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Calabria.Live quotidiano martedì 10 febbraio 2026

Infanzia: troppe criticità del Sistema 0-6. Alle famiglie serve sostegno vero

di FRANCESCO RAO – In Calabria il sistema integrato zero-sei anni continua a essere raccontato come una priorità strategica. Nei fatti, però, resta uno dei simboli più evidenti della distanza tra pianificazione istituzionale e vita reale delle famiglie. Non è più il tempo dei convegni, delle linee guida, dei documenti programmatici. È il tempo delle verifiche. E le verifiche, oggi, restituiscono una verità scomoda: il sistema 0-6 in Calabria esiste più sulla carta che nella quotidianità dei territori, soprattutto nelle aree interne. Il punto non è se le risorse esistano.

Il punto è come vengono trasformate – o non vengono trasformate – in servizi reali. Perché, mentre si discutono modelli pedagogici e architetture normative, ci sono famiglie che non hanno un solo posto nido nel raggio di decine di chilometri. Ci sono madri costrette a rinunciare al lavoro. Ci sono comunità che continuano a svuotarsi perché mettere al mondo un figlio diventa una scelta economicamente e logisticamente insostenibile, e il divario territoriale non è più tollerabile. Non si può continuare ad accettare che nascere in un piccolo comune dell’entroterra significhi partire già con un diritto educativo ridotto. Questo non è un limite tecnico.

È una scelta politica, anche quando viene mascherata da complessità amministrativa alla quale, spesso, manca una simmetria tra politica e burocrazia e, soprattutto, manca la conoscenza reale dei territori e della loro complessità sociale. Altro nodo, ancora più grave, è quello della sostenibilità economica. Negli ultimi anni si è parlato molto di costruire nuove strutture. Poco – troppo poco – di come mantenerle aperte. Senza personale stabile, senza copertura della spesa corrente, senza modelli gestionali sostenibili, il rischio è semplice: inaugurazioni, foto, tagli di nastro e poi servizi che funzionano a metà o non partono affatto. Tutto ciò rimarrà inalterato fino a quando la politica non deciderà di considerare l’istruzione come investimento e non come costo. E qui si entra nel terreno delle responsabilità. Perché programmare un servizio senza garantirne la gestione nel tempo non è prudenza amministrativa. È scaricare il problema sul futuro. È trasferire il costo sociale sulle famiglie.

La governance, poi, resta uno dei punti più deboli. Il sistema integrato 0-6 richiede una regia vera tra Regione, Ambiti, Comuni, scuola e soggetti accreditati. Dove questa regia non esiste o resta una sporadica occasione per svolgere qualche convegno, il risultato rimarrà invariato e continuerà a essere sotto gli occhi di tutti: progettualità episodiche, servizi disomogenei, territori lasciati indietro. Nel frattempo, il personale educativo sarà sempre più difficile da reperire, soprattutto nei territori interni. E senza personale qualificato non esiste sistema educativo: esistono solo strutture vuote e fallimenti colossali. Il dato più duro è quello sociale: in molte realtà calabresi l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia è ancora condizionato dal reddito familiare. Questo significa che il diritto educativo non è universale, ma selettivo. E un diritto selettivo non è più un diritto garantito a tutti.

La Calabria, oggi, non ha bisogno di ulteriori diagnosi. Ha bisogno di decisioni operative. Piani territoriali obbligatori per Ambito, con obiettivi misurabili annualmente. Fondi strutturali per la gestione e non solo per i cantieri. Tariffe realmente progressive e detraibili.In questo passaggio la politica dovrà agire, facendo diventare l’istruzione un investimento e non un costo. In tal senso, condivido una curiosità: le famiglie interessate, portano in detrazione le somme spese per i servizi educativi zero-sei? Gli accreditamenti del privato, in tale ambito, potrebbero essere un’opportunità, anche perché potrebbero essere rappresentate dal Terzo settore in regime di co-progettazione, ma non dovranno rivelarsi un’opportunità per poche famiglie e opportunità di utilizzo miope di fondi pubblici.

Ecco perché é necessario che siano previsti incentivi reali per portare educatori nei territori interni in modo stabile e continuativo. Il coordinamento pedagogico previsto é un grande risultato ma dovrà essere funzionale e soprattutto presente nelle fasi di programmazione e monitoraggio, evitando una presenza meramente formale finalizzata al solo adempimento amministrativo. Ogni bambina e ogni bambino hanno il diritto di ricevere la migliore offerta didattica e, per questo, occorre investire anche nella formazione continua, attraverso la quale sia possibile disporre di personale docente altamente formato e motivato. In tal senso, mi piace pensare che la scuola non debba avere dipendenti, ma costruttori di futuro. Ma la domanda politica resta una sola, e non può più essere elusa: cosa cambierà concretamente entro il prossimo anno scolastico, alla luce dei recenti confronti avvenuti presso il Consiglio regionale in occasione di un evento pubblico? Oltre ai numerosi post sui social e ai tanti reel, quanti nuovi posti saranno realmente attivi dal prossimo settembre? Quali servizi oggi inesistenti partiranno davvero? Quali territori smetteranno di essere zone educative scoperte? Perché, se non esistono risposte verificabili, il rischio è uno solo: trasformare il sistema 0-6 nell’ennesima occasione persa. Nell’ennesima riforma raccontata bene e realizzata male.

Tutto ciò la Calabria non può più permetterselo. Non può permetterselo dal punto di vista demografico. Non può permetterselo dal punto di vista sociale. Non può permetterselo dal punto di vista economico. Soprattutto, non può permetterselo dal punto di vista della credibilità delle istituzioni. Oggi la sfida non è più dimostrare che il sistema 0-6 è importante. Questo lo sanno tutti.

La sfida è dimostrare che la politica è ancora capace di trasformare le priorità dichiarate in diritti reali. Il tempo delle buone intenzioni è finito. Ora servono risultati. Misurabili, visibili e immediatamente verificabili dai cittadini. (fr)