto di interagire con questa città e di contribuire al suo percorso di crescita».

«Potremmo, così – ha spiegato – trasformare “Catanzaro racconta Catanzaro” in qualcosa di ancora più ambizioso: un crocevia delle migliori energie della Calabria, con Catanzaro nel ruolo di città capace di aggregare, valorizzare e mettere in rete talenti, competenze e storie positive. Non immagino una semplice cerimonia celebrativa e nemmeno l’ennesima passerella».

«Immagino una vera vetrina delle energie migliori, capace di mettere insieme generazioni, professioni e mondi differenti: cultura, arte, musica, comunicazione, impresa, artigianato, ricerca, innovazione, sport e sociale. Un appuntamento nel quale, per una volta, non siano soltanto i cittadini a guardare un palco, ma siano le persone a salire sul palco per raccontare ciò che hanno costruito, le difficoltà che hanno superato e ciò che possono ancora costruire», spiega ancora Gaglianese, dicendo che «potrebbe essere anche un modo concreto per parlare ai nostri giovani.

Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di restanza e di ritornanza: restare in Calabria, oppure tornare dopo aver fatto esperienze altrove. Forse, oggi, abbiamo bisogno anche di una terza parola: Ridestanza. La ridestanza è il risveglio della consapevolezza, dell’orgoglio e della dignità di una comunità che torna a credere nelle proprie capacità; è la scelta di non rassegnarsi all’idea che per realizzarsi sia necessariamente indispensabile andare via».

«È il momento – ha evidenziato – in cui una terra smette semplicemente di chiedere ai propri giovani di restare o di tornare e comincia, finalmente, a creare le condizioni perché possano scegliere liberamente di farlo. E forse Oltre il palco potrebbe essere anche questo: un piccolo esercizio di Ridestanza, attraverso il racconto di una Catanzaro e di una Calabria che non chiedono compassione, ma riconoscimento; non assistenzialismo, ma opportunità; non passerelle, ma protagonismo».

«Perché – ha  aggiunto –se vogliamo convincere i nostri giovani che vale la pena restare, dobbiamo anche riuscire a raccontare loro una Calabria diversa da quella della sola partenza. Dobbiamo mostrare che questa terra può essere anche luogo di opportunità, di realizzazione personale e professionale, di innovazione e di successo. Il messaggio potrebbe essere semplice, ma potente: non devi necessariamente andare via per riuscire. Puoi partire, se vuoi, ma puoi anche restare e costruire qui il tuo futuro.

E forse potremmo andare ancora oltre».

«Un’iniziativa di questo tipo – ha spiegato – potrebbe diventare un appuntamento annuale, capace di crescere nel tempo e di costruire una vera e propria rete delle eccellenze, valorizzando anche chi oggi vive fuori dalla Calabria ma continua a portare nel mondo il nome, la cultura e l’identità della nostra terra».

«Potrebbe diventare un momento nel quale raccontare non soltanto chi ce l’ha fatta, ma anche chi sta provando a farcela, offrendo ai giovani la possibilità di incontrare modelli positivi, professionisti, imprenditori, artisti e persone che hanno trasformato una passione in un percorso di vita.

Jovanotti ci ha regalato una notte bellissima.

Adesso proviamo a trasformare quella notte in un’energia che duri tutto l’anno. Per questo mi permetto di rivolgerLe una domanda, più che una proposta già confezionata:

perché non partiamo da qui?», chiede Gaglianese, spiegando come «sarebbe bello poter contribuire, insieme all’Amministrazione comunale, alle realtà culturali, associative, imprenditoriali e sociali della città e a tutti coloro che vorranno condividere questa idea, a costruire un’iniziativa capace di far emergere ciò che Catanzaro e la Calabria hanno di più prezioso: le persone».

«Perché, in fondo, una città non è fatta soltanto dalle sue piazze, dai suoi palazzi, dai suoi eventi o dalle sue infrastrutture.

Una città è fatta soprattutto dalle persone che la abitano, da quelle che la scelgono e da quelle che, attraverso il proprio talento, contribuiscono a farla conoscere e crescere.

E forse questo è proprio il momento giusto per iniziare a raccontarle – ha concluso –. Con stima e con lo spirito di chi crede che Catanzaro abbia bisogno non soltanto di essere vista, ma soprattutto di essere raccontata attraverso le sue energie migliori». (ams)

 

Foto: Jova Summer Party

Cannizzaro spiega la scelta di Roscioli per le suppletive: non un “papa straniero” ma un “alias” del sindaco di grande utilità per Reggio

di SANTO STRATI – Il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro per le suppletive che andranno a colmare il seggio lasciato vacante proprio da lui ci mette la faccia e spiega ai reggini la scelta di Fabio Roscioli, un “papa straniero” rispetto a un qualsiasi candidato locale (“e ce ne sono anche troppi”– chiosa Cannizzaro): Roscioli, candidato a Reggio alla Camera dei deputati non è uno qualunque, è l’amministratore di Forza Italia, il tesoriere, quello che firma le candidature e governa la cassa del partito. Quale motivo avrebbe di mettersi in gioco per sei-otto mesi di legislatura? Nessuno, ma ha accettato l’invito di Cannizzaro a venire coinvolto nelle cose calabresi. Il discorso è semplice – dice il sindaco Cannizzaro – a Reggio in questo momento serve un mio “alias”, ovvero qualcuno introdotto nei palazzi a cui fare riferimento per tutti i progetti che abbiamo in mente.

