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Spopolamento in Calabria

La Calabria tra spopolamento e rinascita:
un futuro possibile, da costruire

di UGO BIANCO – La Calabria è di fronte a una delle sue sfide più complesse: il progressivo spopolamento dei piccoli borghi e delle aree interne. Non si tratta di un problema marginale, né di una semplice questione demografica. È un fenomeno che coinvolge la vita quotidiana delle comunità, indebolisce l’economia locale, riduce i servizi essenziali e mina la stessa identità culturale della regione. Chi, come me, percorre oggi le strade della Calabria interna se ne accorge subito: case chiuse, piazze deserte, scuole con classi ridotte o accorpate, attività economiche costrette a chiudere per mancanza di clienti. È la fotografia di una realtà che rischia di diventare irreversibile se non si interviene con decisione. I numeri confermano l’emergenza. Nel 2024 le nascite sono state circa 12.700, in calo del 4,5% rispetto all’anno precedente. Il tasso di natalità si ferma al 6,9%, mentre quello di mortalità tocca l’11,3%. Il saldo naturale è negativo, pari a -4,4. A questo si aggiunge un altro dato allarmante: il numero medio di figli per donna è 1,25, ben lontano dalla soglia necessaria per garantire il ricambio generazionale. Dietro queste cifre ci sono storie concrete: giovani che lasciano la Calabria per studiare o lavorare altrove e raramente fanno ritorno; famiglie che, tra precarietà e incertezze, rinunciano ad avere figli. Anziani che restano soli in paesi sempre più vuoti. In alcune aree montane e collinari, negli ultimi vent’anni, la perdita di residenti ha raggiunto percentuali preoccupanti, con effetti a catena su tutto il tessuto sociale. Lo spopolamento non è soltanto la riduzione di abitanti. È la chiusura di botteghe storiche, il venir meno di tradizioni e saperi tramandati da generazioni, l’impoverimento culturale e umano dei territori. È la perdita di coesione sociale, di servizi, di vitalità. Eppure, la Calabria non è condannata a questo destino. Può invertire la rotta, a condizione di affrontare il problema con politiche mirate e coraggiose. Serve una strategia che metta al centro la pubblica utilità, intesa come visione di sviluppo che non si limiti al ritorno economico immediato, ma punti a migliorare la qualità della vita e ridare prospettiva ai cittadini. Il primo passo riguarda le infrastrutture. Strade e ferrovie efficienti sono essenziali per ridurre l’isolamento delle aree interne e rendere la regione competitiva. Viaggiare velocemente da un punto all’altro della Calabria deve diventare normale, non un ostacolo. Una mobilità moderna e integrata significa anche garantire accesso più facile a scuole, ospedali, luoghi di lavoro e attività culturali. Accanto alle infrastrutture, occorre rilanciare settori produttivi in grado di creare occupazione e rafforzare il legame con il territorio. L’artigianato, con il suo patrimonio di saperi e tecniche, può diventare un volano di sviluppo, soprattutto se integrato con il turismo culturale e di qualità. L’agricoltura, in particolare nella sua forma sociale, rappresenta un altro tassello decisivo: un modello capace di coniugare produzione sostenibile, inclusione di persone fragili, funzione terapeutica e valorizzazione ambientale. Un capitolo fondamentale di questa strategia riguarda il turismo.

La Calabria possiede un patrimonio storico, naturalistico e culturale straordinario, ancora troppo poco valorizzato. Investire in un turismo sostenibile e di qualità significa non solo attrarre visitatori, ma anche creare nuove economie legate all’accoglienza, alla ristorazione, alle produzioni locali e alla riscoperta dei mestieri tradizionali. In questo contesto, un’attenzione particolare va riservata al turismo delle radici, rivolto agli emigrati calabresi e ai loro discendenti sparsi nel mondo. Si tratta di un fenomeno in crescita, capace di generare ricadute economiche e sociali rilevanti. Riportare in Calabria chi ha origini in questi territori significa alimentare un legame affettivo, riscoprire tradizioni, rafforzare l’identità collettiva e trasformare i borghi in luoghi di memoria viva e di incontro tra generazioni e culture. Il turismo delle radici non è solo un’opportunità economica: è un ponte tra passato e futuro, in grado di contribuire alla rinascita dei paesi oggi più fragili. Fondamentale è anche il rafforzamento dei servizi pubblici. Sanità accessibile, istruzione di qualità, infrastrutture digitali e spazi culturali non devono essere considerati costi, ma investimenti indispensabili. Solo così si può costruire capitale sociale, attrarre giovani e stimolare nuove forme di imprenditorialità. La Calabria è a un bivio. Continuare a perdere abitanti, servizi e opportunità significherebbe scivolare sempre più verso la marginalità. Scegliere invece di investire in infrastrutture, servizi, agricoltura sociale e artigianato significa trasformare i borghi in luoghi vivi, attrattivi e resilienti. Al prossimo Presidente della Regione spetta una responsabilità storica: trasformare l’emergenza in occasione di rinascita. Non bastano annunci o promesse; servono azioni concrete, piani a lungo termine, investimenti mirati e una visione condivisa con le comunità locali. Lo spopolamento non è un destino inevitabile. È una sfida che, se affrontata con determinazione, può trasformarsi in opportunità. La Calabria può diventare un laboratorio di innovazione sociale, culturale ed economica, capace di restituire futuro ai borghi e dignità a chi vuole continuare a viverci.

(Presidente Associazione Nazionale Sociologi Calabria)