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IN CALABRIA «È VIETATO AMMALARSI»: IL DIRITTO ALLA SALUTE È DI SERIE B

Stop Commissariamento Sanità /2 – L’opposizione frena l’entusiasmo

Diciamo la verità ai cittadini, la Calabria è uscita dal commissariamento, ma non dal Piano di rientro. Questo è il punto politico e amministrativo che la propaganda di Roberto Occhiuto tenta di oscurare. Non siamo di fronte a una liberazione automatica o a un cambio strutturale del sistema, ma a una scelta politica che restituisce alla Regione la gestione ordinaria e lascia vincoli pesantissimi». È con queste parole che il PD Calabria riporta con i piedi per terra l’entusiasmo generatosi per il tanto uscito dal commissariamento della sanità calabrese.

«Restare nel Piano di rientro vuol dire – spiegano i dem – continuare a operare con limiti rigidissimi su spesa, assunzioni, organizzazione della rete sanitaria e programmazione. Rimangono controlli centrali ancora forti e l’obbligo di rispettare parametri finanziari che negli anni hanno portato allo smantellamento di servizi pubblici fondamentali». «La revoca del commissariamento – attacca il Pd – sa tanto di scambio politico per accelerare sull’autonomia differenziata, a tutto vantaggio delle regioni del Nord. Si sta costruendo una narrazione trionfalistica mentre i problemi gravi restano al loro posto: carenza di personale, liste d’attesa, mobilità sanitaria passiva, difficoltà nei territori interni. Senza una modifica coraggiosa dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, continueremo a non avere le risorse che servono alla tutela della salute. Infine l’autonomia differenziata – concludono i dem calabresi – darà il colpo finale alla sanità calabrese».

«Apprendiamo la notizia della decisione del Consiglio dei Ministri di porre fine al Commissariamento della Sanità in Calabria, con commenti che parlerebbero del riavvio di una stagione tesa a consolidare i risultati raggiunti e di un’azione di accompagnamento di tale percorso», esordisce la Cgil Calabria, ricordando come «l’attività di commissariamento, in 17 anni, non ha portato alcuna risposta o migliore esercizio in Calabria del  diritto  costituzionalmente protetto quale quello della salute e quindi non contestiamo il superamento di  un istituto che non ha portato miglioramenti ne dei conti, ne dei servizi sanitari e quindi in  maniera altrettanto schietta dobbiamo affermare che  i cittadini calabresi continuano a fare i conti con le lungaggini delle liste d’attesa, con la necessità di ricorrere alle cure fuori regione o per chi ne ha la possibilità a rivolgersi con il pagamento delle prestazioni alle strutture private e quindi  sottraendo risorse alle casse familiari  e a volte decidendo, purtroppo, di smettere di curarsi».                                  

«Inoltre – dice il sindacato – rispetto a tale decisione governativa vorremmo capire quale impegno ci sarà per fronteggiare il deficit strutturale della sanità, che ad inizio 2026 è stato certificato in 118 milioni di Euro dalla Corte dei Conti. A nulla serve l’uscita dal Commissariamento senza un effettivo rientro dal debito e conseguentemente dal rilancio della rete Ospedaliera, dal potenziamento della Sanità Territoriale e della conseguente integrazione socio-sanitaria, ricordando, tra l’altro, che con la prossima scadenza del PNRR sarà sancita la perdita della grande occasione per avere Case della Comunità  e quindi l’effettivo rilancio dei servizi sanitari di prossimità».   «Quindi confermiamo la denuncia dei giorni scorsi rispetto alle gravi condizioni della sanità calabrese – conclude il sindacato – e continueremo a batterci per rivendicare in Calabria il diritto alla salute e lo faremo, così come già preannunciato, con la presenza dei banchetti che organizzeremo su tutto il territorio regionale, per la raccolta firme per la Proposta di Legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del S.S.N e la valorizzazione del personale. In Calabria sarà l’occasione per far vivere la vertenza sanità con una mobilitazione popolare e una  partecipazione straordinaria dei cittadini sulle tematiche rivendicative della salute che meritano risposte serie e precise, ponendo fine alle false promesse e ad un disimpegno politico che è divenuto ingombrante».

«Dopo oltre sedici anni finisce il commissariamento della sanità calabrese. Ma è bene dirlo con chiarezza ai cittadini: questo non significa che i problemi siano risolti». Così apre il dibattito la Capogruppo del M5s del Consiglio Regionale, Elisa Scutellà, ricordando come «il piano di rientro resta attivo, i vincoli sui conti restano e la sanità calabrese continua a fare i conti con criticità profonde».

Liste d’attesa interminabili, carenza di medici e infermieri, servizi territoriali insufficienti e una mobilità sanitaria che ogni anno costringe migliaia di calabresi a curarsi fuori regione dimostrano che il sistema sanitario regionale è ancora fragile.

«La fine del commissariamento significa una cosa molto semplice: da oggi la responsabilità è tutta della politica regionale. Non ci sono più alibi», ha continuato.

Per questo stupisce ancora di più il sostegno del presidente Occhiuto all’autonomia differenziata in sanità. Parlare di autonomia sanitaria mentre la Calabria resta nel piano di rientro e continua a perdere pazienti verso altre regioni rischia di ampliare ancora di più il divario tra Nord e Sud.

Il diritto alla salute non può diventare un diritto geografico.

La fine del commissariamento può essere un nuovo inizio, ma lo sarà solo se si affronteranno davvero i problemi della sanità calabrese, con scelte coraggiose e non con operazioni di propaganda. Tutto questo arriva mentre si apre il tema dell’autonomia differenziata in sanità.