«È stata un’idea mia – dice, illustrando la strategia della scelta di Roscioli. Non c’è stata alcuna imposizione dall’alto (leggi famiglia Berlusconi) semmai il gradimento per un’ipotesi di candidatura che è diventata subito realtà: si voterà prima della scadenza naturale – sottolinea Cannizzaro – quindi è un mandato a termine che sia io, sia il Presidente Occhiuto intendiamo “sfruttare” al massimo. Là dove c’ero io, nei Palazzi, a spingere per Reggio e la Calabria, ci sarà un mio “sostituto” di piena fiducia (che non è una diminutio di importanza, al contrario) ma rappresenta la soluzione di continuità di un processo di crescita e sviluppo che come azzurri abbiamo avviato da tempo. Poteva dire di no, non aveva certo bisogno della candidatura reggina se avesse voluto varcare il portone di Montecitorio, ma sono riuscito a convincerlo, sicuro che il suo contributo e la sua attività politica metteranno Reggio al centro del dibattito nazionale. L’obiettivo – ha spiegato  Cannizzaro – è rendere sempre più concreta la realtà di Reggio come laboratorio politico nazionale: qui devono guardare gli occhi di chi governa, degli investitori, di chi intende puntare su un territorio che aspetta solo di essere valorizzato e utilizzato al meglio. Per questa ragione, non abbiamo scelto un candidato “locale”, abbiamo cercato il top della gamma, chiarendo da subito la caducità del mandato. In questi mesi che ci attendono prima delle elezioni politiche è findamentale avere una sponda romana autorevole e amichevolmente coinvolta a costruire il futuro dei reggini e dei calabresi. Ma quando si voterà per el Politiche – lo posso assicurare – ci saranno solo donne e uomini della Calabria da mandare in Parlamento.

Lo capiranno i reggini che già mugugnavano sul chiacchiericcio (sbagliato)  una scelta “imposta” dall’alto: a ben vedere quanto afferma Cannizzaro è corretto e non fa una grinza. La strategia dell’alias o del sostituto (chiamatela come vi pare) è decisamente arguta e sottilmente acuta. La continuità dell’azione politica a favore della Calabria non può essere affidata  a un politico locale (che non frequenta il Palazzo) o a un professionista serio quanto vuoi che però è digiuno di politica romana. Serviva, serve un deus ex machina (Roscioli) autorevole e introdottissimo ovunque, sia ai ministeri che ai dipartimenti, che – è questa la cosa importante – ha accettato di occuparsi. lui romano, di cose calabresi. Sicuramente, nei prosssimi giorni, quando verrà a Reggio per essere presentato alla città, Fabio Roscioli non potrà non subire il fascino della Calabria, se ne innamorerà in fretta, e, da subito, metterà a disposizione competenza e capacità operative. In buona sostanza, serve un interlocutore valido e capace di “eseguire” le richieste (troppe e pressanti e spesso inascoltate) che Reggio tenta di mandare al governo centrale. Roma – ricordiamolo – è la città più grande della Calabria (almeno 600mila i calabresi che vi dimorano stabilmente) ma soffre di una certa freddezza dimostrata proprio dai parlamentari calabresi nei confronti di iniziative a favore di Reggio e della Calabria.
In pratica ci voleva un Cannizzaro-bis, un clone, un alias in grado di dare continuità all’irruenza (non solo politica) del nuovo sindaco reggino che – non dimentichiamolo, pur all’opposizione, spuntò 25 milioni per l’Aeroporto dello Stretto da una finanziaria abbastanza “stretta”): Cannizzaro vuole continuità nell’azione politica a livello centrale e una garanzia di questo genere la può dare solo una figura autorevole e introdotta nel meccanismo romano della politica.

La parte più difficile di un’impresa che, all’apparenza, sembra facile, è convincere i reggini che si tratta di una tappa mirata, frutto di una geniale strategia propositiva del nuovo sindaco: Cannizzaro ha avuto un record di preferenze in  città, segno che ha saputo cogliere e raccogliere consenso ben oltre ogni aspettativa. E Forza Italia in Calabria rappresenta una realtà politica (Cannizzaro è segretario regionale e responsabile del Sud per gli azzurri) che dovrebbe confermare con grandi numeri questa scelta che – vista con gli occhi giusti – non è sicuramente impopolare. Non è un papa straniero il candidato di Cannizzaro, ma un futuro “amico” della Città: non sarà certo uno dei tanti che hanno raccolto i voti in Calabria (provenendo da altri collegi: vedi Rosy Bindi, vedi De Raho, Spampinato, etc) e si sono immediatamente dopo l’insediamento a Montecitorio dimenticati degli elettori calabresi che li hanno mandati in Parlamento.

DI sicuro, il “tradimento” di Giannetta (che pesa visto che era capogruppo alla Regione) e le intemerate aggressioni verbali del generale Vannacci accenderanno di passione questa mini tornata elettorale: il centrosinistra schiera un serio e stimato professionista (a parte l’inciampo delle ingessature con il cartone di qualche anno fa, quando era commissario all’Asp voluto da Oliverio) ma dentro cova troppi rancori e tanta divisività che sarà difficile reprimere. La coalizione non rischia gli assalti di Giannetta (e di Vannacci) perché gioca in un territorio che ha creduto in Cannizzaro e gli sta mantenendo un’apertura di credito straordinaria. L’entusiasmo del sindaco dovrebbe quietare i rancorosi di turno e dare una scossa agli indecisi che non andranno a votare per protesta. Attenzione è un’elezione a tempo determinato: se la Calabria – e soprattutto Reggio – la saprà utilizzare (ovvero “sfruttare” al meglio) ci saranno solo opportunità e vantaggi. Con un risultato che già lascia immaginare lo scenario futuro: in questi giorni Reggio è su tutti i media nazionali, le tv, i magazine di attualità. È un centro di attenzione su cui sono puntati i fari dei media: è quanto serve per ripartire e rinascere. Essere protagonisti non in modo occasionale ed episodico, ma costante e continuo. L’opzione Fabio Roscioli, decisamente, può diventare, a questo punto, determinante. (s)

Mini-terremoto in Forza Italia: Giannetta lascia il gruppo e si candida alle suppletive della Camera con Vannacci

Come il pifferaio magico dei fratelli Grimm, il generale Vannacci riesce a “catturare” i topi, ops i parlamentari di destra delusi da Salvini, Meloni e Tajani: la sua truppa cresce ogni giorno e nessuno dei politologi più accorti riesce a capire questa fascinazione che colpisce inesorabilmente tutta la coalizione e porta via anche personaggi che non ti aspetti. L’ultimo, in ordine di arrivo, è Mimmo Giannetta, consigliere regionale, già capogruppo fino a giovedì sera di Forza Italia in Regione. Giovedì sera l’abbiamo incontrato a Bianco, alla festa per il Maestro orafo Michele Affidato, e ha portato il saluto degli azzurri, nella qualità di capogruppo. Nessuna emozione che facesse intuire il “tradimento” evidentemente già prossimo. È un segnale non proprio positivo, che ha provocato da parte di tutta la coalizione un coro di insulti ben definito.

