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Calabria.Live quotidiano mercoledì 4 febbraio 2026

Il centro storico di Crotone come motore di sviluppo urbano sostenibile

di ROMANO PESAVENTO –Il centro storico di Crotone può oggi essere reinterpretato secondo i paradigmi più avanzati della rigenerazione urbana contemporanea, superando definitivamente l’approccio che lo considera un ambito statico, da preservare esclusivamente nella sua dimensione materiale e memoriale. Le più recenti esperienze europee e mediterranee dimostrano come i centri storici capaci di affrontare le sfide della contemporaneità siano quelli che riescono a funzionare come sistemi urbani complessi, adattivi e produttivi, nei quali la tutela del patrimonio si integra con processi di innovazione economica, sociale e culturale.

In questo quadro, il centro storico non è più soltanto un oggetto di conservazione, ma diventa un dispositivo attivo di sviluppo urbano. Il patrimonio storico-architettonico, se inserito all’interno di strategie integrate e multilivello, può operare come infrastruttura culturale capace di generare economie della conoscenza, della  creatività e dell’esperienza. La rigenerazione non si configura quindi come un intervento puntuale o episodico, ma come un processo continuo, fondato sulla capacità di attivare relazioni tra spazi, funzioni, comunità e territori.

La stratificazione storica di Crotone, dalle origini magnogreche fino alla città fortificata dell’età moderna e alle successive trasformazioni ottocentesche e novecentesche, costituisce un capitale culturale latente di straordinario valore. Questo patrimonio non deve essere interpretato come una sequenza di testimonianze isolate, ma come un sistema complesso di segni, strutture e relazioni che può essere riattivato attraverso modelli di heritage-led regeneration. Le fonti documentarie conservate presso l’Archivio Storico cittadino restituiscono l’immagine di una città dinamica, segnata nei secoli da cantieri, innovazioni tecniche, ridefinizioni funzionali e intensi scambi commerciali e culturali con il Mediterraneo. Tale dimensione evolutiva non appartiene soltanto al passato, ma rappresenta una chiave interpretativa fondamentale per il presente e per la costruzione di scenari futuri.

In questa prospettiva, il Castello di Carlo V assume un ruolo strategico. Da struttura militare e difensiva, esso può essere reinterpretato come infrastruttura culturale contemporanea, secondo i modelli dei cultural hub e dei poli di innovazione culturale diffusi in numerose città europee. Il Castello può ospitare funzioni legate alla ricerca, alla produzione culturale, alla formazione avanzata, alle residenze artistiche e alla sperimentazione sociale, configurandosi come luogo di connessione tra patrimonio storico e pratiche contemporanee. Il riuso adattivo di grandi complessi monumentali, se correttamente progettato, è in grado di generare effetti moltiplicatori sull’economia urbana, attivando filiere creative e rafforzando l’attrattività territoriale.

Parallelamente, il patrimonio diffuso del centro storico, composto da edifici religiosi, palazzi civili, spazi pubblici, tracciati viari storici e ambiti residuali, può essere attivato secondo il paradigma della città a rete. In questo modello, ogni elemento del tessuto urbano diventa nodo di un sistema policentrico, capace di ospitare funzioni differenziate e complementari. Chiese, piazze e palazzi non sono soltanto beni da tutelare, ma risorse urbane da interpretare e riattivare attraverso usi compatibili, temporanei o permanenti, in grado di rispondere alle esigenze contemporanee senza comprometterne il valore storico.

In tale contesto, la conoscenza aggiornata del patrimonio assume un ruolo centrale. Le attività di studio, classificazione e catalogazione non rappresentano un mero adempimento tecnico, ma costituiscono la base operativa per una pianificazione consapevole. La catalogazione rende il patrimonio leggibile, programmabile e comunicabile, consentendo di individuare potenzialità, criticità e priorità di intervento. Essa diventa quindi uno strumento strategico per orientare politiche di valorizzazione che sappiano coniugare tutela, innovazione e sostenibilità economica.

I modelli di sviluppo più efficaci mostrano come i centri storici economicamente resilienti siano quelli capaci di generare ecosistemi ibridi, nei quali attività tradizionali, artigianato evoluto, professioni culturali e tecnologie digitali convivono e si rafforzano reciprocamente. In questo scenario, Crotone può promuovere l’integrazione tra memoria storica e innovazione digitale, trasformando archivi, mappe storiche, narrazioni urbane e ricerche scientifiche in contenuti multimediali, applicazioni culturali, percorsi interattivi e prodotti editoriali e audiovisivi. Tali strumenti ampliano la fruizione del patrimonio e aprono nuove opportunità occupazionali, in particolare per le giovani generazioni, favorendo la nascita di nuove professionalità legate alla cultura, al turismo e alla comunicazione.

La dimensione dinamica del centro storico si rafforza ulteriormente nel rapporto sistemico con il territorio, in particolare con il sito di Capo Colonna. È possibile configurare un modello territoriale integrato in cui il centro storico svolge il ruolo di hub interpretativo, creativo e organizzativo, mentre il sito archeologico e il paesaggio costiero rappresentano l’esperienza simbolica, ambientale e identitaria. In questo assetto, la città diventa il luogo della narrazione, della produzione culturale e dell’innovazione, capace di generare servizi, contenuti e prodotti che alimentano l’intera filiera culturale e turistica del territorio.

Un ulteriore elemento strategico riguarda la capacità del centro storico di attrarre comunità temporanee, quali studenti, ricercatori, artisti e professionisti della cultura. Queste presenze contribuiscono a rinnovare il tessuto sociale ed economico, stimolando la nascita di micro-imprese, iniziative culturali, eventi e reti collaborative. Il centro storico può così configurarsi come laboratorio urbano permanente, in cui la sperimentazione non sostituisce la tradizione, ma la rinnova e la rende funzionale alle esigenze del presente.

In questo quadro, assume un ruolo centrale una strategia di comunicazione culturale strutturata e coerente, fondata su contenuti scientificamente solidi e su linguaggi contemporanei. Rendere visibile e comprensibile il processo di trasformazione del centro storico significa rafforzare il posizionamento di Crotone come città della cultura e dell’innovazione mediterranea, capace di attrarre interesse, competenze e investimenti. La comunicazione diventa così parte integrante del progetto di sviluppo urbano, contribuendo alla costruzione di un’immagine condivisa e riconoscibile.

In conclusione, il centro storico di Crotone può configurarsi come motore dinamico di sviluppo urbano sostenibile proprio perché luogo di sintesi tra memoria e innovazione. La sua storia, lungi dall’essere un limite, rappresenta una risorsa attiva che, se interpretata con strumenti contemporanei e tradotta in progettualità coerenti e di lungo periodo, può generare crescita economica, coesione sociale e una rinnovata centralità della città nel contesto mediterraneo.  (rpe)