«Serve massima attenzione, prima di parlare di maggiore autonomia regionale bisogna garantire livelli di assistenza davvero uguali in tutto il Paese», ha concluso.

«L’uscita della Calabria dal commissariamento della sanità è un passaggio che merita un’analisi rigorosa e priva di facili trionfalismi. Se da un lato si chiude una stagione di gestione straordinaria, dall’altro è necessario chiarire ai cittadini che non siamo di fronte a un “liberi tutti”: la fine del commissariamento non coincide affatto con l’uscita dal Piano di Rientro». È quanto dichiara in una nota Elisabetta Barbuto.

«Bisogna essere onesti nella narrazione dei fatti – prosegue Barbuto –. Il Piano di Rientro dal disavanzo sanitario permane e, con esso, restano tutti i vincoli finanziari e strutturali imposti dai Ministeri competenti. La Calabria rimane un “paziente osservato” che deve ancora risanare debiti importanti e, soprattutto, deve dimostrare di saper garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che oggi vedono la nostra regione ancora in fondo alle classifiche nazionali».

Sulla sovrapposizione tra la figura del Commissario e quella del Presidente della Regione, Barbuto chiarisce: «Molti si chiedono cosa cambi realmente, dato che il Presidente Occhiuto ricopriva già il ruolo di Commissario. La differenza è politica e procedurale: finora la gestione era delegata dallo Stato; da oggi la responsabilità torna pienamente e direttamente in capo alla Regione. Non ci saranno più scudi burocratici o “imposizioni romane” dietro cui trincerarsi. Il Consiglio Regionale riacquista la sua centralità legislativa e la Giunta la sua piena autonomia gestionale. Questo significa una sola cosa: fine degli alibi».

«La vera sfida – conclude Barbuto – non si vince nelle stanze dei ministeri con la firma di un decreto, ma nelle corsie degli ospedali. Il successo di questa nuova fase si misurerà esclusivamente sulla capacità di abbattere le liste d’attesa, potenziare la medicina territoriale e fermare l’emorragia dei viaggi della speranza verso il Nord. La salute dei calabresi è un diritto che non può più attendere proclami, ma esige fatti concreti e misurabili. Continueremo a vigilare con estrema attenzione affinché questa ritrovata autonomia non diventi l’ennesima occasione sprecata per il nostro territorio».

«La fine del commissariamento della sanità calabrese, annunciata nei giorni scorsi, rappresenta senza dubbio un passaggio rilevante per la Regione. È tuttavia necessario chiarire che tale risultato non coincide con la conclusione del Piano di rientro né con la cessazione delle attività di monitoraggio da parte dei ministeri competenti. Si tratta piuttosto di una nuova fase, che offre maggiori margini di manovra ma richiede, al tempo stesso, responsabilità e chiarezza nelle scelte». È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”.

«In questo contesto, desta attenzione la decisione di affidare al Politecnico di Milano l’elaborazione di un progetto per il nuovo ospedale di Catanzaro. Una scelta che solleva interrogativi non tanto sul profilo tecnico, quanto sull’impostazione complessiva della strategia sanitaria per il capoluogo e per l’intero territorio regionale – afferma ancora Bruno –. Il tema della realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero non può essere affrontato come una semplice questione progettuale, ma richiede una visione politica, sanitaria e territoriale ampia, che tenga conto della storia, delle infrastrutture esistenti e dei bisogni reali della popolazione”.

«In questa prospettiva, appare centrale il ruolo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Dulbecco”, che per dimensioni, collocazione e funzione rappresenta un punto di riferimento strategico per l’intera area centrale della Calabria. È dunque necessario chiarire con trasparenza quali siano le risorse disponibili e quale sia il disegno complessivo per il suo sviluppo. Ad oggi, i tre plessi dell’AOU risultano già in grado di accogliere il numero di posti letto previsto, con la possibilità di intervenire attraverso mirate opere di ristrutturazione e integrazione. Interventi che riguardano, tra gli altri, il potenziamento del Pronto Soccorso, specialmente nel presidio di località Germaneto, in modo che sia orientato alle emergenze mediche, rimanendo al “Pugliese” il compito della grande emergenza chirurgica e traumatologica, oltre che l’adeguamento delle strutture esistenti. In questo quadro, la priorità non può essere esclusivamente quella edilizia, ma deve riguardare soprattutto l’innovazione tecnologica e organizzativa. La qualità dell’assistenza sanitaria oggi si misura sulla capacità di dotare le strutture di strumenti avanzati: robotica, digitalizzazione, intelligenza artificiale, diagnostica di ultima generazione».

«Permangono infatti alcune criticità evidenti, come la carenza di tecnologie fondamentali e la necessità, per molti cittadini, di spostarsi fuori regione per accedere a prestazioni ormai considerate di routine. Colmare questi divari rappresenta una priorità non più rinviabile. L’attenzione riaccesa sul tema dell’ospedale di Catanzaro può rappresentare un’occasione importante per avviare un confronto serio e costruttivo. È però necessario che tale confronto si traduca in scelte concrete, fondate su una chiara definizione delle risorse e su una visione coerente dello sviluppo della sanità regionale. Diventa quindi fondamentale il coinvolgimento delle istituzioni locali, delle forze politiche e della comunità, affinché si apra un confronto con la Regione orientato a garantire investimenti adeguati e a indirizzarli verso soluzioni realmente efficaci e sostenibili. La sfida – conclude Bruno – è quella di costruire un sistema sanitario moderno, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e di ridurre la mobilità sanitaria, valorizzando le strutture esistenti e investendo in innovazione. Una sfida che richiede scelte lungimiranti, trasparenza e una visione condivisa del futuro della sanità calabrese».