Giannetta che – come si ricorderà – anni addietro subentrato alla Camera rinunciò al seggio per restare consigliere regionale azzurro, ci riprova alle suppletive del 26-27 settembre di Reggio per il seggio lasciato dall’attuale sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro. Sarà lui il candidato di Vannacci con scarse possibilità di vittoria, ma l’indubbio risultato di sparigliare una coalizione che in Regione ha – sottosotto – qualche attacco d’asma.

Giannetta ha rilasciato una dichiarazione che spiega le ragioni del suo “tradimento”: «Ho servito Forza Italia per oltre vent’anni con orgoglio e lealtà. Non rinnego nulla di quel percorso. Ho avuto un padre politico indimenticabile, Silvio Berlusconi, e ho avuto l’opportunità di lavorare accanto a Jole Santelli e a un presidente della Regione che considero un fuoriclasse, Roberto Occhiuto.  A ciascuno riconosco ciò che hanno rappresentato nella mia formazione politica e istituzionale. Ma oggi, in Calabria, Forza Italia non è più la mia casa politica».

Dice Giannetta: «La mia candidatura alla Camera dei Deputati rappresenta una scelta di evoluzione del mio percorso politico. Approdo a Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, con la volontà di rappresentare in Parlamento la Calabria e i cittadini calabresi. Lo faccio con l’entusiasmo di chi intraprende un nuovo progetto e, allo stesso tempo, con la maturità di chi ha alle spalle oltre vent’anni di esperienza politica, istituzionale e amministrativa, un forte radicamento e un rapporto quotidiano con il territorio. Sono e resto me stesso. Le persone mi conoscono e mi stimano. Non cambio identità, cambio la piattaforma politica attraverso la quale continuare a rappresentare la Calabria. È certamente una scelta di cambiamento dal passato. Ma non con i valori e con la storia che ho vissuto».

Giannetta dice di sentire «la necessità di aprire una nuova fase. È con questo spirito che entro in Futuro Nazionale, portando con me la mia cultura moderata, liberale e profondamente legata ai valori della Calabria. Mi sposto più a destra rispetto al passato, ma lo faccio senza rinunciare alla mia identità. Resto un moderato, aperto al dialogo, al confronto e alla mediazione».

Duro l’attacco del Presidente della Regione Roberto Occhiuto: «Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Vannacci. Da questo momento Domenico Giannetta è fuori dalla maggioranza di centrodestra della Regione Calabria. Quanto al generale, gli consiglierei di non fare troppo il gradasso. Vedremo la sera del 28 settembre quale sarà il partito vincitore e quale quello rancido».

E di uguale tenore la nota diramata dai consiglieri regionali dio Forza Italia: «“Il comportamento di Domenico Giannetta è assolutamente vergognoso e rappresenta un vero e proprio insulto nei confronti degli elettori calabresi che lo hanno eletto consigliere regionale nelle file di Forza Italia. Giannetta è tornato in Consiglio regionale grazie all’appartenenza al nostro movimento e al sostegno che tutto il partito regionale gli ha garantito. Siamo, dunque, davvero sconcertati da questa sua scellerata decisione. Siamo pienamente d’accordo con quanto affermato dal presidente Roberto Occhiuto. Per questo manifestiamo esplicitamente la nostra sfiducia nei confronti di Domenico Giannetta: non è più il nostro capogruppo e non fa più parte della maggioranza di centrodestra della Regione Calabria. Chi viene eletto grazie a un partito e alla fiducia dei suoi elettori ha il dovere di rispettare quella scelta e quella comunità politica. Giannetta, con la sua decisione, ha scelto di venir meno a questo impegno, scegliendo addirittura di presentarsi subito, tra qualche settimana, contro il suo ex partito. Davvero incommentabile».

Anche il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro ha stigmatizzato il passaggio di Giannetta dagli azzurri a Vannacci: «Scegliere di aderire ad un altro partito e, contestualmente, candidarsi alle suppletive di Reggio Calabria contro quello che fino a ieri era il suo partito, non rispecchia i valori di Forza Italia e il nostro modo di essere e di fare politica. Pertanto, mi sento di dire che non siamo noi ad aver perso qualcosa, ma semmai il contrario. Anche perché, oltre ad aver tradito noi, ha soprattutto tradito gli elettori calabresi che appena undici mesi fa lo hanno eletto al Consiglio regionale votando Forza Italia. Lui ha ricambiato questa fiducia cambiando partito e tenendo nascosta una trattativa che mi pare ovvio andasse avanti da tempo, avallando il comportamento del re dei voltagabbana, il generale Vannacci. Ma sono certo che la migliore risposta la daranno i reggini che tra un mese andranno al voto, esprimendo il loro disgusto politico per chi ancora pensa di fare politica con questi metodi. Mi viene da dire, a questo punto, certi soggetti è meglio perderli che trovarli». (s)

Suppletive Camera per il seggio lasciato da Cannizzaro: le incertezze e i dubbi del centrosinistra cercano aiuto a Roma

di GIUSEPPE MAZZAFERRO – A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle candidature, la fotografia delle elezioni suppletive nel collegio uninominale di Reggio Calabria restituisce due situazioni profondamente diverse. Da una parte un centrodestra che sembra avere individuato la strada, dall’altra un centrosinistra ancora alla ricerca di una sintesi, alle prese con nomi che entrano ed escono dalla partita nel giro di poche ore.

Il centrodestra ha infatti orientato la propria scelta su Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia e avvocato di Fininvest, professionista che gode della fiducia della famiglia Berlusconi. Una candidatura che porta con sé anche un elemento destinato inevitabilmente ad alimentare il dibattito politico: Roscioli è un nome di peso nazionale, ma non espressione diretta del territorio chiamato alle urne.

Nel centrosinistra, invece, il problema sembra essere esattamente opposto: i nomi non sono mancati, ma è mancata finora la capacità di trasformarne uno nel candidato dell’intera coalizione.

