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Franco Lanzino e Francesco Rao

Cordoglio in Calabria per la scomparsa di Franco Lanzino

È scomparso a Cosenza Franco Lanzino, presidente della Fondazione che porta il nome della figlia Roberta barbaramente uccisa nel 1988. 

Cordoglio del Presidente della Regione Roberto Occhiuto che su twitter ha ricordato di aver condiviso un anno di università con Roberta, prima della sua morte: «Il padre ha vissuto per onorare la sua memoria».

Il ricordo di Nausica Sbarra, responsabile Coordinamento Donne Giovani e Immigrati Cisl Calabria: «Franco Lanzino un prezioso alleato delle donne calabresi che ci lascia una grande eredità morale da accogliere».

«Franco ci lascia nel giorno in cui celebriamo le mamme, ci lascia nel giorno in cui celebriamo l’amore materno. E proprio nella giornata di oggi, Papa Francesco ci ha ricordato che il legame tra noi e il Signore si riassume in tre verbi: ascoltare, conoscere e seguire. Questo legame con il Signore Franco lo aveva stretto attraverso una profonda fede. Lui ascoltava, conosceva, seguiva e lo faceva perché era una persona speciale; lo faceva nel ricordo dell’amata figlia alla quale ha dedicato tutta l’esistenza dopo la tragica scomparsa. 

Franco ha vissuto con dedizione e sacrificio la sua vita, facendosi carico dei problemi della gente e prendendosi cura delle persone. Aveva mutato il suo dolore rendendolo amore verso il prossimo. Parlava di sentimenti ai giovani nelle scuole e condannava con forza la violenza, lo faceva anche accanto a noi del Coordinamento Donne CISL Calabria. Avevamo sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione di progetti di sensibilizzazione e prevenzione della violenza contro le donne e contro i minori; quando lo andai a trovare nella sede della Fondazione Roberta Lanzino ricordo che mi disse: “Nausì! Questa è la casa delle donne di Calabria!”.

Questo era Franco! Una persona dagli alti valori morali, un prezioso alleato delle donne calabresi, un padre meraviglioso che ha sempre sentito viva la figlia attraverso il suo impegno e la fondazione a lei intitolata, testimonianza dell’amore che gli bruciava nelle vene per la sua Roberta.

Non lo dimenticheremo mai, continuerà a vivere nei nostri cuori grazie al suo esempio e attraverso “La casa di Roberta”, una porta aperta alla speranza per le donne di Calabria. Ciao Franco!»


LA FONDAZIONE LANZINO E LA STORIA DI ROBERTA

Roberta Lanzino ha 19 anni, quando, sulla strada per il mare, dove si sta recando, in motorino, seguita a breve distanza dai genitori che si fermano per brevi soste impreviste, viene selvaggiamente aggredita, seviziata, violentata e uccisa. La sua giovane vita viene spezzata, così, all’improvviso e casualmente.

Una semplice, felice, solare, ragazza, muore, barbaramente muore, per la sola “colpa” di essere donna. Una ragazza, una possibile figlia di ogni mamma e di ogni papà.

Concluso brillantemente il primo anno di vita universitaria, si preparava a vivere la spensierata felicità di una estate al mare, in attesa di una nuova esperienza che l’attendeva a Settembre, in un Campus sindacale. Settembre che per lei non arriverà mai.

Arriva invece la mano assassina degli stupratori. Roberta muore, per un taglio alla gola: le spalline, conficcate nella bocca, certo per attutire il suo urlo di dolore; almeno cinquanta ferite e una caviglia slogata: il suo vano tentativo di sfuggire alla furia delle bestie umane.

E sul suo corpo, l’impronta biologica degli assassini, quel liquido seminale, testimonianza di una violenza connotata. Eppure lo Stato, ha assolto. Non per assenza di indizi, ma perché la scienza investigativa, che ha il compito di elevare alla dignità di prova gli indizi raccolti, si è dimostrata inadeguata, improfessionale, incapace, come apertamente dichiara la stessa sentenza di assoluzione.

La Storia di Roberta è questa. Ha camminato con noi, limpida, luminosa, bella, semplice, pulita. Ha seminato sana allegria. Ci ha amato.

La Fondazione “Roberta Lanzino” nata da quella tragedia, e voluta fortemente dai genitori, assume nel tempo significati sempre più decisi e simbolicamente forti. Prima è il desiderio di memoria, è la mano tesa alla collettività perché non dimentichi quel sacrificio; è la voglia di dare all’assurdità inspiegabile, un senso; alla morte, l’illusione della vita.

Poi diventa di più. La certezza che quella tragedia non può rimanere patrimonio privato del singolo, perché essa appartiene alla coscienza di tutti. Il diritto alla Vita e alla Giustizia negato a Roberta, è il diritto alla Vita e alla Giustizia negato ad ogni Uomo e ad ogni Donna. La morte di Roberta, non la prima nella Storia della Calabria, non certo la prima nella Storia delle Donne, ha rappresentato per la Regione, un punto di non ritorno: da lì, sono nate nuove consapevolezze e se oggi, anche in Calabria, si riesce a nominare la violenza alle donne e ai minori, lo si deve molto alla forza propulsiva di quella morte, che ha spinto in avanti la costruzione di una cultura del rispetto dei generi e dei deboli.

Roberta, così, vive tra noi, motore vivo di questa forza che vuole diffondere consapevolezza del diritto; vuole creare luoghi di solidarietà e di parola, per accogliere e sostenere. 

Nella foto Franco Lanzino (a dx) con il giornalista Francesco Rao