La vicenda di Carmine Fotia è probabilmente l’esempio più evidente. Il giornalista reggino ha accettato pubblicamente l’invito alla candidatura proveniente da un gruppo di intellettuali, sindacalisti, professionisti e militanti dell’area progressista. Ma il segretario metropolitano del PD, Peppe Panetta, aveva già chiarito a Telemia che Fotia non era né il candidato del Partito Democratico né quello della coalizione.

Una candidatura, dunque, partita dal basso – o, secondo la lettura più critica, una vera e propria autocandidatura – che invece di chiudere la discussione ha finito per complicarla ulteriormente.

Accantonato almeno temporaneamente Fotia, nelle ultime ore l’attenzione si sarebbe concentrata sul dottor Frank Benedetto, primario di Cardiologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, presentato come possibile espressione della società civile. Una definizione che, tuttavia, racconta soltanto una parte della sua storia politica: Benedetto ha infatti già avuto un’esperienza elettorale nell’area del Partito Democratico ed è stato consigliere comunale. Più che un volto completamente esterno alla politica, quindi, rappresenterebbe una figura civica con un passato politico ben riconoscibile.

Sul suo nome si sarebbe registrata una convergenza importante, con il sostegno anche di Alleanza Verdi e Sinistra e dell’area rappresentata da Pignataro. Ma proprio quando la candidatura sembrava poter diventare il punto di caduta della coalizione sarebbero emerse nuove perplessità nell’area centrista e riformista.

E così il centrosinistra è tornato al punto di partenza.

In questo continuo gioco di candidature proposte, ritirate, rilanciate e congelate è finito anche Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica e componente dell’Assemblea nazionale del PD. Una parte dei democratici aveva indicato proprio Zito come possibile alternativa a candidature percepite come calate dall’alto. Lo stesso sindaco, però, ha chiarito di non avere chiesto alcuna candidatura e di non avere ricevuto dal partito alcuna richiesta ufficiale di disponibilità.

Ed è proprio il caso Zito a mettere in evidenza uno dei paradossi di questa vicenda. Un amministratore del territorio viene evocato come possibile candidato, entra nel dibattito politico per qualche giorno e poi scompare dal tavolo senza che sia mai esistita una vera proposta ufficiale.

Resta allora una domanda politica: perché?

Una possibile lettura è che nel Partito Democratico e nel campo largo nessuno voglia intestarsi fino in fondo una candidatura di partito in un collegio che sulla carta parte in salita. Se questa interpretazione fosse corretta, la ricerca insistente di una personalità civica assumerebbe un significato molto preciso: allargare il consenso, certamente, ma anche evitare che un’eventuale sconfitta possa essere caricata direttamente sulle spalle di una singola componente della coalizione.

Ed è qui che la questione diventa politica prima ancora che elettorale.

Perché il centrosinistra non deve soltanto trovare qualcuno disposto a candidarsi. Deve spiegare agli elettori quale progetto politico vuole rappresentare in questo collegio e con quale identità intende affrontare una competizione che si annuncia difficile.

L’incontro tra gli alleati previsto per questa mattina non avrebbe prodotto la riunione decisiva attesa. Il confronto si sarebbe così trasferito sul tavolo nazionale, dove nelle prossime ore potrebbe arrivare quella sintesi che il territorio non è riuscito finora a costruire.

E a questo punto nessuna ipotesi può essere considerata definitivamente tramontata. Persino Carmine Fotia potrebbe tornare nella partita, dopo essere stato prima indicato, poi frenato e infine apparentemente superato.

È il segno di una coalizione che continua a cercare il proprio punto di equilibrio mentre il tempo corre.

Il contrasto con il centrodestra appare evidente. Forza Italia si prepara a difendere il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro puntando su Roscioli, mentre il campo largo continua a discutere su chi debba rappresentarlo. Le elezioni sono fissate per il 27 e 28 settembre, dopo la dichiarazione di vacanza del seggio alla Camera conseguente alle dimissioni di Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria.

Naturalmente scegliere più tardi non significa necessariamente scegliere peggio. Una candidatura capace realmente di unire PD, Movimento 5 Stelle, AVS e le altre anime progressiste potrebbe ancora cambiare il quadro. Ma il ritardo politico ormai esiste, ed è difficile nasconderlo.

Perché mentre da una parte si è già cominciato a ragionare su come affrontare la campagna elettorale, dall’altra si continua ancora a discutere su chi dovrà farla.

Fotia, Benedetto, Zito. Nomi diversi, profili differenti, candidature lanciate e poi raffreddate. Sullo sfondo rimane soprattutto l’impressione di una coalizione che, anziché costruire una candidatura partendo dal territorio, rischia adesso di attendere che sia Roma a sciogliere un nodo che Reggio Calabria non è riuscita a sciogliere.

E forse è proprio questo il dato politicamente più significativo.

Il centrosinistra si prepara a chiedere agli elettori di Reggio Calabria e della Locride la fiducia per rappresentare il territorio in Parlamento, ma a poche ore dalla chiusura della partita delle candidature non è ancora riuscito a decidere chi debba rappresentarlo.

Il candidato arriverà, inevitabilmente. La vera questione sarà capire se arriverà come il risultato di una scelta politica condivisa o semplicemente come l’ultimo nome rimasto sul tavolo.

E, soprattutto, quanto peseranno queste giornate di incertezza quando finalmente comincerà la campagna elettorale vera. (gma)

Il tormentone estivo della Calabria: ma servono o no i Sottosegretari voluti da Roberto Occhiuto?

di MICHELE DROSI  – Da qualche tempo in Calabria non si parla d’altro – è diventato un vero tormentone – che dei Sottosegretari che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, potrebbe nominare in seguito a una modifica dello Statuto approvata dal Consiglio regionale in seconda lettura a gennaio di quest’anno.

Le opposizioni hanno immediatamente gridato allo scandalo al punto che qualcuno, molto esperto di strutture e sottostrutture dei vari meandri del sottobosco regionale per averle abbondantemente frequentate, ha definito incautamente quella approvata “una legge porcheria”.

Una protesta così scomposta nei toni e nella sostanza è l’ennesima concessione, da parte di alcune forze politiche che dovrebbero, per poter costruire una possibile alternativa, ispirare la loro azione a una cultura di governo, al populismo e alla demagogia. E mette in evidenza un deficit di cultura politica, purtroppo largamente presente nella stagione che stiamo vivendo. Mentre, invece, da parte di tutti bisognerebbe tenere in grande conto, almeno in determinate circostanze, l’art. 2 della Costituzione-troppe volte evocata ipocritamente-laddove considera “inderogabili” i doveri di “solidarietà politica” e non i colpi bassi che stanno facendo evaporare sempre di più il sistema politico.

L’introduzione dei Sottosegretari, tra l’altro, è una prassi ormai abbastanza consolidata nelle differenti esperienze regionali come la Lombardia, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, il Veneto, il Molise, la Toscana, il Piemonte. E anche in Calabria, sotto la presidenza di Giuseppe Chiaravalloti, la Commissione per le Riforme, presieduta da Paolo Naccarato, influente collaboratore del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, licenziava, nel 2014, il nuovo Statuto della Regione che al comma 10 dell’art.35 introduceva la figura dei Sottosegretari.

La nuova normativa, abrogata poi nel 2012, venne utilizzata dal presidente Agazio Loiero, che nel corso del quinquennio ne nominò dapprima tre, Giuseppe Nola, Vincenzo Falcone, Paolo Naccarato e successivamente anche un quarto, Ottavio Bruni, già presidente della Provincia di Vibo Valentia; e anche dal presidente Giuseppe Scopelliti che indicò Giovanni Dima, Alberto Sarra e Franco Torchia. Non c’è traccia nei polverosi archivi dell’informazione regionale di proteste, di anatemi, di richieste di referendum per le nomine di questi Sottosegretari.

Nei giorni scorsi il presidente Occhiuto con un decreto ha indetto un referendum popolare, su richiesta di sette consiglieri dell’opposizione che contestano le modifiche allo Statuto relative all’introduzione della figura dei sottosegretari. La Regione Calabria ha presentato ricorso al TAR di Catanzaro che ha fissato per il 2 settembre l’udienza per esaminare nel merito le argomentazioni avanzate dalla maggioranza che sostiene che, secondo la legge regionale, per le modifiche parziali non può essere previsto il referendum.

Nei primi giorni di settembre, quindi, sapremo quale sarà l’esito di questa “querelle”. Se resterà in vigore la legge n.9 del 2026 che consente nuovamente di nominare fino a due Sottosegretari o se si resterà in balia, in caso di bocciatura, del risultato della consultazione referendaria, il cui svolgimento avrà un costo rilevante-ben 7 milioni di euro, che la Regione ha già stanziato.

Una cifra enorme che potrebbe essere utilizzata per risolvere tanti problemi che riguardano la vita quotidiana  dei calabresi e che supera abbondantemente la previsione di spesa riferita ai Sottosegretari.

Ecco perché sono davvero prive di qualsiasi efficacia e credibilità le argomentazioni dei tanti moralisti in casa d’altri che non perdono l’occasione di esercitarsi sull’aumento dei costi della politica. Aumento chiamato in causa a sproposito e in maniera del tutto strumentale se sganciato da un discorso complessivo relativo agli assetti generali delle strutture dei Gruppi consiliari, dei consiglieri regionali, degli assessori, dei dipartimenti e quant’altro e che meriterebbe una presa di coscienza collettiva per una ridefinizione più efficace e più efficiente dell’apparato organizzativo e istituzionale della Regione.

Anche perché l’aumento dei costi della democrazia, se non si riduce esclusivamente a mera compensazione degli equilibri politici- una pratica che tutti, senza alcuna eccezione, nel corso degli anni hanno utilizzato-e viene indirizzato per elevare il confronto, la partecipazione e la competenza, la riflessione, l’approfondimento e la ponderazione al fine di compiere le scelte giuste, opportune e necessarie, diventa un costo utile e positivo per tutta la comunità.

Naturalmente tutto sta a esercitare il potere con misura e a non abusarne. E affinché non si possa abusarne, come ci insegna Montesquieu con la sua celebre opera “L’esprit des lois” del 1748, “occorre che il potere stesso arresti il potere”.

Insomma è ora di finirla con l’antipolitica permanente, causa non secondaria della crisi – speriamo non irreversibile – del sistema politico del nostro Paese. (md)

 

 

 

 

I voli cancellati di Catania: occasione perduta per l’Aeroporto dello Stretto

Il lungo fermo imposto dalle ceneri dell’Etna all’Aeroporto di Catania non solo ha provocato grandissimi disagi ai passeggeri, ma ha mesos in evidenza, ancora una volta, l’impossibilità di utilizzare lo scalo di Reggio alternativo a Palermo e Catania. Una delle ragioni ostative rimane l’abilitazione particolare all’atterraggio richiesta dall’Enac per l’aeroporto di Reggio: una limitazione che Ryanair ha superato (con una semplice modalità di formazione specifica per i suoi piloti) ma che pesa quanto un macigno per tutte le altre companie. Ma Ita, per esempio, ha l’agibilità – come Ryanair – per atterrare allo scalo reggino, si è preferito dirottare su Palermo i tantissimi voli Roma-Catania e Milano Catania. Con l’evidente insostenibile disagio per i viaggiatori.

C’è da dire che, augurandoci che non ci siano ulteriori emergenze, sarebbe a questo punto opportuno darsi da fare per risolvere le limitazione dello scalo e riattivare il pontile all’aeroporto che potrebbe costituire (come era nei progetti iniziali) un’ottima soluzione pe ri passeggeri di Messina e (perché no?) Catania. A questo proposito, la sen. Tilde Minasi (Lega)  ha espresso alcune considerazioni che è difficile non condividere.

«In attesa del completamento del Ponte sullo Stretto — l’unica opera fondamentale in grado di garantire per sempre la continuità territoriale e l’integrazione infrastrutturale del Mezzogiorno — dice la senatrice leghista – non possiamo rassegnarci alla paralisi ogni volta che l’Etna decide di far sentire la sua voce. Quando la cenere vulcanica costringe alla chiusura l’aeroporto di Catania-Fontanarossa, l’aeroporto ‘Tito Minniti’ di Reggio Calabria rappresenta già oggi la soluzione logistica migliore, più comoda e naturale. Per rendere questo piano d’emergenza subito operativo ed efficace, occorre un atto di pragmatismo: il ripristino immediato del vecchio pontile dell’Aeroporto dello Stretto.

«Anni fa venne realizzato un pontile d’imbarco direttamente al servizio dello scalo reggino, un’infrastruttura estremamente utile che permetteva ai passeggeri di salire a bordo degli aliscafi per Messina svolgendo le operazioni di check-in direttamente a bordo. Quell’opera, purtroppo lasciata in disuso nel tempo, deve essere ripristinata d’urgenza per trasformare Reggio Calabria nel naturale hub di continuità dell’intera area dello Stretto e della Sicilia orientale. Sono certa che il neo sindaco Cannizzaro, da sempre attento al rilancio e allo sviluppo del nostro territorio, si attiverà con determinazione proprio in questa direzione per restituire piena operatività a questa infrastruttura strategica.

«Il modello è già pronto e funzionale – spiega la senatrice leghista. – In caso di blocco di Fontanarossa, i voli potrebbero atterrare a Reggio Calabria invece di subire i soliti e logoranti dirottamenti verso scali molto più lontani come Palermo. Da Catania a Messina occorrono mediamente tra i 60 e i 90 minuti di treno o di autostrada; da Messina basterebbe poi appena mezz’ora di aliscafo per sbarcare direttamente sul pontile dell’aeroporto di Reggio e imbarcarsi. Un’operazione fluida e veloce che ridurrebbe drasticamente le odissee dei passeggeri e garantirebbe la mobilità di turisti e cittadini» (rrc).

Il Ferragosto dei calabresi: quello vero e autentico di chi ritorna nella sua terra e poi riparte

di FILIPPO VELTRI – Sarà il tradizionale Ferragosto calabrese quello che ci accingiamo a vivere in un mondo devastato dalle guerre e in un paese come il nostro devastato dalla cattiveria e dalla violenza non solo fisica ma verbale.  E in una regione come la nostra bella Calabria anch’essa tramortita ancora dalla violenza della notte di Sangineto. Una terra in cui non si sa se ridere o piangere; un misto di tante cose belle e brutte. Ma anche quest’anno, come sempre, di questi giorni appare (e forse lo è davvero) diversa.

Dicevamo un tempo che erano deserte le città ma con i prezzzi dei carburanti alle stelle ci si muove sempre di meno. Dilagano invece come da tradizione nei comuni piccoli e grandi di mare, collina e montagna le feste pubbliche, quelle patronali, le sagre, le manifestazioni, i momenti di incontro privati, i matrimoni, i battesimi. Il direttore di un prezioso giornale di San Giovanni in Fiore, Saverio Basile, nell’ultimo numero di luglio ha addirittura pubblicato una struggente pagina dedicata proprio ai tanti emigrati di quel paese, che gli mandano messaggi e richieste sul mondo dove loro tornano ogni estate e vogliono sapere dettagli su cose e persone.

Dicono che sono aumentati i turisti, soprattutto gli stranieri (Occhiuto gongola e aspetta il report definitivo a settembre), ma in gran parte tutto è dedicato proprio a quei calabresi che se ne sono andati negli anni scorsi e che tornano in questi giorni. San Giovanni è un simbolo.

Ferragosto è dunque un po’ il culmine di questa fase ma anche l’inizio di un nuovo abbandono: gli emigrati sono tornati ma si apprestano a lasciarci da qui a poco per un altro anno.

Lo facciamo anche quest’anno: parlare cioè di loro, dei nostri emigrati, in un momento in cui si parla solo di migranti, che è sempre doveroso ricordare dalle nostre parti e in giorni dolorosi dopo quello che è avvenuto a Cosenza e prima ancora a Bologna e mentre in Europa dilaga la confusione.

Emigrato è non solo l’operaio o il muratore che è dovuto scappare a Roma, Torino o Milano per sfuggire alla fame e alla disperazione. È emigrato anche chi ha fatto, in varie dimensioni fortuna altrove. O l’impiegato e il professionista che torna una volta l’anno in paese e che viene festeggiato, trova gli amici di un tempo, i familiari ancora in vita; passa una serata al bar, riassapora vecchi odori, e sente la struggente nostalgia di un attaccamento alle radici dalle quali non sa e non vuole privarsi, come quella pagina del giornale di Saverio Basile ha evidenziato.

L’emigrazione – questa la verità – ha distrutto questa nostra regione; nessuno potrà mai dire in onestà  che è stata una risorsa. Né le tante intelligenze che fanno onore alla Calabria fuori dalla Calabria modificano il quadro d’assieme. È stata una immane tragedia.

L’emigrazione forzata ha impoverito un già precario tessuto di convivenza e di socialità ha logorato i rapporti sociali ed economici e ha anche finito con l’indirizzare – a volte persino in maniera inconsapevole – l’industria turistica, nella maniera un po’ balorda ed arruffona che ritroviamo in varie parti della Calabria anche in quest’anno di narrazione continua di una Calabria straordinaria e cifre mirabolanti.

È comunque bello girare in queste sere agostane nei paesini della del Tirreno, dello Jonio o della Sila: l’ho fatto e lo sto facendo e lo farò ancora per presentare il mio ultimo libro, il brutto anatroccolo calabrese. Ed è tutta una confusione di linguaggi, di pensieri, di aspettative. Diamo poco a questi nostri corregionali che sono stati costretti (o hanno voluto) andare via e chi se n’è andato è sempre più insofferente, non capisce ad esempio le file alle Poste (quando sono aperti) per fare pagare la pensione al vecchio padre; l’orribile burocrazia o le strade intasate di auto e i negozi sforniti.

Parlano (e forse pensano) come i turisti veri venuti dal nord, ne hanno assimilato (o meglio: cercano di farlo) non solo il dialetto ma anche i modi di pensare. Sono disabituati alla nostra  confusione, ai tratti di disorganizzazione, alle tante cose che non vanno da queste parti. ‘’In 50 anni non e’ cambiato nulla?’’, ripetono come un mantra!

Eh no: carissimi calabresi che qui non vivete se non un paio di settimane l’anno! La Calabria non è affatto la stessa che avete lasciato. Sono gli stessi e forse pure peggiorati i mali della nostra bella Calabria (se solo pensiamo ai trasporti) ma qui si tenta faticosamente di cambiare, di innescare una nuova mentalità, un nuovo modo di pensare, di stare assieme. Di non piangerci addosso soprattutto. Ma non è facile. Al Brutto anatroccolo, il titolo appunto del mio libro, si accompagna altro.Però mancano anche le forze, le intelligenze, dei tanti e dei troppi costretti a lasciare casa per andarsene al nord o all’estero.

Ci mancano le voci di questa umanità dispersa. Oggi dalla Calabria le partenze ovviamente proseguono, anche se molti non vogliono andare via, a costo di non sapere come sbarcare il lunario.E alcuni tornano pure e sta qui la novità. È un bene o un male? Un bene sicuramente, che mostra un atteggiamento mutato, che non basta però a segnare una chiara inversione di tendenza ma che forse può bloccare quella terribile diaspora, quella ferita che rivive in questi giorni nel rito del ritorno e poi della nuova dipartita.

Il Ferragosto è davvero, dunque, la festa loro, di chi torna e poi riparte. È la festa vera di noi calabresi. (fv)

Reggio e Messina: due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto.

Due città e due sponde per una visione comune dell’area dello Stretto: Reggio Calabria e Messina guardano a un futuro insieme. I due sindaci Federico Basile (Messina) e Francesco Cannizzaro (Reggio) si sono incontrati a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio, per dar vita a un nuovo percorso di sinergia istituzionale.

È dunque una data che farà storia:  l’11 agosto 2026 segna, dunque,  l’avvio di una nuova stagione di cooperazione istituzionale tra le due città dello Stretto, una cooperazione reale, fattiva, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra le due città metropolitane e costruire una strategia condivisa di sviluppo, integrazione e valorizzazione, che sia reciproca e complementare.

Dopo tanti anni nei quali la necessità di una maggiore sinergia tra le due sponde è stata più volte evidenziata e annunciata, da oggi prende forma un percorso concreto, fondato su una programmazione comune di interventi e iniziative destinati a rendere Reggio Calabria e Messina sempre più connesse, integrate e complementari. Programmazione che i due sindaci si riservano di rendere nota nelle prossime settimane. L’intento è superare definitivamente una logica di separazione e promuovere una visione unitaria delle due città dello Stretto, nella consapevolezza che entrambe, pur appartenendo a territori distinti, condividono una prossimità geografica che non può restare inespressa, mettendo concretamente a frutto opportunità di crescita comuni e obiettivi importanti da raggiungere insieme, sulla base di relazioni culturali tanto profonde quanto simili.

Il nuovo percorso punta, dunque, a trasformare quella collaborazione istituzionale finora rimasta sempre solo sulla carta in una sinergia stabile e operativa, capace di produrre risultati tangibili nei settori di comune interesse, rafforzando il ruolo dell’area integrata dello Stretto quale territorio strategico per tutto il Mediterraneo.

L’11 agosto 2026 segnaa, pertanto, l’inizio di una nuova fase storica nella quale Reggio Calabria e Messina scelgono di camminare insieme, mettendo a sistema energie, competenze e progettualità per costruire un futuro condiviso che sarà decisamente molto apprezzati da reggini e messinesi e da tutta l’area dello Stretto. (rrc)

 

L’agenda riformista, liberista e anche libertaria di Roberto Occhiuto: idee e suggestioni per il futuro del Paese

Con una lunga intervista al Foglio, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto espone “un’agenda liberale, liberista e anche un po’ libertaria – scrive Alberto Mattioli –, quella che manca al Paese e, forse, anche al centrodestra“.  Ancora l’articolista: “Non semplice, in un Paese che sembra ostaggio degli opposti populismi e con il conducator Vannacci che incombe: senza, stando a quel che dicono i sondaggi, non si vince; con, stando a quello che dice lui, non si governa o almeno non si governa in maniera sensata”. Un’intervista nel centro dell’estate che movimenterà non poco l’attività politica mentre il Parlamento va in ferie fino al 1° settembre.

Occhiuto – ala riformista di Forza Italia, di cui è vicesegretario – non le manda a dire: “Se ti metti in mano ai populisti forse vinci, anche se io non ne sono sicuro, però è difficile che poi tu possa governare”. “E le elezioni – si legge sul Foglio – servono appunto per de­cidere chi deve guidare il paese. Giorgia Meloni è una leader straordinaria, capace di trovare e recuperare consenso, inter­prete di una destra europea non populista. La parte liberale che la appoggia, cioè Forza Italia, deve approfittare dello sbanda­mento a sinistra sempre più ac­centuato del campo cosiddetto largo per rilanciare le sue ricet­te liberali”.

Mattioli incalza il Governatore: “pare di capire che lei Van­nacci in casa non se lo mettereb­be… “No e non ne parlo nemme­no volentieri, perché così si fini­sce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la de­stra populista, invece di combat­terlo. Con Vannacci in coalizio­ne, Meloni, che è la nostra risor­sa più importante, sarebbe co­stretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al popu­lismo”. E all’osservazione del giornalista “ma il centrodestra i populisti li ha in casa: fra Salvini e Vannacci le differenze sono sempre più labili… ” Occhiuro replioca che “La Lega che ho conosciuto io si è sempre se­gnalata per capacità di governo, è quella di Fedriga, di Zaia, adesso di Stefani”.

“Si parlava di Matteo Salvini, però” – rintuzza Mattioli –  “Da governatore della Ca­labria, posso dire che Salvini si è dimostrato un ministro delle In­frastrutture che non cerca il con­senso facile delle sue valli ma cerca di fare qualcosa di storico come il Ponte sullo Stretto. Chi l’avrebbe mai immaginato che il Ponte sarebbe diventata la gran­de battaglia di un ministro leghi­sta?”.  Insomma, Aldo Cazzullo ha torto quando scrive che Salvini è il peggior ministro dei Trasporti dall’invenzione della ruota … “Non sono d’accordo con Cazzul­lo, Salvini è un ministro delle In­frastrutture che viene dal nord ma alla mia regione ha assegna­to risorse mai avute in passato, quattro miliardi e mezzo solo per le strade. Se fosse in cerca di consenso dalla sua base eletto­rale, quei soldi non li avrebbe certo dati alla Calabria”.

Il giornalista osserva che “Tuttavia, non sembra che il go­verno Meloni brilli per incisività riformista”: “A Giorgia Meloni presidente del Consiglio do un voto che oscilla fra il nove e il dieci. Prima di fare il governato­re, ero capogruppo di FI e l’ave­vo conosciuta in Parlamento. Avevo sempre pensato che fosse brava ma, alla prova del gover­no, nonostante molto scettici­smo, ha dimostrato un piglio e uno standing che nemmeno quelli che la apprezzavano già riuscivano a immaginare. Però non può fare tutto lei, non può coprire tutto e sostituirsi a tutti. La parte più riformista e più li­berale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chia­ve europea il suo essere di de­stra. Il motore riformista e libe­rale della coalizione dev’essere Forza Italia, che deve continua­re a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste. E qui bisogna sfatare un mito: quando si parla di riforme, sem­bra sempre che ci si rivolga a un’élite, come se fossimo il vec­chio Partito liberale fisso al 2 per cento. Invece una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca. Non vuol dire che non bisogna commenta­re i fatti del giorno, ma proporre alla pubblica opinione delle ri­forme concrete e condivisibili”. E al giornalista che osserva: “Che però sembrano anche uto­pistiche, nel paese più immobile del mondo”, Occhiuto risponde convinto: “Io in Calabria le ri­forme le ho fatte, sui rifiuti, sul sistema idrico, sul baraccone clientelare dei consorzi di bonifica che ho ereditato, e adesso sto lavorando sulla Sanità. Ce l’ha insegnato Berlusconi, il più grande liberale degli ultimi 50 anni, che però sapeva sempre comunicare in maniera geniale e incisiva”.

Mattioli chiede: “È quello che dovrebbe fare Forza Italia?” La risposta di Occhiuto è puntuta: “Premetto che io di FI sono il vicesegretario, quindi il mio giudizio riguarda tutto il partito. Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno: senza Antonio Tajani, probabilmente Forza Italia sarebbe scomparsa insieme a Berlusconi. Detto que­sto, vorrei un partito capace di mettere in pratica quotidiana­mente un’agenda riformista, a cominciare dal metodo”. Il meto­do? “Consiste nel non scrivere le leggi sotto la dettatura delle cor­porazioni”. A questo punto serve un esempio. “Il mercato dei taxi. La mia regione è l’unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l’abbiamo fatto, mettendoci dalla parte del citta­dino utente e non della lobby dei tassisti. La lezione è che bisogna scegliere ciò che è giusto anche se al momento è impopolare, consapevoli che, se è giusto davvero, popolare lo dioventerà”.

E a proposito dei cervelli in fuga Occhiuto propone una considerazione: “Mi piacerebbe che il mio partito lanciasse una grande discussione sulla valorizzazione dei giovani nel mondo del lavo­ro, altrimenti dagli stessi giovani saremmo percepiti come una parte politica ingiallita. Chie­diamoci perché le start up cre­scano soprattutto in America. Per definizione, le start up han­no un’alta possibilità di fallire. Se lo fai in America, hai una se­conda chance; se lo fai in Italia, finisci sulla black list delle ban­che e nessuno ti dà più un’altra possibilità. Questo Paese non ri­schia solo di invecchiare, ma di invecchiare male”. (rrm)

 

Marcinelle 70 anni dopo: la memoria dei nostri emigrati è parte dell’identità calabrese

7o anni dopo la tragedia di Marcinelle, simbolo di dolore e della disperazione dei nostri emigrati nelle miniere belghe, il commosso ricordo al Bois de Cazier ha messo in evidenza quanta Calabria c’è nella storia dell’emigrazione in Italia.

L’Italia rinnova il proprio impegno nel custodire la memoria dell’emigrazione italiana e del sacrificio dei lavoratori che hanno
contribuito alla ricostruzione dell’Europa del dopoguerra. La ricorrenza di Marcinelle non è soltanto
un momento di commemorazione, ma un richiamo alla responsabilità civile delle istituzioni e delle
comunità che, come la Calabria, hanno visto partire migliaia di uomini in cerca di dignità e futuro.
In questo contesto si inserisce l’intervento del Consigliere della Città Metropolitana di Reggio
Calabria e Presidente del Consiglio Comunale di Locri, Miki Maio, che sottolinea il valore
identitario e europeo della memoria dei nostri emigrati.
«Essere presenti a Marcinelle nel settantesimo anniversario della tragedia del Bois du Cazier
ha significato rendere omaggio a una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana. L’8
agosto 1956 persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani. Tra loro c’erano anche quattro
calabresi: Antonio Danisi e Pasquale Papa, entrambi di Reggio Calabria, Vincenzo Sicari di
Rosarno e Pietro Pologruto di Petrizzi. Dietro quei numeri ci sono uomini che avevano lasciato la
propria terra per garantire un futuro alle loro famiglie, affrontando sacrifici enormi e condizioni di
lavoro durissime.

«La tragedia di Marcinelle non racconta soltanto una catastrofe mineraria: racconta
la storia di migliaia di italiani che contribuirono con il proprio lavoro alla ricostruzione dell’Europa
del dopoguerra. Per questo ho voluto partecipare alle commemorazioni organizzate dalla
delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR, insieme all’europarlamentare Chiara Gemma,
relatrice della risoluzione con cui il Parlamento europeo ha chiesto l’istituzione di una Giornata
europea in memoria delle vittime del lavoro. Ricordare significa assumersi una responsabilità verso
il presente. La memoria deve trasformarsi in una cultura della prevenzione, della sicurezza e della
dignità del lavoro, affinché nessuno debba più perdere la vita mentre cerca semplicemente di
costruire il proprio futuro. Come calabresi abbiamo il dovere di custodire questa memoria. Il
sacrificio dei nostri corregionali appartiene alla storia della nostra terra, ma anche alla coscienza
civile dell’Europa».  (rrm)